{"id":109477,"date":"2022-09-04T12:22:20","date_gmt":"2022-09-04T10:22:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=109477"},"modified":"2022-09-04T12:22:20","modified_gmt":"2022-09-04T10:22:20","slug":"mostre-a-lugano-chi-e-che-ride-collezione-olgiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=109477","title":{"rendered":"Mostre a Lugano &#8211; Chi \u00e8 che ride &#8211; Collezione Olgiati"},"content":{"rendered":"<p><strong>Pietro Roccasalva\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Chi \u00e8 che ride<\/strong><\/p>\n<p>Dal 18 settembre al 18 dicembre<\/p>\n<p>Lugano &#8211; Collezione Olgiati<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.collezioneolgiati.ch\">www.collezioneolgiati.ch<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 18 settembre al 18 dicembre 2022 la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta\u00a0<i>Chi \u00e8 che ride<\/i>, una mostra personale dell\u2019artista italiano Pietro Roccasalva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra, la prima dedicata all\u2019artista da un\u2019istituzione svizzera, nasce con l\u2019idea di presentare e<strong> ricostruire alcuni nuclei fondamentali della sua produzione attraverso un progetto che mette insieme circa 50 opere, dalla fine degli anni Novanta ad oggi,<\/strong> tra nuove produzioni, lavori inediti provenienti dallo studio dell\u2019artista e altri da prestigiose collezioni pubbliche e private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro di Pietro Roccasalva ha a che fare con la pittura come campo di azione specifico, <strong>anche quando <\/strong><strong>contempla l\u2019utilizzo di altri media<\/strong> che sono sempre parte integrante del processo che precede e segue la realizzazione di un\u2019immagine pittorica. La ricerca formale e concettuale che l\u2019artista ha portato avanti negli ultimi vent\u2019anni, si muove infatti all\u2019interno di un campo d\u2019indagine ampio<strong> in cui la pratica pittorica incrocia altri mezzi espressivi come scultura, fotografia, video e performance,<\/strong> all\u2019insegna di una contaminazione linguistica che ha per\u00f2 sempre il suo punto di partenza e di arrivo nella pittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso una pluralit\u00e0<strong> di riferimenti che spaziano dal quotidiano alla storia dell\u2019arte, dal cinema, la letteratura e la filosofia alla cultura digitale e mediatica<\/strong>, Roccasalva ha elaborato un vasto repertorio iconografico fatto di <strong>personaggi, oggetti, architetture e un vocabolario molto personale<\/strong> in cui le tecniche e i generi pittorici pi\u00f9 tradizionali incontrano le pi\u00f9 recenti pratiche digitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si articola in diversi ambienti che attraverso la combinazione di lavori iniziali, disegni e opere<br \/>\niconiche restituiscono temi e iconografie ricorrenti nel lavoro dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad aprire il percorso sono <strong>l\u2019immagine dipinta di un gallo che indossa la divisa della guardia svizzera pontificia,<\/strong><br \/>\n<strong>Untitled (2011)<\/strong> e un\u2019insegna al neon dipinta di nero che riproduce la scritta <strong>\u201cchi \u00e8 che ride chi<\/strong>\u201d, tratta da<br \/>\nuna vecchia edizione italiana de \u201cIl Bafometto\u201d di Pierre Klossowski. Questa espressione, onomatopea del canto del gallo, <strong>\u00e8 un malinteso che come un \u201critornello\u201d accompagna l\u2019artista da pi\u00f9 di 20 anni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roccasalva cavalca consapevolmente il malinteso del testo originale<strong> intendendo quella frase enigmatica, carica di interrogativi e presagi, come il canto di un gallo che annuncia l\u2019alba ed esorta a fare, malgrado tutto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrangiata anche formalmente come ritornello, nell\u2019insegna la frase gira su stessa e il \u201cchi\u201d finale si va a<br \/>\nsovrapporre sul \u201cChi\u201d iniziale, diventando Chi \u00e8 che ride (2022), mentre<strong> la pittura nera che ne ricopre la parte frontale lascia passare la luce solo sul retro, come un\u2019alba al termine della notte.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo lavoro \u2013 che contiene in s\u00e9 il concetto del linguaggio <strong>come malinteso e del ritornello come un modo<\/strong><br \/>\n<strong>attraverso cui si tenta di ridurre il caos del reale a un ordine rituale e simbolic<\/strong>o \u2013 fa da introduzione all\u2019intero<br \/>\nprogetto perch\u00e9 racchiude il senso di tutta la ricerca dell\u2019artista: <strong>una riflessione sulla crisi del Soggetto, e<\/strong><br \/>\n<strong>dunque dell\u2019identit\u00e0, dell\u2019immagine e della forma<\/strong>. Questa crisi, che si avverte <strong>in modo pi\u00f9 eclatante nelle epoche di transizione<\/strong>, \u00e8 la <strong>stessa crisi esistenziale che da sempre riguarda l\u2019uomo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le opere di Roccasalva sono il tentativo di trattare quel caos, rispetto al quale le immagini sono un filtro \u2013 un ostacolo e una protezione \u2013 e l\u2019artista ne indaga gli interstizi per fare esperienza del luogo da cui appaiono e in cui scompaiono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle spalle della grande insegna al neon, la prima sala mette insieme per la prima volta un gruppo significativo di opere pittoriche tratte da Just Married Machine #1, un tableau vivant del 2012. Queste opere ritraggono una coppia di sposi all\u2019interno di un paesaggio affollato di oggetti ideati e realizzati in occasione del tableau vivant, quest\u2019ultimo ispirato dalla natura morta che apre il film \u201cLa Ricotta\u201d di Pier Paolo Pasolini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservando quella tavola imbandita, l\u2018artista la re-immagina con un meccanismo simile all\u2019omofonia tra frasi di senso diverso in Raymond Roussel e sostituisce gli elementi di cui era composta con oggetti analoghi in<br \/>\nscala umana e figure viventi <strong>\u2013 il canestro e il panneggio con una mongolfiera, il grappolo d\u2019uva con una <\/strong><strong>persona che porta dei palloncini,<\/strong> un fiasco di vino con una donna che impugna una racchetta, le teste d\u2019aglio con dei grandi calici formati dall\u2019assemblaggio di sanitari, e cos\u00ec via. In cima alla composizione, infine, sull\u2019albero maestro di una <strong>strana imbarcazione c\u2019\u00e8 il gallo che si incontra all\u2019inizio della mostra<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 una scena con <strong>figure umane, animali e oggetti che ha la grandiosit\u00e0 delle composizioni sacre, storiche o mitologiche<\/strong> ma allo stesso tempo rimane una <strong>natura morta.<\/strong> Partendo da quella scena l\u2019artista ha iniziato un ciclo di lavori in cui la visione che l\u2019ha generata continua tutt\u2019ora a fermentare, variare e ramificarsi. In mostra la restituzione pittorica di questo soggetto passa attraverso diversi momenti che ne raccontano la genesi e<br \/>\nl\u2019evoluzione, a partire dagli studi su carta nascosti sul retro delle Moleskine di Rear Window (2016) fino alle <strong>grandi tele che ritraggono la coppia di sposi Study from Just Married Machine<\/strong> (2018; 2019; 2022), e ai piccoli dipinti in bianco e nero della serie Hetalv\u00f3 (2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ultimi nascono a loro volta da una installazione-tableau vivant del 2013 intitolata The Seven Sleepers, in cui sette studenti \u2013 gli stessi ritratti nei dipinti \u2013 erano stati invitati a disegnare un modellino in scala di Just Married Machine #1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il personaggio della sposa diventa protagonista di un\u2019intera sala<\/strong> che mette insieme una selezione di trenta<br \/>\ndisegni inediti e una serie di dipinti recenti, intitolati La Sposa Occidentale (2021). La figura \u00e8 ritratta insieme al suo attributo iconografico, <strong>la racchetta le cui corde sono state modificate secondo il disegno michelangiolesco di Piazza del Campidoglio a Roma<\/strong> \u2013 gi\u00e0 apparso in opere precedenti dell\u2019artista \u2013 e che<strong> ricorda anche un acchiappasogni. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza dei disegni, tutti dedicati a un singolo soggetto, ha un peso importante all\u2019interno della sala. Il loro accostamento ai dipinti, oltre che raccontare la genesi di un\u2019immagine pittorica, sottolinea come per Roccasalva il disegno sia un passaggio che non scompare nell\u2019esecuzione dell\u2019opera, ma al contrario rimane bene in evidenza anche e soprattutto nell&#8217;opera finita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incontro tra maschile e femminile e la polarit\u00e0 tra animato e inanimato ritornano anche in The Argon<br \/>\nWelder (2019), un ciclo che tematizza il gesto artistico in generale e il suo potere di sublimare l\u2019ordinario cambiando la sostanza delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Protagonisti sono <strong>una rosetta \u2013 il tipico pane italiano presente anche in alcuni achrome di Manzoni \u2013 e un calice realizzato dal calco di quel pane<\/strong> che dunque ha la sua stessa forma ma in negativo: <strong>due elementi che nella loro forma rivelano il fatto di essere stati accoppiati.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roccasalva dipinge gli oggetti in modo realistico, ma arrangiandoli in <strong>composizioni che li animano facendoli sembrare altro. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo <strong>in prestito il termine da James Joyce, questi dipinti potrebbero anche essere definiti <\/strong><strong>&#8220;epicleti&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019epiclesi, che n<strong>ella liturgia cristiana si riferisce al momento dell&#8217;invocazione dello Spirito Santo <\/strong>per la t<strong>ransustanziazione del pane e del vino<\/strong>, \u00e8 <strong>per Joyce assimilabile alla potenza dell&#8217;arte e alla sua <\/strong><strong>capacit\u00e0 di \u201cdare alle persone una sorta di piacere intellettuale o di godimento spirituale<\/strong> convertendo il pane della vita quotidiana in qualcosa che ha una vita artistica permanente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 anche una testimonianza della versatilit\u00e0 tecnica di Roccasalva che usa indifferentemente la<br \/>\npittura a olio o ad acrilico, cos\u00ec come il carboncino o il pastello morbido non fissato. Tale duttilit\u00e0 emerge in<br \/>\nmodo particolare nelle sale in cui sono esposti i dipinti dedicati ai personaggi dell\u2019ascensorista di The Skeleton Key (2007; 2015) e del cameriere de Il Traviatore (2012; 2014). Queste opere raccontano l\u2019evoluzione stilistica che si accompagna al susseguirsi delle variazioni iconografiche, oltre che <strong>appunto l\u2019uso delle diverse tecniche.<\/strong> In particolare, il pastello morbido non fissato \u00e8 un medium che l\u2019artista usa da sempre \u2013 come testimoniato dal ritratto The Good Woman del 1998 \u2013 perch\u00e9 fra tutte le tecniche tradizionali \u00e8 la pi\u00f9 \u201cvirtuale\u201d, quella che permette di modificare continuamente l\u2019immagine lasciandola sempre aperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle scene con oggetti e figure della prima sala, si arriva nell\u2019ultima a una serie di dipinti apparentemente monocromi, un passaggio radicale che racconta quella tensione tra astrazione e figurazione, amplificazione<br \/>\ne sparizione dell\u2019immagine che, in modi diversi, attraversa tutti i lavori di Roccasalva. \u00c8 il titolo a svelare la natura di questi lavori, che sono allo stesso tempo delle imprimiture e<strong> dei d&#8217;apr\u00e8s. Il d&#8217;apr\u00e8s (dopo) \u00e8 la versione rielaborata del lavoro di un altro artista, mentre l&#8217;imprimitura \u00e8 la tecnica storicamente utilizzata per la preparazione del supporto pittorico, quindi il \u201cprimo\u201d strato di un nuovo quadro.<\/strong> Questi dipinti sono tutti d&#8217;apr\u00e8s di celebri quadri futuristi, che l\u2019artista ha realizzato mescolando i pigmenti dei dipinti originali fino<br \/>\nall\u2019ottenimento di un unico colore, cos\u00ec da portarli ad uno stato di entropia e calma finale. <strong>Tutte prive di cornice, le tele lasciano in vista i loro bordi e i chiodi speciali,<\/strong> in oro massiccio, che le fissano al telaio. Se i dipinti rappresentano il gap temporale tra un prima e dopo, sono questi chiodi d\u2019oro che \u2013 come i GSSP dei siti geologici che demarcano la transizione tra due ere \u2013 segnano questo passaggio tra due tempi. <strong>Gli stessi chiodi evocano i raggi solari: Roccasalva immagina i futuristi<\/strong> \u2013 per l\u2019artista emblema dell\u2019Antropocene \u2013 nel loro slancio verso il progresso fondersi come degli Icaro per essersi avvicinati troppo al sole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quello del sole \u00e8 un motivo centrale nell\u2019universo visionario di Roccasalva<\/strong>. Una delle immagini pi\u00f9 iconiche<br \/>\ndel suo repertorio \u00e8 quella di Giocondit\u00e0, una cattedrale inabitabile e acefala con al posto della cupola uno spremiagrumi che ruota con la luce del giorno, visualizzando l&#8217;entropia e la graduale morte del sole. <strong>La<\/strong><br \/>\n<strong>cattedrale che tradizionalmente d\u00e0 senso e ordine a tutto, ha una cupola che nello stesso tempo frantuma<\/strong><br \/>\n<strong>e dissolve quel senso e quell\u2019ordine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mostra una sequenza di sei dipinti \u2013 parte di un ciclo pittorico pi\u00f9 ampio che proviene da un\u2019animazione digitale del 2002 \u2013 ritrae la cattedrale da diversi punti di vista e in vari momenti della giornata, dall&#8217;alba al tramonto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ultima opera \u00e8 Fanfaro (2014): un fanciullo che gioca a mordere la coda di un varano<\/strong>, il quale a sua volta tiene tra gli artigli un arancino, elemento che ricorre nel lavoro dell\u2019artista<strong> come immagine del sole morto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La scultura sembra il rovesciamento del \u201cRagazzo morso da un ramarro\u201d di Caravaggio<\/strong> ma evoca tanto altro,<br \/>\nper <strong>esempio il Putto sopra un Drago di Bernini, il drago cinese con la sfera fiammeggiante,<\/strong> ma anche il f<strong>anciullo-faro di cui parla Duchamp<\/strong> negli appunti su Il grande vetro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra dunque inizia con il sorgere del sole e finisce con la sua morte<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i due estremi c\u2019\u00e8 un percorso che \u00e8 simile a un viaggio in un \u201cmondo intermedio\u201d, affollato di visioni tra le quali l\u2019artista si fa spazio con ogni mezzo a disposizione, primo fra tutti la pittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nCatalogo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo bilingue, edito da Mousse Publishing, Milano, che include una<br \/>\nesaustiva documentazione fotografica della stessa e testi critici degli storici dell\u2019arte Ara H. Merjian,<br \/>\nProfessor alla New York University e Flavia Frigeri, Curatore alla National Portrait Gallery di Londra. Il saggio<br \/>\ndi Ara H. Merjian ripercorre la produzione di Roccasalva attraverso un confronto con la storia dell\u2019arte del<br \/>\nNovecento, mentre Flavia Frigeri offre una lettura del lavoro attraverso il prisma dello slippage, temporale,<br \/>\nspaziale e narrativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pietro Roccasalva<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pietro Roccasalva (1970, vive e lavora a Milano) ha esposto con mostre personali presso diverse istituzioni<br \/>\ntra cui: F\u00fcrstenberg Contemporary, Donauschingen (2019); The Power Station, Dallas (2016); the<br \/>\nK\u00f6lnischer Kunstverein, Colonia (2014); Le Magasin, Grenoble (2013); GAMeC, Bergamo (2007);<br \/>\nFondazione Querini Stampalia, Venezia (2006). Ha partecipato a importanti manifestazioni espositive<br \/>\ninternazionali, come la Biennale di Venezia (2009) e Manifesta (2008), e il suo lavoro \u00e8 stato incluso in<br \/>\nmostre collettive presso istituzioni come Walker Art Center, Minneapolis; David Roberts Art Foundation,<br \/>\nLondra; Centre for Contemporary Art, Varsavia; MoMA PS1, New York; Bonniers Konsthall, Stoccolma;<br \/>\nMuseum of Contemporary Art, Chicago; MAXXI, Roma; Kadist Art Foundation, Parigi; S.M.A.K., Gent.<br \/>\nCollezione Giancarlo e Danna Olgiati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, aperta al pubblico nello spazio espositivo adiacente al centro<br \/>\nculturale LAC, espone oltre duecento opere di grande rilievo artistico selezionate con modalit\u00e0 differenti a<br \/>\nseconda degli allestimenti. La Collezione, tra le pi\u00f9 significative per quanto riguarda l\u2019arte italiana dal primo<br \/>\nNovecento ad oggi, i Nouveaux R\u00e9alistes e l&#8217;arte contemporanea internazionale, viene riproposta due volte<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pietro Roccasalva\u00a0 Chi \u00e8 che ride Dal 18 settembre al 18 dicembre Lugano &#8211; Collezione Olgiati www.collezioneolgiati.ch &nbsp; Dal 18 settembre al 18 dicembre 2022<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":109482,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[25482],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/109477"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=109477"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/109477\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":109486,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/109477\/revisions\/109486"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/109482"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=109477"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=109477"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=109477"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}