{"id":133115,"date":"2024-05-24T18:30:29","date_gmt":"2024-05-24T16:30:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=133115"},"modified":"2024-05-24T18:30:29","modified_gmt":"2024-05-24T16:30:29","slug":"bergamo-25-maggio-30-giugno-teatro-tascabile-al-femminile-voci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=133115","title":{"rendered":"Bergamo 25 maggio &#8211; 30 giugno &#8211; Teatro Tascabile al femminile &#8211; VOCI"},"content":{"rendered":"<p>Alcuni spettacoli sono ad ingresso libero<\/p>\n<p>Contemporary Locus 16<br \/>\nVOCI | Lara Almarcegui, Elena Bellantoni, Francesca Grilli<br \/>\na cura di Paola Tognon<\/p>\n<p><strong>Monastero del Carmine &#8211; Bergamo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VOCI \u00e8 il titolo del progetto espositivo che l\u2019associazione Contemporary Locus, con Teatro Tascabile di Bergamo e con HG80 impresa sociale, apre al pubblico presso il Monastero del Carmine di Bergamo <strong>dal 25 maggio al 30 giugno 2024<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto, a cura di Paola Tognon, si costruisce intorno alle VOCI di tre artiste di fama internazionale, Lara Almarcegui, Elena Bellantoni e Francesca Grilli.<br \/>\nCon i loro progetti le artiste compongono una coralit\u00e0, <strong>tra video-installazioni, fotografie, sculture e performance, che aprono gli spazi del Carmine a nuovi echi e risonanze<\/strong>.<br \/>\n<strong>Sono voci al femminile che \u2013 tra luci, colori, suoni e azioni \u2013 interpretano senza blandire il presente per restituire letture rivolte al futuro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le tre artiste, attraverso progetti site e place-specific<\/strong>, interpretano alcune fra le tematiche pi\u00f9 sensibili del presente: <strong>l\u2019ambiente, le rivolte sociali e politiche, il ritiro sociale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ambiente viene analizzato dall\u2019opera di Lara Almarcegui EXPLORATION RIGHTS, ATESINO SUPERVOLCANO, Lagorai Mountain Range.<br \/>\nPer oltre vent&#8217;anni <strong>Lara Almarcegui ha lavorato in diverse geografie e aree urbane rendendo temporaneamente visibili luoghi e siti abbandonati, inutilizzati o inaspettatamente preservati.<\/strong> In questa pratica l\u2019artista <strong>ha messo in luce processi di trasformazione contemporanei spesso guidati da interessi politici ed economici, ma descritti come percorsi di riqualificazione urbana o naturalistica.<\/strong><br \/>\nNegli anni pi\u00f9 recenti Almarcegui ha rivolto la sua attenzione sulla materia e sull\u2019analisi dei materiali che costituiscono tutto ci\u00f2 che ci circonda e in particolare sui materiali compositi utilizzati per le costruzioni. Il suo lavoro verte sul <strong>rapporto tra architettura e territorio a partire da una disamina del suo sfruttamento che comprende anche il sottosuolo<\/strong> che \u00e8, ancora oggi considerato come risorsa pubblica disponibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">EXPLORATION RIGHTS, ATESINO SUPERVOLCANO, Lagorai Mountain Range si concentra sullo sfruttamento del sottosuolo, parte essenziale di un sistema economico predominante in superficie.<br \/>\nIn questa direzione <strong>Lara Almarcegui, osservato l\u2019uso sempre pi\u00f9 frequente di rocce ignee e magmatiche nell\u2019architettura contemporanea, ha chiesto e ottenuto l\u2019autorizzazione di esplorazione scientifica della catena montuosa del Lagorai in Trentino<\/strong>, con l\u2019obiettivo di approfondire le conoscenze sul substrato vulcanico e in particolare sulla Riolite (porfido) &#8211; di cui le dolomiti sono ricche &#8211; e sul suo possibile nuovo utilizzo come materiale da costruzione.<br \/>\n<strong>L\u2019opera in mostra \u00e8 composta dal documento dell\u2019autorizzazione di esplorazione scientifica ottenuta dall\u2019artista<\/strong> (seguendo il percorso di ricerca e quello normativo per avviare concessioni minerarie, con il coordinamento scientifico del geologo Mirko Demozzi) e di <strong>alcune fotografie realizzate durante le sue esplorazioni sul Lagorai nel periodo del disgelo.<\/strong><br \/>\nSi tratta di un\u2019operazione di mimetica militanza poetica, radicale ma distante dall\u2019attivismo ambientale, non solo per la ricerca estetica sempre sottesa all\u2019opera di Almarcegui (che nasce dal suo amore per la materia o per la materia prima della materia costruttiva), ma anche per la sua specifica capacit\u00e0 di svelare l\u2019ambivalenza di un complesso sistema di appropriazione e trasformazione ambientale.<br \/>\nAlmarcegui attira qui infatti la nostra attenzione sull<strong>\u2019esistenza di materiali sotterranei e insieme sui temi di propriet\u00e0, distribuzione e sfruttamento del sottosuolo<\/strong> che \u00e8 in parallelo risorsa ambientale e risorsa mineraria, con tutto ci\u00f2 che ne deriva.<br \/>\nLa voce di Lara Almarcegui in questo progetto \u00e8 dunque una voce apparentemente silente che proviene dal profondo della terra ma che risuona attraverso i nostri passi perch\u00e9, per raggiungere e lasciare il Monastero del Carmine, percorriamo Via Colleoni, spina centrale della Bergamo medioevale realizzata in porfido, nome comune per definire la Riolite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le rivolte sociali e politiche vengono invece raccontate attraverso il <strong>progetto di Elena Bellantoni On the Breadline, in un\u2019installazione video che viene presentata per la prima volta al pubblico.<\/strong><br \/>\nL\u2019opera, vincitrice della IV edizione dell\u2019Italian Council, \u00e8 il risultato di <strong>oltre un anno di lavoro che Bellantoni ha sviluppato nel 2018 e 2019 in Serbia, Grecia, Turchia e Italia.<\/strong> Paesi scelti dall\u2019artista per delineare, nelle loro <strong>inquiete geografie contemporanee, un Mediterraneo periferico<\/strong> nel quale il titolo del progetto, \u201cSulla linea del pane\u201d trova continua attualit\u00e0.<br \/>\nIntesa dall\u2019artista soprattutto come linea di povert\u00e0 e usata ancora oggi nelle statistiche internazionali per <strong>separare la sussistenza dall\u2019indigenza assoluta, questa linea fa riferimento al pane,<\/strong> elemento simbolo delle culture che si affacciano sul mediterraneo e che proprio nelle \u201crivolte del pane\u201d hanno mostrato le prime rivendicazioni delle classi subalterne nei grandi passaggi di sistema e di pensiero all\u2019inizio del XIX secolo.<br \/>\n<strong>Punto di partenza per l\u2019artista \u00e8 la farina, il pane, la polvere di grano. Elementi di vita a loro volta sinonimi, simbolici e non, del denaro (come la pagnotta o la grana).<\/strong><br \/>\nL\u2019interesse dell\u2019artista \u00e8 dunque sul valore di questo elemento presente in culture millenarie e all\u2019interno di diverse tradizioni. Un pane che Elena Bellantoni indaga non tanto come rappresentazione del momento del convivio e del confronto tra genti diverse, quanto invece nella sua relazione con le rivolte popolari identificate nella storia come movimenti di protesta che, nel nome della giustizia e dell\u2019uguaglianza sociale, hanno unito popolazioni diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei paesi scelti da Bellantoni la breadline \u00e8 una linea labile e discontinua che insegue epoche, sviluppi storici e sociali, cos\u00ec come confini e guerre; l\u2019esito \u00e8 una ricerca nella quale l\u2019artista mette in dialogo luoghi \u201ccaldi\u201d con l\u2019obiettivo di intrecciare e raccontare il nostro presente contemporaneo.<br \/>\nAll\u2019interno di queste geografie anche <strong>la scelta delle citt\u00e0 (Belgrado, Atene, Istanbul e Palermo) accanto alla dismissione dei luoghi scelti, assume un particolare significato. Nelle immagini incontriamo i condomini brutalisti del Block 23 a Novi Beograd, l\u2019aeroporto abbandonato Hellinikon ad Atene, i cantieri navali dismessi del Corno d\u2019Oro a Istanbul e infine l\u2019ex Fiera del Mediterraneo a Palermo.<\/strong> Luoghi costruiti per rappresentare ideologie e progresso di cui oggi vediamo gli scheletri.<br \/>\nAltro e fondamentale elemento dell\u2019opera On the Breadline \u00e8 l\u2019inserimento del canto corale che nell\u2019opera \u00e8 elemento linguistico, figurativo e compositivo. Si tratta di un canto basato sul componimento del 1911 Bread and Roses del poeta statunitense James Oppenheim, citato dalla leader socialista e femminista Rose Schneiderman in un importante sciopero di lavoratori nel 1912 e infine messo in musica nel 1975 dalla musicista folk Mimi Farina. Scelto da Elena Bellantoni in una dimensione di ri-attualizzazione immaginativa, il testo \u00e8 qui tradotto per la prima volta in 4 lingue e interpretato da donne, di diversa generazione ed origine, che indossano abiti di 4 colori oltre che di fattura tradizionale.<br \/>\nCon questo elemento del coro, accompagnato dalle riprese composte e solenni sulle figure femminili all\u2019interno di spazi obsolescenti che narrano utopie mancate, la parola si fa voce, e quindi corpo, per diventare infine parola agita &#8211; parola performata.<br \/>\nDi Bellantoni troviamo anche quattro sculture realizzate in terracotta. Quattro come le geografie interpellate dalle 100 donne coinvolte nel progetto. Passate e ripassate in cottura per diventare dorate e infine appoggiate sul piano, ci restituiscono l\u2019importanza del pane e il suo valore nella storia, nelle rivolte sociali e politiche come nell\u2019attualit\u00e0 dei nostri sogni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, <strong>l\u2019isolamento sociale e relazionale, espressione della difficile sfida di chi cerca di definire la propria identit\u00e0 nel mondo, viene analizzato da Francesca Grilli<\/strong> con la prima italiana della performance Record e con le fotografie della serie Hand.<br \/>\nLa serie Hand si compone di tre fotografie che rappresentano delle mani inchiostrate di blu stampate su tessuto che, allestite nelle antiche celle, guardano il grande rettangolo a cielo aperto del chiostro sottostante. Sono immagini inaspettate e iconiche, matrici di un\u2019esperienza comunitaria. Posizionate frontalmente rispetto al nostro sguardo, nascono dalla raccolta, registrazione e sovrapposizione delle linee delle mani di <strong>un gruppo di persone adulte che vivono, lavorano o si recano, spesso con continuit\u00e0, all\u2019interno di un antico edificio urbano<\/strong>. Nella serie l\u2019artista traspone la registrazione dei flussi degli spostamenti urbani in una registrazione intima e poetica fatta di storie e gesti quotidiani, quelli che segnano le mani di una comunit\u00e0, sia essa volontaria o involontaria.<br \/>\n<strong>Nel chiostro si terranno invece quattro repliche della performance Record, qui alla sua prima italiana.<\/strong><br \/>\n<strong>In Record un coro di giovani canta su un cornicione, una finestra, un balcone di una casa, di un palazzo, di un edificio<\/strong>. Luoghi a met\u00e0 tra lo spazio intimo e privato di un\u2019abitazione e lo spazio pubblico, che l\u2019artista individua di volta in volta per le loro caratteristiche architettoniche, evocative, simboliche.<br \/>\nLa composizione a coro di Record si basa su un testo che <strong>nasce dallo scambio con un giovane ragazzo hikikomori con il quale l\u2019artista ha comunicato per oltre un anno.<\/strong><br \/>\n<strong>Hikikomori \u00e8 il termine giapponese che descrive una patologia sociale<\/strong> che porta alcune persone, soprattutto <strong>giovani dall&#8217;adolescenza in poi, a rifiutare il contatto con il mondo esterno, e che scelgono di rimanere tra le mura domestiche.<\/strong><br \/>\nIl fenomeno del ritiro sociale \u00e8 oggi diffuso in tutte le geografie occidentali, con un numero crescente di giovani che si chiudono nelle loro stanze.<br \/>\nIn una societ\u00e0 che fa del fallimento uno dei suoi pi\u00f9 grandi tab\u00f9, le giovani generazioni faticano a lanciarsi nella vita, sentono il peso di aspettative irraggiungibili, hanno paura di dichiararsi al mondo. Tuttavia, questa ambigua attrazione tra il lanciarsi e il rimanere chiusi al mondo, non riguarda solo i giovani. Riassume il momento che stiamo vivendo, in cui siamo tutti coinvolti, con difficolt\u00e0 e gioie, smarrimento ed emozioni contrastanti.<br \/>\n<strong>L\u2019isolamento sociale come assenza di contatto \u00e8 tra l\u2019altro qualcosa di cui tutti abbiamo sperimentato gli effetti durante i lockdown degli ultimi anni.<\/strong><br \/>\nIn Record sia dal punto di vista coreografico che musicale l\u2019atmosfera ci avverte continuamente di una possibile caduta. Sono infatti continui i rilanci e le alternanze vocali di un coro che si trova in una posizione fisica di disequilibrio richiamando la sfida di chi deve definirsi nel mondo.<br \/>\nRecord espande la voce dell\u2019isolamento e del silenzio mettendo in luce corpi sbilanciati, portando flussi di parole con cui rilascia nello spazio le nostre ombre e paure.<br \/>\nRecord \u00e8 l\u2019adolescenza, quel tempo che segna lo spostamento dall\u2019infanzia all\u2019et\u00e0 adulta. Ma Record siamo tutti noi, che agiamo e partecipiamo alla performance tra paure intime e paure globali che rendono incerta, ma sempre vera, la nostra comune esistenza.<br \/>\nLa realizzazione di Record coinvolge giovani cantori delle comunit\u00e0 e dei territori in cui si attiva la performance. Durante il workshop preparatorio di 5 giorni l\u2019artista e il vocal trainer preparano il gruppo alla performance. I giovani coinvolti partecipano alla stesura di alcune parti del testo cantando anche nella propria lingua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione VOCI prevede il coinvolgimento del territorio: workshop, momenti di incontro e di conversazione con le artiste, pratiche e azioni volte alla accessibilit\u00e0 dei contenuti, attivit\u00e0 di accoglienza e di condivisione rivolte all\u2019infanzia e agli adulti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporary Locus 16 | VOCI | \u00e8 inserito nell\u2019ambito di Acciaio e Cotone nome del progetto biennale dedicato al Monastero del Carmine e composto da interventi mirati alla sua rigenerazione in chiave culturale promosso dal Teatro tascabile di Bergamo con l\u2019associazione Contemporary Locus e HG80 impresa sociale. Il progetto si compone di interventi e azioni che appartengono al cantiere fisico (adeguamenti, costruzioni e allestimenti sperimentali) o al cantiere sociale (reti e legami da creare o rafforzare, progetti partecipativi) oppure ad entrambi gli ambiti di intervento. Acciaio e Cotone rientra negli undici progetti selezionati con Spazi in trasformazione, il primo bando italiano dedicato al riuso transitorio di spazi dismessi o sottoutilizzati, fortemente voluto da Fondazione Cariplo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Comune di Bergamo sostiene Contemporary Locus.<br \/>\nContemporary Locus 16 | VOCI | Lara Almarcegui, Elena Bellantoni, Francesca Grilli<br \/>\na cura di Paola Tognon<\/p>\n<p><strong>Opening: sabato 25 maggio 2024<\/strong><br \/>\nPeriodo 26 maggio \u2013 30 giugno 2024<br \/>\nLuogo: Monastero del Carmine, Via Colleoni 21, Bergamo, Italia<br \/>\nOrari di apertura: venerd\u00ec 18-22 | sabato 16-20 | domenica 10-13 \/ 16-20 Ingresso libero<br \/>\nVisite guidate: tutte le domeniche alle ore 10,30 &#8211; ritrovo al desk accoglienza VOCI &#8211; ingresso Monastero del Carmine<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PROGRAMMA | VOCI | 25 e 26 MAGGIO (sabato e domenica)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>OPENING: sabato 25 maggio<\/strong> 2024 ore 19 &#8211; 20,30 <strong>ingresso libero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">RECORD performance di Francesca Grilli (parte del progetto VOCI, in prima italiana 4 repliche della performance)<br \/>\n<strong>Sabato 25 maggio: prima replica<\/strong> h 18,30 &#8211; 19 | seconda replica ore 20,30 &#8211; 21<br \/>\n<strong>Domenica 26 maggio<\/strong>: prima replica ore 17,30 &#8211; 18,00 | seconda replica ore 20 &#8211; 20.30<br \/>\n<strong>Ingresso a pagamento e su prenotazione,<\/strong> chiostro del Monastero del Carmine<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">TALK con le artiste Lara Almarcegui, Elena Bellantoni, Francesca Grilli del progetto Contemporary Locus 16 | VOCI |<br \/>\n<strong>Domenica 26 maggio ore 18,00 &#8211; 19,30 ingresso libero,<\/strong> Monastero del Carmine<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni spettacoli sono ad ingresso libero Contemporary Locus 16 VOCI | Lara Almarcegui, Elena Bellantoni, Francesca Grilli a cura di Paola Tognon Monastero del Carmine<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":133117,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,2730,358,15896],"tags":[30029],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/133115"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=133115"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/133115\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":133118,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/133115\/revisions\/133118"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/133117"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=133115"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=133115"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=133115"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}