{"id":149135,"date":"2025-07-23T20:25:44","date_gmt":"2025-07-23T18:25:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=149135"},"modified":"2025-07-23T20:27:40","modified_gmt":"2025-07-23T18:27:40","slug":"pompei-mostra-darte-e-archeologia-inaugura-il-18-luglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=149135","title":{"rendered":"Pompei mostra d&#8217;arte e archeologia &#8211; inaugura il 18 luglio"},"content":{"rendered":"<p><strong>Inaugura venerd\u00ec 18 luglio all\u2019Antiquarium di Boscoreale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parco Archeologico di Pompei | Cerith Wyn Evans. POMPEII THRENODY | Antiquarium di Boscoreale | 19 luglio 2025 &#8211; 11 gennaio 2026 | Napoli<br \/>\nPOMPEII THRENODY<br \/>\ndi Cerith Wyn Evans<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cura di Andrea Viliani<br \/>\ncon Stella Bottai, Laura Mariano, Caterina Avataneo<br \/>\nNell\u2019ambito del programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19 luglio 2025 \u2013 11 gennaio 2026<\/strong><br \/>\n<strong>Antiquarium di Boscoreale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Photo credits Amedeo Benestante. Courtesy Cerith Wyn Evans e Parco Archeologico di Pompei<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come un canto funebre, viscerale e profondo, un\u2019antica trenodia greca, che nell\u2019alternanza di <strong>cori e voci soliste accompagnavano nell\u2019ultimo saluto il defunto<\/strong>, cos\u00ec la mostra personale Pompeii Threnody di Cerith Wyn Evans (1958, Llanelli, Galles-UK) &#8211; che<strong> inaugura venerd\u00ec 18 luglio all\u2019Antiquarium di Boscoreale<\/strong> &#8211; conduce il visitatore in un dialogo inconscio e involontario \u201ccon chi e con ci\u00f2 che, in fondo, continua a vivere a Pompei\u201d, rievocandone la perdurante vitalit\u00e0 della memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pompeii Threnody \u00e8 la prima mostra site-specific del programma Pompeii Commitment.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Materie archeologiche appositamente pensata per l\u2019Antiquarium di Boscoreale e Villa Regina, offrendone una nuova lettura dei luoghi attraverso il linguaggio della contemporaneit\u00e0.<br \/>\nLa mostra, a cura di Andrea Viliani con Stella Bottai, Laura Mariano, Caterina Avataneo, sar\u00e0 aperta al pubblico da sabato 19 luglio 2025 a domenica 11 gennaio 2026.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Pompeii Threnody esplora la memoria, il tempo e la trasformazione, elementi centrali nell\u2019opera dell\u2019artista gallese, tra i pi\u00f9 raffinati e poetici del panorama internazionale.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dodici le opere in mostra, di cui dieci appositamente realizzate per l\u2019occasione, in un dialogo suggestivo tra materia archeologica e immaginario contemporaneo. Tra queste:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>nove fotoincisioni dedicate ai cipressi della piana del Sarno, che evocano la dimensione geologica e memoriale del paesaggio vesuviano;<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> un\u2019installazione luminosa ispirata al carro cerimoniale<\/strong> rinvenuto a Civita Giuliana, con il celebre palindromo latino IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI, \u201cAndiamo in tondo nella notte e siamo consumati dal fuoco\u201d<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>due lampade-scultura in forma di palme dorate,<\/strong> poste nel patio dell\u2019Antiquarium, in dialogo con l\u2019architettura della vicina Villa Regina.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il percorso di visita \u00e8 introdotto dalla statua bronzea di un efebo lampadoforo<\/strong>. Le sue labbra recano solo alcune tracce dell\u2019antica colazione dorata, ricordo frammentario ed eco soffusa di una materia e di una celebrazione vitali ormai quasi, ma non ancora del tutto, scomparse. Lo stesso colore ci accompagna, come una traccia riportata sui muri, nel percorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Salite le scale, nella prima sala al 1\u00b0 piano \u00e8 esposta la serie di<strong> nove fotoincisioni Pompeii Threnody (The Ancient Cypress Trees of the Sarno Plain), in cui sulla carta appaiono dettagli dei resti fossilizzati di antichi cipressi della piana del fiume Sarno<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle parole dell\u2019artista, \u201cdettagliando la profonda bellezza di questi esemplari naturali, preservati e venerati\u201d, le fotoincisioni sono \u201cstudi altamente estetizzati, formalmente severi, ed elegantemente presentati, meditazioni sulla messa in luce della materia occlusa. Allo stesso modo, gli alberi (radici) scavati ed esposti (agli elementi) vengono qui documentati, arrestati ed esposti (all&#8217;ambiente fotochimico). Rappresentazione della pulsione a contenere e catturare, a reificare e abitare con il feticcio, a soffermarsi sulla sua meraviglia organica trascendente, sul suo status e capacit\u00e0 di produrre stupore: Sic transit\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Come tecnica artistica,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la fotoincisione corrisponde a un procedimento fotografico di stampa in piano su lastra di zinc<\/strong>o, in cui l\u2019immagine non viene disegnata come nelle normali incisioni, ma fotografata su uno strato di vernice sensibile, poi steso su una lastra tipografica. Utilizzando la tecnica combinatoria e processuale della photogravure (fotoincisione), Wyn Evans condensa in una matrice multipla e in un impasto paziente, sia il tempo passato che il tempo presente, sia la consistenza naturale che quella culturale di queste antiche radici, sopravvissute a un\u2019eruzione vulcanica e conservate ora in Antiquarium museale. Qui divengono per l\u2019artista dei memoriali interspecie dell\u2019attivismo di queste materie organiche antiche, ma anche la testimonianza della loro disponibilit\u00e0 a trasformarsi in possibili documenti storici e in meditazioni sul mistero di ci\u00f2 che definiamo come \u201copera d\u2019arte\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella contigua sala al 1\u00b0 piano \u00e8<strong> allestito <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il carro di Civita Giuliana rinvenuto nel 2021<\/strong>, il quale costituisce l\u2019apice e il fulcro della mostra.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui viene esposta una delle versioni della serie di opere di Wyn Evans intitolate IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI, 2025, sempre diverse per dimensioni e colore della luce, nelle loro varie iterazioni. Questa ulteriore versione prende le dimensioni dalle ruote del carro di Civita Giliana e assume il colore e la temperatura di 6500 Kelvin: \u2018daylight\u2019, ovvero luce del giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artista commenta: \u201cIl famoso palindromo latino (a cui fui introdotto dall\u2019autore situazionista francese Guy Debord, che ne fede il titolo di un suo film) \u00e8 variamente tradotto in inglese spesso come \u201cAndiamo in tondo nella notte e siamo consumati dal fuoco\u201d. Ricordando il \u2018mito\u2019, ancora e ancora l&#8217;Eterno Ritorno, l&#8217;infrastruttura temporale del trauma&#8230; \u00e8 condannata alla ripetizione. Qui torniamo a un\u2019opera \u2018riciclata\u2019 per essere reiterata a e su Pompei. Mi sono reso conto che l&#8217;opera ha trovato di fatto la sua casa, anche se sono tornato pi\u00f9 volte su questa frase e ho realizzato, attraverso diverse iterazioni, opere con testo, immagini in movimento, neon, fuochi d&#8217;artificio\u2026 questa occasione di situare l&#8217;opera a Pompei porta con s\u00e9 un significato e una pertinenza singolari non raggiunti in precedenza. L\u2019opera \u2018appartiene\u2019 a Pompei. L\u2019oscillazione sempre circolante, avanti e indietro, manifesta una singolarit\u00e0 come un \u2018feedback\u2019. Qui \u2013 in situ \u2013 corollario alle ruote immobilizzate del carro&#8230; veicolo fantasma, costellato di ci\u00f2 che sopravvive all&#8217;erosione del tempo&#8230; come un&#8217;ulteriore fonte di luce da aggiungere alla squisita complessit\u00e0 delle ombre proiettate dall&#8217; armatura in Perspex nell\u2019attuale display. Una cerimonia. Suona. Un epitaffio sospeso nel gas e nel vetro&#8230; con parenti in altri distretti del senso, come, ad esempio, la fotografia (un ritornello leggero). Un\u2019interfaccia tra materia (artefatto materiale) e rappresentazione \u2013 il cardine su cui oscillano \u2013 l\u2019\u2018attrito\u2019 come contatto, il punto in cui \u2018toccano\u2019\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Boscoreale, l\u2019opera diventa una ruota del tempo e la manifestazione dell\u2019oscillazione perpetua e interconnessa di ogni materia, di ogni significato e di ogni rappresentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra comprende, infine, anche<strong> un passaggio pi\u00f9 intimo che riporta la dimensione pubblica della mostra a una dimensione quasi domestica, i<\/strong>n cui l\u2019Antiquarium sembra prendere le sembianze e assecondare i comportamenti che avremmo potuto osservare nell\u2019antica Villa romana accanto al museo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel patio esterno che congiunge piano terra e<strong> 1\u00b0 piano sono allestite due lampade della collezione dell\u2019artista, oggetti di arredo moderno<\/strong> che riproducono i tronchi e le foglie di due palme dorate. Il riflesso luminoso delle loro silhouette metalliche si sparge lungo i muri perimetrali e accompagna con le sue vibrazioni le volute tracciate da alcuni pesci rossi nella vasca che, su un alto del patio, riproduce l\u2019impluvium delle antiche domus. Chiudendo (o riaprendo?) il cerchio della mostra stessa, in questo angolo appartato e momento di quiete imprevista l\u2019artista sembra cercare e far incontrare fra loro, come se fossero un\u2019unica cosa luce e buio, istante e durata, presenza e assenza, storia e quotidianit\u00e0, pubblico e privato, umano e non umano, come se l\u2019Antiquarium e la Villa si fossero finalmente riuniti, e qualcuno ci stesse sussurrando, al contempo \u201cbenvenuti\u201d, o \u201cbentornati\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la sua Trenodia di Pompei, Wyn Evans porta la propria storia e le proprie storie in quella e quelle di Pompei: un dialogo prezioso, o per meglio dire un \u201cfeedback\u201d (per citare l\u2019artista stesso), che rievoca e reincanta davvero lo spazio-tempo circolare pompeiano, il contesto dei suoi eterni ritorni, il suo sempre ritornante e sempre vivo percorso verso s\u00e9 stesso. \u201cConsumata dal fuoco\u201d (come nell&#8217;antica eruzione evocata dai neon e dalle fotoincisioni contemporanei di Wyn Evans), Pompei \u00e8 ancora qui, con i suoi carri e i suoi alberi, i suoi miti e la sua vita quotidiana, i suoi abitanti umani, animali, minerali e vegetali tutti eternamente insieme come compagni di uno stesso fato, qualcosa di spaventoso ma inevitabile, inquietante e onirico ma reale e rassicurante. E, quindi, alla fine, semplicemente giusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due delle opere di Evans prodotte per la mostra \u2013 Pompeii Threnody (IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI) e Pompeii Threnody (The Ancient Cypress Trees of the Sarno Plain), 2025 \u2013 entrano a far parte della collezione di arte contemporanea del Parco Archeologico di Pompei (Collectio), aggiungendosi a quelle delle artiste e degli artisti Simone Fattal, Lara Favaretto, Invernomuto, Luisa Lambri, Anna Maria Maiolino, Anri Sala e Wael Shawky.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 stata supportata da Nicoletta Fiorucci Foundation.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>INFORMAZIONI AL PUBBLICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cerith Wyn Evans. Pompeii Threnody<\/strong><br \/>\n<strong>Antiquarium di Boscoreale<\/strong><br \/>\n<strong>19 luglio 2025 \u2013 11 gennaio 2026<\/strong><br \/>\n<strong>https:\/\/pompeiisites.org\/<\/strong><\/p>\n<p>La mostra \u00e8 stata supportata da Nicoletta Fiorucci Foundation.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cura di: Andrea Viliani con Stella Bottai, Laura Mariano, Caterina Avataneo<br \/>\nResponsabile unico Procedimento: Silvia Martina Bertesago (Parco Archeologico di Pompei)<br \/>\nAssistenza Curatoriale e Organizzativa: Anna Civale, Giorgio Motisi (Parco Archeologico di Pompei)<br \/>\nSupporto legale e amministrativo: Salvatore Zaza, Alfonso Salvati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BIGLIETTI E ORARI<\/strong><br \/>\n<strong>Intero: \u20ac 8<\/strong><br \/>\nRidotto: \u20ac 2 per i cittadini UE di et\u00e0 compresa tra i 18 ed i 25 anni (non compiuti)<br \/>\nl&#8217;Antiquarium \u00e8 visitabile anche col biglietto &#8220;3 days&#8221; valido 3 giorni (26 euro) o con il biglietto Pompeii, valido 1 giorno (22 euro)<br \/>\nluned\u00ec-domenica dalle 9.00 alle 19.00 con ultimo ingresso alle 18.00<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BIOGRAFIA ARTISTA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La pratica concettuale di Cerith Wyn Evans<\/strong> incorpora un\u2019ampia variet\u00e0 di media, spesso esplorando la relazione tra luce e testo, tra pensiero e significato per creare scenari in cui gli spettatori prendano consapevolezza della loro stessa presenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le prime opere di Wyn Evans utilizzavano film e video,<\/strong> creando ambienti di \u201ccinema espanso\u201d che spesso comprendevano la collaborazione di performer. Dagli anni Novanta il suo lavoro esplora il rapporto tra linguaggio e spazio, tra temporalit\u00e0 e fenomenologia della percezione, caratterizzata quest\u2019ultima dalla precisione e chiarezza formale con cui l\u2019artista si relaziona al contesto di una particolare sede espositiva. Concatenazioni di riferimenti a testi, partiture e gesti sono evocati e intrecciati nella creazione di una vera e propria \u201cmise en scene\u201d complessiva. Le situazioni vengono costruite&#8230; le occasioni vengono messe in scena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Wyn Evans, le installazioni funzionano come un catalizzatore: un serbatoio di potenziali significati che si dipanano in molteplici viaggi discorsivi. Inoltre, il suo lavoro ha un&#8217;estetica altamente raffinata in cui riverbera il suo costante interesse per l&#8217;architettura e la musica, per campi apparentemente disparati come la progettazione di fontane e il teatro tradizionale giapponese, la traduzione, l&#8217;astronomia, la psicoanalisi e il codice Morse. Le sue opere sfruttano il potenziale di un incontro &#8220;per suscitare fantasticheria&#8221;. Oggetti ed esperienze sono giustapposti e disposti &#8220;in concerto&#8221; invitando a formulare e condividere molteplici riflessioni e interrogativi. Le mostre stesse sono pensate per occupare e promuovere &#8220;un&#8217;arena di contraddizioni, in cui desiderio e realt\u00e0 si abbracciano&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le mostre personali recenti: Centre Pompidou-Metz, Metz (2024); Espace Louis Vuitton, Tokyo; Sogetsu Kaikan, Tokyo; Taka Ishii Gallery, Tokyo; Marian Goodman, Parigi e New York (tutte 2023); Mostyn, Llandudno (2022); Aspen Art Museum, Aspen (2021); POLA Art Museum, Hakone; Galerie Buchholz, Cologne; White Cube Bermondsey, Londra (tutte 2020); Pirelli HangarBicocca, Milano (2019); Sogetsu Kaikan, Tokyo; Museo Tamayo, Citt\u00e0 del Messico (entrambe 2018); Tate Britain Commission, Londra (2017); Marian Goodman, Parigi (2017); White Cube Bermondsey, Londra; Museion, Bolzano (entrambe 2015); Serpentine North Gallery, Londra (2014); TBA-21 Augarten, Vienna (2013); De La Warr Pavillion, Bexhill-on-Sea (2012); Kunsthall Bergen, Bergen (2011); Tramway, Glasgow (2009); Inverleith House, Edinburgh (2009); MUSAC, Leon (2008); Mus\u00e9e d\u2019art moderne de la Ville de Paris, Parigi (2006) e Kunsthaus Graz, Graz (2005). Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive periodiche e Biennali, fra cui: Biennale di Venezia (2017, 2010, 2003), Skulptur Projekte M\u00fcnster (2017); Moscow Biennial (2011); Aichi Triennale (2010); Yokohama Triennale (2008); Istanbul Biennial (2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerith Wyn Evans vive e lavora a Londra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Villa rustica di Boscoreale (denominata Villa Regina dal nome di una limitrofa masseria ottocentesca, che anche l\u2019architetto Le Corbusier schizz\u00f2 in un suo disegno, realizzato durante un suo viaggio del 1911) ci immerge nell\u2019organizzazione agricola dell\u2019agro (ager) vesuviano, di cui questa villa costituisce uno delle testimonianze archeologiche meglio preservate. Scoperta nel 1977, scavata fino a riportarla completamente in vista e in parte ricostruita fra il 1978 e il 1980, la villa \u00e8 circondata da un vigneto e da alcune strade che ancora recano i solchi di un antico carro da traporto (plaustrum). Dotata originariamente anche di un piano superiore, l\u2019impianto originario della villa risale al I sec. A.C, anche se fu ampliata almeno due volte, nell\u2019epoca augustea e giulio-claudia. La produzione di vino era l\u2019attivit\u00e0 principale di questa vera e propria fattoria, come documentano la vasca di pigiatura (calcatorium), i locali del torchio ligneo (torcular) e la cella vinaria con i suoi orci fittili infossati (dolia defossa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Antiquarium di Boscoreale<br \/>\nCon Antiquarium si indica una struttura museale, anche provvisoria, ubicata all\u2019interno o al limite di un\u2019area archeologica. La sua funzione \u00e8 sia quella di un museo di prossimit\u00e0, che preserva e contestualizza in situ (ovvero sul luogo di rinvenimento) le scoperte archeologiche, sia di uno strumento di lavoro che coadiuva, anche temporaneamente, le attivit\u00e0 di scavo durante il loro stesso svolgimento, di cui diviene, quindi, la prima piattaforma di studio, restauro, catalogazione in situ. Istituito nel 1991 su impulso della scoperta della Villa, e costruito in un edificio ad essa adiacente, l\u2019Antiquarium di Boscoreale illustra la vita quotidiana e l\u2019ambiente, al contempo naturale e culturale, della campagna vesuviana, un habitat particolarmente fertile e, quindi, favorevole all\u2019insediamento umano e al proliferare e radicarsi delle sue attivit\u00e0. I reperti esposti furono rinvenuti, in eccezionale stato di conservazione, sotto una coltre di cenere e lapilli durante gli scavi effettuati tra la fine del XIX ed i primi decenni del XX secolo in alcune case (domus) di Pompei e nelle ville rustiche e signorili dell\u2019area circostante (Boscoreale, Ercolano, Oplontis, Terzigno, Stabiae), documentando consuetudini e stili di vita, condizioni sociali e economiche, gusti estetici, nonch\u00e9 la vita animale e vegetale (scomparsa o trasformatasi dopo l\u2019eruzione del 79 d.C.) delle aree agricole e pastorali che sorgevano intorno alla Pompei romana. Dal 2023 il percorso comprende al primo piano una sala dedicata agli scavi in corso nella Villa suburbana di Civita Giuliana: qui \u00e8 esposto il carro cerimoniale, rinvenuto nel 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pompeii Commitment. Materie archeologiche<br \/>\nPompeii Commitment. Materie archeologiche \u00e8 il primo programma d\u2019arte contemporanea istituito dal Parco Archeologico di Pompei, dedicato a promuovere lo studio interdisciplinare e sperimentare nuove modalit\u00e0 di valorizzazione della \u201cmateria archeologica\u201d conservata nelle aree di scavo e nei depositi di Pompei. Avviato nel 2020, il programma riconfigura il sito archeologico di Pompei e degli altri siti connessi quali piattaforme in cui supportare forme alternative di conoscenza, delineando una molteplicit\u00e0 di funzioni fra loro connesse e in continua espansione. Sul portale pompeiicommitment.org sono stati pubblicati fra il 2020 e il 2025:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">contributi che articolano proposte e possibili linee di azione (Commitment)<br \/>\nricerche artistiche e curatoriali condotte a distanza e in situ (Digital Fellowship),<br \/>\ntestimonianze dal vivo e in tempo reale del personale del Parco (Fabulae),<br \/>\ndocumenti storici (Historiae),<br \/>\nil catalogo in divenire di un immaginario museo fondato sul patrimonio archeologico custodito nei depositi (Inventario),<br \/>\nun\u2019ipotetica biblioteca che unisca passato, presente e futuro (Biblioteca di Archeologia e Futurologia).<br \/>\nContestualmente il programma prevede la commissione di nuove opere d\u2019arte per la collezione in formazione di arte contemporanea del Parco Archeologico di Pompei (Collectio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi progetti corrispondono quindi a dipartimenti dedicati alla condivisione delle potenzialit\u00e0 espressive e conoscitive della \u201cmateria archeologica\u201d pompeiana, rivolgendosi a tutte le tipologie di pubblico \u2013 anche quello che non visita fisicamente il Parco \u2013 approfondendo la definizione stessa di che cosa intendiamo per archeologia e per contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artista e il Parco Archeologico di Pompei desiderano ringraziare Nicoletta Fiorucci e Nicoletta Fiorucci Foundation per il generoso supporto alla mostra e al programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0FOTO COPERTINA:\u00a0 Grazia Seregni Copyright\u00a9 All rights reserved<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inaugura venerd\u00ec 18 luglio all\u2019Antiquarium di Boscoreale Parco Archeologico di Pompei | Cerith Wyn Evans. 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