{"id":135976,"date":"2024-08-09T20:36:25","date_gmt":"2024-08-09T18:36:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=135976"},"modified":"2024-08-09T20:36:25","modified_gmt":"2024-08-09T18:36:25","slug":"salute-e-cibo-peste-suina-a-che-punto-siamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=135976","title":{"rendered":"Salute e cibo &#8211; peste suina a che punto siamo ?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Avanza la peste suina<\/strong>, Slow Food Italia:<\/p>\n<p>premesso che, per ora, se la carne \u00e8 cotta bene non causa nessun danno all&#8217;uomo &#8230;<\/p>\n<p>siamo a due anni e mezzo dal primo caso di cinghiale infetto accertato in provincia di Alessandria &#8230; Negli ultimi mesi, <strong>circa cinquantamila maiali sono stati abbattuti nel nostro Paese e le loro carni distrutte.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I casi di peste suina africana <strong>si sono verificati negli allevamenti industriali,<\/strong> ovvero in quelli che \u2013 sulla carta \u2013 <strong>dovrebbero essere i luoghi maggiormente al riparo dal contagio,<\/strong>nei quali gli animali vivono rinchiusi, senza possibilit\u00e0 di contatti diretti con i cinghiali.<\/p>\n<ul>\n<li>L\u2019alternativa all\u2019allevamento industriale esiste: va difesa, sostenuta e promossa.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAbbiamo avuto la peste a Reggio Calabria e l\u2019abbiamo avuta a Pavia: non credo che sia dovuto alla presenza del cinghiale\u201d &#8230;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>gli allevamenti industriali non riducono i rischi, li moltiplicano<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La gestione fallimentare<\/strong> dell\u2019emergenza costa cara a tutti.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Il contagio si diffonde e si abbattono decine di migliaia di animali. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rinchiuderli nei capannoni non serve<\/strong>, anzi: la diffusione nei grandi allevamenti piemontesi e lombardi dimostra il contrario. Il commissario straordinario alla peste suina africana Caputo si \u00e8 dimesso e la cabina di regia, a cui erano state invitate anche alcune associazioni tra cui Slow Food Italia, da dicembre non viene convocata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La peste suina avanza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> A due anni e mezzo dal primo caso di cinghiale infetto accertato in provincia di Alessandria,<\/strong> il virus \u00e8 arrivato in otto regioni e, soprattutto, \u00e8 entrato prepotentemente negli allevamenti di suini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I danni sono gi\u00e0 enormi<\/strong> e la situazione \u00e8 sul punto di degenerare<strong>, sia dal punto di vista sanitario, sia da quello economico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi, <strong>circa cinquantamila maiali sono stati abbattuti nel nostro Paese e le loro carni distrutte.<\/strong> Le norme prevedono che si abbattano tutti i capi presenti entro un raggio di tre chilometri dal caso di positivit\u00e0 accertato e che gli allevatori colpiti vengano risarciti. Parliamo di decine di milioni di euro di risorse pubbliche: soldi che per\u00f2 arrivano soprattutto ai grandi allevatori, mentre ai piccoli gli indennizzi arrivano con il contagocce.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Il modello industriale non funziona, anzi peggiora la situazione<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La strategia adottata per frenare la diffusione del virus finora non ha prodotto alcun risultato<\/strong> e il commissario Vincenzo Caputo, entrato in carica un anno e mezzo fa, si \u00e8 dimesso. Nei giorni scorsi, \u00e8 arrivata anche la bocciatura da parte dei commissari europei giunti in missione in Italia per valutare la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il profilo della biosicurezza, non si pu\u00f2 sorvolare sul fatto che <strong>i casi di peste suina africana si sono verificati negli allevamenti industriali, ovvero in quelli che \u2013 sulla carta \u2013 dovrebbero essere i luoghi maggiormente al riparo dal contagio,<\/strong> <strong>nei quali gli animali vivono rinchiusi, senza possibilit\u00e0 di contatti diretti con i cinghiali. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa apparente contraddizione si spiega con la movimentazione di mezzi, animali e personale tra un allevamento e l\u2019altro, una circostanza che<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">r<strong>iguarda soprattutto i grandi allevamenti con migliaia di capi<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole: \u00e8 l\u2019uomo ad aver portato il virus negli allevamenti. Tenerlo a mente \u00e8 fondamentale per evitare di peggiorare la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare di biosicurezza per frenare la diffusione della peste suina africana \u00e8 sacrosanto, ma occorre farlo nel modo corretto: intenderla solo come barriere e recinzioni da innalzare per separare i suini domestici dai selvatici \u00e8 riduttivo e penalizza chi non alleva in maniera industriale. Biosicurezza significa anche rispettare rigorosamente le norme per<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>evitare di trasportare in modo accidentale il virus all\u2019interno dei capannoni.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che questo non sia accaduto lo ha ammesso lo stesso commissario Caputo, in una intervista rilasciata dopo aver annunciato le dimissioni: <strong>\u201cAbbiamo avuto la peste a Reggio Calabria e l\u2019abbiamo avuta a Pavia: non credo che sia dovuto alla presenza del cinghiale\u201d<\/strong> ha detto, sottolineando che \u201cper ridurre il rischio <strong>l\u2019uomo deve stare attento a non portare il virus sotto i piedi fino dentro l\u2019allevamento<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre tener presente che i grandi allevamenti industriali, di norma, si trovano all\u2019interno dei cosiddetti distretti suinicoli, cio\u00e8 <strong>aree geograficamente ristrette ad altissima densit\u00e0 di capi.<\/strong> In queste realt\u00e0,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>le occasioni di contatto tra un allevamento e l\u2019altro sono molto frequenti: pensate ai camion che riforniscono di mangime i grandi capannoni (negli allevamenti piccoli, invece, spesso i mangimi sono autoprodotti) e a quelli che smaltiscono i liquami; oppure al personale che si sposta da un allevamento all\u2019altro, compresi i veterinari e le persone che si occupano del carico degli animali verso il macello.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oppure, ancora, pensate ai grandi allevamenti da riproduzione, dove si producono i suinetti destinati all\u2019ingrasso in altri allevamenti: un caso positivo in una realt\u00e0 cos\u00ec strettamente interconnessa a molte altre pu\u00f2 avere conseguenze disastrose in aree anche molto distanti l\u2019una dall\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli allevamenti di piccola scala, quelli dove gli animali vivono allo stato brado o semibrado, spesso sono invece isolati, lontani gli uni dagli altri,<\/strong> caratterizzati dal cosiddetto ciclo chiuso (cio\u00e8 con la riproduzione dei suinetti all\u2019interno dell\u2019allevamento),<strong> con pochissimi contatti con l\u2019esterno: di conseguenza, le probabilit\u00e0 che il virus venga portato dall\u2019uomo all\u2019interno sono minori<\/strong>. Il rischio che il contagio si verifichi<strong> attraverso un contatto con il selvatico c\u2019\u00e8, ma un\u2019eventuale positivit\u00e0 avrebbe conseguenze decisamente ridotte e sarebbe pi\u00f9 facilmente isolabile.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fallimento della cabina di regia<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Slow Food Italia, insieme a FederBio, Aiab Liguria, Veterinari Senza Frontiere e Associazione Rurale Italiana, a settembre 2023 ha preso parte alla cabina di regia nazionale per la peste suina africana, su invito del commissario Caputo, con<strong> l\u2019obiettivo di rappresentare le istanze degli allevatori di piccola scala.<\/strong> A quel tavolo Slow Food Italia, con le altre associazioni coinvolte in rappresentanza degli allevamenti biologici, bradi e semibradi, ha portato proposte concrete e avanzato diverse richieste. Ad esempio:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ha chiesto azioni di informazione e formazione per la popolazione, gli enti locali e gli operatori<\/strong> riguardo alla gravit\u00e0 della malattia e alle azioni virtuose da intraprendere per evitarne la diffusione;<br \/>\nha invitato le autorit\u00e0 incaricate della gestione della peste suina a pubblicare linee guida tecniche volte a uniformare le valutazioni e le indicazioni delle singole Asl\/Ats, evitando di valutare diversamente a seconda delle aree l\u2019idoneit\u00e0 delle misure di biosicurezza adottate negli allevamenti semibradi e a bassa capacit\u00e0, cio\u00e8 con meno di 300 capi;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ha proposto la deroga allo svuotamento degli allevamenti laddove sia rispettato il prerequisito della biosicurezza, una misura indispensabile per chi alleva razze a rischio d\u2019estinzione;<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ha proposto risarcimenti pi\u00f9 equi,<\/strong> evitando che le quotazioni pi\u00f9 alte vengano riconosciute soltanto agli allevamenti inseriti nel circuito delle Dop, trascurando chi alleva ad esempio in biologico;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ha sollecitato la realizzazione di macelli di piccole dimensioni<\/strong> pi\u00f9 diffusi sul territorio, che consentirebbero di ridurre gli spostamenti e la promiscuit\u00e0 di animali e mezzi con origini e destinazioni diverse.<\/li>\n<li><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Queste proposte sono per\u00f2 rimaste senza risposta.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tavolo, dopo un incontro online a dicembre 2023, non \u00e8 pi\u00f9 stato convocato e non \u00e8 pi\u00f9 stato richiesto il parere di chi rappresenta il settore biologico e l\u2019allevamento estensivo e di piccola scala. Anche le richieste di aggiornamenti e di spiegazioni sono rimaste inevase.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Torniamo dunque a rivolgerci ai ministeri della Salute e dell\u2019Agricoltura: perch\u00e9 la cabina di regia \u00e8 naufragata? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale linea sar\u00e0 intrapresa a questo punto per contrastare questa emergenza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davvero <strong>si intende continuare a privilegiare un modello di allevamento industriale<\/strong> che, oltre a vedere negli animali dei meri mezzi di produzione, ha dimostrato la propria vulnerabilit\u00e0 all\u2019avanzata della peste suina africana?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Insistere su questa strada non \u00e8 privo di conseguenze<\/strong> e<strong> a farne le spese sono gli allevatori pi\u00f9 piccoli: quelli che lavorano in modo estensivo, valorizzando razze suine autoctone<\/strong> \u2013 che sono alla base di produzioni storiche della norcineria italiana eppure si trovano a rischio d\u2019estinzione \u2013 e salvaguardando il loro prezioso patrimonio genetico.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019alternativa all\u2019allevamento industriale esiste: va difesa, sostenuta e promossa.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avanza la peste suina, Slow Food Italia: premesso che, per ora, se la carne \u00e8 cotta bene non causa nessun danno all&#8217;uomo &#8230; siamo a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[27,54,9411,29,53,26],"tags":[30585,30584],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/135976"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=135976"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/135976\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":135981,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/135976\/revisions\/135981"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=135976"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=135976"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=135976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}