{"id":119261,"date":"2023-05-24T17:25:12","date_gmt":"2023-05-24T15:25:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=119261"},"modified":"2023-05-24T20:52:27","modified_gmt":"2023-05-24T18:52:27","slug":"salute-e-clima-carne-coltivata-meglio-ridurre-i-consumi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=119261","title":{"rendered":"Salute &#8211; cosa mangiamo ? &#8211; Carne coltivata ? &#8211; Meglio ridurre i consumi"},"content":{"rendered":"<p>Carne coltivata ? No grazie<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>molti aspetti della produzione di carne coltivata non sono noti, perch\u00e9 le aziende si nascondono dietro al segreto industriale<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\" aria-level=\"1\"><strong>si tratta solo di un nuovo grande business<\/strong>, <strong>seguendo le stesse logiche e gli stessi strumenti (brevetti e monopoli).<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Ridurre invece il consumo e abbandonare l\u2019allevamento intensivo<\/p>\n<h3><strong>Le soluzioni ai problemi ci sono ma non le si sta percorrendo abbastanza<\/strong><\/h3>\n<p><em>Pubblicato il documento di posizione di Slow Food Italia\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>sulla carne prodotta in laboratorio<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono una buona e una cattiva notizia. Quella buona \u00e8 che <strong>una soluzione al problema dell\u2019insostenibilit\u00e0 del consumo di carne a livello globale c\u2019\u00e8; quella cattiva \u00e8 che non la si sta percorrendo abbastanza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per fare chiarezza sul tema e rispondere alle tante sollecitazioni, Slow Food Italia ha appena diffuso la propria\u00a0<a href=\"https:\/\/slowfood.musvc2.net\/e\/tr?q=6%3dLa6bL%26I%3d8%26G%3dHY8cO%26L%3d6WHZ4W%26B%3dEtM7P_rtjw_3d_9xSs_Im_rtjw_2iDTw.L3Lw96Ld.BA_OQvg_YFL3Lw-Fv8t-U_9xSs_Ims9-t8rGv-0oEAFv4A8_rtjw_2i_9xSs_JmPlchSwip_rtjw_3gVAu6rQiH5_OQvg_YCezLdBCBrLzQy_KhzP_UMpNwVyEvjp_rtjw_3gdBaM_9xSs_IjR80MoG0FbEvjoG0RmIAFoG_9xSs_IcAwkpVlkh_rtjw_3gROtBtIe%267%3d4RsOtY.n8A%26Fs%3dTKe8XJc%26tL%3dIg2VQb2VQe5U4r8aHe%26h%3dYPBfWNa7ZuX24PY2XPZ28vXfWO9dYMf25HgdVJZe8JYb4vBbXOe98uB7YJf8TQa6&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/slowfood.musvc2.net\/e\/tr?q%3D6%253dLa6bL%2526I%253d8%2526G%253dHY8cO%2526L%253d6WHZ4W%2526B%253dEtM7P_rtjw_3d_9xSs_Im_rtjw_2iDTw.L3Lw96Ld.BA_OQvg_YFL3Lw-Fv8t-U_9xSs_Ims9-t8rGv-0oEAFv4A8_rtjw_2i_9xSs_JmPlchSwip_rtjw_3gVAu6rQiH5_OQvg_YCezLdBCBrLzQy_KhzP_UMpNwVyEvjp_rtjw_3gdBaM_9xSs_IjR80MoG0FbEvjoG0RmIAFoG_9xSs_IcAwkpVlkh_rtjw_3gROtBtIe%25267%253d4RsOtY.n8A%2526Fs%253dTKe8XJc%2526tL%253dIg2VQb2VQe5U4r8aHe%2526h%253dYPBfWNa7ZuX24PY2XPZ28vXfWO9dYMf25HgdVJZe8JYb4vBbXOe98uB7YJf8TQa6%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1685024133556000&amp;usg=AOvVaw2lLCJbQv4XGIUsFE7DY_DA\"><strong>posizione sul tema della carne coltivata, produzione industriale, consumi di carne e le loro conseguenze, oltre che su allevamento e agricoltura sostenibili<\/strong><\/a>, azioni promosse dall\u2019associazione, attraverso le proprie reti e i propri progetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e8 non ci piace l\u2019allevamento intensivo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli <strong>attuali consumi di carne in Occidente sono insostenibili<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In Italia si attestano intorno ai 79 kg annui a testa:<\/strong> <strong>inferiori a Paesi come Stati Uniti, Australia, Spagna e\u00a0<span class=\"il\">Germania<\/span>, ma quasi il doppio della media mondiale,<\/strong> che nel 2014 era stimata in 43 kg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abSoddisfare l\u2019attuale domanda globale di carne<\/strong> ha richiesto <strong>uno stravolgimento dei secolari metodi di allevamento,<\/strong> dando vita al cosiddetto<strong>\u00a0approccio industriale o intensivo<\/strong>. Un metodo che ha s\u00ec assicurato carne (quasi) per tutti, ma a <strong>condizioni ingiuste, inaccettabili e insostenibili.<\/strong> Secondo Slow Food, per frenare questa deriva <strong>basterebbe ridurre il consumo di carne nei Paesi del nord del mondo,<\/strong> dando concretezza alla auspicata\u00a0<strong>transizione proteica<\/strong>, piuttosto che promuovere la carne coltivata. Un&#8217; ipotesi che per diverse ragioni, secondo noi, non rappresenta una soluzione saggia da percorrere\u00bb dichiara\u00a0<strong>Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il modello intensivo ha infatti tolto gli animali dal pascolo e dagli spazi all\u2019aperto, li ha privati della libert\u00e0 di razzolare o vivere allo stato brado o semi-brado, chiudendoli in gabbie e capannoni, costringendoli a esistenze di sofferenz<\/strong>a.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha richiesto enormi <strong>quantit\u00e0 di mangimi,<\/strong> per ottenere i quali si coltivano\u00a0<strong>milioni di ettari di suolo agricolo o di aree deforestate<\/strong> ,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">spesso <strong>ricorrendo a un uso smodato di pesticidi e fertilizzanti chimici\u00a0 di sintes<\/strong>i -, terreni che potrebbero essere utilizzati per altre colture da destinare al consumo umano. E ha provocato serie conseguenze dal punto di vista ambientale, sfruttando risorse preziose (suolo e acqua in primis), e <strong>contribuendo alle emissioni climalteranti causa della crisi climatica.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dalla padella alla brace<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl problema di un\u2019eccessiva produzione di carne non si risolve passando dagli allevamenti intensivi ai laboratori \u2013 si legge nel\u00a0<a href=\"https:\/\/slowfood.musvc2.net\/e\/tr?q=5%3dQXNaQ%26F%3dP%26F%3dMVPbT%26I%3dNVMWLV%26G%3dBBLBM_0sot_Kc_Dukr_Nj_0sot_JhIQE.K8IE8AIv.AF_Liul_VXK8IE-E15B-T_Dukr_NjA8-y50F1-77DFCD3F5_0sot_Jh_Dukr_Ojhkhekvnm_0sot_Kfa8C5wN1G0_Liul_VUd5IvAH90K5NG_Jmwh_TRmfvavWuom_0sot_Kfi9sL_Dukr_Ngj7EJ7FECtD1g7FEO5HFC7F_Dukr_NZSvpmnkpe_0sot_KfWLBAyFw%266%3d9OANyV.67F%26CA%3dSPbPWOZ%26BK%3dNdJUVYJUVbMT3w5sMb%26z%3dXU9xVSXOYzUJ3UVJWUWJ71UxVT6vXRcJ4MdvUOWw7OVt319tWTbQ7z9OXOcPSVXN&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/slowfood.musvc2.net\/e\/tr?q%3D5%253dQXNaQ%2526F%253dP%2526F%253dMVPbT%2526I%253dNVMWLV%2526G%253dBBLBM_0sot_Kc_Dukr_Nj_0sot_JhIQE.K8IE8AIv.AF_Liul_VXK8IE-E15B-T_Dukr_NjA8-y50F1-77DFCD3F5_0sot_Jh_Dukr_Ojhkhekvnm_0sot_Kfa8C5wN1G0_Liul_VUd5IvAH90K5NG_Jmwh_TRmfvavWuom_0sot_Kfi9sL_Dukr_Ngj7EJ7FECtD1g7FEO5HFC7F_Dukr_NZSvpmnkpe_0sot_KfWLBAyFw%25266%253d9OANyV.67F%2526CA%253dSPbPWOZ%2526BK%253dNdJUVYJUVbMT3w5sMb%2526z%253dXU9xVSXOYzUJ3UVJWUWJ71UxVT6vXRcJ4MdvUOWw7OVt319tWTbQ7z9OXOcPSVXN%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1685024133556000&amp;usg=AOvVaw1ocAyMsa6WHJR-kitwPqQN\"><em>Documento di posizione di Slow Food Italia sulla carne coltivata<\/em><\/a><em>\u00a0<\/em>appena pubblicato \u2013 ma si affronta <strong>analizzando con onest\u00e0 il modello che ha originato questa distorsione e intervenendo per modificarlo radicalmente\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, dunque, alla soluzione tecnologica. Ecco perch\u00e9:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li aria-level=\"1\">Il cibo \u00e8\u00a0<strong>cultura<\/strong>, non \u00e8 un semplice carburante per far funzionare l\u2019organismo, somma algebrica di proteine, grassi e carboidrati. <strong>Con la carne coltivata si perderebbe definitivamente il legame tra il cibo e il luogo in cui viene prodotto, le conoscenze e la cultura locali, il sapere e le tecniche di lavorazione.<\/strong><\/li>\n<li aria-level=\"1\">per funzionare, i bioreattori dove si moltiplicano le cellule staminali richiedono\u00a0<strong>grandi quantitativi di energia<\/strong>;<\/li>\n<li aria-level=\"1\"><strong>molti aspetti della produzione di carne coltivata non sono noti, perch\u00e9 le aziende si nascondono dietro al segreto industriale;<\/strong><\/li>\n<li aria-level=\"1\">i principali soggetti coinvolti nello sviluppo della carne coltivata sono gli stessi che dominano la filiera della carne, <strong>dalla coltivazione della soia utilizzata come mangime fino alla commercializzazione e distribuzione,<\/strong> e puntano semplicemente a un\u00a0<strong>nuovo grande business<\/strong>, <strong>seguendo le stesse logiche e gli stessi strumenti (brevetti e monopoli).<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Slow Food \u00ab\u00e8 necessario ricercare una soluzione di pi\u00f9 ampio respiro, che metta in discussione le abitudini di consumo, invece di cercare la risposta soltanto nella tecnologia, nei brevetti industriali e nei laboratori\u00bb continua\u00a0<strong>Nappini<\/strong>.\u00a0<strong>Non vi \u00e8 alternativa alla riduzione del consumo di carne<\/strong>: occorre mangiarne in minore quantit\u00e0, scegliendola in modo pi\u00f9 consapevole, evitando quella proveniente da allevamenti intensivi. \u00ab<strong>Occorre puntare su un allevamento sostenibile, rimettere in equilibrio allevamento e agricoltura<\/strong>, a<strong>nimali e terra, mettere al centro la fertilit\u00e0 del suolo,<\/strong> il <strong>rispetto per gli animali, la tutela della biodiversit\u00e0 dei pascoli,<\/strong> la cura delle aree montane e la rigenerazione delle terre di pianura, <strong>riscoprire la coltivazione e il consumo dei legumi<\/strong>\u00bb conclude la presidente di Slow Food Italia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carne coltivata ? 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