{"id":156490,"date":"2026-01-09T18:21:56","date_gmt":"2026-01-09T17:21:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=156490"},"modified":"2026-01-09T18:21:56","modified_gmt":"2026-01-09T17:21:56","slug":"mostra-a-torino-inaugura-15-gennaio-cel-mai-iubit-dintre-pam%c8%83nteni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=156490","title":{"rendered":"Mostra a Torino inaugura 15 gennaio &#8211; Cel mai iubit dintre p\u0103m\u0203nteni"},"content":{"rendered":"<p>V<a class=\"btn btn-sm artist\" href=\"https:\/\/simondi.gallery\/ita\/component\/tags\/tag\/victoria-stoian\">ictoria Stoian<\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Cel mai iubit dintre p\u0103m\u0203nteni<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">16.01.2026 &#8211; <\/span><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">28.02.2026<\/span><\/p>\n<h4>A cura di Irene Biolchini<\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 <strong>una domanda<\/strong> che <strong>attraversa il romanzo Cel mai iubit dintre p\u0103m\u0203nteni (Il pi\u00f9 amato tra i terrestri) di Marin Preda come una lama:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>cosa resta dell\u2019essere umano quando tutto ci\u00f2 che lo circonda tenta di sottrargli la libert\u00e0 \u2014 la politica, la storia, il mito stesso del progresso?<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Victoria Stoian, che della cultura evocata da Marin Preda porta un\u2019impronta profonda, <strong>accoglie questa domanda e la spinge oltre: la conduce alla terra. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non un suolo metaforico o pacificato, ma<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>una materia viva e minerale, capace di conservare l\u2019eco delle mani, dei conflitti, dei gesti domestici e delle cicatrici di chi l\u2019ha attraversata.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra nasce qui, in questo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8211; incrocio tra memoria, amore per la propria terra ed esigenza di essere nel mondo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 amato tra i terrestri \u00e8<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>lo specchio di una societ\u00e0 in cui l\u2019individuo \u00e8 <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>costretto a misurarsi<\/strong> <strong>costantemente con le ombre del potere. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Victoria Stoian riparte da questo romanzo per recuperarne la lezione pi\u00f9 profonda: quella di un essere umano che cerca nella materia un modo per non scomparire. Nelle sue opere non c\u2019\u00e8 allegoria: c\u2019\u00e8 corpo. Non c\u2019\u00e8 distanza: c\u2019\u00e8 una vicinanza che brucia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le tovaglie ricamate da sua nonna, esposte come fossero superfici geologiche<\/strong> che dialogano con le sculture in terra cruda, incarnano questo principio. <strong>Non sono reliquie n\u00e9 nostalgie<\/strong>: sono un passato che ancora pesa, che non si lascia romanticizzare. La loro <strong>trama custodisce un\u2019ostinazione quotidiana, una forma di resistenza silenziosa, femminile, domestica<\/strong> \u2014 <strong>ma niente affatto docile.<\/strong> Sono l\u2019inizio di una genealogia che non idealizza la famiglia, bens\u00ec ne mostra la materialit\u00e0: fili tirati, bordi consumati, gesti ripetuti fino a diventare linguaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo dialogo entra anche il <strong>bronzo, materiale ancestrale che nelle nuove sculture rimette in circolo rituali, simboli e forme radicate nella tradizione moldava<\/strong>. <strong>Le sculture e i tessuti \u2014 entrambi ripresi e trasformati nei dipinti<\/strong> \u2014 diventano motivi, presenze totemiche, frammenti di un immaginario che affonda nelle pratiche comunitarie, nei riti contadini, nei gesti trasmessi di generazione in generazione. Questa rete di segni costruisce un <strong>linguaggio visivo che \u00e8 memoria incarnata<\/strong>: ci\u00f2 che si trasforma ma non si estingue. In esse sta la prima risposta alla domanda del romanzo:<strong> la libert\u00e0 non \u00e8 un concetto, \u00e8 una fibra<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La libert\u00e0 e l\u2019amore sono l\u2019intreccio capace di tenere assieme pittura e scultura, la terra cruda e il cielo, un cielo che nelle tele di Stoian rifiuta ogni trascendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un cielo medievale, n\u00e9 sacro, n\u00e9 metafisico: \u00e8 un cielo terrestre, un cielo che pesa.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Un cielo moldavo rosa e azzurro \u2014 in una tonalit\u00e0 mai pi\u00f9 ritrovata dall\u2019artista in nessun altro orizzonte<\/strong> \u2014 attraversato dalla luce bassa delle alture e dalla calma dopo le tempeste.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno spazio che si offre allo sguardo ma non lo eleva: lo riconduce al suolo.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 il cielo che, nel romanzo, Victor Petrini osserva disteso sulla terra nera, quando sente che la sola promessa di pace \u00e8 la vicinanza radicale al mondo, non la fuga da esso.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stoian intercetta quella stessa vibrazione e la trasforma in pittura: il cielo non come promessa, ma come appartenenza. Ecco quindi apparire l\u2019orizzonte per la prima volta nella sua pittura: quel legame che tiene assieme terra e cielo, amore e libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dentro la tela la scrittura compare e scompare. A volte \u00e8 timbro, a volte ferita; altrove \u00e8 cancellazione deliberata, forma di pudore o di dissenso. Una frase, soprattutto, ritorna come un\u2019intuizione antica: \u201cdac\u0103 dragoste nu e, nimic nu e\u2026\u201d \u2014 <strong>se l\u2019amore non c\u2019\u00e8, niente c\u2019\u00e8.<\/strong> Stoian la lascia affiorare, poi la ricopre di pittura: ne resta un fantasma, un\u2019eco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel romanzo la coscienza del protagonista \u00e8 costretta a interrogarsi sul senso dell\u2019etica, della sopravvivenza, della dignit\u00e0<\/strong>; nelle opere di Stoian la parola diventa un sedimento emotivo, qualcosa che esiste anche quando non \u00e8 pi\u00f9 visibile. Come se la pittura dicesse: ci\u00f2 che \u00e8 necessario resta, anche se \u00e8 nascosto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra procede cos\u00ec, per stratificazioni:<\/strong> non sono capitoli, ma zone di densit\u00e0. Ogni opera \u00e8 un frammento di un racconto pi\u00f9 grande, una stazione di un viaggio che non \u00e8 lineare ma circolare, come la memoria stessa. Le figure, quando appaiono, non hanno identit\u00e0 definite: sono terrestri, p\u0103m\u00e2nteni, esseri che portano il suolo sul volto e nelle mani. <strong>Sono la terra che cade e che si rialza, come i personaggi di Preda costretti a misurarsi con la brutale logica della storia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che emerge \u00e8 una politica senza slogan: <strong>una politica del vivente.<\/strong> Le tele trattengono la tensione tra corpo e potere, tra radice e sradicamento, tra la possibilit\u00e0 di essere e l\u2019obbligo di adattarsi. Ma attraverso questo groviglio materico, Stoian costruisce una via d\u2019uscita che non \u00e8 ideologica: \u00e8 affettiva.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019amore, nella sua opera, non \u00e8 sentimento romantico: \u00e8 forza generativa<\/strong>, condizione necessaria per qualsiasi idea di equit\u00e0. Amore come possibilit\u00e0 di riconoscere l\u2019altro, di ascoltare la sua voce anche quando balbetta, di custodire la sua vulnerabilit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo le sue superfici sono cos\u00ec fisiche, cos\u00ec imperfette, cos\u00ec cariche di tracce: perch\u00e9 l\u2019amore, che nel romanzo appare come ultimo baluardo contro la disumanizzazione, qui diventa pigmento, gesto, trama. Si manifesta come un atto di responsabilit\u00e0: se l\u2019amore manca, manca il mondo; se l\u2019amore si sottrae, nessuna libert\u00e0 \u00e8 possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In P\u0103m\u00e2nteni, Victoria Stoian non illustra Preda. Lo estende. Ne porta il pensiero al presente, dove le forme della coercizione sono mutate ma non scomparse, e dove la terra \u2014 reale, politica, simbolica \u2014 resta il luogo da cui ripartire per immaginare un\u2019altra possibilit\u00e0 di esistere. Una possibilit\u00e0 fragile, ma essenziale: quella di essere, finalmente, terrestri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Irene Biolchini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>www.simondi.gallery<\/strong><br \/>\nVia della Rocca, 29 10123 Torino Italy<br \/>\nTel. +39 011 8124460<\/p>\n<p><strong>Gioved\u00ec\u2014Venerd\u00ec (15:00\u201419:00)<\/strong><br \/>\n<strong>Sabato (11:00\u201419:00)<\/strong><br \/>\n<strong>Tutti gli altri giorni su appuntamento<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0FOTO COPERTINA : &#8220;Occhio aprite gli occhi&#8221;<\/strong> 2010 particolare da serie di piatti trasparenti (questa opera non fa parte della mostra) &#8211; Grazia Seregni Copyright\u00a9 All rights reserved \u2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Victoria Stoian Cel mai iubit dintre p\u0103m\u0203nteni 16.01.2026 &#8211; 28.02.2026 A cura di Irene Biolchini &nbsp; C\u2019\u00e8 una domanda che attraversa il romanzo Cel mai<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":151875,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[32848],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156490"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=156490"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156490\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":156494,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/156490\/revisions\/156494"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/151875"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=156490"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=156490"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=156490"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}