{"id":155626,"date":"2025-11-29T15:53:56","date_gmt":"2025-11-29T14:53:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=155626"},"modified":"2025-11-29T15:53:56","modified_gmt":"2025-11-29T14:53:56","slug":"mostre-a-firenze-al-femminile-ironia-ribelle-clemen-parrocchetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=155626","title":{"rendered":"Mostre a Firenze al femminile &#8211; Ironia Ribelle &#8211; Clemen Parrocchetti"},"content":{"rendered":"<h3 class=\"francois-one editor-title\">Clemen Parrocchetti. Ironia Ribelle<\/h3>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 2 October 2025 al 6 January 2026<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>Firenze &#8211; <\/strong><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Palazzo Medici Riccardi &#8211; <\/span><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Via Cavour 3<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Orari:<\/span>\u00a0tutti i giorni 9:00 &#8211; 19:00, mercoled\u00ec chiuso<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><strong><span class=\"lato\">Curatori:<\/span>\u00a0Marco Scotini e Stefania Rispoli<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_155631\" aria-describedby=\"caption-attachment-155631\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-Parrocchetti-3e.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-thumbnail wp-image-155631\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-Parrocchetti-3e-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-155631\" class=\"wp-caption-text\">Senza Titolo 1989-particolare<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Telefono per info:<\/span>\u00a0+39 055-276 0552<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><a href=\"mailto:info@palazzomediciriccardi.it?subject=Richiesta%20informazioni.\">info@palazzomediciriccardi.it<\/a><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><a href=\"http:\/\/www.palazzomediciriccardi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.palazzomediciriccardi.it<\/a><\/p>\n<figure id=\"attachment_155632\" aria-describedby=\"caption-attachment-155632\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-Parrocchetti-hn.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-thumbnail wp-image-155632\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1a-Parrocchetti-hn-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-155632\" class=\"wp-caption-text\">Clemen Parrocchetti &#8211; Grido di liberazione Urlo verso la speranza 1976-particolare<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>Creiamo con la lotta le condizioni per <strong>una creativit\u00e0 che non sia pi\u00f9 a misura della nostra produttivit\u00e0<\/strong><\/em>Palazzo Medici Riccardi rende omaggio a\u00a0<strong>Clemen Parrocchetti<\/strong>\u00a0<strong>(Milano 1923 &#8211; 2016),<\/strong> <strong>autrice del Novecento<\/strong> che ha saputo <strong>indagare la complessit\u00e0 della sfera femminile,<\/strong> delle relazioni affettive e della sessualit\u00e0, sfidando la visione dominante di una cultura patriarcale. La mostra, promossa dalla\u00a0Citt\u00e0 Metropolitana di Firenze, nasce da un progetto del\u00a0Museo Novecento\u00a0ed \u00e8 organizzata dalla\u00a0Fondazione MUS.E\u00a0in collaborazione con l\u2019Archivio Clemen Parrocchetti, si tratta della prima ampia esposizione all\u2019interno di un\u2019istituzione museale italiana e intende raccontare al pubblico<\/p>\n<ul>\n<li><strong>un\u2019artista ancora poco conosciuta, vicina al movimento femminista italiano<\/strong> e<\/li>\n<li><strong>autrice di un linguaggio originale, provocatorio e autentico<\/strong>.<br \/>\n<em><strong><br \/>\nIronia Ribelle<\/strong><\/em>, a cura di\u00a0<strong>Marco Scotini e Stefania Rispoli,\u00a0<\/strong>con la direzione artistica di\u00a0<strong>Sergio Risaliti<\/strong>, in programma dal\u00a0<strong>2 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026<\/strong>, riunisce<\/li>\n<li><strong>oltre cento opere tra dipinti, disegni, sculture, arazzi, documenti e materiali d\u2019archivio<\/strong> e restituisce la figura di un\u2019artista anticonformista, che ha saputo unire ricerca estetica e militanza politica.<br \/>\n<em><br \/>\n\u00abNegli ultimi anni il Museo Novecento ha dedicato grande attenzione alle artiste del contemporaneo e del Novecento, da Jenny Saville a Cecily Brown, da Rachel Feinstein a Anj Smith, da Louise Bourgeois a Haley Mellin, lo stesso impegno lo abbiamo profuso nei confronti delle nuove generazioni di artiste italiane dal duo Goldschmied&amp;Chiari a Francesca Banchelli, da Giulia Cenci a Alessandra Ferrini<\/em>\u00a0\u2013 ha dichiarato\u00a0<strong>Sergio Risaliti<\/strong>, direttore artistico del\u00a0<strong>Museo Novecento<\/strong>. \u2013\u00a0<em>Oggi proseguiamo su questa strada presentando la prima ampia retrospettiva in un\u2019istituzione museale italiana dedicata a Clemen Parrocchetti, figura che ha saputo attraversare il proprio tempo in dialogo con le trasformazioni della societ\u00e0 e del movimento femminista, coniugando rivendicazioni sacrosante a un\u2019ironia affilata. Parrocchetti ha saputo appropriarsi di linguaggi storicamente dominati dal verbo maschile \u2013 dal surrealismo alla pop art, dall\u2019assemblage all\u2019arte povera \u2013 per rovesciarne i codici, introducendo una poetica gioiosa e ribelle che parla ancora al presente. Desidero ringraziare i prestatori, la Fondazione Clemen Parrocchetti, gli eredi, i curatori Stefania Rispoli e Marco Scotini, la Citt\u00e0 Metropolitana di Firenze che ha sostenuto il progetto, e lo staff della Fondazione MUS.E di Palazzo Medici Riccardi e del Museo Novecento per la straordinaria collaborazione che ha reso possibile\u00a0questa\u00a0mostra\u00bb.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00ab<em>Clemen Parrocchetti si insedia nelle stanze del palazzo per rovesciare, con profonda e festosa ironia, gli stereotipi dell&#8217;universo femminile<\/em>\u00a0\u2013 spiega\u00a0<strong>Valentina Zucchi<\/strong>, responsabile scientifico del\u00a0<strong>Museo di Palazzo Medici Riccard<\/strong>i &#8211;\u00a0<em>negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, mentre le sue coetanee protestavano in piazza, Parrocchetti esprimeva &#8211; grazie alla feconda abilit\u00e0 e alla cura amorosa di chi sa tessere e cucire &#8211; la creativit\u00e0 insita nel quotidiano, trasformando materiali tessili e oggetti da merceria in opere d&#8217;arte potenti e provocanti, che continueranno a rinnovarsi e a imporsi anche nei decenni seguenti. Parrocchetti ci invita a superare le barriere dei pregiudizi sulla donna &#8211; musa, sposa, madre, custode, angelo &#8211; e delle questioni di genere che tuttora, pur in un mutato contesto, trovano i loro significati; e lo fa nel segno dell&#8217;arte<\/em>\u00bb.<br \/>\n<em><br \/>\n\u00ab<\/em><em>Credo che la grande mostra fiorentina su Clemen Parrocchetti concluda un anno, il 2025, molto fortunato per la riscoperta del suo intero lavoro<\/em>\u00a0\u2013 ha detto\u00a0<strong>Marco Scotini<\/strong>, co-curatore della mostra.\u00a0<em>\u2013&#8221;Ironia Ribelle&#8221; a Palazzo Medici Riccardi rende pienamente giustizia ad un\u2019artista geniale e ad un\u2019opera straordinariamente precorritrice, rimasta sconosciuta fino al 2019. Un\u2019artista non convenzionale e completamente originale con una grande capacit\u00e0 affabulatoria ed un segno fortemente espressionista e ironico, allo stesso tempo passionale e giocoso. Esplosiva, scriteriata, puntigliosa, ribelle, coloratissima, Clemen Parrocchetti &#8211; a partire dal 1970 &#8211; ci ha consegnato un lavoro che \u00e8 un vero manifesto del femminismo internazionale, capace di sovvertire gli attributi del lavoro domestico in un programma che ancora risulta rivoluzionario.\u00a0Con aghi, spilli, fili, forbici e spolette, per quarant&#8217;anni non fa altro che ricamare la rivolta.<\/em><em>\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abClemen Parrocchetti \u00e8 stata per noi una scoperta e siamo certi che lo sar\u00e0 anche per il pubblico della mostra: un\u2019artista che appassiona e che ha sempre interpretato l&#8217;arte come uno strumento di autodeterminazione e denuncia<\/em>\u00a0\u2013 ha dichiarato\u00a0<strong>Stefania Rispoli<\/strong>, co-curatrice della mostra. \u2013\u00a0<em>Non a caso nelle sue opere la biografia si intreccia alla politica, al femminismo e all&#8217; arte. Come tante artiste della sua generazione si \u00e8 mossa ai margini del sistema artistico dominante non affievolendo mai la carica espressiva, trasformativa e militante del suo lavoro. Nei suoi diari scriveva: \u201c<\/em>Non c\u2019\u00e8 gesto, n\u00e9 parola, che non porti con s\u00e9 il segno di una battaglia da combattere e di una libert\u00e0 da conquistare<em>\u201d. Parrocchetti testimonia come il femminismo sia stato e ancora sia una lente attraverso cui ripensare la societ\u00e0, una prospettiva critica e teorica alimentata dal sogno e dal desiderio di cambiamento. Con questa mostra vogliamo sottolineare quanto le sue opere continuino a parlare al presente, riconoscendo la forza con cui ha intrecciato la pratica artistica e l\u2019impegno politico e restituendo il posto che merita nella storia dell\u2019arte italiana del Novecento\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>In quegli anni di battaglie e immaginazioni al potere Clemen Parrocchetti scriveva<em>\u00a0<strong>\u201cNon voglio pi\u00f9 essere sfogliata, non voglio pi\u00f9 che mi si strappino le ali. Le rivoglio tutte, vibranti di luci e suoni per volare\u201d<\/strong><\/em><strong>:<\/strong> la<em>\u00a0mostra ripercorre<\/em>\u00a0l\u2019interno arco creativo dell\u2019artista milanese, che<\/p>\n<ul>\n<li><strong>al fianco di altre donne della sua generazione ha agito ai margini del sistema culturale ufficiale,<\/strong> dominato da logiche maschili e da modelli prestabiliti, sostenendo l\u2019urgenza di un ripensamento profondo del ruolo femminile tanto nell\u2019arte quanto nella societ\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Intrecciando biografia, militanza e linguaggio visivo, la mostra ricostruisce l\u2019immagine di una pratica coraggiosa e autonoma, <strong>capace di trasformare ago, filo e tessuto in strumenti di ribellione e di gridare,<\/strong> allora come oggi, un desiderio di libert\u00e0 e di emancipazione.<\/p>\n<p>Il percorso si apre con la serie\u00a0<em><strong>Amore e divorazione<\/strong><\/em>, presentata per la prima volta nel 1969, in cui l\u2019artista mette in scena<\/p>\n<ul>\n<li><strong>un\u2019esplosione di corpi scomposti, mascheroni grotteschi, bocche e vagine coloratissime.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste tele <strong>segnano la rottura con la pittura pi\u00f9 cupa degli esord<\/strong>i e <strong>traducono la carica contestataria del Sessantotto<\/strong> in un linguaggio pittorico esuberante e provocatorio, definito in quegli anni da Dino Buzzati come un intreccio di pop art, sesso, sadismo e carnevali popolari.<br \/>\nA seguire, la serie dei\u00a0<em><strong>Trofei solari<\/strong><\/em>\u00a0introduce un vocabolario pi\u00f9 astratto e festoso, ma ancora attraversato da tensioni tra gioco e violenza:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>all\u2019inizio degli anni Settanta Clemen Parrocchetti non abbandona la pittura ma, in un certo senso, alleggerisce i toni<\/strong> del suo espressionismo.\u00a0 In questo contesto si colloca anche l\u2019opera-manifesto\u00a0<em><strong>Promemoria per un oggetto di cultura femminile<\/strong><\/em>\u00a0(1973), che segna l\u2019avvicinamento al\u00a0<em>Movimento di Liberazione della Donna<\/em>\u00a0e trasforma il cucito, simbolo del lavoro domestico femminile, in strumento di lotta e autocoscienza.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La sezione centrale della mostra \u00e8 dedicata agli\u00a0<strong>\u201coggetti di cultura femminile\u201d<\/strong>, opere ready-made concepite come anti-trofei della domesticit\u00e0.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Aghi, rocchetti, spole, bambole, utensili da cucina e siringhe diventano<\/strong>, nelle mani dell\u2019artista,<\/li>\n<li><strong>strumenti di denuncia contro la subordinazione della donna e la violenza patriarcale. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste opere, esposte per la prima volta a Milano nel 1975 e a Pavia l\u2019anno successivo, <strong>dialogano con il pensiero marxista femminista di Silvia Federici, Leopoldina Fortunati e Mariarosa Dalla Costa<\/strong> e <strong>con le battaglie del collettivo<\/strong>\u00a0<em><strong>Wages for Housework<\/strong><\/em>, trasformando la casa in un campo di lotta politica.\u00a0 Per la prima volta, a distanza di oltre cinquant\u2019anni, la mostra fiorentina le raccoglie di nuovo tutte insieme.<br \/>\n<em>\u201cSono convinta che non sia possibile una completa rivoluzione sociale se prima le donne non abbiano raggiunto una vera coscienza del proprio ruolo\u201d<\/em>, scriveva in quegli anni l\u2019artista.<\/p>\n<p>Un\u2019ampia sezione in mostra \u00e8 dedicata in particolare al 1978, anno cruciale in cui\u00a0<strong>Parrocchetti\u00a0<\/strong>entra nel\u00a0<strong>Gruppo Immagine di Varese<\/strong>, accanto a Silvia Cibaldi, Milli Gandini, Mariuccia Secol e Mariagrazia Sironi. Con loro partecipa al convegno\u00a0<em><strong>Donna Arte e Societ\u00e0<\/strong><\/em>, da cui nasce il documento collettivo\u00a0<em><strong>Vogliamo, Vo(g)liamo<\/strong><\/em>, e alla Biennale di Venezia, dove presenta uno dei suoi primi arazzi nell\u2019ambito di un environment collettivo. In mostra compaiono lavori come\u00a0<em><strong>Macchina delle frustrazioni<\/strong><\/em><strong>\u00a0(1975)<\/strong>,\u00a0<strong><em>Metamorfosi di una processione (1978)<\/em><\/strong>,\u00a0<strong><em>Sveglia!! \u00c8 ora (1978)<\/em>, e\u00a0<em>Macchina delle frustrazioni (1975)<\/em><\/strong>, legata al tema dell\u2019aborto, che testimoniano la volont\u00e0 di risveglio e azione sociale attraverso l\u2019arte.<\/p>\n<p>Alla fine degli anni Settanta le opere di\u00a0<strong>Parrocchetti<\/strong>\u00a0iniziano a occupare lo spazio in modo nuovo e fanno uso di materiali diversi, come la juta. Nascono<strong> i primi arazzi e le installazioni,<\/strong> tra cui\u00a0<strong>BARRIERE<\/strong>, una serie di triangoli rovesciati e attraversabili, che suggeriscono un\u2019idea di passaggio e superamento. <strong>L\u2019anatomia del corpo femminile rimane il fulcro<\/strong> delle sue composizioni allusive, che mirano a criticare lo sguardo oggettivante sulla donna ma anche a rappresentarla nel pieno delle sue potenzialit\u00e0 creative ed erotiche.<\/p>\n<p>Il percorso prosegue con le opere degli anni <strong>Ottanta e Novanta, tra cui arazzi, installazioni e lavori su carta cucita<\/strong> che assumono la forma di diari visivi in cui confluiscono<strong> testi, poesie, frammenti autobiografici e materiali leggeri come tulle, paillettes e organza,<\/strong> in <strong>un gioco ironico<\/strong> <strong>con l\u2019estetica della moda e della frivolezza femminile.<\/strong><\/p>\n<p>In questi lavori l\u2019arte diventa spazio di autocoscienza e di liberazione, ma anche esorcizzazione di traumi personali e collettivi. Non mancano autoritratti, come l\u2019opera\u00a0<em><strong>Io Micol<\/strong><\/em>, in cui l\u2019artista si raffigura insieme al suo cane, suggerendo un\u2019identit\u00e0 aperta e non gerarchica tra essere umano e animale.<\/p>\n<p>In mostra i disegni di pulci, blatte, pidocchi e meduse, insieme a sculture cucite che riproducono tarme in picchiata su brandelli di tessuto mettono anche in luce la svolta eco-femminista dell\u2019artista della <strong>fine degli anni Novanta, quando Parrocchetti concentra la sua attenzione sugli insetti e i parassiti domestici<\/strong>. In queste opere, che <strong>trasformano i parassiti in creature quasi poetiche,<\/strong> emerge il parallelo tra il dominio patriarcale sul corpo femminile e lo sfruttamento della natura, sottolineando l\u2019urgenza di ripensare insieme le relazioni tra i sessi e con l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo edito Dario Cimonelli realizzato in collaborazione con la collezione 49 Nord 6 Est &#8211; Frac Lorraine a Metz in Francia.<\/p>\n<p>Inoltre, tutti i sabati e le domeniche alle ore 15, sar\u00e0 possibile prendere parte alle\u00a0<strong>visite guidate\u00a0 per giovani e adulti<\/strong>\u00a0(prenotazioni allo 055-276 0552 o\u00a0<a href=\"mailto:info@palazzomediciriccardi.it\">info@palazzomediciriccardi.it<\/a>) che consentono di esplorare un\u2019ampia selezione di opere tra dipinti, disegni, sculture e arazzi, ripercorrendo le tappe salienti del lungo percorso artistico di Clemen Parrocchetti, con un focus sui lavori realizzati dopo il \u201968, in anni animati da lotte e rivendicazioni sociali in favore di un risveglio delle coscienze.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Clemen Parrocchetti. 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