{"id":151823,"date":"2025-09-28T18:45:05","date_gmt":"2025-09-28T16:45:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=151823"},"modified":"2025-09-29T09:49:30","modified_gmt":"2025-09-29T07:49:30","slug":"mostra-a-milano-georg-baselitz-lucio-fontana-thaddaeus-ropac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=151823","title":{"rendered":"Mostra a Milano &#8211; Georg Baselitz &#038; Lucio Fontana &#8211; Thaddaeus Ropac"},"content":{"rendered":"<p>Mostra inaugurale<br \/>\nGalleria Thaddaeus Ropac Milano<\/p>\n<h3><strong>Georg Baselitz &amp; Lucio Fontana<\/strong><\/h3>\n<h3>L\u2019aurora viene<\/h3>\n<p>20 settembre \u2014 21 novembre<\/p>\n<p>Piazza Belgioioso, 2 Milano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Thaddaeus Ropac Milano ha aperto al pubblico sabato 20 settembre 2025 con una mostra inaugurale dedicata alle <strong>opere di Georg Baselitz e Lucio Fontana,<\/strong> ripercorrendo il profondo e duraturo interesse dell\u2019artista tedesco per il lavoro del maestro italo-argentino. L\u2019esposizione si intitola L\u2019aurora viene e pone in dialogo i due artisti in una bipersonale che<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>presenta dipinti e sculture realizzati da Baselitz nell\u2019ultimo decennio, accanto a lavori di Fontana datati dagli anni Trenta agli anni Sessanta<\/strong>. Tra questi, un nucleo rilevante di opere \u00e8 stato concesso <strong>in prestito dalla Fondazione Lucio Fontana.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene i <strong>due artisti non si siano mai incontrati,<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Fontana ha esercitato un ruolo fondamentale nel lavoro di Baselitz<\/strong> che ancora oggi ha uno studio in Italia.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Fontana ha vissuto e lavorato per gran parte della sua vita a Milano,<\/strong> e proprio <strong>qui, nel 1931, ha esposto per la prima volta le sue opere.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La selezione di opere di <strong>Georg Baselitz<\/strong> presentata in mostra include una <strong>nuova scultura monumentale in bronzo<\/strong> insieme a una <strong>recente serie di dipinti caratterizzati da composizioni dai centri vuoti e non illuminati,<\/strong> o da figure sospese che sembrano emergere da fondali oscuri. Questi lavori<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>rievocano l\u2019esplorazione di Fontana<\/strong> su ci\u00f2 che si estende<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>oltre la superficie della tela,<\/strong> offrendo<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un\u2019affinit\u00e0 poetica e concettuale tra i due artisti.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dimostrazione dello sviluppo e dell\u2019evoluzione di questa esplorazione condotta da <strong>Fontana<\/strong> attraverso la sua opera, i lavori esposti includono<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>sculture \u201cbarocche\u201d databili dal 1937 sino agli anni Cinquanta<\/strong>, cos\u00ec come una selezione di Concetti spaziali e alcune iconiche Attese realizzate a partire dagli anni Sessanta, accanto a<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>esempi significativi delle serie Gessi (1954-1958) e Inchiostri (1956-1959) e a una rara ed eccezionale Fine di Dio<\/strong> (1963-1964).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I nuovi spazi della galleria milanese presso Palazzo Belgioioso,<\/strong> <strong>progettato<\/strong> da <strong>Giuseppe Piermarini nel 1772,<\/strong> si prestano a diventare<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il contesto ideale per ospitare un confronto intellettuale tra l\u2019opera di Baselitz e Fontana,<\/strong> che si disvela attraverso tematiche comuni quali la concezione dello spazio, del linguaggio, dell\u2019oggetto e del corpo, e, soprattutto, <strong>la ricerca sull\u2019origine delle forme artistiche e dell\u2019universo.<\/strong> \u00abL\u2019interpretazione non \u00e8 di nessuna utilit\u00e0 per un artista\u00bb &#8211; spiega Baselitz &#8211; \u00aballa mia et\u00e0, si tratta pi\u00f9 che altro di un confronto intellettuale, senza nessuna dipendenza\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa proposta di affiancare le opere di Lucio Fontana a opere di Georg Baselitz \u2013 afferma Silvia Ardemagni, Presidente della Fondazione Lucio Fontana &#8211; attiva un confronto ideale e sorprendente. Questo consente di indagare nel profondo le ragioni che sottendono le creazioni artistiche, mettendo in scena un immaginario e una sensibilit\u00e0 comune, sebbene svolta con modalit\u00e0 differenti.<strong> Questo progetto dimostra quanto il lavoro di Fontana sia ancora vivo e attuale<\/strong> e le opere di Baselitz \u2013 che in molti casi evocano Fontana nel loro titolo &#8211; sono state straordinarie alleate in tal senso. Prestare il nucleo di opere che abbiamo accuratamente selezionato all&#8217;interno della nostra collezione, opere appartenenti a cicli forse meno noti, ma cos\u00ec intensi e significativi, \u00e8 sicuramente un\u2019occasione preziosa che si aggiunge alla nostra multiforme e sempre entusiasta attivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I ritratti recenti di Baselitz rappresentano figure spettrali<\/strong> con colorazioni pallide che si stagliano capovolte e sospese nello spazio pittorico. Queste immagini prendono ispirazione da un sogno in cui l\u2019artista ha visto la sua stessa pelle \u00abstrappata dal centro e divisa in due\u00bb. Lungo il corso degli ultimi due decenni, l\u2019artista \u00e8 tornato quasi compulsivamente su questo tema. Il suo <strong>trattamento leggero, talvolta effervescente, della pittura suggerisce l\u2019invecchiamento del corpo,<\/strong> mentre le sue modalit\u00e0 compositive, sospese ed espanse, come emergenti da fondi monocromatici, sembrano affiorare dal retro del supporto, richiamando <strong>lo scavo e la penetrazione delle profondit\u00e0 della tela tipici della pratica di Fontana,<\/strong> sempre alla ricerca di una nuova dimensione artistica \u00abVoglio un\u2019apparizione\u00bb dice Baselitz \u00abqualcosa che risale dalle profondit\u00e0\u00bb. Come scrive il critico Stevan Henry Madoff: \u00abC\u2019\u00e8 un sussurro in questi dipinti pi\u00f9 recenti, la cui provenienza \u00e8 ci\u00f2 che Achille Bonito Oliva una volta ha definito \u201cuno spazio pirotecnico, frammentato\u201d, che presenta una spazialit\u00e0 formale che \u00e8 anche psicologica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019evoluzione della nuova spazialit\u00e0 che definisce l\u2019opera di Baselitz, come ha scritto Fabrizio Gazzarri \u00ab\u00e8 in atto una liberazione progressiva che getta via tutta la materia oppressiva ed eccessiva [&#8230;]. In questa <strong>rimozione della materia, la gravit\u00e0 perde la direzione; le strutture compositive si rompono, assumendo un nuovo ordine<\/strong> che obbedisce ad altre leggi, ad altre dimensioni potenziali (cosmiche?).\u00bb Emerge quindi un parallelismo tangibile con le nuove leggi e dimensioni che <strong>Fontana, prima di Baselitz, ha stabilito nel suo manifesto scritto tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta, in cui ha formulato le sue teorie dello Spazialismo.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Fontana credeva che, al fine di realizzare \u201cuna nuova arte\u201d in linea con i tempi coevi \u2013 un\u2019arte per l\u2019Era Spaziale<\/strong>, come diceva lui stesso \u2013 fosse necessario aprire la tela al cosmo infinito che si estende oltre la sua superficie.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei Concetti spaziali che ne derivarono, Fontana ha raggiunto questo risultato bucando o tagliando la tela: dalle Attese, con i loro caratteristici <strong>tagli, o fenditure, ai Gessi, e fino agli Inchiostri,<\/strong> che si uniscono alle <strong>costellazioni dei buchi<\/strong> che perforano le tele dalle tonalit\u00e0 velate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I centri scuri delle prime opere di Baselitz<\/strong> &#8211; una serie iniziata nel 2015 in un periodo di intensa riflessione sul lavoro di Fontana &#8211; rimandano esplicitamente agli ultimi tagli di Fontana. Un\u2019opera di questa serie, Aurora viene (2015), d\u00e0 il titolo alla mostra, evocando la dimensione cosmica e infinita che si estende oltre la tela.<br \/>\nLa composizione dell\u2019opera include la raffigurazione di un paio di gambe capovolte terminate all\u2019estremit\u00e0 della tela da scarpe goffe, attirando lo sguardo verso il centro compositivo, vuoto: \u00abcome un\u2019apertura buia\u00bb, come lo ha descritto la storica dell\u2019arte Carla Schulz-Hoffmann. Da l\u00ec, Baselitz ha scritto, \u00abdovrebbe fluire, diffondersi, espandersi verso i bordi\u00bb.<br \/>\nQuesto abisso centrale, che rappresenta una rottura sia con le precedenti composizioni di Baselitz sia con le norme della storia dell\u2019arte, \u00e8 il frutto della sua riflessione su <strong>Fontana: \u00abTaglia una fessura al centro della sua tela e immerge lo sguardo dello spettatore nell\u2019oscurit\u00e0. [&#8230;]. L\u2019artista ha in mente qualcosa di molto specifico, che si trova al di fuori del quadro. Questa fenditura ha un significato, proprio come ne L\u2019Origine du monde di Courbet. La fenditura \u00e8 come una visione del cielo, dell\u2019eternit\u00e0\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In mostra<\/strong> anche uno straordinario esempio della <strong>serie Fine di Dio di Lucio Fontana, ampiamente considerata come l\u2019apice della sua pratica<\/strong>. <strong>L\u2019artista ha realizzato solo 38 Fine di Dio in un breve periodo che va dal 1963 al 1964.<\/strong> La sua forma ovale rappresenta allo stesso tempo l\u2019origine e l\u2019assoluto; come dichiarava l\u2019artista stesso essa rappresenta \u00abl\u2019infinito, l\u2019inconcepibile, la fine della figurazione, l\u2019inizio del nulla\u00bb. Esposta nella sala principale della galleria Thaddaeus Ropac di Milano, la Fine di Dio con il suo rosa intenso entra in dialogo con La rosa riposa di Baselitz del 2019, le cui figure nude si srotolano attraverso una tavolozza cromatica altrettanto sensuale.<br \/>\nAnche nei tagli e nelle forme organiche presenti nelle opere di Fontana degli anni Cinquanta, quando questi vengono posti di fronte alla disarmante intimit\u00e0 corporea dei corpi messi a nudo da Baselitz, emerge una suggestione di forma e materia dai significati sia filosofici che fisici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ricerche artistiche condotte da <strong>Fontana e Baselitz <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>hanno in comune la capacit\u00e0 di restituire la sensazione che l\u2019apparente distruzione messa in atto dalla loro opera possa portare a un rinnovamento.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un indizio di questo approccio si ritrova nelle prime opere di Fontana presentate in mostra: sculture che testimoniano il suo lavoro precedente alla formulazione della sua teoria dello Spazialismo. Qui l\u2019artista oscillava gi\u00e0 tra astrazione e figurazione, tra referenzialit\u00e0 e sperimentazione: ogni opera era un audace atto di \u201cpersiflage\u201d, come lo defin\u00ec Baselitz, ovvero uno spiazzamento consapevole delle convenzioni artistiche.<br \/>\nPoi \u00e8 arrivato il gesto conclusivo della perforazione. Secondo Baselitz, all\u2019epoca del suo primo incontro con l\u2019opera di Fontana<strong> a Berlino nei primi anni Sessanta, quando gli ambienti artistici parlavano della fine della pittura, \u00abil nero del taglio apriva a un barlume di speranza\u00bb;<\/strong> \u00abla speranza cio\u00e8 che, nel mezzo, potesse esserci qualcosa\u00bb.<br \/>\n<strong>Nel 1969 Baselitz ha iniziato a dipingere le sue composizioni a testa in gi\u00f9. Questa scelta rivoluzionaria<\/strong> \u00e8 stata il suo modo di sfidare le convenzioni di un mezzo che allora era considerato irrimediabilmente convenzionale. L\u2019artista afferma di essere stato affascinato dal contenuto dell\u2019opera di Fontana perch\u00e9 \u00ab\u00e8 inconcepibile senza forma\u00bb, mentre l\u2019inversione di Baselitz, presente in tutte le opere esposte in mostra, serve a svuotare la forma apparentemente figurativa del suo contenuto. Come scrive Flavia Frigeri nel catalogo che accompagna la mostra, \u00ab\u00e8 nel far prevalere l\u2019oggetto della pittura sul soggetto dipinto\u00bb che i due artisti si incontrano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baselitz spesso conferisce alla sue opere titoli in cui coglie spesso l\u2019occasione per giocare con le parole, a volte denotano un riferimento o un\u2019idea, altre volte rappresentano un frammento di conversazione quotidiana. Fontana viene nominato, attraverso questi giochi di parole, in molti deititoli stravaganti delle opere in mostra. Anche Fontana utilizzava la parola come estensione dell\u2019opera, inscrivendo spesso frasi enigmatiche sul retro delle sue opere, come un diario di pensieri che spaziavano dal filosofico al mondano. \u00abUn contrappunto domestico e poetico al gesto che taglia silenziosamente la tela\u00bb, scrive Luca Massimo Barbero nel suo saggio per il catalogo della mostra, che Baselitz trasforma \u00abin titoli, in un suono ulteriore\u00bb. <strong>Baselitz \u00e8 un autodidatta del linguaggio di Fontana<\/strong> attraverso il quale d\u00e0 forma a un gioco linguistico criptato che, nelle parole di Frigeri, \u00abavvolge questa amicizia immaginaria in un velo di umorismo e mistero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baselitz e Fontana sembrano interagire e dialogare livelli molteplici nel corso della mostra, ma Barbero sostiene che i due artisti, in definitiva, non sono legati da \u00abuna vicinanza formale o da un\u2019affinit\u00e0 di linguaggio, ma da una tensione comune. In altre parole, l\u2019idea che l\u2019arte non rappresenti ma annunci, che non descriva ma evochi, che sia innanzitutto un atto di apertura verso l\u2019origine\u00bb.<br \/>\nL\u2019incontro tra i due artisti d\u00e0 vita a un dialogo che attiva il senso latente dell\u2019unione tra il cosmico e il corporeo che si cela sotto la superficie delle loro opere, incentrate sull\u2019infinita materia oscura che entrambi esplorano.<br \/>\n<strong>Il taglio \u00e8 stato l\u2019\u201caurora\u201d dell\u2019impegno di Baselitz con Fontana:<\/strong> un punto di partenza per un dialogo molto pi\u00f9 profondo. Come aggiunge Barbero: <strong>\u00ab\u00c8 l\u00ec, in quella fenditura, che Baselitz ha potuto vedere l\u2019arte diventare la soglia tra il suono e la visione<\/strong>, tra la carne e lo spazio e, infine, tra il gesto e l\u2019\u201cinizio\u201d\u00bb: una nascita della forma che \u00abnon \u00e8 data ma ha origine\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo con saggi di Flavia Frigeri, Curatorial and Collections Director della National Portrait Gallery di Londra, e di Luca Massimo Barbero, Membro della Commissione Artistica Fondazione Lucio Fontana e importante studioso dell\u2019opera di Fontana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 FOTO COPERTINA &#8220;Aprite gli occhi !&#8221; 2010 stampa a mano con tecnica dello zucchero su metallo &#8211;<\/strong> particolare di Grazia Seregni Copyright\u00a9 All rights reserved<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mostra inaugurale Galleria Thaddaeus Ropac Milano Georg Baselitz &amp; Lucio Fontana L\u2019aurora viene 20 settembre \u2014 21 novembre Piazza Belgioioso, 2 Milano Thaddaeus Ropac Milano<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":151856,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896],"tags":[32341],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/151823"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=151823"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/151823\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":151858,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/151823\/revisions\/151858"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/151856"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=151823"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=151823"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=151823"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}