{"id":153026,"date":"2025-10-18T17:56:58","date_gmt":"2025-10-18T15:56:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=153026"},"modified":"2025-10-18T17:57:27","modified_gmt":"2025-10-18T15:57:27","slug":"mostre-a-bergamo-il-respiro-nascosto-delle-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=153026","title":{"rendered":"Mostre a Bergamo &#8211; Torre Pallavicina &#8211; Il respiro nascosto delle cose"},"content":{"rendered":"<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una mostra, che \u00e8 anche l&#8217;occasione per visitare un palazzo cinquecentesco e una localit\u00e0; che meritano la nostra attenzione.<\/p>\n<h3 class=\"exibart-article-title-after-date\">Il respiro nascosto delle cose. Omaggio a H\u00e9l\u00e8ne<\/h3>\n<p>Sino al 2 novembre 2025<\/p>\n<div class=\"exibart-event-label\">Curatore <a title=\"Alberto Fiz\" href=\"https:\/\/www.exibart.com\/artista-curatore-critico-arte\/alberto-fiz\/\"><span class=\"exibart-event-curatori\">Alberto<\/span>\u00a0<span class=\"exibart-event-curatori\">Fiz<\/span><\/a><\/div>\n<div>\n<figure id=\"attachment_153036\" aria-describedby=\"caption-attachment-153036\" style=\"width: 197px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-tty.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-153036\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-tty-197x300.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-tty-197x300.jpg 197w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-tty.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-153036\" class=\"wp-caption-text\">Installazione<strong> Jacob Hashimoto<\/strong> Ivy 2000-01 con la bici di Dario Pegoretti decorata da Hashimoto<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Bergamo &#8211; Palazzo Oldofredi a <strong>Torre Pallavicina; con i suoi palazzi storici e una storia che risale all\u2019epoca romana,<\/strong> \u00e8 diventata dal 2012 sede d\u2019importanti mostre d\u2019arte contemporanea.<\/div>\n<div>\n<figure id=\"attachment_153035\" aria-describedby=\"caption-attachment-153035\" style=\"width: 263px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-t.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-153035\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-t-263x300.jpg\" alt=\"\" width=\"263\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-t-263x300.jpg 263w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1-mostre-t.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 263px) 100vw, 263px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-153035\" class=\"wp-caption-text\">Anna Galtarossa Dungeon lullaby 2025 tecnica mista particolare<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>Presso la sede del <strong>cinquecentesco Palazzo Oldofredi Tadini Botti a Torre Pallavicina,<\/strong> nella quiete della <strong>pianura bergamasca,<\/strong> viene proposta Il respiro nascosto delle cose. Omaggio a H\u00e9l\u00e8ne (visitabile fino al 2 novembre), un\u2019ampia mostra a cura di Alberto Fiz a cui <strong>partecipano 13 artisti:<\/strong> Stuart Arends, Gabriele Basilico, Eelco Brand, Luigi Carboni, Vincenzo Castella, Arthur Duff, Anna Galtarossa, Herbert Hamak, Jacob Hashimoto, Emil Lukas, Julia Mangold, Hiroyuki Masuyama, Franco Passalacqua.<\/p>\n<p>Pur proponendo linguaggi differenti,<\/p>\n<ul>\n<li><strong>gli artisti sono accomunati da un medesimo atteggiamento nei confronti dell\u2019arte, intesa come ricerca intima<\/strong> e segreta che rifiuta ogni forma di apparenza.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Molti di loro, sin dall\u2019inizio del Terzo Millennio, sono presenze fisse del percorso sviluppato da H\u00e9l\u00e8ne de Franchis nella galleria Studio La Citt\u00e0 di Verona.<\/p>\n<p><strong>Per alcuni, il debutto \u00e8 di molto precedente e risale agli anni Novanta<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La prima personale di Carboni a Verona \u00e8 datata 1990,<\/strong> mentre Emil Lukas fa il suo ingresso in galleria nel 1993; Stuart Arends e Herbert Hamak invece erano in squadra sin dal 1996, quando hanno partecipato alla collettiva &#8230;e la chiamavano pittura&#8230;<\/p>\n<ul>\n<li><strong>A lei, recentemente scomparsa, \u00e8 dedicata questa rassegna<\/strong> che non ha nulla di retorico o banalmente celebrativo ma, secondo quanto afferma il curatore Alberto Fiz,<\/li>\n<li>\u201csi pone <strong>come occasione per riflettere sulla personalit\u00e0 di H\u00e9l\u00e8ne<\/strong>, una figura fondamentale e assolutamente imprescindibile che, attraverso le sue <strong>scelte, spesso trasgressive, ha saputo imporre un proprio linguaggio<\/strong> opponendosi all\u2019omologazione che troppo spesso caratterizza il sistema dell\u2019arte e del mercato.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Senza mai accettare le regole di movimenti istituzionalizzati o di esperienze metabolizzate, ha sviluppato, con sensibilit\u00e0 e coerenza, un <strong>progetto indipendente<\/strong> e libero da ogni forma di condizionamento\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il respiro nascosto delle cose, che ha come riferimento il titolo della mostra organizzata da H\u00e9l\u00e8ne nel 2001,<\/strong> accomuna artisti che insieme non avevano mai esposto (in questo caso poi vengono presentati <strong>due lavori inediti di Anna Galtarossa e di Arthur Duff),<\/strong> dando vita a una dialettica imprevedibile dove<\/p>\n<ul>\n<li><strong>le affinit\u00e0 elettive non impediscono il confronto tra stili e linguaggi differenti. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Cos\u00ec, nel primo <strong>grande ambiente di Palazzo Oldofredi l\u2019ambigua astrazione di Stuart Arends, con la trama che appare sempre sul punto di disfarsi,<\/strong> sviluppa un <strong>dialogo inedito con le imponenti costruzioni monocromatiche in metallo di Julia Mangold<\/strong>, dove lo spettatore \u00e8 invitato a fare esperienza di luoghi improvvisamente alterati dai suoi interventi. In un angolo della sala, lo spettatore pu\u00f2 scoprire due piccole opere su supporto in legno, una con elementi rossi e l\u2019altra grigia. <strong>Sono state realizzate a quattro mani da Arends e da H\u00e9l\u00e8ne (proprio lei compare nel titolo)<\/strong> che ha lasciato in superficie le proprie impronte in un gioco ironico di condivisione e di responsabilit\u00e0 dove a cadere nella rete \u00e8 la pittura stessa.<\/p>\n<p>Ma illusioni e allusioni tracciano l\u2019intero percorso della mostra: <strong>se Gabriele Basilico ci pone di fronte all\u2019architettura dello spazio, Emil Lukas, al contrario, lo simula inventando stratificazioni di elementi casuali<\/strong>, rifiuti compresi, che vanno incontro a un reale solamente immaginato.<\/p>\n<p>Straniante \u00e8 poi l\u2019intervento di <strong>Vincenzo Castella che sovrappone, come fossero layers, le grandi fotografie del Martirio e trasporto del corpo decapitato di San Cristoforo di Andrea Mantegna<\/strong> nella sala centrale del Palazzo affrescata con soggetti ispirati alla Favola di Amore e Psiche di Apuleio.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 s\u2019inserisce la <strong>pittura lenticolare di Luigi Carboni,<\/strong> che crea un ulteriore <strong>effetto illusionistico con il dittico Lezione bianca<\/strong>, dove la monocromia viene annullata da delicati segni naturalistici. Interferenze e intrusioni si trovano anche <strong>nel cortile esterno con Franco Passalacqua, che ha collocato i suoi Totem stretti e lunghi<\/strong> contrappuntati da una traccia modulare che tende verso l\u2019astrazione, davanti agli affreschi fragili ed evanescenti <strong>ispirati a Castel Sant\u2019Angelo<\/strong>.<\/p>\n<ul>\n<li>Ma la rassegna si sviluppa anche <strong>nelle suggestive cantine in mattoni con volta a botte del Palazzo<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tre spazi ambientali che assumono ciascuno una propria identit\u00e0: <strong>Anna Galtarossa dispone al centro della sala Dungeon Lullaby, un\u2019installazione inedita assai problematica dove l\u2019evocazione dolce della ninna-nanna si associa al tema del carcere.<\/strong> Inedito anche l\u2019intervento di <strong>Arthur Duff che mette in scena ulteriori inquietudini<\/strong> proponendo per quest\u2019occasione PREDA, un\u2019opera che si compone di quattro proiettori laser destinati a interagire con l\u2019ambiente <strong>facendo ruotare le lettere<\/strong> (in questo caso vengono utilizzate le quattro lettere della traduzione inglese prey che hanno lo stesso suono di pray, ovvero \u201cpregare\u201d) intorno a un asse immaginario, ciascuna con una propria orbita. La trilogia viene completata da<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Hiroyuki Masuyama con una serie di light box dedicati a William Turner in una destrutturazione dei suoi dipinti osservati e rielaborati attraverso il medium fotografico.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019ambiguo rapporto con l\u2019immagine \u00e8 rintracciabile anche nelle opere di <strong>Eelco Brand collocate nello spazio in prossimit\u00e0 delle cantine.<\/strong> Sono <strong>animazioni 3D<\/strong> dove il paesaggio ricreato e ibridato non \u00e8 altro che una proiezione dei nostri stati d\u2019animo.<\/p>\n<p>Ma <strong>a Torre Pallavicina si pu\u00f2 prendere parte a una mostra diffusa che coinvolge anche la sconsacrata chiesetta settecentesca di San Rocco dove compare Ivy,<\/strong> una poetica installazione di<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Jacob Hashimoto,<\/strong> <strong>perfettamente integrata nell\u2019ambiente, con aquiloni di bamb\u00f9 e carta che richiamano l\u2019edera evocata dal titolo<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Accanto all\u2019opera, viene collocata <strong>una bicicletta disegnata da Hashimoto del celebre artigiano veronese Dario Pegoretti, disposta \u201cimmobile\u201d su un piedistallo,<\/strong> come se fosse privata del movimento, creando un evidente contrasto con le forme sospese della natura.<\/p>\n<p>Sulla facciata esterna della chiesetta interviene <strong>Herbert Hamak con i suoi classici elementi modulari in resina da cui filtra il blu<\/strong>. Lo fa in continuit\u00e0 con le sue grandi installazioni sui monumenti (famosa \u00e8 quella sulla Cattedrale di Atri) o edifici pubblici che in tal modo sviluppano una nuova dimensione percettiva. Sono opere che cambiano intensit\u00e0 e profondit\u00e0 in base alla luce e al punto di vista di chi guarda, cos\u00ec come avviene per le due colonne a terra collocate nel parco adiacente al Palazzo. Purezza, concentrazione, luce e materia caratterizzano l\u2019indagine dell\u2019artista tedesco che va incontro al respiro nascosto delle cose.<\/p>\n<p><strong>Torre Pallavicina, con i suoi palazzi storici e una storia che risale all\u2019epoca romana,<\/strong> \u00e8 diventata dal 2012 sede d\u2019importanti mostre d\u2019arte contemporanea. Il primo evento \u00e8 stato dedicato a Piero Manzoni in occasione dei cinquant\u2019anni dalla morte. Da allora si sono succeduti artisti di generazioni diverse coinvolti ogni anno da rigorosi progetti curatoriali.<\/p>\n<ul>\n<li>Sono molti i <strong>grandi protagonisti che hanno lasciato il segno a Torre Pallavicina: da Maria Lai a Michelangelo Pistoletto;<\/strong> da Paolo Icaro a Subodh Gupta, da Sergio Lombardo a Alfredo Pirri. Anche la fotografia ha avuto un ruolo significativo coinvolgendo tra gli altri Luigi Ghirri e Francesca Woodman.<\/li>\n<li>Ma \u00e8 soprattutto<strong> il contemporaneo<\/strong> ad aver trovato accoglienza con artisti quali Gianni Caravaggio, Jacopo Benassi, Francesco Arena, Maurizio Donzelli, Maria Elisabetta Novello, Matteo Fato, Paolo Grassino, Simone Berti e Fabrizio Prevedello.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>INFORMAZIONI<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"exibart-event-data\">Dal 19 settembre al 02 novembre 2025<\/div>\n<div class=\"exibart-event-tipologia\">arte contemporanea<\/div>\n<div class=\"exibart-event-label\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"exibart-event-location\" style=\"text-align: justify;\"><a title=\"Palazzo Oldofredi Tadini Botti\" href=\"https:\/\/www.exibart.com\/museo-galleria-arte\/palazzo-oldofredi-tadini-botti\/\">Palazzo Oldofredi Tadini Botti &#8211; <\/a>Bergamo, Vicolo San Rocco, (BG)<\/div>\n<div class=\"exibart-event-label\" style=\"text-align: justify;\">Orario di apertura &#8211; sabato e domenica, ore 15-18, oppure su appuntamento: +39 339 562 9715<\/div>\n<div class=\"exibart-event-vernissage\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una mostra, che \u00e8 anche l&#8217;occasione per visitare un palazzo cinquecentesco e una localit\u00e0; che meritano la nostra attenzione. 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