{"id":111684,"date":"2022-11-11T20:11:29","date_gmt":"2022-11-11T19:11:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=111684"},"modified":"2022-11-11T20:11:29","modified_gmt":"2022-11-11T19:11:29","slug":"mostre-a-milano-mudec-robert-capa-nella-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=111684","title":{"rendered":"Mostre a Milano &#8211; Mudec &#8211; Robert Capa &#8211; Nella storia"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_111688\" aria-describedby=\"caption-attachment-111688\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Mostre-1200-CAPA.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-111688\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Mostre-1200-CAPA-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Mostre-1200-CAPA-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Mostre-1200-CAPA-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Mostre-1200-CAPA.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-111688\" class=\"wp-caption-text\">cliccare sulle immagini per ingrandirle<\/figcaption><\/figure>\n<h2 class=\"francois-one editor-title\">ROBERT CAPA. NELLA STORIA<\/h2>\n<p>\u201c<strong>se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino\u201d.<\/strong><\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 11 Novembre 2022 al 19 Marzo 2023<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><strong>MILANO &#8211; <\/strong><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Mudec \u2013 Museo delle Culture &#8211; <\/span><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Via Tortona 56<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"lato\">Orario:<\/span>\u00a0Luned\u00ec 14.30 \u2013 19.30. Marted\u00ec \u2013 mercoled\u00ec \u2013 venerd\u00ec \u2013 domenica 9.30 \u2013 19.30. Gioved\u00ec \u2013 sabato 9.30 \u2013 22.30. ULTIMO INGRESSO UN\u2019ORA PRIMA<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span class=\"lato\">Curatrice:<\/span>\u00a0Sara Rizzo<\/strong><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"lato\">Biglietto:<\/span>\u00a0Intero \u20ac 12 | Ridotto \u20ac 10. Il servizio di biglietteria termina un\u2019ora prima della chiusura<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"lato\">Tel.:<\/span>\u00a0+39 0254917<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mudec.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.mudec.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Robert Capa (1913-1954)<\/strong> ha soltanto 25 anni quando viene definito dal \u201c<strong>Picture Post\u201d<\/strong>\u00a0\u00abil pi\u00f9 grande fotoreporter di guerra del mondo\u00bb: \u00e8 la nascita di una leggenda e di un<strong> modo completamente nuovo di fare fotogiornalismo.<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">In occasione dei <strong>110 anni dalla nascita<\/strong> di Robert Capa\u00a0(22 ottobre 1913)\u00a0il Mudec rende omaggio\u00a0al<strong> grande fotografo ungherese\u00a0<\/strong>con una mostra personale che ripercorre i principali <strong>reportage di guerra e di viaggio\u00a0<\/strong>che Capa realizz\u00f2 durante vent\u2019anni di carriera,\u00a0anni che coincisero con i <strong>momenti cruciali della storia del Novecento.<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">La mostra \u201cRobert Capa. Nella Storia\u201d, presso Mudec Photo dall\u201911 novembre 2022 al 19\u00a0marzo 2023, \u00e8 prodotta da\u00a024 ORE Cultura\u00a0\u2013\u00a0Gruppo 24 ORE, promossa\u00a0dal\u00a0Comune di Milano-Cultura\u00a0e curata da\u00a0Sara Rizzo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo spazio\u00a0Mudec Photo\u00a0<\/strong>&#8211; totalmente dedicato alla fotografia d\u2019autore &#8211; giunge ormai alla sua\u00a0<strong>sesta mostra monografica<\/strong>\u00a0e in poco meno di quattro anni ha raccontato al pubblico milanese i giganti della fotografia del Novecento: Steve McCurry, Elliott Erwitt, Tina Modotti, Henri Cartier-Bresson.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019impegno di Mudec Photo prosegue<\/strong> dunque per l\u2019autunno 2022 con una retrospettiva sul lavoro \u2013 lungo una vita \u2013 di un artista che ha fatto la storia fotografica del Novecento, Robert Capa.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Realizzato\u00a0grazie alla <strong>collaborazione con l\u2019agenzia\u00a0Magnum Photos,<\/strong> la mostra\u00a0&#8211;\u00a0curata appositamente per il Mudec &#8211; riunisce un eccezionale\u00a0corpus di fotografie:\u00a0o<strong>ltre\u00a080 stampe\u00a0fotografiche, alcune delle quali\u00a0mai esposte<\/strong> prima in una mostra italiana,\u00a0accompagnate da\u00a0alcuni documenti d\u2019epoca provenienti dalla collezione di Magnum. \u201cRobert Capa. Nella Storia\u201d, che vuole porsi come apripista delle celebrazioni per i 110 anni dalla nascita del leggendario fotoreporter,\u00a0<strong>racconta la Storia del Novecento, quella con la S maiuscola<\/strong>, attraverso i suo<strong>i ritratti in bianco e ner<\/strong>o e i suoi reportage di guerra e di viaggio, l\u2019obiettivo del fotografo <strong>fece conoscere al mondo non solo gli orrori e le miserie<\/strong> dei tanti conflitti armati che caratterizzarono il secolo scorso e i volti degli uomini e delle donne che fecero la Storia, ma anche la vita quotidiana fatta di<strong> piccoli momenti di gioia e voglia di riscatto, di presente e futuro<\/strong>, di realt\u00e0 e di sogni delle persone comuni, indifferentemente da una parte all\u2019altra del globo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso sette sezioni e con un percorso diacronico vengono <strong>raccontati i pi\u00f9 importanti reportage in bianco e nero realizzati da Robert Capa, dagli esordi a Berlino e Parigi (1932- 1936) alla guerra civile spagnola (1936-1939); dall\u2019invasione giapponese in Cina (1938) alla seconda guerra mondiale<\/strong> (1941-1945); dal reportage di <strong>viaggio in Unione Sovietica<\/strong> (1947) a quello sulla <strong>nascita di Israele (1948-1950),<\/strong> fino all\u2019ultimo incarico come fotografo di <strong>guerra in Indocina (1954),<\/strong> dove trover\u00e0 la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Robert Capa non ha\u00a0inventato\u00a0soltanto s\u00e9 stesso, ma anche la figura del\u00a0<strong>fotogiornalista come testimone\u00a0che rischia la vita\u00a0<\/strong>per essere sempre al centro dell\u2019azione, dalle trincee spagnole\u00a0allo sbarco in Normandia. Nei suoi vent\u2019anni di carriera ha raccontato la storia restando sempre fedele al suo celebre aforisma: \u201c<strong>se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019azione<\/strong>\u00a0&#8211; con tutta la sua dinamicit\u00e0 e forza propulsiva &#8211;\u00a0<strong>spicca<\/strong> tra gli scatti come un fil rouge, che si dipana anche nei <strong>ritratti presenti in mostra, volutamente pochi<\/strong> e scelti per ricordare al pubblico<strong> i volti della Storia &#8211; come quello di\u00a0Trotsky\u00a0ardente oratore<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0o della sua storia personale, come quello di\u00a0<strong>Picasso,\u00a0fotografato nel suo studio di Parigi<\/strong> dove era rimasto\u00a0anche durante l\u2019occupazione, e dell\u2019amico<strong>\u00a0Steinbeck\u00a0con cui intraprese il viaggio oltre la cortina di ferro,<\/strong> nel 1947.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Capa credeva fermamente che la\u00a0fotografia\u00a0fosse una vera e propria\u00a0arma<\/strong> per combattere i totalitarismi\u00a0che dilagavano in Europa e nel mondo intero, mostrando dei conflitti non solo il\u00a0volto eroico ma anche quello umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Robert Capa il celebre \u201cistante decisivo\u201d \u00e8 una\u00a0questione d\u2019istinto: spesso nel suo lavoro <strong>la tecnica e la composizione lasciano spazio a scatti imperfetti, fuori fuoco, ma intrisi di grande umanit\u00e0<\/strong>\u00a0grazie all\u2019empatia\u00a0creata con i soggetti fotografati, in particolare la gente comune, in cui spesso riconosce il suo riflesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA MOSTRA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ESORDI, GUERRA CIVILE SPAGNOLA, SECONDA GUERRA SINO-GIAPPONESE.<br \/>\nQuello di\u00a0Robert Capa\u00a0\u00e8 in realt\u00e0 uno pseudonimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019anagrafe il suo vero nome \u00e8\u00a0<strong>Endre Ern\u0151\u00a0Friedmann, ebreo ungherese naturalizzato americano, nato nel 1913 a Budapest<\/strong> e\u00a0costretto a lasciare a 17 anni l\u2019Ungheria, suo paese\u00a0natale, a causa delle sue simpatie socialiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1931 Endre arriva a Berlino dove si fa strada alla <strong>storica agenzia\u00a0Dephot,<\/strong> che l\u2019anno seguente lo invia a <strong>Copenaghen a una conferenza di\u00a0Lev Trotsky.<\/strong> L\u2019accesso \u00e8 vietato ai fotografi, ma <strong>Endre riesce ad entrare e a scattare, grazie alla piccola Leica che tiene in tasca:<\/strong> un servizio che finisce in prima pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va ricordato che il\u00a0fotogiornalismo\u00a0nasce in questi anni non solo per il grande\u00a0sviluppo\u00a0della\u00a0stampa illustrata, ma anche <strong>grazie ai\u00a0progressi tecnici\u00a0in campo fotografico:<\/strong>\u00a0<strong>attrezzature\u00a0sempre pi\u00f9\u00a0portatili\u00a0rendono finalmente possibile seguire il centro dell\u2019azione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capa stesso\u00a0utilizzer\u00e0 durante tutti i suoi reportage <strong>soprattutto macchine compatte come Leica, Rollei, Contax<\/strong> a seconda del tipo di foto che vuole ottenere e del mercato cui \u00e8 destinata, come viene spiegato nella sezione introduttiva della mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019ascesa del <strong>nazismo in Germania, Endre si sposta alla fine del 1933 a Parig<\/strong>i, la citt\u00e0 del suo\u00a0destino. <strong>Qui conosce\u00a0Henri Cartier-Bresson\u00a0e\u00a0David \u201cChim\u201d Seymour, con cui\u00a0fonder\u00e0 nel\u00a01947 l\u2019agenzia Magnum\u00a0Photos,<\/strong> e\u00a0<strong>Gerda Taro, sua compagna di vita e lavoro, assieme alla quale creer\u00e0 nel 1936 il\u00a0personaggio di Robert Capa,<\/strong> famoso fotografo americano in cui si identificher\u00e0 totalmente per poter vendere meglio i propri scatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a fotografare le manifestazioni legate al\u00a0Fronte Popolare in Francia, da subito <strong>Capa \u00e8 attratto dalla\u00a0guerra civile di Spagna, di cui documenter\u00e0 vari fronti insieme alla compagna Gerda Taro:<\/strong> lo testimoniano alcune immagini su identico tema scattate da entrambi i fotografi\u00a0e presenti negli archivi di entrambi, come ad esempio \u201cMiliziani repubblicani\u201d. Documenter\u00e0\u00a0tutto il periodo, fino alla caduta della repubblica e al ritiro delle Brigate Internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel\u00a0settembre del <strong>1936 scatta \u201cMorte di un miliziano lealista\u201d, l\u2019immagine che lo consacra come \u00abil pi\u00f9 grande fotoreporter di guerra del mondo\u00bb;<\/strong> cos\u00ec infatti lo definisce il \u201cPicture Post\u201d nel\u00a0pubblicare un suo reportage nel 1937.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante sia stata in anni pi\u00f9 recenti al centro di una\u00a0<strong>querelle\u00a0attorno alla sua autenticit\u00e0, l\u2019immagine conserva intatta la potenza di un\u2019icona<\/strong>\u00a0internazionale contro la brutalit\u00e0 della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gerda Taro muore sul fronte spagnolo<\/strong> il 26 luglio\u00a0del 1937. L\u2019evento tragico segna\u00a0profondamente Capa, e\u00a0l\u2019anno successivo il fotografo si allontana dall\u2019Europa\u00a0trascorrendo <strong>otto mesi in Cina per documentare\u00a0l\u2019invasione giapponese e la resistenza del Kuomintang\u00a0guidato da\u00a0Chiang Kai-shek.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma contemporaneamente racconta attraverso il suo obiettivo anche la vita dei civili nella capitale provvisoria Hankou, divisa fra la paura degli attacchi aerei e momenti di poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nasce cos\u00ec\u00a0il capolavoro fotografico \u201cBambini giocano nella neve\u201d,<\/strong> dal\u00a0sapore magico e simile a quello dei \u201cpretini\u201d che l\u2019artista Mario Giacomelli immortaler\u00e0 in Italia\u00a0pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo. Questo e altri scatti in mostra testimoniano la\u00a0<strong>costante attenzione di Capa\u00a0verso il mondo dell\u2019infanzia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SECONDA GUERRA MONDIALE.<\/strong><br \/>\n<strong>Dal 1941 al 1945<\/strong> Robert Capa segue alcuni dei momenti pi\u00f9 memorabili della Seconda Guerra Mondiale, <strong>che ripercorrer\u00e0 poi nel suo romanzo \u201cSlightly out of Focus\u201d, uscito nel 1947.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo\u00a0un reportage dedicato <strong>alla\u00a0vita nella Londra devastata dal Blitz,<\/strong> Capa <strong>si reca sul fronte nordafricano e da l\u00ec partecipa alla\u00a0conquista alleata della Sicilia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vicino a <strong>Troina scatta\u00a0\u201cContadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi\u201d<\/strong>,\u00a0presente in mostra, risalendo poi la penisola i<strong>nsieme alle truppe fino a Napoli, documentandone le quattro giornate.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In occasione del\u00a0D-Day, nel 1944,<\/strong> Capa <strong>si unisce alla prima ondata\u00a0di truppe che sbarcano a\u00a0\u201cOmaha Beach\u201d:<\/strong> delle circa cento foto che scatta rischiando la vita, <strong>soltanto 11 sopravvivono a un maldestro operatore di camera oscura di \u201cTime\u201d.<\/strong> Di queste,\u00a0tre fotografie sono presenti in mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prosegue il viaggio,<strong> accompagnando le truppe americane dalla Normandia fino alla liberazione di Parigi:<\/strong> una serie di foto documenta i momenti di gioia funestati dalla presenza di alcuni\u00a0cecchini tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019ultimo atto della <strong>\u201csua\u201d guerra nel 1945 si fa paracadutare insieme agli\u00a0americani oltre il Reno e\u00a0li accompagna nell\u2019avanzata in Germania, fino a Lipsia;<\/strong> visiter\u00e0 quel che resta di Berlino soltanto in estate, lasciandoci alcuni scorci emblematici, come \u201cPersone su una strada costeggiata da rovine di edifici\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>UNIONE SOVIETICA.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell\u2019estate del 1947<\/strong> Robert Capa <strong>riesce nell\u2019impresa, quasi impossibile per\u00a0un fotografo\u00a0occidentale, di oltrepassare la cortina di ferro<\/strong> e visitare l\u2019Unione Sovietica post-bellica:\u00a0<strong>accompagna l\u2019amico\u00a0John Steinbeck, scrittore<\/strong> considerato conforme al realismo socialista, ed entrambi dichiarano di volersi occupare del popolo russo, senza emettere giudizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la loro permanenza, i due visitano alcuni luoghi emblematici:<strong> in Russia la citt\u00e0 di\u00a0Mosca, che si appresta a festeggiare gli 800 anni dalla propria fondazione, e le rovine di\u00a0Stalingrado,<\/strong> epicentro della battaglia vinta nel 1943 dall\u2019Armata Rossa contro le forze dell\u2019Asse. In Ucraina, <strong>quel che resta della citt\u00e0 di\u00a0Kiev, a lungo occupata dai tedeschi,<\/strong> e in Georgia la citt\u00e0 vecchia di\u00a0Tbilisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mancano le visite ad <strong>alcuni\u00a0kolchoz, le fattorie collettive.<\/strong> Questa sezione &#8211; la pi\u00f9 ampia della mostra e che presenta al pubblico una\u00a0quindicina di scatti mai esposti prima in una mostra italiana\u00a0&#8211; testimonia tutte le tappe del viaggio, anche attraverso scatti emblematici come\u00a0\u201cDonne che camminano in un panorama deserto\u201d o \u201cGuardando i fuochi d&#8217;artificio durante le celebrazioni per l&#8217;ottocentesimo anniversario della fondazione di Mosca\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli itinerari di Capa e Steinbeck sono gestiti dal VOKS, la societ\u00e0 per le relazioni culturali con i\u00a0paesi stranieri, che controlla costantemente i due, cercando di fornire loro un\u2019immagine dell\u2019Unione Sovietica conforme alla propaganda stalinista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito di\u00a0questo viaggio lo stesso Capa dichiara in\u00a0un\u2019intervista radio: <strong>\u201cpi\u00f9 vai a Est, con una macchina fotografica, meno piaci alla gente per molte, moltissime ragioni: e la maggiore parte non sono buone\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alle difficolt\u00e0 causate dalla diffidenza della popolazione, <strong>in pi\u00f9 di un\u2019occasione a Capa\u00a0viene impedito di scattare fotografie<\/strong> e, al termine del viaggio, \u00e8 costretto a sottoporre gli oltre 4.000 negativi impressi al visto della censura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nei momenti storici di maggiore controllo politico gli artisti sono riusciti a raccontare la realt\u00e0, interpretandola attraverso i loro occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso, dunque, e nonostante i veti,\u00a0<strong>le immagini rimaste\u00a0(e arrivate fino a noi)\u00a0non furono poche,<\/strong> e a un\u00a0occhio del visitatore attento ai particolari\u00a0raccontano comunque di <strong>chiese e palazzi in rovina, di moscoviti dai visi seri, di contadine che ballano allegramente<\/strong> s\u00ec, ma <strong>senza i loro uomini perch\u00e9 andati al fronte, di ucraini animati dalla voglia di ricostruire e di sguardi dubbiosi verso il futuro,<\/strong> rivelandosi oggi di\u00a0estrema attualit\u00e0. Alcuni\u00a0scatti di questo reportage di viaggio\u00a0sono\u00a0esposti qui al Mudec e in Italia per la prima volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fotografie di Capa, in bianco e nero e a colori, vengono <strong>pubblicate su\u00a0Life\u00a0<\/strong>nel dicembre 1947 (una copia \u00e8 presente in mostra) e su\u00a0Ladies\u2019 Home Journal\u00a0nel febbraio successivo, oltre a comparire in\u00a0Diario russo\u00a0di Steinbeck, sempre nel 1948, come\u00a0testimonia l\u2019edizione esposta. Questo \u00e8 fra i primi reportage che Capa vende alle riviste conservando per s\u00e9 i diritti d\u2019autore,\u00a0come prevedeva lo statuto della Magnum, fondata pochi mesi prima.<\/p>\n<p><strong>ISRAELE.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1948 Robert Capa \u00e8 a Tel Aviv<\/strong> per testimoniare la nascita dello stato d\u2019Israele e, di\u00a0conseguenza<strong>, lo scoppio del primo conflitto arabo-israeliano.<\/strong> Nel corso dei due anni successivi si recher\u00e0 pi\u00f9 volte in Israele, insieme allo scrittore\u00a0Irwin Shaw, con cui pubblicher\u00e0 il libro\u00a0\u201cReport on Israel\u201d (1950, in mostra), testimoniando<strong>\u00a0la realt\u00e0 dei campi profughi\u00a0e la costruzione di una nuova nazione<\/strong> di cui sentiva in qualche modo di far parte.<\/p>\n<p><strong>GUERRA IN INDOCINA.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Robert Capa si trova in Giappone quando\u00a0Life\u00a0gli chiede di sostituire un collega in Indocina francese<strong> per seguire la fine della guerra fra la Francia e i Viet Minh.<\/strong> Il 25 maggio sta partecipando a una missione sul delta del Fiume Rosso quando <strong>per seguire\u00a0un gruppo di soldati che attraversano un campo\u00a0(il soggetto della sua ultima foto, che chiude la mostra), calpesta una mina antiuomo<\/strong> e muore dopo poche ore: \u00e8 di fatto il primo corrispondente americano a cadere in Vietnam.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fotografo di guerra che, in uno dei suoi classici\u00a0understatement, si augurava di restare\u00a0disoccupato per il resto della vita, lascia un\u2019eredit\u00e0 pesante e leggendaria e una sua personale\u00a0definizione della fotografia: <strong>\u201cla foto \u00e8 una sezione di un fatto, che mostra la realt\u00e0 vera a chi non era presente molto pi\u00f9 di quanto possa fare\u00a0l\u2019intera scena\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa mostra,\u00a0curata da Sara Rizzo, storica dell\u2019arte e conservatore del Mudec, \u00e8 realizzata\u00a0in collaborazione con l\u2019agenzia Magnum Photos.<\/p>\n<p>All\u2019interno del\u00a0bookshop della mostra\u00a0\u00e8 disponibile il\u00a0volume\u00a0\u201cRobert Capa. Nella Storia\u201d,\u00a0edito da 24 ORE Cultura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROBERT CAPA. NELLA STORIA \u201cse le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino\u201d. 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