{"id":130798,"date":"2024-03-16T19:10:01","date_gmt":"2024-03-16T18:10:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=130798"},"modified":"2024-03-16T19:10:52","modified_gmt":"2024-03-16T18:10:52","slug":"mostre-a-pesaro-mario-logli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=130798","title":{"rendered":"Mostre a Pesaro &#8211; Mario Logli"},"content":{"rendered":"<p>Mario Logli &#8211; Custode della bellezza<\/p>\n<p>(un titolo impegnativo, forse troppo)<\/p>\n<p>Pesaro &#8211; Palazzo Mosca<\/p>\n<p>Sino al 7 aprile<\/p>\n<figure id=\"attachment_130802\" aria-describedby=\"caption-attachment-130802\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Mario-Logli.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-130802\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Mario-Logli-300x206.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Mario-Logli-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Mario-Logli-436x300.jpg 436w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Mario-Logli.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-130802\" class=\"wp-caption-text\">cliccare sulle immagini per ingrandirle<\/figcaption><\/figure>\n<ul>\n<li><strong>Curatori:<\/strong>\u00a0Anna Maria Ambrosini Massari e Mattia Giancarli<\/li>\n<li><strong>Costo del biglietto:<\/strong>\u00a0ingresso con Card Pesaro Capitale, gratuito fino a 18 anni<\/li>\n<li><strong>Telefono per informazioni:<\/strong>\u00a0+39 0721 387541<\/li>\n<li><a href=\"mailto:info@pesaromusei.it?subject=Richiesta%20informazioni.\">E-Mail info<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<div class=\"textarea\">\n<h1><\/h1>\n<div id=\"scrollpane\" class=\"text\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Mario Logli (Urbino, 1933 &#8211; Pesaro, 2020), artista nella seconda met\u00e0 del novecento e nei primi anni del nuovo secolo.<\/p>\n<p><strong>\u201cFai in modo che questa citt\u00e0 non ti cambi\u201d:<\/strong> queste le parole che\u00a0<strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>\u00a0rivolse al giovane Mario Logli che, appena trasferitosi a Milano, si trovava a realizzare la copertina di\u00a0<em>Ragazzi di vita<\/em>. La casa editrice Garzanti lo aveva appena assunto per illustrare una serie di classici e, nella frenesia della metropoli, poteva essere questo <strong>il pericolo per un ragazzo alla ricerca del proprio futuro: smarrire se stesso dimenticando i propri luoghi d\u2019origine e l\u2019identit\u00e0 della loro tradizione<\/strong>. Non per Logli, per\u00f2, che questa identit\u00e0 seppe tenerla sempre stretta a s\u00e9, riproponendola in centinaia di tele destinate a dare forma a quella geografia dell\u2019anima entro cui si ritrovano le proprie radici e le proprie individualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>A quasi quattro anni dalla sua morte<\/strong>, anche<strong>\u00a0Pesaro<\/strong>\u00a0&#8211; citt\u00e0 scelta da Logli per vivere, cui era profondamente legato &#8211;\u00a0<strong>omaggia l\u2019artista con un\u2019esposizione che affronta in maniera nuova la sua produzione<\/strong>, indagata per la prima volta alla luce di documenti e opere inediti che consentiranno una nuova lettura della sua poetica e di approfondire il rapporto con il capoluogo adriatico e con il mare, elemento che torna frequentemente nei suoi paesaggi. Grazie a questo materiale e ai dipinti esposti, provenienti dalla collezione della famiglia Logli e dall\u2019importante deposito destinato dal pittore all\u2019ateneo di Urbino, per la prima volta \u00e8 possibile ritessere il legame non solo con i modelli moderni studiati da Logli &#8211; tra gli altri Ren\u00e9 Magritte, Giorgio De Chirico e Osvaldo Licini &#8211; ma anche con gli amici di una vita che, come lui, a lungo hanno raccontato il territorio e le contraddizioni del loro tempo: Paolo Volponi, Carlo Bo e Mario Giacomelli.<\/p>\n<p><em>Con la sua pittura, Logli ha saputo custodire le tradizioni e i costumi della sua terra d\u2019origine e, parallelamente, interpretare con personalit\u00e0 ed energia le sfide pi\u00f9 complesse della sua contemporaneit\u00e0, fino a questioni &#8211; come quella ecologica e della tutela del patrimonio culturale &#8211; da lui affrontate in anticipo rispetto ai tempi. Articolata in tre sezioni, la mostra intende raccontare i temi cui Mario Logli si \u00e8 dedicato durante tutta la vita e che, attraverso i suoi soggetti cos\u00ec magnetici e oniricamente evocativi, lo hanno reso custode della storia secolare e, insieme, visionario interprete di argomenti di stringente attualit\u00e0<\/em>: questo il commento dei curatori\u00a0<strong>Anna Maria Ambrosini Massari e Mattia Giancarli.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nella sezione\u00a0\u2018Il ricordo, il gioco e l\u2019infanzia\u2019<\/strong>, riaffiora il ricordo dell\u2019infanzia passata a giocare e a sperimentare. <strong>Soggetti delle tele sono, appunto, i giocattoli di Logli, sistemati alla rinfusa su pavimenti e mensole come nelle solenni nature morte intarsiate nello studiolo di Federico da Montefeltro a Urbino<\/strong>. Controcampo alle vedute urbinati, i paesaggi marini di Pesaro e Senigallia, dove l\u2019artista era solito passare le sue vacanze.<\/p>\n<p><strong>Nella sezione\u00a0\u2018In difesa dell\u2019ambiente\u2019<\/strong>, compare la tematica ecologica che per Logli diventa fondamentale gi\u00e0 a partire dagli <strong>anni Settanta &#8211; appena arrivato a Milano<\/strong> -, quando nella sua produzione compaiono per la prima volta <strong>gli\u00a0<em>Invasori<\/em>: entit\u00e0 inorganiche e robotiche, allegorie dell\u2019inquinamento e creature spregevoli<\/strong> che rappresentano la pratica sconsiderata di chi,<strong> irrispettoso della bellezza della natura, la sporca con scorie e rifiuti.<\/strong><\/p>\n<p>In\u00a0\u2018<strong>Custodire la bellezza\u2019<\/strong>, la pi\u00f9 caratteristica tra le produzioni di Logli: <strong>le\u00a0\u2018Isole volanti\u2019, citt\u00e0 sospese come astronavi o aquiloni che si innalzano nel cielo per distaccarsi da una terra fredda che pare non le comprenda pi\u00f9<\/strong>.<\/p>\n<p>In questi <strong>paesaggi, nati da suggestioni surrealiste,<\/strong> diventati poi firma di Logli, si racconta il messaggio della tutela del patrimonio artistico nella sua accezione pi\u00f9 moderna, comprensiva delle consistenze materiali e immateriali.<\/p>\n<p><strong>Il tentativo di raffigurare queste geografie dell\u2019anima avvicina Logli ad un altro maestro del nostro tempo: Mario Giacomelli.<\/strong><\/p>\n<p>La seconda parte della sezione racconta per la prima volta il solido rapporto di amicizia e stima tra i due artisti, uniti nel comune obiettivo: custodire la bellezza.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"text\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u2018<strong>Mario Logli. Custode della bellezza<\/strong><strong>\u2019<\/strong>\u00a0\u00e8 il titolo della mostra\u00a0a cura di Anna Maria Ambrosini Massari e Mattia Giancarli,\u00a0che rientra nel\u00a0<strong>palinsesto ufficiale di Pesaro 2024<\/strong>\u00a0ed \u00e8 promossa dal Comune di Pesaro con il contributo della Regione Marche, in partenariato con\u00a0l<em>\u2019<\/em>Universit\u00e0 degli Studi di Urbino Carlo Bo, ISIA\u00a0Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino\u00a0e l\u2019Accademia Raffaello. L\u2019organizzazione \u00e8 a cura della Fondazione Pescheria\u00a0&#8211;\u00a0Centro Arti Visive.<\/p>\n<p><strong>Mario Logli (Urbino, 1933 &#8211; Pesaro, 2020)<\/strong><br \/>\n<strong>Si forma presso l\u2019Istituto di Belle Arti di Urbin<\/strong>o specializzandosi in <strong>tecniche grafiche e incisione<\/strong> con <strong>Carlo Ceci, maestro d\u2019eccellenza<\/strong> al quale rimane sempre legato da stima e affetto profondi, anche dopo essersi trasferito in Lombardia nella seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta per lavorare prima per Garzanti e poi De Agostini. A questa sua lunga esperienza nel settore dell\u2019illustrazione editoriale si aggiunge presto anche quella come<strong> scenografo e disegnatore di costumi per il Piccolo Teatro di Milano<\/strong>, in collaborazione con Ezio Frigerio. Cominciata nel 1970 e coronata subito da rinomati riscontri, come le segnalazioni per due anni consecutivi nel catalogo Bolaffi (1973-1974), la carriera artistica di Logli culmina con importanti riconoscimenti e prestigiose partecipazioni. Occorre ricordare almeno il premio\u00a0\u201cLombardia\u201d, il premio\u00a0\u201cArte Fantastica\u201d\u00a0ricevuto a Stoccarda, il premio\u00a0\u201cMostra di Grafica Internazionale\u201d\u00a0riconosciutogli a Barcellona, il prestigioso\u00a0\u201cSigillo d\u2019Ateneo\u201d\u00a0assegnatogli dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Urbino, la cittadinanza onoraria riconosciutagli dal Comune di Urbino e la presenza in rassegne internazionali come l\u2019\u201cArte Europea in Giappone\u201d, svoltasi nel Museo Laforet di Tokyo, e la 54<sup>a<\/sup>\u00a0edizione della Biennale di Venezia. Numerose anche le personali, l\u2019ultima delle quali si \u00e8 tenuta nel 2017 contemporaneamente presso la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, la Rocca Roveresca di Senigallia e la Rocca di Gradara, riscuotendo enorme successo di pubblico.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Logli &#8211; Custode della bellezza (un titolo impegnativo, forse troppo) Pesaro &#8211; Palazzo Mosca Sino al 7 aprile Curatori:\u00a0Anna Maria Ambrosini Massari e Mattia<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":130803,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,15896],"tags":[29530],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/130798"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=130798"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/130798\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":130804,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/130798\/revisions\/130804"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/130803"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=130798"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=130798"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=130798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}