{"id":153353,"date":"2025-10-21T19:24:17","date_gmt":"2025-10-21T17:24:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=153353"},"modified":"2025-10-21T19:47:15","modified_gmt":"2025-10-21T17:47:15","slug":"mostre-a-brescia-museo-santa-giulia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=153353","title":{"rendered":"Mostre a Brescia &#8211; Museo Santa Giulia &#8211; MATERIAL FOR AN EXHIBITION"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019appuntamento pi\u00f9 atteso della ottava edizione del Festival della Pace, (Brescia, 7-23 novembre 2025),<\/strong><\/p>\n<p>BRESCIA | MUSEO DI SANTA GIULIA<\/p>\n<p>8 NOVEMBRE 2025 \u2013 22 FEBBRAIO 2026<\/p>\n<p><strong>A cura di Sara Alberani<\/strong><\/p>\n<p><strong>MATERIAL FOR AN EXHIBITION<\/strong><\/p>\n<p>Storie, memorie e lotte dalla Palestina e dal Mediterraneo<\/p>\n<figure id=\"attachment_153357\" aria-describedby=\"caption-attachment-153357\" style=\"width: 233px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/11AASunnamed.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-153357\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/11AASunnamed-233x300.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"300\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-153357\" class=\"wp-caption-text\">Dina Mattar, The Peace, opera rimasta sotto le macerie di Gaza durante i bombardamenti del 2023<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra accoglie<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>opere sopravvissute al bombardamento e alla distruzione nel 2023<\/strong> di Eltiqa Group for Contemporary Art, spazio per l\u2019arte contemporanea a Gaza.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partecipare all\u2019ideale ricostituzione di questo spazio artistico sono chiamati due dei fondatori del Collettivo Eltiqa (\u201cIncontro\u201d in arabo), gli artisti Mohammed Al-Hawajri e Dina Mattar. Con loro l\u2019artista libanese Haig Aivazian e l\u2019artista palestinese Leone d\u2019oro a Venezia nel 2007 Emily Jacir.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>tra gli appuntamenti pi\u00f9 attesi dell\u2019ottava edizione del Festival della Pace,<\/strong> mette in luce<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il ruolo dell\u2019arte come pratica capace di costruire relazioni e di tessere legami di solidariet\u00e0<\/strong> tra le geografie del Mediterraneo. Le opere esposte conferiscono consistenza alla memoria, rendono visibili le condizioni materiali, politiche ed emotive che attraversano ogni atto creativo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019arte come motore di cambiamenti sociali e politici:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00e8 questa l\u2019idea alla base del progetto espositivo,<\/strong> dal titolo Material for an Exhibition. Storie, memorie e lotte dalla Palestina e dal Mediterraneo, in programma dall\u20198 novembre 2025 al 22 febbraio 2026, al Museo di Santa Giulia a Brescia.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra, curata da Sara Alberani<\/strong> e promossa dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>riunisce opere di artisti provenienti da zone di conflitto, in particolare dalla regione mediorientale oggi segnata da divisioni e frammentazioni \u2013 da Gaza alla Cisgiordania fino al Libano<\/strong> &#8211; che hanno vissuto in prima persona la quotidianit\u00e0 della guerra e dell\u2019esilio.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">A portare la loro testimonianza artistica e culturale gli artisti internazionali palestinesi Mohammed Al-Hawajri, Dina Mattar e Emily Jacir (Leone d\u2019oro a Venezia nel 2007) e l\u2019artista libanese Haig Aivazian.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Il titolo, Material for an Exhibition, omaggia l\u2019opera Material for a Film di Emily Jacir e richiama la pluralit\u00e0 di linguaggi \u2013 installazioni, video, fotografie, pittura, disegni<\/strong> &#8211; che s\u2019incontrano in mostra, ma anche le difficili condizioni materiali in cui lavorano molti artisti, spesso segnate dalla perdita di opere, archivi, luoghi della memoria e storie tramandate da chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. In Palestina, la nozione stessa di archivio rappresenta oggi uno strumento per continuare a esistere e a resistere.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione propone<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>una visione che va oltre la dicotomia vittimismo\/criminalizzazione<\/strong> nella quale<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>rischia di cristallizzarsi il discorso pubblico intorno alla causa palestinese<\/strong> e, pi\u00f9 in generale, al contesto mediorientale e mediterraneo e<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>intende sottolineare il valore dell\u2019arte<\/strong> come<strong> mezzo per difendere e consolidare legami di solidariet\u00e0<\/strong> tra le diverse geografie del Mediterraneo, aprendo spazi di apprendimento e confronto nei quali sia possibile immaginare diverse alternative agli scenari di guerra.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iniziativa \u00e8 <strong>l\u2019appuntamento pi\u00f9 atteso della ottava edizione del Festival della Pace, (Brescia, 7-23 novembre 2025),<\/strong> dove la Fondazione Brescia Musei \u00e8 tradizionalmente parte attiva nella organizzazione di una mostra che dia voce alle storie di artisti internazionali le cui opere richiamino al ruolo della cultura come strumento fondamentale di ogni processo finalizzato a costruire e stabilire giustizia e pace e testimone di resilienza e sopravvivenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo si apre con i dipinti e i disegni degli artisti palestinesi Mohammed Al-Hawajri (1976) e Dina Mattar (1985), co-fondatori di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Eltiqa Group for Contemporary Art, (\u201cEltiqa\u201d in arabo \u201cincontro\u201d), una delle prime gallerie d&#8217;arte contemporanea nella Striscia di Gaza.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La galleria, dal 2000, <strong>ha svolto un ruolo fondamentale nel sostenere gli artisti locali ed emergenti, attraverso laboratori e mostre<\/strong>. Nel dicembre 2023, l\u2019edificio che la ospitava \u00e8 stato bombardato, ma il suo lascito continua in esilio, grazie al salvataggio da parte del collettivo e degli stessi Al-Hawajri e Mattar di alcune opere presenti negli spazi espositivi e nei magazzini e ora custodite tra gli Emirati di Sharjah e Dubai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli spazi del Museo accolgono queste opere:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>opere salvate, che hanno viaggiato insieme agli artisti<\/strong> che le hanno prodotte e<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>attraverso le quali si mostra un altro volto di Gaza<\/strong>:<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>non soltanto quello della distruzione, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ma quello della quotidianit\u00e0<\/strong>, <strong>della cultura tramandata,<\/strong> dei luoghi della memoria e quindi<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>di un rifiuto a scomparire, di una volont\u00e0 di resistere<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginando che Eltiqa prenda nuova vita negli spazi del Museo di Santa Giulia, la Fondazione Brescia Musei ha offerto a Mohammed Al-Hawajri e Dina Matta<strong>r l\u2019opportunit\u00e0 di trascorrere un periodo di residenza a Brescia per produrre nuove opere.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il lavoro di Mohammed Al-Hawajri<\/strong> si distingue per una ricerca che intreccia memoria storica e vita quotidiana del suo popolo. Le sue opere, spesso caratterizzate da<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ironia e paradosso,<\/strong> raccontano l\u2019esperienza dell\u2019occupazione in Palestina, trasformando immagini di conflitto in scene che mescolano dolore e immaginazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne sono esempio la serie <strong>The Animal Farm (2011) e i grandi dipinti dedicati al patrimonio culturale palestinese e all\u2019interdipendenza tra esseri umani e animali,<\/strong> o la serie <strong>Maryam (2015), in cui la madre dell\u2019artista \u00e8 ritratta come simbolo della forza femminile<\/strong> nel mondo arabo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mostra figurano anche <strong>numerosi dipinti su carta dedicati allo spazio domestico di Gaza,<\/strong> tema condiviso con <strong>Dina Mattar, che esplora la quotidianit\u00e0 come luogo di affetti e memoria<\/strong> a rischio di scomparsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mattar<\/strong> descrive la vita a Gaza nella sua quotidiana resistenza, utilizzando <strong>la pittura come strumento di gioia e di lotta.<\/strong> Le sue tele e i suoi disegni, dalle linee delicate e dai colori intensi, sono influenzati dalla pittura di Joan Mir\u00f3 e raffigurano spesso figure femminili e <strong>scene della vita di tutti i giorni, legate alla memoria familiare e all\u2019immaginario popolare palestinese<\/strong>. Il suo lavoro riflette sull\u2019arte come custodia di affetti, intimit\u00e0 e narrazioni personali, anche in contesti di violenza e privazione dei diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra prosegue con<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019artista libanese Haig Aivazian (1980), la cui ricerca, basata su un linguaggio multimediale<\/strong>, che spazia tra immagini in movimento, scultura, installazione, disegno e performance, ed esplorano il modo in cui il potere integra e influenza persone, oggetti, animali, paesaggi e architettura.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue opere indagano le strutture del potere nelle societ\u00e0 contemporanee in particolare nei rapporti tra Medio Oriente e Occidente, secondo forme di controllo, sorveglianza oppressione, e repressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di lui sar\u00e0 presentata l\u2019opera All of the Lights (2021),<strong> installazione video immersiva che ripercorre l\u2019uso della luce e dell\u2019oscurit\u00e0 come strumento poliziesco e di controllo,<\/strong> e 1440 Couchers de Soleil par 24 Heures (1440 Tramonti in 24 Ore) (2017\/2021), in cui Aivazian<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>disegna le pareti del museo secondo una griglia di gesso costellata di palline luminose di magnesio per evocare i sistemi di tracciamento del movimento e le mappe di calore utilizzate tanto nello sport quanto nelle pratiche di \u201cpredictive policing\u201d.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si conclude con le creazioni <strong>dell\u2019artista internazionale <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Emily Jacir (1970), tra le voci pi\u00f9 significative dell&#8217;arte contemporanea palestinese, Leone d\u2019oro alla 52. Biennale d\u2019Arte di Venezia del 2007.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua pratica utilizza un ampio spettro di media &#8211; film, video, fotografia, scultura, installazione e performance \u2013 per indagare i movimenti personali e collettivi nello spazio e nel tempo; l\u2019artista \u00e8 particolarmente interessata al modo in cui la <strong>memoria storica si inscrive nel tempo o attraverso le geografie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Museo di Santa Giulia sono allestite opere di fondamentale importanza nel suo percorso artistico, come l\u2019installazione Material for a Film (2005-in corso): si tratta di un\u2019opera composta da<strong> mille libri bianchi, ai quali l\u2019artista ha sparato con una pistola, <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>riproducendo il colpo d\u2019arma da fuoco con cui il Mossad uccise il poeta palestinese Wael Zuaiter nel 1972 a Roma<\/strong>, <strong>perforando il libro Le mille e una notte che Zuaiter portava nel taschino, con l\u2019intenzione di tradurlo in italiano.<\/strong> Emily Jacir trasforma cos\u00ec ogni volume in un simbolo di vita interrotta e memoria violata.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa scelta iconica invita il visitatore a diventare parte attiva della narrazione: ogni passo, ogni sguardo nel corridoio di volumi \u00e8 un gesto di ricostruzione e di resistenza contro l\u2019oblio, sottolineando come il lavoro culturale dell\u2019intellettuale fosse considerato una minaccia e come per questo ancora oggi diventi simbolo di lotta e di conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i lavori presenti in mostra vi sono altre due opere emblematiche di <strong>Emily Jacir: Memorial to 418 Palestinian Villages Which Were Destroyed, Depopulated, and Occupied by Israel in 1948 (2021),<\/strong> un grande memoriale tessile, realizzato su una tenda per rifugiati che riporta, ricamati a mano, centinaia di nomi di villaggi palestinesi distrutti durante la Nakba, riaffermandone l\u2019esistenza attraverso il gesto collettivo del ricamo e We Ate the Wind (2023), qui esposta per la prima volta in Italia, un\u2019installazione video che evoca la migrazione de<strong>i lavoratori dal Sud Italia verso la Svizzera:<\/strong> una condizione che<strong> Jacir connette all\u2019esilio palestinese attraverso riprese effettuate sia in Salento sia in Palestina,<\/strong> spesso unite da una comune cultura mediterranea che vede nella musica e nel ballo espressioni di un senso di appartenenza che persiste nonostante lo spopolamento causato dalla migrazione di intere generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere in mostra sono frutto di importanti prestiti internazionali e<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>provengono da New York<\/strong>,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dal National Museum of Contemporary Art di Atene<\/strong> e<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dalla Sharjah Art Foundation di Sharjah:<\/strong> sono il risultato di opere realizzate in residenze e alcune riproduzioni di cui esistono solo reperti digitali in quando andate distrutte.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Catalogo Skira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondazione Brescia Musei \u00e8 una fondazione di partecipazione pubblico\u2013privata presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov. Fanno parte di Fondazione Brescia Musei Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, Museo di Santa Giulia, Pinacoteca Tosio Martinengo, Museo delle Armi Luigi Marzoli, Museo del Risorgimento \u201cLeonessa d\u2019Italia\u201d, Castello di Brescia \u201cFalco d\u2019Italia\u201d e Cinema Nuovo Eden. La Fondazione Brescia Musei \u00e8 parte della Rete dell\u2019800 Lombardo con la Pinacoteca Tosio Martinengo e il Museo del Risorgimento \u201cLeonessa d\u2019Italia\u201d. I Musei Civici di Brescia sono inclusi nell\u2019offerta di Associazione Abbonamento Musei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>INFORMAZIONI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MATERIAL FOR AN EXHIBITION. Storie, memorie e lotte dalla Palestina e dal Mediterraneo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Opere di Haig Aivazian, Mohammed Al-Hawajri, Emily Jacir, Dina Mattar<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a cura di Sara Alberani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brescia, Museo di Santa Giulia (via Musei, 81\/b)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8 novembre 2025 \u2013 22 febbraio 2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019appuntamento pi\u00f9 atteso della ottava edizione del Festival della Pace, (Brescia, 7-23 novembre 2025), BRESCIA | MUSEO DI SANTA GIULIA 8 NOVEMBRE 2025 \u2013 22<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":153356,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896,17619],"tags":[31029],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/153353"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=153353"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/153353\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":153364,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/153353\/revisions\/153364"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/153356"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=153353"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=153353"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=153353"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}