{"id":130106,"date":"2024-02-25T21:46:22","date_gmt":"2024-02-25T20:46:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=130106"},"modified":"2024-02-25T21:46:22","modified_gmt":"2024-02-25T20:46:22","slug":"mostre-a-firenze-reliquiario-di-montalto-delle-marche-opificio-delle-pietre-dure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=130106","title":{"rendered":"Mostre a Firenze &#8211; Reliquiario di Montalto delle Marche &#8211; Opificio delle Pietre Dure"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Tra le opere di oreficeria pi\u00f9 affascinanti di ogni tempo &#8230;<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>diciannove zaffiri &#8211; venti spinelli, -cinquantanove perle e un raffinato cammeo in sardonice di manifattura bizantina.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Oggetto di devozione commovente e lussuosissimo.<\/strong><\/p>\n<p>Dal 23 febbraio per la rassegna: Caring for Art. Restauri in mostra<\/p>\n<figure id=\"attachment_130108\" aria-describedby=\"caption-attachment-130108\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/unnamed-2-2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-130108\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/unnamed-2-2-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/unnamed-2-2-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/unnamed-2-2-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/unnamed-2-2-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/unnamed-2-2-452x300.jpg 452w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/unnamed-2-2.jpg 1181w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-130108\" class=\"wp-caption-text\"><strong>cliccare sulle immagini per ingrandirle &#8211;\u00a0<\/strong> Il Reliquiario di Montalto delle Marche, dalla Parigi dei Valois alla Roma dei Papi<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>SOVRANE OREFICERIE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<strong> Reliquiario di Montalto delle Marche<\/strong>, dalla Parigi dei Valois alla Roma dei Papi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Firenze, Museo dell\u2019Opificio delle Pietre Dure<br \/>\n23 febbraio \u2013 4 maggio 2024<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A partire dal 23 febbraio \u00e8 esposto al Museo dell\u2019Opificio<\/strong> il Reliquiario di Montalto delle Marche, <strong>capolavoro dell\u2019oreficeria gotica e rinascimentale, passato per i Valois, gli Asburgo, gli Este e il tesoro pontificio, poi donato alla cittadina marchigiana da papa Sisto V.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per qualit\u00e0 e per storia il reliquiario \u00e8<strong> tra le opere di oreficeria pi\u00f9 affascinanti di ogni tempo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo capolavoro, dopo l\u2019intervento cui lo hanno sottoposto i professionisti dell\u2019Opificio delle Pietre Dure, sar\u00e0 presentato dal<strong> 23 febbraio al 4 maggio 2024<\/strong>, presso il Museo dell\u2019Opificio nella sua sede storica in <strong>via degli Alfani 78 a Firenze.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dieci anni di distanza dal restauro eseguito nel 2013 l\u2019opera \u00e8 tornata a Firenze per una accurata revisione, sia della struttura metallica che degli elementi smaltati. Su questi ultimi, in particolare, doveva essere verificata la tenuta dei consolidamenti effettuati in quella occasione e controllata l\u2019eventuale comparsa di altri punti di fragilit\u00e0. <strong>Era necessario inoltre ricollocare tre piccoli frammenti distaccati, tutti provenienti dal prato verde su cui poggiano le figure principali. Questo \u00e8 l\u2019unico elemento del reliquiario che \u00e8 stato smaltato su argento e non su oro<\/strong> ed \u00e8 pertanto <strong>pi\u00f9 soggetto a fenomeni di alterazione<\/strong>, specialmente laddove si siano verificate fratture o cadute dello smalto. I tre frammenti sono stati riposizionati tramite micro-incollaggio e sono stati consolidati altri punti del prato che manifestavano segni di possibile distacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggetto delicatissimo,<\/strong> dunque, il reliquiario r<strong>isplende per la straordinaria raffinatezza tecnica, per la preziosit\u00e0 dei materiali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Realizzato in oro (fuso, smaltato en ronde-bosse , raffinata tecnica<\/strong> in cui lo smalto viene applicato su superfici a tutto tondo o in alto rilievo) e<strong> in argento (fuso, sbalzato, inciso, smaltato e in parte dorato ad amalgama di mercurio)<\/strong>, circonda<strong> le scene toccanti legate alla passione di Cristo<\/strong> con <strong>diciannove zaffiri, venti spinelli, cinquantanove perle e un raffinato cammeo in sardonice di manifattura bizantina.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pochi lavori di oreficeria possono vantare una storia collezionistica tanto documentata e di altissimo profilo<\/strong> quale la sua: la parte pi\u00f9 antica dell\u2019opera, <strong>in forma di tavoletta, era appesa nella cappella del Louvre stando all\u2019inventario del tesoro di Carlo V di Francia (1338-1380),<\/strong> cui va presumibilmente attribuita la commissione dei magnifici smalti a tutto tondo su oro eseguiti<strong> forse da Jean du Vivier, orafo di corte<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un angelo biondo dalle grandi ali blu e bianche regge con le mani velate, offrendolo alla contemplazione, il corpo esanime di Cristo;<\/strong> un <strong>oggetto di devozione commovente e lussuosissimo<\/strong> insieme che presto pass\u00f2 ad altri Illustri proprietari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Nel 1439 risulta fra i beni dell\u2019eredit\u00e0 di Federico IV d\u2019Asburgo, dal 1411 duca d\u2019Austria<\/strong> e conte del Tirolo; <strong>nel 1450 Leonello d\u2019Este, coltissimo signore di Ferrara,<\/strong> lo acquista dal mercante tedesco Jachomo de Goldemont; gi\u00e0 nel <strong>1457 compare nell\u2019inventario dei beni del cardinale veneziano Pietro Barbo, raffinato collezionista, poi papa dal 1464 al 1471 col nome di Paolo II.<\/strong> Sar\u00e0 lui a trasferirlo nel tesoro pontificio e a dargli l\u2019aspetto attuale, facendolo inserire in una struttura monumentale in argento dorato di straordinaria qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1586 papa Sisto V preleva il prezioso oggetto<\/strong> e<strong> lo dona alla cittadina di Montalto nelle Marche,<\/strong> dove aveva avuto inizio la sua vita di uomo di chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel donarlo,<strong> Sisto V limit\u00f2 la sua ostensione pubblica a sole tre volte l\u2019anno,<\/strong> poi ulteriormente ristretta al solo terzo giorno precedente la Pentecoste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per poterlo prelevare per l\u2019esposizione servivano quattro chiavi, affidate ad altrettanti maggiorenti della citt\u00e0.<\/strong> L\u2019importanza per la collettivit\u00e0 era tale che per salvarlo dalle razzie dei soldati napoleonici i cittadini si autotassarono per offrire 216 pezzi duri, equivalenti alla quantit\u00e0 di argento necessaria a fondere due grandi candelabri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ora all\u2019interno della rassegna Caring for Art,<\/strong> giunta al suo quarto appuntamento, ciascuno avr\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di osservarlo con agio, di apprezzare il magistero tecnico che regge anche i minimi dettagli dispiegandosi anche nelle parti apparentemente secondarie, di avvicinarsi ad una sensibilit\u00e0 religiosa che univa immagini colme di patetico realismo e il fulgore delle gemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questa occasione si ringraziano Sua Eminenza Mons. Carlo Bresciani, Vescovo della Diocesi di San benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto e la Direttrice dei Musei sistini del Piceno Paola Di Girolami.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le opere di oreficeria pi\u00f9 affascinanti di ogni tempo &#8230; diciannove zaffiri &#8211; venti spinelli, -cinquantanove perle e un raffinato cammeo in sardonice di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":124824,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,4418,358,15896],"tags":[29354,29355],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/130106"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=130106"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/130106\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":130110,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/130106\/revisions\/130110"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/124824"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=130106"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=130106"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=130106"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}