{"id":146494,"date":"2025-05-06T19:10:01","date_gmt":"2025-05-06T17:10:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=146494"},"modified":"2025-05-07T18:45:09","modified_gmt":"2025-05-07T16:45:09","slug":"mostre-a-roma-soft-you-fondazione-memmo-ingresso-gratuito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=146494","title":{"rendered":"Mostre a Roma &#8211; Soft You &#8211; Fondazione Memmo ingresso gratuito"},"content":{"rendered":"<p><strong>Fondazione Memmo<\/strong><\/p>\n<p><del><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/unnamed-7.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-146497\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/unnamed-7-300x225.jpg\" alt=\"Anthea Hamilton, Soft You, Installation view, Fondazione Memmo, Roma \u00a9DanieleMulaioli\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/unnamed-7-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/unnamed-7-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/unnamed-7-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/unnamed-7-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/unnamed-7.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>*<\/a><\/del><\/p>\n<p><strong>Anthea Hamilton<\/strong><br \/>\n<strong>Soft You<\/strong><br \/>\nA cura di Alessio Antoniolli<\/p>\n<p><strong>8 maggio \u2013 2 novembre 2025<\/strong><\/p>\n<p><strong>Roma, Fondazione Memmo<\/strong><br \/>\nVia Fontanella Borghese 56\/b<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fondazione Memmo presenta Soft You, la <strong>prima mostra istituzionale a Roma dell\u2019artista Anthea Hamilton<\/strong>. Curata da Alessio Antoniolli la mostra \u00e8 aperta al pubblico da gioved\u00ec 8 maggio a domenica 2 novembre 2025.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pratica di Hamilton pone in dialogo <strong>installazione, scultura, film e performance<\/strong> per rielaborare<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>contenuti visivi appartenenti alla cultura dominante<\/strong>, indagata attraverso una lente soggettiva che suggerisce uno spostamento della percezione. Con i<strong>nstallazioni immersive e ambienti<\/strong>, l\u2019artista presenta una realt\u00e0 in cui i ruoli di genere,<strong> la sessualit\u00e0, la vita domestica<\/strong> e le diverse tradizioni culturali vengono esplorate come nozioni fluide e in continua evoluzione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soft You, il cui titolo \u00e8 <strong>preso in prestito dall\u2019ultimo monologo di Otello in Shakespeare,<\/strong> ridefinisce tre punti cardine della ricerca di Hamilton: il protagonista shakespeariano, la citt\u00e0 di Roma e la pratica stessa dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A partire da Othello:<\/strong> A Play, la stage performance realizzata nel 2024 in collaborazione con Delphine Gaborit per il centro artistico De Singel (Anversa), la <strong>mostra espande ulteriormente le possibilit\u00e0 performative della ricerca scultorea e installativa di Hamilton.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pur attingendo a fonti autobiografiche,<\/strong> il lavoro di Hamilton non si fonda sulla sua<strong> storia personale;<\/strong> piuttosto, intreccia motivi visivi e culturali per superare l\u2019esperienza individuale e confrontarsi con narrazioni collettive e memorie condivise. Per l\u2019artista, Shakespeare e Roma, in quanto \u2018pilastri culturali\u2019, si presentano come archetipi iconici, offrendo un linguaggio visivo capace di trascendere le epoche storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Soft You, Hamilton <strong>rivisita un leitmotiv ricorrente nei suoi primi lavori<\/strong> \u2013 quello delle legs \u2013 ponendolo in dialogo con Roma. Sotto forma di scultura, oppure declinato come elemento decorativo, questo pattern diventa parte integrante dello spazio espositivo, per trasformarsi in un fregio oppure in un oggetto in scala tridimensionale. <strong>Echeggiando il carattere essenziale dell\u2019antica numerazione romana, questo leitmotiv evolve fino a diventare un linguaggio a s\u00e9.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questa mostra,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>connettendo Otello, Roma e la sua stessa ricerca, Hamilton<\/strong> torna al \u2018grado zero\u2019 come marcatore di un prima e di un dopo. Nei nuovi lavori presentati, l\u2019artista attinge a un ampio spettro di riferimenti visivi, adottando un approccio che procede per associazioni e che mescola storia del design, architettura e moda, dando cos\u00ec origine a una variante inedita.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soft You include una collaborazione con<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Alice Rivalta per un mosaico realizzato con la tecnica Rankaku, un antico metodo giapponese di intarsio che utilizza gusci d\u2019uovo di quaglia per decorare piccoli oggetti preziosi, come gioielli.<\/strong> Hamilton applica questa tecnica a uno scrittoio, legato con una corda Shibari e progettato in collaborazione con Pietroarco Franchetti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mostra anche una serie di <strong>paraventi in metallo specchiante<\/strong>, chiaro riferimento ad un\u2019architettura che gioca con la luce attraverso la <strong>superficie riflettente;<\/strong> alcuni stills dalla performance Othello: A Play, scattata da Tanguy Poujol; <strong>una collaborazione con il designer di fragranze Ezra-Lloyd Jackson,<\/strong> Direttore creativo di deya e delle <strong>sculture in tessuto.<\/strong> Attraverso elementi che spaziano tra epoche e geografie diverse, l\u2019artista crea un linguaggio ibrido, in cui i dettagli si fondono senza soluzione di continuit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>INFORMAZIONI<\/strong><br \/>\n<strong>Mostra: Anthea Hamilton<\/strong><br \/>\n<strong>Curatore: Alessio Antoniolli<\/strong><br \/>\nAssistente curatore: Angelica Gatto<br \/>\nLuogo: Fondazione Memmo, via Fontanella Borghese 56\/b, 00186 Roma<br \/>\nApertura al pubblico: da gioved\u00ec 8 maggio a domenica 2 novembre 2025<br \/>\nOrario: da luned\u00ec a domenica ore 11.00 &#8211; 18.00 (marted\u00ec chiuso)<br \/>\n<strong>Ingresso libero<\/strong><\/p>\n<p>info@fondazionememmo.it | www.fondazionememmo.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BIOGRAFIA ANTHEA HAMILTON<br \/>\nAnthea Hamilton (n. 1978, Londra) vive e lavora a Londra. \u00c8 stata finalista del Turner Prize nel 2016. Le sue mostre personali recenti includono: \u201cOthello: A Play\u201d, De Singel, Anversa, 2024; \u201ccold, cold heart\u201d, kaufmann repetto, Milano (2022); \u201cThe Pillow Book\u201d, O\u2019Flaherty\u2019s, New York (2022); \u201cMash Up\u201d, M HKA \u2013 Museum of Contemporary Art Antwerp, Anversa (2022); \u201cAnthea Hamilton: The Prude\u201d, Thomas Dane Gallery, Londra (2019); Volcano Extravaganza 2019 \u2013 DEATH, Fiorucci Art Trust, Stromboli (2019); \u201cThe New Life\u201d, Secession, Vienna (2018); \u201cThe Squash\u201d, Tate Britain, Londra (2018); \u201cA is for\u2026 and, am, anxious, apple, adore\u2026\u201d, kaufmann repetto, Milano (2018). Il suo lavoro \u00e8 stato inoltre presentato nella mostra itinerante \u201cBritish Art Show 8\u201d ed in numerosi contesti internazionali, come lo Schinkel Pavillon, Berlino (con Nicholas Byrne), la 13ma Biennale di Lione e la 1ma Biennale di Gwangju. Tra le mostre collettive recenti: \u201cParaventi: Folding Screens from the 17th to 21st Century\u201d, Fondazione Prada, Milano (2023); \u201cRadical Landscapes\u201d, Tate Liverpool, Liverpool (2022); \u201cThe Paradox of Stillness: Art, Object, and Performance\u201d, Walker Art Center, Minneapolis (2021); \u201cMay You Live In Interesting Times\u201d, 58esima Biennale Internazionale d\u2019Arte di Venezia (2019); \u201cGet up, stand up now\u201d, Somerset House, Londra (2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BIOGRAFIA ALESSIO ANTONIOLLI<br \/>\nAlessio Antoniolli \u00e8 il direttore di Triangle Network, dove porta avanti un programma di residenze per artisti e curatori all&#8217;interno di una rete mondiale di organizzazioni dedicate alle arti visive. \u00c8 inoltre curatore presso la Fondazione Memmo di Roma, dove commissiona una mostra annuale di artisti internazionali, tra cui Sin Wai Kin e Wynnie Mynerva. Nel 2025 curer\u00e0 &#8220;Portal\u201d, una delle sezioni di miart \u2013 fiera internazionale d&#8217;arte moderna e contemporanea a Milano.<br \/>\nAntoniolli \u00e8 stato in precedenza direttore di Gasworks, organizzazione senza scopo di lucro e spazio per studi d\u2019artista a Londra, dove ha guidato un programma di residenze per oltre 500 artisti provenienti da 80 paesi in tutto il mondo; ha curato le prime mostre istituzionali nel Regno Unito di artisti come Song Dong, Lynette Yiadom-Boakye, Violet Kudzanai Hwami, Trevor Yeung e Anna Perach. Tiene conferenze a livello internazionale ed \u00e8 stato membro di numerose giurie internazionali, tra cui quella del Turner Prize nel Regno Unito nel 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FONDAZIONE MEMMO<br \/>\nLa Fondazione Memmo nasce nel 1990 dal desiderio di Roberto Memmo di dar vita a un\u2019attivit\u00e0 culturale mirata ad avvicinare il mondo dell\u2019arte a un vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle pi\u00f9 varie civilt\u00e0.<br \/>\nA partire dal 2012 \u00e8 attivo un nuovo programma espositivo interamente dedicato al panorama artistico contemporaneo. Contribuire allo sviluppo del tessuto culturale nel territorio, connettersi a realt\u00e0 internazionali, aprendo un dialogo con le altre istituzioni e promuovere l\u2019interazione fra gli artisti e la citt\u00e0 di Roma sono tra gli obiettivi della Fondazione Memmo.<br \/>\nIl nuovo corso \u00e8 stato avviato con la mostra personale di Sara VanDerBeek (2012), seguita da Sterling Ruby (2013), Shannon Ebner (2014) e Camille Henrot (2016), tutte a cura di Clo\u00e8 Perrone; nel 2017 si \u00e8 tenuta la personale di Giuseppe Gabellone, a cura di Francesco Stocchi, il quale ha successivamente curato anche le mostre dell\u2019artista tedesca Kerstin Br\u00e4tsch e del duo KAYA, di Latifa Echakhch (2019), Oscar Murillo (2021) e Amalia Pica (2022). Nel 2023 si \u00e8 tenuta la mostra personale di Sin Wai Kin, seguita, nel 2024, dalla prima personale in una istituzione italiana di Wynnie Mynerva, entrambe a cura di Alessio Antoniolli. Nel 2015 \u00e8 stata presentata la mostra collettiva Conversation Piece, a cura di Marcello Smarrelli, cui sono seguite altre dieci edizioni organizzate a cadenza annuale, con l\u2019intento di fare il punto della situazione sulle presenze artistiche a Roma (in particolare coinvolgendo gli artisti ospiti presso le accademie e gli istituti di cultura straniera attivi nella Capitale).<br \/>\nNel 2019 la Fondazione Memmo avvia un programma di residenze a Londra, in collaborazione con Gasworks, dedicato agli artisti italiani, proseguendo in questo modo l\u2019attivit\u00e0 di confronto, scambio e connessione tra artisti e istituzioni di contesti diversi. Gli artisti finora coinvolti sono Diego Marcon (2020), Adelaide Cioni (2022), Francis Offman (2023), Alice Visentin (2024), Alessandro Di Pietro (2025).<\/p>\n<p>*FOTO: Anthea Hamilton, <em>Soft You<\/em>, Installation view, Fondazione Memmo, Roma \u00a9DanieleMulaioli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fondazione Memmo * Anthea Hamilton Soft You A cura di Alessio Antoniolli 8 maggio \u2013 2 novembre 2025 Roma, Fondazione Memmo Via Fontanella Borghese 56\/b<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":146498,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896],"tags":[31706],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/146494"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=146494"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/146494\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":146500,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/146494\/revisions\/146500"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/146498"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=146494"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=146494"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=146494"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}