{"id":124247,"date":"2023-09-25T22:17:27","date_gmt":"2023-09-25T20:17:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=124247"},"modified":"2023-09-28T14:18:54","modified_gmt":"2023-09-28T12:18:54","slug":"mostre-a-la-spezia-antonello-ghezzi-approda-al-camec-centro-arte-moderna-e-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=124247","title":{"rendered":"Mostre a La Spezia &#8211; Antonello Ghezzi approda al CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea"},"content":{"rendered":"<h2>Terra Cielo Iperuranio<\/h2>\n<p><strong>dal 7 ottobre 2023 al 14 gennaio 2024<\/strong><\/p>\n<p><strong>CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea<\/strong> &#8211; La Spezia<\/p>\n<figure id=\"attachment_124250\" aria-describedby=\"caption-attachment-124250\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Antonello-12-_Ghezzi_Alla_Luna__2019_intallazione_29x190x617_cm_Ph_Melania_Dalle_Grave_e_Agnese_Bedini.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-124250\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Antonello-12-_Ghezzi_Alla_Luna__2019_intallazione_29x190x617_cm_Ph_Melania_Dalle_Grave_e_Agnese_Bedini-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Antonello-12-_Ghezzi_Alla_Luna__2019_intallazione_29x190x617_cm_Ph_Melania_Dalle_Grave_e_Agnese_Bedini-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Antonello-12-_Ghezzi_Alla_Luna__2019_intallazione_29x190x617_cm_Ph_Melania_Dalle_Grave_e_Agnese_Bedini-683x1024.jpg 683w, 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Biasini Selvaggi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_124251\" aria-describedby=\"caption-attachment-124251\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Antonello-12_Ghezzi_Stringere_lo_spazio_di_me_e_te_Bergen_2020_installazione_dimensioni_ambientali_Ph_Giorgia_Tronconi.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-124251\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Antonello-12_Ghezzi_Stringere_lo_spazio_di_me_e_te_Bergen_2020_installazione_dimensioni_ambientali_Ph_Giorgia_Tronconi-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Antonello-12_Ghezzi_Stringere_lo_spazio_di_me_e_te_Bergen_2020_installazione_dimensioni_ambientali_Ph_Giorgia_Tronconi-300x200.jpg 300w, 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class=\"wp-caption-text\">Ghezzi_Stringere_lo_spazio_di_me_e_te_Bergen_2020_installazione_dimensioni_ambientali_Ph_Giorgia_Tronconi.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al piano zero del Museo, <strong>dal 7 ottobre 2023 al 14 gennaio 2024<\/strong>, sar\u00e0 esposta una quindicina di opere, rappresentative di un percorso focalizzato sulla leggerezza e sulla magia, capace di abbracciare l&#8217;infinitezza dell&#8217;universo e l&#8217;intimit\u00e0 delle relazioni umane, che Nadia Antonello (Cittadella, 1985) e Paolo Ghezzi (Bologna, 1980) hanno deciso di intraprendere insieme a partire dal 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra sar\u00e0 inaugurata sabato 7 ottobre alle ore 18.00, in occasione della diciannovesima edizione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI &#8211; Associazione dei Musei d&#8217;Arte Contemporanea Italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo, ideato dagli artisti stessi, suddivide le opere su <strong>tre livelli &#8211; Terra, Cielo e Iperuranio<\/strong> &#8211; secondo un itinerario non necessariamente cronologico, ma tematico, che si propone di accompagnare il visitatore in un viaggio di scoperta, per potenziare il pensiero e allenare l&#8217;immaginazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La prima sala corrisponde alla Terra<\/strong>, il luogo delle relazioni, dove trovano posto i primi grandi progetti di Antonello Ghezzi. Si potranno abbattere muri con bolle di sapone, il modo meno violento che esista, attraverso l&#8217;opera Blow against the walls. Si potr\u00e0 interrogare<strong> l&#8217;oracolo con T&#8217;Oracolo, un progetto nato nel 2010 che ha visto mutare continuamente la sua forma, tenendo tuttavia invariato il meccanismo per il quale \u00abio T&#8217;Oracolo e tu sarai l&#8217;oracolo per qualcun altro\u00bb.<\/strong> Un&#8217;opera semplice, fatta di fogliettini e di sole domande, carica per\u00f2 di tensioni universali che spingono gli uomini a capirsi gli uni con gli altri. Sar\u00e0 inoltre esposta l&#8217;installazione Attesa dell&#8217;amore, un grande specchio che alla fine dell&#8217;Ottocento decorava la sala d&#8217;aspetto della stazione di Pistoia e che, passando dal laboratorio del duo grazie all&#8217;interessamento della Galleria Vannucci Arte Moderna e Contemporanea di Pistoia, ha visto incisa e illuminata la scritta che d\u00e0 il titolo all&#8217;opera: un invito a specchiarsi e a leggersi nell&#8217;attesa dell&#8217;amore, chiave di volta della prima sala. A permettere il passaggio al secondo livello, una delle opere pi\u00f9 importanti per gli inizi della carriera di Antonello Ghezzi: La porta che si apre col sorriso. L&#8217;installazione, situata quasi al centro della stanza, ma posta in corrispondenza dei varchi verso il Cielo e l&#8217;Iperuranio, permette a chiunque di passare lateralmente; attraversarla per\u00f2 porta in un&#8217;altra dimensione e il sorriso \u00e8 l&#8217;unica chiave di accesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La seconda sala, dedicata al Cielo<\/strong>, tenta di far alzare i piedi da Terra, ancora solo leggermente. Alcune bandiere appese, che riproducono la Via Lattea, incorniciano un piccolo ufficio immaginario, dove si potr\u00e0 firmare la propria Cittadinanza della Via Lattea. Un&#8217;opera politica che ricorda al visitatore quanto la vastit\u00e0 dell&#8217;universo possa essere un&#8217;opportunit\u00e0 per il genere umano, per guardare le stelle e capire chi si voglia realmente essere.<strong> L&#8217;opera Legare la terra al cielo presenta una stampa fotografica su specchio retro-incisa, nella quale si intravede una performance avvenuta nel 2021 tra campi e colline immerse nel buio.<\/strong> Dei sottilissimi fili fluttuavano alzati da grappoli di palloncini e si illuminavano fiocamente, portando le persone alle stelle. E se di notte ci sono le stelle, di giorno si formano le nuvole. Le nuvole sono per Antonello Ghezzi una metafora che parla di leggerezza, di speranza e di un altrove immaginifico. Un&#8217;intera parete espone, dunque, le nuvole che gli artisti hanno realizzato esplorando supporti diversi, dalla carta, allo specchio, al marmo. Rafforza questo concetto la Scala per andare a prendere le nuvole, fatta di legno almeno nella sua parte pi\u00f9 terrena, ma che presto si tramuta in inchiostro blu, fino a raggiungere una nuvola dello stesso colore. A fare da ponte per la terza sala \u00e8 una grande installazione posta davanti alla porta di accesso, al centro della sala: Alla Luna \u00e8 un tapis roulant che all&#8217;inizio del suo percorso aveva sul suo display la cifra 384.400 Km, ovvero la distanza che separa l&#8217;uomo dalla Luna. Solo mettendo insieme i passi di tutti, in una missione collettiva, si potr\u00e0 raggiungerla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La terza sala \u00e8 dedicata all&#8217;Iperuranio.<\/strong> Gi\u00e0 da lontano, nelle altre stanze, si vedeva un grande cielo stellato. L&#8217;opera, intitolata 27 06 1980 20:59, proviene dal <strong>Museo per la Memoria di Ustica e riproduce<\/strong> l<strong>a mappa esatta di come erano le stelle nel giorno della tragedia. In alto nella sala \u00e8 appeso un grande semaforo che emette luce blu. Uscito da una favola di Gianni Rodari, il semaforo d\u00e0 il Via libera per volare.<\/strong> Domina lo spazio un&#8217;altana tutta blu sopra alla quale \u00e8 posto uno scrittoio e la sua sedia. Si tratta dell&#8217;installazione Al di sopra del rumore di fondo ed \u00e8 un luogo estrapolato da una fiaba inventata dagli artisti per Villa Rospigliosi di Prato, dove un tempo vivevano dei pirati artisti. L&#8217;ultima opera che si vede uscendo dalla sala \u00e8 un&#8217;installazione realizzata a partire da una fotografia della NASA, esposta al CAMeC grazie alla disponibilit\u00e0 di Fabio Gori e Virginia Fabrizi, che offre una possibile chiave di interpretazione dell&#8217;intera mostra. Un paesaggio al tramonto piuttosto buio, nel quale \u00e8 possibile tuttavia scorgere un puntino luminoso. Il titolo, Autoritratto, rivela l&#8217;intento e il senso dell&#8217;immagine: la Terra vista da Marte, ovvero gli uomini visti solo da un po&#8217; pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel bagno al piano zero del Centro <strong>vi \u00e8 traccia di Toilet Project, progetto che inaugur\u00f2 la collaborazione tra Nadia Antonello e Paolo Ghezzi, interessati ad invadere garbatamente i bagni delle fiere d&#8217;arte e giocare con umorismo su una domanda<\/strong> che qualche volta gli artisti si pongono: Cosa \u00e8 arte?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costeggia il lungo corridoio all&#8217;esterno delle sale l&#8217;opera Stringere lo spazio di me e te: <strong>innumerevoli sculture di ceramica sono appese e creano uno sciame scintillante di forme e colori.<\/strong> Ogni forma \u00e8 stata creata grazie a due persone che si sono strette la mano intorno ad un pezzo di argilla. I visitatori potranno prendere parte a questa performance dando vita ad una pietra preziosa che riveler\u00e0 l&#8217;invisibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In uno spazio per sua natura sopraelevato, l&#8217;interpiano che porta <strong>alle terrazze del Museo, c&#8217;\u00e8 uno strano scrittoio. \u00c8 composto da uno specchio con la scritta Scrivimi e da un piano sul quale \u00e8 poggiato tutto l&#8217;occorrente per scrivere<\/strong> ed inviare lettere d&#8217;amore: la carta, la busta, la penna e il francobollo. Con Scrivimi, non resta che abbandonarsi ad un po&#8217; di romanticismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sulla terrazza del CAMeC \u00e8 allestita l&#8217;ultima installazione del duo<\/strong>: La sedia del giudice, che richiama la tipica seduta sopraelevata utilizzata dall&#8217;arbitro di tennis, se non fosse che i posti a sedere sono due anzich\u00e9 uno. L&#8217;opera si \u00e8 prestata in passato a diverse performance che hanno coinvolto il pubblico in dibattiti e riflessioni filosofiche, indagando le (almeno) due verit\u00e0 che sempre ci sono. \u00abAl culmine di questa mostra, operazione gi\u00e0 di per s\u00e9 nata da due artisti e non da uno solo &#8211; spiegano Nadia Antonello e Paolo Ghezzi &#8211; l&#8217;opera ci invita forse a ritornare con la mente al nostro viaggio, considerando di nuovo l&#8217;altro da noi, dove la relazione umana ci ha accompagnati e presi per mano per volare sempre pi\u00f9 in alto, mai da soli, sempre con qualcuno o qualcosa che restituiva il nostro sguardo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>INFORMAZIONI:\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;esposizione \u00e8 visitabile fino al 14 gennaio 2024, da marted\u00ec a domenica dalle<\/strong> 11.00 alle 18.00, chiuso il luned\u00ec, Natale e Capodanno. Ingresso intero euro 5, ridotto euro 4, ridotto speciale euro 3,50. Nel corso della mostra, sar\u00e0 presentato il catalogo bilingue pubblicato da Metilene Edizioni, con il testo istituzionale del Sindaco e Assessore alla Cultura Pierluigi Peracchini, testi critici di Eleonora Acerbi e Cesare Biasini Selvaggi e ricco apparato iconografico. Per informazioni: tel. +39 0187 727530, camec@comune.sp.it, http:\/\/camec.museilaspezia.it.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nadia Antonello (Cittadella, 1985) e Paolo Ghezzi (Bologna, 1980) si formano all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna e nel 2009 fondano il duo artistico Antonello Ghezzi. La loro ricerca si focalizza sulla leggerezza e la magia. I progetti che li hanno visti esporre in tante parti del mondo, con il supporto di numerose Istituzioni, tentano di rendere tangibili le favole. Una porta che si apre solo se si sorride, bolle di sapone che abbattono i muri, una macchina per esprimere desideri con le stelle cadenti, piccole sculture tra amanti, cieli stellati del futuro. Scale, nuvole e semafori blu che &#8211; grazie a Gianni Rodari &#8211; danno all&#8217;osservatore il via libera per volare. Come fossero sandali alati oppure specchi che, come lo scudo di Atena, aiutano Perseo ad affrontare Medusa. Le loro installazioni fanno parte di numerose collezioni private e sono state presentate, unitamente alle performance, in contesti italiani ed internazionali, tra i quali: Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Ambasciata Italiana ad Atene, WhiteSpaceBlack Box a Neuch\u00e2tel, Kunsthall di Bergen, Beit Beirut, Wayfarers di Brooklyn a New York, Parlamento Europeo di Bruxelles, Gnration di Braga in Portogallo, Museo per la Memoria di Ustica di Bologna, Miasto Ogr\u00f3dow di Katowice, Palazzina dei Bagni Misteriosi di Milano, Artbab Manama in Bahrain, Sound Design Festival di Hamamatsu in Giappone, Istituto Italiano di Cultura di Atene, Art Foundation di Atene, Museo Davia Bargellini di Bologna, Usina del Arte a Buenos Aires, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Museo di Villa Croce di Genova, Moscow Biennale, Pitti Uomo di Firenze, Sarajevo Winter Festival, Blik Opener di Delft, Arsenale di Verona e CIFF di Copenhagen. Nel 2022 vincono il PAC2021 &#8211; Piano per l&#8217;Arte Contemporanea promosso dalla Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea del Ministero della Cultura e la loro bandiera raffigurante la Via Lattea viene acquisita dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Valsamoggia (BO). Il loro atelier si trova a Bologna, all&#8217;interno della Palazzina Liberty presso i Giardini Margherita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terra Cielo Iperuranio dal 7 ottobre 2023 al 14 gennaio 2024 CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea &#8211; La Spezia Dopo il successo riscosso nei<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":124252,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[28024],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/124247"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=124247"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/124247\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":124288,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/124247\/revisions\/124288"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/124252"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=124247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=124247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=124247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}