{"id":137408,"date":"2024-09-15T18:23:05","date_gmt":"2024-09-15T16:23:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=137408"},"modified":"2024-09-15T18:23:05","modified_gmt":"2024-09-15T16:23:05","slug":"mostra-a-torino-habitat-lo-spazio-relazionale-dellessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=137408","title":{"rendered":"Mostra a Torino &#8211; HABITAT &#8211; Lo spazio relazionale dell?essere\u00a0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">HABITAT. Lo spazio relazionale dell\u2019essere<br \/>\ntesto di Lucy R. Lippard<br \/>\nOUVERTURE TAG<br \/>\n<strong>Apertura coordinata delle gallerie TAG<\/strong><br \/>\n<strong>19 settembre 2024 \/ 16:00\u201423:00<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_137411\" aria-describedby=\"caption-attachment-137411\" style=\"width: 208px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Galleria-12-unnamed-1.gif\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-137411\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Galleria-12-unnamed-1-208x300.gif\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"300\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-137411\" class=\"wp-caption-text\">\u00a9 ph Nadia Pugliese<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">DURATA<br \/>\n20.09\u201403.11.2024<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MARGUERITE KAHRL<br \/>\nALESSANDRO MANFRIN<br \/>\nMARJETICA POTR\u010c<br \/>\nEUGENIO TIBALDI<br \/>\nulteriori informazioni<\/p>\n<p>HABITAT: da frammenti a una nuova vita<br \/>\ntesto di Lucy R. Lippard<\/p>\n<p>\u00ab<strong>Sperare significa scambiare conoscenze<\/strong>\u2026\u00bb (1) \u2013 Marjetica Potr\u010d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa mostra, dalle <strong>molteplici sfaccettature, espande i confini convenzionali dell\u2019arte ecologica, che in realt\u00e0 di confini non dovrebbe averne<\/strong>.<strong> Quattro artisti, nati in tre paesi diversi tra il 1953 e il 1997, <\/strong>hanno creato opere che non si limitano a rappresentare i tesori della natura nella loro prevedibile bellezza e abbondanza, n\u00e9 a mostrare la loro precariet\u00e0 al limite dell&#8217;estinzione. Piuttosto, l<strong>e loro opere svolgono un ruolo attivo o partecipativo nel recupero del rapporto con la natura \u2013 in situ e locale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>termine &#8220;relazionale&#8221;<\/strong> &#8211; che ritroviamo anche nel titolo della mostra, HABITAT. Lo spazio relazionale dell\u2019essere &#8211; nel suo significato pi\u00f9 ampio si basa sulla distinzione operata da Bruno Latour tra dinamiche relazionali e causali. In questo contesto, un tentativo di <strong>trascendere dualismi e classificazioni mescolandoli tra di loro per superarne i limiti, Marguerite Kahrl definisce i suoi &#8220;oggetti relazionali&#8221; come artefatti progettati per rafforzare il nostro legame con il mondo vivente, fatto di attori umani e non umani<\/strong>, creando opere che interagiscono e influenzano il nostro rapporto con l&#8217;ambiente naturale e tutte le entit\u00e0 che lo compongono, rompendo le barriere convenzionali tra diverse categorie di esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere di Kahrl della serie Irrigators consistono in <strong>due gruppi di recipienti di terracotta: Underground Conversations e Fertility vessels, che richiamano gli &#8220;Olla&#8221;, vasi in ceramica utilizzati nell\u2019omonima tecnica di irrigazione sotterranea<\/strong>. <strong>Le buffe forme dei suoi Fertility vessels che ricordano mani, zampe, artigli e capezzoli, si adattano tanto a un giardino che a una galleria.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">I vasi porosi sono progettati per essere<strong> interrati, con i colli colorati che sporgono dal terreno.<\/strong> <strong>Quando il terriccio \u00e8 secco, l&#8217;acqua passa attraverso il vaso per uniformare i livelli di umidit\u00e0,<\/strong> mostrando cosa succede nel sottosuolo ed evidenziando la mancanza di acqua dolce per l&#8217;irrigazione delle colture. <strong>\u00abEssendo nascosto\u00bb &#8211; dice l&#8217;artista &#8211; \u00abil suolo \u00e8 rimasto un mistero per secoli\u00bb.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vasi di Marguerite Kahrl sono stati <strong>testati negli orti dei suoi vicini con l&#8217;obiettivo di \u00abcostruire una spugna di materia organica e una fonte di umidit\u00e0\u00bb, diventando strumenti per aumentare la fertilit\u00e0 e ridurre l&#8217;erosione del terreno, oltre a contrastare la crescita delle erbacce.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un progetto simile,<\/strong> nel suo utilizzo di forme eccentriche in terracotta, colori ed eco-coscienza, \u00e8 <strong>Relational Nests (2021), case per uccelli di argilla costruite nell\u2019ambito del progetto di residenza d\u2019artista TELL_US,<\/strong> promosso dall\u2019Associazione Culturale Messy Lab in collaborazione con l\u2019Ecovillaggio Torri Superiore (IM), che ha visto la partecipazione attiva della comunit\u00e0 residente del\u2019\u2019ecovillaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marjetica Potr\u010d \u00e8 un&#8217;artista e architetta sociale<\/strong>, riconosciuta come mentore da molti all&#8217;interno della comunit\u00e0 artistica. <strong>Collabora da anni con Kahrl, promuovendo lo \u00abscambio di conoscenze e pratiche tra pensatori olistici e lineari\u00bb.<\/strong> I lavori di Potr\u010d, realizzati in diverse parti del mondo, associano un&#8217;<strong>approfondita ricerca teorica all&#8217;attuazione di progetti collaborativi che coinvolgono direttamente le comunit\u00e0 marginali<\/strong>. Il suo Participatory Design (Design Partecipatorio) ha chiaramente ispirato e nutrito i lavori di tutti questi artisti. I suoi Earth Drawings diagrammatici riguardano <strong>\u00abil ruolo vitale delle conoscenze e pratiche indigene nel mondo contemporaneo \u2026. [nella] formazione di un organismo intelligente\u00bb<\/strong>. La pi\u00f9 significativa tra le sue opere recenti, frutto della collaborazione con Ooze (2), \u00e8 un progetto di arte pubblica, <strong>Future Island (2023), un&#8217;isola di rocce in Svezia, divisa tra una zona a nord (riscaldata con energia rinnovabile) e una zona a sud non riscaldata, testimonia del modo in cui flora e fauna si adattano al cambiamento climatico negli anni a venire.<\/strong> In quest&#8217;opera d&#8217;arte vivente le piante si evolvono in maniera diversa nelle due zone. L&#8217;opera di Potr\u010d trasforma le arti comunitarie in qualcosa di pi\u00f9 ampiamente applicabile, sofisticato e teorizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La scultura sonora Quintetto (2022) dell&#8217;artista multidisciplinare Alessandro Manfrin consiste di cinque tubi metallic<\/strong>i rinvenuti nel suo girovagare quotidiano per le strade della citt\u00e0, alla ricerca dei suoi materiali \u2013 \u00abframmenti di pensiero che fanno da punteggiatura alla citt\u00e0. <strong>Oggetti donati a tutti e appartenenti a nessuno, non veri e propri rifiuti, sospesi in un limbo, in attesa di giudizio\u00bb<\/strong>. I tubi sono disposti in forma fluida. Accanto a questa scultura astratta, collegato da cavi elettrici, si trova il suo gemello tecnologico \u2013 l&#8217;armamentario del sistema Dolby Surround 5.1 che lo anima, amplificando i suoni raccolti nelle stazioni della metro. Le due forme dissimili collaborano per comunicare il messaggio dell&#8217;artista in modo particolarmente contemporaneo, che lui definisce \u00abuna specie di organo che riunisce l&#8217;etereo e l&#8217;urbano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eugenio Tibaldi, altro collega di Potr\u010d, descrive i suoi \u201cpaesaggi temporanei\u201d (dei collages caoticamente complessi, o palinsesti, con la loro miriade di riferimenti architettonici) come tracce di segni culturali necessari e indotti<\/strong> da ci\u00f2 che il potere impone e l&#8217;economia regola, i codici comunicativi che facilitano lo scambio e le alleanze tra questi tessuti nelle aree suburbane. \u00abIl mio lavoro\u00bb &#8211; dice Tibaldi &#8211; \u00ab\u00e8 quello di documentare e registrare le trasformazioni nella relazione tra la legalit\u00e0, l&#8217;economia e l&#8217;estetica\u00bb. Tibaldi \u00e8 una sorta di rilevatore nomade di molteplici culture, avendo lavorato in diverse localit\u00e0 come il Cairo, Caracas, Berlino, Buenos Aires, Napoli, Salonicco. \u00abPasseggiare per la citt\u00e0\u00bb &#8211; dice &#8211; \u00ab\u00e8 come giocare a mappare le cicatrici dell&#8217;accelerazione\u00bb. La sua opera Heidi si basa sul romanzo di fine &#8216;800 di Johanna Spyri. Come il romanzo, essa crea un paesaggio di \u201cbagagli culturali remoti\u201d ambientato in \u00abuna bolla di un non-luogo come le montagne svizzere\u00bb, messe a contrasto con una vicina citt\u00e0 industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi <strong>quattro artisti multidisciplinari nei loro approcci stratificati stravolgono le convenzioni stabilmente codificate e guardano alle culture emergenti e marginali che, nelle parole di Potr\u010d, \u00absono sopravvissute al colonialismo e al capitalismo, e continuano a condividere generosamente con noi la conoscenza della terra, anche laddove rimangono solo frammenti\u00bb<\/strong>. Essi si aggiungono al crescente numero di artisti visivi che interagiscono con le ecologie e le comunit\u00e0, eredi delle opere iconiche (negli Stati Uniti) di Agnes Denes, Mierle Laderman Ukeles e Patricia Johanson, e si confrontano con quelle pi\u00f9 recenti dei Future Farmers, Basia Irland, M-12 Studio, Tristan Duke, Aviva Rahmani, Lauren Bon e il Metabolic Studio, e di molti altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kahrl, Manfrin, Potr\u010d e Tibaldi dimostrano <strong>il ruolo della creativit\u00e0 in contesti diversi: Manfrin si concentra sull&#8217;ambito urbano, Tibaldi su quello suburbano, Kahrl su quello rurale e sistemico, mentre Potr\u010d fornisce panoramiche analitiche e schemi di azione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un certo senso sono tutti <strong>collagisti, che tagliano e incollano \u201cframmenti di pensiero\u201d &#8212; materiali, esperienze, convinzioni, comunit\u00e0 &#8212; per creare nuove realt\u00e0.<\/strong> Ci\u00f2 che li guida sono le cose che osservano nel mondo, quelle che funzionano, o che hanno funzionato, o che potrebbero funzionare, piuttosto che le convenzioni correnti, spesso legate a interessi commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Tutte le citazioni provengono da comunicazioni personali inviatemi per la stesura di questo saggio, oltre che dai siti web degli artisti.<br \/>\n(2) OOZE \u00e8 uno studio di design internazionale che opera nei campi dell&#8217;arte, dell&#8217;architettura e dell&#8217;urbanistica. Fondato da Eva Pfannes e Sylvain Hartenberg nel 2003, OOZE ha sede a Rotterdam e lavora a livello internazionale per governi, sviluppatori immobiliari, istituzioni artistiche e culturali e clienti privati, 28\/07\/2024, http:\/\/www.ooze.eu.com\/en\/ooze\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">HABITAT. Lo spazio relazionale dell\u2019essere \u00e8 la seconda edizione di <strong>Post Scriptum, il format attraverso il quale la Galleria Sim\u00f3ndi ogni settembre apre la sua stagione espositiva<\/strong>. La mostra collettiva, curata dalla galleria in collaborazione con Marguerite Kahrl, esplora le reti visibili e invisibili che circondano e collegano i sistemi viventi della nostra societ\u00e0, suggerendo e promuovendo strategie e buone pratiche per una visione futura pi\u00f9 inclusiva e relazionale, spingendoci oltre i limiti spesso imposti dalla societ\u00e0, dallo spazio e dal corpo che abitiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra HABITAT<\/strong>. Lo spazio relazionale dell\u2019essere \u00e8<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">realizzata in collaborazione con <strong>le gallerie Gian Marco Casini (Livorno), Umberto Di Marino (Napoli) e Galerie Nordenhake (Berlino, Stoccolma, Citt\u00e0 del Messico)<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ringraziano per aver contribuito a questa seconda edizione Karin Fink, geografa e relational designer; Lucy R. Lippard, scrittrice, attivista e autrice d\u2019arte; John Thackara, autore e curatore; e l&#8217;associazione culturale Messy Lab, Collettivo di Ceramica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.simondi.gallery\">www.simondi.gallery<\/a><br \/>\nVia della Rocca, 29 10123 Torino Italy<br \/>\nTel. +39 011 8124460<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>HABITAT. Lo spazio relazionale dell\u2019essere testo di Lucy R. 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