{"id":11378,"date":"2022-05-31T08:17:46","date_gmt":"2022-05-31T06:17:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=11378"},"modified":"2022-05-31T18:03:25","modified_gmt":"2022-05-31T16:03:25","slug":"accademia-dei-lincei-come-sta-il-mediterraneo-e-come-gestirlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=11378","title":{"rendered":"Ecologia &#8211; Accademia dei Lincei come sta il Mediterraneo e cosa fare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Riportiamo questo articolo scritto nel 2014 in quanto, oggi pi\u00f9 che mai, \u00e8 di assoluta attualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Accademia dei Lincei \u00e8 una delle pi\u00f9 prestigiose e serie istituzioni scientifiche italiane e del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 loro consuetudine avvisano i vari governi e li informano delle <strong>misure pi\u00f9 urgenti che servono per evitare catastrofi future;<\/strong> che gli scienziati possono seriamente prevedere. Purtroppo ancora <strong>oggi 2022 non sembra che quanto qui scritto sia stato capito e ascoltato.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ACCADEMIA\u00a0 NAZIONALE\u00a0 DEI\u00a0 LINCEI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0XIV \u00a0 GIORNATA\u00a0 MONDIALE\u00a0 DELL\u2019ACQUA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UNA LUNGA SERIE DI INTERVENTI SCIENTIFICI CHE CI POSSONO AIUTARE A <strong>CAPIRE COME STA IL NOSTRO MEDITERRANEO E LE SFIDE CHE DOBBIAMO VINCERE \u00a0<\/strong>PER UN ACCETTABILE SOPRAVVIVENZA DELL&#8217;UOMO !<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>ACQUA POTABILE\u2026PESCI\u2026PORTI\u2026CEMENTIFICAZIONI\u2026INQUINAMENTO \u2026RISCALDAMENTO GLOBALE&#8230; E LA NOSTRA FUTURA SOPRAVVIVENZA !<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Convegno<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>G<\/b><b>ESTIONE<\/b><b>\u00a0 <\/b><b>SOSTENIBILE<\/b><b>\u00a0 <\/b><b>DEL<\/b><b>\u00a0 M<\/b><b>EDITERRANEO<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(21\u00a0 MARZO\u00a0 2014)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Riassunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I seguenti riassunti sono limitati alle spiegazioni pi\u00f9 facilmente comprensibili al lettore medio, quindi si sono volutamente tralasciate molte \u00a0precisazioni di tipo prettamente scientifico, tecnico-legislativo o troppo localistiche. \u00a0Ci scusiamo con i relatori citati e con quelli non citati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sapevate che\u00a0<strong>\u00a0i funghi marini sono impiegati in vari settori <span style=\"color: #ff0000;\">come antitumorali, antibatterici, antivirali, antifungini, anti-infiammatori<\/span> o \u201cenzyme inhibitor compounds\u201d ? Leggete pi\u00f9 sotto.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0Michele CAPUTO (Linceo, Sapienza Universit\u00e0 di Roma).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di affrontare il tema: Mediterraneo ed ecologia; quali problemi e \u00a0quali soluzioni, vi proponiamo un&#8217;interessante carrellata storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0STORIA DEL MEDITERRANEO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il bacino del Mediterraneo \u00e8 stato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-per molti secoli la culla per una successione di civilt\u00e0. L&#8217;Egitto, poi la Grecia, quindi Roma, infine gli arabi<\/strong> e poi, anche a causa delle contese interne, ci si deve fermare per molti secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Ognuna ha <strong>almeno parzialmente ereditato la cultura ed, in qualche caso, ma parzialmente, gli usi ed i costumi della precedente<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Ognuna ha lasciato un segno tangibile nell\u2019architettura<\/strong>\u00a0e non solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-il rispetto dell\u2019ambiente e per l\u2019acqua solo Roma ha lasciato un segno prepotente ed\u00a0 indelebile per il proprio rispetto e grande apprezzamento per l\u2019acqua. <\/strong>Lo provano gli acquedotti costruiti ed ancora esistenti come monumenti di civilt\u00e0 in Italia, Francia ed altrove nonch\u00e9 le numerose terme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ancora oggi le forniture di acqua a Roma si avvalgono delle importanti sorgenti usate dai romani antichi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Nel Mediterraneo<strong> dopo i romani vennero gli arabi che ci lasciarono una cultura scientifica avanzata e, non dimentichiamolo, i numeri.<\/strong> Poi fu una specie di <strong>caos dovuto ai conflitti di forze endogene in Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora,<strong> dopo il risorgimento politico del nord Africa nella seconda met\u00e0 del secolo scorso, il Mediterraneo, riflettendo con sfasamento il tragico caos europeo dei secoli passati, \u00e8 scontro di culture o religioni<\/strong> che, coi continui conflitti di ogni tipo sono misura della nostra pochezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Invece di essere luogo di convergenza di idee ed azioni per la conservazione dell\u2019ambiente, dell\u2019aria e dell\u2019acqua, oggi il Mediterraneo rispecchia la diversit\u00e0 che lo circonda sia culturalmente che nella natura geologica<\/strong> rivelatasi con importanti teorie pi\u00f9 o meno recenti che, ad esempio, assegnano geologicamente la regione degli Iblei in Sicilia\u00a0 all\u2019Africa ed, ovviamente, con evidenti diversit\u00e0 faunistiche e vegetali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Si \u00e8 detto che il rapporto dell\u2019uomo con l\u2019ambiente si realizza in due fasi:<strong> il rapporto dell\u2019individuo col proprio corpo seguito dal rapporto del corpo coll\u2019ambiente esterno: quello che solitamente si intende per natura. Ma questo accoppiamento di rapporti \u00e8 solo un primo passo,<\/strong> come il vagito di qualcosa che poi si scopre essere un insieme di concetti, di amministrazioni, chiamiamole pure cos\u00ec, e di politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>La circolazione generale del Mare Mediterraneo e il servizio marino per la sostenibilit\u00e0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nadia PINARDI (Universit\u00e0 di Bologna)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Negli scorsi venti anni si \u00e8 concluso il processo di configurazione del servizio oceanografico a sostegno della<strong> ricerca oceanografica e per lo sviluppo delle attivit\u00e0 marittime.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il nuovo paradigma di pensiero \u00e8 quello di un sistema di <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-monitoraggio integrato e in tempo reale<\/strong> che fornisca sia previsioni a corto termine dello stato tridimensionale del mare che ricostruzioni dettagliate della struttura della circolazione oceanica o rianalisi, per lo studio dei processi fondamentali della dinamica dell\u2019oceano. In questo breve riassunto riportiamo tre delle recenti scoperte sulla circolazione del Mare Mediterraneo rese possibili da questo nuovo servizio oceanografico operativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima rianalisi ad alta risoluzione del Mare Mediterraneo \u00e8 stata portata a termine nel 2011, ricostruendo la circolazione dal 1987 al 2007. Questo ha permesso di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>studiare la struttura della circolazione media e della sua variabilit\u00e0 decadale e di scoprire il fenomeno dell\u2019inversione della circolazione nel Mare Ionio settentrionale, <\/strong>per la prima volta evidenziato solo in esperimenti di simulazione numerica. Tale fenomeno, di cui nei prossimi anni si dovr\u00e0 confermare la scala temporale, \u00e8 di grande importanza per una corretta gestione delle risorse di pesca nel bacino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La seconda scoperta fatta grazie alla rianalisi \u00e8 quella della ragione dell\u2019innalzamento del livello medio del mare negli ultimi venti anni, registrato e documentato nel Mediterraneo con l\u2019altimetria satellitare.\u00a0 Il livello medio del Mare Mediterraneo sembra infatti crescere ad un tasso inferiore a quello dell\u2019oceano globale e si \u00e8 cercato di capirne le ragioni.\u00a0 <strong>Con la rianalisi si \u00e8 capito\u00a0 che il livello medio del Mare Mediterraneo<\/strong> \u00e8 la conseguenza di una risposta ad un forzante ciclico (dovuto all\u2019effetto sterico) e un forzante stocastico che \u00e8 dovuto al non perfetto bilanciamento tra il trasporto a Gibilterra e il flusso di acqua netto all\u2019interfaccia aria-mare. Questa nuova interpretazione mette in luce come il livello del mare dei bacini semi-chiusi abbia in generale delle caratteristiche diverse da quelle dell\u2019oceano globale\u00a0 o altri suoi sottobacini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Sustainable Shipping: <i>innovazioni <\/i>green<i> per il trasporto marittimo<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea COGLIOLO (RINA Services SpA, Genova)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Questo documento cerca di riassumere in poche pagine gli aspetti pi\u00f9 significativi delle normative ambientali, in vigore e di possina entrata in vigore, applicabili alle navi: dalla Convenzione internazionale per la gestione delle acque di zavorra, alla Convenzione Internazionale di Hong Kong per lo smaltimento sicuro ed ecologico delle navi, dall\u2019Annesso VI della MARPOL per la limitazione delle emissioni in aria di NOx e SOx, alle misure per la riduzione delle emissioni di CO2. Sono citate possibili soluzioni tecniche ai vari problemi posti dalla normativa, con particolare attenzione all\u2019uso del metano come possibile futuro combustibile per le navi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>1. INTRODUZIONE\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio che anche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-il settore del trasporto marittimo <\/strong>stia vivendo un periodo nel quale \u00e8 posta grande attenzione alle questioni ambientali da parte di legislatori, noleggiatori, investitori, assicuratori, banche e, ultimi ma non meno importanti, del pubblico e dei media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; L\u2019inquinamento causato della navi in esercizio pu\u00f2 essere suddiviso in due grandi categorie<strong>: inquinamento causato da emissioni in atmosfera di gas inquinanti e gas serra e inquinamento causato da emissioni in mare.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le sostanze che sono riconosciute come principali responsabili dell&#8217;inquinamento atmosferico ricordiamo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0-(A) NOx, SOx e particolato, generati dalla combustione di combustibili fossili, e VOC, che vengono rilasciati nell&#8217;atmosfera durante le operazioni di imbarco e sbarco dei carichi liquidi di origine organica;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0-(B) sostanze lesive dello strato di ozono, come i clorofluorocarburi, impiegate a bordo ad esempio negli impianti di estinzione incendio e refrigerazione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0-(C) gas serra (GHG), considerati responsabili del riscaldamento globale, come l&#8217;anidride carbonica, gli ossidi di azoto, l\u2019ossido di carbonio, (generati principalmente dalla combustione di combustibili fossili), il metano e i clorofluorocarburi, di cui al punto precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0&#8211;<strong>La prevenzione dell&#8217;inquinamento del mare da parte delle navi in esercizio \u00e8 stato ampiamente affrontato a livello internazionale negli ultimi decenni.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il 17 settembre 2008 \u00e8 entrata in vigore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-a livello internazionale la \u201cInternational Convention on the Control of Harmful Anti-fouling Systems on Ships\u201d con l&#8217;obiettivo di vietare l&#8217;uso di sistemi antivegetativi a base di stagno imponendo l&#8217;uso di vernici senza TBT.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i <strong>materiali pericolosi utilizzati <\/strong>per la costruzione delle navi alla fine del loro ciclo di vita, se non adeguatamente gestiti e, quando possibile, riciclati, possono diventare una fonte di inquinamento per l&#8217;ambiente e un problema di salute e di sicurezza per le persone coinvolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<b>2. SPECIE MARINE INVASIVE &#8211; LA CONVENZIONE BWM\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L&#8217;introduzione di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-specie marine invasive in nuovi ambienti, trasportate insieme all\u2019acqua di zavorra delle navi, \u00e8 stata identificata come una delle maggiori minacce per gli oceani del mondo.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8212;<span style=\"color: #ff0000;\">-Le navi trasferiscono circa 10-12 miliardi di tonnellate di acqua di zavorra in tutto il mondo ogni anno.<\/span><\/strong> Insieme all\u2019acqua vengono trasferite migliaia di specie marine: tutto ci\u00f2 che \u00e8 abbastanza piccolo da passare attraverso le prese a mare degli impianti di zavorra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\">Sono inclusi batteri e altri microbi, piccoli invertebrati e uova, cisti e larve di varie specie.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si stima che in qualsiasi momento,<span style=\"color: #ff0000;\"><strong> da 3.000 a oltre 4.500 specie diverse sono presenti nelle acque di zavorra<\/strong><\/span> delle navi di tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stragrande maggioranza delle specie marine trasportate non sopravvive al viaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, <strong>quando tutti i fattori sono favorevoli, una specie nuova per l\u2019ambiente ospitante, pu\u00f2 riprodursi e diventare invasiva,<\/strong> prevaricando le specie autoctone. Il risultato \u00e8 la modifica di interi ecosistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Molti sistemi sono gi\u00e0 disponibili sul mercato, e utilizzano diverse tecnologie quali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-filtrazione meccanica, lampade a raggi ultravioletti, ossidazione, de &#8211; ossigenazione (con gas inerte o CO2), elettrolisi ed elettro &#8211; clorazione, ozonizzazione, ultrasuoni ecc.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>3. EMISSIONI IN ARIA &#8211; MARPOL ANNESSO VI\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a03.1 GENERALE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel seguito sono riportate alcune considerazioni sulle emissioni in aria dovute ai gas di scarico dei motori principali e ausiliari delle navi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a03.2 NOx:\u00a0<strong>responsabili delle piogge acide e dei fenomeni di eutrofizzazione.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione di NOx dipende principalmente <strong>dalla progettazione del motore e dalle condizioni di funzionamento, oltre che dal tipo di combustibile impiegato<\/strong> (ad esempio olio combustibile o LNG ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo recenti studi, <strong>il 33 % degli NOx prodotti proviene dall\u2019industria del trasporto marittimo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi sono considerati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8211;<span style=\"color: #ff0000;\">responsabili delle piogge acide e dei fenomeni di eutrofizzazione.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuovi limiti per le emissioni di NOx, applicabili ai motori di nuova installazione, sono entrati in vigore il 1\u00b0 gennaio 2011, e ulteriori riduzioni di tali limiti sono previste al 1\u00b0 gennaio 2016 per le navi che navigheranno nelle aree ad emissioni controllate \u201cECA\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Mentre<strong> la riduzione delle emissioni di NOx da TIER I a TIER II pu\u00f2 essere soddisfatta dalla progettazione e dalle impostazioni operative del motore, senza la necessit\u00e0 di installare apparecchiature e sistemi supplementari<\/strong>,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <strong>il rispetto dei limiti di emissione per le aree ECA a partire dal 2016, per la maggior parte dei motori navali, ad oggi, sembra essere necessaria l&#8217;installazione di apparecchiature e sistemi aggiuntivi esterni al motore,<\/strong> ad esempio gli SCR (Selective Catalitic Reduction Systems).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a03.3 SOx<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione di SOx <strong>dipende dal tipo di combustibile utilizzato<\/strong> a bordo e, in particolare, <strong>dal suo contenuto di zolfo.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo studi recenti, i combustibili per uso marittimo contengono una media di 27000 ppm di zolfo contro i 10 ppm del combustibile utilizzato nelle automobili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I numeri sopra riportati chiariscono le ragioni per cui pubblico e media sostengono che qualche miglioramento possa e debba essere effettuato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I limiti sulle emissioni di zolfo da combustibili marini sono attualmente regolamentati dall&#8217;annesso VI alla convenzione MARPOL, da una direttiva UE e dalle leggi nazionali. Alcuni esempi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019industria propone<strong> soluzioni con \u201cdry scrubbers\u201d, cio\u00e8 di tipo a secco, e \u201cwet scrubbers\u201d cio\u00e8 basati sull\u2019impiego di acqua, in anello aperto<\/strong> (l&#8217;acqua viene prelevata dal mare, usata per lavare gli scarichi e, dopo una processo di depurazione\/separazione, scaricata in mare) o in anello chiuso (l&#8217;acqua viene trattata con additivi, soda caustica, utilizzata per il lavaggio degli scarichi, depurata, addittivata e riutilizzata), o in ciclo ibrido (ad esempio anello aperto in alto mare e anello chiuso nelle baie e nei porti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.4. CO2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un momento nel quale la<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera per mitigare il riscaldamento globale \u00e8 un argomento molto sentito,<\/strong> ci sono aspettative anche dal comparto marittimo sul miglioramento delle prestazioni sia delle navi nuove che di quelle esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I legislatori hanno preso in considerazione l&#8217;adozione di nuovi strumenti obbligatori per controllare le emissioni di gas serra dal settore marittimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-La flotta mondiale di circa 90.000 navi rappresenta circa il 4 % delle emissioni totali di CO2.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Le navi trasportano pi\u00f9 di 90 % di tutte le merci <\/strong><\/span>(misura in tonnellate &#8211; km), ma una nave produce meno del 3 % delle emissioni di gas serra rispetto a un aeromobile (un aereo produce 540 grammi di CO2 per 1 tonnellata di carico per km, contro i 15 grammi della nave)..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-D&#8217;altra parte \u00e8 previsto un aumento della flotta mondiale con conseguente aumento dei consumi e delle emissioni dovute al trasporto marittimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La met\u00e0 della flotta mondiale nel 2020 sar\u00e0 ancora rappresentata da navi che gi\u00e0 operano o che stanno per essere consegnate<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Al fine di raggiungere l&#8217; obiettivo di una riduzione sostanziale delle emissioni di gas serra dalle navi, il Comitato IMO MEPC ha approvato un pacchetto di <strong>misure tecniche e operative.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Lo scopo del piano previsto \u00e8 quello di <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>favorire l&#8217;applicazione delle numerose tecniche che possono portare ad un risparmio di combustibile.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pi\u00f9 ovvie includono:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0a) pianificazione del viaggio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b) ottimizzazione della velocit\u00e0 e della potenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c) gestione ottimizzata della nave (ottimizzazione della zavorra, dell\u2019uso del timone e del pilota automatico)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">d) miglioramento della gestione della flotta<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">e) gestione energetica di bordo (dal recupero del calore, alla conservazione dell\u2019energia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">f) lavori di modica atti a migliorare il comportamento energetico della nave<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0per citarne solo alcuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>4. IL GAS NATURALE LIQUEFATTO &#8211; LNG\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il gas naturale liquefatto ha il vantaggio della quasi totale assenza di zolfo, garantisce livelli di emissioni di NOx entro i limiti richiesti dalla fase 3 TIER III, e consente una riduzione di circa il 20% delle emissioni di CO2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Potrebbe essere una soluzione per un trasporto marittimo sempre pi\u00f9 sostenibile.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli argomenti da mettere insieme come in un mosaico per poter impiegare nel prossimo futuro il gas naturale come combustibile marino sono:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0&#8211; <strong>disponibilit\u00e0 di normative internazionali che ne permettano l\u2019uso a bordo di navi (non metaniere),\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <strong>sviluppo di soluzioni tecniche<\/strong> per gli impianti a bordo della nave,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <strong>sviluppo di una logistica terrestre<\/strong> per il GNL<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <strong>disponibilit\u00e0 di leggi e autorizzazioni che permettano lo sviluppo della logistica e definiscano le regole\u00a0 \u00a0 di sicurezza<\/strong> per le operazioni di rifornimento,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; sostenibilit\u00e0 finanziaria<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; impatto sociale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<b>5. CONCLUSIONI\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <strong><span style=\"color: #ff0000;\">L&#8217;innovazione tecnologica sar\u00e0 sempre pi\u00f9 necessaria<\/span> <\/strong>per far fronte a tali requisiti in modo ambientalmente ed economicamente sostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<b>6. BIOGRAFIA DELL\u2019AUTORE\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Cogliolo, attualmente Vice General Manager Marine e Responsabile del settore innovazione di RINA Services SpA, ha conseguito la laurea in Ingegneria Elettrotecnica presso l&#8217;Universit\u00e0 di Genova nel 1984.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso anno ha iniziato a lavorare presso l&#8217;Istituto Idrografico della Marina Militare Italiana e, un anno pi\u00f9 tardi, nel 1985, presso il Registro Italiano Navale come tecnico addetto all\u2019approvazione disegni della sezione impianti eletrici e automazione navale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Membro del Comitato Tecnico 18 del CEI &#8221; Impianti elettrici di navi e di unit\u00e0 mobili offshore e fisse&#8221; dal 1993, ne ha assunto la Presidenza nel 2004 ed \u00e8 l&#8217;attuale Presidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rappresentante di RINA Services SpA nella ACAE (Associazione per la certificazione delle apparecchiature elettriche) fin dalla fondazione nel 1991, \u00e8 Presidente dell&#8217;Associazione dal 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato membro del gruppo di lavoro IACS WP on Electricity dal 1997-2004 e del IACS Machinery Panel negli anni 2007 e 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Mediterraneo e biodiversit\u00e0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ferdinando BOERO (Universit\u00e0 del Salento &#8211; CNR ISMAR)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Il Mediterraneo \u00e8 un &#8220;punto caldo&#8221; per la biodiversit\u00e0 marina: la sua limitata superficie, rispetto a quella dell&#8217;oceano globale,<\/strong> ospita in proporzione pi\u00f9 specie di quante ce ne potremmo attendere se la biodiversit\u00e0 fosse distribuita in modo omogeneo in tutti i mari del globo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Molte specie sono endemiche, cio\u00e8 vivono solo in Mediterraneo. I numeri sono solo indicativi. Basti pensare che, nel mondo, abbiamo descritto circa due milioni di specie, e le stime del numero effettivo di specie si aggirano attorno agli otto milioni. Ogni numero \u00e8 una sottostima dell&#8217;entit\u00e0 reale del patrimonio a nostra disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La biodiversit\u00e0 del Mediterraneo \u00e8 in <strong>rapida evoluzione. Centinaia di specie ad affinit\u00e0 tropicale stanno entrando nel bacino e vi stabiliscono<\/strong> popolazioni pi\u00f9 o meno stabili che, in alcuni casi, stanno cambiando il funzionamento degli ecosistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Parallelamente, ma in modo meno evidente, le specie ad affinit\u00e0 fredda sembrano in crisi. Il riscaldamento globale sta cambiando in modo radicale la vita nel nostro mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-Per un paese come l&#8217;Italia, con 8500 km di coste<\/strong>, la vita nelle acque dovrebbe essere un argomento di importanza prioritaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i><\/i><b><i>Gestione delle risorse alieutiche, in bilico tra economia ed ecologia<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Angelo TURSI (Consorzio nazionale scienze del mare, Bari)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gestione delle risorse alieutiche, sebbene abbia rappresentato un obiettivo prioritario di politiche mondiali (es. FAO), europee (UE) e nazionali (MiPAAF) \u00e8, a parere dell\u2019Autore, <strong>ancora lontana da una sua risoluzione tecnica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Numerose sono le cause di questa incapacit\u00e0 del sistema di valutazione e, di conseguenza, del sistema di gestione nel risolvere questa problematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Il Mediterraneo, per le sue peculiarit\u00e0 ambientali, nel senso pi\u00f9 ampio del termine, non pu\u00f2 in alcun modo compararsi con il vicino Atlantico<\/strong> per cui anche modelli implementati da prestigiose Scuole di Alieutica, trovano difficile applicazione nell\u2019ecosistema mediterraneo. I mari italiani costituiscono, nell\u2019ambito dell\u2019intero Mediterraneo, un\u2019isola particolare di conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Rispetto all\u2019incertezza nella valutazione ecologica e alla complessit\u00e0 del sistema alieutico si rende necessario pertanto un \u201capproccio ecosistemico\u201d<\/strong>, per il quale, a dire il vero, si \u00e8 iniziato a lavorare da un po\u2019 di anni,.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019approccio ecosistemico prevede<strong> l\u2019integrazione di differenti strumenti <\/strong>ed approcci per trattare in modo efficace situazioni complesse che si presentano rispetto alla molteplicit\u00e0 di interessi e di esigenze, tra quelle ecologiche, economiche e sociali.\u00a0<i>Alcuni risultati del Progetto Bandiera RITMARE (Ricerca ITaliana per il MARE)<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fabio TRINCARDI (ISMAR-CNR, Venezia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo generale di RITMARE si pu\u00f2 sintetizzare nella triplice finalit\u00e0 di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>supportare politiche integrate per la salvaguardia dell\u2019ambiente (\u201cla salute del mare\u201d),<\/strong> di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>permettere uno sfruttamento sostenibile delle risorse<\/strong> (\u201cil mare come sistema di produzione\u201d) e di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>avviare una strategia di prevenzione e mitigazione degli impatti naturali<\/strong> (\u201cil mare come fattore di rischio\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Si tratta di un obiettivo di particolare interesse per l\u2019Italia data la sua collocazione geografica e la dimensione del suo settore marittimo-cantieristico<\/strong> (che dai dati 2008 vale il 2,7% del PIL e coinvolge circa 400.000 addetti).\u00a0Il progetto RITMARE si articola in sette sottoprogetti dei quali vengono nel seguito riassunti gli obiettivi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a01. Tecnologie Marittime. <strong>La crescita del Paese passa attraverso elementi cruciali del settore produttivo marittimo-cantieristico: mobilit\u00e0 sostenibile, efficienza energetica<\/strong>,<strong> qualit\u00e0 del prodotto <i>Made in Italy<\/i>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La risposta a queste sfide risiede nell\u2019<strong>aumentare la competitivit\u00e0 italiana nel settore delle grandi navi da trasporto, da crociera e degli yacht.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Questo obiettivo pu\u00f2 essere <strong>raggiunto solo attraverso l\u2019innovazione dei materiali, delle tecnologie ICT, nell\u2019aumento dell\u2019efficienza energetica e del ciclo di vita dei natanti, della loro sicurezza e comfort.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Queste innovazioni consentiranno all\u2019Italia di potenziare il proprio ruolo europeo di piattaforma interfaccia terra-mare nel Mediterraneo e di prepararsi adeguatamente alla <i>Post-Hydrocarbon Era<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. <strong>Tecnologie per la Pesca Sostenibile<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong><span style=\"color: #ff0000;\">La flotta da pesca italiana e il volume di pescato annuo sono al primo posto nel Mediterraneo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Aumenta per\u00f2 la consapevolezza della <strong>rapida erosione reti delle trofiche che richiede una valutazione sempre pi\u00f9 attenta degli stock, lo studio e l\u2019adozione di tecniche anti bycatch, e lo sviluppo di una moderna acquacoltura.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Occorre inoltre <strong>capire i meccanismi e gli impatti della diffusione di specie alienein costante aumento in Mediterraneo a causa delle acque di zavorra e dei cambiamenti climatici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Occorre dotarsi urgentemente di <strong>sistemi di localizzazione e quantificazione delle risorse ittiche e costruire una nuova generazione di sistemi osservativi e di attrezzature per la pesca.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-A questo fine verr\u00e0 anche realizzato un prototipo di peschereccio ad elevata tecnologia, capace di assicurare qualificata produzione di pescato, bassi costi di esercizio e alta efficienza energetica, massima sicurezza a bordo, basso impatto ambientale sia in termini di emissioni che di contaminazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a03. Pianificazione dello Spazio Marittimo nella Fascia Costiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Per l\u2019Italia, circondata da 8.500 km di coste, \u00e8 ormai divenuto imprescindibile realizzare una <strong>efficace pianificazione dello spazio marittimo ed una gestione sostenibile della fascia costiera,<\/strong> dotando altres\u00ec le amministrazioni centrali e locali di validi strumenti di supporto alle decisioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-A tal fine verranno<strong> sviluppate molteplici tecnologie atte a realizzare un\u2019efficace pianificazione dello spazio marittimo e gestione sostenibile della fascia costiera,<\/strong> in termini di conoscenza dell\u2019evoluzione nel breve e lungo periodo (inclusa quella legata agli impatti antropici storici sui sistemi costieri), dei processi e della qualit\u00e0 delle matrici ambientali (acqua e sedimenti), nonch\u00e9 di strumenti di supporto alle decisioni &#8211; implementati tenendo conto anche della valenza socio-economica &#8211; da fornire alle amministrazioni centrali e locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Si stanno anche sviluppando metodologie integrate nei settori dell\u2019indagine batimetrica e dell\u2019<i>habitat mapping<\/i>, del monitoraggio avanzato, dei sistemi di preallarme del rischio costiero, della risposta rapida ad eventi sia naturali che di origine antropica\u00a0 e della mitigazione degli impatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a04. Pianificazione dell\u2019Ambiente Marino Profondo e di Mare Aperto. &#8211;<strong><span style=\"color: #ff0000;\">Gli ambienti marini profondi costituiscono una ricchezza di frontiera per l\u2019economia del futuro.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Per poterne valutare appieno le potenzialit\u00e0 <strong>\u00e8 indispensabile una conoscenza delle loro caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche, per verificare eventuali pericolosit\u00e0 e il possibile sfruttamento ecosostenibile delle risorse sia geologiche che biologiche,<\/strong> rafforzando la ricerca sulle comunit\u00e0 biologiche profonde anche in termini di utilizzo di beni e servizi (tecnologie blu).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Si sta realizzando, <strong>per la prima volta in Italia, il censimento e la mappatura sistematica dei lineamenti di pericolosit\u00e0 naturale e di possibile sfruttamento delle georisorse.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Si cerca inoltre di compiere per la prima volta una <strong>valutazione degli impatti antropici sui fondali marini cercando di definire per la prima volta una cartografia dell\u2019\u201cuso del territorio marino\u201d in analogia a quanto si fa per le aree emerse con le carte dell\u2019uso del suolo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Per migliorare la comprensione dell\u2019ambiente profondo, si stanno inoltre implementando modelli di circolazione oceanica profonda e di mare aperto (formazione di acque dense e ai transienti climatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a05. Sistema Osservativo dell\u2019Ambiente Marino Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Le direttive europee impongono che l\u2019ambiente marino debba essere osservato, gestito e protetto. Il sistema osservativo integrato, che verr\u00e0 realizzato in ambito RITMARE, costituir\u00e0 un decisivo contributo nazionale alla strategia europea delle infrastrutture di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il sistema si basa sullo <strong>sviluppo di una rete di siti fissi in aree-chiave del Mediterraneo, di tecniche di osservazione remota, di messa a sistema delle attuali capacit\u00e0 osservative ed operazionali,<\/strong> e di strumenti che permetteranno osservazioni e misure sui fondali o nella colonna d\u2019acqua fino alle massime profondit\u00e0 del Mediterraneo, che costituiscono tuttora una frontiera quasi inesplorata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a06. Strutture di Ricerca, Formazione e Divulgazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La buona riuscita di RITMARE passa attraverso la sua capacit\u00e0 di divulgare i risultati raggiunti, formare nuove generazioni di figure professionali, nonch\u00e9 di dotare il Paese di infrastrutture di ricerca efficienti e condivise.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7. Infrastruttura interoperabile per la Rete Osservativa e i dati marini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>RITMARE \u00e8 un progetto multidisciplinare e intersettoriale che fornir\u00e0 dati e prodotti che saranno messi a disposizione della comunit\u00e0 scientifica e di utenti specifici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>La \u2018strategia marin\u00e0 al livello nazionale e il nodo irrisolto dell\u2019itticoltura italiana<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Enrico ALLEVA (Linceo, ISS, Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong><span style=\"color: #ff0000;\">Il cambiamento climatico globale interessa in forma crescente tutti i comparti della biosfera,<\/span> <\/strong>e massivamente quello delle <strong><span style=\"color: #ff0000;\">acque oceaniche, marine e dolci. <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Questo fenomeno mette a rischio la biodiversit\u00e0 ecosistemica e causa perduranti effetti, attraverso la catena trofica acquatica, anche sulla specie umana<\/strong><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>, <\/strong><\/span>con particolare riguardo a popolazioni vulnerabili quali individui immaturi, anziani o portatori di patologie per esempio a carattere neuro-immunitario o nutrizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne sono risultate alterazioni comportamentali potenzialmente in grado di influire sulla crescita ponderale, il rilascio di ormoni dello stress, cambiamenti selettivi in parametri neurochimici del sistema nervoso centrale, soprattutto l\u2019aumentata biomagnificazione nell\u2019assorbimento di neurotossici; questo ultimo effetto<strong><span style=\"color: #ff0000;\"> potrebbe nocivamente colpire il sistema nervoso centrale umano nel caso di immissione di tali soggetti ittici nella catena trofica complessiva.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>&#8211;<\/b><strong>L\u2019analisi della qualit\u00e0 delle acque \u00e8 un argomento molto discusso<\/strong> in diversi ambiti delle scienze sociali e della politica, quali la sanit\u00e0, il turismo, la pesca fino a <strong>comprendere temi legati alla politica internazionale, quali l\u2019inquinamento delle falde acquifere e lo sviluppo di nuovi modelli di avanzamento tecnologico,<\/strong> in generale denominati \u201cbio-economici\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Il monitoraggio ambientale delle acque, quindi, sta assumendo un\u2019importanza cruciale nel pianificare politiche di sviluppo economico rispettose dell\u2019ambiente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La ricerca scientifica e tecnologica si sta gi\u00e0 muovendo nell\u2019indirizzare i propri sforzi verso la progettazione di metodi e dispositivi miniaturizzati i pi\u00f9 efficienti possibile per la rivelazione rapida e precisa<strong> della presenza di sostanze chimiche inquinanti e dannose per la salute di uomini e animali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Ringraziamenti<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dott. Accoto \u00a0ringrazia il progetto PONa3_00077, \u201cInfrastruttura per Tecnologie BioMEMS di Sensing Avanzato per Monitoraggio e Diagnostica Ambientale e Alimentare\u201d per il finanziamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Un approccio integrato ed olistico per studi di dispersione in mare finalizzati alla\u00a0conservazione della biodiversit\u00e0 ed alla prevenzione dell\u2019inquinamento<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S. ALIANI (Istituto di Scienze Marine, ISMAR-CNR, La Spezia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sez. di La Spezia, ha una lunga tradizione nello studio dei processi che regolano il trasporto e la dispersione di sostanze in mare.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Lo studio di questi processi \u00e8 fondamentale in ambito di conservazione della biodiversit\u00e0 e prevenzione dell&#8217;inquinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Lo svantaggio \u00e8 che queste informazioni sono solo superficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I modelli numerici possono fornire dati di velocit\u00e0 anche nella dimensione verticale. I loro risultati purtroppo dipendono dalle condizioni iniziali e dalle parametrizzazioni utilizzate e devono quindi essere continuamente validati attraverso i dati osservati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Nuove frontiere nell&#8217;esplorazione e mitigazione dell&#8217;inquinamento in Mediterraneo<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. SPROVIERI (IAMC-CNR, Capo Granitola)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mar Mediterraneo \u00e8 il bacino semi-chiuso pi\u00f9 grande del mondo, culla della civilt\u00e0 occidentale e luogo di residenza permanente e\/o periodica di milioni di cittadini europei ed africani<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La salute del <i>mare nostrum<\/i> e delle sue risorse biologiche ed abiotiche rappresenta pertanto una priorit\u00e0 espressa in maniera chiara ed efficace a tutti i livelli nazionali ed internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0&#8211;<strong>L\u2019attuazione della Marine Strategy Framework Directive rappresenta attualmente una priorit\u00e0 di azione a scala europea proprio in tale settore. Attivit\u00e0 di esplorazione sullo stato di benessere del mar Mediterraneo sono attualmente in corso<\/strong> anche nell\u2019ambito del progetto Ritmare che tende, tra le sue numerose azioni, a verificare lo stato di contaminazione del bacino alla scala locale e regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>E&#8217; altrettanto importante verificare la capacit\u00e0 di recupero ambientale di aree marine costiere e profonde, <\/strong>caratterizzate da fenomeni di inquinamento diffusi e\/o puntiformi, tramite l\u2019utilizzo di tecnologie avanzate e innovative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Stima e misura delle onde estreme: rilevanza per la progettazione <\/i>offshore<i> e la navigazione<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A. BENETAZZO, F. BARBARIOL, S. CARNIEL, M. SCLAVO (ISMAR-CNR, Venezia) \u2013 F. BERGAMASCO (Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari, Venezia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0&#8211;<strong>Riprodurre e osservare le forma delle onde pi\u00f9 alte (estreme) attese durante una mareggiata <\/strong>\u00e8 di fondamentale importanza per definire l\u2019onda di progetto, cio\u00e8 quella utilizzata per dimensionare le opere che si trovano in ambiente marino (dalle piattaforme offshore, alle chiglie delle navi, ai moli foranei dei porti, etc).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<i>Gestione dei posidonieti mediterranei in qualit\u00e0 <\/i><b><i>di <\/i>nursery<i> di risorse alieutiche: gli interventi di salvaguardia con dissuasori antistrascico nei siti \u2018Natura 2000\u2019 del Lazio settentrionale<\/i><\/b><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">F. CERFOLLI,\u00a0 G. NASCETTI (Universit\u00e0 della Tuscia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<b>INTRODUZIONE<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Le praterie mediterranee di <i>Posidonia oceanica<\/i> (L.) Delile sono un riconosciuto habitat marino per numerose specie a rischio di depauperamento e costituiscono una nursery per molte risorse alieutiche (Bedini R.,2003; Vega Fernandez T. et al., 2005; Diaz-Almela E. et al., 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Dalle indagini in corso, <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>questo habitat \u00e8 in regressione\u00a0 in tutto il Mar Mediterraneo con potenziali rischi di compromissione delle risorse ittiche<\/strong><\/span> (Duarte C.M., 2002; Ardizzone G. et al., 2006; Boudouresque C.F. et al., 2006; Bonacorsi M. et al., 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Numerose sono le tipologie progettuali per far fronte alla regressione delle praterie di <i>Posidonia oceanica<\/i> (Procaccini G. et al., 2001; Ruiz J.M. et al., 2001a; 2001b).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Il progetto POSEIDONE ha principalmente <strong>lo scopo di salvaguardare e restaurare l\u2019habitat prioritario \u201cPraterie di Posidonia\u201d<\/strong> (1120* ai sensi della Direttiva Habitat), in due Siti d\u2019Importanza Comunitaria (SIC) del litorale laziale, parzialmente compromessi, sottocosta, dalla pesca a strascico illegale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto LIFE POSEIDONE \u00e8 finalizzato<strong> all&#8217;attuazione di una strategia gestionale delle risorse alieutiche e di salvaguardia della biodiversit\u00e0 marina condivisa con le associazioni della pesca, c<\/strong>apace di avere una risonanza sui restanti 18 siti marini della Rete Natura 2000 regionali, basata anche su precedenti esperienze LIFE (www.lifecomebis.eu).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Processo integrato fotocatalisi-ozonizzazione per l\u2019acquacoltura sostenibile<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G. CAMERA-RODA, F. SANTARELLI, A. CARDILLO (Universit\u00e0 di Bologna)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<b>Introduzione<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019acquacoltura potr\u00e0 rivestire un ruolo sempre pi\u00f9 importante nella gestione delle risorse ittiche <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>a patto che arrivi a soddisfare al meglio i requisiti della \u201csostenibilit\u00e0\u201d.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Verso tale obiettivo sono indirizzati i sistemi a ricircolo (RAS recirculating aquaculture systems) [1], nei quali<strong> il drastico contenimento della quantit\u00e0 di acqua \u201cfresca\u201d di ricambio e quindi anche di quella di scarico pu\u00f2 ridurre in maniera sostanziale sia lo sfruttamento delle risorse naturali sia l\u2019impatto ambientale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Tuttavia\u00a0 in tali sistemi diventa <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>assolutamente indispensabile un efficiente trattamento dell\u2019acqua ricircolata per mantenere gli organismi allevati (pesci, molluschi o crostacei) in ottime condizioni igieniche <\/strong><\/span>e di salute, arrivando cos\u00ec ad un prodotto sicuro e di qualit\u00e0. I sistemi di depurazione dell\u2019acqua di ricircolo devono pertanto eliminare i composti chimici dannosi prodotti dal metabolismo o dalla degradazione degli alimenti non consumati e contemporaneamente ottenere una sanificazione microbiologica. Sistemi di depurazione fisica (filtrazione, schiumazione ecc.) e biologica sono normalmente utilizzati a tal fine in quanto presentano diverse caratteristiche positive, quali buone rese di depurazione, costi di esercizio e di impianto relativamente contenuti e pochi effetti collaterali indesiderati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <strong>Ciononostante non sempre tali tecniche sono sufficienti ad arrivare da sole ai livelli di purificazione desiderati, infatti non sono in grado di eliminare in misura significativa n\u00e9 alcune sostanze organiche recalcitranti ad una depurazione biologica, che generalmente risultano essere tossiche o inibenti la crescita anche a basse concentrazioni, n\u00e9 alcuni microorganismi dannosi o patogeni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-\u00c8 evidente che in un sistema a ricircolo, in mancanza di un\u2019ulteriore purificazione, le concentrazioni di questi agenti indesiderati raggiungerebbero valori tanto pi\u00f9 elevati quanto pi\u00f9 \u00e8 bassa la portata dell\u2019acqua di ricambio e quanto pi\u00f9 \u00e8 alta la densit\u00e0 di allevamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>D\u2019altra parte la tendenza, in linea con le esigenze della sostenibilit\u00e0, \u00e8 quella di andare verso sistemi quanto pi\u00f9 \u201cchiusi\u201d possibile e relativamente \u201cintensivi\u201d, ma comunque non a discapito della purezza dell\u2019acqua, che \u00e8 determinante per la qualit\u00e0 finale del prodotto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Occorre pertanto affiancare altri trattamenti che siano in grado di controllare nei RAS l\u2019innalzamento di: solidi colloidali fini, composti organici disciolti, nitriti e microorganismi indesiderati, cio\u00e8 di tutti i fattori negativi che i sistemi tradizionali non sono in grado di limitare in maniera efficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Materiali e metodi<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Come accennato nell\u2019introduzione il sistema integrato fotocatalisi-ozonizzazione \u00e8 stata provato su un acquario marino di barriera che ospita una densa popolazione di coralli molli e duri, alcuni pesci, stelle marine ed altri piccoli organismi marini.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019acqua marina \u00e8 stata preparata sciogliendo in acqua demineralizzata una miscela commerciale di sali (Reef Crystal della Aquarium System) fino a raggiungere una salinit\u00e0 di 34 g\/L.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Conclusioni<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il processo integrato fotocatalisi-ozonizzazione provato per alcuni anni su un sistema chiuso (acquario di barriera) ha mostrato diverse caratteristiche positive che sono di grande interesse per un potenziale utilizzo in sistemi RAS. In effetti la ricerca sul processo integrato ha evidenziato i seguenti punti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo \u00e8 semplice ed \u00e8 possibile un alto livello di automazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I costi di esercizio sono contenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reazione fotocatalitica pu\u00f2 anche essere attivata anche attraverso la radiazione solare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia la fotocatalisi sia l\u2019ozonizzazione possono essere attivate o disattivate molto semplicemente senza ritardi come avviene nei processi biologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La manutenzione \u00e8 estremamente ridotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attivit\u00e0 del materiale fotocatalitico si mantiene a lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono necessari additivi chimici ad eccezione evidentemente dell\u2019ozono, che viene comunque prodotto in situ.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia il potenziale redox sia la concentrazione di ossigeno vengono mantenuti a livelli ottimali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli indesiderati bromati vengono controllati con ottima efficienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversi composti indesiderati, praticamente gran parte dei composti organici disciolti, sono rimossi con efficacia. Tra essi anche quelli pi\u00f9 tossici e non biodegradabili (e quindi non attaccabili attraverso una filtrazione biologica o meccanica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La nitrificazione viene migliorata, con un\u2019ottima trasformazione dei composti ammoniacali in nitrati senza il ritardo dovuto all\u2019attivazione del processo e senza l\u2019inibizione ad elevate concentrazioni di ammoniaca che sono tipici dei processi biologici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>L\u2019eventuale ozono in eccesso viene abbattuto dalla radiazione UV<\/strong> (ed anche dal fotocatalizzatore), cosicch\u00e9 l\u2019ozono non pu\u00f2 arrivare in vasca e un eventuale sovradosaggio risulta molto meno pericoloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli apparati sono compatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moduli di fotocatalisi e\/o di ozonizzazione possono essere aggiunti o tolti a piacere a seconda delle esigenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Il processo integrato viene affiancato in maniera semplice e diretta alla filtrazione biologica con un alleggerimento del lavoro a carico della stessa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Le capacit\u00e0 di ottenere in parallelo una sanificazione microbiologica dell\u2019acqua <\/strong>grazie al processo fotocatalisi-ozonizzazione non sono ancora state studiate sufficientemente a fondo, ma \u00e8 molto verosimile che siano elevate e saranno oggetto di studi futuri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Il contributo della ricerca alla modernizzazione della pesca italiana<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">F. FIORENTINO (IAMC-CNR, Mazara del Vallo)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>La pesca italiana <\/strong><\/span>si trova in una fase di crisi strutturale dovuta all\u2019effetto combinato di diversi fattori quali il sovra-sfruttamento dei principali stock ittici, la vetust\u00e0 delle imbarcazioni e l\u2019elevata incidenza dei costi energetici, l\u2019inadeguatezza dei processi di cattura, le carenze del sistema di conservazione, trasformazione e commercializzazione e le difficolt\u00e0 di un\u2019efficace gestione della \u201cfiliera\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Lo sviluppo della pesca fino a tempi recenti si \u00e8 basato sul principio del libero accesso al prelievo e sull&#8217;assunto irrealistico di poter contare indefinitamente in risorse abbondanti, bassi costi di produzione e mercati a basso valore aggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Il processo di integrazione comunitaria, le dinamiche dei costi delle materie prime e le profonde trasformazioni in atto nella societ\u00e0 <strong>spingono alla ricerca di nuove strategie per modernizzare la filiera &#8220;dalla rete al piatto&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali strategie di superamento della crisi devono contemplare sinergicamente<strong> tutte le necessit\u00e0 di innovazione di processo, di prodotto e, non ultima, di modifiche ed adeguamenti amministrativi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In questo contributo sono ricordati<strong> i principali contributi della ricerca italiana alla modernizzazione del settore ed i temi di indagine nel prossimo futuro<\/strong> per consentire una nuova fase di sviluppo della pesca entro un quadro di sostenibilit\u00e0 socio-economica ed ambientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Biodiversit\u00e0 microbica nel Mar Mediterraneo<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G.M. LUNA (ISMAR-CNR, Venezia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>-I microrganismi marini rivestono un ruolo essenziale nel funzionamento degli oceani.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Attraverso le loro semplici attivit\u00e0 vitali, quali la respirazione, la produzione di biomassa e la degradazione della materia organica, i procarioti planctonici mediano i flussi di energia e materia lungo le reti trofiche, e plasmano la composizione chimica degli oceani, perpetuando i cicli biogeochimici che rendono possibile la vita degli esseri superiori, compreso l\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Si pu\u00f2 senza dubbio affermare che l\u2019oceano \u00e8 un \u201cmondo microbico\u201d, dato che ogni singola goccia d\u2019acqua ospita oltre un milione di microbi, e che la loro biomassa globale \u00e8 equivalente a quella di 50 milioni di balene blu.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Questo immenso mondo microscopico \u00e8 caratterizzato da <strong>un\u2019elevata diversit\u00e0, e recenti stime indicano in oltre un milione il numero di possibili specie presenti negli oceani. T<\/strong>uttavia, le conoscenze sulla biodiversit\u00e0 dei microrganismi marini sono ancora estremamente limitate, in conseguenza delle difficolt\u00e0 associate alla loro identificazione, dovute alla taglia estremamente ridotta, alla relativa semplicit\u00e0 morfologica (che ne impedisce una rapida classificazione al microscopio) ed alla difficolt\u00e0 nell\u2019isolarli in colture pure, fino a pochi anni fa prerequisito fondamentale per la loro identificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Con l\u2019avvento delle moderne tecniche di sequenziamento del DNA (Next Generation Sequencing) \u00e8 oggi possibile studiare la biodiversit\u00e0 dei microrganismi marini ad un livello di dettaglio senza precedenti,<\/strong> identificando le specie sulla base di specifici marker genetici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contributo sono mostrati alcuni dati, tra i primi disponibili per il Mar Mediterraneo, sulla biodiversit\u00e0 delle comunit\u00e0 di procarioti (Batteri ed Archaea), ottenuti nell&#8217;ambito del Progetto di Ricerca RITMARE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>I dati ottenuti mostrano che il Mar Mediterraneo \u00e8 sede di una biodiversit\u00e0 microbica molto elevata,<\/strong> e rappresentano una importante base conoscitiva per future indagini volte a studiare la diversit\u00e0 a maggiori scale spaziali e temporali, comprenderne il ruolo nel funzionamento ecosistemico, e prevedere la possibile risposta delle comunit\u00e0 ai cambiamenti di origine naturale o antropica nell\u2019intero bacino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>La conservazione delle risorse naturali nelle aree costiere del Molise: conflittualit\u00e0 tra le attivit\u00e0 antropiche e gli obiettivi di qualit\u00e0 paesaggistica<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D. CIALDEA, L. MASTRONARDI (Universit\u00e0 del Molise)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>1. Introduzione<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio ha come obiettivo l\u2019analisi delle relazioni tra le dinamiche socio-economiche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-c<strong>on particolare riferimento al turismo e alla conservazione della biodiversit\u00e0 in relazione agli obiettivi di qualit\u00e0 paesaggistica nelle aree costiere del Molise,<\/strong> al fine di fornire strumenti utili alle scelte di pianificazione territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le zone costiere rivestono un\u2019importanza strategica sul piano sociale, economico ed ambientale, ma sono afflitte da problemi biofisici ed antropici intercorrelati<\/strong> (Commissione Europea, 2000, 2001, 2013) che<strong> si ripercuotono sul paesaggio, sull\u2019uso delle risorse e sulla biodiversit\u00e0<\/strong>, da cui discende la necessit\u00e0 di attuare un modello di gestione orientato alla sostenibilit\u00e0 e alla rigenerabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La qualit\u00e0 del paesaggio e delle risorse naturali costituiscono la base necessaria e imprescindibile del settore turistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>-Il legame che si instaura tra il turismo e le risorse ambientali<\/strong><\/span> pu\u00f2 risultare, tuttavia, conflittuale (Budowski, 1976; Shaw, Williams, 1992; Cooper et al., 2002): esso contribuisce alla realizzazione di obiettivi socio-economici e culturali attraverso la conservazione delle risorse naturali che caratterizzano un determinato luogo, ma\u00a0 <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>pu\u00f2 determinare un degrado ambientale<\/strong> <\/span>(Murphy, 1994; Coccossis, Nijkamp, 1985; Swarbrooke, 1999).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il modello turistico prevalente nelle localit\u00e0 costiere \u00e8 quello definito <i>sol y playa<\/i> (Battigelli, 2007),<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-contraddistinto dalla stagionalit\u00e0 dei flussi turistici, che determinano uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, la saturazione della viabilit\u00e0, il sovraffollamento e di conseguenza l\u2019aggravamento della qualit\u00e0 della vita (MATT, 2002).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo scenario, <strong>l\u2019idea guida \u00e8 quella di aver messo a punto una metodologia di lettura delle interconnessioni tra i vari fattori al fine di definire un apporto utile alla pianificazione in special modo paesaggistica.<\/strong> \u00c8 stato individuato il caso studio di Campomarino, sede di aree residuali dunari ed area fortemente interessata dall\u2019antropizzazione e dallo sfruttamento a fini turistici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>2. I principi della conservazione delle risorse naturali legati agli obiettivi di qualit\u00e0 paesaggistica<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Nel quadro della pianificazione nazionale, il piano paesaggistico costituisce un riferimento normativo di particolare rilevanza,<\/strong> che \u00e8 stato negli ultimi anni affinato dalle integrazioni del cosiddetto Codice Urbani<b><sup>[1]<\/sup><\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Grande attenzione viene dedicata non pi\u00f9 solo agli ambiti cui viene riconosciuto elevato valore paesaggistico, ma anche a \u201cquelli significativamente compromessi o degradati\u201d, fino a sottolineare la necessit\u00e0 di prevedere \u201clinee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili<\/strong> con i diversi livelli di valore riconosciuti\u201d, sottolineando le esigenze della salvaguardia sia dei siti patrimonio dell&#8217;UNESCO sia delle \u201caree agricole\u201d, che vengono per la prima volta prese in forte considerazione (Cialdea, 2007, 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Pertanto<strong> sono allo studio interventi ed azioni di trasformazione del territorio e contemporaneamente si approfondiscono le metodologie per l\u2019attenuazione degli impatti prodotti dagli interventi sull\u2019ambiente e sul contesto territoriale<\/strong>. Gli obiettivi specifici sono stati definiti attraverso analisi qualitative e quantitative degli elementi individuati precedentemente in ciascun ambito territoriale e costituiscono il presupposto per definire gli interventi di <i>conservazione<\/i>, di <i>sviluppo compatibile<\/i> o di <i>riqualificazione<\/i> che si ritiene di prevedere per ciascuna realt\u00e0 territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>3. Una metodologia di lettura del territorio attraverso un\u2019analisi muticriteriale finalizzata alla tutela dei paesaggi degradati<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della relazione che intercorre tra il turismo e le risorse naturali si \u00e8 avvalso di un set di 67 indicatori che hanno permesso di verificare <strong>un approccio del tipo multi-settoriale, ritenuto in grado di riassumere le modalit\u00e0 di interazione e di rappresentarle in modo adeguato<\/strong>. I fenomeni investigati (macro-determinanti) mediante il set di indicatori sono:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; l\u2019offerta turistica;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; la domanda turistica;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il territorio;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il sistema marino e costiero;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; le risorse idriche;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; l\u2019energia elettrica;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; i rifiuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>4. Il caso-studio\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comune di Campomarino \u00e8 localizzato<strong> nell\u2019area litoranea del Basso Molise, la quale seppur interessata da rilevanti cambiamenti nell\u2019assetto demografico ed economico (Mastronardi, 2008), continua a custodire situazioni ambientali meritevoli di conservazione,<\/strong> testimoniate dalla presenza di sette Siti di Importanza Comunitaria individuati ai sensi della Direttiva Habitat, contenenti habitat propri di zone umide e ripariali, costiere e calanchive, oltre a un discreto numero di specie animali e due specie vegetali di interesse prioritario: <i>Stipa austroitalica <\/i>e<i> Himantoglossum adriaticum<\/i> (Di Marzio et al., 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La zona costiera oggetto di studio registra <strong>una significativa condizione di sviluppo e presenta una chiara attitudine turistica di tipo balneare, a cui si associano alcune problematiche di carattere ambientale<\/strong> (Mastronardi, De Gregorio, 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Nell\u2019area, inoltre, si concentra<strong> la maggior parte dell\u2019agricoltura intensiva della regione, grazie alle favorevoli condizioni pedoclimatiche e alla buona disponibilit\u00e0 irrigua ed inoltre ospita il pi\u00f9 importante nucleo industriale della regione<\/strong> (Forleo et al. 2011). Interessante dal punto di vista storico\u2010culturale \u00e8 la presenza dei tratturi \u201cL\u2019Aquila\u2010Foggia\u201d e \u201cCenturelle\u2010Montesecco\u201d, rispetto ai quali emerge la necessit\u00e0 di una<strong> riconsiderazione delle politiche di conservazione e gestione alla luce<\/strong> delle linee pi\u00f9 recenti di sviluppo sostenibile, finalizzandole sia al recupero di quanto \u00e8 rimasto inalterato nel tempo sia alla promozione di forme di fruizione compatibili (Mastronardi, Fanelli, 2008; Di Martino et al., 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il comune di Compomarino, ha registrato una forte espansione demografica (+40% degli ultimi trent\u2019anni), la quale ha avuto delle ripercussioni sul patrimonio abitativo e di conseguenza sull\u2019assetto territoriale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019offerta turistica risulta fondata in prevalenza sulle seconde case e sulle residenze turistico-alberghiere. La domanda turistica risulta alquanto stagionale, con rilevante densit\u00e0 a livello territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-La crescita del turismo non \u00e8 stata accompagnata, dunque, <\/strong>da una adeguata ricettivit\u00e0 alberghiera e pertanto si \u00e8 sviluppata grazie ad una edificazione a volte eccessiva, accompagnata in alcune realt\u00e0 territoriali dai fenomeni di abusivismo (Cialdea, 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-\u00c8 utile ricordare che le abitazioni turistiche<\/strong> comportano un consumo di suolo eccessivo, se messe a confronto con le strutture alberghiere(EEA, 2001).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>5. Conclusioni<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Il modello turistico dominante nell\u2019area oggetto di studio del <\/strong><span style=\"color: #ff0000;\">tipo <i>sol y playa<\/i>, basato sulle case-vacanza<\/span><strong> e caratterizzano dalla patologia della stagionalit\u00e0,<\/strong> \u00e8 fonte di molteplici impatti ambientali, riferiti in particolar modo al consumo di suolo, alla biodiversit\u00e0, all\u2019inquinamento delle acque marine, alle risorse idriche ed energetiche, ai rifiuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo piano paesaggistico regionale dovr\u00e0 coprire tutto il territorio regionale definendo per ciascun ambito omogeneo individuato specifiche prescrizioni e previsioni ordinate sia al mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni sottoposti a tutela, sia all\u2019individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili con i diversi livelli di valore riconosciuti e con il principio del <strong><span style=\"color: #ff0000;\">minor consumo del territorio.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Caratterizzazione di <\/i>batterioplancton<i> e <\/i>zooplancton<i> in porti turistici del\u00a0<\/i><\/b><b><i>bacino del Mediterraneo. Dati preliminari<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E. TAMBURINI, S. SERGI, E. BULLITA, C. RUGGERI (Universit\u00e0 di Cagliari) \u2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C. ROSSANO, F. SCAPINI (Universit\u00e0 di Firenze)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Introduzione <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-A causa della loro posizione strategica tra mare e terra,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>-i porti sono ambienti particolarmente critici <\/strong><\/span>in quanto possono ricevere l&#8217;inquinamento proveniente dalla terra ferma, dalle navi e dalle diverse attivit\u00e0 portuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-\u00c8 interessante notare come le aree portuali non siano ambienti chiusi, quindi<strong> il loro inquinamento pu\u00f2 influenzare gran parte delle zone costiere adiacenti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L&#8217;inquinamento del porto pu\u00f2 derivare da incidenti, scarichi delle navi, manutenzione del porto, dragaggio, attivit\u00e0 di terra, immondizia, polvere, scarichi fognari e altre fonti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Le aree costiere del Mediterraneo, e soprattutto quelle che ospitano i porti, sono pertanto a<strong> rischio di un irreversibile degrado ambientale che, a sua volta, incide negativamente su tutto il bacino del Mediterraneo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-I porti turistici sono soggetti ad un grande impatto stagionale, con conseguente sfruttamento ambientale e immissione di inquinanti nell\u2019ambiente<\/strong> [<i>Baum 2001, Seasonality in Tourism, Eds Baum &amp; Lundtorp<\/i>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In particolare<strong> l&#8217;inquinamento causato dagli idrocarburi petroliferi <\/strong>\u00e8 uno dei maggiori problemi ambientali nei porti ed \u00e8 principalmente associato al traffico pesante delle navi e delle barche e alle strutture situate nella zona portuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Anche nei porti meglio gestiti, a causa delle continue perdite di <strong>oli combustibili e oli lubrificanti dai serbatoi delle navi,<\/strong> le acque superficiali ed i sedimenti all&#8217;interno ed adiacenti ai porti, risultano essere contaminati da idrocarburi petroliferi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Obiettivo specifico del presente lavoro \u00e8 stato quello di <strong>fornire un quadro dello stato ecologico delle acque dei porti turistici di Cagliari (Sardegna, Italia), El Kantaoui (Tunisia) ed Heraklion (Creta, Grecia).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In ciascuna area portuale sono state<strong> individuate differenti stazioni di campionamento localizzate in settori deputati a differenti utilizzi specifici (es. barche da diporto, navi passeggeri, ingresso del porto). Con lo scopo di descrivere le variazioni stagionali<\/strong> nei parametri biologici sono state condotte tre campagne di campionamento nel corso dell\u2019anno 2012: durante l\u2019inverno, agli inizi dell\u2019estate, prima della stagione turistica, e in tarda l\u2019estate, dopo la stagione turistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>I batteri sono importanti componenti biotici degli ambienti marini dove svolgono un ruolo fondamentale<\/strong> nei cicli degli elementi sia come produttori primari che come eterotrofi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-D\u2019altro canto molti microrganismi hanno evoluto la capacit\u00e0 di impiegare gli idrocarburi come fonte di carbonio ed energia per la loro crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Pertanto, i batteri degradatori di idrocarburi svolgono un ruolo fondamentale <\/strong><\/span>a livello globale nella rimozione degli idrocarburi petroliferi e nei processi di autodepurazione negli habitat marini [<i>Nat Rev Microbiol, 2006, 4:173-82<\/i>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Grazie alla loro elevata velocit\u00e0 di crescita<strong>, i batteri esibiscono una risposta rapida ai cambiamenti ed alle perturbazioni ambientali.<\/strong> Pertanto, negli ultimi anni, la caratterizzazione delle comunit\u00e0 batteriche \u00e8 stata riconosciuta a livello internazionale come un valido strumento per valutare gli impatti antropici sugli ecosistemi, <strong>i<\/strong>nclusa l\u2019esposizione a sostanze inquinanti, quali gli idrocarburi petroliferi [<i>FEMS Microbiol Ecol, 2003, 46:233-46<\/i>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La comunit\u00e0 planctonica, costituita dagli organismi che colonizzano la colonna d&#8217;acqua, dipende strettamente oltre che dalle condizioni chimico-fisiche dell&#8217;acqua stessa,<\/strong> dalle dinamiche dei livelli trofici adiacenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Gli organismi dello zooplancton si nutrono di fitoplancton e batteri se consumatori primari o di individui planctonici pi\u00f9 piccoli se consumatori secondari.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Per questi motivi, e grazie ai brevi cicli vitali ed alla presenza di forme larvali di specie sia planctoniche che afferenti da altri compartimenti come il benthos, <strong><span style=\"color: #ff0000;\">lo zooplancton rappresenta uno dei principali indicatori di stato dell\u2019ecosistema e delle sue variazioni.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>I porti stessi rappresentano zone protette ricche di sostanze nutritive e possono essere considerati come nursery in cui gli organismi dello zooplancton, ed in particolare gli stadi larvali<\/strong> che lo costituiscono, possono svolgere i loro cicli vitali [<i>J Plankton Res, 1982, 4: 791-812<\/i>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Risultati<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Struttura delle comunit\u00e0 dello zooplancton<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il plot nMDS confronta i valori dei coefficienti di similarit\u00e0 calcolati tra tutti i campioni a livello di stazioni e mostra le differenze tra campioni distribuendoli su un grafico a due assi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019analisi con nMDS ha mostrato <strong>in particolar modo differenze tra porti pi\u00f9 che tra stagioni, con una elevata omogeneit\u00e0 tra i campioni del porto di Cagliari <\/strong>che rientrano tutti entro un coefficiente di similarit\u00e0 del 70%, mentre all\u2019opposto i campioni del porto di El Kantaoui si trovano separati per stagioni ed in particolar modo in inverno distanti come struttura di comunit\u00e0 dagli altri due porti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In questo scenario il porto di Heraklion ha caratteristiche intermedie. L\u2019analisi ANOSIM ha confermato la significativit\u00e0 delle differenze tra le strutture di comunit\u00e0 tra porti (ANOSIM one way, R = 0,445, p= 0,0001) e tra stagioni (ANOSIM one way, R = 0,134, p= 0,001), in quest\u2019ultimo caso<strong> sia con la stagione invernale che quella pre-turistica significativamente diverse dalla post-turistica, mentre l\u2019invernale e la pre-turistica non differiscono significativamente tra di s\u00e8.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Struttura delle comunit\u00e0 del batterioplancton<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019analisi nMDS ha mostrato <strong><span style=\"color: #ff0000;\">un marcato cambiamento stagionale nella struttura di comunit\u00e0 del batterioplancton.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Esclusivamente nel caso del porto di Heraklion si osserva una parziale sovrapposizione tra le comunit\u00e0 prima e dopo la stagione turistica che invece risultano nettamente separate per gli altri due porti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Per tutti i porti si osserva una marcata differenziazione delle comunit\u00e0 invernali.<\/strong> Si evidenzia al contempo una eterogeneit\u00e0 nelle comunit\u00e0 del porto di Heraklion rispetto a quelle di Cagliari ed El Kantaoui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Potenzialit\u00e0 degradative del batterioplancton<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il titolo vitale dei batteri eterotrofi nelle acque superficiali del porto di Cagliari \u00e8 risultato significativamente superiore (Kruskall-Wallis p&lt;0.05) a quello determinato nei campioni raccolti dai porti di El Kantaoui ed Heraklion.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-I titoli vitali dei batteri degradatori di gasolio sono significativamente superiori (Kruskall-Wallis p&lt;0.05) nei campioni raccolti dal porto di El Kantaoui rispetto a quelli raccolti ad Heraklion, mentre il sito di Cagliari presenta valori intermedi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Per quanto concerne<strong> i titoli vitali dei batteri eterotrofi, l\u2019abbondanza dei batteri degradatori di gasolio mostra un significativo cambiamento stagionale nel porto di El Kantaoui<\/strong> dove i valori determinati nei campioni di acqua superficiale raccolti durante la campagna invernale sono significativamente inferiori (ANOVA p&lt;0.05) rispetto a quelli registrati al termine dell\u2019estate (dopo la stagione turistica), mentre un valore intermedio \u00e8 stato riscontrato all\u2019inizio dell\u2019estate (prima della stagione turistica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Infine la caratterizzazione tramite analisi del gene 16S rRNA dei principali batteri degradatori di idrocarburi che colonizzano l<strong>e acque superficiali dei tre porti in studio ha mostrato nel sito di Cagliari <\/strong>una preponderanza di ceppi batterici appartenenti al genere <i>Pseudomonas<\/i>, un genere ben noto per la capacit\u00e0 di degradare idrocarburi e caratterizzato da una strategia di crescita di tipo copiotrofico, ovvero una velocit\u00e0 di crescita elevata e la capacit\u00e0 di impiegare un\u2019ampia gamma di fonti di carbonio idrocarburiche e non idrocarburiche<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Nei siti di El Kantaoui ed Heraklion <\/strong>\u00e8 stata invece rinvenuta la presenza di membri dei generi <i>Alcanivorax<\/i> e <i>Marinobacter, <\/i>tipici batteri idrogenoclastici obbligati, ovvero batteri marini oligotrofi altamente specializzati nella degradazione di idrocarburi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Conclusioni<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il protocollo, che \u00e8 in via di realizzazione nell\u2019ambito del progetto Mapmed, ha come scopo pratiche sostenibili di bonifica che sebbene ancora in corso di validazione hanno gi\u00e0 mostrato, con i presenti dati, di avere i prerequisiti per diventare pratiche applicabili ai fini del trattamento degli agenti inquinanti nel Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>La radiazione solare ultravioletta alle latitudini del Mediterraneo nel trattamento di<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>\u00a0acque microbiologicamente contaminate<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G.R. CASALE, A.M. SIANI, A. COLOSIMO (Sapienza Universit\u00e0 di Roma) \u2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">H. DI\u00c9MOZ (ARPA VdA, Saint-Christophe)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Introduzione<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong><span style=\"color: #ff0000;\">Si stima che circa un miliardo di persone nel mondo sia costretta a fare uso di acqua biologicamente contaminata, <\/span><\/strong>con il rischio di contrarre malattie derivanti da microorganismi patogeni (diarrea, colera, febbre tifoide, epatiteA (WHO\/UNICEF\/WSSCC, 2000; WHO\/UNICEF, 2012)).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Questo problema \u00e8 fortemente sentito nei Paesi in via di sviluppo, per i quali sono state studiate da tempo tecniche di trattamento delle acque in grado di eliminare o almeno ridurre il rischio di contaminazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Tali tecniche vanno dalle<strong> operazioni di filtraggio fino al riscaldamento al punto di ebollizione o all&#8217;uso del cloro. <\/strong>La clorazione, molto utilizzata anche nei Paesi sviluppati, presenta numerosi svantaggi legati alle caratteristiche del cloro, che ha un costo, \u00e8 un elemento corrosivo, necessita di attenti dosaggi ed altera il sapore dell\u2019acqua (WHO, 1997).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Dall&#8217;inizio degli anni 80 del secolo scorso \u00e8 stata sviluppata ed adottata con successo una<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>-metodologia a basso costo per decontaminare acqua biologicamente infetta,<\/strong><\/span> in piccole quantit\u00e0 e con bassi livelli di torbidit\u00e0, basata sull\u2019utilizzo della radiazione solare. Il metodo, denominato SODIS (SOlar DISinfection), funziona grazie all\u2019azione germicida della radiazione ultravioletta prevalentemente nella banda 320-400 nm (UVA) combinata a quella della componente infrarossa (lunghezza d\u2019onda maggiore di 700 nm) in grado di far aumentare la temperatura dell\u2019acqua (Acra et al, 1984). L\u2019uso simultaneo di entrambe le porzioni dello spettro solare durante l\u2019esposizione produce un effetto sinergico che accresce l\u2019efficienza del processo di decontaminazione (Wegelin et al., 1994; Sommer et al., 1997).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-E\u2019 stato verificato che, <strong>al di sotto di 35\u00b0 di latitudine, circa 6 ore di esposizione alla radiazione solare in condizioni di cielo sereno possono disinfettare totalmente acqua poco torbida contenuta in bottiglie di PET<\/strong> (Polietilene Tereftalato, materiale plastico che lascia passare la radiazione UVA, a differenza del vetro (SANDEC, 2002; Wegelin et al., 2001)).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Se la temperatura dell\u2019acqua supera i 50\u00b0C, basta una sola ora di esposizione al sole (SANDEC, 2002). L\u2019efficienza della disinfezione dipende quindi in maniera cruciale dalla disponibilit\u00e0 di radiazione UV alla superficie, principalmente nella banda UVA, ma l\u2019informazione relativa, a differenza di quella sulla radiazione solare globale (integrata cio\u00e8 su tutto lo spettro), non \u00e8 di facile reperimento, in quanto sono poche le stazioni nel mondo che realizzano misure spettrali nell\u2019ultravioletto solare<\/strong> (Pawlat and Stryczewska, 2001). Ci si propone quindi di mostrare l&#8217;esistenza e la loro utilit\u00e0 nel contesto suddetto in ambito nazionale, sfruttando i dati spettrali di radiazione solare UV disponibili nelle stazioni di Roma Sapienza ed Aosta ARPA VdA (Di\u00e9moz et al, 2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong><span style=\"color: #ff0000;\">L&#8217;interesse per questo tipo di analisi <\/span><\/strong>nasce dalla considerazione che le regioni mediterranee risultano frequentemente esposte, nei periodi di siccit\u00e0, a problemi legati all\u2019approvvigionamento di acqua soprattutto per uso agricolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Nel nostro Paese, inoltre, in agricoltura viene spesso usata acqua potabile, con conseguente consumo di preziose risorse naturali e di energia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Si vogliono quindi <strong>ottenere informazioni sulla decontaminazione microbiologica delle acque su scala media (quindi non solo sulla\u00a0 piccola scala rappresentata dalla bottiglia di PET ma anche, ad esempio, in vasche di raccolta di dimensione di qualche metro quadrato) nelle regioni mediterranee.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-E&#8217; evidente che tale problema mostra numerose incognite di tipo pratico alla verifica sperimentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contributo si vogliono:<strong> 1) fornire valutazioni di carattere generale sulla potenzialit\u00e0 delle dosi solari alle nostre latitudini; 2) illustrare sinteticamente la progettazione sperimentale, che verr\u00e0 realizzata nei prossimi mesi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Conclusioni e lavoro futuro<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Combinando dati da terra, da satellite ed un modello di trasporto radiativo si sono ottenute<strong> interessanti\u00a0 indicazioni sulla potenzialit\u00e0 della radiazione solare nella banda UV-VIS di contribuire al trattamento di acque biologicamente contaminate.<\/strong> Esistono tuttavia alcune questioni sollevate dall&#8217;analisi presentata:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Conservazione della biodiversit\u00e0 ed erosione costiera e in ambiente marino mediterraneo<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">P. LA VALLE, D. PAGANELLI, S. ERCOLE, I. LISI, L. NICOLETTI (ISPRA, Roma) \u2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C. TEOFILI (Federparchi-Europarchi Italia, Roma):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>INTRODUZIONE\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il Mar Mediterraneo da sempre riveste <strong>una grande importanza economica e culturale ed \u00e8 tra i pi\u00f9 importanti ecosistemi al mondo per la sua ricchezza in termini di biodiversit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Pur rappresentando infatti lo 0.7% della superficie globale degli oceani, si stima che esso ospiti circa 17.000 specie marine sia vegetali sia animali, pari al 18% del valore totale delle specie che popolano i mari del pianeta<\/strong> (Coll <i>et al<\/i>., 2010; Cuttelod <i>et al<\/i>., 2008; Bianchi e Morri, 2000). L\u2019Italia \u00e8 uno dei paesi presenti nella lista degli <i>hotspot<\/i> mondiali (Myers <i>et al<\/i>., 2000) in quanto ospita un numero elevato di specie animali e vegetali uniche in Europa e nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Le attivit\u00e0 antropiche, che da sempre insistono sul bacino mediterraneo (come ad esempio<span style=\"color: #ff0000;\"><strong> la pesca, l&#8217;urbanizzazione, i trasporti, le industrie, il turismo), esercitano continue pressioni sull&#8217;ambiente <\/strong><\/span>che spesso si traducono in alterazione degli equilibri ecologici, inquinamento delle matrici ambientali, processi di erosione delle coste, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Tali attivit\u00e0, oltre a determinare <strong>una perdita diretta di biodiversit\u00e0, possono innescare il deterioramento e l\u2019impoverimento delle capacit\u00e0 di resistenza e resilienza degli ecosistemi, minacciandone i processi ecologici ed evolutivi,<\/strong> soprattutto attraverso la frammentazione e il degrado degli habitat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Pertanto, per proteggere e salvaguardare l\u2019ambiente marino \u00e8 auspicabile che le attivit\u00e0 antropiche che insistono su di esso vengano condotte in modo da <strong>mantenere e conservarne la biodiversit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Le aree costiere rappresentano una delle porzioni di territorio nelle quali l\u2019azione antropica determina i maggiori cambiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-I<strong>l fenomeno principale che sintetizza e rappresenta l\u2019effetto sinergico delle diverse attivit\u00e0 umane che insistono sulla zona costiera<\/strong> \u00e8 la <strong>variazione del naturale assetto dei litorali, che pu\u00f2 comportare l\u2019aumento o l\u2019innescarsi di fenomeni erosivi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In Italia si stima che, <strong><span style=\"color: #ff0000;\">su 4.863 km di coste basse e deltizie, circa il 24% ha subito arretramenti medi superiori ai 25 metri negli ultimi 50 anni<\/span> <\/strong>(ISPRA, 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-E\u2019 noto che<strong> i fenomeni di erosione costiera generano perdita di habitat; tale perdita pu\u00f2 interessare aree con un elevato valore ecologico, che spesso hanno anche la funzione di difesa costiera naturale (ad esempio le praterie di <i>Posidonia oceanica<\/i>, le dune costiere ecc.), con possibili ripercussioni sugli aspetti socio-economici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Inoltre, <strong>gli interventi di protezione della costa comunemente utilizzati per contrastare tali fenomeni,<\/strong> se da un lato proteggono arenili e infrastrutture, <strong>possono essere causa esse stessi di ulteriori impatti sull\u2019ambiente,<\/strong> pi\u00f9 o meno significativi in funzione della presenza di habitat e specie protetti e\/o sensibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In fase di pianificazione e progettazione di un\u2019opera di difesa costiera, quindi,<strong> \u00e8 necessario tenere conto, non solo dell\u2019efficacia di un\u2019opera nel contrastare l\u2019erosione, ma anche degli effetti che la sua presenza pu\u00f2 generare sull\u2019ambiente emerso e sommerso,<\/strong> in accordo con i criteri propri della gestione integrata della fascia costiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale ambito ISPRA ha pubblicato le \u201cLinee guida per gli studi ambientali connessi alla realizzazione di opere di difesa costiera\u201d(Paganelli <i>et al.<\/i>, <i>in press<\/i>) da utilizzare in fase di redazione e di valutazione degli studi ambientali connessi alle opere di difesa costiera.\u00a0<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>DISCUSSIONE E CONCLUSIONI<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema di matrici \u201copera\/impatto <i>vs<\/i> habitat\/specie \u00e8 stato sviluppato con lo scopo di <strong>individuare i potenziali tipi di impatti ambientali generati dalle opere di difesa e di identificare <i>a priori<\/i> gli elementi critici, habitat e specie di interesse comunitario, che subiscono tali impatti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante lo scopo principale con cui le linee guida sono state prodotte, esse <strong>costituiscono anche uno strumento efficace per la conservazione della biodiversit\u00e0, spesso trascurata ed estremamente complessa da valutare in ambito marino.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La corretta applicazione del<strong> sistema di matrici, che permette di minimizzare gli impatti associati alla realizzazione delle opere di difesa costiera su habitat e specie,<\/strong> di fatto favorisce quindi la conservazione e la<strong> tutela della biodiversit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<h1 style=\"text-align: center;\">UNA SORPRESA: L&#8217;UTILITA&#8217; DEL FUNGHI MARINI !<\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Studi preliminari sulla biodiversit\u00e0 dei funghi marini isolati nell&#8217;area costiera\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>dell&#8217;Isola del Giglio<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. PASQUALETTI, M. PAOLETTI, S. TEMPESTA (Universit\u00e0 della Tuscia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La diversit\u00e0 ecologica \u00e8 considerata uno dei parametri pi\u00f9 importanti nella conservazione e protezione dell\u2019ambiente<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La <strong>biodiversit\u00e0<\/strong> non esprime solo la variabilit\u00e0 di geni e\/o di specie in un determinato ambiente, ma \u00e8<strong> intenta a valutare tutti quegli aspetti che contribuiscono alla qualit\u00e0 ecologica degli ecosistemi.<\/strong>\u00a0-L\u2019ambiente marino del Mediterraneo \u00e8 stato classificato tra gli \u201chot spot\u201d del pianeta, ossia un\u2019area caratterizzata da una diversit\u00e0 biologica tra le pi\u00f9 elevate al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il nostro Mare anche se rappresenta solo lo 0,7% della superficie globale degli oceani, si stima che ospiti tra le 10.000 e le 12.000 specie (alghe, piante, animali) pari a quasi il 10% del totale delle specie che popolano i mari del pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Il mantenimento della biodiversit\u00e0 \u00e8 requisito fondamentale <\/strong><\/span>per il raggiungimento del buono stato ambientale delle acque marine. Un\u2019elevata biodiversit\u00e0 rende i sistemi resilienti, cio\u00e8 in grado di assorbire le perturbazioni sia naturali che determinate dall\u2019uomo impedendo una diminuzione della funzionalit\u00e0 dell\u2019ecosistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Tra i microrganismi <strong>i funghi rappresentano una componente importante negli ecosistemi acquatici, dove colonizzano nel ruolo di saprotrofi, parassiti o simbionti molti substrati<\/strong> (Kohlmeyer e Kohlmeyer, 1979; Hyde, 1996; Hyde et al., 2000; Jones et al., 2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019ambiente in cui vivono, definito come unico e talvolta estremo, influisce notevolmente sulla loro distribuzione, attivit\u00e0 o abbondanza, proprio perch\u00e9 caratterizzato da condizioni ambientali estremamente peculiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-La micologia marina \u00e8 una disciplina che si \u00e8 evoluta rapidamente negli ultimi decenni,<span style=\"color: #ff0000;\"><strong> molte specie nuove sono state descritte.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Nell\u2019ultimo decennio molta attenzione \u00e8 stata rivolta allo studio dell\u2019ambiente marino, almeno<strong> <span style=\"color: #ff0000;\">un terzo delle specie che popolano gli oceani del mondo rimane completamente sconosciuto alla scienza;<\/span><\/strong> dal 2001 grazie alla cooperazione di 32 paesi \u00e8 stato pubblicato il \u201cRegistro Mondiale delle Specie Marine\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Lo studio dei funghi marini italiani \u00e8 iniziato a partire dagli anni \u201970<\/strong> nell\u2019ambito di un programma di collaborazione scientifica promosso sotto l\u2019egida dell\u2019O.E.C.D.E.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L\u2019 interesse per i funghi marini <strong>va ben oltre gli aspetti associati alla biodiversit\u00e0, infatti il potenziale biotecnologico dei metaboliti fungini marini ha destato un grande interesse<\/strong> (Bhadury et al., 2006; Jensen e Fenical, 2000) con <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>relativo impulso nelle ricerche, da parte delle maggiori compagnie farmaceutiche<\/strong><\/span> (Hyde e Pointing, 2000). &#8211;Sostanze biologicamente attive, che derivano da prodotti del metabolismo secondario di funghi marini, o derivati semisintetici di questi metaboliti,<span style=\"color: #ff0000;\"><strong> sono impiegati in vari settori come antitumorali, antibatterici, antivirali, antifungini,<\/strong><\/span> anti-infiammatori o \u201cenzyme inhibitor compounds<span style=\"color: #ff0000;\">\u201d<\/span> (Kelecom, 2002; Bugni et al., 2004; Bhadury et al., 2006; Newman e Hill, 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Quella dei funghi marini \u00e8 una biodiversit\u00e0 ancor oggi poco studiata. -La <strong>grande pressione ambientale e competizione a cui questi organismi sono sottoposti lascia supporre una produzione di metaboliti adattativi, biologicamente attivi e nuovi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-A riguardo <strong><span style=\"color: #ff0000;\">recenti lavori hanno messo in evidenza l\u2019importanza della diversit\u00e0 chimica dei funghi marini in campo biotecnologico <\/span><\/strong>grazie alla scoperta di nuovi metaboliti che hanno trovato impiego in molti processi industriali (Hyde e Pointing, 2000), di nuove molecole con potenziali applicazioni farmaceutiche (Bugni e Ireland, 2004) o nei processi di biorisanamento e biobleaching.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Da quanto detto si evince come<span style=\"color: #ff0000;\"><strong> l\u2019ambiente marino offra una nuova frontiera di ricerca,<\/strong><\/span> partendo da studi di base che consentano l\u2019individuazione di nuove specie caratterizzate da funzionalit\u00e0 uniche e con spiccate attivit\u00e0 biologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Conservazione attiva della biodiversit\u00e0 delle saline mediterranee in disuso:\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>il caso della Salina di Tarquinia<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B. BELLISARIO, F. CERFOLLI, G. NASCETTI (Universit\u00e0 della Tuscia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C. BATTISTI (Provincia di Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Introduzione<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Lungo le coste del Mar Mediterraneo, sono state <strong>censite circa 170 saline di cui 72 attive<\/strong> (Crisman T.L. et al., 2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Le saline attive sono un ambiente artificializzato che l\u2019uomo modifica, costantemente sui lunghi periodi, per incrementare la qualit\u00e0 alimentare del sale (Kurlansky M., 2003; Laszlo P., 2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La modernizzazione della produzione<\/strong> del sale accompagnata dalla non economicit\u00e0 di mantenimento degli impianti storici di estrazione del sale <strong>ha portato all\u2019abbandono di numerose saline mediterranee<\/strong> (Crisman T.L., 1999).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In molti casi i<strong> terreni occupati dalle saline in disuso<\/strong> sono stati <strong>destinati, tra l\u2019altro, a diverse attivit\u00e0 antropiche quali l\u2019avvio di impianti di ittiocoltura o di molluschicoltura.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-In altri casi \u00e8 stato osservato che queste aree, con la dismissione delle attivit\u00e0 produttive, sono <strong>interessate da processi di ricolonizzazione animale e vegetale dipendenti dallo stato generale dell\u2019ecosistema<\/strong> (Bellisario B. et al., 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Questo ha permesso di fornire un ulteriore supporto scientifico alla designazione di queste aree in qualit\u00e0 di zone seminaturali idonee per la conservazione naturalistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Sino a non pochi anni fa, le criticit\u00e0 gestionali delle saline abbandonate (acquisto dei terreni, manutenzione e sorveglianza degli impianti, mantenimento della qualit\u00e0 dell\u2019acqua e dell\u2019idrodinamismo) <strong>erano valutate principalmente dal punto di vista economico<\/strong> (Walmsley J.G., 1994); <strong>oggi, anche aspetti ecologici di dettaglio.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La salina di Tarquinia<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le saline abbandonate nel Mediterraneo c\u2019\u00e8 da includere la salina di Tarquinia, <i>la nostra area di studio<\/i>, un habitat caratterizzato da un ampio intervallo di salinit\u00e0 (8,515-115,000 psu o gL<sup>-1<\/sup>), posizionato lungo la linea costiera tirrenica del Lazio settentrionale (42\u00b012&#8217;N, 11\u00b043&#8217;E).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La salina di Tarquinia \u00e8 composta da circa 100 vasche poco profonde collegate al mare da un canale di entrata principale (denominato Foce di Ponente) situato nella zona nord e da un canale di uscita (Foce di Levante) situato nella zona centrale (Fig. 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la dismissione delle attivit\u00e0 produttive (1997),\u00a0 le diverse infrastrutture sono andate incontro ad avaria (canali, argini, idrovore, ecc). In particolare i canali di collegamento con il mare si sono andati riempiendo di sedimenti compromettendo gli apporti d\u2019acqua e deossigenando la colonna d\u2019acqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Alla fine degli anni novanta, la salina di Tarquinia, per la riconosciuta importanza ornitologica, \u00e8 stata designata come Zona di Protezione Speciale<\/strong> (ZPS) secondo la Direttiva \u201cUccelli\u201d (79\/409\/CEE) e istituita, per la presenza di habitat d&#8217;interesse europeo, come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), futura Zona Speciale di Conservazione (ZSC), secondo la Direttiva \u201cHabitat\u201d (92\/43\/CEE), <strong>divenendo di fatto una tessera del mosaico denominato Rete Natura 2000.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Da allora, l\u2019intero ecosistema artificiale, anche a causa della riduzione del disturbo antropico,\u00a0<strong> ha visto sia l&#8217;ingresso di numerose specie ornitiche, che lo utilizzano come area di sosta, di svernamento e pi\u00f9 recentemente di riproduzione e alimentazione, sia l\u2019avvio di processi di colonizzazione macrozoobentonica<\/strong> (dipendenti dai collegamenti con il mare, dalle canalizzazioni che circondano la salina e dal trasporto passivo operato dalle specie migratrici) <strong>estremamente interessanti per lo studio di base dei fenomeni ecologici ed evolutivi<\/strong> (Cimmaruta R. et al., 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Discussione<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Da quanto evidenziato <strong>emerge la necessit\u00e0 di mettere in atto una programmazione organica e continua che gestisca le dinamiche ecologiche che sembrano contribuire al mantenimento e alla stabilizzazione dei livelli di biodiversit\u00e0 funzionali alla \u201cmission\u201d della salina di Tarquinia che \u00e8 quella dello svernamento, sosta e riproduzione dei contingenti ornitici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>I Talitridi <\/i>(Crustacea, Amphipoda) <i>nel Mediterraneo ed aree limitrofe: integrazione di dati filogenetici, biogeografici ed ecologici<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D. DAVOLOS, E. DE MATTHAEIS (Sapienza Universit\u00e0 di Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La crescente antropizzazione e l\u2019inquinamento della fascia costiera del Mediterraneo hanno portato ad una progressiva diminuzione di habitat mettendo a rischio la biodiversit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Tuttavia, <strong>una comprensione completa di come i cambiamenti ambientali di origine antropica stanno influenzando gli equilibri dinamici che regolano la biodiversit\u00e0 degli ecosistemi costieri non \u00e8 ancora pienamente disponibile.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel presente lavoro viene esaminata <strong>la diversit\u00e0 di specie nell&#8217;ambito della famiglia Talitridae (Amphipoda) con importanti ruoli negli ecosistemi costieri del sopralitorale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-C&#8217;\u00e8 una crescente evidenza che<strong> queste specie detritivore sono alla base delle reti alimentari del litorale e svolgono un ruolo ecologico importante nei processi di degradazione di fibre e residui vegetali spiaggiati (mediante enzimi cellulolitici endogeni e di origine microbica;<\/strong> Davolos <i>et al<\/i>., 2006; 2007; 2010a,b; Davolos &amp; De Matthaeis, 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-I Talitridi, oltre ad essere di importanza fondamentale per l&#8217;ecologia delle zone costiere litorali, sono particolarmente interessanti per la loro biologia ed i loro peculiari adattamenti per una vita semi-terrestre o terrestre.<\/strong> Inoltre, lo status tassonomico di diversi Talitridi \u00e8 stato recentemente oggetto di revisioni che hanno preso in considerazione dati morfologici e biogeografici (Lowry &amp; Coleman, 2011; Lowry &amp; Bopiah, 2012; Lowry &amp; Fanini, 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Biodiversit\u00e0 e gestione costiera: un binomio possibile<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N. CANTASANO (ISAFOM \u2013 CNR, Rende) \u2013 F. BOCCALARO (AIPIN, Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>La linea di costa \u00e8 una frontiera a cavallo di due mondi: l\u2019universo liquido e le terre emerse. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-Questi due ambienti racchiudono nei loro confini una grande variet\u00e0 di specie animali e vegetali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-Tali risorse naturali sono, tuttavia, limitate nel tempo e nello spazio e devono essere, pertanto, conservate ai due lati di questa frontiera.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Uno dei mezzi pi\u00f9 efficaci per combattere il sovra-sfruttamento delle risorse marine ed il processo graduale e crescente di perdita della biodiversit\u00e0 consiste nel realizzare un piano strategico di protezione e di tutela delle risorse naturali esistenti nelle zone costiere:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-identificazione delle aree prioritarie marine e terrestri utilizzando tutte le informazioni disponibili;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-analisi e valutazione di opportuni modelli legislativi per un\u2019efficace zonizzazione delle aree protette;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-istituzione di un piano regionale di realizzazione delle aree protette e collegamento tra i diversi livelli regionali e nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Questo nuovo modello di assetto territoriale consentirebbe di superare le carenze gestionali presenti nel territorio per una reale ed efficace tutela della biodiversit\u00e0 e per superare lo stato attuale di grave degrado degli ambienti costieri.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tali fattori di rischio per la biodiversit\u00e0 marina possono essere distinti in:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">consumo del suolo;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">trasformazione, frammentazione e distruzione degli habitat naturali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">introduzione di specie alloctone;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">eccessivo prelievo ittico e venatorio;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">inquinamento;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cambiamenti climatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Il consumo del suolo \u00e8 il pi\u00f9 importante fattore di rischio. <\/strong><\/span>In Italia, infatti, la cementificazione dei suoli \u00e8 massiccia e questo \u201cabuso di territorio\u201d \u00e8 cresciuto esponenzialmente dagli anni cinquanta ad oggi del 500% circa (WWF 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Altro grave fattore di rischio \u00e8 il processo graduale ma irreversibile di frammentazione degli habitat naturali determinato da un <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>eccessivo ed incontrollato sviluppo delle infrastrutture nazionali (leggi porti ecc..).<\/strong><\/span> Le dirette conseguenze di questi processi sono la <strong>perdita di alcune specie, fenomeni locali di estinzione di popolazioni da ecosistemi complessi e, di conseguenza, un calo degli attuali livelli di biodiversit\u00e0<\/strong> (Tab. 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Il Progetto <\/i><\/b><b><i>ENPI<\/i><\/b><b><i> <\/i><\/b><b><i>CBCMED<\/i><\/b><b><i> Water Development Resources Opportunity Policies for the water management in semi-arid areas \u2013 Water-<\/i><\/b><b><i>DROP<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R. CECCARELLI, F. MORETTI, L. DARODA, M. BARLATTANI, F. COLUCCI, B. DI GIOVANNI, L. FIORANI, L. GIORDANO, V. IANNILLI, L. PIETRELLI, O. PRESENTI, M. SIGHICELLI, P. MENEGONI (ENEA, Roma) &#8211; M. VALIANTIS (University of Nicosia) &#8211; R. GRIFONI (Regione Toscana, Firenze) &#8211; J. MAHFOUZ (PDA \u2013 Union of Municipalities of Hermel, Libano) &#8211; S. LELLI (CNRS, Libano), A. TAMINI (Palestinian Hydrology Group) &#8211; M. ABBADI (IUCN-Regional Office for Middle East, Giordania) &#8211; F. OTTOLENGHI (ONG Hali\u00e9us, Roma) &#8211; J.M. RUIB\u00c9RRIZ (ONG Assembly of Cooperation for Peace, Spain) &#8211; F. D\u2019Amico (ONG ARCS \u2013 ARCI Cultura e Sviluppo, Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>&#8211;La gestione delle risorse idriche \u00e8 un obiettivo prioritario per la maggior parte dei paesi del bacino del Mediterraneo<\/strong> <\/span>poich\u00e9 la maggior parte dei problemi sono dovuti alla <strong>cattiva gestione delle risorse idriche e all&#8217;incoerenza tra le politiche che incidono sull&#8217;acqua.<\/strong> Pertanto, il progetto Water-DROP mira a sviluppare un approccio comune per la gestione integrata delle risorse idriche (IWRM \u2013 Integrated Water Resource Management) nel bacino del Mediterraneo, attraverso la creazione di partnership che coinvolgerano una pluralit\u00e0 di attori pubblici e privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il nuovo approccio ed i relativi strumenti tecnici saranno testati tramite l\u2019implementazione di 4 azioni pilota che affronteranno i diversi aspetti della gestione della risorsa:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-il monitoraggio marino costiero e d\u2019acqua dolce in Libano;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-il trattamento delle acque reflue tramite sistemi di fitodepurazione per uso agricolo in Palestina;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-il recupero e la gestione delle acque piovana in Giordania;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-la fattibilit\u00e0 e relativa analisi costi-benefici di un intervento di <strong>salvaguardia di una zona umida costiera in Italia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, il progetto si occuper\u00e0 di elaborare una <strong>proposta normativa comune, sulla base degli approcci metodologici e sperimentali utilizzati, per la gestione della risorsa acqua, cercando di portare ad una progressiva armonizzazione della legislazione<\/strong> in materia di IWRM a livello mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-I <strong>beneficiari finali saranno le comunit\u00e0 delle 4 aree identificate (circa tre milioni di persone) la cui sopravvivenza dipende direttamente dalla risorsa acqua, sia marina che dolce, che saranno avvantaggiati dallo sviluppo di una politica comune di gestione integrata della risorsa<\/strong> (IWRM). In virt\u00f9 di una migliore IWRM queste comunit\u00e0 avranno minori rischi di inquinamento della risorsa e beneficeranno di un <strong>aumento della disponibilit\u00e0 di acqua pro-capite.<\/strong> Inoltre, per amplificare i risultati del progetto a livello locale, verr\u00e0 condotta una campagna di sensibilizzazione coinvolgendo 18 scuole nelle aree identificate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Profili comportamentali di giovani astici (<\/i>Homarus gammarus<i>)\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>allevati a scopo di ripopolamento<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C. CARERE, M. DELLA GALA, E. SARAGA, A. CARLINI, D. ANGELETTI, R. CIMMARUTA, G. NASCETTI (Universit\u00e0 della Tuscia) &#8211; E. ALLEVA (ISS, Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>L\u2019astice europeo (<i>Homarus gammarus<\/i>) \u00e8 un crostaceo decapode di interesse ecologico ed economico. A causa della pesca eccessiva, le popolazioni e la taglia media degli individui catturati sono drasticamente diminuiti negli ultimi decenni.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Nell\u2019ambito di una serie di progetti di <i>restocking<\/i>, i primi nel Mediterraneo<i>,<\/i> effettuati dal Centro Ittiogenico Sperimentale Marino (Tarquinia, Vt), \u00e8 <strong>stata effettuato un esperimento con caratterizzazione comportamentale longitudinale di giovani astici schiusi e allevati in cattivit\u00e0 da uova di due femmine selvatiche, nell\u2019ipotesi che variando le condizioni di allevamento si producessero fenotipi comportamentali differenti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-Il fine ultimo \u00e8 di esplorare la possibilit\u00e0 di modulare i fenotipi per migliorare le prestazioni individuali e il successo di <i>restocking\u00a0<\/i> <strong>assicurando che gli individui rilasciati abbiano competenze di crescita e sopravvivenza in ambiente selvatico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati indicano come <strong>i giovani astici mostrino profili comportamentali ben definiti, ma che possono essere modulati e canalizzati dalle condizioni ambientali in cui sono allevati in profili comportamentali distinti e coerenti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo questo articolo scritto nel 2014 in quanto, oggi pi\u00f9 che mai, \u00e8 di assoluta attualit\u00e0. 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