{"id":131803,"date":"2024-04-13T08:55:12","date_gmt":"2024-04-13T06:55:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=131803"},"modified":"2024-04-16T15:59:47","modified_gmt":"2024-04-16T13:59:47","slug":"guida-agli-extravergini-2024-produzione-scarsa-e-le-scelte-sconsiderate-dellagricoltura-superintensiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=131803","title":{"rendered":"Guida agli Extravergini 2024 &#8211; la produzione scarsa e le scelte sconsiderate dell&#8217;agricoltura superintensiva"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019olio \u00e8 un elemento importante perch\u00e9 alimento quotidiano<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Olio-672-olive-ulivo-Liguria-Puglia-Italia-Verde-salute.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-97823\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Olio-672-olive-ulivo-Liguria-Puglia-Italia-Verde-salute-300x166.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Olio-672-olive-ulivo-Liguria-Puglia-Italia-Verde-salute-300x166.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Olio-672-olive-ulivo-Liguria-Puglia-Italia-Verde-salute-542x300.jpg 542w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Olio-672-olive-ulivo-Liguria-Puglia-Italia-Verde-salute.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dati di Italia Olivicola, <strong>almeno 200.000 ettari di oliveti sono in stato di<\/strong> <strong>totale abbandono e oltre 300.000 sono gestiti con pratiche di puro mantenimento.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per fortuna in Italia, almeno\u00a0 le zone a produzione intensiva sono per ora limitate.<\/strong><\/p>\n<h3>Ma l&#8217;Europa finanza la coltivazione superintensiva.<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una contrazione significativa della produzione, ha portato le grandi produzioni industriali a\u00a0 parlare solo di un problema di resa,<strong> promuovendo cos\u00ec modelli di agricoltura superintensiva, <\/strong>basati sull&#8217;abbassamento dei costi e sull&#8217;eccessivo utilizzo delle risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi modelli, a breve termine, <strong>non solo danneggiano l&#8217;ambiente, ma non portano vantaggi economici reali al settore\u00bb.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo dimostrano le piantagioni intensive che, venendo meno la capacit\u00e0 di irrigazione, hanno avuto una resa bassissima.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>La Guida agli Extravergini 2024: da 24 anni uno strumento per far conoscere oli, storie e territori<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un lavoro di squadra: 125 collaboratori in tutta l\u2019Italia hanno recensito 686 aziende segnalando 1071 oli extravergini di qualit\u00e0, <strong>nonostante l\u2019annata difficile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Guida agli Extravergini 2024, a cura di Slow Food Italia,<\/strong> \u00e8 pronta: la si pu\u00f2 acquistare su www.slowfoodeditore.it.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLe parole chiave che definiscono la stagione appena conclusa \u2013 spiega Francesca Baldereschi, curatrice della Guida &#8211; sono siccit\u00e0 e cambiamento climatico, riflesso delle rilevanti problematiche affrontate dall&#8217;olivicoltura italiana nell&#8217;ultimo anno e delle preoccupazioni per il futuro. \u00c8 essenziale affrontare queste sfide preservando la qualit\u00e0, <strong>promuovendo la biodiversit\u00e0 autoctona e adottando pratiche sostenibili<\/strong>. Inoltre, \u00e8 cruciale non semplificare una grave crisi globale, che ha determinato una <strong>contrazione significativa della produzione, riducendola unicamente a un problema di resa e promuovendo modelli di agricoltura superintensiva, basati sull&#8217;abbassamento dei costi e sull&#8217;eccessivo utilizzo delle risorse.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali modelli, a breve termine, <strong>non solo danneggiano l&#8217;ambiente, ma non portano vantaggi economici reali al settore\u00bb. Lo dimostrano le piantagioni intensive che, venendo meno la capacit\u00e0 di irrigazione, hanno avuto una resa bassissima,<\/strong> portando a una diminuzione consistente dell\u2019offerta dell\u2019olio in numerosi stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per fortuna in Italia le zone a produzione intensiva sono per ora limitate<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn modello che <strong>presenta criticit\u00e0 gi\u00e0 nel breve e medio termine<\/strong>, in via di <strong>dismissione nei paesi che per primi ci hanno scommesso<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure gli <strong>ultimi provvedimenti dell\u2019Europa e dell\u2019Italia vanno in tutt\u2019altra direzione<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>finanziano i necessari impianti di irrigazioni e le grandi estension<\/strong>i e permettono l\u2019uso dei pesticidi\u00bb sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che aggiunge:<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u00abDa anni Slow Food si impegna a <strong>valorizzare e conservare il patrimonio olivicolo dell\u2019Italia: sostenendo e dando voce a chi fa colture a ombrello e si prende cura del suolo, adottando inerbimenti mirati per contenere l\u2019uso dell\u2019acqua, salvaguardare la terra e continuare a plasmare il paesaggio<\/strong>.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Ne sono un esempio il <strong>Presidio degli olivi secolari e questa Guida, che sempre di pi\u00f9 si propone di far conoscere storie di produttrici e produttori<\/strong> che lavorando con grande cura e attenzione al proprio territorio, alla biodiversit\u00e0 locale e, grazie, all\u2019esperienza acquisita in campo e in frantoio, riescono a produrre oli di eccellente qualit\u00e0.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Per Slow Food, <strong>l\u2019olio \u00e8 un elemento importante perch\u00e9 alimento quotidiano<\/strong>, perch\u00e9 essenziale nel disegnare la nostra cultura gestronomica e nel contribuire alla salubrit\u00e0 della nostra dieta, perch\u00e9 centrale per la conservazione del territorio e nel plasmare il paesaggio, perch\u00e9 infine pu\u00f2 rappresentare una concreta opportunit\u00e0 sociale ed economica in moltissimi territori! \u00c8 un capitale da custodire e valorizzare, anche facendo conoscere le numerose esternalit\u00e0 positive di cui \u00e8 portatore. Nel caso dell\u2019olio, come siamo pi\u00f9 abituati a fare col vino, sarebbe pi\u00f9 giusto parlare di valore e non di prezzo\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante questo, <strong>l\u2019olivicoltura agricola<\/strong> (ovvero quella non intensiva, non conformata su un modello industriale che dovrebbe essere un ossimoro rispetto a una produzione agricola) <strong>vive un momento complicato: crisi climatica, alti costi di produzioni e di tutte le attivit\u00e0 correlate (trasporti, elettricit\u00e0, frantoi), omologazione dei mercati, mancanza di personale e commercio di oli di dubbia origine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per citare solo alcune criticit\u00e0 responsabili, tra l\u2019altro, del <strong>fenomeno dell\u2019abbandono degli oliveti e della gestione ridotta al minimo,<\/strong> che <strong>comportano produzioni molto basse,<\/strong> nettamente al di sotto del potenziale dell\u2019uliveto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, nella nostra penisola, secondo i dati di Italia Olivicola, <strong>almeno 200.000 ettari di oliveti sono in stato di<\/strong> <strong>totale abbandono e oltre 300.000 sono gestiti con pratiche di puro mantenimento<\/strong>. Da qui nascono le iniziative di Slow Food per difendere questo settore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Guida non \u00e8 solo un prezioso strumento per gli addetti ai lavori e i <strong>consumatori per districarsi nel momento dell\u2019acquisto e sostenere le centinaia di realt\u00e0 che mantengono alto il prestigio dell\u2019olivicoltura italiana di qualit\u00e0,<\/strong> ma vuole essere uno <strong>stimolo a visitare queste realt\u00e0 perch\u00e9 incontrare i produttori e scoprire il patrimonio olivicolo,<\/strong> spesso secolare, che caratterizza il nostro paesaggio, \u00e8 la migliore forma per apprezzarlo e difenderlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In attesa della <strong>presentazione, che si terr\u00e0 al Museo Maxxi di Roma il 20 aprile alle 10,<\/strong> due curiosit\u00e0 che si potranno trovare tra le pagine della Guida. La prima \u00e8 il debutto del Piemonte: un territorio che, nonostante l\u2019annata caratterizzata da grandinate violente, piogge intense e siccit\u00e0, \u00e8 riuscito a esprimere una piccola selezione di produttori in grado di fare qualit\u00e0. L\u2019altra \u00e8 lo sconfinamento per provare a capire che cosa succede nelle zone del Canton Ticino e della Slovenia, contigue e in continuo scambio con le aree olivicole dei laghi lombardi e del Carso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre all\u2019apporto fondamentale e alla competenza dei 125 collaboratori dislocati in tutta l\u2019Italia che conoscono il territorio e hanno passione e competenza per il mondo dell\u2019olivicoltura, la Guida agli extravergini 2024 \u00e8 realizzata anche grazie al sostegno di tre realt\u00e0 vicine al mondo dell\u2019olio di qualit\u00e0 e sensibili al lavoro di Slow Food a difesa dell\u2019olivicoltura buona pulita e giusta: Gruppo Saida (produzione, commercializzazione e distribuzione di contenitori di vetro per alimenti), BioEsperia (prodotti per l\u2019agricoltura distillati da biomassa vegetale) e RICREA (Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019olio \u00e8 un elemento importante perch\u00e9 alimento quotidiano Dati di Italia Olivicola, almeno 200.000 ettari di oliveti sono in stato di totale abbandono e oltre<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[54,14,19071,61,53,327],"tags":[29740,29739],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/131803"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=131803"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/131803\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":131808,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/131803\/revisions\/131808"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=131803"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=131803"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=131803"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}