{"id":152097,"date":"2025-10-03T18:57:44","date_gmt":"2025-10-03T16:57:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=152097"},"modified":"2025-10-05T16:03:21","modified_gmt":"2025-10-05T14:03:21","slug":"mostre-a-vicenza-arzignano-dal-3-ottobre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=152097","title":{"rendered":"Mostre a Vicenza &#8211; Arzignano dal 3 ottobre MATERM\u00c0NIA\/MATERMAN\u00ccA"},"content":{"rendered":"<p>03 ottobre 2025 \u2013 24 gennaio 2026<\/p>\n<p>MATERM\u00c0NIA\/MATERMAN\u00ccA<br \/>\nArtisti: Marta Allegri, Mats Bergquist, Gregorio Botta, Diego Sold\u00e0, \u017deljana Vidovi\u0107 e Stefano Mario Zatti<br \/>\nA cura di Elena Dal Molin e Marco Mioli<\/p>\n<figure id=\"attachment_152102\" aria-describedby=\"caption-attachment-152102\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-20.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-152102\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-20-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-20-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-20-453x300.jpg 453w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-20.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-152102\" class=\"wp-caption-text\">Installation view MATERM\u00c0NIA\/MATERMAN\u00ccA, Atipografia. Ph. Eleonora Vaccaretti<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Atipografia<\/strong><br \/>\n<strong>Piazza Campo Marzio, 26<\/strong><br \/>\n<strong>Arzignano, Vicenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019idea che l\u2019arte sia un gesto di esplorazione ed espressione delle complessit\u00e0 del nostro tempo nasce il nuovo ciclo di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>tre mostre di Atipografia, dedicato all&#8217;esplorazione della tridimensionalit\u00e0 dell&#8217;essere umano.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<figure id=\"attachment_152099\" aria-describedby=\"caption-attachment-152099\" style=\"width: 199px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-18.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-152099\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-18-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-18-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-18.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-152099\" class=\"wp-caption-text\">Installation view MATERM\u00c0NIA\/MATERMAN\u00ccA, Atipografia. Ph. Eleonora Vaccaretti<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iniziativa mette <strong>in evidenza il sacro come elemento essenziale dell\u2019arte,<\/strong> in un momento storico in cui la contemporaneit\u00e0 tende ad allontanarsi da questa prospettiva.<\/p>\n<figure id=\"attachment_152101\" aria-describedby=\"caption-attachment-152101\" style=\"width: 199px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-19.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-152101\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/unnamed-19-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-152101\" class=\"wp-caption-text\">Installation view MATERM\u00c0NIA\/MATERMAN\u00ccA, Atipografia. Ph. Eleonora Vaccaretti<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al centro del percorso si trova<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il tema della Maternit\u00e0,<\/strong> un\u2019indagine sulla sua dimensione emotiva e sulla sua forza espressiva, capace di aprire varchi nell&#8217;intimo ma anche di costruire un senso di collettivit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A cura di Elena Dal Molin,<\/strong> <strong>direttrice della Galleria, e Marco Mioli,<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Materm\u00e0nia\/Materman\u00eca \u00e8 il primo episodio di una trilogia<\/strong> che parte dal tema della maternit\u00e0,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>esplorato da sei artisti contemporanei,<\/strong> nella sua dimensione intima e come esperienza collettiva. Il progetto, in programma dal 3 ottobre 2025 al 24 gennaio 2026 nasce da una serie di dibattiti avvenuti in Galleria tra gli artisti, i curatori e gli amici di Atipografia.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere di Marta Allegri, Mats Bergquist, Gregorio Botta, Diego Sold\u00e0, Zeljana Vidovic e Stefano Mario Zatti si intrecciano in un percorso che affronta i temi della vita, della nascita e della generazione, attraverso l\u2019uso di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>materiali complessi e simbolici: encausto, cera, alabastro, metallo, argilla e carta<\/strong>. Un dialogo che unisce materia e spiritualit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dice Elena Dal Molin: \u00abForse senza rendercene conto viviamo in un mondo sempre pi\u00f9 bidimensionale, dove l\u2019annullamento della superstizione ha finito per cancellare anche l\u2019estasi, la gloria, il senso del sacro. Il primo atto di resistenza \u00e8 proprio nel dare alla luce, la maternit\u00e0: il primo atto collettivo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A suggerire il titolo del primo capitolo del nuovo programma espositivo \u00e8 la<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Grotta di Matermania a Capri,<\/strong> luogo sacro dedicato alla dea Cibele (Magna Mater), simbolo primordiale di maternit\u00e0, caos creativo e potenza generativa.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa nascita \u00e8 un gesto che trascende l\u2019individuo: nella maternit\u00e0 vivono l\u2019io e il noi, \u00e8 l\u2019evento intimo da cui nascono legami, societ\u00e0, cosmogonie\u00bb, suggerisce Marco Mioli, co-curatore della mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il percorso espositivo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apre la mostra una produzione inedita di<strong> Gregorio Botta (Napoli, 1953<\/strong>) espressione della sua poetica attraverso <strong>strutture sospese, rarefatte, con cui dichiara la fragilit\u00e0<\/strong> del sentire esistenziale e dell\u2019immagine. Nel suo lavoro Matermania <strong>una grande cornice in cera a parete<\/strong> accoglie al suo interno<strong> un elemento rettangolare in alabastro.<\/strong> Subito sotto una mensola in vetro sorregge <strong>una coppa in cera contenente latte.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Il rapporto tra la materia della cornice e l\u2019alabastro<\/strong> \u00e8<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>lo stesso della cera della coppa e il latte.<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> \u00c8 un\u2019annunciazione laica,<\/strong> svuotata dell\u2019immagine, che accoglie, contiene e allo stesso tempo dona.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marta Allegri (Bologna, 1961) partecipa all\u2019esposizione con tre lavori, tra cui Eva (1999),<\/strong> che<strong> si sofferma sul parto<\/strong> come simbolo di ogni nascita, un atto di generazione che riflette ci\u00f2 che sta all\u2019origine della vita stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguire, nel percorso si incontra <strong>Diego Sold\u00e0 (Arzignano, 1981), protagonista con una scultura realizzata nel corso di diversi anni,<\/strong> attraverso un processo di <strong>stratificazione di tempera di diversi colori, dal titolo Madre (2020-2023)<\/strong>, <strong>la cui forma ricorda quello di una conchiglia a spirale.<\/strong> A partire dal processo pittorico e dalla paziente ripetizione quotidiana, l\u2019artista d\u00e0 forma a corpi tridimensionali e scultorei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra prosegue con <strong>Amare (2023-2024), la serie di ceramiche di Zeljana Vidovic (Lussin Piccolo, Croazia, 1982) nate da un\u2019esperienza intima legata alla maternit\u00e0 come profondo processo di metamorfosi interiore e come possibilit\u00e0 di trasformazione<\/strong> attraverso la creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le opere esposte di <strong>Stefano Mario Zatti, Efrem, documenta la crescita del figlio attraverso un gesto rituale: dal giorno della sua nascita (2017), a ogni luna piena,<\/strong> l\u2019artista ne disegna con i pastelli colorati la sagoma, <strong>registrando il passaggio del tempo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiude il percorso espositivo<strong> l\u2019opera di Mats Bergquist (Stoccolma, 1960). Il tema della maternit\u00e0 \u00e8 affrontato dall\u2019artista nell&#8217;opera Venus con la tecnica dell&#8217;encausto,<\/strong> la cui forma,<strong> tra il pieno e il vuoto<\/strong>, indaga la nascita ed evocano la presenza su superfici monocrome e silenziose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I lavori in mostra, si legano tra loro nell\u2019idea che nascita e maternit\u00e0 siano eventi capaci di plasmare la vita individuale e trasformarla, e che l\u2019arte sia uno gesto capace di offrire occasioni di riflessione collettiva, ma anche di toccare le corde pi\u00f9 personali dell\u2019individuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere dei sei artisti costellano lo spazio con la loro matericit\u00e0 leggera, come presenze in potenza nel tentativo di elevarsi e come atto di resistenza poetica contro l\u2019esaltazione dell\u2019individuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si inserisce a pieno titolo nella programmazione culturale di Atipografia che coniuga l\u2019attenzione verso pratiche artistiche capaci di attivare un dialogo con il contesto culturale e sociale di riferimento, e con le tensioni del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo progetto Atipografia invita il pubblico a un incontro diretto con l\u2019arte come spazio di riflessione e consapevolezza, offrendo un itinerario che unisce ricerca estetica e tensione spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ATIPOGRAFIA<br \/>\nPiazza Campo Marzio, 26<br \/>\n36071 &#8211; Arzignano (VI) \u2013 Italia<br \/>\nwww.atipografia.it\/home<br \/>\ninfo@atipografia.it | Tel: 04441807041<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Orari<\/strong><br \/>\n<strong>dal marted\u00ec al sabato dalle ore 9:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:30<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BIOGRAFIE ARTISTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MARTA ALLEGRI \u00e8 nata nel 1961, ha vissuto per molti anni a Lovere sul lago d\u2019Iseo (BG), ora risiede a Cavarzere (VE). Docente di Scultura all\u2019Accademia di Belle Arti di Bologna.<br \/>\nAttratta dai luoghi abbandonati, dal 2006 al 2011 con Carmine Tornincasa risana una vecchia casa colonica nella campagna veneta. Continua ad approfondire la ricerca sugli spazi dismessi e dal 2014 con Progetto Borca riattiva gli \u201calloggi delle religiose\u201d dell\u2019ex colonia dell\u2019Eni, di Borca di Cadore (BL). Gli interventi in questo spazio hanno un carattere temporaneo che riguarda un\u2019idea di cura che prevede un continuo ritorno in questo luogo, un fare e disfare in un tempo rallentato che rigenera lo spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MATS BERGQUIST (1960) nato a Stoccolma, vive e lavora a Lo\u0308vestad, Svezia.<br \/>\nLe opere di Mats Bergquist sono realizzate in encausto e protendono alla stessa eternit\u00e0 delle icone. L\u2019opera d\u2019arte, spogliata di qualsiasi segno, figura e spesso anche colore, spinge lo spettatore in una dimensione di concentrazione e meditazione, fino a diventare un\u2019immagine ierofanica. E\u0300 questo il concetto di cui e\u0300 intrisa tutta l\u2019opera dell\u2019artista, che egli stesso condensa in questa affermazione: \u201cOgni quadro deve essere una preghiera\u201d. E\u0300 uno slancio vitale sempre inquadrato in una dimensione contemplativa. Nell\u2019opera di Mats Bergquist, pittura e scultura si evocano per ricercare delle coordinate spazio-temporali incrinate, che altro non sono che una tensione verso una dimensione ulteriore.<br \/>\nLe sue opere sono state esposte in numerose mostre, sia personali che collettive, svoltesi presso gallerie ed istituzioni pubbliche italiane e straniere, tra cui: Kunst-Station Sankt Peter Ko\u0308ln, Colonia (2011); Gunnar Olsson Gallery, Stoccolma (2013); Atipografia, Arzignano (2015); MANN &#8211; Museo Archeologico Nazionale Napoli, Napoli (2016); Galleria San Fedele, Milano (2018); Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, Bologna (2019); Der Moderne, Monaco (2019); Galerie Wichtendahl, Berlino (2021); Royal Swedish Academy of Fine Arts, Stoccolma (2022); Galleri Weinberger Schandorff, Copenaghen (2023); Galleri Thomas Wallner, Simris, Svezia (2022 \u2013 2024). Ha prodotto installazioni pubbliche, tra cui: Sweden House, Bruxelles (2009); Bocconi University, Milano (2011); Chiesa di San Fedele, Milano (2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GREGORIO BOTTA nasce a Napoli nel 1953, vive e lavora a Roma.<br \/>\nArtista di adozione romana, studia all\u2019Accademia di Belle Arti di Roma dove segue i corsi di Toti Scialoja. Dopo la prima personale presso la galleria Segno di Roma nel 1991, riceve grande attenzione dalla critica in occasione di diverse esposizioni in molte gallerie italiane e estere. Una ricerca sull\u2019encausto mette Botta in relazione con la cera, materia che segner\u00e0\u0300 a lungo il suo lavoro. Quest\u2019amore iniziale lo porta poi a creare opere con il vetro, il piombo, il ferro, e con elementi naturali quali il fuoco, l\u2019acqua, l\u2019aria. L\u2019arte di disegnare con la luce, con la trasparenza e con la leggerezza gli permette di creare opere sempre pi\u00f9 rarefatte che sottolineano un\u2019arte del togliere, e che si pongono al confine della visibilit\u00e0\u0300. Si tratta di una ricerca di radicale essenzialit\u00e0\u0300 sia negli elementi sia nelle forme. Sue opere appartengono a collezioni pubbliche e private, tra cui: Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna, MAXXI, Macro, Roma; Palazzo delle Esposizioni, Collezione La Farnesina; Madre, Napoli; Mart, Rovereto; Musma, Matera; European Community Bank, Francoforte; Philip Morris, New York.<br \/>\nHa esposto in numerose gallerie italiane e straniere, nonch\u00e9 in diverse istituzioni pubbliche tra cui: la Fondazione VOLUME! (nel 2009 e nel 2024), a Palazzo Te a Mantova (2014), MAC di Lima (2015) e Mac di Santiago del Chile (2016), al Forte di Bard in Val d\u2019Aosta (2017). Nel 2020 espone alla Galleria Nazionale d\u2019arte Moderna a Roma, nel 2025 espone in Atipografia e presso il MAN di Nuoro. Ha firmato le scenografie di tre spettacoli di Sergio Rubini: Delitto e Castigo, Dracula e Il caso Jekyll. Scrittore e saggista, ha pubblicato per Einaudi Pollock e Rothko, il gesto e il respiro e per Laterza Paul Klee, genio e regolatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DIEGO SOLD\u00c0 (1981) nato a Arzignano (Vi), vive e lavora a Chiampo (Vi).<br \/>\nFin dall\u2019inizio della sua attivit\u00e0 ha analizzato e modificato la struttura dell\u2019atto pittorico e della materia condizionandone il risultato. La sua ricerca non si limita solo ad utilizzare la pittura, ma innerva tutta la sua osservazione sul significato, la potenza e la forza narrativa e suggestiva del colore da cui questa si genera.<br \/>\nNegli ultimi anni si \u00e8 focalizzato in particolare sulla stratificazione di elementi evidenziando una processualit\u00e0 del dipingere unita all\u2019estetica della materia. Le pitture-sculture di Solda\u0300 sono strati monocromi di tempera stesi quotidianamente per anni; una pittura che da\u0300 forma al tempo nel suo realizzarsi nello spazio. L\u2019opera cresce ad ogni passaggio del pennello, una cura quotidiana.<br \/>\nGiovanissimo, Diego Sold\u00e0 inizia ad esporre in laguna partecipando alla 83.ma, 84.ma e 85.ma collettiva Bevilacqua La Masa e prende parte a numerose mostre collettive e personali, esponendo, tra gli altri, presso: Museo della Permanente, Milano (2002); Basilica Palladiana, Vicenza (2004); Pinacoteca Nazionale, Bologna (2007); Galleria Arrivada, Coira, Svizzera (2013); Galleria Cart, Monza (2014); Palazzo Monferrato, Alessandria (2015); Galleria San Fedele, Milano (2016); Forte di Gavi, Alessandria (2016); Dimora Artica, Milano (2016); Surplace Artspace, Varese (2018); Atipografia, Arzignano, Vicenza (2023); Studio La Citt\u00e0, Verona (2024, 2025).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u017dELJANA VIDOVI\u0106 (Lussin Piccolo,1982) \u00e8 una ceramista e artista croata con una formazione in architettura presso l&#8217;universit\u00e0 di Venezia. Il suo lavoro esplora l\u2019incontro tra pensiero architettonico e sensibilit\u00e0 materica, dando forma a opere scultoree essenziali, costruite a mano. Ispirata all\u2019estetica wabi-sabi, indaga la trasformazione delle emozioni in materia, in un processo intimo e alchemico.<br \/>\nNel 2025 partecipa alla Milano Design Week, con opere presentate al Salone del Mobile e selezionate per una mostra nel circuito del Fuorisalone. Le sue ceramiche sono incluse nel catalogo ufficiale DePadova 2025 e presentate presso la galleria Casa Gregotti a Milano.<br \/>\n\u00c8 stata inoltre selezionata per 1000 Vases (Paris Design Week \/ Maison&amp;Objet) e per la mostra internazionale Ceramics in Love a Castellamonte (TO). Le sue opere fanno parte di collezioni private e sono state pubblicate su Vogue Adria, Journal, A Casa Magazine e Super1\/Telegram.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">STEFANO MARIO ZATTI (1983), nato a Padova, vive in provincia di Venezia.<br \/>\nLe sue opere nascono dallo studio delle tradizioni spirituali dell&#8217;uomo. E\u0300 nell&#8217;intimit\u00e0 personale che le opere dell&#8217;artista trovano la loro origine, per arrivare inaspettatamente a una qualche verit\u00e0, una radice necessaria.<br \/>\nLa parola come atto creativo \u00e8 centrale nella ricerca di Stefano Mario Zatti. Si va dalla rappresentazione puramente simbolica, dove la parola non \u00e8 un elemento mostrato, ma sotteso &#8211; come se i sentimenti fossero trasformati in grafica e la grafica in sentimenti &#8211; a opere in cui l&#8217;elemento grafico stesso mostra la parola come atto finale e fondante della rappresentazione.<br \/>\nCon il progetto Riserva Artificiale, ha partecipato a diverse mostre, tra le quali: \u201c50. Esposizione Internazionale d\u2019Arte della Biennale di Venezia\u201d (Venezia, 2003); \u201cEmergenze\u201d (Fondazione Pistoletto, Biella, Torino, 2004); \u201cEmpowerment. Cantiere Italia, radiografia dell\u2019Italia che cambia attraverso 60 artisti\u201d (Museo d\u2019Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova, 2004); \u201cPetrologiche\u201d (Galleria A+A, Venezia, 2004). Ha successivamente esposto, con il proprio nome, nell\u2019ambito delle collettive: \u201cAchtung\u201d (Accademia di Belle Arti, Vienna, 2006); St\u00f6rung Festival (Barcelona, Spagna, 2008 &#8211; 2014); \u201cLe latitudini dell\u2019arte\u201d (Genova, 2017 &#8211; Berlino, 2023). Dal 2007 la sua ricerca diventa intima e introversa, ma continua. Il risultato e\u0300 un imponente corpus di lavori suddiviso in 17 mondi che, nel 2016 viene conosciuto da Elena Dal Molin, dando vita ad una prolifica collaborazione che porta prima alla collettiva \u201cTre anni sulla pietra\u201d, poi alle mostre personali \u201cEcumene\u201d (2019) e \u201cLa forma delle parole\u201d (2023) presso Atipografia ad Arzignano (VI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ATIPOGRAFIA<br \/>\nAtipografia ad Arzignano, in provincia di Vicenza, riapre nel maggio 2022 con spazi completamente rinnovati e con un progetto culturale inedito. L\u2019antica tipografia arzignanese d\u00e0 vita a un programma che coniuga la dimensione commerciale con la vocazione culturale, attraverso la duplice azione di una associazione culturale e di una galleria commerciale. Questa dimensione ibrida integra e completa il lavoro che Elena Dal Molin ha condotto per anni a sostegno e sviluppo delle arti e degli artisti, dando vita a un crocevia del contemporaneo nel cuore del Nord-Est. La nuova identit\u00e0 si colloca nel segno della prosecuzione di luogo per gli artisti, per le persone e per le idee che da sempre Atipografia ha voluto disegnare.<br \/>\nMentre infatti prosegue l\u2019attivit\u00e0 storica dell\u2019Associazione, iniziata nel 2014 come no-profit per residenze d\u2019artista e progetti site-specific, l\u2019apertura della galleria d\u2019arte contemporanea proporr\u00e0 una nuova stagione di progetti espositivi e una propria scuderia di artisti di diverse generazioni e provenienza geografica. Il progetto di Atipografia riprende cos\u00ec il suo corso con una rinnovata energia, scandita anche dagli ingenti lavori di adeguamento funzionale iniziati alla vigilia della pandemia, realizzati dallo studio AMAA che si \u00e8 occupato del progetto di restauro, realizzando ambienti di grande fascino in cui fare ricerca, esporre, incontrarsi e persino abitare.<br \/>\nLa mostra personale di Arcangelo Sassolino (1967), Il vuoto senza misura, promossa dall\u2019Associazione, ha inaugurato la riapertura degli spazi rinnovati il 21 maggio scorso. Altre mostre: Unplugged di Mats Bergquist, Gregorio Botta, Mirko Baricchi, Mattia Bosco; Limbo Incerto di Denis Riva; La forma delle parole di Stefano Mario Zatti a cura di Robert Phillips e Matilde Nuzzo; La cava delle nuvole bianche di Diego Sold\u00e0 a cura di Luca Massimo Barbero; Luminous Terrain mostra collettiva di Yulia Iosilzon, Grace Mattingly e Guendalina Cerruti; Rhizoma di Josh Rowell a cura di Andrea Maffioli; Babel, mostra personale di Mirko Baricchi; La citt\u00e0 fantastica, una mostra di Piero Fogliati in collaborazione con l\u2019Archivio Fogliati; Olhares, prima mostra personale in Europa del giovane artista brasiliano Tarcisio Veloso; Disgelo, una personale di Gregorio Botta; MASQUERADE dell\u2019artista Nero\/Alessandro Neretti, con un testo critico di Milovan Farronato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>03 ottobre 2025 \u2013 24 gennaio 2026 MATERM\u00c0NIA\/MATERMAN\u00ccA Artisti: Marta Allegri, Mats Bergquist, Gregorio Botta, Diego Sold\u00e0, \u017deljana Vidovi\u0107 e Stefano Mario Zatti A cura<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":152100,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[32374],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/152097"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=152097"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/152097\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":152107,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/152097\/revisions\/152107"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/152100"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=152097"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=152097"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=152097"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}