{"id":154622,"date":"2025-11-13T18:28:03","date_gmt":"2025-11-13T17:28:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=154622"},"modified":"2025-11-14T18:32:14","modified_gmt":"2025-11-14T17:32:14","slug":"weekend-per-castelli-anche-con-i-bambini-la-valle-dei-cento-castelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=154622","title":{"rendered":"Weekend per castelli anche con i bambini &#8211; la Valle dei Cento Castelli"},"content":{"rendered":"<p>Riutilizzo architettonico<\/p>\n<h3><strong>La rivincita dei castelli<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La riscoperta e il riutilizzo di antichi manieri<\/strong> hanno caratterizzato, negli ultimi decenni, <strong>la Valle d\u2019Aosta<\/strong>, tanto da far valere alla piccola Regione il soprannome<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>de la Valle dei Cento Castelli.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_154627\" aria-describedby=\"caption-attachment-154627\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-val-Daosta-unnamed-19.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-thumbnail wp-image-154627\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-val-Daosta-unnamed-19-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-154627\" class=\"wp-caption-text\">Archivio Fotografico della Regione Valle d&#8217;Aosta<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Che la parola castello derivi, cos\u00ec come la sua omologa francese ch\u00e2teau, l\u2019inglese castle, la spagnola castillo e cos\u00ec via, dal latino castrum, lo sappiamo tutti. Meno automatica, invece, l\u2019idea che per gli antichi romani il castrum fosse una cosa diversa dall\u2019odierno concetto di castello. Di castelli, come li intendiamo oggi, nell\u2019antica Roma, non ce n\u2019erano. Neanche in Valle d\u2019Aosta, la regione oggi nota come la Valle dei Cento Castelli, dove pure i Romani hanno lasciato tantissime tracce architettoniche, esisteva al tempo nulla del genere.<\/p>\n<figure id=\"attachment_154626\" aria-describedby=\"caption-attachment-154626\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-val-daosta-g-unnamed-18.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-thumbnail wp-image-154626\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-val-daosta-g-unnamed-18-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-154626\" class=\"wp-caption-text\">Archivio Fotografico della Regione Valle d&#8217;Aosta<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogner\u00e0 attendere, infatti, l\u2019anno Mille per assistere al fenomeno vero e proprio dell\u2019incastellamento, destinato a cambiare per sempre il volto, oltre che della Valle, dell\u2019intero continente europeo.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Come mai?<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>E, soprattutto, perch\u00e9 ci sono cos\u00ec tanti castelli in Valle d\u2019Aosta?<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il X e il XV secolo la Valle, come il resto dell\u2019Italia, era un mosaico di piccole signorie feudali \u2014 Challant, Quart, Sarriod, Vallaise, Avise, Nus, F\u00e9nis\u2026 ognuno con la propria famiglia, il proprio stemma, la propria consorteria di potere. Non esisteva pi\u00f9, come al tempo dei Romani, un\u2019autorit\u00e0 centrale forte; pertanto, ogni signore si costruiva il suo castello come status symbol, come difesa e come segnale politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Medioevo, inoltre, la Valle d\u2019Aosta era un passaggio obbligato fra Francia, Svizzera e Italia, un vero e proprio imbuto tra le Alpi: chi controllava i valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo controllava il passaggio delle merci, degli eserciti, dei pellegrini, riscuotendo di volta in volta le tasse.<br \/>\nTutti volevano, in questa fase, mettere la propria torre sul proprio sasso, per dire a viandanti, vicini, nemici e alleati: \u201cQui comando io\u201d. Una vera e propria gara a chi costruiva il castello pi\u00f9 grande, pi\u00f9 bello, pi\u00f9 inespugnabile, pi\u00f9 opulento e pi\u00f9 emblematico del proprio dominio, che ha oggi lasciato a sorvegliare la Dora Baltea e gli altri corsi d\u2019acqua della Valle decine e decine di meraviglie architettoniche. I Cento Castelli, appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi? Come tutte le cose, anche l\u2019epoca feudale conobbe un lento tramonto. Con il consolidamento del potere dei Savoia alle spese di quello dei signori della Valle, ben presto i loro castelli persero le proprie funzioni e caddero in disuso. I pi\u00f9 strategici divennero sedi amministrative, residenze o forti di frontiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, nel secolo scorso, il silenzio. Tutto \u00e8 rimasto l\u00ec \u2014 pietra su pietra \u2014 perch\u00e9 in Valle nessuno demolisce un castello, lo si lascia dormire nel paesaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un letargo interrotto soltanto in tempi recenti, dalla riscoperta e dall\u2019inizio di una seconda vita che ha fornito a molti dei castelli valdostani un nuovo significato. \u00c8 cos\u00ec che le temibili fortezze dei nobili della Valle si sono trasformate in centri propulsori di arte e cultura, luoghi di scienza o anche, semplicemente, di svago e tempo libero. Alberghi di lusso, location per cerimonie, musei di qualcosa o anche solo di s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco alcuni casi, divenuti emblematici, di re-incastellamento alla valdostana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forte di Bard: da Napoleone a Botero, passando per il giovane Cavour<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costruito su uno sperone roccioso che domina l\u2019ingresso alla Valle, il Forte di Bard \u00e8 una sentinella di pietra che ha visto passare eserciti, pellegrini e statisti.<br \/>\nNel 1800 resistette eroicamente all\u2019assedio di Napoleone Bonaparte, rallentando l\u2019avanzata francese per ben due settimane \u2014 un piccolo grande gesto di resistenza che cost\u00f2 la distruzione del forte, poi ricostruito dai Savoia qualche decennio dopo. Un giovane Camillo Benso di Cavour, allora ufficiale del Genio militare, fu di stanza al Forte durante i lavori di ricostruzione: un frammento di storia d\u2019Italia che si intreccia alla storia di queste mura.Oggi quel bastione militare \u00e8 diventato uno dei pi\u00f9 straordinari poli culturali delle Alpi, sede di mostre internazionali, del Museo delle Alpi e di un percorso permanente di divulgazione storica e scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fernando Botero. Tecnica monumentale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 29 novembre 2025 al 6 aprile 2026, il Forte celebra Fernando Botero con la mostra \u201cTecnica monumentale\u201d, realizzata in collaborazione con 24 Ore Cultura e Fondazione Botero, a cura di Cecilia Braschi: oltre cento opere tra disegni, pitture e sculture raccontano la ricerca dell\u2019artista colombiano sul rapporto tra forma e materia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evento finanziato dal Ministero del Turismo nell\u2019ambito del Fondo Unico Nazionale per il Turismo 2025.<br \/>\nRadio Monte Carlo \u00e8 la radio ufficiale della mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Castello di Saint-Pierre: da vedetta feudale a Museo delle Scienze Naturali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi castelli riescono a rappresentare cos\u00ec bene la metamorfosi del patrimonio valdostano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costruito nell\u2019XI secolo e pi\u00f9 volte rimaneggiato, il Castello di Saint-Pierre domina la valle centrale con una silhouette fiabesca che l\u2019ha reso una delle immagini pi\u00f9 amate della regione.<br \/>\nDopo anni di degrado, abbandono e restauri successivi, \u00e8 stato completamente recuperato e, dal 2021, ospita il Museo Regionale di Scienze Naturali \u201cEfisio Noussan\u201d, gi\u00e0 storico museo di Aosta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le antiche sale, un tempo abitate da famiglie nobili, oggi raccontano la vita delle Alpi: la geologia, la fauna, i ghiacciai, la fragilit\u00e0 dell\u2019ambiente montano. L\u2019architettura militare si \u00e8 fatta spazio educativo \u2014 un castello che non difende pi\u00f9 un territorio, ma un patrimonio di conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal 2024, tra l\u2019altro il Museo Efisio Noussan ha il singolare primato di ospitare il pi\u00f9 antico reperto mummificato d\u2019Italia: \u00e8 una piccola marmotta, rinvenuta nel 2022 sulla parete est del ghiacciaio del Lyskamm e risalente al Neolitico (4.691- 4.501 a.C.). Conservata in una teca adatta a proteggerla per i prossimi 500 anni, la marmotta del Lyskamm \u00e8 un reperto di notevole interesse per l\u2019intera comunit\u00e0 scientifica e anche solo per i curiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nb: il castello rester\u00e0 chiuso tra il 26 novembre e il 4 dicembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Castello di Verr\u00e8s: la fortezza delle arti performative<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arroccato su uno sperone di roccia che domina la Dora Baltea, il Castello di Verr\u00e8s \u00e8 una fortezza austera e compatta, costruita alla fine del Trecento per volere di Ibleto di Challant. Ma la sua fama non nasce solo dalle pietre: a renderlo immortale \u00e8 la storia di Caterina di Challant, la nobildonna che nel Quattrocento ha danzato nella piazza del borgo con i popolani, sfidando le convenzioni e guadagnandosi l\u2019amore (e il timore) del suo popolo.<br \/>\nOgni anno, durante il Carnevale Storico di Verr\u00e8s, quel ballo torna a vivere: dame e cavalieri in costume risalgono al castello tra fiaccole e tamburi per celebrare la libert\u00e0 e il coraggio di Caterina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, quelle stesse sale che un tempo ospitavano banchetti e intrighi feudali si animano di musica e performance contemporanee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Castello di Tour de Villa a Gressan: da Tour des Pauvres a location per ricevimenti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Situato tra i vigneti appena fuori l\u2019abitato di Gressan, il Castello di Tour de Villa \u00e8 oggi un bed&amp;breakfast nel quale \u00e8 possibile, oltre che ospitare un ricevimento nuziale, anche dormire nelle camere che furono del signore del castello. Lo stemma della famiglia dei Tour de Villa raffigura un leone dorato con unghie e lingua rossa, rampante su uno scudo nero, accompagnato dal motto \u201cPraecibus et Operibus\u201d (con la preghiera e le opere). Con il declino della casata, il castello pass\u00f2, dopo varie vicissitudini, nella cassa dei poveri della parrocchia di Saint Laurent ad Aosta, per cui prese il nome di Tour des Pauvres. Passato poi a proprietari privati da met\u00e0 Ottocento a oggi, il Castello di Tour de Villa \u00e8 oggi prestigiosa sede per eventi quali matrimoni, feste, cene, riunioni e business meeting<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riutilizzo architettonico La rivincita dei castelli La riscoperta e il riutilizzo di antichi manieri hanno caratterizzato, negli ultimi decenni, la Valle d\u2019Aosta, tanto da far<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":154628,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,9411,2730,358,15896,17619],"tags":[32631],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/154622"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=154622"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/154622\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":154629,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/154622\/revisions\/154629"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/154628"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=154622"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=154622"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=154622"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}