{"id":125387,"date":"2023-10-23T20:16:55","date_gmt":"2023-10-23T18:16:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=125387"},"modified":"2023-10-25T20:21:24","modified_gmt":"2023-10-25T18:21:24","slug":"mostre-a-nuoro-giotto-fontana-lo-spazio-doro-inaugura-24-novembre-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=125387","title":{"rendered":"Mostre a Nuoro &#8211; GIOTTO | FONTANA. Lo spazio d&#8217;oro &#8211; inaugura 24 novembre 2023"},"content":{"rendered":"<p><strong>Inaugurazione: 24 novembre 2023 ore 19<\/strong><\/p>\n<p><strong>GIOTTO | FONTANA. Lo spazio d&#8217;oro<\/strong><\/p>\n<p>MAN_ Museo d&#8217;arte della Provincia di Nuoro<\/p>\n<p>24 novembre 2023 \u2013 3 marzo 2024<\/p>\n<figure id=\"attachment_125389\" aria-describedby=\"caption-attachment-125389\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Giotto-12-kiuj.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-125389\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Giotto-12-kiuj-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Giotto-12-kiuj-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Giotto-12-kiuj-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Giotto-12-kiuj-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Giotto-12-kiuj-480x300.jpg 480w, 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linea con una filosofia espositiva che da anni conduce riflessioni sull<strong>&#8216;eterno ritorno di temi universali nell&#8217;arte di tutti i tempi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo le grandi mostre gi\u00e0 riservate ad Alberto Giacometti e l&#8217;arcaico<\/strong> (in collaborazione con la Fondazione Giacometti di Zurigo) o <strong>Picasso e il mito<\/strong>, nella serie celeberrima delle incisioni per la Suite Vollard, il MAN intende indagare il nesso che, a distanza di secoli, <strong>collega la ricerca spaziale di Lucio Fontana con il valore dello spazio nelle composizione di Giotto<\/strong>, unitamente alla presenza fortemente simbolica del colore oro nella sua reificazione dell&#8217;infinito e dell&#8217;altrove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella tradizione pittorica bizantina e in quella medievale occidentale, viene progressivamente meno la volont\u00e0 di rappresentare uno spazio reale e tridimensionale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fondo oro di mosaici e tavole dipinte offre infatti una rilucenza profonda e vibrante<\/strong> e conferisce alla composizione pittorica, per lo pi\u00f9 sacra, un\u2019aura di religiosit\u00e0 e mistero, <strong>atta a sancire il legame indissolubile tra arte e fede.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dipinto \u00e8 un\u2019icona da adorare<\/strong> e assume un valore simbolico, alludendo a valori eterni e trascendenti. <strong>L\u2019oro non \u00e8 colore, ma simbolo divino<\/strong>, esalta le figure, ieratiche e bidimensionali, senza umanizzarle, le astrae dal contesto reale, isolandole nel tempo e nello spazio e le pone entro rigidi schemi fissi, annullando ogni consuetudine e ogni rapporto con la quotidianit\u00e0:<strong> nessuna espressione e movimento, nessun paesaggio familiare, nessun edificio riconoscibile, nessun riscontro con il vissuto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un nuovo senso della realt\u00e0 e dello spazio, vero e profondo,<\/strong> emerge nell\u2019arte medievale grazie alla <strong>personalit\u00e0 di Giotto (1267 ca.-1337)<\/strong>, che gi\u00e0 i contemporanei<strong> lodavano poich\u00e9 \u00abrimut\u00f2 l\u2019arte di greco in latino e la ridusse al moderno\u00bb<\/strong>, come scrisse Cennino Cennini nel suo Libro dell\u2019Arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo spazio sacro e dorato, bidimensionale e trascendente, cortina di luce che isola dal mondo esterno della tradizione precedente,<\/strong> viene \u201cbucato\u201d da Giotto, alla ricerca di una terza dimensione, profonda e reale.<strong> Il fondo oro diventa cielo vero<\/strong>, atmosferico, lucente e terso nelle giornate di primavera, illuminato dalla luce della luna e delle stelle (<strong>e persino delle comete) nella notte buia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giotto scopre come la pittura possa raffigurare ci\u00f2 che l\u2019occhio vede<\/strong>, comprese la possibilit\u00e0 dell&#8217;illusione, meravigliosamente sperimentate per la prima volta nei <strong>due celebri finti coretti della cappella degli Scrovegni di Padova.<\/strong> Qui, <strong>all\u2019inizio del Trecento, ancor prima dell\u2019invenzione della prospettiva rinascimentale, Giotto introduce l\u2019idea del trompe-l\u2019oil, della pittura capace di trasformare lo spazio e creare ambienti illusionistici.<\/strong> Uno spazio senza figure e in cui \u2013 senza preavviso &#8211; irrompe il mondo esterno. I due fini vani, vuoti, potrebbero animarsi da un momento all\u2019altro di cantori. E, <strong>dalla bifora gotica, si potrebbero vedere le rondini volteggiare nell&#8217;aria,<\/strong> dalla gronda della vicina chiesa degli Eremitani, come scrive Roberto Longhi nel 1952.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cGiotto spazioso\u201d \u00e8 la definizione che il grande critico<\/strong> suggeriva per questo nuovo modo di pensare alla pittura, spiegando, a proposito della cappella padovana, che \u00ab<strong>per chi, ora, si collochi al centro del pavimento della cappella, e cio\u00e8 nel luogo pi\u00f9 adatto ad abbracciare con un solo sguardo la parete in cui si apre l\u2019abside, torna s\u00f9bito chiaro, palmare, sensibile fino all\u2019illusione che i due finti vani \u201cbucano\u201d il muro, mirano ad intervenire nell\u2019architettura stessa del sacello.<\/strong> All\u2019effetto di veridica illusione convengono le <strong>due volte gotiche concorrendo ad un solo centro che \u00e8 sull\u2019asse della chiesa e cio\u00e8 nella profondit\u00e0 \u2019reale\u2019, esistenziale dell\u2019abside;<\/strong> conviene la luce interna che, partendo dal centro, si diffonde inversamente nei due vani, persino sulle colonnine e sugli stipiti delle due bifore; conviene la luce esterna di celo che colma l\u2019apertura delle bifore stesse: non di un oltremarino \u201castratto\u201d, ma di un azzurro biavo, che si accompagna a quello (vero) fuor delle finestre dell&#8217;abside\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche nei fondi oro \u2013 pensiamo alla giovanile Madonna di Borgo san Lorenzo e a quella di San Giorgio alla Costa o alla pi\u00f9 tarda Maest\u00e0 di Ognissanti \u2013<strong> il cielo metafisico non \u00e8 pi\u00f9 infinito e, al tempo stesso indefinito, bens\u00ec fisico e reale.<\/strong> Le figure sono robuste come sculture e nel fondo, pur dorato, circola l\u2019aria. Concorrono<strong> all\u2019introduzione della realt\u00e0 nella pittura l\u2019uso della luce, di cui Giotto individua sempre la fonte, che modella i volumi, occupa lo spazio rendendolo plausibile e \u2018naturale\u2019.<\/strong> Abitabile. Concorrono le intuizioni con cui il maestro coglie le relazioni tra luce e colore (il colore muta, a seconda del variare della luce, non solo di intensit\u00e0 ma di qualit\u00e0), il suo approccio inedito alla quotidianit\u00e0 della vita, nella resa curiosa di espressioni, oggetti, e della natura, come <strong>un obiettivo spalancato nuovamente sulla realt\u00e0, in ogni suo aspetto, dai pi\u00f9 sacrali ai pi\u00f9 umili,<\/strong> riproposto nella verit\u00e0 degli spazi architettonici e paesistici. Proprio in questa riappropriazione della realt\u00e0, al di l\u00e0 degli schemi della tradizione, la vita, lo spazio, l\u2019uomo e i suoi sentimenti tornano a essere protagonisti della pittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un approccio vivo e rivoluzionario attuale anche per la pittura moderna e contemporanea<\/strong>, che tanto debito nutre nei confronti del suo pensiero. <strong>\u00abLe condizioni fondamentali nell&#8217;arte moderna sono chiaramente evidenti nel XIII secolo, in cui inizia la rappresentazione dello spazio\u00bb, scriveva Lucio Fontana nel suo \u00abManifiesto Blanco\u00bb del 1946.<\/strong> Con l\u2019artista di Santa F\u00e8, lo spazio nuovo e illusorio di Giotto si trasforma infatti in uno<strong> spazio realmente tridimensionale. La luce che lo attraversa rende palpabile il principio della soglia, dell&#8217;affaccio, del luogo di confine fra visibile e invisibile,<\/strong> secondo altres\u00ec l&#8217;antico concetto di iconostasi che Fontana rilegge nella sintesi radicale del suo gesto. La luce irrompe dunque in uno spazio mentale rendendolo improvvisamente percorribile. \u00c8 proprio la stessa luce che, nei fondi oro del Trecento \u2013 cos\u00ec come analizzata fra le pagine de Le porte regali di Pavel Florenskij \u2013 vedeva una materializzazione dell&#8217;immateriale e che ha poi attraversato <strong>i \u201cconcetti spaziali\u201d di Lucio Fontana, accarezzandone sabbie, pietre, pezzi di vetro e foglie d&#8217;oro. Una luce dilagante e calda, ma generata da un atto pittorico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dialogo proposto in mostra fra una preziosa tavola di Giotto \u2013 i Due apostoli della Fondazione Giorgio Cini di Venezia &#8211; e un Concetto spaziale di Fontana del MART di Rovereto &#8211; attinge, oltre che alle speculazioni di Florenskij, a una lunga letteratura concentrata su corsi e ricorsi di quella magnifica ossessione della pittura<\/strong> per la rappresentazione dell&#8217;assoluto, affrontata scientificamente da grandi studiosi, fra cui Georges Bataille, Lionello Venturi, Jean-Paul Sartre, Michael Baxandall, Jean Servier, Luigi Carluccio. Una tensione verso l\u2019infinito e il trascendente accomuna antichi e contemporanei e <strong>rende il dialogo fra Giotto e Fontana significativo e puntuale nel senso di un affondo esemplificativo, minimalista quanto intenso,<\/strong> fra le pieghe di questo tema di studio dell&#8217;arte universale. La pittura delle icone presuppone, non a caso, una metafisica delle immagini e della luce che nel Novecento trova eredi sensibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Ed \u00e8 a questa metafisica che autori come Wildt, Carr\u00e0, Casorati e poi Melotti e Fontana, oltre a maestri internazionali del calibro di Rothko o Yves Klein, hanno guardato, rivolgendosi persino all&#8217;uso dell\u2019oro come veicolo verso l&#8217;astratto, verso il sacro,<\/strong> oltre le \u201cporte regali\u201d dell\u2019icon\u00f2stasi, al di l\u00e0 del margine fra mondo visibile e il mondo invisibile, \u00abluogo dove si manifesta una pittura sublime \u2013 per citare Florenskij \u2013 in cui le cose sono \u201cprodotti della luce\u201d\u00bb.<strong> \u00abScoprire il Cosmo \u2013 ripeteva, non per nulla, Lucio Fontana \u2013 \u00e8 scoprire una nuova dimensione. \u00c8 scoprire l\u2019Infinito. Cos\u00ec, bucando questa tela \u2013 che \u00e8 la base di tutta la pittura \u2013 ho creato una dimensione infinita\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GIOTTO FONTANA. Lo spazio d&#8217;oro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">una produzione MAN, Nuoro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">da un&#8217;idea di Chiara Gatti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">testi scientifici a cura di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Nante e Paolo Campiglio, Serena Colombo e Chiara Gatti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coordinamento di Rita Moro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">date: 24 novembre 2023 \u2013 3 marzo 2024<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Inaugurazione: 24 novembre 2023 ore 19<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Catalogo bilingue ita\/en: Interlinea edizioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inaugurazione: 24 novembre 2023 ore 19 GIOTTO | FONTANA. 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