{"id":1516,"date":"2014-07-10T10:01:28","date_gmt":"2014-07-10T08:01:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=1516"},"modified":"2014-07-15T14:31:34","modified_gmt":"2014-07-15T12:31:34","slug":"approfondimento-mostre-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=1516","title":{"rendered":"MOSTRE D&#8217;ARTE APPROFONDIMENTI E NON SOLO&#8230;"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<h3 style=\"text-align: center;\">PUOI ANCHE SELEZIONARE, QUI A FIANCO, IL TASTO &#8220;MOSTRE D&#8217;ARTE&#8221; PER VISUALIZZARE LE MOSTRE PIU&#8217; RECENTI,<\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LE MOSTRE CHE SEGUONO SONO TUTTE TERMINATE E FANNO PARTE DELL&#8217;ARCHIVIO DI QUESTO BLOG\/GIORNALE.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>MOSTRA CHIUSA IL 14 LUGLIO 2013. \u201cLa Citt\u00e0 Nuova.<\/strong><\/h3>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><strong>Oltre Sant\u2019Elia\u201d a Como Villa Olmo.<\/strong><\/h1>\n<p>&#8211; <strong>\u201cLa mostra non \u00e8 su Sant\u2019Elia ma Sant\u2019Elia ne \u00e8 il fulcro\u201d ha spiegato \u00a0l\u2019assessore alla Cultura del Comune di Como, Luigi Cavadini che aggiunge \u201cQuesta mostra si inserisce in un percorso che arriver\u00e0 fino al 2015 per l\u2019Expo\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 una proposta affascinante e di grande qualit\u00e0\u201d commenta il sindaco di Como Mario Lucini.<\/p>\n<p><strong>Cento circa le opere esposte a Villa Olmo.<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/caofei.jpg_1010865080.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-1486\" alt=\"caofei.jpg_1010865080\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/caofei.jpg_1010865080.jpg\" width=\"200\" height=\"119\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per attirare turisti e visitatori anche in centro citt\u00e0, <strong>la rassegna coinvolge anche Palazzo Volpi, sede della Pinacoteca Civica<\/strong> dove sono esposti i disegni di Sant\u2019Elia e dove prima dell\u2019inaugurazione della mostra sono state inaugurate le due sale permanenti dedicate all\u2019architetto comasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cLa visione di queste due sale, pu\u00f2 essere considerata come un\u2019introduzione &#8211; sottolinea Cavadini &#8211; ma anche come conclusione del percorso di Villa Olmo\u201d. \u201cLe mostre devono aiutare a cambiare la nostra visione del mondo &#8211; spiega il curatore Marco De Michelis &#8211;<\/strong> e questa mostra nasce dalla nostra condizione presente, dobbiamo <strong>ragionare sul presente e il futuro<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra coster\u00e0 780mila euro; costi \u00a0coperti da biglietteria, book-shop e sponsor. Il Comune di Como, come l\u2019anno scorso, contribuir\u00e0 con un finanziamento di 57mila euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cLa Citt\u00e0 Nuova\u201d \u00e8 il titolo che Antonio Sant\u2019Elia aveva dato agli otto disegni esposti alla mostra di Tendenze del 1914,<\/strong> nei quali si riassumevano le <strong>visioni urbane del giovane architetto comasco<\/strong> che aveva appena formulato il suo manifesto per una architettura futurista. Da questi otto disegni prender\u00e0 le mosse la grande mostra dedicata ai cento anni di visioni urbane che hanno attraversato l\u2019intero ventesimo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fin dal suo apparire, nel corso dell\u2019Ottocento, la metropoli era apparsa come una delle manifestazioni pi\u00f9 drammatiche e pi\u00f9 contraddittorie dell\u2019et\u00e0 moderna,<\/strong> caratterizzata da inediti e drammatici problemi, igienici, morali, politici, culturali, funzionali, che richiedevano riforme radicali sia nel campo della viabilit\u00e0 e dei trasporti, che in quello della abitazione e della organizzazione della vita domestica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Unite-300x200.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Le Corbusier. Questo edificio segna la storia dell'architettura. Foto fornita dall'Uff. dl Turismo.\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Unite-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a>\u00a0 Le Corbusier\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A questi temi hanno cercato di dare risposte radicali i grandi architetti come Le Corbusier o Frank Lloyd Wright,<\/strong> con le straordinarie visioni della <strong>\u201cCitt\u00e0 contemporanea per tre milioni di abitanti\u201d di Le Corbusier e di \u201cBroadacre City\u201d, la citt\u00e0 ideale americana f<\/strong>ondata sulla casa d\u2019abitazione unifamiliare e sull\u2019automobile come mezzo di trasporto individuale, disegnata da Wright, <strong>di cui sar\u00e0 in mostra il grande modello originale del 1935, mai esposto fino ad oggi in Italia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019apocalisse della seconda guerra mondiale, il tema di una radicale rifondazione della citt\u00e0 contemporanea riprendeva vigore nelle forme dell\u2019<strong>urbanistica visionaria di architetti e artisti, come l\u2019olandese Constant, il franco-ungherese Yona Friedman, i \u201cmetabolisti\u201d giapponesi o gli inglesi di \u201cArchigram\u201d, che\u00a0immaginavano citt\u00e0 sospese nell\u2019aria, dove l\u2019uomo poteva mutare continuamente la propria condizione, finalmente liberato dalla schiavit\u00f9 del lavoro !<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figli dei sommovimenti del \u201968, i gruppi radicali italiani, come Archizoom e Superstudio, riformulavano criticamente questi temi sul finire degli anni Sessanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che caratterizza tutte queste sperimentazioni \u00e8 il <strong>carattere \u201cpopolare \u201c e spettacolare delle loro rappresentazioni &#8211; collages, disegni, plastici, grandi installazioni &#8211; che utilizzano le tecniche della pubblicit\u00e0, del collage, dei fumetti, e che mantengono ancora oggi un potenziale straordinario di comunicativit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dalla met\u00e0 del diciannovesimo secolo,<strong> la citt\u00e0 moderna aveva attirato lo sguardo &#8211; affascinato ma anche spaventato &#8211; degli artisti. I grandi boulevard di Parigi invasi dalla folla e dal traffico erano stati protagonisti cruciali<\/strong> dell\u2019opera dei pittori impressionisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I<strong>l futurista Boccioni ne aveva interpretato la crescita esplosiva in quadri leggendari come \u201cLa citt\u00e0 che sale\u201d e Mario Sironi i nuovi paesaggi urbani delle periferie industriali<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la prima Guerra mondiale, <strong>la Metropoli era stata lo sfondo delle rappresentazioni drammatiche e tumultuose degli espressionisti tedeschi come Kirchner, Braun o Grosz, fino a quando, nel 1926, Fritz Lang le aveva intitolato uno dei suoi capolavori cinematografici,<\/strong> aiutato dalle visionarie scenografie di Kettelhute e Huente. Di questa stagione la mostra documenter\u00e0 alcune delle opere pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni pi\u00f9 recenti, quelli a cavallo tra <strong>la fine del Ventesimo e l\u2019inizio del Ventunesimo secolo sembrano caratterizzati dal venir meno della capacit\u00e0 e del desiderio di inventare scenari futuri.<\/strong> La citt\u00e0 contemporanea rimane protagonista di riflessioni e sperimentazioni, pi\u00f9 degli artisti visivi che degli architetti. Ma si tratta di frammenti della realt\u00e0, piuttosto che di utopie visionarie come era accaduto ancora pochi anni prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra si conclude con alcune opere-chiave della ricerca artistica di questi anni: \u201cPizza City\u201d, lo sterminato plastico di una citt\u00e0 composta soltanto da centinaia di giocattoli di Chris Burden, o la citt\u00e0 fatta di \u201cCase di bambola\u201d della inglese Rachel Whiteread; o, ancora, il video della cinese Cao Fei che rappresenta una citt\u00e0 sospesa nello spazio virtuale di \u201cSecond Life\u201d e quello del tedesco Carsten Hoeller che simula la realizzazione della \u201cCitt\u00e0 volante\u201d concepita da Krutikov<\/strong> nella Russia rivoluzionaria degli anni Venti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 pi\u00f9 il tempo delle grandi utopie. Piuttosto forse quello di riflessioni critiche e di autocritiche sul mondo in cui viviamo e in cui vorremmo poter vivere meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra di Villa Olmo sar\u00e0 integrata da un allestimento della <strong>collezione di disegni di Antonio Sant\u2019Elia di propriet\u00e0 del Comune di Como negli spazi della Pinacoteca Civica: si tratta di disegni che da troppi anni non sono accessibili al grande pubblico, pur rappresentando una delle invenzioni pi\u00f9 originali e pi\u00f9 straordinarie dell\u2019architettura europea all\u2019inizio del Novecento<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E\u2019 questa l\u2019occasione per introdurre una delle figure-chiave del capitolo comasco di Expo 2015.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La \u201cchiave\u201d del titolo della mostra &#8211; La Citt\u00e0 Nuova -, che torner\u00e0 nelle rassegne del 2014 e del 2015, riassume un progetto pi\u00f9 ampio che non si conclude con questa esposizione ma intende svilupparsi nei prossimi due anni in vista di Expo 2015,<\/strong> in un confronto\u00a0ravvicinato con le tematiche contemporanee dello spazio urbano, delle forme di convivenza, delle comunit\u00e0 cangianti e delle identit\u00e0 peculiari della citt\u00e0 contemporanea e, in particolare, di Como.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 3\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<p>\u00a0Kuala Lampur le immagini dei suoi grattacieli, come quelle di molte citt\u00e0 del sud est asiatico, potrebbero essere paragonate ai disegni di Sant&#8217;Elia.<\/p>\n<p>La Citt\u00e0 Nuova. Oltre Sant\u2019Elia. Cento anni di visioni urbane<\/p>\n<p>Como, Villa Olmo, 23 marzo &#8211; 14 luglio 2013 A cura di Marco De Michelis.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">MERITANO UNA VISITA: \u00a0<\/span><\/b><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">FONDAZIONE PRADA<\/span><\/b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0\u00a0 a Venezia Ca&#8217; Corner della Regina, uno splendido palazzo sul Canal Grande costruito tra il 1724-28 da Domenico Rossi su commissione della famiglia Corner. Il palazzo sorge sulle rovine della costruzione in cui nacque Caterina Corner, che fu regina di Cipro. L&#8217;architettura del palazzo ricorda la vicina Ca&#8217;Pesaro, sede della Galleria Internazionale d&#8217;Arte Moderna, di Baldassare Longhena.<\/span><\/p>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers'; font-weight: bold;\">SINO AL 24 NOVEMBRE 2013. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers'; font-weight: bold;\">Fondazione Prada \u201cWhen Attitudes Become Form: Bern 1969\/Venice 2013\u201d <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">Ca\u2019 Corner della Regina, Venezia 1 giugno \u2013 24 novembre 2013;\u00a0 f<\/span><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">ermata San Stae, Linea 1, direzione Lido. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\"><strong>La Fondazione Prada presenta dal 1 giugno al 24 novembre 2013 a Ca\u2019 Corner della Regina a Venezia la mostra \u201cWhen Attitudes Become Form: Bern 1969\/Venice 2013\u201d, a cura di Germano Celant in dialogo conThomas Demand e Rem Koolhaas. Il progetto ricostruisce, in un inedito e sorprendente rifacimento, \u201cLive inYour Head. When Attitudes Become Form\u201d, una mostra ideata e realizzata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva, concepita come medium linguistico.<\/strong> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">Riproporre oggi in modo letterale una mostra del 1969, mantenendo le originarie relazioni e connessioni visuali e formali tra le opere, ha posto una serie di interrogativi sulla problematicit\u00e0 e sul significato stesso di un progetto che si \u00e8 sviluppato attraverso una profonda discussione sotto diverse prospettive: artistica, architettonica e curatoriale. Sottolineando ed evidenziando il passaggio tra passato e presente di cui \u00e8 importante conservare la complessa identit\u00e0, si \u00e8 deciso di innestare la mostra \u2013 nella sua totalit\u00e0 di muri, pavimenti e relative installazioni e oggetti d\u2019arte \u2013 nella storica struttura architettonica e negli ambienti di Ca\u2019 Corner della Regina, arrivando a inserire in scala 1:1 le stanze moderne della Kunsthalle, delimitate da superfici parietali bianche, negli antichi saloni affrescati del palazzo veneziano. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">Si tratta di fatto di un esercizio di doppia occupazione: cos\u00ec come la Kunsthalle fu occupata da una giovane generazione di artisti rivoluzionari nel 1969, con lo stesso spirito le sale riccamente decorate di Ca\u2019 Corner della Regina sono a loro volta invase dalle stanze novecentesche della Kunsthalle. Il risultato \u00e8 una sovrapposizione tanto letterale quanto radicale di spazi, che genera relazioni nuove e inaspettate tra le opere stesse e tra le opere e lo spazio. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">L\u2019intento di questa operazione \u00e8 ridare vita al processo espositivo con cui \u201cWhen Attitudes Become Form\u201d venne realizzata, cos\u00ec da evitare la mediazione dei documenti fotografici e filmici, e poterlo esperire e analizzare \u201cdal vero\u201d, esattamente com\u2019era, seppur trasportato dall\u2019ieri all\u2019oggi. Un progetto di ripensamento che implica la consapevolezza che il linguaggio allestitivo e le relazioni tra le opere messe in mostra da un curatore sono diventati parte fondante e fruibile della storia dell\u2019arte moderna e contemporanea. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">Sul piano del contenuto dei lavori d\u2019arte e sulle reciproche connessioni \u201cWhen Attitudes Become Form: Bern 1969\/ Venice 2013\u201d riunir\u00e0 &#8211; dopo un\u2019approfondita ricerca, compiuta a stretto contatto con gli artisti, i loro eredi e le loro fondazioni, e in collaborazione con Glenn Phillips, curatore del Getty Research Institute di Los Angeles (GRI) che ospita l\u2019archivio e la biblioteca di Harald Szeemann &#8211; le opere originali e presenti a Berna, quelle ritrovate e provenienti da importanti collezioni private e musei internazionali, nonch\u00e9 interventi site-specific, <\/span><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers'; font-style: oblique;\">\u201cre-enacted\u201d <\/span><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">direttamente o in collaborazione con gli artisti oltre a una selezione di fotografie, video, libri, lettere, oggetti effimeri e altri materiali originali relativi alla mostra del 1969 e al suo fondamentale contesto. La mostra includer\u00e0 anche materiali inediti provenienti dall\u2019archivio di Szeemann e messi gentilmente a disposizione dal Getty Research Institute che sta realizzando la catalogazione di questa vasta collezione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\"><strong>Lo scopo \u00e8 di riproporre, con la stessa intensit\u00e0 ed energia, le ricerche post-pop e post-minimaliste che andavano dalla Process Art alla Conceptual Art, dall\u2019Arte Povera alla Land Art, sviluppatesi a livello internazionale alla met\u00e0 degli anni Sessanta,<\/strong> evidenziando al tempo stesso il contributo di Szeemann, capace di pensiero oltre i limiti delle etichette critiche e dei vincoli teorici del suo tempo. In particolare la messa in luce di un procedere fluido e mutevole dell\u2019arte, destinato a esplorare gli orizzonti fisici e concettuali del linguaggio visuale, materiale ed immateriale, posti in un territorio multiforme e in continuo mutamento, al di l\u00e0 della dimensione compiuta e immutabile dell\u2019oggetto artistico. <strong>La mostra, caratterizzata da un nuovo approccio dove tutto era lasciato al processo liberatorio del fare, senza limiti, difese, piedistalli e costrizioni perimetrali, divenne un campo d\u2019incontro dialettico tra artista e curatore, tra eventi e architettura:<\/strong> un luogo dove le opere realizzate s\u2019intrecciavano tra loro, come in una sorta di trama organica in continua evoluzione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">Tra gli artisti presentati alla mostra figuravano, per citarne alcuni, Carl Andre, Giovanni Anselmo, Richard Artschwager, Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Hanne Darboven, Walter De Maria, Jan Dibbets, Michael Heizer, Eva Hesse, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Richard Long, Mario Merz, Robert Morris, Bruce Nauman, Claes Oldenburg, Robert Ryman, Sarkis, Richard Serra, Keith Sonnier, Lawrence Weiner e Gilberto Zorio. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\"><strong>In occasione di \u201cWhen Attitudes Become Form: Bern 1969\/Venice 2013\u201d sar\u00e0 pubblicato un volume scientifico che comprender\u00e0 l\u2019antologia completa delle immagini, moltissime delle quali inedite,<\/strong> scattate dai fotografi presenti a Berna oltre al contributo di storici, teorici, curatori e critici di fama internazionale (Pierre Bal Blanc, Claire Bishop, Benjamin Buchloh, Charles Esche, Boris Groys, Jens Hoffmann, Chus Mart\u00ednez, Glenn Phillips, Christian Rattemeyer, Dieter Roelstrate, Anne Rorimer, Terry Smith, Mary Anne Staniszewski, Francesco Stocchi, Jan Verwoert) con l\u2019intenzione di offrire uno strumento editoriale completo e multiforme tanto sui temi della ricostruzione e del <\/span><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers'; font-style: oblique;\">\u201cre-enacting\u201d <\/span><span style=\"font-size: 10.000000pt; font-family: 'Univers';\">di oggetti, ambienti e mostre, quanto sulla pratica legata alla creativit\u00e0, alla logica e al fare del curatore. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong><span style=\"font-size: 10pt; font-family: 'Univers';\">PUBBLICAZIONE: \u201cWhen Attitudes Become Form: Bern 1969\/Venice 2013\u201d, Progetto Prada Arte, Milano <\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 10pt; font-family: 'Univers';\">INFORMAZIONI:T + 39.041.8109161, Venezia T + 39.02.54670515, Milano info@fondazioneprada.org www.fondazioneprada.org <\/span><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">In attesa dell&#8217;apertura del\u00a0<\/span><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">nuovo museo PRADA a Milano del 2013.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8220;FONDAZIONE TERRUZZI VILLA REGINA MARG<\/span><\/b><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">HERITA&#8221;<\/span><\/b><span style=\"font-size: large;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.donnemammenonnedonne.it\/WEBartevillareginamarredoor.jpg\" width=\"120\" height=\"150\" border=\"0\" \/><\/span><span style=\"color: #ffffff; font-family: Verdana; font-size: large;\"><a href=\"http:\/\/www.fondazioneterruzzivillamargherita.it\/\"><span style=\"color: #000000;\">www.fondazioneterruzzivillamargherita.it<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">LA VILLA<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">A Bordighera \u00e8 aperta una delle piu&#8217; notevoli collezioni d&#8217;arte private europee; un grande patrimonio artistico oggi a disposizione del pubblico.\u00a0 Si tratta di un importante intervento che unisce pubblico e privato, sostenuto dalla Regione Liguria. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">I visitatori potranno apprezzare non solo la prestigiosa collezione d&#8217;arte Terruzzi, ma anche la mirabile architettura, del Broggi (formatosi alla scuola del Boito), la biblioteca specializzata in storia dell&#8217;arte, un ricco bookshop, una panoramica caffetteria,\u00a0 un gabinetto di restauro e un bellissimo giardino. Il tutto valorizzer\u00e0 ancor meglio il patrimonio paesaggistico e culturale locale formato dalle vicine ville: Bicknell, Pompeo Mariani e Garnier e poi dai Giardini Hambury a Ventimiglia, da Villa Grock a Imperia e da Villa Nobel a Sanremo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Un&#8217;occasione per vedere o rivedere un prezioso angolo d&#8217;Italia che fu tanto <strong>vistato e amato anche da Monet che se ne innamor\u00f2 con Renoir<\/strong> e vi torn\u00f2 per dipingervi ben 38 tele. Moltissime sono le grandi personalit\u00e0 legate a Bordighera, tra le tante: Charles Garnier, l&#8217;architetto francese progettista dell&#8217;Op\u00e9ra di Parigi, del Casin\u00f2 di Montecarlo\u00a0 e dell&#8217;Osservatorio di Nizza. Inoltre a Bordighera progett\u00f2 villa Bischoffsheim (ribattezzata Etelinda), il Municipio, la chiesa Terrasanta e Villa Studio, oltre alla sua abitazione. <strong>Anche Evita Peron visit\u00f2 Bordighera e vi inaugur\u00f2 la passeggiata a mare.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">L&#8217;editore\u00a0<\/span><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">SKIRA<\/span><\/b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0ha<b>\u00a0<\/b>presentato un catalogo ricco di storia e di immagini; indispensabile per una migliore comprensione dell&#8217;insieme.\u00a0<b>Il catalogo<\/b>\u00a0<b>SKIRA \u00e8 in vendita nel bookshop della villa.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8220;Quando voglio pensare a qualche cosa di piacevole e di riposante, mi viene subito davanti agli occhi la mia cara villa di Bordighera&#8221;. Cos\u00ec scrisse la regina Margherita nel 1923.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel 1879 Sua Maest\u00e0 la regina, era stata in incognito a Bordighera per due mesi; costretta ad allontanarsi dalla capitale, trovandosi in precarie condizioni di salute dopo l&#8217;attentato a Umberto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Trent&#8217;anni dopo, quando la regina volle costruirsi una residenza rivierasca pens\u00f2 proprio all&#8217;amata Bordighera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il nuovo edificio aveva una sua peculiarit\u00e0 architettonica: il suo stile era unico nel contesto locale, come pure nel percorso professionale dell&#8217;arch. Boggi, e fu definito come &#8220;Barocchino del &#8216;700&#8221; d&#8217;ispirazione lombarda.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La grande hall \u00e8 illuminata dalle <strong>vetrate artistiche della ditta Corvaja e Bazzi di Milano,<\/strong> mentre gli <strong>stucchi sono opera di Tommaso Bernasconi<\/strong>. Nella biblioteca si incontrano le <strong>librerie, i tavoli e le sedie originali;<\/strong> <strong>disegnati appositamente dal Boggi<\/strong> nel medesimo stile della villa. La villa venne ultimata nel 1915 secondo le idee della sovrana che non tenne in alcun conto le tendenze del momento. Infatti nel 1914 compariva il Manifesto dell&#8217;architettura futurista, mentre Boccioni e Sant&#8217;Elia si dichiaravano contrari a ogni revaival.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Anche <strong>l&#8217;ascensore della villa<\/strong>, oggi in un ambiente di servizio che si affaccia sulla sala da pranzo, non tradisce lo stile dell&#8217;insieme. Si tratta di un <strong>manufatto in legno bianco con la parte frontale sormontata dallo stemma personale della regina e l&#8217;interno foderato di specchi<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Da segnalare anche l&#8217;inginocchiatoio della sovrana della met\u00e0 del XVIII secolo. Realizzato da Pietro Pifferi con pregiatissimi legni e intarsi in avorio e tartaruga.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Le stanze pi\u00f9 belle del primo piano sono lo studio e la camera della regina; qui si incontrano le <strong>tempere di Tommaso Bernasconi<\/strong> che immortalano le vedute delle varie residenze regali. Belle le maioliche belghe usate come piastrelle per il &#8220;gabinetto di toilette&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">LA COLLEZIONE.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il progetto allestitivo della collezione Terruzzi \u00e8 curato da Michelangelo Lupo e comprende, tra l&#8217;altro, <strong>preziose tavole a fondo oro del Tre\/Quattrocento di importanti autori toscani quali: Giovanni del Biondo, Bicci di Lorenzo e Bartolomeo Vivarini,<\/strong> tutte collocate nella Cappella e nella sala antistante. Tra i capolavori dell&#8217;arte della scuola ligure del Seicento sono di grande impatto emotivo le tre tele di Gioacchino Assereto, la\u00a0<i>Santa Caterina<\/i>\u00a0di Bernardo Strozzi e quasi una vera a propria monografia delle opere di\u00a0 Alessandro Magnasco, ammirato anche dal Gran principe Ferdinando de&#8217; Medici. Il\u00a0 bizzarro Lissandrino \u00e8 presente con uno dei suoi rari dipinti a figure grandi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La pittura napoletana \u00e8 rappresentata da <strong>Luca Giordano<\/strong> con tre tele, delle quali due sono di dimensioni molto importanti e poi: Paolo de Matteis, Giuseppe Recco e Fracesco de Mura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Mentre la scuola emiliana \u00e8 degnamente rappresentata da <strong>Giuseppe Maria Crespi<\/strong> con due opere degne di attenzione:\u00a0<i>Il Ritrovamento di Mos\u00e9 e L&#8217;Adorazione dei Magi.<\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Al primo piano un notevole\u00a0<i>Cristo alla colonna<\/i>, di ispirazione caravaggesca che dialoga con\u00a0<i>L&#8217; Adorazione dei pastori e San Gerolamo leggente<\/i>\u00a0di <strong>Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Da segnalare anche la\u00a0<i>Ghirlanda di frutti con allegoria dell&#8217;estate<\/i>\u00a0di <strong>Baccio del Bianco e Felice Fichelli (&#8216;600) e due opere del Maestro della Fruttiera Lombarda, misterioso artista<\/strong> che ha attirato l&#8217;attenzione di Federico Zeri e Mina Gregori, indiscussi studiosi di nature morte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">E poi: <strong>Giovanni Stanchi, Giovanni Baglione, Baciccio, Agostino Carraci, Giuseppe Zonchi, Pietro Paolini&#8230;e tra i francesi: Jean-Baptiste Lallemand, Piat-Joseph Sauvage e molti altri.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Al secondo piano sono in mostra. il servizio di <strong>piatti di S\u00e8vres, databile 1760 e i 381 pezzi<\/strong> del Servizio Minghetti della famosa manifattura bolognese,\u00a0 insieme a opere del miglior paesaggismo italiano del Settecento di Paolo Anesi e Giuseppe Zocchi. L&#8217;arredamento consiste in alcuni <strong>splendidi pezzi settecenteschi di artigianato francese e ferrarese.<\/strong> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Benedetto Gennari \u00e8 presente con un&#8217;<i>Allegoria della pittura e del disegno<\/i>, mentre Pietro Paolini \u00e8 l&#8217;autore di\u00a0<i>Giocatori di Carte<\/i>. Di grandi dimensioni sono le\u00a0<i>Scene pastorali<\/i>\u00a0di Francesco Londonio insieme ad altri lavori del medesimo autore, acqueforti comprese. Jean-Baptiste Oudry, figura importante del naturalismo francese del Sei\/Settecento, qui \u00e8 presente con quattro pannelli raffiguranti volatili. Altri autori sono Andrea Locatelli e Hendrik Frans Van Lint, fiammingo naturalizzato romano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel <strong>bellissimo parco,<\/strong> ricco di alberi precedenti la costruzione della villa, verranno a breve introdotte le rose della specie Reine Marguerite d&#8217;Italie, profumatissime, rare e dedicate alla regina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Un mezzo elettrico, su richiesta, trasporter\u00e0 i visitatori con problemi di deambulazione sino all&#8217;ingresso della villa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Sono previste visite guidate per gruppi di 15 persone.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">LA CULTURA RENDE ma qualcuno non lo capisce. Dati INSTAT e SIAE.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">24,3%<\/span><\/b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0aumento della spesa culturale, sostenuta dagli italiani dal &#8217;99 al 2009<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">In un momento in cui tutto \u00e8 in recessione, ecco un possibile salvagente per l&#8217;Italia: LA CULTURA, QUELLA VERA, TUTTA DA PROMUOVERE ELIMINANDO TUTTO QUELLO CHE E&#8217; PURO PARASSITISMO: si incentiva solo quando se portano risultati anche economicamente positivi, non soldi a pioggia, ma mirati, e decisi da chi abbia un curriculum inattaccabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\"><strong>Italia:<\/strong> lo stato spende, per la cultura, <strong>lo 0,19%<\/strong> del Pil.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\"><strong>Francia:<\/strong> lo stato spende, <strong>per la cultura, l&#8217;1%<\/strong> e in Francia il turismo \u00e8 un&#8217;entrata molto superiore a quella Italiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Negli ultimi 5 anni l&#8217;Italia ha ridotto del 30% ( \u20ac 1,509 miliardi di spese per la cultura)le spese per la cultura, ma si si comprendono anche Regioni ed enti locali si arriva a una riduzione di 4,8 miliardi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La <strong>Germania,<\/strong> nel suo insieme,\u00a0 spende 12,5 miliardi di euro l&#8217;anno<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">40 miliardi di euro: generati nel 2010 da musei, musica e cinema, pari al\u00a0<b>2,6% del PIL nazionale.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">5,8 milioni i lavoratori a tempo indeterminato coinvolti, in Italia, nella cultura.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Escludendo il turismo culturale lo spettacolo da lavoro a 500 mila persone, 6 volte la FIAT.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>DA VISITARE, \u00a0ALMENO ON LINE!<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"color: #ffffff;\"><a href=\"http:\/\/www.virtualmuseumiraq.it\/\"><span style=\"font-size: large;\">www.virtualmuseumiraq.cnr.it<\/span><\/a><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">CHIUSO PER L&#8217;ENNESIMA VOLTA PER MANCANZA DI FONDI, DOPO I SACCHEGGI DEL 2003-07, NEL SITO SI POSSONO VEDERE:\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\"><b>LA DAMA DI URUK, L&#8217;ELMO DI UR, QUEL CHE RESTA DI NINIVE\u00a0<\/b>CAPITALE ASSIRA E DELLA BABILONIA DI NABUCODONOSOR O DELLA BAGDAD DELLE MILLE E UNA NOTTE. L&#8217;UNIVERSITA&#8217; LA SAPIENZA SCAVERA&#8217; AD ABU TBEIRA DOVE GIACE UN&#8217;INTERA CITTA&#8217; ABITATA DA SUMERI, E BABILONESI.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">LIBRI.<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;Lo potevo fare anch&#8217;io&#8221; di F.Bonami, ed Mondadori,<\/strong> un saggio che pu\u00f2 aiutarci a capire l&#8217;arte moderna anche attraverso una dura critica verso i gli stessi &#8220;critici&#8221;; un punto di vista &#8220;criticabile&#8221; che considera mediocri, politicizzati e culturalmente conformisti Botero, Pomodoro, Guttuso&#8230;ma tanto si sa chiunque pu\u00f2 criticare chiunque anche per spingere gli autori preferiti; da leggere per riflettere sull&#8217;arte moderna come puro mercato dove tutto \u00e8 possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;IL LIBRO DEI SIMBOLI&#8221;<\/strong>\u00a0 \u00e8 un testo importante per comprendere l&#8217;arte nei secoli, firmato dall&#8217;archivio per la ricerca dei simboli (ARAS che ha raccolto 17.000 rappresentazioni artistiche in 80 anni di vita), contiene 800 figure che rappresentano i 350 soggetti del libro. Nel libro si parla dei simboli di: benedizione, oscurit\u00e0, angeli, bocca, scheletro, aria, silenzio ecc&#8230; il tutto \u00e8 stato definito &#8220;dottissimo manuale&#8230;un capolavoro di iconologia lungo 800 pagine&#8221; [Repubblica 3.12.10], il testo \u00e8 edito da Tasche. Ben 4 sono le pagine dedicate al simbolo &#8220;Uccello&#8221;: da una scultura dei nativi americani a una pittura iraniana del 17\u00b0 secolo, da una nota di E.Dickinson a una osservazione di un libro degli animali della seconda met\u00e0 del &#8216;900.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0066; font-family: Verdana; font-size: x-large;\"><b>\u00a0<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le mostre, terminate, delle quali ci pare interessante mantenere il ricordo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Roma: &#8220;<\/span><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: x-large;\">SULLA VIA DELLA SETA. ANTICHI SENIERI TRA ORIENTE E OCCIDENTE<\/span><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">&#8221; al Palaexpo terminata il 10 marzo 2013.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\"><strong>Il bellissimo libro &#8220;Diavoli stranieri sulla via della seta&#8221;<\/strong>\u00a0 ci ricorda che fu il massiccio himalayano a determinarne la nascita. Infatti esso impediva il contato diretto tra Cina e India e quindi la diffusione del buddhismo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Fu cos\u00ec che <strong>il buddhismo e la sua arte furono costrette a scegliere vie pi\u00f9 contorte offrendo un ruolo centrale al regno di Gandhara, nella valle oggi pachistana del Peschawar, gi\u00e0 sede di fusione tra il buddhismo indiano e l&#8217;arte greca introdottavi da Alessandro Magno.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Pare che ad aprire questa via fosse stato un viaggiatore cinese, Chang Ch&#8217;ien, il quale nel 138 a.C. fu inviato dall&#8217;imperatore Wu-ti verso ovest in cerca di alleanze militari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">I romani scoprirono la seta decine di anni dopo nella guerra contro i Parti che indossavano il prezioso tessuto.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Poco dopo il filo di seta rappresentava il massimo del lusso a Roma.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">La via della seta diviene sempre pi\u00f9 importante soprattutto dal punto di vista commerciale\u00a0 e cos\u00ec si arricchisce di nuove oasi e fa rifiorire antiche citt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Questo traffico pare interrompersi nel XVIII secolo, famosi centri vengono inghiottiti dalla sabbia del deserto sino al 1863 quando gli inglesi iniziano la loro esplorazione ufficiale dell&#8217;India.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Nel 180 si apre la prima delegazione commerciale a Kashgar insieme a giganteschi traffici di razzie archeologiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\"><strong>Oggi l&#8217;antica Kashgar vive ancora le contraddizioni descritte da Marco Polo: &#8221; Qui vivono di mercanzia e d&#8217;arti.<\/strong> Egli hanno begli giardini e vigne e possessioni e bambagia assai; e sonvi molti mercanti che cercano tutto il mondo; e sono gente iscarsa e misera, che mal mangiano e mal beono&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Kashgar risulta ancora oggi divisa tra l&#8217;etnia indigena degli uighuri fascinosa e miserabile e la nuova ricca etnia cinese-moderna sanz&#8217;anima.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Il nome seta deriva dalla popolazione dei seri, antico nome dei\u00a0 cinesi.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">All&#8217;antica corte ottomana di Istambul, nel palazzo Topkapi, si usava un prezioso laccio di seta per strangolare i principini indesiderati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Gli indiani usavano fazzoletti di seta per strangolare le vittime sacrificate alla dea Khal\u00ec.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Da Vermeer a Tiziano l&#8217;arte immortale sfavilla di sete per damaschi, organze e broccati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Di Velasquez si possono ricordare serici neri monarchici, come gli scintilii delle opere di Van Dyck figlio di un setaiolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Van Eyck dedica un ritratto al drappiere Giovanni Arnolfini di Lucca citt\u00e0 che precedette Como come capitale della seta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Jan Six, che fece fortuna con la tintura della seta, fu immortalato dal grande amico Rembrandt.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Baudelaire a Oscar Wild, quest&#8217;ultimo considerava il satin giallo un antidoto al mal di vivere e copr\u00ec il ritratto di Dorian Grey con del raso color porpora, ci ricordano papillons, fusciacche, cravatte e foulards.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">Mariano Fortuny con i suoi veli plissettati come pepli greci e poi Christian Dior, Roberto Cappucci; tutti maestri nel trasformare la seta in abiti scultura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana, Helvetica, Arial; font-size: large;\">E poi sulle calze di seta ci sarebbe anche molto da dire.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">GENOVA: VAN GOGH\u00a0 e il viaggio di GAUGUIN.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel 1897 Gauguin a Tahiti riceve la notizia della morte della figlia, questa notizia e la personale malattia gli pesano enormemente, ma decide di creare il suo capolavoro: Da dove veniamo?Chi siamo?dove andiamo?\u00a0 Si fa mandare da Parigi nuovi colori e grandi pennelli, a Tahiti si fa preparare una tela di 4 mt. di lunghezza e 1 mt. e 1\/2 di altezza. Terminato il quadro sale sulle montagne con un vaso di arsenico nell&#8217;intento di suicidarsi. Non riuscir\u00e0, ma ne trarr\u00e0 grande dolore fisico. Il suo ultimo quadro proviene\u00a0 alla mostra dal museo di Boston che lo ha concesso, in Europa, solo a Parigi 10 anni fa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Questo quadro ben si addice al senso del viaggio, tema della mostra: viaggio come esplorazione geografica, come spostamento fisico e viaggio nelle proprie interiorit\u00e0.\u00a0 Basta questo quadro a dare senso alla mostra che, invece, ci propone ben 80 capolavori della pittura americana ed europea del XIX e XX secolo provenienti da musei di tutto il mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Ma questa mostra non \u00e8 solo di quadri, ma anche di lettere originali, scritte anche al fratello Theo, e oggetti di van Gog giunti in Italia per la prima volta; riconoscendo cos\u00ec van Gogh come figura artistica centrale dei due secoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Van Gogh\u00a0 e Gauguin ben esprimono sia il viaggio, inteso come tale, sia il viaggio all&#8217;interno del proprio io.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Sono 25 i dipinti e 15 i disegni di van Gogh, quasi tutti prestati dal Van Gogh Museum di Amsterdam e dal K\u00f6ller-M\u00fcller Museum di Otterlo, e ci parleranno della scura luce del nord contrapposta alla luminosit\u00e0 del sud. L&#8217;Autoritratto al cavalletto, 1880, \u00e8 una fusione di ci\u00f2 che \u00e8 dentro e ci\u00f2 che \u00e8 fuori; il viaggio che il vero artista deve sempre fare dentro di s\u00e9. Questo quadro avr\u00e0 una collocazione particolare, per sottolineare l&#8217;uscita dal buio dopo la ricerca in se stessi. Mentre l&#8217;immagine che chiude la mostra sar\u00e0 il covone di fieno sorvolato dai corvi &#8220;Covone sotto un cielo nuvoloso&#8221;, dipinto ad Auvers tre settimane prima della morte. L&#8217;esposizione al pubblico avviene dopo 40 anni. Alla mostra sar\u00e0 presente anche la pi\u00f9 famosa versione del Seminatore, dipinto ad Arles nel 1888. Altro quadro famoso presente \u00e8 &#8220;Le scarpe di Van Ghogh&#8221;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La pittura americana del XIX secolo \u00e8 esplorazione di territori sconociuti: lo spazio di una nazione giovane. Il viaggio qui \u00e8 rappresentato da Edwin Church, pittore dell&#8217;Est, della valle dell&#8217;Hudson, della costa del Maine, e da Albert Bierstadt, pittore dell&#8217;Ovest, dello Yellowstone\u00a0 e dello Yosemite. Sar\u00e0 presente anche Winslow Homer con il suo Maine: buio, solitudine, acque tempestose dell&#8217;oceano. La costa del Maine \u00e8 tema anche di Andrew Wyeth che si ispir\u00f2 a Vyeth e Hopper.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Quindi Hopper, con le sue notti buie, e poi il monocromo Mark Rothko e il suo famoso viaggio dentro l&#8217;interiorit\u00e0, vicino alle simili marine del Turner, di un secolo e mezzo anteriore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Richard Diebenkorn si pu\u00f2 identificare con la finestra sul Pacifico agitato e i fili dell&#8217;elettricit\u00e0 con il suo: &#8220;Ocean Perks&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Caspar David Friedrich aprir\u00e0 la pittura europea con il suo viaggio della mente di fronte all&#8217;infinito: una barca verso la nebbia e William Turner con un viaggio nella potenza degli elementi naturali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Immagini sulle pareti, sul pavimento e musiche presenteranno l&#8217;opera di Gauguin: una presentazione degna di un artista di incontestabile genialit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il grande Claude Monet sar\u00e0 presentato nella cornice del suo\u00a0 splendido, romantico, un po&#8217; esotico giardino di Giverny.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Mentre Wassily Kandinsky proporr\u00e0 il suo viaggio mentale di sogni, incanti tremuli e memorie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nicolas de Sta\u00ebl presenter\u00e0 i suoi muri calcinati di Agrigento, le sue figure di fronte al mare e gli strapiombi di Antibes.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Di Morandi si vedranno le nature morte; un viaggio in una stanza con i suoi celeberrimi colori polverosi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Tutto questo val bene un viaggio! Anche per ammirare con occhi attenti il bel palazzo Ducale, costruito nel 1291; un palazzo che \u00e8 degna cornice di cotanta mostra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La citt\u00e0 di Genova, per l&#8217;occasione, offrir\u00e0 molte altre proposte sul tema:\u00a0 teatro, serate esclusive nel ristorante del Palazzo Ducale, speciali pacchetti per le scuole e week-end organizzati per tutti&#8230;\u00a0<\/span><span style=\"color: #ffffff; font-family: Verdana; font-size: large;\"><a href=\"http:\/\/www.lineadombra.it\/\">www.lineadombra.it<\/a><\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0tel.0422.3095.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8211;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"color: #000000;\"><b><i><span style=\"font-size: x-large;\">Primitive.<\/span><\/i><\/b><\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><b><span style=\"font-size: large;\">Per la prima volta in Italia il pi\u00f9 importante progetto espositivo<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><b><span style=\"font-size: large;\">dell\u2019artista e regista thailandese Apichatpong Weerasethakul<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><b><span style=\"font-size: large;\">Un\u2019immersione nell\u2019immaginario onirico ed evocativo di uno dei protagonisti della scena artistica e cinematografica di oggi\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><b><span style=\"font-size: large;\">HangarBicocca 7 marzo \u2013 28 aprile 2013<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-size: large;\">Apichatpong Weerasethakul<\/span><\/b><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u2013 vincitore della Palma d\u2019Oro al Festival del Cinema di Cannes del 2010 (con il film\u00a0<i>Uncle Boonmee Who Can Recall his Past Lives<\/i>), protagonista dell\u2019ultima edizione di\u00a0<i>Documenta\u00a0<\/i>\u2013 \u00e8 considerato sia in ambito cinematografico che artistico<b>uno degli autori pi\u00f9 influenti dell\u2019ultimo decennio<\/b>, grazie alla sua capacit\u00e0 di integrare nello spazio formati, dimensioni, fonti visive e sonore diverse, costruendo nuove forme di visione delle immagini in movimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: large;\">Il Progetto<\/span><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i><span style=\"font-size: large;\">Primitive<\/span><\/i><span style=\"font-size: large;\">\u00a0nasce come un\u00a0<b>progetto collaborativo con i giovani abitanti di Nabua, villaggio nel Nord della Thailandia<\/b>, che fu messo sotto assedio, dagli anni \u201860 agli anni \u201880, dall\u2019esercito thailandese. Nel 1965 una ribellione degli agricoltori diede luogo a una cruenta battaglia a cui seguirono lunghi anni di violenze che portarono alla fuga degli uomini, lasciando il villaggio abitato solo dalle donne e dai bambini. Gli adolescenti del luogo, figli e nipoti dei ribelli di un tempo, con i quali il regista ha vissuto, lavorato, condiviso momenti della giornata, danno vita a un\u2019opera d\u2019arte partecipata dove la vitalit\u00e0 e l\u2019energia dei ragazzi si fondono con il linguaggio narrativo dell\u2019artista.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Apichatpong Weerasethakul, il cui progetto artistico coincide quasi totalmente con le proprie scelte di vita, trascorre lunghi periodi alla ricerca delle storie per i suoi film, esplorando i luoghi del suo Paese legati alla memoria collettiva e quella personale. Lavorando e vivendo per lunghi periodi con coloro che poi diventano i protagonisti delle sue opere, l\u2019artista prende spunto dalle vicende di vita delle persone incontrate, intrecciandole con le proprie visioni in un racconto frammentato e visionario che \u00e8 la cifra artistica delle sue opere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u201cLa presenza dei ragazzi ha reso l\u2019aria di Nabua respirabile\u201d racconta. \u201cCos\u00ec\u00a0<i>Primitive<\/i>\u00a0\u00e8 diventato il ritratto di una generazione di adolescenti discendenti da contadini comunisti. Ero affascinato dai loro tagli di capelli, dal loro abbigliamento alla moda. Era il look delle popstar thailandesi e coreane. [Preparando\u00a0<i>Primitive<\/i>] Ho sognato di produrre una rock band di Nabua. E loro hanno sognato di diventare attori!\u201d racconta l\u2019artista. (Da Apichatpong Weerasethakul, a cura di James Quandt. Filmmuseum Synema, 2009)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i><span style=\"font-size: large;\">Primitive<\/span><\/i><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u2013 oltre le vicende storiche e biografiche a cui \u00e8 legato \u2013 \u00e8 un\u00a0<b>ritratto universale di una generazione di giovani<\/b>\u00a0che forse ha perso il senso della storia ma non l\u2019energia e la speranza necessarie per immaginare un futuro migliore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Con un linguaggio dirompente che fonde modalit\u00e0 e codici produttivi e travalica le frontiere dell\u2019arte e del cinema, Apichatpong Weerasethakul riafferma le origini e l\u2019identit\u00e0 di un luogo dimenticato e di una popolazione negletta e li proietta verso il futuro con la forza di sentimenti universalmente incorruttibili come l\u2019amicizia, l\u2019unione, il desiderio di evasione. I fatti reali si innestano nella leggenda, nella favola e nel racconto: in questo senso il lavoro di Apichatpong Weerasethakul pone un nuovo paradigma sia nel campo del cinema sia in quello dell\u2019arte, dimostrando come i confini fra accadimenti, documentazione, memoria e ricostruzione siano sottili e ambigui e sempre influenzati dallo sguardo di chi racconta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i><span style=\"font-size: large;\">Primitive\u00a0<\/span><\/i><span style=\"font-size: large;\">\u00e8 stata prodotta e commissionata dalla Haus der Kunst, Monaco e FACT, Liverpool e co-prodotta da Illuminations Films, Animate Projects e dalla casa di produzione di Apitchatpong Kick the Machine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019artista<\/span><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Apichatpong Weerasetakul \u00e8 nato nel 1970 a Khon-Khaen, nel nord della Thailandia, dove \u00e8 cresciuto. Ha studiato Architettura e in seguito si \u00e8 specializzato in filmmaking all\u2019Art Institute di Chicago. Come regista, \u00e8 l\u2019autore che ha pi\u00f9 influenzato l\u2019ultima generazione di giovani cineasti indipendenti e artisti visivi che lavorano con video e film. Ha ricevuto numerosi premi tra i quali la Palma d\u2019oro a Cannes nel 2010 e il premio della Giuria di Cannes nel 2004 per<i>Tropical Malady<\/i>. Nel 2010 il film\u00a0<i>Syndromes and a Century<\/i>\u00a0\u00e8 stato dichiarato il miglior film del decennio in occasione del celebre\u00a0<i>The Best of the Decade: An Alternative View<\/i>organizzato dalla Cinematheque del Toronto International Film Festival, vincendo una\u00a0 competizione conregisti come Abbas Kiarostami, Ingmar Bergman e Jean-Luc Godard.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">In ambito artistico \u00e8 stato il primo artista a ricevere il Fine Prize dal 55th Carnegie International, USA e il suo lavoro \u00e8 stato presentato nel 2012 a\u00a0<i>Documenta<\/i>\u00a0di Kassel. Le sue opere sono state esposte in importanti musei nel mondo tra i quali il New Museum di New York e il Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne de la Ville de Paris. La Tate Modern di Londra ha acqusito in collezione una sua opera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UN GRANDE ARTISTA NON MOLTO CONOSCIUTO IN ITALIA:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b><span style=\"font-size: x-large;\">Graham Sutherland.<\/span><\/b><b><span style=\"font-size: x-large;\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: large;\"><strong>Considerato, alla pari dell&#8217;amico-rivale Francis Bacon,<\/strong> uno dei capiscuola della pittura britannica contemporanea, molto amato dai pi\u00f9 importanti critici della seconda met\u00e0 del Novecento &#8211; quali Francesco Arcangeli, Roberto Tassi, Giovanni Testori &#8211; Sutherland viene riportato all&#8217;attenzione del pubblico e della critica per iniziativa della Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) dall&#8217;8 settembre al 9 dicembre 2012, attraverso un&#8217;attenta selezione di opere, provenienti da collezioni riservate e in parte mai esposte, che documentano il suo percorso d&#8217;artista.<br \/>\nNei saloni della &#8220;Villa dei Capolavori&#8221;, sede della Fondazione presieduta da Giancarlo Forestieri, accanto alle celebri opere di D\u00fcrer, Tiziano, Rubens, Van Dyck, Goya, Monet, Renoir e molti altri, dove spesso il Fondatore Luigi Magnani conversava d&#8217;arte con l&#8217;amico Roberto Tassi, i lavori di Sutherland trovano cos\u00ec un profilo identitario nella tradizione figurativa europea.<br \/>\nLa mostra, a cura di Stefano Roffi, \u00e8 corredata da un ricco catalogo, impreziosito da un ampio saggio di Martin Hammer, docente presso la University of Kent e consulente scientifico della Tate Britain di Londra, attualmente il pi\u00f9 accreditato studioso internazionale dell&#8217;artista.<br \/>\nLa mostra si avvale anche della collaborazione di Montrasio Arte.<br \/>\nFondazione Cariparma e Cariparma Cr\u00e9dit Agricole sono i mecenati dell&#8217;iniziativa.<br \/>\n<b><br \/>\nGraham Sutherland<\/b>\u00a0(Londra 1903 &#8211; 1980) inizia come incisore e insegnante alla Scuola d&#8217;Arte di Chelsea. Avvia il proprio lavoro d&#8217;artista con grande interesse per il paesaggio, in particolare del Galles, conducendo una lettura critica della tradizione pittorica, senza allontanarsene ma affrontandola dall&#8217;interno. Se gli esordi risentono degli influssi del neo-romanticismo inglese, dagli anni &#8220;30 la sua pittura si carica di una drammaticit\u00e0 che la rende inquietante e visionaria tanto da farla accostare alla corrente surrealista con cui condivider\u00e0 la Mostra Internazionale del 1936 a Londra, mostrando influssi di Picasso e di Klee. Sutherland sembra collegarsi soprattutto alle fonti primarie del Romanticismo, alla poetica del &#8220;sublime&#8221; di Blake, ma nella sua declinazione pi\u00f9 amara, un &#8220;sublime&#8221; negativo espresso attraverso dissonanze cromatiche, segni netti dove tutto appare &#8220;dramma e lacerazione&#8221;, anche in conseguenza dell&#8217;esperienza della guerra. Dal 1940 al 1945 viene infatti incaricato ufficialmente di testimoniare in pittura gli orrori del conflitto come &#8220;artista di guerra&#8221; insieme a Moore e Nash. Nascono cos\u00ec le\u00a0<i>Devastations<\/i>, visioni fosche e allucinate delle citt\u00e0 inglesi distrutte dai bombardamenti, nelle quali affiorano nuove forme create dal sovvertimento bellico, vero oggetto dell&#8217;indagine dell&#8217;artista; molte di queste opere sono presenti in mostra. In questo periodo egli intensifica l&#8217;interesse per lo studio della figura umana, giungendo a realizzare la nota Crocifissione per la chiesa di St. Matthew di Northampton e l&#8217;arazzo del Cristo in gloria nella cattedrale di Coventry. Fama e riconoscimenti gli vengono tributati gi\u00e0 a partire dall&#8217;immediato dopoguerra con mostre ed eventi a livello internazionale.<br \/>\nL&#8217;impegno come artista di guerra l&#8217;aveva distolto momentaneamente dal primario interesse per la natura, in virt\u00f9 del quale si autodefinisce erede spirituale di John Constable. Proposito di Sutherland \u00e8 rivelare la verit\u00e0 che si cela nelle cose, la pittura \u00e8 il suo strumento di delazione. \u00c8 cos\u00ec che egli si dedica a raffigurare brani di natura in parafrasi, destrutturata, riassemblata, reinterpretata, privata della sua riconoscibilit\u00e0 comune e presentata come un infinito e bizzoso mutante, pervicacemente intenzionato a nascondere la propria identit\u00e0 autentica. Lavora su un&#8217;idea di paesaggio dove le forme vegetali e minerali vengono trasformate in icone totemiche &#8211; le\u00a0<i>Standing Forms<\/i>\u00a0degli anni Cinquanta &#8211; che emergono minacciose dal fondo in un&#8217;atmosfera densa di suggestioni psicoanalitiche. Dipinge senza gli infingimenti propri del naturalismo tradizionale, rassicurante anche nel rappresentare una tempesta, lasciando intendere di possedere il potere terribile di aprirci gli occhi, di farci conoscere le forme vere e le intenzioni spietate della natura, i suoi disegni oscuri e devastanti, il suo potere assoluto e ineffabile.<br \/>\nIl pittore avverte che le forme naturali che appaiono ai nostri occhi avidi di bellezza non sono che abbagli emotivi, ricostruzioni mentali imposte dal nostro bisogno di sicurezza; la realt\u00e0 \u00e8 destabilizzante, non prodiga di leggiadria, ma dura e meccanica, una romantica &#8220;terribilit\u00e0&#8221; anti-sublime nella sua naturalistica spietatezza, minaccia reale e non soltanto turbamento letterario. Sutherland coglie questa capacit\u00e0 metamorfica e dipingendola affronta un&#8217;indagine sulla vita organica in cui \u00e8 racchiuso il mistero dell&#8217;esistenza; analizzando le forme, ne riconosce il senso ambiguo, disturbante, crudele, ma ponendole in contrasto con l&#8217;intensit\u00e0 e a volte con la dolcezza cromatica, ne sa estrarre tutta la poesia e il dramma, con una stratificazione e una complessit\u00e0 formale che gli consentono di dar vita a un immaginario surreale a volte cupo a volte fantastico. Curiose creature nate da strane metamorfosi, dopo alcuni esempi degli anni Cinquanta, compongono il primo Bestiario realizzato nel 1968 a cui segue quello del 1979 dedicato all&#8217;opera di Apollinaire; risulta evidente la suggestione che l&#8217;artista subisce dalle figurazioni animali della scultura romanica, coi suoi esemplari prepotenti, terrestri e misteriosi, provenienti da una realt\u00e0 fantastica ma non divina, simboli unitari di esperienza e invenzione.<br \/>\nSutherland realizza cos\u00ec una personale cosmogonia delle metamorfosi delle forme, esempi della fantasia e della ricchezza della forza naturale, oscuramente aggrovigliata sul proprio mistero. Tra i regni vegetale, animale e minerale vengono meno le divisioni, tutto si connota del medesimo senso di arcaica e arcana indifferenziazione.<br \/>\nQuando, nel 1967, ritorna nel Galles col regista e suo grande collezionista Pier Paolo Ruggerini &#8211; che l\u00ec gira un film sulla sua vita, proiettato all&#8217;inizio dell&#8217;esposizione &#8211;<b>\u00a0<\/b>Sutherland riscopre quel paesaggio che tanta importanza ha avuto nella sua formazione, e si rende conto di quanto esso abbia ancora da offrirgli in termini di motivi e di vocabolario di forme e di colori.<br \/>\nUna frase di Ruskin si presta per sostanziare il suo lavoro: \u00abIndagare la natura, studiarne le leggi di crescita, trarne visioni provenienti dal centro dell&#8217;ardente cuore\u00bb, quindi evidenziare come l&#8217;esteriorit\u00e0 della natura venga ricreata per esprimere l&#8217;interiorit\u00e0 dell&#8217;uomo, con un approccio visivo che si fa visionario nel seguire il pullulare della fantasia e dell&#8217;anima.<br \/>\nL&#8217;artista \u00e8 famoso anche per i suoi ritratti, dove evidenzia una\u00a0<i>pietas<\/i>\u00a0degna di Holbein: i volti sono indagati come se si trattasse di brani di natura, a testimoniare una continua ricerca della verit\u00e0, soprattutto di una verit\u00e0 interiore: un movimento della testa o del corpo, un corrugamento della fronte o un&#8217;espressione del volto sono sufficienti a rivelare le pene, i turbamenti di un&#8217;intera esistenza, trattati come fermenti sottocutanei. Sono ritratti di amici, dei quali individua la sostanza psichica, il profilo intimo, ma ancor pi\u00f9 di celebrit\u00e0 e potenti, come lo scrittore Somerset Maugham, lo statista Winston Churchill e molti aristocratici, non per adulazione ma per cogliere nelle fattezze umane i segni organici dell&#8217;esercizio di una strenua volont\u00e0 di successo e potenza, spesso con pennello inesorabile, al punto che la moglie di Churchill, turbata, distrugger\u00e0 il ritratto.<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><b>SUTHERLAND. Il pittore che smascher\u00f2 la natura<\/b><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\"><br \/>\n<\/span><\/b>Mostra e Catalogo a cura di\u00a0<b>Stefano Roffi<\/b>, col patrocinio dell&#8217;Ambasciata Britannica in Italia.In collaborazione con\u00a0<b>Montrasio Arte<\/b>.<br \/>\nCatalogo Silvana Editoriale, con saggio generale di Martin Hammer e antologia di scritti di Roberto Tassi, testi di Daniele Astrologo Abadal e Ruggero Montrasio, Roger Berthoud, Isotta Langiu, Stefano Roffi, Graham Sutherland. Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma). Dall&#8217;8 settembre al 9 dicembre 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Da: Ufficio Stampa:<span style=\"color: #ff00ff;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #ff00ff;\">Studio ESSECI<\/span><span style=\"color: #ff0000;\">\u00a0<\/span>&#8211; Sergio Campagnolo tel. 049 663499 &#8211;<a href=\"http:\/\/www.studioesseci.net\/\" target=\"_BLANK\u3d68\u0013\u8626\u3020\u827c\u0013\u6bc0\u0013\u31c8\u0015\u31b8\u0015\u8634\u3020\uaee4?\u15e0\u0013\u31c8\u0015\u31d8\u0015\u0010\u0ff3\u20bc\u0013\">www.studioesseci.net<\/a>\u00a0info@studioesseci.net<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>2012 FESTIVAL DEL FILM LOCARNO\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il\u00a0FESTIVAL DEL FILM LOCARNO\u00e8 nato nel 1953.\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">2012 FESTIVAL DEL FILM LOCARNO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Lungo i suoi 64 anni di storia, il Festival del film Locarno ha saputo conquistarsi un posto unico nel panorama delle grandi manifestazioni cinematografiche. Ogni anno, ad agosto, la cittadina svizzero-italiana di Locarno, situata nel cuore dell\u2019Europa, diventa per undici giorni la capitale mondiale del cinema d\u2019autore. Migliaia di amanti e professionisti della settima arte si danno appuntamento qui per fare nuove scoperte e condividere una passione per il cinema in tutte le sue poliedriche espressioni. Locarno offre una programmazione di qualit\u00e0, ricca, eclettica, sorprendente, dove talenti emergenti camminano fianco a fianco con ospiti di prestigio. Ma \u00e8 il pubblico la vera anima del Festival, come mostrano le celebri proiezioni in Piazza Grande che ogni sera accoglie nel suo magico scenario una platea di 8.000 spettatori. Geograficamente situato al crocevia di tre grandi culture europee (italiana, tedesca e francese), con il suo vasto pubblico multiculturale, il Festival del film Locarno rappresenta un trampolino di lancio unico per nuovi film provenienti da tutte le parti del mondo. Appuntamento irrinunciabile per i professionisti del settore e tappa fondamentale nel calendario dei festival, Locarno rappresenta uno spazio d\u2019incontro molto prezioso, un\u2019occasione per scovare i talenti di domani da un\u2019avvincente selezione di prime mondiali, ed esplorare le nuove tendenze del cinema contemporaneo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Lontani dalla patina di stress che solitamente copre simili eventi, i professionisti di tutto il mondo trovano qui le condizioni ideali per creare una proficua rete di contatti, tra i diversi workshop o gli informali\u00a0<em>happy hours<\/em>\u00a0organizzati dall\u2019Industry Office. Il Festival di Locarno, interamente dedicato al cinema e ai suoi autori, offre un\u2019esperienza davvero indimenticabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Fondato nel 1946, il Festival del film Locarno \u00e8 uno dei pi\u00f9 antichi del mondo insieme a Venezia e Cannes. Ideato come occasione per scoprire nuovi talenti e nuove tendenze, Locarno ha saputo conquistarsi un posto di primo piano sulla scena internazionale, un trampolino di lancio fondamentale per le nuove generazioni del cinema mondiale. Locarno ha spesso riconosciuto, prima di tutti gli altri, la genialit\u00e0 di giovani registi provenienti da tutti gli angoli del mondo \u2013 talvolta sin dai loro primi cortometraggi<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il poster della 65a edizione, ideato dall&#8217;agenzia Jannuzzi Smith, \u00e8 il secondo di una trilogia intitolata &#8220;La bella e la bestia&#8221;<\/span><span style=\"font-size: large;\">\u2028\u2028\u2028<\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Una teleferica progettata dal noto architetto Mario Botta porta ancora pi\u00f9 in alto fino a Cardada-Cimetta sulla montagna simbolo di Locarno (1670 m). In estate Cardada \u00e8 il punto d\u2019incontro dei patiti del parapendio e delle escursioni, mentre in inverno \u00e8 possibile praticare lo sci e lo slittino<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La retrospettiva della 65esima edizione del Festival del film Locarno, in collaborazione con la Cineteca svizzera e la Cineteca francese, sar\u00e0 dedicata al maestro hollywoodiano di origine europea Otto Preminger (1905 -1986).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il Concorso Cineasti del presente, vero e proprio spazio di scoperta che presenta opere prime o seconde di giovani registi emergenti, sar\u00e0 protagonista in questa edizione di alcuni cambiamenti che mirano ad aumentarne la visibilit\u00e0 e l\u2019importanza all\u2019interno del Festival.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La Carte Blanche del Festival del film Locarno sar\u00e0 dedicata quest\u2019anno al Messico. L\u2019iniziativa, inaugurata nel 2011 con la Colombia, si propone di offrire una finestra sui film in fase di post-produzione di un paese, ogni anno diverso, dell\u2019Asia, dell\u2019Africa, dell\u2019America Latina o del Sud-Est Europa. Carte Blanche vanta il sostegno della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Sono 12 i progetti provenienti dall&#8217;Africa francofona subsahariana selezionati per Open Doors, il laboratorio di coproduzione del Festival del film Locarno. Diverse personalit\u00e0 del mondo del cinema africano hanno inoltre gi\u00e0 confermato la loro presenza alla prossima edizione del Festival.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il regista, sceneggiatore, produttore e videomaker thailandese Apichatpong Weerasethakul presieder\u00e0 la giuria del Concorso internazionale del 65\u00b0 Festival del film Locarno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il Festival del film Locarno attribuisce quest\u2019anno ad Arnon Milchan il Premio Raimondo Rezzonico per il miglior produttore. Con oltre cento pellicole all\u2019attivo, Arnon Milchan \u00e8 uno dei produttori cinematografici indipendenti americani pi\u00f9 prolifici e di maggiore successo degli ultimi venticinque anni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il 65\u00b0 Festival del film Locarno rende omaggio a Johnnie To con un Pardo alla carriera per il suo straordinario contributo al cinema come regista e produttore. Per l\u2019occasione verr\u00e0 presentata in Piazza Grande la prima europea di\u00a0<em>Motorway<\/em>(<em>Che sau<\/em>), il nuovo film prodotto da To e diretto da Soi Cheang.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il regista francese Leos Carax sar\u00e0 insignito del Pardo d\u2019onore Swisscom nel corso della prossima edizione del Festival del film Locarno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">TRENTO\u00a0<\/span><\/b>\u201c<b>I cavalieri dell\u2019imperatore: tornei, battaglie e\u00a0 castelli\u201d\u00a0<\/b><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Una grande mostra in due splendidi castelli: al Castello del Buon Consiglio e a quello di Beseno; una mostra dedicata alle armi rinascimentali.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">23 giugno al 28 novembre 2012.<br \/>\n<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Al castello del Buon Consiglio questa atmosfera \u00e8 ben evidente nel celebre affresco del mese di febbraio di Torre Aquila che immortala il torneo medioevale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Tra le armature pi\u00f9 preziose che verranno in mostra vi \u00e8 quella forgiata nel 1571 per l\u2019arciduca Carlo II, realizzata per un torneo organizzato in occasione del suo matrimonio, un\u2019armatura da parata del 1550 realizzata dal celebre armaiolo Michael Witz il giovane decorato con foglie di vite, e una splendida armatura per cavallo del 1505-1510 realizzata da Konrad Seisenhofer e Daniel I Hopfer. Oltre a spade, pistole, archibugi e falconetti sar\u00e0 in mostra anche una tenda militare seicentesca, oltre ad una ricca collezione di dipinti, non solo scene di duelli e battaglie ma anche stampe e ritratti di personaggi e cavalieri, sar\u00e0 esposto anche il celebre ritratto dipinto di Rubens raffigurante l\u2019Imperatore Carlo V proveniente dalla Residenzgalerie di Salisburgo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">I pezzi provengono dai pi\u00f9 importanti museo d&#8217;Europa come\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\">l<\/span><span style=\"font-size: large;\">a Landeszeughaus a Graz, che \u00e8 il pi\u00f9 grande arsenale originale esistente al mondo. E&#8217; composto da circa 32.000 pezzi tra armi, armature per la battaglia e quelle per le parate. La Landeszeughaus fu costruita tra il 1642 e il 1645 da un architetto tirolese Antonio Solari. La Stiria che era la zona pi\u00f9 prossima al fronte contro l&#8217;Impero Ottomano aveva un disperato bisogno di un arsenale di grandi dimensioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Molti anche gli oggetti curiosi: una maschera da giostra realizzata per l\u2019arciduca Ferdinando II nel 1557 che raffigura un volto di un turco, i pegni d\u2019amore per i cavalieri, la porta in ferro battuto originale del 1574 dell\u2019Arsenale di Graz.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">In mostra vi sar\u00e0 anche la maglia di ferro (detto usbergo) utilizzata dagli Ussari nel XVI secolo che rivoluzion\u00f2 il modo di combattere. Realizzata con oltre 25mila anelli di metallo intrecciati tra loro sostituiva le pesanti armature e favoriva comodi movimenti. Per realizzare soltanto un usbergo era necessario un lavoro di oltre sei mesi da parte di abili artigiani del ferro. L\u2019efficacia di queste armature venne meno con l\u2019avvento delle armi da fuoco e archibugi, tanto condannati dall\u2019Ariosto nell\u2019Orlando Furioso perch\u00e9 ritenuti vili e infingardi di fronte al coraggio e all\u2019audacia del cavaliere che combatteva con spada, lancia e cavallo secondo le regole cavalleresche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>C<span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: large;\">astel<\/span><span style=\"font-size: large;\">\u00a0Beseno<\/span><\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Costruito sul dosso che domina le valli dell\u2019Adige e del Rio Cavallo, il castello \u00e8, con oltre 16 mila mq di superficie, il pi\u00f9 vasto complesso fortificato della regione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Di origini medioevali, gi\u00e0 feudo dei Da Beseno e quindi dei Castelbarco, fu rinnovato agli inizi del Cinquecento dalla famiglia Trapp, assumendo l\u2019attuale aspetto di una fortezza rinascimentale, caratterizzata da strutture adatte all\u2019impiego di armi da fuoco.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Nel 1972 le sue imponenti rovine furono donate alla Provincia autonoma di Trento, che ne avvi\u00f2 l&#8217;impegnativo restauro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-size: large;\">La strada imperiale<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Castel Beseno si affaccia sulla valle dell&#8217;Adige, dominandone un ampio tratto, compreso tra Rovereto e Trento. Da qui si scorgono i paesi di Aldeno, Nomi, Pomarolo, Castellano e Nogaredo in destra Adige, quelli di Besenello, Calliano e Volano sulla sponda opposta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">La valle era attraversata dalla strada imperiale (all&#8217;incirca l&#8217;attuale strada statale) e dalle anse dell&#8217;Adige, che oggi appare rettificato. Il sottostante Castel Pietra era posto di dazio e sbarramento fisico delle due vie di comunicazione. Altri castelli garantivano il controllo della zona: il C\u00f2velo di Aldeno, il castello di Nomi, Castel Barco, Castel Noarna, Castellano e Castel Corno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Ci pare interessante, e quanto mai pertinente, riportare questo valido testo di Franco Cardini (parte)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u201cO gran bont\u00e0 de\u2019 cavallieri antiqui!\u201d. E\u2019 uno dei versi pi\u00f9 celebri dell\u2019<i>Orlando furioso,\u00a0<\/i>e forse quello pi\u00f9 significativo, la chiave di tutto: dell\u2019ironia e della nostalgia, i due fiori sbocciati gi\u00e0 alla fine della stagione medievale dell&#8217;epica con Matteo Maria Boiardo e ancor vividi e profumati al tempo del tramonto, col capolavoro di Miguel de Cervantes. Il cristiano Rinaldo e il \u201cpagano\u201d Ferra\u00f9 \u2013<i>avatara\u00a0<\/i>rinascimentali di due reoi dell&#8217;epica dell&#8217;XI-XII secolo &#8211;\u00a0 se le stanno dando di santa ragione, non gi\u00e0 per il trionfo della loro rispettiva fede per\u00f2, bens\u00ec per gli occhi e per le grazie della bella Angelica: al quale per\u00f2, sdegnandoli entrambi, prestamente s\u2019invola. Accortisi della fuga della bella, i due cavalieri si danno a inseguirla:\u00a0 Ferra\u00f9 fa salire Rinaldo in groppa al suo cavallo, ed entrambi, nemici e di fede religiosa diversa, corrono abbracciati all\u2019inseguimento. Ludovico Ariosto non pu\u00f2 non prorompere, a quello spettacolo, in un\u2019esclamazione ammirata: quella s\u00ec ch\u2019era lealt\u00e0, quella s\u00ec ch\u2019era fratellanza d\u2019armi!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u00a0 \u00a0E\u2019 peraltro difficile non cogliere, al di sotto di tanta ammirazione, l\u2019incredulit\u00e0, l\u2019ironia e lo scetticismo. Cos\u00ec narrano i cantari: ma sar\u00e0 poi vero? E se lo fosse stato \u2013 si chiede il poeta, che appartiene pur sempre all\u2019et\u00e0 del Machiavelli \u2013 sarebbe stato davvero saggio questo troppo scrupoloso rispetto per il nemico? E se ci\u00f2 poteva accadere nelle et\u00e0 passate, oggi certo non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u00a0 Il fatto \u00e8 che siamo dinanzi a un\u00a0<i>topos\u00a0<\/i>antico quanto il mondo. Il generoso eroismo, quello che noi occidentali siamo usi riassumere nel significato pi\u00f9 profondo della parola \u201ccavalleria\u201d, \u00e8 nato morto: nel senso che \u00e8 sempre stato, per definizione, patrimonio degli antichi eroi, del tipo di quelli che non nascono pi\u00f9. Era gi\u00e0 vero nell\u2019<\/span><i><span style=\"font-size: large;\">Iliade.<\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u00a0 Ma se la lealt\u00e0 e la generosit\u00e0 degli eroi antichi\u00a0 \u00e8 finita, ci\u00f2 non significa che non sia un modello. Al contrario. Anche perch\u00e9 la gente di guerra sa bene che lealt\u00e0, cortesia e generosit\u00e0 sono, nel combattimento, la prima e la pi\u00f9 sicura forma di reciproca assicurazione. Regole semplici, eppure frutto di attenta e rigorosa elaborazione culturale. Non si attacca a tradimento; non si colpiscono gli inermi o i palesemente inferiori sotto il profilo fisico; non s\u2019infierisce sui feriti, su chi si arrende sui prigionieri; non si nega piet\u00e0 a chi la chieda. Una visione etica dello scontro, sottostante alla quale c\u2019\u00e8 una visione giuridico-sacrale: non v\u2019\u00e8 confronto di forza che non sia anche un\u00a0<i>iudicium Dei,\u00a0<\/i>alla luce del quale \u00e8 il migliore che deve prevalere. Sul versante opposto, la visione utilitaristica: la guerra \u00e8 un mezzo per affermare la propria volont\u00e0 di potenza, che \u00e8 \u201cnaturale\u201d conseguire con qualunque mezzo (\u201cin guerra, in amore e in commercio tutto \u00e8 lecito\u201d).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0\u00a0 Il principio etico \u00e8 quello che sostiene il concetto e la prassi \u2013 ormai desueti entrambi, nonostante la persistenza d\u2019una normativa internazionale &#8211;\u00a0 delle cosiddette \u201cguerre convenzionali\u201d, che si combattono appunto tenendo presente delle precise Convenzioni, dei trattati sottoscritti dai contendenti. E\u2019 stato normale tra Otto e Novecento, ma \u00e8 obiettivamente paradossale, che fossero proprio le guerre convenzionali ad essere prese di mira dai pacifisti. cos\u00ec com\u2019\u00e8 stato e resta normale, per paradossale che sembri, il fatto che molti pacifisti finiscano\u00a0 col simpatizzare con o addirittura col prediligere la guerra di guerriglia, la guerra selvaggia e senza regole, combattuta tuttavia nella consapevolezza soggettiva (cio\u00e8 nella soggettiva presunzione) di star dalla parte della Verit\u00e0 e della giustizia, quindi di star combattendo in fondo una Guerra Santa. In questo modo, per\u00f2, chi si oppone alla guerra rifiuta, di fatto, le sue regole: e si colloca in una prospettiva dalla quale tutto \u00e8 lecito sul piano dei mezzi pur di affermare un fine ch\u2019\u00e8 per definizione giusto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">I castelli Trentini ti premiano: \u00a0<a href=\"http:\/\/www.buonconsiglio.it\/\">www.buonconsiglio.it<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<a href=\"mailto:info@buonconsiglio.it\">info@buonconsiglio.it<\/a>\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8220;<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><b><span style=\"font-size: x-large;\">DINASTIA DEI BRUEGHEL<\/span><\/b><\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8221;\u00a0 a Como Villa Olmo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Una mostra intelligente che evidenzia una famiglia di artisti fiamminghi quasi dimenticata a favore dei pi\u00f9 famosi, e insuperabili, Van Eyck e Rubens.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">I Brueghel (o Bruegel) si imposero, tra la met\u00e0 del &#8216;500 e il &#8216;600, nel gusto della solida borghesia nordica, nell&#8217;Europa mondana e alla corte del Cardinale Federico Borromeo, uomo di grandissima cultura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il capostipite fu Pieter il Vecchio che si rifece e rielabor\u00f2 i lavori inquieti del grande Hieronymus Bosch. Figli\u00a0 e nipoti ne divulgarono l&#8217;opera aggiungendo, via, via varie personalizzazioni pi\u00f9 o meno marcate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Non mancano accenni alla cultura lombarda del Cinque-Seicento ed ai corsi d&#8217;acqua caratterizzanti le Fiandre e molto importanti per l&#8217;Europa dell&#8217;epoca, come la zona dei laghi, che comprende il Lario, dove si svolge la mostra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8220;I sette peccati capitali&#8221; di Bosch sono il miglior punto di partenza per comprendere il lavoro dei Brueghel e, questo quadro, \u00e8 certamente la pi\u00f9 preziosa &#8220;reliquia&#8221; della mostra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il contatto tra Bosch e l&#8217;antesignano dei Brueghel lo si deve all&#8217;editore-incisore di Anversa Hieronymus Cock, nel cui studio si incontravano pittori, letterati ed altri uomini di cultura dell&#8217;epoca come gli alchimisti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Brueghel, ancora giovane, ebbe l&#8217;incarico, da Cock,\u00a0 di riprodurre una serie di lavori di Bosch per gli incisori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La prima opera di Brueghel, il Vecchio, &#8220;I pesci grandi mangiano i pesci piccoli&#8221;, \u00e8 una visione tragica delle spietate leggi naturali e vi si trova tutta la drammaticit\u00e0 e la fantasia del Boch.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Maestro di pittura\u00a0 del capostipite fu Peter C. van Aelst, pittore di decorazioni, architetto e traduttore di Vitruvio e Serio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Brueghel, il Vecchio, fece anche un viaggio in Italia, come si cominciava ad usare all&#8217;epoca tra gli intellettuali. Raggiunse cos\u00ec lo Stretto di Messina e visit\u00f2, tra l&#8217;altro, Napoli e Roma, tornando poi dal San Gottardo. Quindi \u00e8 possibile che abbia anche visitato Como.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Ed \u00e8 al ritorno da questo viaggio che conobbe Cock.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Brueghel il Vecchio, spos\u00f2 la figlia del suo maestro e si trasfer\u00ec a Bruxelles dove dipinse i suoi capolavori come &#8220;La Resurrezione&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Brueghel vive l&#8217;epoca difficile della Riforma Protestante, durante la quale gli opifici, l&#8217;industria pi\u00f9 importante del suo Paese, risentono della crisi di tutta L&#8217;Europa.\u00a0 Le terribili condizioni climatiche di quegli anni favoriscono le carestie ed epidemie. E&#8217; anche l&#8217;epoca della caccia alle streghe, segno di paura e disagi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">L&#8217;opera di Brueghel si rif\u00e0 a simbologie e allegorie che piacciono tanto alla classe borghese emergente. Non pu\u00f2 essere insensibile a ci\u00f2 che lo circonda, ed ecco anche le rappresentazioni dei contadini e i loro vizi quotidiani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Le opere devono essere di piccole dimensioni per adattarsi agli interni dei nuovi committenti, che non hanno le regge dei nobili. Nasce cos\u00ec una pittura fatta per essere venduta, consumata subito; un anticipo dell&#8217;opera d&#8217;arte come oggetto consumistico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Un altro tema dei lavori del capostipite \u00e8 la natura, poi ben pi\u00f9 importante nei lavori dei suoi successori. Si tratta anche delle vedute del viaggio in Italia, paesaggio prediletto da tanti nordici. Tra la natura, oggetti sparsi nascondono una precisa simbolistica, ben riconosciuti dagli uomini di cultura, ma anche ben celati nelle rappresentazioni dell&#8217;umanit\u00e0\u00a0 goffa e viziosa del popolino.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il figlio Peter il Giovane, a differenza del fratello Jan, trascorse la vita ad Anversa riproducendo le opere del padre e diventandone un vero promotore della di lui opera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Jan (1568-1625) si distingue per la sua personalit\u00e0 ed \u00e8 attirato dall&#8217;Italia dove viaggia ripetutamente anche in cerca di guadagno, facilitato dalla sua capacit\u00e0 di tenere i contatti con i mecenati come il Cardinale Federico Borromeo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Dopo avere dipinto, come il fratello,\u00a0 scene infernali e grottesche, si dedica alla pittura dei fiori e paesaggi con scene bibliche ed allegoriche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Dipinger\u00e0 &#8220;I cinque sensi&#8221; insieme all&#8217;amico Rubens per il re di Spagna. Un insieme di frutti, pollame, cacciagione, carni, oggetti preziosi e quadri; proprio come diventer\u00e0 di genere nel Seicento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La famiglia poi si allarga, ma rimane caratterizzata dalle scene di genere. I Brueghel se si possono definire gli antesignani di un certo tipo di pittura, furono certamente forieri di un nuovo modo di intendere il mercato dell&#8217;arte, buono per la borghesia, ma anche per i grandi committenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: large;\">MISERIA E SPLENDORE DELLA CARNE Caravaggio Coubert Giacometti Bacon\u2026Testori e la grande pittura europea. RAVENNA 12.2.12-17.6.12<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Proseguendo la sua indagine su figure di primo piano della storia e della critica d\u2019arte, il MAR Museo d\u2019Arte di Ravenna, presenta questa mostra che porta il visitatore attraverso cinque secoli d\u2019arte, dalla fine del \u2018400 ai giorni nostri. Il tutto attraverso il complesso percorso critico di Giovanni Testori grande amico, allievo e collaboratore di Roberto Longhi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Si parte dalla rassegna sulla pittura di realt\u00e0 in Lombardia, che aiut\u00f2 a comprendere meglio il Caravaggio, dalle figure che ne prepararono l\u2019entrata in scena come Foppa, Moroni e poi Cerano, Tanzio da Varallo, Cairo e quindi il Seicento e Settecento. Questi ultimi appresentati anche da Fra Galgario e Ceruti, per arrivare all\u2019Ottocento di G\u00e9ricault e Coubert, per Testori\u00a0 secondo solo al Caravaggio; quindi il Novecento con Grosz, Dix, \u2026Sironi, Manz\u00f9, Guttuso\u2026Giacometti, Bacon, Sutherland, Varlin, quest\u2019ultimo una scoperta del Testori. La mostra termina con gli anni Ottanta e i \u201cnuovi selvaggi\u201d tedeschi: Hodicke, Fetting, Salom\u00e9. Sono presenti anche i \u201cnuovi ordinatori\u201d: Albert Merkens, Chevalier, e poi Paladinio e Cucchi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">La summa la si trova nel capolavoro caravaggesco : ragazzo morso da un ramarro 1595-1596. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Il Museo d\u2019Arte della Citt\u00e0 di Ravenna \u00e8 stato inaugurato nel 2003 con una mostra dedicata a \u201cRoberto Longhi e il Moderno\u201d: da Coubert agli Impressionisti sino a Morandi. A cadenza biennale sono seguiti un omaggio a Francesco Arcangeli con la mostra \u201cDal Romanticismo all\u2019informale\u201d, a Corrado Ricci che si potrebbe definire anche padre della moderna museologia. Non certo ultima per importanza \u00e8 la mostra del 2012 dedicata al critico d\u2019arte Giovanni Testori.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Come ha precisato Elena Volpato, la mostra andrebbe guardata anche attraverso le: \u201cmolte labbra socchiuse dall\u2019estasi e dalla perdizione di Francesco Cairo; le bocche dischiuse nel David del Tanzio: quella del giovane, quella del gigante e quella oscenamente aperta della ferita\u2026la bocca aperta della Maddalena, dipinta dal Romanino\u2026e poi le boccacce dei ceffi di Beniamino Simoni; il muggito ricacciato indietro nella carne della Crocefissione di Gr\u00fcnewald\u2026fino allo spalancarsi dell\u2019urlo afono di Bacon\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Chiarificatrici, per la lettura della mostra, sono anche le parole dello stesso Testori: \u201cEsistono parole che godono dell\u2019essere scritte\u2026Ce ne sono altre destinate fatalmente- e fetalmente- a rivelare nell\u2019esser dette qualcosa in pi\u00f9 \u2026dico fetale, cio\u00e8 creaturale. Pensa a \u201cQuel ramo del lago di Como\u201d, per non parlare dell\u2019 \u201dAddio monti\u2026\u201d. C\u2019\u00e8 come uno struggimento che spinge le parole a uscire dalla bocca, a farsi voce&#8230;\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Di Testori si pu\u00f2 dire che nasca rivoluzionario con la sua tesi di laurea, nel 1945-46, su \u201cLa forma della pittura moderna\u201d dove parla dell\u2019estetica surrealista in un ateneo dove gli studenti dovevano giurare contro il modernismo. Mentre egli evidenziava, in aperto contrasto con lo stesso rettore, il ruolo centrale della sessualit\u00e0 nell\u2019estetica del movimento. Dopo la tesi, Testori continua a scrivere e a sostenere la \u201cnecessit\u00e0 di superare l\u2019inaccettabile astrazione della pittura di Ricasso e del cubismo\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\">Nell\u2019anno 1951, alla Mostra di Caravaggio e dei Caravaggeschi in Palazzo Reale a Milano, Testori incontra per la prima volta Roberto Longhi che apprezza le sue tesi e gli chiede di collaborare per la rivista Paragone. Nasce cos\u00ec una lunga amicizia dalla quale il Testori sapr\u00e0 trarre il meglio riconoscendo in Longhi il suo vero maestro e i suoi studi come fondamentali per la comprensione del Caravaggio cos\u00ec come per numerosi altri artisti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">\u00a0<strong>&#8220;Da Vermeer a Kandinsky&#8221;.<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Rimini e San Marino. Un&#8217;occasione irripetibile per ammirare, insieme, opere provenienti dai pi\u00f9 prestigiosi musei del mondo in una carrellata amplissima nel tempo della storia dell&#8217;arte. Una visita tra le sale di Castel Sismondo a Rimini e Palazzo Sums a San Marino. Un viaggio nella storia dell&#8217;arte dove dominano l&#8217;intensa luminosit\u00e0 e gli accesi cromatismo tipici della pittura rinascimentale veneziana. Del Veronese \u00e8 presente il &#8220;Riposo durante la fuga in Egitto&#8221;, dal Ringling Museum, probabilmente la pi\u00f9 importante e gioiosa versione della Sacra Famiglia. Del Savoldo, bresciano residente a Venezia, si pu\u00f2 ammirare il &#8220;Ritratto di suonatore con flauto&#8221; (1525c.a.). Il disegno toscano \u00e8 esaltato dal colore veneziano dalle opere di Tiziano Vecellio. Mentre Annibale Carracci presenta il suo classicismo con la &#8220;Venere abbigliata dalle Grazie&#8221; (1590-1595), una magnifica fusione di realismo caravaggesco, colore veneziano e disegno e linee fiorentine. Il Guercino, uno dei rappresentanti del &#8216;600 italiano, \u00e8 presente nella sua versione pi\u00f9 matura dove, lasciati i colori e le luci intensi, declina delicate raffinatezze come in &#8220;Semiramide riceve la notizia della rivolta di Babilonia&#8221;, dal Museum di Fine Arts di Boston. E poi: Mattia Preti, Luca Giordano, Guido Reni&#8230;che seguirono l&#8217;esempio del Caravaggio. Il Settecento \u00e8 presente nelle sale del 1\u00b0 piano con il &#8220;vedutismo veneziano&#8221; del Canaletto e del Bellotto, suo allievo, stile\u00a0 molto &#8220;copiato&#8221; da famosi artisti\u00a0 e viaggiatori stranieri. Non manca la ritrattistica veneziana, forse meno apprezzata del &#8220;vedutismo&#8221;, qui rappresentata dal Guardi e con &#8220;L&#8217;Apoteosi di Enea&#8221; del Tiepolo.\u00a0<i>El Siglo de oro<\/i>\u00a0spagnolo lo si incontra al secondo piano del castello. Vel\u00e1squez \u00e8 presente, per il &#8216;600, con la sua innovazione ritrattistica e con la sua innovativa abilit\u00e0 del ritrarre anche i personaggi pi\u00f9 umili: i buffoni, i nani, i poveri e i derelitti. Mentre El Greco, a Venezia allievo di Jacopo Tintoretto, porta tutta la sua innovazione della libert\u00e0 di pennellata e inosservanza di prospettiva e proporzioni, che con lui divengono atti di pura genialit\u00e0. Murillo \u00e8 presente con il suo ritratto di &#8220;San Pietro in lacrime&#8221; ben rappresentante la sua pittura prevalentemente religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">BIENNALE VENEZIA 54a Esposizione Internazionale d&#8217;Arte alla BIENNALE di VENEZIA 2011<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: large;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.donnemammenonnedonne.it\/WEBBiennale54Cinavasi.jpg\" width=\"120\" height=\"160\" border=\"0\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La Biennale \u00e8 stata affidata a un curatore in grado di parlare la lingua del mondo, della globalizzazione con un piede nel passato, ma anche uno nel futuro. Una donna dotata di occhio attento e selettivo, capace di trasformare questo evento non in pura provocazione, ma in un fenomeno attrattivo anche per chi non fa parte delle\u00a0<i>\u00e9lites<\/i>\u00a0del settore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La curatrice Bice Curiger, seria intellettuale, eclettica, simpatica ed ironica, ha felicemente deciso di partire da lontano e di aprire la sua Biennale con Tintoretto: L&#8217;ultima cena (dal Brasile), Il trafugamento del corpo di San Marco (fu rifiutato dai committenti per almeno 10 anni, soprattutto per quei lampi di luce, cos\u00ec poco ortodossi&#8230;) e La creazione degli Animali (conservati nelle Gallerie dell&#8217;Accademia). Non a caso\u00a0<\/span><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">la luce<\/span><\/b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0\u00e8 lo strumento pi\u00f9 forte di Tintoretto<\/span><span style=\"font-size: large;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.donnemammenonnedonne.it\/WEBBiennTintoretto.jpg\" width=\"200\" height=\"122\" border=\"0\" \/><\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">che l&#8217;ha usata per stravolgere l&#8217;ordine delle cose: un preciso e forte messaggio che molti artisti hanno ben saputo interpretare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Comincia cos\u00ec questo grande &#8220;pellegrinaggio&#8221; tra le opere degli artisti e il lavoro dei curatori, un viaggio che dura da ben 116 anni: l&#8217;et\u00e0 della Biennale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Ai Giardini sono presenti 28 Padiglioni fissi usati dai 30 Paesi considerati partecipanti permanenti. Altri paesi, tra quelli che chiedono di essere invitati, trovano spazio all&#8217;interno dell&#8217;Arsenale, altri in diversi luoghi di Venezia. In tutto, per il 2011, sono presenti 89 Paesi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Parallela alla serie dei Padiglioni nazionali coesiste la Mostra internazionale, il cui titolo, scelto da Bice Curiger, \u00e8\u00a0<\/span><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">ILLUMInazioni<\/span><\/b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">; nasce cos\u00ec una coesistenza dai molti punti di vista.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Anche soggetti no profit possono presentare progetti per piccole mostre, da tenersi in citt\u00e0, normalmente per tutto il periodo della mostra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Novit\u00e0 di quest&#8217;anno \u00e8 l&#8217;offerta di facilitazioni per visite di 3 giorni per gruppi di almeno 50 studenti e docenti, con vitto a prezzo di favore, organizzati da Universit\u00e0, Accademie di Belle Arti e istituti di formazione e ricerca. Particolari luoghi sono resi disponibili gratuitamente per seminari; \u00e8 inoltre compresa l&#8217;assistenza nell&#8217;organizzazione del viaggio e del soggiorno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Durante la Mostra sono previsti diversi Meetings on Art, seminari aperti in giugno e nel periodo autunnale. Tutto ci\u00f2 mostra l&#8217;apertura della Biennale verso lo spirito di ricerca e ne fa degno oggetto di &#8220;pellegrinaggio&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il titolo scelto sta a indicare come oggi non si voglia pi\u00f9 rincorrere ad una provocatoria arte-anti arte, ma si intenda cercare vie di colloquio tra l&#8217;artista e lo sguardo del visitatore-amante dell&#8217;arte che desidera essere illuminato, comprendere. Questa Mostra sar\u00e0 anche una mostra giovane e al femminile; come dimostrano le presenze di 32 artisti nati dopo il &#8217;75 e le 32 presenze femminili su un totale globale di 83 artisti. Un sentito grazie alla curatrice per questa graditissima attenzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Tre sono i concorsi online della 54a, pubblicati su\u00a0<\/span><span style=\"color: #ffffff; font-family: Verdana; font-size: large;\"><a href=\"http:\/\/www.labiennalechannel.org\/\">www.labiennalechannel.org<\/a><\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0sul tema ILLUMInazioni:\u00a0 la miglior foto della Mostra per la fotografia (solo per fotografi accreditati), il miglior testo critico sulla Mostra, il miglior video sul tema della Mostra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Ultrafragola Channels, la prima web-Tv italiana d&#8217;arte, documenta appuntamenti e vernice di tutta la 54a con interviste e reportage; tutto su\u00a0<\/span><span style=\"color: #ffffff; font-family: Verdana; font-size: large;\"><a href=\"http:\/\/www.labiennale.org\/\">www.labiennale.org<\/a><\/span><span style=\"color: #ffffff; font-family: Verdana; font-size: large;\"><a href=\"http:\/\/www.labiennalechannel.org\/\">www.labiennalechannel.org<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">ILLUMInazioni<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La curatrice BICE CURIGER sul tema da lei scelto per questa BIENNALE, ha detto:<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8220;&#8230;si incentra sulla luce, un tema classico nell&#8217;arte strettamente legato a Venezia. Al contempo, mettendo in rilievo il suffisso &#8220;nazioni&#8221;, il titolo &#8230;sottolinea il rimando alla situazione particolare della Biennale con i suoi padiglioni nazionali. Lontana dalla definizione conservatrice del concetto &#8220;nazione&#8221;, l&#8217;arte ha il potenziale di sperimentare nuove forme di &#8220;comunit\u00e0&#8221;, di negoziare differenze e affinit\u00e0 in materia esemplare per il futuro.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8230;ci si rivolger\u00e0 anche ad un altro territorio di frontiera, quello tra la modernit\u00e0 e la storia passata&#8230;anche un grande maestro del passato: Tintoretto, il pittore della LUCE. La sua arte \u00e8, sotto molti aspetti, eterodossa e sperimentale<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8230;una energia pittorica assolutamente anti-classica&#8230;<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8230;oggi la Biennale \u00e8 a ogni modo il luogo del mondo&#8230;dove si incontrano sia le cerchie degli artisti sedentari, sia quelle degli artisti migranti&#8230;dove occorre negoziare&#8230;quali valori meriteranno di essere difesi e da quali bisogner\u00e0 prendere le distanze&#8230;<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">&#8230;ILLUMInazioni&#8230;manifesto nell&#8217;arte che spesso dichiara e ricerca la vicinanza con la natura pulsante della vita&#8230;importante&#8230;in quest&#8217;epoca in cui il nostro senso della realt\u00e0 \u00e8 messo profondamente in discussione dai mondi virtuali e simulati. Questa Biennale fa anche riferimento alla fede nell&#8217;arte e nel suo potenziale. Gli artisti lavorano senza rete di protezione, mettendo in dubbio le loro idee e cercando sempre di fare il loro meglio, e chi lavora con loro non pu\u00f2 evitare di esserne ispirato.&#8221;<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">-In questa Biennale, tra le tante importanti partecipazioni, emerge il padiglione cinese con il tema: PROFUMO DI CINA, dove il profumo \u00e8 l&#8217;eguale di quanto \u00e8 la luce per la cultura occidentale. Un Pese che si identifica con i profumi di: t\u00e8, vino, fior di loto, erbe medicinali e incenso. Il tutto sospeso tra tradizione e contemporaneo. Il visitatore \u00e8 sollecitato in tutti i suoi sensi, ma soprattutto nell&#8217;olfatto (Anche Marco Polo port\u00f2 dalla Cina gli &#8220;odori&#8221;, ovvero le spezie, il t\u00e9&#8230;) Organizzatore \u00e8 CAEG, la pi\u00f9 grande organizzazione culturale cinese, e Peng Feng ne \u00e8 il curatore; per un risultato indimenticabile. Infinite ciotole di ceramica profumate a forma di Xun, una centrale sonora attivata dai visitatori e ondate di nebbia che avvolgono il tutto, comprese le nuvole situate nel giardino, creando uno spazio favoloso, magico, insieme alla fontana di aghi per trasfusioni e dipinti ad inchiostro.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">E poi tante altre opere validissime come N.Hlobo, che cita la &#8220;Creazione degli animali&#8221;, Monica Bonvicini ispirata dalla scalinata della &#8220;Presentazione della Vergine&#8221;, J.Turrel che si riferisce a Tintoretto nella colorazione e C.Wool che somma la sua grande conoscenza di Tintoretto. Urs Fisher ha prodotto la scultura del Giambologna, &#8220;Il ratto delle Sabine&#8221;, come una colossale candela che brucer\u00e0 lentamente durante la Biennale.\u00a0<\/span><\/b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.donnemammenonnedonne.it\/WEBBiennale54candela.jpg\" width=\"80\" height=\"134\" border=\"0\" \/><\/span><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">E poi i grandi Kapoor, Schnabel&#8230;Tra i molti che meriterebbero una segnalazione il\u00a0 DAS INSTITUT presenta la megainstallazione in tonalit\u00e0\u00a0\u00a0 pop. Il guppo GELITIN ha progettato una fusione di vetro come evento per coinvolgere, con la musica, il pubblico e gli amici&#8230;<\/span><\/b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u00a0La Francia presenta il noto e consacrato Christian Boltanski con un lavoro indimenticabile dove su di una specie di catena di montaggio passano visi di bimbi appena nati che si compongono e scompongono a piacere, il visitatore che riesce a comporre un viso realmente vivo sar\u00e0 avvertito da un suono&#8230;indimenticabile il performer cinese Frog King (nome di arte) con la sua &#8220;FROG-TOPIA&#8221;il cui simbolo \u00e8 la rana. Nello spazio THETIS, di fronte alle Gaggiandre-Arsenale Nuovissimo (sperando nel traghetto veloce),sono esposte le opere degli artisti diplomatisi negli ultimi 10 anni presso le Accademie d&#8217;Arte italiane (un&#8217;iniziativa di Sgarbi per il 150\u00b0 dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><b><span style=\"font-size: large;\">TERMINATA IL 30 GENNAIO 2011.LA MOSTRA \u201cCHARDIN. IL PITTORE DEL SILENZIO\u201d, A FERRARA PALAZZO DIAMANTI, DA, FINALMENTE, IL GIUSTO RILIEVO A QUESTO AUTORE POCO CONOSCIUTO IN ITALIA. UN GENIO, CON UN INIZIO DI CARRIERA FATTO DI NON COMPRENSIONI. 2012.<br \/>\n<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">All&#8217;esposizione al Saloon di Parigi del 1761 i lavori di Chardin non furono notati<br \/>\nnemmeno da Diderot, che poi ne diverr\u00e0 grande estimatore. Come accade<br \/>\nspesso, anche il genio di Chardin non viene subito riconosciuto perch\u00e9 non<br \/>\nrientra nel clich\u00e9 dell&#8217;epoca. Non proviene da una nota accademia, ma impara<br \/>\na bottega, e questa dura e povera vita la si legge bene nella schiena ricurva,<br \/>\nnell&#8217;ambiente disadorno e nel buco nel pastrano dell\u02bcapprendista nel quadro<br \/>\n\u201cUn giovane scolaro che disegna\u201d. Non si assoggetta al rituale del viaggio in<br \/>\nItalia. Le sue opere non riproducono n\u00e9 i temi, n\u00e9 le dimensioni considerate di<br \/>\nmaggior valore all\u02bcepoca: pitture prodotte dalla fantasia come le rievocazioni<br \/>\nstorico-mitologico-allegoriche su grandi tele. Anzi, si concentra sul tema<br \/>\nconsiderato il pi\u00f9 facile, di meno valore, quale la natura morta; anche se oggi<br \/>\nriconosciamo appieno l&#8217;importanza del suo lavoro nella definitiva nobilitazione<br \/>\ndella natura morta, vedi Morandi.<br \/>\nAnche l&#8217;Italia riconosce in ritardo il suo valore, ma si riscatta completamente<br \/>\ncon questa bellissima e completa mostra al Palazzo Diamanti di Ferrara: un<br \/>\nraro gioiello, imperdibile; poesia allo stato puro, comprensibile anche ai non<br \/>\naddetti ai lavori; perch\u00e9 Chardin punta dritto al cuore, dobbiamo solo trovare la<br \/>\ncalma e il tempo per ascoltarlo.<br \/>\nInfatti della sua pittura disse: \u201cCi si serve dei colori, ma si dipinge con il<br \/>\nsentimento\u201d (Cochin 1780, p.434).<br \/>\nA proposito dell&#8217;opera \u201cIl paniere di fragole di bosco\u201d, i fratelli Goncourt, ai quali<br \/>\nsi attribuisce la riscoperta di Chardin nell&#8217;800, dissero: \u201cE poi guardate questi<br \/>\ngarofani&#8230;arretrate un poco: i fiori si sollevano dalla tela a mano a mano che vi<br \/>\nallontanate&#8230;E&#8217;questo il miracolo delle opere do Chardin\u201d.<br \/>\nIl grande Diderot che poi divenne grande estimatore dell\u02bcartista, a proposito del<br \/>\nquadro \u201cUva e melograni\u201d afferm\u00f2: \u201cCostui coglie l\u02bcarmonia dei colori e dei<br \/>\nriflessi. Oh Chardin! Quello che mescoli nella tua tavolozza non \u00e8 del bianco,<br \/>\ndel rosso o del nero, ma la sostanza stessa degli oggetti&#8230;spessi strati di colori<br \/>\ngli uni sugli altri, il cui effetto trapela dall\u02bcinterno verso l\u02bcesterno\u201d.<br \/>\nMa, forse, il pi\u00f9 facile approccio per comprendere Chardin sono queste parole,<br \/>\nsempre di Diderot: \u201cDavanti a Chardin ci si ferma, come d\u02bcistinto, alla maniera<br \/>\ndel viaggiatore che, stanco del suo andare, si siede, quasi senza accorgersene,<br \/>\nnon appena trova un letto d\u02bcerba, silenzio, acqua, ombra, frescura\u201d.<br \/>\nDurante la presentazione della mostra, Carlos Fernandez de Henestrosa, dir.<br \/>\namministrativo del Museo del Prado, ha giustamente esaltato di Chardin la<br \/>\ngrande densit\u00e0 scientifica e posto l\u02bcaccento sul fatto che, pur trattandosi di un<br \/>\nautore di primissimo piano in tutto il mondo, sia in Italia che in Spagna \u00e8<br \/>\nsempre stato relegato ad autore per soli addetti ai lavori, e ricordato che questa<br \/>\nmostra sar\u00e0 presentata al Museo del Prado dal prossimo marzo 2011. Anche<br \/>\nper la Spagna sar\u00e0 la prima volta che questo grande autore viene presentato al<br \/>\npubblico in tutta la complessit\u00e0 della sua opera.<br \/>\nLa mostra presenta ben cinquantadue capolavori di Chardin, di cui dieci<br \/>\nprovengono dal Louvre. Chardin \u00e8, giustamente, parte della prima grande<br \/>\ngenerazione di pittori francesi che per la prima volta nella storia possono<br \/>\ninsediare il primato della pittura italiana. Ma lui nasce nel 1699, mentre la<br \/>\nbrillante generazione di pittori francesi, da Charles-Joseph Natoire (1700) a<br \/>\nCarle van Loo (1705) segue studi e carriera \u201ctradizionali\u201d, e i suoi risultati<br \/>\nvengono definiti \u201cmediocri\u201d da Haillet de Couronne, un suo biografo. Chardin \u00e8<br \/>\nfiglio di un costruttore di biliardi; impara l\u02bcarte in bottega e allo studio dei grandi<br \/>\nmaestri preferisce l\u02bcosservazione diretta della realt\u00e0: una scelta difficile per<br \/>\nl&#8217;epoca. Ma le sue capacit\u00e0 alla fine vengono riconosciute; il suo<br \/>\napprofondimento della natura morta o \u201cpittura di caccia\u201d e il grande studio della<br \/>\nluce sulle superfici colpisce i critici dell&#8217;epoca. Nel 1728 viene ammesso<br \/>\nall&#8217;Accademia Reale di Parigi per le sue virt\u00f9 di straordinario realismo e per il<br \/>\nmodo di trattare la luce e i colori; tanto che le sue opere vengono scambiate<br \/>\ndalla commissione dell\u02bcAccademia come lavori fiamminghi del secolo<br \/>\nprecedente.<br \/>\nNella mostra i due quadri dedicati al \u201cConiglio morto con pernice rossa&#8230;\u201d e<br \/>\n\u201cLepre morta con sacca&#8230;\u201d segnano l\u02bcinizio di molti suoi lavori su questo tema; si<br \/>\ndice che rimase affascinato dall&#8217;animale senza vita portatogli da amici<br \/>\ncacciatori. In questi quadri, del Louvre, la luce svolge un ruolo fondamentale e<br \/>\nlo sfondo indistinto ne esalta la cruda teatralit\u00e0.<br \/>\nE&#8217;sempre la luce il tema che contraddistingue anche la \u201cnatura morta con<br \/>\nbrocca di maiolica, tre ciliegie, un bicchiere d\u02bcacqua mezzo pieno&#8230;\u201d con toni<br \/>\nluminosi e dorati, quasi scintillanti per il bicchiere d\u02bcacqua; cos\u00ec ne dice Pierre<br \/>\nRosemberg, l&#8217;attento curatore della mostra, nel catalogo: \u201cun sapore gioioso e<br \/>\nprimaverile alquanto inconsueto in Chardin\u201d.<br \/>\nDal 1733 Chardin allarga la sua conoscenza anche alle figure, una svolta nella<br \/>\nsua carriera che determina la creazione di raffinati capolavori. Al Salon del<br \/>\nLouvre tra il 1737 e il 1777 l\u02bcartista presenta una quarantina di composizioni<br \/>\ncon figure, mettendo in mostra via via nuove varianti dei soggetti pi\u00f9 apprezzati,<br \/>\nsenza mai tralasciare la ricerca di nuove soluzioni luministiche e cromatiche.<br \/>\nChardin rifugge dal particolare pittoresco e raffigura sia rampolli della<br \/>\nborghesia che i domestici solo in momenti della vita di tutti i giorni; l\u02bcesatto<br \/>\ncontrario di quanto far\u00e0 il grande Fragonard qualche decennio pi\u00f9 tardi.<br \/>\n\u201cBolle di sapone\u201d \u00e8 il capolavoro portato a simbolo della mostra; una scelta<br \/>\nfelice che ben simboleggia le sensibilit\u00e0 di Chardin.<br \/>\nNon ultimo, anzi forse primo per importanza \u201cmazzo di garofani, tuberose e<br \/>\npiselli odorosi\u201d (1755), esposto normalmente alla National Gallery di<br \/>\nEdimburgo. A questo proposito Charles Sterling, uno dei pi\u00f9 grandi storici<br \/>\ndell\u02bcarte, scrisse: \u201cChardin \u00e8 con Poussin e Claude Lorrain l\u02bcartista francese<br \/>\nanteriore al XX secolo che ha avuto maggiore influenza sulla pittura moderna.<br \/>\nCerte ricerche di Manet e di C\u00e9zanne sono inconcepibili senza Chardin.<br \/>\nSarebbe difficile immaginare qualcosa di pi\u00f9 \u201cavanzato\u201d nella composizione e<br \/>\nnel trattamento pittorico del Vaso di fiori di Edimburgo. Esso sorpassa tutto ci\u00f2<br \/>\nche dipingeranno in questo genere Delacroix, Millet Coubert, Degas e gli<br \/>\nimpressionisti. Solo C\u00e9zanne e nel suo seguito si pu\u00f2 pensare di trovare tanta<br \/>\nforza in tanta semplicit\u00e0\u201d.<br \/>\nDopo i difficili inizi, finalmente questo grande artista incontrer\u00e0 la giusta fama e<br \/>\nl\u02bcapprezzamento di Diderot e del re di Francia Luigi XV che gli permetter\u00e0 di<br \/>\nvivere e lavorare al Louvre.<br \/>\nDi lui Van Gogh dir\u00e0: \u201dgrande come Rembrandt\u201d.<br \/>\nUn valido suggerimento potrebbe essere far seguire a questa mostra la visita<br \/>\nalla mostra di Morandi presso la Fondazione Ferrero di Alba sino al 16 gennaio<br \/>\n2011. Molte e interessanti le analogie.<br \/>\nQuesto importante evento \u00e8 magistralmente spiegato nel catalogo edito da<br \/>\nFerrara Arte, sponsorizzato da ENEL ed \u00e8 accompagnato da numerose<br \/>\nmanifestazioni collaterali quali: conferenze di grande pregio, concerti di musica<br \/>\ndel &#8216;700 e una rassegna cinematografica che scandaglia il &#8216;700 francese.<br \/>\n\u201cChardin. Il pittore del silenzio\u201d informazioni.<br \/>\nTermine della mostra 30 gennaio 2011. Aperto tutti i giorni.<br \/>\nPalazzo dei Diamanti, C.so Ercole I D&#8217;Este 21, Ferrara.<br \/>\ntel.0532.244 949; mail: HYPERLINK &#8220;mailto:diamanti@comune.fe.it&#8221;<br \/>\ndiamanti@comune.fe.it ; HYPERLINK &#8220;http:\/\/www.palazzodiamanti.it&#8221;<br \/>\nwww.palazzodiamanti.it<br \/>\nCa ta l o g o : Fe r r a r a Ed i to r e te l . 0 5 3 2 .2 4 4 9 8 9 HYPERL INK<br \/>\n&#8220;mailto:ferraraarteeditore@comune.fe.it&#8221; ferraraarteeditore@comune.fe.it<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: large;\">\u201c<\/span><b><span style=\"font-size: large;\">MORANDI. L\u2019ESSENZA DEL PAESAGGIO\u201d. UN ARTISTA ATTUALISSIMO, SOPRATTUTTO QUANDO DICE: \u201cMI MANCA LA TRANQUILLITA\u2019 \u201c.<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Mostra chiusa il 16 gennaio 2011; presso la Fondazione Ferrero, strada di Mezzo 44, Alba (Cuneo)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Una prestigiosa e autorevole sede: la Fondazione Ferrero a Cuneo; una curatrice di rara modestia e grandi capacit\u00e0 come Maria Cristina Bandera per la pi\u00f9 completa mostra italiana dedicata, finalmente, al grande Morandi. Una mostra che, come tutto il meglio, \u00e8 leggibile da chiunque: universalmente comprensibile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Ben oltre 70 opere\u00a0 e una accurata scelta di acquarelli per rendere il giusto omaggio ad un autore a suo tempo sottovalutato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il tema scelto \u00e8 quello del paesaggio, quello che lo stesso autore Morandi preferiva chiamare: -La pittura dei \u201cpaesi\u201d- inoltre, paragonandola alle nature morte che furono tanto presenti nel suo lavoro, sosteneva: -e dire che i paesaggi li amavo di pi\u00f9-.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Quindi un Morandi meno stereotipo, che rivela il suo intimo, pi\u00f9 che nelle nature morte: la sua vita attraverso i vari paesaggi o \u201cpaesi\u201d, come lui preferiva chiamarli, dove aveva scelto di vivere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u201cMorandi cambia a decenni\u201d ha detto la curatrice e ben lo si vede visitando la mostra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La prima sala ci avvicina alla prima opera datata dell\u2019autore: un quadro prestato dalla Pinacoteca di Brera. Nella medesima sala oli rarissimi degli anni \u201810, mai riuniti in numero tanto elevato. Se ne deduce l\u2019ammirazione e il grande studio che dedic\u00f2 alla pittura francese: C\u00e9zanne in primis, che sfocer\u00e0 nella successiva sintesi, degli anni \u201920, derivata dalla conoscenza di Pietro della Francesca. Visitando la seconda sala si possono ascoltare le sue parole: -Per noi la villa\u2026ci faceva pensare alla Torre Eifell\u00a0 a Renoire a Degas. Successivamente si incontreranno le opere degli anni \u201930 che segnano la sua maturit\u00e0 e autonomia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il colore, pi\u00f9 scuro, definisce molti dei lavori degli anni della guerra, quando si ritir\u00f2 a Grizzana per sfuggire ai bombardamenti, in questi anni infatti disse: \u201cMi manca la tranquillit\u00e0\u2026ogni giorno gli aerei passano di qui e si mitragliano tra loro\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel \u201944 rientra a Bologna dove rimane per 10 anni, in questo periodo abbandona il tema del paesaggio a favore delle pi\u00f9 famose nature morte delle quali ricorda: \u201cgli stessi titoli\u2026sono convenzionali\u201d. In questo tempo si limita al lavoro in casa e in giardino, del quale dice:\u201dnel tardo autunno e in inverno la vista si spinge\u2026sino a\u2026\u201d. Anche se lavorava alle nature morte aveva bisogno del \u201cpaese\u201d che lo circondava.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Le opere, presentate su pareti e con luci che non distraggono dai quadri, a volte sono avvicinate per far cogliere meglio gli effetti finali tra paesaggi simili, ma con sfumature di colore differenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Tornando agli spostamenti di Morandi, dopo il \u201959 torna a Grizzana dove le sorelle fanno costruire una nuova casa. Qui abbandona le volumetrie chiuse e sostiene: \u201cDi nuovo al mondo non c\u2019\u00e8 nulla, l\u2019importante \u00e8 la posizione dell\u2019artista\u201d. Riprende le caratteristiche del paesaggio di Giotto, ma lo riduce alle sue linee. \u201cSappiamo che tutto quello che riusciamo a vedere\u2026in realt\u00e0 non esiste\u2026ritengo non vi sia nulla di pi\u00f9 surreale e astratto della realt\u00e0- e. sempre Morandi: &#8211; \u201cQuello che conta \u00e8 toccare il fondo\u2026l\u2019essenza del fondo\u2026Sapremo cogliere la lacerazione, l\u2019essenza?\u201d. E mostra questo pensiero nella sua essenzialit\u00e0 di linee e colori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Maria Cristina Bandiera nel presentare questa mostra ha giustamente evidenziato come il tema scelto del paesaggio permetta di avvicinare un pubblico pi\u00f9 vasto, rispetto ad una mostra di sole nature morte; e questo pensiero ben si allinea con gli intenti della Fondazione Ferrero. Inoltre pone l\u2019accento sulla difficolt\u00e0 incontrata, nella riproduzione dei sofisticati colori dell\u2019artista per le foto del catalogo e gli ottimi risultati ottenuti. M.C. Bandiera ricorda anche come la prima curatrice di una mostra di Morandi, Barbara Cinelli, abbia cercato, lodevolmente, di \u201csvecchiare\u201d l\u2019opera di Morandi dall\u2019idea di cultura di strapaese; e noi diciamo che in questa mostra ben si completa questa opera. E ci permettiamo di suggerire una visita anche alla mostra di Ferrara, presso Palazzo Diamanti, intitolata al grande \u201cChardin. Il pittore del silenzio\u201d. Un autore di chiara fama internazionale. Sar\u00e0 sorprendente, per i non addetti ai lavori, incontrare punti di contatto con Morandi. La mostra sar\u00e0 aperta sino all\u201930 gennaio 2011.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Tel. 017335833.\u00a0<a href=\"mailto:info@langheroero.it\">info@langheroero.it<\/a>; per gruppi e prenotazioni: tel. 0173.36 34 80<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: large;\">Catalogo\u00a0<\/span><b><span style=\"font-size: large;\">24 Ore cultura.<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">MEDITERRANEO. MOSTRA CHIUSA Da Courbert a Monet a Matisse. Chiusa il 1\u00b0 maggio2011. Genova-Palazzo Ducale.<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Genova, puntando sulla qualit\u00e0 delle sue mostre, \u00e8 riuscita a trasformare gli eventi di Palazzo Ducale in un centro di attrazione culturale di massa. Il successo continua con l\u2019attuale esposizione dedicata al Mediterraneo che offre, attraverso 80 sceltissimi dipinti, una storica panoramica di cinque generazioni di insigni artisti; alcuni famosissimi, altri meno, ma non meno importanti per approfondire al meglio la storia dell\u2019arte, e comprendere come interpretarono la luce, il colore e l\u2019entroterra di questo mare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Marco Goldin, l\u2019appassionato curatore, \u00e8 riuscito ad ottenere prestiti di opere anche da riottosi collezionisti privati e non, permettendoci di vedere quadri importanti altrimenti poco noti o sconosciuti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Sulla scia di questa interessante mostra, non mancheremo di essere presenti alla prossima gi\u00e0 annunciata dal 2 novembre 2011 al 15 aprile 2012: \u201cVan Gogh e il viaggio. Pittura degli spazi percorsi da Turner a Gauguin a Rothko\u201d, definita da Goldin: \u201cla mia mostra pi\u00f9 impegnativa\u201d. Prevediamo pure interessantissima anche la prossima esposizione: \u201cL\u2019Africa delle meraviglie. Arti africane nelle collezioni italiane\u201d, che sar\u00e0 visitabile dal 31 dicembre 2010 al 5 giugno 2011.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Tornando al \u201cMediterraneo\u201d si tratta di un felice\u00a0<i>escursus<\/i>\u00a0dal quadro pi\u00f9 \u201cvecchio\u201d del 1756 a opere dei primi del \u2018900. Ovvero dall\u2019et\u00e0 dei lumi, i primi timidi tentativi di quadri dipinti\u201d<i>en plein air<\/i>\u201d quando gli artisti francesi, che non potevano raggiungere Roma, sostituirono il \u201cGrand Tour\u201d con una \u201cdiscesa\u201d da Parigi verso Avignone per poi raggiungere il Mediterraneo senza dover varcare le Alpi. La mostra si conclude con un trittico impegnativo e caratterizzante: un Van Gogh che dipinge \u201cimmerso\u201d in un campo di grano da dove vede sull\u2019orizzonte la violacea-azzurra citt\u00e0 di Arles, con sfumature rossastre: come si usa oggi nella grafica pi\u00f9 avanzata; un Monet che illustra una Antibes percorsa dal vento mediterraneo Minstral e un Cezanne dove il paesaggio \u00e8 visto non pi\u00f9 dal suo \u201cdentro\u201d, ma riproduce il sentimento suscitato con un risultato che volge all\u2019astratto, al futuro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel frammezzo tanta storia dell\u2019arte: un Granet che racconta la sua fattoria e non dipinge la montagna, ma la appoggia gi\u00e0 essenzializzata (1830!), come un fazzoletto di colore. Cezanne, ci ricorda Marco Goldin, guarder\u00e0 Granet e vi prender\u00e0 spunto per una sua personale interpretazione del colore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nella prima sala troviamo gli albori dell\u2019impressionismo, nella seconda il pittore \u201canimalista\u201d Emile Loubon introduce un cielo azzurro forte, quasi profondo, scioccante e lo appoggia sul mare; ma emerge anche la contaminazione del paesaggio del \u2018700 con le prime ciminiere in: \u201cVeduta di Marsiglia da Les Aygalades in un giorno di mercato\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Non manca, nella terza sala, un M\u00fcnch (1891\/92; \u201cL\u2019Urlo\u201d \u00e8 del \u201893) che scende a Nizza per curare una depressione e cambia, come tutti quando vengono a contato con il Mediterraneo, i suoi colori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Renoire quando raggiunge il Mediterraneo esce con Cezanne, che aveva visitato l\u2019Italia e \u201crincorso\u201d Raffaello, in un mattino di febbraio insieme dipingono il medesimo paesaggio, ma con angolature, colori e interpretazioni molto differenti: uno scuro e uno luminoso, l\u2019uno l\u2019essenza, l\u2019altro vuole vedere fiorire il colore. Due quadri che, nella mostra, \u00a0sono felicemente affiancati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Van Gogh raggiunge il Mediterraneo un mese dopo Monet, lavorano uno ad Arles, l\u2019altro a Var; Van Gogh incontra subito una grande nevicata e brutto tempo, ma da marzo scrive al fratello: \u201cIl sud \u00e8 il mare, ma io voglio che dal mio azzurro nascano il giallo e l\u2019arancione..\u201d (1888, nell\u201989 sar\u00e0 ricoverato).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Organizzazione di Linea D\u2019Ombra:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lineadombra.it\/\"><span style=\"color: #000000;\">www.lineadombra.it<\/span><\/a>\u00a0<a href=\"mailto:info@lineadombra.it\"><span style=\"color: #000000;\">info@lineadombra.it<\/span><\/a>\u00a0tel 0422.3095 La realizzazione della mostra \u00e8 anche dovuta al finanziamento di COSTA CROCIERE.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">MAGA Museo Arte di Gallarate-Milano.<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Mostra CHIUSA il\u00a0 13.2.2011: Cosa fa la mia anima mentre sto lavorando. OPERE D\u2019ARTE CONTEMPORANEA DELLA COLLEZIONE CONSOLANDI<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il nuovissimo Museo di Arte Gallarate, voluto da Silvio Zanella gi\u00e0 quando era giovane artista contemporaneo di Consolandi, oggi offre al pubblico oltre 200 opere rappresentanti le principali tendenze dell\u2019arte contemporanea, nazionale e internazionale, dagli anni \u201950 ad oggi. Queste opere provengono tutte dalla collezione dello scomparso Paolo Consolandi, notaio milanese e antesignano collezionista di arte moderna.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Questa mostra \u00e8 una occasione unica per vedere riuniti molti dei grandi nomi che hanno fatto la storia dell\u2019arte moderna: Giulio Paolini, Alighiero Boetti\u2026Vanessa Beecroft, Maurizio Cattelan, sino a Warhol, Marina Abramovic, Cristo, Fontana, Hirst.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Un prezioso momento di confronto e di presa di coscienza verso un\u2019arte che, ai pi\u00f9, appare ancora ostica, difficile da comprendere. Se tutti ormai ci \u201cinchiniamo\u201d davanti ad un Picasso, non sempre perch\u00e9 lo comprendiamo veramente, ma spesso perch\u00e9 rappresenta un nome storicamente riconosciuto, non altrettanto facilmente e umilmente ci si pone davanti alle opere pi\u00f9 innovative, e meno storicizzate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Paolo Consolandi, con le sue assidue, e impegnative, frequentazioni di mostre, gallerie e fiere d\u2019arte, era riuscito a penetrare nel nuovo, lo aveva assimilato al punto da saper scegliere chi sarebbe diventato grande. Come ha scritto Angela Vettese (Sole 24 ore, 2010) \u201c[Consolandi]\u2026ha fatto le valige almeno dieci volte l\u2019anno; per visitare una fiera a Miami, una mostra a Istambul o una galleria a Parigi. Ha capito\u2026che non si nasce imparati in fatto d\u2019arte\u2026che il senso pieno dell\u2019oggi lo si impara vivendo, viaggiando\u2026\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Durante la visita ognuno di noi pu\u00f2 sforzarsi di recepire almeno le opere che gli sono pi\u00f9 comprensibili, lasciandosi trascinare dal proprio intuito, dalla propria emozionalit\u00e0 e dalla propria esperienza. .<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">\u201cCollezionare arte contemporanea -aveva detto Consolandi- significa non avere nostalgia del passato\u201d: \u00e8 questa la chiave di lettura che ci pu\u00f2 aiutare alla comprensione delle opere in mostra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il titolo della mostra: \u201cCosa fa la mia anima mentre sto lavorando?\u201d si riferisce all\u2019opera, di Fischli&amp;Weiss, e vuole essere una frase emblematica della personalit\u00e0 e della vita del collezionista Paolo Consolandi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0Mostra a cura di Francesca Pasini e Angela Vettese; il catalogo, utilissimo per la comprensione delle opere in mostra, \u00e8 edito da\u00a0<\/span><b><span style=\"font-size: large;\">ELECTA<\/span><\/b><span style=\"font-size: large;\">.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: large;\">Via de Magri1, Gallarate, Varese; tel 0331.70 60 11\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/www.museomaga.it\/\"><span style=\"color: #000000; font-size: large;\">www.museomaga.it<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">FUTURISMO mostra a Milano Palazzo Reale del 2009.<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Il Futurismo non fu solo pittura e scultura, ma un vero e proprio tentativo rivoluzionario nei confronti del sentire comune dell\u2019epoca.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Le sue origini si possono ritrovare gi\u00e0 nell\u2019ultimo decennio dell\u2019Ottocento e la sua influenza si inoltrer\u00e0 sino alla seconda met\u00e0 del Novecento con Fontana, Burri, Dorazio, Schifano e molti altri. Illuminanti, per riassumere in breve i concetti del futurismo, possono essere le parole di Antonio Gramsci: \u201c\u2026esister\u00e0 una cultura (una civilt\u00e0) proletaria, totalmente diversa da quella borghese, anche in questo campo verranno spezzate le distinzioni di classe\u2026il carrierismo borghese:\u00a0\u00a0\u00a0 esister\u00e0 [esisteranno] una poesia, un romanzo, un teatro, un costume, una lingua, una pittura, una musica, caratteristici della civilt\u00e0 proletaria\u2026non credere che il mondo caschi se un operaio fa errori di grammatica, se una poesia zoppica, se un quadro assomiglia a un cartellone, se la giovent\u00f9 fa tanto di naso alla senilit\u00e0 accademica e rimbambita\u2026\u201d. Alla luce dell\u2019oggi lasciamo ad ognuno le proprie considerazioni nella speranza che si sappia distinguere tra la modestia creativa di molti e la geniale creativit\u00e0 di chi fece del Futurismo un detonatore del nuovo corso dell\u2019arte italiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<table width=\"98%\" border=\"2\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td bgcolor=\"#FFFFFF\" width=\"99%\"><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">PETER DOIG IL PIU\u2019 QUOTATO ARTISTA VIVENTE.<\/span><\/b><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Peter Doig \u00e8 un artista scozzese, nato a Edimburgo nel 1959, i cui bellissimi lavori non sono conosciuti dalle masse, ma\u00a0 hanno un&#8217;altissima quotazione. Infatti \u00e8 il pi\u00f9 quotato pittore vivente, tanto che il suo lavoro \u201cWhite canoe\u201d \u00e8 stato venduto per 8,53 milioni di euro da Sotheby&#8217;s a Londra. La canoa in mezzo ad un lago, di cui esistono numerose versioni, \u00e8 la rielaborazione di una scena del film \u201cFriday the 13th\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Ha frequentato scuole d&#8217;arte a Londra: Wimbledon School of Art, Celsea e St. Martin&#8217;s.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Grande amante della fotografia e del cinema, ha come temi preferiti i paesaggi che porta sulla tela creando atmosfere magico-fiabesche, grazie ad un inusuale uso del colore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">E\u2019 anche chiamato pittore romantico per le speciali atmosfere che riesce a creare. Dopo anni trascorsi a Londra e in Canada, oggi vive a Port of Spain la capitale di Trinidad e Tobago, un luogo incantevole, con una natura ancora incontaminata e non danneggiato dallo sviluppo turistico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">In \u201cMilky Way\u201d rende benissimo l&#8217;idea dell&#8217;isola, dell&#8217;acqua e del cielo sovrastante; affascina subito la semplicit\u00e0 dell&#8217;esecuzione, la chiarezza dell&#8217;immagine e la facilit\u00e0 di comprensione del soggetto, che pure non \u00e8 affatto banale o comune. Anzi denota una sensibilit\u00e0\u00a0 e raffinatezza superiori verso il colore, ma anche un vigore inusuale dell&#8217;immagine, nonostante l&#8217;estrema leggerezza poetica dell&#8217;insieme.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Per Doig la natura rappresenta il polo ispiratore, le sue fronde, la sua acqua realizzate in tele grandi, come dal vivo, trasmettono subito forti sentimenti, pur nella delicatezza dei \u00a0colori e dell&#8217;insieme.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Pare che il dio Pan abbia ispirato questo artista che ci immerge nella natura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">I grumi di colore vengono trasformati dalla sua arte in fiocchi di neve o gocce di pioggia. I critici lo avvicinano a matrici nabis e fauve.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Anche Doig realizza della Postproduction: utilizzando sue foto, scene di film, vecchie cartoline, pubblicit\u00e0 e copertine di dischi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">La sua produzione si limita a 10 quadri l&#8217;anno; Doig, giustamente, afferma che la qualit\u00e0 richiede tempo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nella sua carriera ha vinto prestigiosi premi: John Moores exibition, nominato al Turner Prize e selezionato per l&#8217;East international, dal 1995 al 2000 fu un \u201ctrustee\u201d (curatore) della Tate Galery. E&#8217; anche professore nell&#8217;Accademia d&#8217;Arte di D\u00fcsseldorf.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">I suoi soggetti preferiti, come gi\u00e0 detto, sono i paesaggi che si ispirano alla storia dell&#8217;arte compresi E.Munch, C.Monet sino a Friedrich e Klimt.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">E&#8217; anche molto conosciuto per il suo lavoro sulle case moderniste di Le Courbusier chiamato \u201cL&#8217;Unite d&#8217;Habitation\u201d, localizzato nella foresta francese a Briety-en-Foret.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">I suoi soggetti preferiti sono: laghi e canoe, boschi e sciatori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel 2003 cominci\u00f2 un progetto per un club del cinema insieme all&#8217;artista Che Lovelace; Doig non selezion\u00f2 solo i film, ma disegn\u00f2 anche le locandine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel 2007 fu uno degli artisti selezionati per la prima parte di \u201cThe Triumh of Painting\u201d alla galleria\u00a0 Saatchi di Londra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: large;\">Nel 2008 le sue retrospettive approdarono al tate Britain, al Museo Parigino di arte Moderna e al Kunstakademie di D\u00fcsseldorf.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PER GLI <strong>APPASSIONATI DI CERAMICA D&#8217;ARTE: &#8220;OS PROJECT&#8221; OFFICINE SAFFI\u00a0<\/strong> a multifaceted cultural project, located in center of Milan. Workshops, publishing projects, gallery and more&#8230;\u00a0 www.officinesaffi.com info@officinesaffi. com tel 02.366 85 696; the magazine: <strong>&#8220;LA CERAMICA&#8221;.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PUOI ANCHE SELEZIONARE, QUI A FIANCO, IL TASTO &#8220;MOSTRE D&#8217;ARTE&#8221; PER VISUALIZZARE LE MOSTRE PIU&#8217; RECENTI, &#8212;&#8211; LE MOSTRE CHE SEGUONO SONO TUTTE TERMINATE E<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":70,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[16,14,15],"tags":[122,118,116,123,119,121,117,115,108,109,126,112,114,107,125,120,124,11165,127,113,110,111],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1516"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1516"}],"version-history":[{"count":40,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1516\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13697,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1516\/revisions\/13697"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/70"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1516"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1516"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1516"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}