{"id":108956,"date":"2022-08-14T18:38:38","date_gmt":"2022-08-14T16:38:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=108956"},"modified":"2022-08-15T16:32:58","modified_gmt":"2022-08-15T14:32:58","slug":"mostre-a-bergamo-andri-sala-transfigured","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=108956","title":{"rendered":"Mostre a Bergamo &#8211; Andri Sala &#8211; Transfigured"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Andri Sala<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> &#8211; Transfigured &#8211; <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bergamo &#8211; Palazzo della Ragione &#8211; Piazza Vecchia 8A<\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Sino al 16 Ottobre 2022<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Curatori :<\/span>\u00a0Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Tel.:<\/span>\u00a0+39 035 270272<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><a href=\"http:\/\/gamec.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/gamec.it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una stazione spaziale dento il Palazzo della Ragione &#8211; Aspetti segreti del presente &#8211; L&#8217;uomo del futuro &#8211; lontano e accumunato ai suoi simili dalla vastit\u00e0 della solitudine dell&#8217;universo &#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Transfigured \u00e8 la mostra di Andri Sala (Tirana 1974, vive e lavora a Berlino), che rappresenta generi videografici differenti; dal viedeoclip al documentario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una serie di registrazioni di <strong>una realt\u00e0 presente e futura, forse non sempre apprezzabile e vantaggiosa per l&#8217;umanit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Per il quinto anno consecutivo la\u00a0<strong>GAMeC &#8211; Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo<\/strong>\u00a0torna ad abitare la prestigiosa sede del\u00a0<strong>Palazzo della Ragione<\/strong>, cuore pulsante della citt\u00e0 antica, con\u00a0<strong>una nuova mostra firmata Anri Sala<\/strong>, il celebre artista di origini albanesi che,\u00a0<strong>partendo dalla sua pi\u00f9 recente installazione audio-visiva,\u00a0<em>Time No Longer,<\/em>\u00a0attiva un intenso dialogo con l\u2019iconica Sala delle Capriate.<\/strong><\/p>\n<p>Riaffermando una modalit\u00e0 operativa gi\u00e0 sperimentata in altre occasioni,\u00a0<strong>Sala ha interpretato il contesto architettonico del Palazzo della Ragione \u201cnon come un semplice contenitore, ma come un organo attivo\u201d<\/strong>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019artista ogni spazio fisico pu\u00f2 portare con s\u00e9 valori e memorie che, di volta in volta, l\u2019interazione con l\u2019opera d\u2019arte pu\u00f2 riattivare. Nel caso della Sala delle Capriate tale dinamica trova un ulteriore sviluppo \u2013 una sorta di amplificazione dell\u2019effetto \u2013 in relazione alla storia secolare dell\u2019edificio \u2013 il primo Palazzo Comunale d\u2019Italia, trasformato in Palazzo di Giustizia con l\u2019avvento della Repubblica di Venezia \u2013 e agli antichi affreschi in esso contenuti.<\/p>\n<p>Proiettato su uno\u00a0<strong>schermo flottante lungo 16 metri<\/strong>,\u00a0<em>Time No Longer\u00a0<\/em>si concentra sull\u2019immagine di un giradischi galleggiante in una stazione spaziale. Ancorato al solo cavo elettrico di alimentazione,\u00a0<strong>il giradischi riproduce un nuovo arrangiamento di\u00a0<em>Quartet for the End of Time<\/em>, una composizione realizzata dal musicista francese Olivier Messiaen, considerata la pi\u00f9 celebre opera musicale composta in prigionia<\/strong>. Durante la seconda guerra mondiale, Messiaen (1908-1992) fu catturato a Verdun e fatto prigioniero in un campo tedesco. Fu durante quel periodo che scrisse\u00a0<em>Quartet for the End of Time<\/em>, presentandolo per la prima volta nel 1941 \u2013 insieme a tre musicisti anch\u2019essi reclusi \u2013 davanti a un pubblico di soli detenuti e guardie. In particolare,\u00a0<strong>per la realizzazione di\u00a0<em>Time No Longer<\/em>, Sala si \u00e8 ispirato all\u2019unico movimento solista del quartetto, \u201cThe Abyss of the Birds\u201d, scritto per clarinetto e suonato dal commilitone e musicista algerino Henri Akoka<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Alla dimensione di solitudine e costrizione del clarinetto di Henri Akoka, fa eco la suggestiva storia del sassofono di Ronald McNair<\/strong>. Nel 1986 McNair, uno dei primi astronauti neri ad aver raggiunto lo spazio, e allo stesso tempo sassofonista professionista di talento, aveva pianificato di suonare e registrare un assolo a bordo dello Space Shuttle Challenger. Questo sarebbe stato il primo brano musicale originale registrato nello spazio se il veicolo spaziale non si fosse disintegrato pochi secondi dopo il decollo, uccidendo tragicamente tutti gli astronauti a bordo.\u00a0<strong>Gioiello tecnologico, lo shuttle si manifesta nella sua tragica fragilit\u00e0 evocando la vulnerabilit\u00e0 della condizione di prigioniero di Messiaen<\/strong>.<\/p>\n<p>Con la collaborazione del musicista Andr\u00e9 Vida e del sound designer Olivier Goinard,<strong>Anri Sala crea cos\u00ec un duetto fra due voci strumentali<\/strong>: una performance senza performer dove il clarinetto, a tratti, si confonde con il sassofono, unendo due momenti distanti nella storia e nel tempo, ma accomunati da un senso profondo di solitudine e allo stesso tempo di determinazione e volont\u00e0. La composizione musicale costituisce una colonna sonora dell\u2019intenzione, alludendo alla registrazione pianificata ma mai realizzata da McNair.<\/p>\n<p><strong>La proiezione sospesa e il buio della Sala delle Capriate evocano l\u2019assenza di luce e di gravit\u00e0 dell\u2019universo, la dimensione del vuoto in cui galleggia il giradischi<\/strong>. Nella sala il buio \u00e8 interrotto a tratti da\u00a0<strong>bagliori di luce<\/strong>\u00a0provenienti da alcune lampade posizionate sul retro dello schermo che, seguendo il ritmo della musica, illuminano la sala e, insieme a essa, i dipinti e gli affreschi disposti sulle pareti.\u00a0<strong>I personaggi ritratti<\/strong>\u00a0\u2013 tra cui la Vergine Maria e i Santi patroni della citt\u00e0 Alessandro e Vincenzo, cos\u00ec come la figura della Giustizia, e in particolare i quattro angeli musici che, intenti a suonare i loro strumenti (una viola, una cornetta, un flauto e un organo), sembrano dialogare con i quattro musicisti di\u00a0<em>Quartet for the End of Time\u00a0<\/em>\u2013\u00a0<strong>si fanno cos\u00ec testimoni di un\u2019umanit\u00e0 scomparsa, collegando temporalit\u00e0 diverse che attraversano il passato, il presente, e il futuro<\/strong>.<\/p>\n<p>Alla deriva nello spazio infinito, mentre si susseguono 16 albe e 16 tramonti, il giradischi trova in questo modo una maniera per rimanere ancorato al tempo e alla storia, per quanto anch\u2019esso prigioniero della propria solitudine, come McNair e Messiaen.<\/p>\n<p><strong>In occasione della mostra di Anri Sala verr\u00e0 pubblicato il primo volume di una nuova collana di saggi, edita da NERO e GAMeC, legata ai progetti espositivi realizzati per il Palazzo della Ragione di Bergamo<\/strong>. Autore del primo saggio sar\u00e0 il filosofo e musicologo francese\u00a0<strong>Peter Szendy<\/strong>.<\/p>\n<p>Nelle opere di\u00a0<strong>Anri Sala<\/strong>\u00a0(Tirana, 1974) la temporalit\u00e0 genera continui cambiamenti a partire dalle molteplici relazioni tra immagine, architettura e suono, che l\u2019artista utilizza come elementi per piegare, capovolgere e mettere in discussione le esperienze dello spettatore. La sua ricerca indaga le fratture nell\u2019ambito del linguaggio, della sintassi e della musica, favorendo dislocazioni creative che generano nuove interpretazioni della storia e soppiantando vecchie finzioni e narrazioni con dialoghi meno espliciti e pi\u00f9 equilibrati.<\/p>\n<p>Il suo lavoro \u00e8 stato oggetto di mostre personali nelle seguenti istituzioni: Kunsthaus Bregenz (2021); Buffalo Bayou Park Cistern, Houston (2021); Centro Bot\u00ecn, Santander (2019); Mudam, Lussemburgo (2019); Castello di Rivoli, Torino (2019); Museo Tamayo, Mexico City (2017); New Museum, New York (2016); Haus der Kunst, Monaco (2014); Centre Pompidou, Parigi (2012); Serpentine Gallery, Londra (2011); Museum of Contemporary Art North Miami (2008); ARC, Mus\u00e9e d&#8217;Art Moderne de la Ville de Paris (2004).<\/p>\n<p>Ha partecipato a importanti mostre collettive e biennali a livello internazionale, tra cui la Cinquantasettesima Biennale di Venezia (2017), documenta (13) (2012), la Ventinovesima Biennale di San Paolo (2010), la Seconda Biennale d\u2019arte contemporanea di Mosca (2007) e la Quarta Biennale di Berlino (2006). Nel 2013 ha rappresentato la Francia alla Cinquantacinquesima Biennale di Venezia.<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andri Sala &#8211; Transfigured &#8211; Bergamo &#8211; Palazzo della Ragione &#8211; Piazza Vecchia 8A Sino al 16 Ottobre 2022 &nbsp; Curatori :\u00a0Lorenzo Giusti e Sara<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":108971,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,358,15896],"tags":[25390],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/108956"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=108956"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/108956\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":108972,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/108956\/revisions\/108972"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/108971"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=108956"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=108956"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=108956"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}