{"id":113338,"date":"2022-12-24T15:10:30","date_gmt":"2022-12-24T14:10:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=113338"},"modified":"2022-12-26T15:55:13","modified_gmt":"2022-12-26T14:55:13","slug":"da-raccontare-a-natale-storia-del-panettone-pandoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=113338","title":{"rendered":"Da raccontare a Natale &#8211; storia del panettone \/ pandoro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una bella storia, pi\u00f9 o meno vera, da raccontare anche ai nipotini ; lasciando a voi la scelta di come arricchire di particolari quanto scritto qui sotto; ispirandovi alla vostra fantasia.<\/strong><\/p>\n<p>Panetto o Pandoro ? &#8230; Guelfi o ghibellini ?<\/p>\n<p>Ad ognuno il proprio dolce preferito.<\/p>\n<p>Due dolci nati nelle corti degli Sforza e degli Scaligeri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il panettone<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La leggenda, vuole che nascesse nella <strong>Milano<\/strong>\u00a0di\u00a0<strong>Ludovico il Moro<\/strong>, signore della citt\u00e0 alla fine del\u00a0<strong>XV secolo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare che\u00a0 alla vigilia di Natale, il cuoco di casa Sforza bruciasse, per errore, il dolce preparato per\u00a0 il banchetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno <strong>sguattero<\/strong>, che secondo la lggenda si chiamava <strong>Toni<\/strong>, decise di donare il suo personale panetto di lievito e di lavoralo a pi\u00f9 riprese con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi, fino a ottenere un impasto soffice e molto lievitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Sforza apprezzarono quel dolce nuovo e\u00a0 decisero di chiamarlo, in suo onore, \u201c<strong>pan de Toni<\/strong>\u201d; da cui pi\u00f9 tardi la parola panettone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Verit\u00e0 storica \u00e8 che panettone significa\u00a0 \u201cpane grande\u201d<\/strong> e fa parte dei pani dolci natalizi tardomedievali. All&#8217;epoca <strong>lo zucchero era un bene di lusso<\/strong> e veniva utilizzato per <strong>sottolineare le feste e i giorni importanti dolcificando la pasta del pane.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diverse leggende, invece, parlano di\u00a0 origine dai nomi di <strong>Ughetto degli Atellani<\/strong>\u00a0e suor\u00a0<strong>Ughetta<\/strong> ( \u201cughett\u201d in milanese significa uvetta&#8230;), ma sono poco affidabili.<\/p>\n<div class=\"heading-h3\" style=\"text-align: justify;\" role=\"heading\" aria-level=\"3\">Il lievito arriva solo nell&#8217;Ottocento<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo invece certi che l&#8217;origine del panettone proviene dall&#8217;<strong>usanza medievale di preparare pani pi\u00f9 ricchi<\/strong>; infatti il capofamiglia serviva grandi pani di frumento di fronte al ceppo di Natale\u00a0 nel camino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le prime prove scritte sull&#8217;esistenza del panettone<\/strong> risalgono al 1606, grazie al primo <em>Dizionario milanese-italiano<\/em> dove si nomina un non meglio precisato \u201c<strong>panaton de danedaa<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217; Ottocento ci offre descrizioni pi\u00f9 precise, come quella di <strong>Francesco Cherubini<\/strong>, che definisce il \u201c<strong>panatt\u00f3n o panatton de Natal<\/strong>\u201d: \u201c<strong>una specie di pane di frumento addobbato con burro, uova, zucchero e uva passerina (ughett) o sultana<\/strong>, che intersecato a mandorla quando \u00e8 pasta, cotto che sia risulta a molti cornetti. Grande e di una o pi\u00f9 libbre sogliamo<strong> farlo solo a Natale<\/strong>; di pari o simil pasta ma in panellini si fa tutto l\u2019anno dagli offellai e <strong>lo chiamiamo panattonin<\/strong>. Nel contado invece il <strong>Panatton suole esser di farina di grano turco e regalato di spicchi di mele e di chicchi d\u2019uva<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il panettone probabilmente era piuttosto <strong>basso e non lievitato<\/strong>,\u00a0 simile alla bisciola valtellinese o al pandolce genovese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E&#8217; certo che nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento<\/strong> tanti pasticceri milanesi sfornassero\u00a0 panettoni in quantit\u00e0 quasi industriali come: <strong>Cova, Tre Marie, Biffi e Marchesi, storiche pasticcerie all&#8217;epoca appena nate.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parl\u00f2\u00a0 del <strong>lievito<\/strong>, nel\u00a0<strong>1853<\/strong>, il\u00a0<em>Nuovo cuoco milanese economico<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Giovanni Felice Luraschi<\/strong>, mentre nel 1854 con il <em>Trattato di cucina<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Giovanni Vialardi<\/strong>, saranno nominati anche i cedri <strong>canditi<\/strong>. P<strong>iemontese<\/strong> e cuoco dei Savoia, Vialardi ci testimonia il successo del panettone presso le aristocrazie di tutto il Nord-Ovest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Curiosit\u00e0 storiche. Il panettone divenne presto il dolce dell\u2019alta borghesia e dei ceti culturali pi\u00f9 alti.<\/strong> Giuseppe Verdi ringrazi\u00f2, in una lettera, l\u2019editore Ricordi per il dono di un panettone. Giacomo Puccini e Arturo Toscanini litigheranno\u00a0 a causa di un panettone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La forma particolarmente alta,<\/strong> risale solo agli anni Venti del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu <strong>Angelo Motta<\/strong>, dal 1919, forse ispirandosi ai\u00a0 <strong>kulic<\/strong>\u00a0(dolce pasquale ortodosso molto simile al nostro panettone) per la comunit\u00e0\u00a0<strong>russa<\/strong> di Milano, che decise di inserire il <strong>burro<\/strong> nel suo panettone e di <strong>fasciarlo<\/strong>\u00a0con carta paglia, dandogli l&#8217;attuale forma \u201calta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>OGGI E LE MODE:<\/strong> anche\u00a0 i brand della moda\u00a0 si cimentano nel panettone con <strong>gradi successi economici e prezzi alle stelle.\u00a0 Marchesi 1824 e Cova<\/strong>, baluardi milanesi di via Montenapoleone, sono stati stati <strong>acquistati<\/strong> da <strong>Prada e da LVMH. Dolce e Gabbana<\/strong> hanno adottato il panettone di un famoso maestro pasticcere siciliano. Ed ecco la creativit\u00e0 nel panettone; pere e cioccolato, albicocche, ciliegie, mascarpone e pure caramello salato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va detto che molti panificatori milanesi, in memoria dell&#8217;antico panettone \u201c<strong>basso<\/strong>\u201d, continuano a produrlo con questa forma. A questo proposito pu\u00f2 essere utile sapere che il formato pi\u00f9 alto esige pi\u00f9 qualit\u00e0 e pi\u00f9 tempo per la sua produzione; insomma <strong>il panettone alto \u00e8 pi\u00f9 diffcile produrlo con metodi veloci e prodotti scadenti.<\/strong> Questo non vuol dire che tutti i panettoni bassi siano prodotti con minor cura; il solo fatto certo \u00e8 che <strong>il costo delle materie prime di qualit\u00e0 non permettono di vendere un panettone di alta qualit\u00e0 a prezzi bassi. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; invece possibile vendere a prezzi alti un prodotto economico, ma<strong> magari con qualcosa che attira di pi\u00f9 l&#8217;attenzione del pubblico.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"heading-h3\" role=\"heading\" aria-level=\"3\"><strong>Il pandoro<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; a <strong>Verona<\/strong> l&#8217;altra met\u00e0 del cielo natalizio; per la gioia degli amanti del\u00a0 <strong>pandoro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La data di nascita \u00e8 il <strong>14 ottobre 1894<\/strong>, fu <strong>Domenico Melegatti<\/strong> a brevettare il nome, la forma e la ricetta del pandoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima dell&#8217;invenzione di Melegatti il pandoro aveva il suo antenato nel <strong>nadalin;<\/strong> dolce nato\u00a0 nel <strong>XIII secolo<\/strong>\u00a0per festeggiare il\u00a0<strong>primo Natale della citt\u00e0 sotto la signoria degli Scaligeri<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il nadalin<\/strong> aveva la forma di stella e si acquista ancora oggi nelle pasticcerie veronesi, anche se, come l&#8217;antico panettone<strong>, \u00e8 pi\u00f9 basso e<\/strong>\u00a0ricoperto di <strong>glassa<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Melegatti aggiunse alla ricetta del nadalin tutto ci\u00f2 che serviva a \u201c<strong>gonfiarlo<\/strong>\u201d, ovvero: <strong>uova,\u00a0 burro,\u00a0 lievito<\/strong>. E tolse : glassa, uvetta e\u00a0 pinoli che potevano appesantirne la crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si dice che Il nome di \u201cpandoro\u201d si rifacesse all&#8217;usanza rinascimentale di coprire i pani dei banchetti principeschi con una foglia d\u2019oro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ad ispirare Melegatti,<\/strong> potrebbe essere stata la <strong>pasticceria austriaca o un dolce come il \u201cpane di Vienna\u201d, variante delle brioches francesi.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una bella storia, pi\u00f9 o meno vera, da raccontare anche ai nipotini ; lasciando a voi la scelta di come arricchire di particolari quanto scritto<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":113341,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9411,53],"tags":[26159],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/113338"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=113338"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/113338\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":113358,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/113338\/revisions\/113358"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/113341"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=113338"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=113338"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=113338"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}