{"id":113743,"date":"2023-01-01T18:00:28","date_gmt":"2023-01-01T17:00:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=113743"},"modified":"2023-01-05T15:51:45","modified_gmt":"2023-01-05T14:51:45","slug":"113743","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=113743","title":{"rendered":"Mostre a Napoli &#8211; Biziantini"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"francois-one editor-title\">BIZANTINI. LUOGHI, SIMBOLI E COMUNIT\u00c0 DI UN IMPERO MILLENARIO<\/h1>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 21 Dicembre 2022 al 13 Febbraio 2023<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>NAPOLI &#8211; <\/strong><span style=\"text-align: justify; font-size: 1.0625rem;\">MANN &#8211; Museo Archeologico Nazionale di Napoli &#8211; <\/span><span style=\"text-align: justify; font-size: 1.0625rem;\">\u00a0Piazza Museo 19<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"lato\">Orario:<\/span>\u00a009.00 \u2013 19.30. Chiuso marted\u00ec<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"lato\">Curatore:<\/span>\u00a0Federico Marazzi<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"lato\">biglietto:<\/span><strong>\u00a0Intero \u20ac 18,<\/strong> Ridotto \u20ac 2 per cittadini dell\u2019Unione Europea tra i 18 e i 25 anni<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/mann-napoli.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/mann-napoli.it<\/a><\/p>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Il celebre scrittore inglese Robert Byron attribuiva la grandezza di Bisanzio alla \u00ab<strong>triplice fusione<\/strong>\u00bb di\u00a0<strong>un corpo romano, una mente greca, un\u2019anima orientale e mistica<\/strong>. Una fusione che l\u2019arte e la cultura interpretarono e seppero diffondere attraverso i secoli, come emerge dalla ricchissima mostra &#8220;Bizantini. Luoghi, simboli e comunit\u00e0 di un impero millenario&#8221; in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli sino al 13 febbraio 2023.<br \/>\n<em>\u00a0<\/em><br \/>\n<em>\u201cEsiste una Campania archeologica dopo la caduta di Roma e raccontare in una grande mostra i mille anni di questo impero \u00e8 per il MANN una nuova tappa del percorso, partito dai Longobardi, verso una pi\u00f9 completa identit\u00e0 del nostro stesso museo. <strong>Napoli bizantina \u00e8 un tema cruciale e per molti sar\u00e0 una sorpresa,<\/strong> alla scoperta di un intreccio di destini tra la citt\u00e0 e l&#8217;impero lungo sei secoli, dopo la sottomissione a Roma, il tratto pi\u00f9 lungo della sua storia. E anche quando il dominio bizantino di Napoli evapor\u00f2, questo legame con l&#8217;Impero non fu mai rinnegato e si trasform\u00f2 in volano per tenere vivi i contatti con il Mediterraneo, la tensione verso altri mondi. Il MANN \u00e8 quindi il luogo ideale in Italia per raccontare questa storia\u201d,\u00a0<\/em><strong>commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini<\/strong>.<\/div>\n<p>La mostra sui Bizantini,<strong>\u00a0curata da Federico Marazzi<\/strong>\u00a0(Universit\u00e0 degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli), sviluppa<strong>\u00a0in quindici sezioni le fasi storiche successive all\u2019impero Romano d\u2019Occidente<\/strong>, dedicando un\u00a0<strong><em>focus<\/em>\u00a0a Napoli\u00a0<\/strong>(citt\u00e0 \u201cbizantina\u201d per circa sei secoli, dopo la conquista da parte di Belisario e le sue armate nel 536 d.C.) e approfondendo\u00a0<strong>i legami fra Grecia e Italia meridionale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto scientifico dell&#8217;esposizione \u00e8 stato sviluppato da un team di studiosi italiani della civilt\u00e0 bizantina, team guidato dallo stesso\u00a0<strong>Federico Marazzi<\/strong>\u00a0e composto da\u00a0<strong>Lucia Arcifa<\/strong>,\u00a0<strong>Ermanno Arslan, Isabella Baldini, Salvatore Cosentino, Edoardo Crisci, Alessandra Guiglia, Marilena Maniaci, Rossana Martorelli, Andrea Paribeni\u00a0<\/strong>ed<strong>\u00a0Enrico Zanini<\/strong>. La mostra, coordinata da\u00a0<strong>Laura Forte\u00a0<\/strong>(Responsabile Ufficio Mostre al MANN) e organizzata da\u00a0<strong>Villaggio Globale International<\/strong>, \u00e8 realizzata con il sostegno della\u00a0<strong>Regione Campania\u00a0<\/strong>(POC Campania 2014-2020) e in collaborazione con l\u2019<strong>Universit\u00e0 degli Studi \u201cSuor Orsola Benincasa\u201d<\/strong>\u00a0di Napoli. Il progetto di allestimento \u00e8 di\u00a0<strong>Andrea Mandara<\/strong>\u00a0e quello grafico di\u00a0<strong>Francesca Pavese<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Diversi i temi affrontati<\/strong>: <strong>la struttura del potere e dello Stato; l&#8217;insediamento urbano e rurale; gli scambi culturali; la religiosit\u00e0; le arti e le espressioni della cultura scritta, letteraria e amministrativa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono\u00a0<strong>oltre quattrocento le opere esposte<\/strong>, provenienti dalle\u00a0<strong>collezioni del MANN<\/strong>\u00a0e da prestiti concessi da\u00a0<strong>57 dei principali musei e istituzioni che custodiscono in Italia e in Grecia<\/strong>\u00a0materiali bizantini (<strong>33 istituti italiani, 22 musei greci\u00a0<\/strong>isole incluse,\u00a0<strong>Musei Vaticani e Fabbrica di San Pietro)<\/strong>. Grazie alla prestigiosa collaborazione con il Ministero Ellenico della Cultura,<strong>\u00a0molti dei materiali in allestimento sono visibili per la prima volta<\/strong>: diversi manufatti sono stati rinvenuti, infatti, nel corso degli scavi per la realizzazione della\u00a0<strong>metropolitana di Salonicco<\/strong>. Altri reperti, concessi in prestito dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Napoli, sono stati ritrovati negli\u00a0<strong>scavi della linea 1 della metropolitana<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli oggetti in mostra si distinguono per la variet\u00e0 di materia e funzione:<strong>\u00a0sculture, mosaici, affreschi,\u00a0<em>instrumentum domesticum<\/em>, sigilli, monete, ceramiche, smalti, suppellettili d\u2019argento, oreficerie ed elementi architettonici\u00a0<\/strong>danno conto di una complessa realt\u00e0, connotata da eccellenze manifatturiere e artistiche. Grazie ai simboli dell\u2019Impero d\u2019Oriente, la creativit\u00e0 del mondo antico \u201ctransita\u201d, cos\u00ec, verso il Medioevo, con un\u00a0<strong>linguaggio rinnovato dalla fede cristiana e arricchito da innesti culturali iranici e arabi.\u00a0<\/strong><br \/>\nL\u2019esposizione \u00e8 accompagnata da un ricco apparato editoriale:\u00a0<strong>\u00a0catalogo scientifico<\/strong>\u00a0(in uscita a gennaio 2023),\u00a0<strong>guida breve, pubblicazione degli itinerari bizantini della Campania e guida dedicata ai bambini.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PREMESSE STORICHE E RAGIONI DI UNA MOSTRA: IL MITO DI BISANZIO<\/strong><br \/>\n<strong>Dopo circa quarant\u2019anni dall\u2019ultima esposizione in Italia, una mostra racconta il mondo affascinante e complesso dell\u2019Impero Bizantino<\/strong>: quell\u2019Impero Romano d\u2019Oriente (<em>Rom\u00e8i\u00a0<\/em>erano chiamati e si autodefinivano i suoi abitanti),\u00a0<strong>sopravvissuto per quasi dieci secoli alla caduta della\u00a0<em>pars Occidentis<\/em><\/strong>, quando il barbaro Odoacre nel 476 riusc\u00ec a deporre l\u2019ultimo imperatore d\u2019Occidente, Romolo Augustolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu allora che\u00a0<strong>Costantinopoli, la citt\u00e0 sul Bosforo, l\u2019antica\u00a0<em>Byzantion<\/em>\u00a0rifondata nel 330 dall\u2019Imperatore Costantino come \u201cNuova Roma\u201d,<\/strong>\u00a0<strong>divenne il centro e il cuore politico, istituzionale e culturale dell\u2019Impero Romano.<\/strong> Un Impero che, di fatto, <strong>continu\u00f2 a vivere fino al 1453<\/strong> (anno della caduta della capitale in mano ai Turchi di Maometto II), assumendo nel tempo\u00a0<strong>connotati diversi: la lingua greca, ad esempio, era usata per gli atti ufficiali e il Cristianesimo era stato assunto come religione di stato, fondante l\u2019identit\u00e0 dell\u2019Impero<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u201cmutamento di pelle\u201d indusse g<strong>li eruditi, dal Seicento in poi, a cercare un nuovo nome &#8211; Impero Bizantino<\/strong>\u00a0&#8211; per indicare una\u00a0<strong>realt\u00e0 politica che connetteva Oriente e Occidente<\/strong>, contribuendo cos\u00ec innegabilmente non solo alla f<strong>ormazione dell\u2019Europa medievale<\/strong>, ma anche alla\u00a0<strong>genesi dell\u2019Umanesimo<\/strong>. Una volta superati i pregiudizi primo-settecenteschi, che associavano <strong>al bizantinismo le negativit\u00e0 di una burocrazia invalidante e di una societ\u00e0 statica,<\/strong> il mito di Bisanzio, impero multietnico, \u00e8 cresciuto in questi ultimi tempi.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019ALLESTIMENTO AL MANN<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019ATRIO E L\u2019INGRESSO NEL SALONE DELLA MERIDIANA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019atrio del MANN, sul\u00a0<strong>grande capitello\u00a0<\/strong>(<strong>marmo proconnesio, VII secolo d.C., proveniente da Costantinopoli<\/strong>\u00a0e conservato al Museo archeologico \u201cPaolo Orsi\u201d di Siracusa), campeggiano la croce e il\u00a0<em>chrism\u00f3n<\/em>\u00a0(il monogramma composto dalle lettere greche<em>\u00a0X-chi<\/em>\u00a0e<em>\u00a0P<\/em>&#8211;<em>rho<\/em>) del nome di Cristo: l\u2019arte e la bellezza sono i principali veicoli per celebrare il trionfo della cristianit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto a questo manufatto alcuni\u00a0<strong>oggetti simbolici introducono al percorso espositivo che si sviluppa nel Salone della Meridiana<\/strong>: un viaggio nella storia dei Bizantini\u00a0<strong>dal 330 al 1204, anno della quarta crociata,\u00a0<\/strong>che determin\u00f2 la conquista latina di\u00a0\u00a0Costantinopoli e il momento cruciale nel processo di dissoluzione dell\u2019Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, dunque, il\u00a0<strong>grande mosaico pavimentale<em>\u00a0<\/em><\/strong>del\u00a0<strong>MANN<\/strong>\u00a0(oltre 4,5 m\u00a0di lunghezza), proveniente dal sito archeologico dell\u2019antica colonia romana di\u00a0<em>Minturnae<\/em>\u00a0e caratterizzato\u00a0<strong>da motivi geometrici, figure zoomorfe e vegetali<\/strong>; la\u00a0<strong>lastra con due animali<\/strong>&#8211;<strong>\u00a0<\/strong>un pegaso con testa e zoccoli equini e un grifo con testa di uccello e unghie di leone &#8211; del Museo archeologico di Cagliari; il<strong><em>\u00a0<\/em>frammento di mosaico pavimentale dalla Basilica di San Severo a Classe<em>\u00a0<\/em><\/strong>dal Museo Nazionale di Ravenna, con bordi multicolori e vivaci caratterizzazioni cromatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Salone della Meridiana<strong>\u00a0il visitatore \u00e8 accolto da<\/strong>\u00a0<strong>\u00a0opere iconiche:<\/strong>\u00a0la<em>\u00a0<\/em><strong>statua di un giovane aristocratico romano,<em>\u00a0<\/em><\/strong>che debutta nell\u2019agone politico<strong>\u00a0inaugurando le corse dei carri<\/strong>\u00a0(il manufatto \u00e8 in prestito dal Museo Centrale Montemartini), e il\u00a0<strong>busto del pensieroso filosofo greco<\/strong>\u00a0dal Museo archeologico di Salonicco\u00a0<strong>rappresentano bene, in apertura, un mondo in profonda trasformazione.<\/strong>\u00a0Presto, infatti, le classi aristocratiche si faranno\u00a0portavoce\u00a0di un\u00a0<strong>nuovo sentimento cristiano<\/strong>:\u00a0<strong>l\u2019imperatore non sar\u00e0 pi\u00f9 considerato un dio in terra ma il rappresentante in terra dell\u2019unico Dio<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Costantinopoli diverr\u00e0 la porta di accesso a una nuova dimensione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u00a0<strong><em>focus<\/em>\u00a0specifico<\/strong>, la mostra ricorda il duraturo\u00a0<strong>intreccio dei destini di Napoli e Bisanzio<\/strong>: un legame stretto<strong>\u00a0dal 536, anno in cui Napoli fu conquistata dalle armate dell\u2019Impero Romano d\u2019Oriente<\/strong>,\u00a0<strong>sino al 1137\u00a0<\/strong>quando, dopo la morte dell\u2019ultimo duca Sergio VII,\u00a0<strong>la citt\u00e0 si consegn\u00f2 al re di Sicilia, il normanno Ruggero II<\/strong>.<br \/>\nUn lasso temporale in cui l\u2019attuale capoluogo campano e il suo territorio vissero un duraturo periodo di autogoverno e indiscussa autonomia da dominazioni straniere: dagli anni Trenta del IX secolo, infatti, il controllo imperiale diretto si era indebolito e Napoli,<strong>\u00a0pur continuando a essere formalmente dipendente da Bisanzio, aveva istituito un ducato autonomo<\/strong>, sostenuto dall\u2019aristocrazia locale.<br \/>\nDiversi reperti in allestimento sono<strong>\u00a0testimonianze di queste contaminazioni culturali:<\/strong>\u00a0<strong>epigrafi e iscrizioni greco-cristiane, elementi architettonici con schemi compositivi e simboli della scultura bizantina, anfore<\/strong><em>\u00a0<\/em>che testimoniano floridi e costanti contatti con l\u2019Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL PERCORSO DI VISITA NEL SALONE DELLA MERIDIANA<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019esposizione racconta le caratteristiche della societ\u00e0 bizantina, servendosi di elementi diversi che amplificano le suggestioni dell\u2019esperienza di visita<\/strong>:\u00a0<em>in primis<\/em>, naturalmente,\u00a0<strong>i reperti<\/strong>, ottenuti\u00a0<strong>in<\/strong>\u00a0<strong>prestito<\/strong>\u00a0da tante prestigiose istituzioni; ancora, i\u00a0<strong>contenuti multimediali,<\/strong>\u00a0con\u00a0<strong>video\u00a0<\/strong>che ripropongono la<strong>\u00a0ricostruzione di Bisanzio<\/strong>\u00a0nel momento del suo massimo splendore, le principali\u00a0<strong>tipologie edilizie\u00a0<\/strong>e i\u00a0<strong>codici miniati,<\/strong>\u00a0supporti antichi della\u00a0<strong>scrittura<\/strong>; infine,\u00a0<strong>la grafica di sala<\/strong>, connotata dal colore giallo oro, presenta<strong>\u00a0mappe, linee del tempo<\/strong>,\u00a0<strong>gigantografie e riproduzioni\u00a0<\/strong>in dettaglio di\u00a0<strong>siti di culto ortodosso, interni di chiese e monasteri, magnifici mosaici<\/strong>\u00a0delle chiese ravennati e opere iconiche inamovibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong>sculture\u00a0<\/strong>e le<strong>\u00a0monete<\/strong>, in particolare dai Musei di Atene e Salonicco e dalle collezioni del MANN,\u00a0<strong>creanouna vera e propria galleria dei ritratti di imperatori<\/strong>: Teodosio, Giustiniano, Basilio II, Giovanni II Comneno e altri ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da non perdere, inoltre,<em>\u00a0<\/em><strong>croci greche d\u2019oro e d\u2019argento, bolle, collane, encolpi, croci pettorali e pendenti<\/strong>\u00a0(tra cui diversi\u00a0<strong>oggetti di particolare interesse, mai esposti prima, provenienti dal Museo Nazionale Romano<\/strong>). Alcuni\u00a0<strong>sigilli di autorit\u00e0 della Chiesa d\u2019Oriente\u00a0<\/strong>&#8211; da Fozio, patriarca di Costantinopoli, a Niceta, arcivescovo di Salonicco &#8211;\u00a0<strong>danno conto della forza delle \u201cgerarchie ecclesiastiche\u201d dell\u2019epoca.\u00a0<\/strong>In mostra\u00a0<strong>si celebra anche il potere del ceto dei burocrati dell\u2019amministrazione imperiale e dell\u2019esercito<\/strong>, celebre grazie all\u2019arma segreta del<em>\u00a0<strong>\u201c<\/strong><\/em><strong>fuoco greco\u201d:<\/strong>\u00a0in allestimento vi sono, infatti,<em>\u00a0<\/em>\u00a0le<strong>\u00a0granate in ceramica contenenti i proiettili<\/strong>\u00a0rinvenuti nel Castello di Santa Maria del Mare, presso Squillace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i tanti manufatti esposti \u00e8 necessario menzionare, inoltre, il<em>\u00a0<\/em>\u00a0<strong>grande disco onorario<\/strong>\u00a0(dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze),\u00a0<strong>concesso dall\u2019imperatrice Galla Placidia al potente generale\u00a0<em>Flavius Ardabur Aspar\u00a0<\/em>per i suoi meriti militari<\/strong>(l\u2019oggetto, quasi\u00a0<strong>due chili d\u2019argento lavorati a bulino<\/strong>, fu rinvenuto nel XVIII secolo nel torrente Cestione e donato al Granduca di Toscana); il famoso\u00a0<strong>elmo ostrogoto\u00a0<\/strong>del Museo dell\u2019Abruzzo Bizantino ed Altomedievale;\u00a0<strong>il piatto d\u2019argento con emblema figurato<\/strong><em>\u00a0<\/em>da Isola Rizza del Museo di Castelvecchio di Verona; il<strong>\u00a0pannello affrescato con un santo militare<em>\u00a0<\/em><\/strong>in prestito dal Museo della Cultura bizantina di Salonicco;\u00a0<strong>la figura di soldato rappresentata<\/strong>\u00a0su una<strong>\u00a0lastra in marmo\u00a0<\/strong>(frammentaria),\u00a0<strong>proveniente dal monastero delle Blacherne di Arta<\/strong>, nell\u2019Epiro, parte della Collezione archeologica di Paregoretissa. Di gran pregio\u00a0<strong>la<em>\u00a0<\/em>gemma in onice<\/strong><em>\u00a0<\/em><strong>con guerriero che caccia un cinghiale<\/strong>\u00a0(IV secolo) e il<em>\u00a0<\/em><strong>cammeo in diaspro rosso<\/strong><em>\u00a0<\/em><strong>con San Demetrio<em>\u00a0<\/em>della collezione Farnes<\/strong>e (X secolo), entrambi appartenenti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le suppellettili\u00a0<strong>della vita quotidiana<\/strong>, accanto a\u00a0<strong>ceramiche invetriate<\/strong>,\u00a0<strong>lucerne<em>,\u00a0<\/em>oggetti d\u2019uso comune,<\/strong>\u00a0vi sono anche: i\u00a0<strong>busti in marmo di due coniugi\u00a0<\/strong>rinvenuti insieme\u00a0(inizio del V secolo, dal Museo archeologico di Salonicco); alcune\u00a0<strong>raffinate stele<\/strong><em>;<\/em>\u00a0le\u00a0<strong>corone nuziali in bronzo<\/strong>\u00a0dal Museo Cristiano e Bizantino di Atene e, soprattutto, i<strong><em>\u00a0<\/em>preziosi gioielli simbolo della raffinatezza e della maestria orafa bizantina.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Diciassette gioielli aurei con gemme e pietre preziose<\/strong><em>\u00a0<\/em>formano,<strong>\u00a0intrecciati,\u00a0<\/strong>un magnifico\u00a0<strong>accessorio<\/strong>\u00a0<strong>d\u2019abbigliamento del IV secolo<\/strong>\u00a0concesso dall\u2019Eforato delle Antichit\u00e0 di Salonicco. Ancora, tra\u00a0<strong>anelli, orecchini con perle e granati, bracciali,\u00a0collane con perle di vetro e ametiste, croci e fibule filigranate in oro,\u00a0<\/strong>spiccano: un\u00a0<strong>preziosissimo bracciale in oro e smalto\u00a0<\/strong>(IX<em>\u00a0&#8211;\u00a0<\/em>X<em>\u00a0<\/em>secolo da Salonicco); alcune\u00a0<strong>gemme a soggetto cristiano<\/strong>\u00a0(San Demetrio e Sette dormienti di Efeso),<strong>prodotte a Venezia nel XIII secolo<\/strong><em>,<\/em>\u00a0inedite e custodite al MANN;\u00a0<strong>i famosi \u2018Ori di Senise\u2019\u00a0<\/strong>(seconda met\u00e0 VII secolo), parte dei quali\u00a0<strong>ricondotti dall\u2019orientamento prevalente della critica a maestranze costantinopolitane<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La ricchezza del\u00a0<em>corpus\u00a0<\/em>espositivo<\/strong>\u00a0connota tutte le sezioni della mostra, sottolineando le connessioni che l\u2019Impero bizantino cre\u00f2 tra mondo occidentale e orientale.<br \/>\nA testimoniare\u00a0<strong>l\u2019importanza del sacro nella cultura bizantina\u00a0<\/strong>si possono ammirare, nel Salone della Meridiana: un\u00a0<strong>pannello dipinto di due metri, con San Giorgio e San Nicola;<\/strong>\u00a0una bellissima<strong>\u00a0icona di San Anastasia da Naxos<\/strong>; un\u00a0<strong>mosaico con ritratto<\/strong><em>\u00a0<\/em>(705 &#8211; 707) e\u00a0<strong>uno con la Lavanda del Bambino,<\/strong><em>\u00a0<\/em>provenienti dall\u2019oratorio dedicato al papa greco Giovanni VII nella Fabbrica di San Pietro. L\u2019allestimento, inoltre, comprende<em>\u00a0<\/em><strong>basi d\u2019altare<\/strong>,\u00a0<strong>calchi in gesso di transetti ravennati, straordinari capitelli, lastre di pulpito, parti di sarcofagi e di iconostasi, ampolle ed epigrafi\u00a0<\/strong>che giungono\u00a0<strong>da Grecia, Ravenna, Cagliari, Siracusa, Agrigento, Torcello, Gaeta e Cortona; dai Musei Vaticani<\/strong>\u00a0\u00e8 concessa in prestito una\u00a0<strong>lastra in marmo bianco<\/strong>\u00a0in cui compaiono\u00a0<strong>croci sia a rilievo che graffite<\/strong>\u00a0e i<strong>ncisioni in armeno e latino.\u00a0<\/strong><br \/>\nQuanto mai interessante la presenza di un nucleo di\u00a0<strong>elementi architettonici\u00a0<\/strong>appartenenti al cosiddetto<strong><em>\u00a0<\/em>relitto di Marzememi<\/strong><em>,\u00a0<\/em>una\u00a0<strong>nave affondata<\/strong>\u00a0lungo la costa sud-orientale della Sicilia,<strong>\u00a0riferibi<\/strong><strong>le all\u2019et\u00e0 di Giustiniano (527-565) e probabilmente proveniente da Costantinopoli<\/strong>\u00a0con un carico destinato alla realizzazione di una chiesa nei territori bizantini d\u2019Italia.<br \/>\nNon mancano in esposizione\u00a0<strong>gli avori per gli arredi liturgici,\u00a0<\/strong>tra cui spiccano due\u00a0<strong>placchette\u00a0dal Museo Medievale di Bologna<\/strong>\u00a0&#8211; una con la \u201c<strong>vestizione di Aronne e dei suoi figli\u201d,<\/strong>\u00a0l\u2019altra con busti di santi &#8211; e una\u00a0<strong>formella del XII secolo<\/strong>\u00a0dal Museo Nazionale di Ravenna, con la\u00a0<strong><em>\u201c<\/em>dormizione della Vergine<em>\u201d\u00a0<\/em><\/strong>nell\u2019iconografia consolidatasi dopo il periodo iconoclasta.<br \/>\n<strong>Tra le varie sezioni<\/strong>\u00a0della mostra, non si pu\u00f2 non segnalare, infine, quella relativa alla<strong>\u00a0scrittura e alla produzione libraria e documentaria<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il permanere in Oriente della macchina burocratico-amministrativa romana e l<strong>\u2019alfabetizzazione diffusa\u00a0<\/strong>hanno consentito da un lato\u00a0<strong>la conservazione delle opere scientifiche, letterarie e filosofiche in greco,<\/strong>\u00a0giunte a noi proprio grazie a Bisanzio; dall\u2019altro<strong>\u00a0la conoscenza indiretta di testi che non si conservati materialmente, ma sono citati nelle opere degli eruditi bizantini<\/strong>.<br \/>\nTra le opere esposte sono eccezionali i\u00a0<strong>prestiti dalla Biblioteca Laurenziana di Firenze<\/strong>, da cui giungono un preziosissimo\u00a0<strong>Tetravangelo greco di fine XI-inizi XII secolo<\/strong>, forse gi\u00e0 nella\u00a0<strong>biblioteca di Lorenzo il Magnifico<\/strong>\u00a0&#8211; esemplare unico per lo splendido apparato decorativo tra cui\u00a0<strong>risaltano 294 miniature in campo aperto<\/strong>\u00a0&#8211; e una straordinaria\u00a0<strong>miscellanea di testi medici e fisiatrici<\/strong>. La miscellanea, prodotta a Bisanzio nel X secolo con un\u2019elaborata iconografia, \u00e8 appartenuta alla collezione medicea e per un certo periodo \u00e8 stata trasferita anche a Roma per volere di Papa Clemente VII. Dalla Grecia, invece, sono concessi in prestito\u00a0<strong>un incredibile Lezionario miniato della met\u00e0 dell\u2019XI secolo<\/strong>\u00a0(dall\u2019<strong>Eforato di Antichit\u00e0 delle Cicladi) conservato ad Amorgos,<\/strong>\u00a0e un\u00a0<strong>Rotolo<em>\u00a0<\/em>con la divina\u00a0<\/strong><strong>liturgia di S.Giovanni Crisostomo<\/strong>\u00a0(XII\/XIII sec) dal Museo Cristiano e Bizantino di Atene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>UNO SGUARDO AL PRESENTE<\/strong><br \/>\nLa mostra di Napoli getta una sguardo su un mondo che \u00e8 lo specchio di\u00a0<strong>tutto quanto l\u2019Occidente aveva perduto con il crollo dell\u2019Impero Romano e che avrebbe lentamente e faticosamente riconquistato<\/strong>\u00a0nei secoli successivi all\u2019anno Mille: tecniche artistiche e produttive, modi di intendere l\u2019estetica degli oggetti, scritti e saperi.<br \/>\n<strong>L\u2019esposizione getta luce anche sulle strutture di un impero universale e autocratico\u00a0<\/strong>ma<strong>\u00a0<\/strong>capace, allo stesso tempo, di tenere unita una societ\u00e0 multietnica e composita,\u00a0<strong>di cui sono stati eredi sia l\u2019impero zarista che l\u2019Islam sultaniale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire\u00a0<strong>dalla presa di Costantinopoli anche il sultano ottomano user\u00e0 il titolo di \u201cimperatore di Roma\u201d\u00a0<\/strong>e nel suo Impero<strong>\u00a0la cultura romano-bizantina sar\u00e0 perpetuata di fatto<\/strong>.<br \/>\nLa storia ci aiuta sempre a capire il presente: le contrapposizioni successive e molte delle tensioni e dei conflitti, che tutt\u2019oggi interessano quell\u2019area definita da Fernand Braudel \u201cMediterraneo Maggiore\u201d, hanno di fatto trovato linfa nel vuoto determinato dalla caduta di Bisanzio e dalle ceneri dell\u2019Impero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BIZANTINI. 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