{"id":133636,"date":"2024-06-13T20:24:09","date_gmt":"2024-06-13T18:24:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=133636"},"modified":"2024-06-13T20:24:09","modified_gmt":"2024-06-13T18:24:09","slug":"salute-e-problemi-per-gli-allevamenti-intensivi-con-centinaia-di-milioni-di-capi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=133636","title":{"rendered":"Salute e problemi per gli allevamenti intensivi con centinaia di milioni di capi &#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nelle ultime settimane,<strong> in diverse aree del pianeta \u2013 dal Messico all\u2019Australia, dall\u2019India agli Stati Uniti \u2013 sono stati registrati casi di influenza aviaria nell\u2019uomo.<\/strong><\/p>\n<p><b>Ridurre in maniera sensibile il consumo di carne \u00e8 buona parte della soluzione.\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rischio epidemiologico negli allevamenti estensivi o rurali \u00e8 molto contenuto rispetto a quello negli allevamenti industriali .<\/p>\n<p><strong>La carne contaminata \u00e8 pericolosa per l&#8217;uomo ?<\/strong><\/p>\n<p>I prodotti a base di carne e le uova possono essere <strong>consumati in sicurezza, previa accurata cottura,<\/strong> in quanto il <strong>virus dell&#8217;influenza aviaria \u00e8 inattivato dal trattamento termico.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 sempre colpa dell&#8217;allevatore, ma il grande rischio viene dai grandi allevamenti:\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">anche in allevamenti molto moderni e <strong>ben gestiti pu\u00f2 bastare una piccola disattenzione<\/strong>: \u00e8 sufficiente, ad esempio, <strong>dimenticare una notte l\u2019attrezzatura usata per fresare la lettiera in un posto dove i selvatici possono defecare\u00bb<\/strong> per far s\u00ec che il virus entri nell\u2019allevamento.<\/p>\n<p>Aviaria, Slow Food: ancora una volta<strong> gli allevamenti industriali rappresentano pericolosi moltiplicatori del rischio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il virus potrebbe mutare fino a diventare una minaccia per l\u2019uomo<\/strong>, \u00e8 necessario abbattere centinaia di milioni di capi (anche se sani) e spendere centinaia di milioni di euro per i risarcimenti. I costi ambientali, etici, economici e in termini di salute pubblica della zootecnia industriale non sono pi\u00f9 sostenibili<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle ultime settimane,<strong> in diverse aree del pianeta \u2013 dal Messico all\u2019Australia, dall\u2019India agli Stati Uniti \u2013 sono stati registrati casi di influenza aviaria nell\u2019uomo.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Una persona \u00e8 deceduta.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 2022, l\u2019aviaria ha provocato in tutto il mondo la morte o l\u2019abbattimento di centinaia di milioni di capi di pollame, pi\u00f9 di 15 milioni solo in Italia.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da mesi, i virus di questa famiglia stanno colpendo anche i mammiferi: cos\u00ec facendo, mutano e si adattano a nuovi ospiti. Nell\u2019ottica di proteggere i cittadini europei, nelle scorse ore <strong>la Commissione Ue ha siglato un contratto quadriennale con cui si \u00e8 aggiudicata 665 mila dosi di un vaccino pre-pandemia,<\/strong> prodotto da una multinazionale farmaceutica inglese, opzionando ulteriori 40 milioni di dosi.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>L\u2019Italia, il cui piano anti pandemico \u00e8 da aggiornare, non \u00e8 per\u00f2 tra i Paesi coinvolti in questo accordo<\/strong>.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<strong>Il virus, che ha la sua origine negli uccelli selvatici<\/strong>, si sta <strong>diffondendo rapidamente nel pollame e non solo<\/strong>: compiendo salti di specie si rafforza, <strong>mettendo a rischio anche la salute degli esseri umani.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli allevamenti industriali sono, ancora una volta, moltiplicatori di rischio per una nuova pandemia:<\/strong> decine di migliaia di<strong> animali fragili, in spazi chiusi e a stretto contatto tra loro,<\/strong> dove lavorano molte persone che hanno a loro volta numerosi contatti, <strong>sono una bomba perfetta<\/strong>\u00bb dichiara Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia. \u00ab\u00c8 un bene che le autorit\u00e0 internazionali si preoccupino di combattere i virus e auspichiamo un aggiornamento del piano pandemico del nostro Paese, perch\u00e9 l<strong>e pandemie non conoscono frontiere, come abbiamo sperimentato con il Covid-19.<\/strong> <strong>Dobbiamo per\u00f2 riflettere sul modello di allevamento<\/strong> e intervenire per cambiare radicalmente i sistemi che creano il contesto perfetto per la loro diffusione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per frenare l\u2019avanzata del virus non basta tenere gli animali al chiuso: spesso, il mezzo di diffusione \u00e8 proprio l\u2019uomo che, per distrazione o leggerezza, lo trasporta e lo diffonde attraverso le scarpe che indossa, o gli attrezzi e i macchinari<\/strong> che utilizza e che possono facilmente contaminarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo <strong>accade anche nei capannoni, dove polli, galline, tacchini e oche<\/strong> vivono senza mai vedere la luce del sole, <strong>senza mai uscire all\u2019aperto e quindi senza avere contatti diretti con gli uccelli selvatici.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Proprio gli allevamenti industriali sono quelli che, in caso di focolaio, determinano le conseguenze pi\u00f9 gravi<\/strong>: un caso di positivit\u00e0 al virus dell\u2019influenza aviaria in un allevamento di piccola scala, dove vive (all\u2019aperto e con pi\u00f9 alti standard di benessere) un numero ridotto di animali, \u00e8 facilmente circoscrivibile; un animale malato in un allevamento industriale costringe ad abbattere centinaia di migliaia di capi e, successivamente, a risarcire gli allevatori. Soltanto in Italia, e soltanto per gli abbattimenti dei primi mesi del 2022, parliamo di 94 milioni di euro.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo, il rischio di aviaria negli allevamenti industriali implica:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">esporre potenzialmente al virus un numero di animali (gi\u00e0 costretti a vivere in condizioni di sfruttamento) enormemente pi\u00f9 alto di quello degli allevamenti di dimensioni inferiori;<br \/>\naumentare il rischio che il virus muti, diventando pi\u00f9 pericoloso per l&#8217;essere umano;<br \/>\ndover abbattere milioni di esemplari, anche se sani e anche se allevati al di fuori del luogo in cui si verifica il focolaio;prevedere risarcimenti ingentissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutte queste ragioni, Slow Food Italia <strong>vede nel rischio aviaria un motivo in pi\u00f9 per opporsi agli allevamenti industriali, sostenendo invece chi alleva con rispetto per la terra, gli animali e la biodiversit\u00e0<\/strong> e promuovendo consumi pi\u00f9 attenti: meno prodotti di origine animale, ma di migliore qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">APPROFONDISCI: <a href=\"https:\/\/www.slowfood.it\/influenza-aviaria-una-minaccia\/\">https:\/\/www.slowfood.it\/influenza-aviaria-una-minaccia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane, in diverse aree del pianeta \u2013 dal Messico all\u2019Australia, dall\u2019India agli Stati Uniti \u2013 sono stati registrati casi di influenza aviaria nell\u2019uomo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[27,54,9411,29,53,26],"tags":[30160,30159],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/133636"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=133636"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/133636\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":133644,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/133636\/revisions\/133644"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=133636"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=133636"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=133636"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}