{"id":156143,"date":"2025-12-12T13:32:05","date_gmt":"2025-12-12T12:32:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=156143"},"modified":"2025-12-13T20:04:03","modified_gmt":"2025-12-13T19:04:03","slug":"dalle-grotte-del-venezuela-alle-rocce-su-marte-un-nuovo-metodo-per-studiare-ambienti-estremi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=156143","title":{"rendered":"Dalle grotte del Venezuela alle rocce su Marte: un nuovo metodo per studiare ambienti estremi"},"content":{"rendered":"<p>RICERCA UNIBO\/UNIPD<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Dalle grotte del Venezuela alle rocce su Marte: un nuovo metodo per studiare ambienti estremi<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>Grazie a tecnologie portatili, un team internazionale ha analizzato in situ le stromatoliti di silice della grotta Imawar\u00ec Yeut\u00e0, aprendo nuove prospettive anche per l\u2019esplorazione planetaria. I gruppi di ricerca di Martina Cappelletti dall\u2019Universit\u00e0 di Bologna e dello speleologo Francesco Sauro dell\u2019Universit\u00e0 di Padova sono tra gli autori dello studio<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nelle profondit\u00e0 della grotta Imawar\u00ec Yeut\u00e0, nel cuore dell\u2019Auy\u00e1n-tepui venezuelano, un gruppo internazionale di ricercatori ha realizzato<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>per la prima volta uno studio completo in situ sulle stromatoliti di silice, strutture estremamente rare e ancora poco comprese<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il lavoro, pubblicato sulla rivista \u201cBiogeosciences&#8221;,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">apre <strong>nuove prospettive<\/strong> per l\u2019esplorazione di ambienti estremi, sulla Terra e oltre.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Strutture di silice simili a quelle della grotta venezuelana sono infatti state osservate anche su Marte dal rover Spirit<\/strong>: se queste formazioni possano avere un\u2019origine biologica resta un interrogativo aperto, ma strumenti compatti e trasportabili come quelli utilizzati dal team potrebbero un giorno fornire una risposta direttamente sul pianeta rosso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Le strutture oggetto dello studio sono<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>stromatoliti di silice<\/strong>: formazioni rocciose <strong>composte da opale (silice amorfa) la cui crescita \u00e8 generalmente associata all\u2019attivit\u00e0 di microrganismi fotosintetici.<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La loro presenza in un ambiente completamente buio e isolato come quello della grotta venezuelana rappresenta<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>uno dei pi\u00f9 affascinanti enigmi geo-microbiologici degli ultimi anni.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La ricerca \u00e8 frutto di una spedizione del 2023 quando il team di studiosi italiani e venezuelani ha allestito un vero e proprio campo di ricerca all\u2019interno della grotta, portando strumenti avanzati mai utilizzati prima in un contesto tanto remoto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Fra le tecnologie utilizzate dai ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Padova figurano<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>una camera iperspettrale,<\/strong> che ha permesso di analizzare la composizione delle strutture di silice,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> e un laser scanner 3D<\/strong> con cui \u00e8 stato possibile ottenere modelli ad altissima risoluzione delle formazioni.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna hanno inoltre impiegato strumenti capaci di<strong> rilevare attivit\u00e0 microbiologica direttamente in vivo, individuando cellule attive sulle superfici delle rocce<\/strong>. A completare il quadro, lo strumento MinION ha consentito di sequenziare il DNA che \u00e8 stato direttamente estratto ed analizzato in grotta, senza la necessit\u00e0 di trasportare campioni all\u2019esterno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u201cIn questo lavoro abbiamo sviluppato, applicato e validato direttamente sul campo procedure microbiologiche per <strong>studiare le straordinarie strutture stromatolitiche di silice presenti nelle grotte quarzitiche dei tepui venezuelani\u201d<\/strong>, dice Martina Cappelletti, prima autrice dell\u2019articolo e ricercatrice del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna. \u201cLe nostre analisi hanno permesso di <strong>rilevare attivit\u00e0 microbica e di identificare i principali batteri<\/strong> che potrebbero permettere lo sviluppo di queste strutture. Allo stesso tempo abbiamo dimostrato che \u00e8 <strong>possibile effettuare analisi del DNA e studi microbiologici in tempo reale anche in luoghi estremi e isolati,<\/strong> rivelando nuovi aspetti del ruolo dei microrganismi nella formazione di stromatoliti in ambienti bui e quasi privi di nutrienti, come le remote e antiche grotte dei tepui\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u201cPer la prima volta <strong>siamo riusciti a studiare queste straordinarie strutture direttamente nel loro ambiente, senza prelevare campioni.<\/strong> Questo approccio ci permette di comprendere meglio l\u2019interazione tra geologia e microbiologia in condizioni estreme, con importanti ricadute per l\u2019esplorazione planetaria\u201d, spiega Francesco Sauro, speleologo e ricercatore del Dipartimento di Geoscienze dell\u2019Universit\u00e0 di Padova.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il gruppo di ricerca si \u00e8 avvalso dei finanziamenti del Corso di Laurea triennale in Genomics dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, che ha fornito il sequenziatore portatile e i reagenti necessari per il sequenziamento del DNA, e del supporto di Miles Beyond Srl, che ha acquistato e messo a disposizione il laboratorio portatile Bento Lab.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La partecipazione allo studio da parte di Francesco Sauro si inserisce nelle attivit\u00e0 sostenute dal progetto \u201cThe Geosciences for Sustainable Development\u201d, finanziato dal MUR \u2013 Dipartimenti di Eccellenza 2023\u20132027.Grazie a questi fondi, il Dipartimento di Geoscienze dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna hanno potuto sviluppare tecnologie innovative, formare team multidisciplinari e condurre missioni scientifiche in ambienti estremi, consolidando la leadership internazionale nello studio della geomicrobiologia e geomorfologia in ambienti estremi, aprendo nuove prospettive nella ricerca sugli analoghi marziani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Copertina: &#8220;Aprite gli occhi &#8230;! 2009<\/strong> stampa a mano metodo carborundum e china &#8211; particolare &#8211; Grazia Seregni Copyright\u00a9 All rights reserved<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RICERCA UNIBO\/UNIPD Dalle grotte del Venezuela alle rocce su Marte: un nuovo metodo per studiare ambienti estremi Grazie a tecnologie portatili, un team internazionale ha<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":156198,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[14,19071,1],"tags":[32803],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156143"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=156143"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156143\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":156152,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156143\/revisions\/156152"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/156198"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=156143"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=156143"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=156143"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}