{"id":136825,"date":"2024-08-30T19:44:31","date_gmt":"2024-08-30T17:44:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=136825"},"modified":"2024-08-30T19:44:31","modified_gmt":"2024-08-30T17:44:31","slug":"weekend-e-buon-vino-barbaresco-colline-del-barbaresco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=136825","title":{"rendered":"Weekend e buon vino Barbaresco &#8211; Colline del Barbaresco"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno dei pi\u00f9 grandi vini italiani riconosciuti a livello internazionale: il Barbaresco<\/strong><\/h2>\n<p>Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato<\/p>\n<p>Le Colline del Barbaresco: le terre di Fenoglio<\/p>\n<figure id=\"attachment_136830\" aria-describedby=\"caption-attachment-136830\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/unnamed-6-1.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-136830\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/unnamed-6-1-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/unnamed-6-1-300x200.png 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/unnamed-6-1-768x512.png 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/unnamed-6-1-450x300.png 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/unnamed-6-1.png 840w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-136830\" class=\"wp-caption-text\">cliccare sulle immagini per ingrandirle -Barbaresco Alessandro Sgarito &#8211; Archivio Ente Turismo LMR<\/figcaption><\/figure>\n<p>Barbaresco Alessandro Sgarito &#8211; Archivio Ente Turismo LMR<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra le 6 aree appartenenti al sito Unesco<\/strong> dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte, quella delle Colline del Barbaresco si distingue per un <strong>forte carattere<\/strong>, evidente nella conformazione del territorio e nella radicata cultura legata alla produzione di <strong>uno dei pi\u00f9 grandi vini italiani riconosciuti a livello internazionale: il Barbaresco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u201cLe colline del Barbaresco\u201d, tra le 6 aree appartenenti al sito Unesco dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte, sono il luogo dove nasce il vino rosso a lungo invecchiamento denominato, appunto, Barbaresco: <strong>una produzione di altissimo livello qualitativo<\/strong> che rientra a pieno titolo nel palinsesto dei grandi vini italiani riconosciuti a livello internazionale.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019area di cui parliamo comprende solo due comuni, Barbaresco e Neive<\/strong>, le cui colline presentano una <strong>naturale predisposizione alla coltivazione del vitigno Nebbiolo,<\/strong> col quale si produce il Barbaresco, originario principalmente di quest\u2019area, <strong>la cui ridotta produzione, in termini di bottiglie, \u00e8 inversamente proporzionale alla sua inimitabile qualit\u00e0.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un vino dal colore rosso granato brillante<\/strong> che <strong>con l\u2019invecchiamento assume sfumature aranciate che ricordano il mattone,<\/strong> dal profumo ampio che, <strong>a seconda della produzione,<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>pu\u00f2 ricordare la viola, la rosa, la frutta o la liquirizia, ma anche il pepe verde, la noce moscata, il fieno e il legno, o la nocciola tostata<\/strong> e con un sapore che ricorda l\u2019immagine stessa di questi territori: intenso, pieno, robusto, austero ma allo stesso tempo vellutato ed armonico.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paesaggio di queste colline, adagiate sulla destra del fiume Tanaro, \u00e8 fortemente caratterizzato dalla presenza di<strong> terreni esposti in pieno sole, dove si trovano i vigneti,<\/strong> che<strong> si alternano a pi\u00f9 ombrose zone lasciate a bosco<\/strong> dove \u00e8 facile scorgere robineti, storicamente utilizzati per ricavarne sostegni per la viticoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui tutto parla di <strong>un sapiente uso del territorio da parte dell\u2019uomo che, nel rispetto della natura,<\/strong> ha saputo ricavarne prodotti preziosi ed unici e per questo possiamo affermare che il Barbaresco \u00e8 depositario di un patrimonio culturale locale che si presenta originale, unico ed autentico. Il secolare lavoro dell\u2019uomo ha plasmato straordinariamente le dorsali collinari restituendo un paesaggio dalla tessitura regolare, <strong>disegnato da appezzamenti di piccole dimensioni, che si appoggiano sull\u2019orografia del terreno seguendone la conformazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la fase della vinificazione contribuisce ulteriormente a testimoniare lo storico legame del vino Barbaresco con la sua terre d\u2019origine, dal momento che tale tecnica, <strong>messa a punto da Domizio Cavazza nel castello di Barbaresco, alla fine dell\u2019Ottocento, \u00e8 tuttora la base,<\/strong> continuamente affinata in termini di innovazione tecnologica, per la produzione di uno dei vini pi\u00f9 pregiati a livello internazionale, la cui produzione si basa oggi su un<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>rigido disciplinare, che stabilisce che il Barbaresco sia prodotto esclusivamente con uve di vitigno Nebbiolo in purezza.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>ABITATO DI BARBARESCO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019abitato di Barbaresco, <strong>desta subito attenzione la torre medievale che, posta a strapiombo sul Tanaro,<\/strong> \u00e8 uno degli edifici pi\u00f9 riconoscibili del territorio di Langhe-Roero e Monferrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto il<strong> borgo \u00e8 caratterizzato dal tipico impianto urbano di et\u00e0 medievale<\/strong> con una via maestra su cui si affacciano le numerose attivit\u00e0 legate alla storica vocazione vitivinicola di questi luoghi; in particolare alcune di queste si sono sviluppate all\u2019interno di edifici di eccezionale valore architettonico, come <strong>l\u2019Enoteca Regionale del Barbaresco<\/strong>, allestita<strong> negli spazi della chiesa barocca dedicata a San Donato (1833)<\/strong> poi ceduta negli anni Settanta del Novecento al Comune. Questo luogo rappresenta una preziosa testimonianza della tradizione culturale vinicola di Barbaresco, <strong>il settecentesco edificio nobiliare voluto dai conti Galleani, in passato dotato di bellissimi giardini e di ampi saloni,<\/strong> conserva l<strong>e originarie cantine sotterranee di grande valore<\/strong> pur essendo oggi propriet\u00e0 di una tra le famiglie di viticoltori pi\u00f9 conosciuti al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1894 il castello veniva scelto dal Professor Domizio Cavazza\u201d<\/strong> &#8211; il padre del vino Barbaresco\u201d e direttore della Reale Scuola Enologica di Alba, seconda in Italia &#8211; <strong>quale sede della prima Cantina Sociale di Barbaresco, chiusa in epoca fascista, poi riaperta nel 1958 con la denominazione Cantina Produttori del Barbaresco,<\/strong> ancora oggi punto di riferimento per 56 viticoltori locali. Anche Don Fiorino Marengo fu una figura chiave per i produttori locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivato a Barbaresco nell&#8217;immediato dopoguerra, comprese fin da subito il grande potenziale dell&#8217;esperienza associativa di Domizio Cavazza. Decise dunque di ripeterla al fine di <strong>promuovere l&#8217;emancipazione dei contadini dalla povert\u00e0 estrema e da un individualismo ben radicato. Nel 1958 riunisce quindi 19 agricoltori e fonda la Produttori del Barbaresco &#8220;per la qualifica e garanzia del Barbaresco&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima vendemmia venne vinificata nel cortile della casa del parroco e <strong>le vendite registrarono un ottimo margine rispetto a quanto si sarebbe guadagnato vendendo l&#8217;uva<\/strong> come si era fatto fino a quel momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Risale invece al 1999 la grande meridiana,<\/strong> collocata <strong>nella piazza centrale del paese, creata per celebrare la coltivazione della vite<\/strong> e della produzione vinicola attraverso dodici illustrazioni tratte dal \u201cRuralia Commoda\u201d di Pietro de&#8217; Crescenzi, un antico trattato di agricoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare massima diffusione alla cultura del vino<strong>, il borgo ospita molteplici manifestazioni nell\u2019arco dell\u2019anno; tra queste si ricordano in particolare \u201cIl Barbaresco a tavola\u201d per presentare la nuova annata del rinomato vino, e la kermesse \u201cPiacere Barbaresco\u201d<\/strong> che si svolge nelle strade del paese con degustazioni, convegni e incontri destinati agli addetti ai lavori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NIEVE TRA I BORGHI PIU&#8217; BELLI D&#8217; ITALIA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Neive \u00e8 stata riconosciuta nel 2001 tra \u201cI borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la sua <strong>posizione strategica lungo<\/strong> la <strong>via Aemilia Scauri<\/strong>, l\u2019insediamento ricopriva un ruolo strategico gi\u00e0 in et\u00e0 romana. <strong>Oggi Neive \u00e8 ancora un borgo arroccato alla sommit\u00e0 di un coll<\/strong>e, le cui tortuose stradine acciottolate salgono secondo anelli concentrici fino alla <strong>sommit\u00e0 dell\u2019altura denominata Pian del Castello dove un tempo sorgeva il castrum medievale<\/strong> oggi purtroppo scomparso. Si conservano, invece, le numerose testimonianze dell\u2019antico ricetto (receptum), tra cui emerge <strong>la duecentesca casaforte dei Conti Cotti di Ceres<\/strong>. Nelle sale di questo imponente edificio, <strong>Francesco Cotti scrisse alla fine del XVII secolo un importante trattato sulla viticoltura piemontese.<\/strong> Nelle immediate adiacenze si innalza<strong> la Torre dell\u2019Orologio risalente al XIII secolo.<\/strong> Alla mole severa della <strong>torre medievale<\/strong> si contrappongono invece le <strong>linee sinuose del vicino insieme architettonico barocco \u2013 compostoda cupola e campanil<\/strong>e &#8211; <strong>dell\u2019Arciconfraternita di San Michele,<\/strong> un piccolo capolavoro di met\u00e0 Settecento progettato dall\u2019architetto Antonio Borgese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco pi\u00f9 a valle, <strong>Piazza Italia rappresenta il cuore del paese<\/strong> su cui si affacciano pregevoli palazzi che raccontano della fase di <strong>espansione settecentesca del borgo: in particolare, la prima sede del Municipio con la sua facciata rococ\u00f2 e Palazzo Borgese<\/strong> attuale edificio comunale dalla composizione semplice e severa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle <strong>cantine del Municipio \u00e8 ospitata la Bottega dei Quattro vini di Neive fondata nel 1983<\/strong> da un <strong>piccolo gruppo di vignaioli locali per rappresentare Neive e i suoi vini nel Mondo<\/strong>; dopo oltre quarant\u2019anni di attivit\u00e0 \u00e8 a<strong>ncora oggi il punto di ritrovo, per acquistare e degustare i vini prodotti nell\u2019area<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il <strong>Palazzo dei Conti del Castelborgo<\/strong> rappresenta una significativa testimonianza del legame tra <strong>l\u2019aristocrazia piemontese e la tradizione vitivinicola<\/strong> locale; infatti, il nobile edificio settecentesco conserva le originarie cantine, oggi come un tempo, sede di rinomate produzioni vinicole. Il gusto <strong>barocco delle architetture raggiunge alti livelli anche nell\u2019architettura del palazzo dei Conti Bongioanni Cocito,<\/strong> scenograficamente<strong> inquadrato dalla Porta di San Rocco,<\/strong> cio\u00e8 l\u2019originario ingresso verso sud del borgo medievale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Neive diede i natali a Serafino Levi che nel 1925 fond\u00f2 una distilleria con alambicco<\/strong> a fuoco diretto, conosciuta come &#8220;Distilleria Levi&#8221;. Dopo la precoce scomparsa di Serafino e della moglie, l&#8217;attivit\u00e0 pass\u00f2 poi ai figli Romano e Lidia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per oltre sessant&#8217;anni, i fratelli Levi continuarono la tradizione dei loro antenati producendo una grappa unica, conosciuta come &#8220;La Grappa della Donna Selvatica&#8221;<\/strong>. Quest&#8217;ultima non \u00e8 un semplice distillato di vinacce, ma \u00e8 anche<strong> il frutto dell&#8217;arte di Lidia nella composizione delle erbe immerse nella bottiglia e di Romano nella graficazione delle etichette, disegnate a mano<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni Sessanta Romano volle infatti differenziare la sua produzione da quelle dei concorrenti personalizzando le bottiglie una ad una <strong>con etichette disegnate o dedicate con poesie da egli stesso<\/strong>. Questa operazione ha permesso nel tempo di annoverare Romano tra i produttori di grappa pi\u00f9 famosi al mondo e le sue<strong> bottiglie ancora oggi sono oggetto di collezionismo a livello internazionale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, da oltre settant&#8217;anni, ogni anno la distilleria rinnova il rito dell&#8217;accensione del fiammifero: momento in cui Romano Levi dava inizio alla distillazione con il suo alambicco a fuoco diretto. <strong>Oggi la casa-distilleria dei Levi \u00e8 un Museo vivo e produttivo della Grappa,<\/strong> un&#8217;isola del tempo in cui il Genius Loci di Romano Levi aleggia ovunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bellezza di questi luoghi \u00e8 testimoniata anche nella l<strong>etteratura del Novecento che ne ha celebrato alcuni scorci. Nei romanzi di Beppe Fenoglio,<\/strong> questi luoghi fanno da sfondo alle vicende delle brigate partigiane che qui si rifugiarono; furono soprattutto<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>le caratteristiche rocche a picco sul fiume Tanaro a catturare l\u2019attenzione dello scrittore: \u201cMontavano la guardia sugli aerei, di per se stessi avventurosi, strapiombi sul fiume di Barbaresco.<\/strong> L\u00e0 il fiume, ricordava Johnny, era stretto e profondissimo, lento come una colata di piombo, ed al gusto e alla vitalit\u00e0 della guardia concorreva il mistero immanente nelle fittissime pioppete sull\u2019altra sponda vicinissima.\u201d (Beppe Fenoglio, &#8220;Il partigiano Johnny).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso romanzo ospita anche una descrizione del<strong> borgo di Neive: \u201cLa ragazza abitava a Neive, il grosso paese in fondo alla valle sovrastata da Mango, diviso in due borghi, il soprano dominante i truci scoscendimenti sul fiume Tanaro,<\/strong> il sottano dilagante dalla collina alle rotaie della ferrovia, deserte ed inattive dal giorno dell&#8217;armistizio.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da segnalare infine <strong>due itinerari<\/strong> che comprendono i borghi di Neive e Barbaresco, per accompagnare il turista nell\u2019esplorazione del territorio.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>La Strada Romantica, costituita da 11 tappe, 130 km di strade panoramiche, 300 spunti letterari<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>e il trekking intitolato Da Barbaresco a Neive per una camminata panoramica<\/strong> tra i filari che segue parte del celebre e spettacolare <strong>percorso ciclo escursionistico \u201cBar to Bar\u201d<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">MAGGIORI INFORMAZIONI:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.paesaggivitivinicoliunesco.it\/\">www.paesaggivitivinicoliunesco.it\/<\/a> &#8211; www.visitlmr.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei pi\u00f9 grandi vini italiani riconosciuti a livello internazionale: il Barbaresco Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato Le Colline del Barbaresco: le terre<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":136829,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9411,15896],"tags":[30707,30706],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/136825"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=136825"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/136825\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":136831,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/136825\/revisions\/136831"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/136829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=136825"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=136825"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=136825"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}