{"id":138900,"date":"2024-10-12T20:20:01","date_gmt":"2024-10-12T18:20:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=138900"},"modified":"2024-10-13T18:32:44","modified_gmt":"2024-10-13T16:32:44","slug":"salute-nuove-cure-e-situazione-ipertensione-obesita-assistenza-infermieristica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=138900","title":{"rendered":"Salute nuove cure e situazione &#8211; ipertensione &#8211; obesit\u00e0 &#8211;  assistenza infermieristica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Notizie dal Congresso Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna <strong>SIMI 2024 &#8211; 125\u00b0 congresso<\/strong> nazionale &#8211; <strong>11 \/\u00a013 ottobre a Rimini.<\/strong><\/p>\n<p>&#8221; &#8230; L&#8217;infarto potrebbe venire dall&#8217;intestino&#8230; &#8221; e tante altre novit\u00e0 e nuove linee guida per la nostra salute.<\/p>\n<p>_______________________________________<\/p>\n<p>Professor Giorgio Sesti, presidente SIMI<\/p>\n<h3><strong>L\u2019obesit\u00e0 ? <\/strong><\/h3>\n<p>Una patologia da internisti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2018Obesity first\u2019 sembra essere il nuovo mantra di tanti specialisti, grazie all<strong>\u2019arrivo di terapie finalmente efficaci contro l\u2019obesit\u00e0 e patologie correlate<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I farmaci basati sulle incretine, e in particolare i GLP-1 analoghi e di nuovissimi dual agonist (analoghi recettoriali di GLP-1 e GIP),<\/strong> si stanno infatti rivelando <strong>sempre pi\u00f9 multi-tasking<\/strong>, in grado cio\u00e8, oltre che di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>curare diabete e obesit\u00e0 (che \u00e8 quello per cui sono nati)<\/strong>,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 1.0625rem;\">anche di fare da scudo alle malattie cardiovascolari, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 1.0625rem;\">all\u2019insufficienza renale, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 1.0625rem;\">alle epatopatie croniche, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 1.0625rem;\">a tanti tumori, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 1.0625rem;\">alle apnee da sonno, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 1.0625rem;\">alla degenerazione artrosica delle articolazioni <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 1.0625rem;\">e forse anche alle demenze e al Parkinson.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non passa giorno senza che questa lista non si allunghi. Ma \u00e8 proprio in virt\u00f9 di questi loro effetti quasi a 360\u00b0, che gli internisti, specialisti esperti della gestione delle co-morbilit\u00e0 e delle poli-patologie, si propongono come i pi\u00f9 \u2018vocati\u2019 e titolati per usare questi farmaci.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Per trattare non solo l\u2019obesit\u00e0, ma anche tutte le sue complicanze e co-morbilit\u00e0 correlate.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019obesit\u00e0, da disciplina un po\u2019 negletta \u00e8 balzata negli ultimi tempi agli onori della cronaca.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E non solo per i suoi numeri da capogiro<\/strong> (a convivere con questa condizione \u00e8 oltre un miliardo di persone nel mondo e pi\u00f9 del 10% degli italiani, cio\u00e8 4 milioni di connazionali, mentre altri 17 milioni sono in sovrappeso), ma anche <strong>perch\u00e9 finalmente i medici hanno a disposizione farmaci realmente efficaci per trattare l\u2019obesit\u00e0 e il sovrappeso.<\/strong> \u201cCome spesso accade in medicina \u2013 riflette il professor Giorgio Sesti, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI \u2013 la scoperta di nuovi farmaci fa accendere i riflettori su<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>patologie e vie metaboliche prima un po\u2019 trascurate, per il fatto che fossero sostanzialmente orfane di terapie.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esempi vanno <strong>dalla scoperta delle statine per il trattamento del colesterolo alto, agli ACE-inibitori per il trattamento della pressione.<\/strong> E a<strong>desso \u00e8 il momento degli analoghi recettoriali del GLP-1 e dei dual agonist per il trattamento dell\u2019obesit\u00e0<\/strong>\u201d. Sono lontani i tempi in cui l\u2019obesit\u00e0 veniva considerata solo un problema estetico e una patologia da \u2018scarsa volont\u00e0\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cL\u2019obesit\u00e0 \u00e8 non solo un fattore di rischio \u2013 spiega il professor Sesti \u2013 ma una vera e propria malattia, cronica<\/strong>, ingravescente, recidivante, come riconosciuto da tante organizzazioni internazionali e societ\u00e0 scientifiche. In pi\u00f9 \u00e8 circondata da una costellazione di patologie (co-morbilit\u00e0 e complicanze)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, per la prima volta nella storia, medici e pazienti hanno finalmente a disposizione dei <strong>farmaci che mimano l\u2019azione di ormoni intestinali naturali (GLP-1 e GIP).<\/strong> E si tratta di terapie altamente efficaci e con un buon profilo di sicurezza. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. \u201c<strong>Il vero elemento di novit\u00e0 e di serendipity che stiamo scoprendo di giorno in giorno \u2013 ricorda il professor Sesti \u2013 \u00e8 che questi farmaci non fanno solo quello per il quale erano stati messi a punto, cio\u00e8 trattare il diabete tipo 2, migliorando la secrezione insulinica e trattare l\u2019obesit\u00e0 rallentando lo svuotamento gastrico (che d\u00e0 un senso di saziet\u00e0) e agendo sui centri cerebrali della fame e della saziet\u00e0.<\/strong> Gli studi condotti in questi anni hanno infatti dimostrato che questi farmaci hanno <strong>anche effetti di protezione cardiovascolare<\/strong> (riducono l\u2019aterosclerosi, la pressione arteriosa, riducono l\u2019assorbimento post-prandiale dei lipidi, migliorano l\u2019azione cardiaca) e renale (riducono la perdita di proteine con le urine e il declino della funzionalit\u00e0 renale). Ma non solo. C\u2019\u00e8 anche tutta una costellazione di nuove osservazioni sugli effetti benefici di questi farmaci, che si estende ad altri organi e apparati. Potrebbero ad esempio <strong>proteggere anche dalle patologie neurodegenerative<\/strong> (sono in corso numerosi trial clinici per valutare i loro effetti su demenza e Parkinson). <strong>Molto interessante \u00e8 anche tutto il filone di studi sulla steatosi epatica \u2013 prosegue il professor Sesti \u2013 Questi farmaci non si limitano a ridurre l\u2019infarcimento di grasso nel fegato, ma limitano la progressione del danno epatico verso la fibrosi e la cirros<\/strong>i\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso, sono in corso una serie di trial, che dovranno confermare le osservazioni fatte sulle persone con diabete trattate per anni con questi farmaci. Queste nuove terapie insomma non si limitano insomma a trattare l\u2019obesit\u00e0, ma correggono anche tutte le condizioni che hanno nell\u2019obesit\u00e0 il principale fattore di rischio, come il diabete tipo 2.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019obesit\u00e0 \u00e8 inoltre uno dei principali fattori di rischio per l\u2019ipertensione, per la dislipidemia e per le patologie epatiche, dalla steatosi epatica (o MAFLD\/MASH), alla cirrosi.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi nuovi farmaci hanno dunque un effetto protettivo su molti organi e contro molte patologie (comprese quelle tumorali) e sembrano dunque proprio la bacchetta magica a misura di internista. \u201cL\u2019obesit\u00e0 \u2013 conclude il professor Sesti \u2013 \u00e8 una concatenazione di tante patologie diverse e d\u00e0 un interessamento multiorgano. E l\u2019unico \u2018specialista degli specialisti\u2019, come ricorda anche il logo della nostra societ\u00e0 scientifica, \u2018In uno omnia\u2019 (in un solo specialista, tutte le specialit\u00e0), \u00e8 l\u2019internista. <strong>Perch\u00e9 nella pratica clinica di tutti i giorni \u00e8 l\u2019internista che diagnostica, tratta e segue tutti questi fattori di rischio e condizioni \u2018trasversali\u2019 all\u2019obesit\u00e0.<\/strong> E, per uscire dall\u2019ambito dell\u2019auto-refenzialit\u00e0, non \u00e8 un caso che ogni volta che viene immesso sul mercato un nuovo farmaco per il trattamento di poli-patologie, oltre agli specialisti di settore, l\u2019AIFA chiede sempre il parere dell\u2019internista, lo specialista delle poli-patologie e della complessit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>__________________________________________________<\/p>\n<p>Professor Giovambattista Desideri, Segretario SIMI<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Ipertensione:<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>sono 25-28 milioni <\/strong>gli italiani da attenzionare<br \/>\nsecondo le nuove linee guida europee<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0L\u2019ipertensione \u00e8 una delle patologie che l\u2019internista si trova pi\u00f9 spesso ad affrontare. <strong>Una condizione tanto frequente (a soffrirne \u00e8 un italiano su tre, mentre il 17% \u00e8 borderline, cio\u00e8 in \u2018pre-ipertensione\u2019),<\/strong> quanto sfidante per gli obiettivi terapeutici da raggiungere. Le nuove linee guida per l\u2019ipertensione, appena rilasciate dalla Societ\u00e0 Europea di Cardiologia e che fanno seguito a quelle della Societ\u00e0 Europea dell\u2019Ipertensione (pubblicate nel 2023) avranno un impatto sulla pratica clinica quotidiana degli internisti e dei pazienti italiani, anche perch\u00e9<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">allargano la platea delle persone <strong>(ipertesi e con \u2018pressione elevata\u2019 da attenzionare a 25-28 milioni di italiani<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019argomento \u00e8 dedicata un\u2019intera sessione del 125\u00b0 congresso della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI, in programma a Rimini dall\u201911 al 13 ottobre prossimi. Ne abbiamo parlato con il professor Giovambattista Desideri, segretario della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna (SIMI) e ordinario di Medicina interna e Geriatria alla Sapienza Universit\u00e0 di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ipertensione \u00e8 un campo di interesse storico degli internisti,<\/strong> <strong>oltre che una delle condizioni che quotidianamente i medici si trovano ad affrontare negli ambulatori e nei reparti di medicina interna.<\/strong> E non a caso, un\u2019intera sessione del 125\u00b0 congresso nazionale della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI sar\u00e0 dedicata proprio alle novit\u00e0 di diagnosi e terapia dell\u2019ipertensione, anche <strong>alla luce delle nuove linee guida europee<\/strong>. A distanza di appena un anno dalle nuove linee guida della Societ\u00e0 Europea dell\u2019Ipertensione (ESH), a fine agosto 2024, sono arrivate anche le linee guida sull\u2019ipertensione \u2018firmate\u2019 dalla Societ\u00e0 Europea di Cardiologia; \u00e8 l\u2019epilogo di un \u2018divorzio\u2019 annunciato tra le due societ\u00e0 scientifiche europee che, fino al 2018, avevano siglato congiuntamente le linee guida sull\u2019ipertensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa principale novit\u00e0 delle linee guida sull\u2019ipertensione della Societ\u00e0 Europea di Cardiologia \u2013 sottolinea il professor Giovambattista Desideri \u2013 riguarda<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019introduzione di una nuova categoria, quella delle persone a \u2018pressione elevata\u2019 che si collocano tra quelle francamente \u2018ipertese\u2019 e quelle \u2018normotese\u2019.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima conseguenza per noi internisti riguarder\u00e0 dunque il numero delle persone da \u2018attenzionare\u2019.<strong> In Italia vivono circa 18 milioni di ipertesi, molti dei quali non perfettamente controllati<\/strong>. Ma adottando la nuova classificazione della Societ\u00e0 Europea di Cardiologia, le persone da attenzionare in quando ipertese o con \u2018pressione elevata\u2019 diventano molte di pi\u00f9, pi\u00f9 o meno la met\u00e0 dell\u2019intera popolazione. Basti pensare che secondo i dati del \u2018Progetto Cuore\u2019 dell\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 la pressione media della popolazione italiana nella fascia di et\u00e0 35-74 anni \u00e8 di 132\/77 mmHg, valori inquadrabili per l\u2019appunto come pressione elevata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nuove categorie in base alla pressione. Gli \u2018ipertesi\u2019, anche con le nuove linee guida, restano quelli con <strong>una pressione da 140\/90 mmHg in su.<\/strong> \u201cSu questo \u2013 spiega il professor Desideri \u2013 non ci sono grandi novit\u00e0 rispetto al pregresso.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Al di sopra di questi valori scatta immediatamente l\u2019indicazione al trattamento sia non farmacologico (attivit\u00e0 fisica regolare, riduzione dell\u2019apporto calorico, riduzione del sale, smettere di fumare, e cos\u00ec via)<\/strong>, che farmacologico.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto i 120\/70 mmHg si rientra nella categoria della pressione \u2018normale\u2019 e questi soggetti non vanno trattati. Ma, in una logica di prevenzione, ha senso tenerli sotto controllo,<strong> magari ogni 2-3 anni per valutare che non sviluppino nel tempo ipertensione\u201d<\/strong>. Nelle ultime linee guida ESC viene introdotta \u2013 e questa \u00e8 una delle <strong>principali novit\u00e0 \u2013 una categoria del tutto nuova, quella dei soggetti con \u2018pressione elevata\u2019 (il range \u00e8 120-139 mmHg per la massima e 70-89 mmHg per la minima<\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIn realt\u00e0 \u2013 spiega il professor Desideri \u2013<strong> si tratta di una categoria di pressione che \u00e8 sempre stata molto attenzionata dagli internisti, perch\u00e9 l\u2019ipertensione non \u00e8 mai un fenomeno \u2018on-off\u2019,<\/strong> un interruttore, <strong>ma un parametro biologico con una relazione lineare e continua con gli eventi cardiologici (il rischio di ictus e infarti<\/strong> in altre parole non scompare improvvisamente sotto i 140\/90 mmHg di pressione). Le nuove linee guida ESC fanno dunque una distinzione<strong> in tre gruppi: quello certamente da trattare (gli ipertesi, sopra 140\/90 mmHg); quello certamente da non trattare, ma da seguire nel tempo (i \u2018normotesi\u2019 sotto 120\/70 mmHg); quello da attenzionare ed eventualmente da trattare,<\/strong> sulla base di quello che c\u2019\u00e8 \u2018intorno\u2019 a quel paziente (persone con \u2018pressione elevata\u2019). \u201cSe i pazienti con pressione elevata \u2013 spiega il professor Desideri \u2013 presentano un profilo di rischio cardiovascolare aumentato (per presenza di diabete, dislipidemia, sovrappeso\/obesit\u00e0, insufficienza renale, pregresso infarto, e altro ancora, oppure desunto dalle carte del rischio cardiovascolare) allora c\u2019\u00e8 l\u2019indicazione al trattamento, pur non rientrando nella categoria degli ipertesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questione di parole. Nelle linee guida 2023 della Societ\u00e0 Europea dell\u2019Ipertensione (ESH) non esiste la categoria \u2018pressione elevata\u2019, ma c\u2019\u00e8 quella di significato analogo detta di \u2018pressione normale-alta\u2019 o di \u2018pre-ipertensione\u2019 (130-139 mmHg per la sistolica e 85-89 per la diastolica), una categoria comunque da attenzionare ed eventualmente da trattare. \u201cA cambiare dunque, con le linee guida ESC 2024 \u2013 riflette il professor Desideri \u2013 pi\u00f9 che il concetto, \u00e8 il \u2018wording\u2019, che diventa pi\u00f9 sensibilizzante. Con la definizione di paziente con \u2018pressione elevata\u2019 viene alzato il livello di attenzione su questi soggetti ancora non ancora francamente ipertesi, ma da inquadrare con attenzione, considerando il loro rischio cardio-vascolare in maniera pi\u00f9 strutturata, per decidere se iniziare comunque un trattamento antipertensivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I target da raggiungere. Dalle linee guida ESC emerge un atteggiamento di trattamento pi\u00f9 intensivo (o aggressivo) perch\u00e9 <strong>l\u2019obiettivo da raggiungere con le terapie \u00e8 fissato a 120-129 (ma pi\u00f9 spostato verso il 120).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>Naturalmente, nel caso del paziente anziano o del fragile, \u00e8 prevista una maggiore cautela; in questo caso la nuova parola d\u2019ordine dell\u2019obiettivo terapeutico \u00e8 \u2018ALARA\u2019 (&#8216;As Low As Reasonably Achievable&#8217;), cio\u00e8 il valore quanto pi\u00f9 basso, ragionevolmente raggiungibile in quella particolare persona,<\/strong> concetto che i<strong>ntroduce una personalizzazione negli obiettivi pressori da raggiungere col trattamento in relazione alle specifiche caratteristiche<\/strong> del singolo individuo, secondo un approccio gestionale che da sempre \u00e8 proprio dell\u2019internista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa cambia per l\u2019internista italiano. \u201cGli internisti \u2013 ricorda il professor Desideri \u2013 conoscono molto bene i contenuti delle linee guida sull\u2019ipertensione arteriosa, perch\u00e9 da sempre contribuiscono in modo sostanziale alla loro stesura. E d\u2019altronde l\u2019ipertensione \u00e8 una patologia squisitamente internistica perch\u00e9 dietro i cosiddetti millimetri di mercurio (mmHg), c\u2019\u00e8 tutto un mondo di co-morbilit\u00e0 estremamente variegato, che l\u2019internista gestisce quotidianamente.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Spesso gli ipertesi hanno anche il diabete o la dislipidemia, hanno malattie cardiovascolari, renali, e altro ancora e l\u2019internista \u00e8 lo specialista che, per estrazione culturale, \u00e8 abituato a valutarli a 360\u00b0 secondo l\u2019approccio \u2018olistico\u2019, globale, tipico della medicina interna<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso le linee guida riportano un cartoon sulla \u2018patient-centered care\u2019, sulla cura incentrata sul paziente, che invita a valutare non solo i \u2018millimetri di mercurio\u2019, ma tutto quello che c\u2019\u00e8 intorno al paziente, ratificando di fatto quello che l\u2019internista fa da sempre\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Semplificare la terapia. Altro elemento molto \u2018internistico\u2019<\/strong> \u00e8 il problema dell\u2019aderenza terapeutica. Questi pazienti spesso devono prendere pi\u00f9 farmaci, sia per controllare la pressione arteriosa che per le comorbilit\u00e0 associate. \u201cSia le linee guida dell\u2019ESC che quelle dell\u2019ESH \u2013 ricorda il professor Desideri \u2013 raccomandano di <strong>utilizzare le associazioni pre-costituite, cio\u00e8 una pillola che contiene due o tre principi attivi. <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggi c\u2019\u00e8 sempre pi\u00f9 interesse anche rispetto alla cosiddetta poli-pillola, cio\u00e8 a pi\u00f9 <\/strong>farmaci di categorie diverse (ad esempio antipertensivi e contro il colesterolo), <strong>contenuti all\u2019interno della stessa pillola.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso lo scopo \u00e8 di semplificare la vita del paziente e migliorare l\u2019aderenza terapeutica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa maggiore enfasi posta dalle nuove linee guida ESC sulle condizioni di pressione arteriosa borderline ovvero \u2018pressione elevata\u2019 \u2013 sottolinea il professor Giorgio Sesti, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI \u2013 rientra nella visione che una efficace prevenzione primaria deve essere in grado di identificare e trattare i fattori di rischio cardio-metabolici il pi\u00f9 precocemente possibile con un approccio globale (olistico). <strong>L\u2019internista \u00e8 pertanto la figura di specialista capace di prendersi cura di persone con molteplici fattori di rischio cardio-metabolici, di eseguire una corretta profilazione del rischio di eventi clinici,<\/strong> di valutare se vi sono segni iniziali di danno di organo e di trattare i diversi fattori di rischio valutando le interazioni dei farmaci e scegliendo le migliori strategie terapeutiche alla luce delle preferenze e delle attitudini delle persone\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Dove vivono gli ipertesi d\u2019Italia. <\/strong><\/h3>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>A nord sono soprattutto gli uomini a fare i conti con la pressione alta, mentre al sud ne soffrono di pi\u00f9 le donne. E molti (fino al 27%) sono ipertesi senza saperlo, di solito perch\u00e9 non misurano mai la pressione<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche gli ipertesi \u2018ufficiali\u2019, quelli consapevoli e trattati farmacologicamente spesso non raggiungono i valori pressori \u2018target\u2019 della terapia. Anzi, gli ipertesi trattati in modo adeguato sono la minoranza: 1 su 4 al Nord, 1 su 3 al Centro (33%) e al Sud (29%);<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>le donne sembrano andare un po\u2019 meglio (quelle trattate in maniera adeguata sono il 36-40% a nord, il 40% al centro e il 37% al sud)<\/strong> (fonte: Italian Health Examination nell\u2019ambito del \u2018Progetto Cuore\u2019 \u2013 Istituto Superiore di Sanit\u00e0, 2023). La situazione dell\u2019ipertensione in Italia insomma \u00e8 tutt\u2019altro che soddisfacente. Eppure, la posta in gioco \u00e8 molto alta: <strong>la riduzione di 10 mmHg di pressione sistolica (o di 5 mmHg di diastolica) riduce il rischio di ictus del 40% e quello di infarto e patologie coronariche del 20-25%.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>________________________________________<\/p>\n<p>Francesco Violi, presidente onorario SIMI<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019infarto potrebbe \u2018venire\u2019 dall\u2019intestino<\/strong>. <strong>Allo studio nuove strategie di terapia anti-trombotica<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Un nuovo filone di ricerca tutta made in Italy ha scoperto un nuovo<strong> \u2018colpevole\u2019, alla base di infarti e ictus, annidato in un\u2019alterazione del microbiota intestinale.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Si tratta del lipopolisaccaride, presente in alcuni batteri \u2018cattivi\u2019;<\/strong> questa sostanza <strong>pu\u00f2 attraversare la barriera intestinale ed arrivare nel sangue, trasportato dal colesterolo \u2018cattivo\u2019 che sfrutta come cavallo di Troia per entrare nelle arterie,<\/strong> dove innesca i processi che portano alla trombosi. Sono gi\u00e0 allo studio terapie per contrastare questo nuovo meccanismo di malattia.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne parler\u00e0 al congresso della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna (SIMI) il professor Francesco Violi, presidente onorario della SIMI e professore emerito della \u2018Sapienza\u2019 Universit\u00e0 di Roma e autore di queste ricerche.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019arteriosclerosi \u00e8 una malattia multifattoriale, associata a tanti fattori di rischio, i pi\u00f9 noti dei quali sono il fumo, il diabete di tipo 2, l\u2019obesit\u00e0, la sindrome metabolica, l\u2019ipertensione e l\u2019aumento del colesterolo LDL<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un gruppo di ricercatori italiani, diretto dal professor Francesco Violi, ha scoperto<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un nuovo insidioso meccanismo di malattia, una nuova via di comunicazione diretta che parte dall\u2019intestino e arriva al cuore e alle principali arterie dell\u2019organismo<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questa <strong>\u2018autostrada dell\u2019aterosclerosi\u2019 viaggia una sostanza che, dopo aver attraversato la parete dell\u2019intestino, si va a localizzare sulle arterie<\/strong>, dove innescando una serie di meccanismi,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>pu\u00f2 portare alla trombosi, quelle che causa l\u2019infarto, ma anche l\u2019ictus e altre complicanze dell\u2019aterosclerosi.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cIl \u2018colpevole\u2019 sul quale si \u00e8 appuntata la nostra attenzione \u00e8 il lipopolisaccaride (LPS)<\/strong> \u2013 spiega il professor Francesco Violi, che terr\u00e0 una lettura sull\u2019argomento al prossimo congresso della SIMI \u2013 <strong>Si tratta di un componente (un glicolipide) della parete batterica dei batteri Gram negativi, come l\u2019Escherichia coli.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sostanza entra in circolo dopo aver attraversato la parete dell\u2019intestino (\u2018traslocazione\u2019) e si va a localizzare nella parete dell\u2019arterie, dove<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>provoca un\u2019infiammazione cronica di basso grado; questo danneggia nel tempo le arterie e richiama <\/strong>dal circolo sanguigno le piastrine che provocano la trombosi del vaso interessato.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo gi\u00e0 condotto sperimentazioni sugli animali, che hanno dimostrato come <strong>l\u2019LPS abbia in effetti questa \u2018vocazione\u2019 trombotica\u201d.<\/strong> Siamo insomma di fronte insomma ad un meccanismo finora inedito di trombosi.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cOra \u00e8 necessario capire come bloccarlo<\/strong> \u2013 afferma il professor Violi \u2013 per prevenire l\u2019infarto e le altre forme di ostruzione arteriosa causati dal LPS. <strong>\u00c8 una nuova via<\/strong> attraverso la quale si estrinseca il danno aterosclerotico (la trombosi) ed \u00e8 una scoperta della ricerca italiana\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primum movens di questo nuovo meccanismo di malattia \u00e8 dunque<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019alterata permeabilit\u00e0 dell\u2019intestino causata dalla disbiosi, cio\u00e8 da un\u2019alterazione del microbiota intestinale<\/strong>, che favorisce la traslocazione del lipopolisaccaride LPS nella circolazione generale; questo induce uno stato infiammatorio a livello della parete arteriosa che d\u00e0 il via alla progressione dell\u2019aterosclerosi, coinvolgendo non solo le cellule di rivestimento delle arterie (cellule endoteliali), ma anche i globuli bianchi e le piastrine, rendendole pi\u00f9 prone a formare trombi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI<strong>l lipopolisaccaride \u2013 spiega il professor Violi \u2013 si muove nel circolo sanguigno \u2018a bordo\u2019 del colesterolo cattivo (LDL), che utilizza come \u2018cavallo di Troia\u2019<\/strong> per penetrare nella parete delle arterie; la <strong>capacit\u00e0 del colesterolo di \u2018infiammare\u2019 le arterie<\/strong> potrebbe dunque essere dovuta non a lui direttamente, ma al <strong>LPS che stimola la produzione di radicali liberi dell\u2019ossigeno (ROS), degli ossidanti<\/strong> che <strong>vanno ad infiammare la parete delle arterie e la danneggiano<\/strong>. Questo danno richiama poi le piastrine che formano un trombo, andando a interrompere il flusso del sangue all\u2019interno di quell\u2019arteria e dando quindi luogo a un infarto un ictus\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Chi \u00e8 pi\u00f9 a rischio?<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa presenza di questi batteri \u2018pericolosi\u2019, che possono mandare in circolo l\u2019LPS \u00e8<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>pi\u00f9 probabile nei soggetti classicamente a rischio di infarto \u2013 spiega il professor Violi \u2013 cio\u00e8 le persone con diabete o obesit\u00e0 ad esempio.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli individui dismetabolici presentano <strong>un\u2019infiammazione intestinale cronica di basso grado che si associa ad una disbiosi intestinale, con prevalenza di batteri patogeni, come l\u2019Escherichia coli.<\/strong> Abbiamo fatto esperimenti sull\u2019animale obeso e siamo cos\u00ec arrivati a dimostrare che questa condizione si associa a disbiosi intestinale, ad aumento del LPS e ad aumentato rischio di trombosi\u201d. Le possibilit\u00e0 di intervento, almeno in teoria, sono molte ma andranno naturalmente vagliate da una serie di studi clinici sull\u2019uomo.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>Per ora possiamo fare solo ipotesi. Ci sono varie possibilit\u00e0 di prevenzione del danno da LPS che stiamo esplorando.<\/strong> Una possibilit\u00e0 \u2013 spiega il professor Violi \u2013 potrebbe essere quella di <strong>modulare la composizione della flora batterica intestinale, attraverso la somministrazione di probiotici e prebiotici<\/strong>. Un\u2019altra possibilit\u00e0, gi\u00e0 sperimentata in studi animali, \u00e8 quella di <strong>somministrare cicli di antibiotici intestinali non assorbibili per correggere la disbiosi;<\/strong> negli animali abbiamo ottenuto risultati molto interessanti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra strada potrebbe essere quella di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>bloccare l\u2019azione dell\u2019LPS una volta entrato in circolo, impedendogli di interagire con il suo recettore sulla parete delle arterie,<\/strong> per impedirgli di attivare tutta la cascata di eventi che porter\u00e0 alla trombosi; stiamo gi\u00e0 lavorando ad una possibile terapia farmacologica, che sfrutta l\u2019LPS come nuovo target terapeutico anti-trombosi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potremmo infine anche pensare ad una <strong>possibile azione favorevole degli analoghi recettoriali del GLP-1 in questo contesto, visto che questi farmaci riducono la permeabilit\u00e0 intestinale e hanno un effetto di protezione cardiovascolare<\/strong>. Ma non ci sono prove in tale senso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesta importante serie di ricerche condotte da <strong>un gruppo di ricercatori italiani affiliati alla SIMI \u2013 sottolinea il professor Giorgio Sesti, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI \u2013 sono la dimostrazione che soltanto il medico internista \u00e8 capace di avere un approccio olistico clinico e sperimentale<\/strong> in grado di<strong> affrontare lo studio di patologie complesse<\/strong> <strong>e multifattoriali<\/strong> che richiedono conoscenze mediche trasversali a tante aree specialistiche\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">___________________________________________________<\/p>\n<p>Professor Gerardo Mancuso, vice-presidente SIMI<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>A rischio l\u2019assistenza internistica <\/strong>negli ospedali.<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si va verso la \u2018desertificazione\u2019 dei reparti di medicina?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Gli internisti lanciano l\u2019allarme:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>se va avanti cos\u00ec non ci saranno pi\u00f9 specialisti per coprire l\u2019assistenza nei reparti di medicina interna e in pronto soccorso.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">E <strong>sar\u00e0 una catastrofe perch\u00e9 i reparti di medicina interna e di chirurgia generale sono la colonna portante anche degli ospedali pi\u00f9 piccoli.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019anno <strong>la medicina interna non ha fatto l\u2019en plein nell\u2019assegnazione delle borse di specializzazione (solo il 79% di quelle a disposizione sono state coperte)<\/strong> e mentre il turn over dei medici diminuisce (quelli che vanno in pensione non sono rimpiazzati), aumenta di pari passo il loro burn out.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel frattempo il pubblico manifesta un\u2019ostilit\u00e0 crescente nei confronti dei camici bianchi e del personale sanitario, soprattutto al pronto soccorso e nei reparti.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che certo non giova all\u2019attrattivit\u00e0 di questa specialit\u00e0 fondamentale negli ospedali. Come arginare la crisi della medicina interna e garantire un\u2019assistenza internistica adeguata anche per il futuro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Medici e infermieri sono sempre pi\u00f9 i punchball della rabbia dei cittadini,<\/strong> la prima e pi\u00f9 vulnerabile interfaccia di una sanit\u00e0 sempre pi\u00f9 inadeguata a dare le risposte attese. Ma si tratta di un fenomeno non del tutto nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNel 2022 il Ministero della Salute ha istituito un \u2018Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti delle professioni sanitarie\u2019 \u2013 ricorda il professor Gerardo Mancuso, vice-presidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI \u2013 con lo scopo di <strong>monitorare il fenomeno e promuovere delle garanzie. Sulla base di questa attivit\u00e0, nel 2023 <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>sono stati registrati 16 mila casi di violenza (2\/3 di tipo verbale, il 26% di tipo fisico) ai danni degli operatori sanitari.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelli maggiormente interessati da episodi di violenza sono stati gli infermieri, seguiti dai medici e dagli operatori socio-sanitari e in due casi su tre la violenza \u00e8 stata perpetrata ai danni di donne (ma al sud prevalgono i casi di violenza sui maschi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019et\u00e0 delle persone aggredite \u00e8 sotto i 50 anni<\/strong> e <strong>gli ambienti pi\u00f9 a rischio sono il pronto soccorso, i reparti e i servizi psichiatrici. Nel 70% dei casi ad aggredire \u00e8 stato un paziente, nel 28% i parenti<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contrariamente a quanto si possa pensare,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>le Regioni pi\u00f9 interessate sono quelle del Nord (soprattutto la Lombardia).<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze di questi atti di violenza, oltre a quelle di ordine fisico, sono la comparsa di sintomi depressivi, di burn-out e la perdita di serenit\u00e0 sul lavoro, che pu\u00f2 impattare sulle performance medico-infermieristiche. \u201cI trigger pi\u00f9 evidenti di questa ondata di violenza ai danni degli operatori sanitari \u2013 afferma il professor Mancuso \u2013 sono: il sovraffollamento del pronto soccorso, che vicaria sempre pi\u00f9 spesso attivit\u00e0 non pertinenti (manca un adeguato follow up delle malattie sul territorio, i pazienti non trovano punti di riferimento fuori dall\u2019ospedale) e la riduzione del personale sanitario sanitari. Negli ultimi 8 anni c\u2019\u00e8 stata una contrazione di circa 15 mila medici e 20 mila infermieri. e questo contribuisce a determinare l\u2019allungamento delle liste d\u2019attesa e a scatenare l\u2019impazienza di chi afferisce in PS, pretendendo una valutazione clinica immediata, a prescindere dal codice del triage\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una situazione ben evidente alla maggior parte dei dipendenti del Ssn che, interrogati in merito a quali potessero essere le principali cause del fenomeno-violenza, ha indicato il definanziamento del Ssn, seguito da carenze di ordine organizzativo. Cosa fare dunque? \u201cDi recente il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge n. 137 (settembre 2024) \u2013 ricorda il professor Mancuso \u2013 che agisce su due fronti. Il primo \u00e8 <strong>la modifica dell\u2019articolo 635 del Codice Penale che stabilisce che questi comportamenti siano puntiti con una reclusione fino a 5 anni e una multa fino a 10 mila euro (ma se il reato viene agito da diverse persone, la punizione si aggrava); l\u2019altra modifica riguarda gli articoli 380 e 382 bis del Codice di Procedura Penale che prevedono l\u2019arresto in flagranza o in differita di chi ha commesso il reato.<\/strong> Il terzo punto inserito nel DL \u00e8 che, nella prossima finanziaria saranno destinate risorse economiche destinate alla videosorveglianza dei pronto soccorso e degli ambienti di lavoro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pu\u00f2 bastare l\u2019effetto deterrente della legge ad arginare gli episodi di violenza contro il personale sanitario? \u201c<strong>Si tratta di un fenomeno complesso \u2013 afferma il professor Mancuso \u2013 che non si pu\u00f2 affrontare solo con una legge,<\/strong> per quanto corretta dal punto di vista tecnico. Questi episodi sono anche espressione delle difficolt\u00e0 che sta attraversando il Ssn, difficolt\u00e0 che riguardano i numeri, cio\u00e8 la contrazione delle risorse umane, il definanziamento del Ssn, quindi l\u2019impossibilit\u00e0 di accedere con facilit\u00e0 alle attivit\u00e0 diagnostiche e terapeutiche che il paziente si aspetta di ricevere. Si tratta peraltro di criticit\u00e0 che non riguardano solo l\u2019Italia, ma che sono pi\u00f9 o meno diffuse in tutti i Paesi europei.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>A questo va aggiunto un diffuso atteggiamento di aggressivit\u00e0 delle persone caratteristico dei nostri tempi, derivante anche da una crisi generale della salute mentale\u201d.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sanit\u00e0 in burn out dunque, per quanto concerne chi \u00e8 gi\u00e0 dentro il sistema e sempre meno attrattiva per le nuove leve, come racconta la storia delle tante borse di specializzazione che non vengono assegnate in seguito al concorso annuale. \u201cLe cause di questo fenomeno \u2013 sostiene il professor Mancuso \u2013 sono tante e vanno ricercate nei<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8211; carichi di lavoro eccessivi, negli stipendi inadeguati al costo della vita ma soprattutto al tipo di responsabilit\u00e0 e di impegno che il lavoro di medico e di infermiere comportano, nelle difficolt\u00e0 di carriera.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lavorare in ospedale in Italia oggi significa una vita di grandi sacrifici per uno stipendio che \u00e8 inferiore fino al 40-50% rispetto ad altri Paesi europei, come la Francia. Ma differenze importanti si riscontrano anche tra il Nord e il Sud d\u2019Italia; chi lavora in un ospedale del Nord-Est lavora molto di pi\u00f9 che in quelli del Sud e questo genera una migrazione di personale medico e infermieristico che va ad impoverire sempre pi\u00f9 il Sud\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una sanit\u00e0 insomma sempre pi\u00f9 orientata al privato,<\/strong> come si intuisce anche dalle scelte dei neo-medici, che sembrano prediligere nettamente le specialit\u00e0 con maggior sbocco nel privato, mentre altre sembrano destinate all\u2019estinzione (microbiologia, biochimica patologia clinica, radioterapia, medicina e cure palliative, medicina nucleare, medicina d\u2019emergenza urgenza, ecc.).<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>I giovani medici \u2013 afferma il professor Mancuso \u2013 sono meno attratti dalla sanit\u00e0 pubblica e lo dimostrano due dati su tutti:<\/strong> la riduzione del numero di specializzandi in medicina interna (quest\u2019anno \u00e8 stato coperto solo il 79% dei posti di specializzazione) e in chirurgia generale (assegnato solo il 51% dei posti di specializzazione). Queste due specialit\u00e0, molto ambite e ritenute prestigiose in passato, oggi risultano sempre meno attrattive per i giovani. Ma andando avanti cos\u00ec nel prossimo futuro non saremo pi\u00f9 in grado di gestire gli ospedali dedicati a queste attivit\u00e0. I 1.050 reparti di medicina interna in Italia devono essere gestiti da specialisti internisti; ma se manca il turn over perch\u00e9 i giovani non vogliono pi\u00f9 fare gli internisti, in futuro assisteremo ad un\u2019ulteriore contrazione dell\u2019offerta assistenziale. E forse non dovremo neppure aspettare i prossimi anni. Gi\u00e0 un\u2019analisi di qualche anno fa evidenziava una contrazione del 22-23% delle risorse umane all\u2019interno delle medicine interne\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fare per invertire questa tendenza? \u201c\u00c8 un argomento di ordine sindacale e non a caso la SIMI ha invitato al suo congresso annuale, per la prima volta, anche un rappresentante dei vertici sindacali (Ignazio Ganga, segretario confederale della CISL) \u2013 ricorda il professor Mancuso \u2013 Per una societ\u00e0 scientifica come la SIMI, che si occupa di valorizzare le attivit\u00e0 assistenziali e l\u2019organizzazione del lavoro, queste tematiche hanno un peso importante. E certo, la soluzione non \u00e8 facile. La ricetta di aumentare gli stipendi sarebbe molto facile, ma non basta perch\u00e9 andrebbe affrontata anche l\u2019evidente disorganizzazione del lavoro, dovuta <strong>anche al fatto che l\u2019ospedale continua a farsi carico di attivit\u00e0 che dovrebbero essere gestite dal territorio.<\/strong> Abbiamo deciso dunque di interrogare il sindacato su questo tema, che riguarda la salute dell\u2019intera nazione. <strong>Se la SIMI prepara bene i propri giovani per affrontare in modo adeguato la professione, ma poi il lavoro non \u00e8 ben organizzato, se mancano i presupposti per lavorare in serenit\u00e0 e applicare le conoscenze scientifiche,<\/strong> anche le risposte di salute in futuro saranno meno performanti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNon c\u2019\u00e8 ospedale, anche il pi\u00f9 piccolo \u2013 ricorda il professor Giorgio Sesti, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI \u2013 che non abbia un reparto di medicina e uno di chirurgia; questo lo prevede la normativa attuale, ma anche la nuova riforma del Ssn disegnata dal Pnrr. L\u2019internista insomma \u00e8 uno specialista presente in ogni ospedale.<strong> Ma la medicina interna \u00e8 in crisi, cos\u00ec come lo sono anche tutte le specialit\u00e0 che richiedono il lavoro di corsia, di reparto, per non parlare dell\u2019emergenza urgenza<\/strong>.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">\n<h3><strong>Non \u00e8 pi\u00f9 possibile non affrontare i problemi alla base di questa fuga: stipendi inadeguati, il burn out, le denunce crescenti per colpa o risarcimento danni, le aggressioni. <\/strong><\/h3>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in questo la politica deve intervenire: servono maggiori investimenti sul personale, una legge ancora pi\u00f9 adeguata rispetto alle richieste di risarcimento danni per le attivit\u00e0 mediche, che comprenda la depenalizzazione completa (fatta eccezione per dolo e colpa grave); una maggiore sorveglianza, sicurezza e prevenzione delle aggressioni, mettendo personale delle forze dell\u2019ordine in tutti i pronto soccorso.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Occorre insomma ridare dignit\u00e0 e un riconoscimento economico adeguato a chi svolge un\u2019attivit\u00e0 cos\u00ec pesante e di responsabilit\u00e0. \u00c8 l\u2019unica via per far tornare ad essere appealing la medicina interna e quella d\u2019emergenza-urgenza<\/strong>. Quello che chiediamo \u00e8 di essere messi in condizione di interpretare al meglio la vera missione del medico, che \u00e8 quella di far trovare, a chi ne ha bisogno, risposte ai suoi problemi\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Notizie dal Congresso Societ\u00e0 Italiana di Medicina Interna SIMI 2024 &#8211; 125\u00b0 congresso nazionale &#8211; 11 \/\u00a013 ottobre a Rimini. &#8221; &#8230; L&#8217;infarto potrebbe venire<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9411,46,48,26,33,32],"tags":[30935],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/138900"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=138900"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/138900\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":138909,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/138900\/revisions\/138909"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=138900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=138900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=138900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}