{"id":115522,"date":"2023-02-28T18:44:26","date_gmt":"2023-02-28T17:44:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=115522"},"modified":"2023-03-02T19:42:38","modified_gmt":"2023-03-02T18:42:38","slug":"mostre-a-milano-gam-galleria-darte-moderna-inaugura-domani-neoclassico-e-romantico-pompeo-marchesi-scultore-collezionista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=115522","title":{"rendered":"Mostre a Milano &#8211; GAM | Galleria d\u2019Arte Moderna &#8211; inaugura domani \u201cNeoclassico e Romantico. Pompeo Marchesi, scultore collezionista\u201d"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_115528\" aria-describedby=\"caption-attachment-115528\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1b.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-115528\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1b-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1b-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1b-684x1024.jpg 684w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1b-768x1151.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1b.jpg 801w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-115528\" class=\"wp-caption-text\">cliccare sulle immagini per ingrandirle<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Pompeo Marchesi (1783-1858), grande scultore dell\u2019Ottocento, allievo di Canova, coetaneo e amico di Francesco Hayez &#8230;<\/strong><\/p>\n<p>NEOCLASSICO E ROMANTICO<br \/>\nPOMPEO MARCHESI, SCULTORE COLLEZIONISTA<\/p>\n<p>GAM | Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano<\/p>\n<p><strong>1marzo &#8211; 18 giugno 2023<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1a.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-115527\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1a-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1a-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1a-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1a-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1a-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-1200-1a.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con la mostra \u201cNeoclassico e Romantico. Pompeo Marchesi, scultore collezionista\u201d, GAM |Galleria d\u2019Arte Moderna prosegue il percorso di <strong>valorizzazione dei nuclei pi\u00f9 significativi del suo patrimonio artistico.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-POSTER_70x100_DEF_03_low.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-115529\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-POSTER_70x100_DEF_03_low-210x300.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-POSTER_70x100_DEF_03_low-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-POSTER_70x100_DEF_03_low-717x1024.jpg 717w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-POSTER_70x100_DEF_03_low-768x1097.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mostre-POSTER_70x100_DEF_03_low.jpg 840w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>L\u2019esposizione, allestita nelle sale al piano terra della Villa Reale<\/strong> dall\u2019 1 marzo al 18 giugno 2023, \u00e8 promossa dal Comune di Milano | Cultura ed \u00e8 curata da Omar Cucciniello, conservatore della Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Milano rende omaggio a Pompeo Marchesi (1783-1858), grande scultore dell\u2019Ottocento, allievo di Canova, coetaneo e amico di Francesco Hayez<\/strong> e trait d\u2019union nel passaggio dal Neoclassicismo al Romanticismo, nel vivace ambiente della Milano tra Impero napoleonico e Restaurazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> La mostra, a 240 anni dalla sua nascita, segue le celebrazioni per il bicentenario della morte di Antonio Canova<\/strong> e prende spunto dal<strong> prezioso modello in gesso di Ebe di quest\u2019ultimo, alla Galleria d\u2019Arte Moderna,<\/strong> per ricostruire la raccolta dello scultore, artista di fondamentale importanza per la storia del museo e delle collezioni artistiche del Comune di Milano. Tra i rarissimi modelli di Canova a non essere confluiti nella Gypsotheca di Possagno, Ebe giunse infatti nelle collezioni civiche proprio in seguito al lascito testamentario di Marchesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo ricostruisce la vita e l\u2019opera dello scultore, <strong>formatosi all\u2019Accademia di Brera sotto gli auspici di Giuseppe Bossi e poi a Roma, sotto la direzione di Canova.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La figura di Marchesi \u00e8 strettamente legata alla citt\u00e0 di Milano,<\/strong> dove negli anni della Restaurazione l\u2019artista<strong> ottenne un grandissimo successo<\/strong> partecipando ai pi\u00f9 importanti cantieri cittadini,<strong> dall\u2019Arco della Pace al Duomo, e alla vita artistica, in qualit\u00e0 di professore dell\u2019Accademia di Brera.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conosciuto come il \u201cFidia meneghino\u201d, fu definito da Stendhal \u201cle sculpteur \u00e0 la mode de Milan\u201d<\/strong> nel romanzo La Certosa di Parma, ebbe commissioni importanti da tutta Europa, da Vienna a Parigi a San Pietroburgo, testimonianza di una stagione di splendore della scultura lombarda, conosciuta e ricercata in tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Classicista e perfetta nella forma, la sua scultura \u00e8 in equilibrio tra la ricerca di una bellezza ideale ed eterna, mutuata da Canova, e lo schiudersi di una pi\u00f9 moderna sensibilit\u00e0 romantica<\/strong>, mentre i bozzetti mostrano un\u2019inedita forza, modernissima e quasi anticlassica, che sembra tradurre il consiglio di Winckelmann di \u201cideare col fuoco ma eseguire con calma\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il suo grandioso atelier, ricostruito dopo un incendio<\/strong> grazie a una sottoscrizione della cittadinanza e inaugurato dall\u2019imperatore d\u2019Austria Ferdinando <strong>I, era uno dei luoghi pi\u00f9 alla moda della citt\u00e0, ricordato da Stendhal e Balzac,<\/strong> <strong>frequentato da teste coronate, artisti, scrittori, nobili e intellettuali, affrescato da Hayez e organizzato come un museo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qui Marchesi radun\u00f2 tutti i modelli in gesso e i bozzetti delle sue sculture,<\/strong> ma anche la ricca collezione di opere d\u2019arte raccolte durante gli anni. Proprio da questo monumentale luogo nasce il suo lascito: <strong>alla sua morte lo scultore destin\u00f2 infatti tutti materiali dello studio non ai musei d\u2019arte esistenti (la Pinacoteca di Brera e la Biblioteca Ambrosiana) ma alla citt\u00e0 di Milano<\/strong>, che all\u2019epoca non disponeva di collezioni d\u2019arte. Primo di una lunga serie di doni di artisti e collezionisti che si susseguiranno nei decenni successivi, il lascito di Marchesi si pone quindi alle origini delle collezioni artistiche civiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dono comprendeva le numerosissime opere dello scultore (modelli, bozzetti, disegni), ma anche tutto ci\u00f2 che aveva collezionato in vita: sculture antiche, disegni, incisioni, dipinti, cartoni e libri<\/strong>, con particolare riferimento agli artisti a lui contemporanei, <strong>Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, Francesco Hayez, Bertel Thorvaldsen e soprattutto Antonio Canova<\/strong>, di cui possedeva appunto il modello di Ebe, forse l\u2019opera pi\u00f9 preziosa della collezione. Esposte in origine unitariamente nella prima sede del Museo Artistico Municipale ai Giardini Pubblici, le opere della collezione Marchesi vennero poi suddivise tra i diversi istituti via via fondati, dal Museo Archeologico al Gabinetto dei Disegni del Castello alle biblioteche, che ancora oggi le conservano. Il numero maggiore di opere \u00e8 custodito dalla Galleria d\u2019Arte Moderna, inaugurata nel 1903 ma il cui nucleo fondativo pu\u00f2 ben essere rintracciato nella collezione di Marchesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra intende quindi ricostruire la complessit\u00e0 della raccolta e la sua importanza per la nascita delle collezioni artistiche cittadin<\/strong>e, in cui risulta profondamente innervata, avvalendosi del contributo degli istituti civici: il Gabinetto dei Disegni, la Raccolta delle Stampe \u201cAchille Bertarelli\u201d, la Biblioteca d\u2019Arte, il Civico Archivio Fotografico, il Museo d\u2019Arte Antica del Castello Sforzesco. Alle sculture di Marchesi della Galleria d\u2019Arte Moderna viene cos\u00ec accostata per la prima volta una selezione di dipinti, disegni, incisioni e libri di diversi artisti a lui vicini. In questo modo \u00e8 stato possibile valorizzare ulteriormente la ricchezza e la complessit\u00e0 delle collezioni civiche milanesi la cui preziosa e attiva collaborazione ha permesso nuove scoperte e attribuzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019esposizione \u00e8 inoltre l\u2019occasione per mostrare i risultati di un\u2019ampia campagna di restauri su sculture, bozzetti e terrecotte di Marchesi \u2013<\/strong> con particolare riferimento alle principali imprese cittadine. Le opere restaurate, tra cui Il Genio della caccia, la Maddalena, le terrecotte per l\u2019Arco della Pace e i gessi per il monumento di Francesco I a Vienna, sono cos\u00ec accostate a disegni preparatori, schizzi e incisioni dell\u2019artista e a opere inedite e mai esposte provenienti dai depositi della Galleria d\u2019Arte Moderna. Emerge non solo il profilo di uno degli scultori canoviani pi\u00f9 importanti, ma anche la sua complessit\u00e0 di collezionista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra \u201cNeoclassico e Romantico. Pompeo Marchesi, scultore collezionista\u201d si rivela l\u2019occasione per riflettere sull\u2019origine della Galleria d\u2019Arte Moderna e per riannodare i fili della nascita delle collezioni municipali, ricostruendone la storia<\/strong>, le vicissitudini, gli spostamenti nelle diverse sedi e la creazione degli attuali musei civici di Milano. L\u2019esposizione sar\u00e0 accompagnata da un calendario di attivit\u00e0, conferenze e visite guidate e il catalogo \u00e8 edito da Officina Libraria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le sezioni della mostra<\/strong><\/p>\n<p>1. Le sculpteur \u00e0 la mode de Milan<\/p>\n<p>Francesco Hayez, Ritratto di Pompeo Marchesi, olio su tavola. Milano, Galleria d\u2019Arte Moderna. Copyright Comune di Milano &#8211; tutti i diritti riservati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La figura di Marchesi \u00e8 strettamente legata alla citt\u00e0 di Milano. Si form\u00f2 all\u2019Accademia di Brera sotto gli auspici di Giuseppe Bossi e poi a Rom<\/strong>a, sotto la direzione di Antonio Canova, il capofila del Neoclassicismo, che influenz\u00f2 profondamente la sua scultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Rientrato a Milano nel 1810, fece in tempo ad assistere al tramonto dell\u2019Impero napoleonico.<\/strong> Ma \u00e8 negli anni della Restaurazione che ottenne un enorme successo, partecipando ai pi\u00f9 importanti cantieri cittadini, dall\u2019Arco della Pace al Duomo, e alla vita artistica, come professore dell\u2019Accademia di Brera, a partire dal 1826. Definito da Stendhal \u201cle sculpteur \u00e0 la mode de Milan\u201d nel romanzo La Certosa di Parma (1839), ebbe <strong>commissioni importanti da tutta Europa, da Vienna a Parigi a San Pietroburgo, testimonianza di una stagione di splendore della scultura lombarda,<\/strong> conosciuta e ricercata in tutto il mondo: \u201cil suo nome correva sulla bocca di tutti, ognuno si interessava ai lavori suoi prima ancora che fossero compiuti\u201d, come scrissero i contemporanei. Il suo grandioso atelier, forse il pi\u00f9 magnifico che Milano ricordasse dai tempi di Leone Leoni, era un simbolo della cultura e della mondanit\u00e0 milanese: fu inaugurato dall\u2019imperatore d\u2019Austria Ferdinando I ed era uno dei luoghi pi\u00f9 alla moda della citt\u00e0. Affrescato da Hayez e <strong>organizzato come un museo, era frequentato da teste coronate, artisti, scrittori, nobili e intellettuali, tra cui Stendhal, Balzac, Carlo Porta, Vincenzo Monti, Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi<\/strong>. Qui si svolgeva la vita di studio, con la produzione di grandi opere in marmo e l\u2019insegnamento agli allievi, ma qui Marchesi radun\u00f2 anche tutti i modelli in gesso e i bozzetti delle sue sculture, come pure la ricca collezione di opere d\u2019arte raccolte durante gli anni.<\/p>\n<p>2. Nel segno di Canova<\/p>\n<p>Antonio Canova, Ebe, gesso, Milano, Galleria d\u2019Arte Moderna. Copyright Comune di Milano &#8211; tutti i diritti riservati \/ Aleph, Como.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ingresso allo studio di Pompeo Marchesi<\/strong> <strong>era sorvegliato dalle erme colossali di Appiani e Canova (oggi esposte sullo scalone del museo),<\/strong> i due principali rappresentanti del rinnovamento neoclassico in scultura e in pittura, considerati da Marchesi numi tutelari della sua ispirazione, delle cui opere volle circondarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le opere canoviane della collezione di Marchesi<strong>, il bellissimo modello in gesso della statua di Ebe \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 importante,<\/strong> ricordato dallo stesso scultore come il pezzo della collezione a cui era pi\u00f9 affezionato, e modello del classicismo che ispir\u00f2 buona parte della sua scultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grazia delicata della coppiera degli dei trovava <strong>un corrispettivo nell\u2019opera di Andrea Appiani, di cui Marchesi possedeva splendidi studi per gli affreschi di San Celso<\/strong>, disegni per il grandioso ciclo dei Fasti napoleonici, ma anche raffinate miniature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> I primi contatti di Marchesi con Canova<\/strong>, <strong>durante gli anni del pensionato artistico a Roma, furono mediati da Giuseppe Bossi, all\u2019epoca segretario dell\u2019Accademia<\/strong> e grande amico dello scultore: di quest\u2019ultimo Marchesi collezion\u00f2 una serie di disegni e cartoni, che testimoniano della variet\u00e0 e complessit\u00e0 dell\u2019opera dell\u2019artista bustocco, dagli studi di anatomia alle ambiziose composizioni fino agli studi su Leonardo da Vinci. Inoltre, la sterminata collezione di Bossi costitu\u00ec senz\u2019altro un\u2019ispirazione per quella di Marchesi. Infine, Marchesi indicava tra i suoi modelli anche Bertel Thorvaldsen, conosciuto a Roma, emulo e avversario di Canova, di cui possedeva alcuni bassorilievi, testimonianza della considerazione in cui lo scultore danese era tenuto come \u201cpatriarca del bassorilievo\u201d.<\/p>\n<p>3. Il Fidia meneghino<\/p>\n<p>Pompeo Marchesi, Genio della caccia, gesso. Milano, Galleria d\u2019Arte Moderna. Copyright Comune di Milano &#8211; tutti i diritti riservati. Ph. Riccardo Bianchi-Framstudio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sala propone una selezione dell\u2019opera di Pompeo Marchesi attraverso bozzetti, gessi e modelli, restaurati in occasione della mostra,<\/strong> molti esposti per la prima volta: alcuni recano i segni dell\u2019incendio dello studio del 1834.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> La tecnica esecutiva utilizzata da Marchesi \u00e8 quella messa a punto da Canova alla fine del Settecento e poi adottata da tutti gli scultori fino al Novecento.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La prima idea trovava forma in un bozzetto di piccole dimensioni, modellato in argilla e poi cotto oppure tradotto in gesso,<\/strong> a cui seguiva \u2013 a volte con passaggi intermedi \u2013 la realizzazione di un modello in gesso accuratamente rifinito in scala 1:1, sul quale venivano apposte crocette o chiodini, ancora visibili, per riportare le dimensioni sul blocco di marmo da scolpire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Classicista e perfetta nella forma, quella di Marchesi \u00e8 una scultura in equilibrio tra la ricerca di una bellezza ideale ed eterna<\/strong>, <strong>mutuata da Canova, e lo schiudersi di una pi\u00f9 moderna sensibilit\u00e0 romantica, che caratterizza la scena artistica milanese, dominata da Francesco Hayez: grande amico di Marchesi<\/strong>, finir\u00e0 per influenzarne l\u2019opera, contribuendo ad aggiornare la scultura della sua epoca. Da un lato Marchesi introduce l\u2019abito contemporaneo nella scultura ufficiale, ancora ferma su posizioni classiciste, tra nudo eroico e panneggio all\u2019antica, affermando invece il diritto di ogni epoca ad autorappresentarsi. Dall\u2019altro, instilla nelle figure una delicata dimensione emotiva e sentimentale, manifestamente romantica, evidente in opere come la Maddalena o nei monumenti funerari. In questi ultimi si assiste al passaggio dall\u2019iniziale adesione ai moduli canoviani della stele classica e del compianto, alla semplificazione arcaica dei bassorilievi di Thorvaldsen.<strong> Il confronto tra studi, bozzetti e modelli finiti permette di ricostruire intere serie iconografiche e di seguire lo sviluppo dell\u2019opera dalla prima idea alla sua realizzazione finale, attraverso ripensamenti e modifiche.<\/strong> Il contrasto tra l\u2019inaspettata forza dei bozzetti, quasi anticlassici, e la levigata perfezione dei gessi sembra tradurre l\u2019indicazione di Wickelmann di \u201cideare col fuoco, ma eseguire con serenit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>4. La collezione di disegni<\/p>\n<p><strong>Francesco Hayez, Betsabea, penna e inchiostro, pennello e inchiostro diluito bruno e grigio, biacca su carta, penna e inchiostro, pennello e inchiostro diluito bruno e grigio, biacca su carta. Milano, Castello Sforzesco, Gabinetto dei Disegni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una caratteristica inattesa nella collezione di<strong> Pompeo Marchesi \u00e8 l\u2019ampia presenza di disegni, opere che lo scultore ricerc\u00f2 con grande passione per tutta la vita, conservata al Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco<\/strong>. Oltre ai nuclei di disegni di quelli che considerava i suoi maestri \u2013 esposti nelle sale precedenti \u2013 Marchesi collezion\u00f2 un gran numero di opere di suoi contemporanei, dando alla raccolta un carattere estremamente moderno per l\u2019epoca, specie per un artista considerato classicista. Accanto a Bossi e Appiani, troviamo quindi Luigi Ademollo, Giovanni De Min, Federico Moja, Pelagio Palagi, Francesco Sabatelli, un nucleo cospicuo di disegni di Vitale Sala, allievo di Palagi morto giovanissimo, a cui si devono aggiungere artisti stranieri, come Kupelwieser o de Sequeira, e alcuni disegni di scenografie e architetture, di Gaetano Vaccani, Paolo Landriani, Giovanni Perego. All\u2019amico Francesco Hayez appartiene forse il disegno pi\u00f9 bello della collezione, la sensuale Betsabea al bagno. Molte sono le opere di artisti che Marchesi conosceva e frequentava. La loro acquisizione dovette essere frutto di doni, scambi, viaggi o acquisti diretti. La collezione di disegni mostra una predilezione per i disegni rifiniti e i soggetti mitologici e romantici. I disegni sono stati raccolti e selezionati nell\u2019ambiente vissuto da Marchesi, tra la Lombardia e l\u2019Austria, per le loro qualit\u00e0 estetiche, con finalit\u00e0 principalmente collezionistiche: non sono fogli e opere a uso della bottega, come era costume nel Rinascimento, ma frutto del gusto di Marchesi, e infatti perfettamente coerenti con la sua estetica. Ci\u00f2 non esclude che potessero comunque essere anche additati agli allievi come modelli o che fossero fonte di ispirazione dello scultore.<\/p>\n<p>5. L\u2019eredit\u00e0 di Marchesi: un dono per la citt\u00e0<\/p>\n<p>Camillo Pacetti, Marte, terracotta a rilievo, Milano, Galleria d\u2019Arte Moderna. Copyright Comune di Milano &#8211; tutti i diritti riservati. Ph. Marilena Anzani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alla sua morte nel 1858, con un gesto sorprendente, Marchesi destin\u00f2 tutti i materiali dello studio non ai musei d\u2019arte esistenti (l\u2019Accademia di Brera e la Biblioteca Ambrosiana) ma alla citt\u00e0 di Milano,<\/strong> che all\u2019epoca non disponeva di collezioni d\u2019arte. Con l\u2019intermediazione dell\u2019avvocato Salvatore Fogliani, suo erede ed esecutore testamentario, il Comune di Milano accett\u00f2 il dono nel 1862, all\u2019indomani dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, in una Milano non pi\u00f9 austriaca. Primo di una lunga serie di doni di artisti e collezionisti che si susseguiranno nei decenni successivi, il lascito si pone quindi alle origini delle collezioni artistiche civiche. Il dono comprendeva le numerosissime opere dello scultore (modelli, bozzetti, disegni), ma anche tutto ci\u00f2 che aveva collezionato in vita: sculture antiche, disegni, incisioni, dipinti, cartoni e libri, con particolare riferimento agli artisti a lui contemporanei. Nonostante le perdite dovute agli avvenimenti storici \u2013 la collezione di cartoni and\u00f2 distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale \u2013 nella sua variet\u00e0 e ricchezza \u00e8 una preziosa testimonianza del gusto di un\u2019intera epoca. Esposte in origine unitariamente nella prima sede del Museo Artistico Municipale ai Giardini Pubblici, inaugurato nel 1878, le opere della collezione Marchesi vennero poi trasportate al Castello Sforzesco restaurato da Beltrami a inizio Novecento per diventare la sede dei musei civici, e quindi suddivise tra i diversi istituti via via fondati: dal Museo Archeologico al Gabinetto dei Disegni, dal Museo d\u2019Arte Antica alla Biblioteca d\u2019Arte alla Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, che ancora oggi le conservano. Il numero maggiore di opere \u00e8 custodito dalla Galleria d\u2019Arte Moderna: il museo fu inaugurato nel 1903, ma il suo nucleo fondativo va rintracciato proprio nella collezione di Marchesi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pompeo Marchesi (1783-1858), grande scultore dell\u2019Ottocento, allievo di Canova, coetaneo e amico di Francesco Hayez &#8230; NEOCLASSICO E ROMANTICO POMPEO MARCHESI, SCULTORE COLLEZIONISTA GAM |<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":115526,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[26506,26507],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/115522"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=115522"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/115522\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":115530,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/115522\/revisions\/115530"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/115526"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=115522"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=115522"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=115522"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}