{"id":157566,"date":"2026-02-20T18:40:32","date_gmt":"2026-02-20T17:40:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157566"},"modified":"2026-02-20T19:34:18","modified_gmt":"2026-02-20T18:34:18","slug":"cultura-a-prato-programma-2026-centro-pecci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157566","title":{"rendered":"Cultura a Prato &#8211; programma 2026 &#8211; Centro Pecci"},"content":{"rendered":"<p>PASSAGGI: DI MANO IN MANO<br \/>\nIl Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci<br \/>\npresenta il programma culturale 2026<\/p>\n<figure id=\"attachment_157569\" aria-describedby=\"caption-attachment-157569\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Alex-Ayed.-Untitled-Mangiatoia-I-2021.-ZERO.-.Ph-Roberto-Marossi.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-157569\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Alex-Ayed.-Untitled-Mangiatoia-I-2021.-ZERO.-.Ph-Roberto-Marossi-300x236.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Alex-Ayed.-Untitled-Mangiatoia-I-2021.-ZERO.-.Ph-Roberto-Marossi-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Alex-Ayed.-Untitled-Mangiatoia-I-2021.-ZERO.-.Ph-Roberto-Marossi-382x300.jpg 382w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Alex-Ayed.-Untitled-Mangiatoia-I-2021.-ZERO.-.Ph-Roberto-Marossi.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-157569\" class=\"wp-caption-text\">Ayed.-Untitled-Mangiatoia-I-2021.-ZERO.-.Ph-Roberto-Marossi<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Passaggi: di mano in mano<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00e8 il tema guida della programmazione<\/strong> del Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci nel 2026, dopo Costruire Comunit\u00e0 nel 2025 e La Toscana al Centro nel 2024.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROTTE<br \/>\nArte di rottura dalla donazione Carlo Palli<br \/>\na cura di Stefano Pezzato<br \/>\nexhibition design Ibrahim Kombarji<br \/>\n<strong>opening 30\/05<\/strong><br \/>\n31\/05\/2026 \u2013 01\/11\/2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra presenta un percorso selezionato fra le centinaia di <strong>opere donate nel 2025 al Centro Pecci da Carlo Palli.<\/strong> La donazione, che segue quella del 2006 ed \u00e8 una delle maggiori effettuate da un soggetto privato a un\u2019istituzione italiana d\u2019arte contemporanea, costituisce un importante arricchimento culturale e materiale per il Centro Pecci e per l\u2019intera citt\u00e0 di Prato. Il progetto intende testimoniare la passione di Carlo Palli per l\u2019arte contemporanea tracciando le \u201crotte\u201d predilette dal collezionista pratese, dedicate soprattutto a pratiche di rottura, controcorrente e fuori dalle regole.<br \/>\nIl percorso <strong>attraversa la rivoluzione poetica del Gruppo 70, la vivacit\u00e0 del movimento Fluxus, le appropriazioni e rielaborazioni del Nouveau R\u00e9alisme, la fascinazione degli artisti per gli oggetti, gli sviluppi di pratiche come scrittura e pittura<\/strong>, l\u2019innovazione di forme processuali e concettuali, fino all\u2019affermazione dell\u2019<strong>immaginario femminile nelle neoavanguardie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;<br \/>\nCARNALE<br \/>\na cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai<br \/>\nexhibition design Giuseppe Ricupero<br \/>\nIn collaborazione con Archivio Fotografico Toscano &#8211; Comune di Prato<br \/>\n<strong>opening 30\/05<\/strong><br \/>\n31\/05\/2026 \u2013 30\/08\/2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra di Verita Monselles costituisce <strong>una testimonianza importante del percorso di un\u2019artista il cui archivio \u00e8 stato donato all\u2019Archivio Fotografico Toscano<\/strong>, custodito dal Comune di Prato.<br \/>\nCARNALE \u00e8 un progetto del Centro Pecci in collaborazione con il Comune di Prato e si inserisce all\u2019interno della ricerca condotta su Monselles sotto l\u2019egida della Regione Toscana.<br \/>\n<strong>Verita Monselles (1929, Buenos Aires \u2013 2004, Firenze)<\/strong> ha usato la fotografia come <strong>strumento di riappropriazione di s\u00e9 e della soggettivit\u00e0 femminile,<\/strong> meccanismo con cui disfarsi delle immagini stereotipate della donna-oggetto prodotte dalla cultura dominante nei media e nella pubblicit\u00e0.<strong> Spesso sottilmente ironica e metaforica,<\/strong> Monselles interviene <strong>sui simboli della tradizione patriarcale e religiosa, smontandoli.<\/strong><br \/>\nL\u2019artista ha spesso realizzato la documentazione fotografica delle performance delle colleghe o le ha coinvolte nei suoi lavori (Tomaso Binga e Marion D\u2019Amburgo sono le modelle della sua serie fotografica Ecce Homo), in un\u2019ottica di sorellanza e rispecchiamento.<strong> Monselles \u00e8 fotografa della compagnia teatrale fiorentina Il Carrozzone (poi Magazzini Criminali) e realizza progetti editoriali per la moda,<\/strong> con l\u2019obiettivo di rileggere il ruolo della donna nella societ\u00e0 contemporanea. <strong>Il suo linguaggio fotografico riflette questi passaggi: a tratti \u00e8 barocco, debitore della messa in scena teatrale e di un periodo di residenza a Napoli.<\/strong> <strong>A tratti \u00e8 pop e accattivante.<\/strong> O, ancora, \u00e8<strong> patinato, elegante e sensuale, legato all\u2019estetica pubblicitaria.<\/strong> Monselles ritrae un corpo femminile che, oltre a essere politico e manifesto, desidera: un corpo sensuale e sessuato, non timido, ma autore del proprio desiderio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;<br \/>\nLorenza Longhi<br \/>\nVilla Delizia<br \/>\na cura di Michele Bertolino<br \/>\n<strong>opening 18\/09<\/strong><br \/>\n19\/09\/2026 \u2013 10\/01\/2027<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lorenza Longhi (1991, Lecco; vive e lavora a Zurigo)<\/strong> indaga il <strong>ruolo degli oggetti ordinari e dei linguaggi della comunicazione nella costruzione del desiderio<\/strong> nella societ\u00e0 contemporanea occidentale. L\u2019artista <strong>osserva il quotidiano\u2013beni di consumo, arredi di design, tessuti utilizzati dalla moda\u2013e smaschera le strategie<\/strong> con cui gli oggetti vengono mostrati e consumati.<br \/>\nLa sua pratica <strong>ricorre al fai-da-te e a tecniche imperfette e disfunzionali:<\/strong> la serigrafia \u00e8 realizzata senza matrice, direttamente sulla superficie di stampa con stencil<strong> e frammenti di recupero; elementi di design (come i modulari della USM Haller o le camelie tipiche degli abiti di Chanel) vengono replicati<\/strong> con materiali di fortuna come cartone e scampoli di tessuti. Longhi d\u00e0 nuova vita ai materiali, li riutilizza. L\u2019errore, l\u2019incidente e la variazione imprevista sono aspetti del suo linguaggio, l\u00e0 dove il fallimento diventa una presa di distanza dalla retorica dell&#8217;efficienza.<br \/>\n<strong>L\u2019ornamento eccessivo, il trash e il kitsch sono utilizzati come strumenti critici.<\/strong> All\u2019opera non \u00e8 tanto una critica al capitalismo o alla seduzione del lusso, quanto invece la consapevolezza delle forme del desiderio che spesso ci incantano. Longhi gioca con il glam, l\u2019ostentazione, i codici del gusto per rallentare e rendere ambiguo il nostro desiderio e, al contempo, aprire uno spazio di consapevolezza.<br \/>\n<strong>Villa Delizia \u00e8 la prima mostra personale di Longhi in un\u2019istituzione pubblica italiana.<\/strong> Presentata nell\u2019ala Nio, Villa Delizia trasforma lo spazio operando su alcuni elementi architettonici: le finestre circolari sul soffitto e gli apparati museali di allestimento. L\u2019artista realizza, per l\u2019occasione, dieci ampie tele utilizzando tessuti, naturali e sintetici, in sinergia con le manifatture locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;<br \/>\nAlex Ayed<br \/>\na cura di Stefano Collicelli Cagol<br \/>\n<strong>opening 20\/11<\/strong><br \/>\n21\/11\/2026 \u2013 29\/03\/2027<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima personale in un\u2019istituzione italiana di Alex Ayed (Strasburgo, 1989),<\/strong> tra le figure emergenti dell\u2019arte del Mediterraneo. La sua pratica <strong>colpisce per la precisione con cui intreccia temi intimi e sociali attraverso materiali preziosi accostati a elementi di recupero<\/strong>. Nei suoi progetti Ayed evoca forme di convivenza ancestrali che raramente trovano spazio nella dimensione espositiva, con una sensibilit\u00e0 per il dettaglio che si unisce alla capacit\u00e0 di rispettare le esigenze di ogni materiale selezionato.<br \/>\nPer la mostra al Centro Pecci, <strong>Ayed produce una serie di opere pensate appositamente per gli spazi dell\u2019istituzione, indagando le potenzialit\u00e0 di pratiche artigianali legate alla produzione di oggetti che ruotano attorno al lusso e alla sua ostentazione<\/strong>. Le opere nascono dopo l\u2019esperienza di una navigazione in solitaria dalla Svezia a Tunisi, passando per le coste di Spagna, Francia e Italia. Il mare, con le sue luci cangianti, le sue presenze viventi e non, i materiali organici e inorganici che lo attraversano, e la vita scandita dalle esigenze della navigazione, diventa il contesto di riferimento della fase attuale della ricerca. Ayed recupera la relazione con il Mediterraneo proponendo un ecosistema espositivo che alterna opere di grande impatto e lavori pi\u00f9 minimali. La riflessione su antiche tradizioni di produzione di beni, come il colore, gli consente infine di interrogare le relazioni con il passato di un territorio e con il suo presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;<br \/>\nKaren Kilimnik<br \/>\nCadabra<br \/>\na cura di Stefano Collicelli Cagol e Michele Bertolino<br \/>\n<strong>opening 20\/11<\/strong><br \/>\n21\/11\/2026 \u2013 29\/03\/2027<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 artista che connetta<strong> gli anni Ottanta, il loro impatto sul presente, e l\u2019opulenza, la decadenza e la crisi dei sistemi democratici in occidente<\/strong> meglio di Karen Kilimnik (vive e lavora a Philadelphia). La sua pratica <strong>attraversa pittura, fotografia, scrittura e assemblage, intrecciando storia dell\u2019arte e cultura popolare, moda e letteratura.<\/strong> Le opere agiscono attraverso immagini riconoscibili, paesaggi romantici, figure aristocratiche e icone pop, risignificate in mondi nuovi che interrogano le strategie di costruzione dell\u2019identit\u00e0 e del desiderio. I dipinti, spesso ingenui e apparentemente semplici, destabilizzano le gerarchie visive, mentre gli assemblage ribadiscono la rilevanza del display non come supporto, ma come occasione per costruire una situazione che accenna a una dimensione narrativa.<br \/>\nCadabra presenta una <strong>selezione di opere dagli anni Ottanta alle produzioni pi\u00f9 recenti<\/strong> e mette al centro la magia come alfabeto e strumento centrale nel linguaggio dell\u2019artista. Per Kilimnik <strong>la magia \u00e8 un dispositivo estetico e narrativo capace di produrre realt\u00e0 autonome e incantate<\/strong>, vere finch\u00e9 la finzione lo consente. La parola, presente nei primi disegni e nei lunghi titoli dei quadri, funziona come un incantesimo che trasfigura immagini comuni. La magia \u00e8 rifacimento e imbellettamento, ma anche messa in crisi dell\u2019opposizione tra autenticit\u00e0 e finzione. L\u2019artista insiste sulla ripetizione e sulla replica, spesso con scarti minimi, esponendo la fragilit\u00e0 delle immagini, la possibilit\u00e0 che le stesse raffigurazioni operino su piani diversi, anche narrativi, e le modalit\u00e0 con cui si produce il desiderio. La pratica di Kilimnik dilaga nello spazio espositivo: attraverso la combinazione di pittura, arredo e decorazione, l\u2019artista definisce ambienti immersivi e scene complesse, altri mondi.<\/p>\n<p>PASSAGGI: DI MANO IN MANO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo costruisce la cornice concettuale e propone un modo di intendere l\u2019istituzione come spazio di relazione, trasmissione e trasformazione: un luogo dove ritrovarsi, condividere e creare culture insieme. Il tema si ispira all\u2019opera La grande mano di Adelaide Cioni, esposta all\u2019ingresso del Centro. Il gesto che accoglie chi entra al Museo \u00e8, allo stesso tempo, saluto e invito, ma anche celebrazione della storia delle manifatture tessili che hanno segnato l\u2019economia e la societ\u00e0 di Prato e reso possibile, attraverso i Soci Fondatori, la nascita dell\u2019istituzione. In una fase storica dominata dall\u2019immaterialit\u00e0 digitale, la mano richiama inoltre l\u2019importanza del tatto e del contatto, riportando al centro la dimensione sensibile dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDi mano in mano\u201d \u00e8 una formula che tiene insieme la concretezza degli scambi e la circolazione delle idee: il riuso di oggetti e materiali appartenuti ad altre persone, le donazioni e i doni, i passaggi di conoscenze tra generazioni e tra campi del sapere, dalle ricerche alle manifatture.<br \/>\nLa programmazione 2026 traduce questa visione in un palinsesto che guarda alla Toscana e a Prato come laboratori delle culture contemporanee, arricchiti da continui attraversamenti in territori complessi e in costante trasformazione. In questa prospettiva, il Centro Pecci si apre alle 115 nazionalit\u00e0 presenti in citt\u00e0 e si prepara ad accogliere venti giovani artiste e curatrici che, grazie al bando FSE della Regione Toscana, daranno vita nel 2026 a una festa diffusa della creativit\u00e0 a Prato e nelle altre sedi regionali del progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema coinvolge anche l\u2019architettura stessa del Centro Pecci, pensata come esperienza di continui passaggi tra le mostre, le sale, i luoghi e le attivit\u00e0, in un movimento mai interrotto e in costante ampliamento. Nel 2026 riapriranno la biblioteca e il teatro esterno, rafforzando ulteriormente il Centro come spazio pubblico di incontro e condivisione.<br \/>\nL\u2019anno segna, inoltre, l\u2019avvio del percorso di avvicinamento alle celebrazioni dei quarant\u2019anni del Centro Pecci, mantenendo viva l\u2019apertura verso la citt\u00e0 di Prato, chiamata sin da ora a condividere la preparazione dei festeggiamenti e a individuare, insieme al Centro, le molte strade e i tanti passaggi che portano, dalle direzioni pi\u00f9 diverse, a Viale della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mostre, la collezione e l\u2019archivio costituiscono la spina dorsale delle attivit\u00e0 del Centro Pecci. Il palinsesto espositivo si apre a fine maggio con la celebrazione della donazione di Carlo Palli, che ha deciso di lasciare al Centro Pecci e alla citt\u00e0 di Prato un importante nucleo della propria collezione. Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli propone un viaggio attraverso personalit\u00e0 e pratiche che hanno segnato alcuni momenti di discontinuit\u00e0 nell\u2019arte della seconda parte del Novecento. In contemporanea, Verita Monselles. Carnale \u00e8 la prima mostra, dopo oltre vent\u2019anni, dedicata a una fotografa che ha attraversato moda, teatro e arte tra gli anni Settanta e Novanta, con uno sguardo erotico e carnale sul corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A settembre, Lorenza Longhi. Villa Delizia conduce nelle visioni di una delle artiste italiane pi\u00f9 seguite a livello internazionale, che qui si confronta con i tessuti e con le dinamiche dell\u2019organizzazione del lavoro attraverso la dimensione conturbante del kitsch.<br \/>\nL\u2019autunno si chiude con due personali dedicate ad Alex Ayed, artista franco-tunisino, e a Karen Kilimnik, artista americana, entrambi capaci di trasformare elementi del quotidiano in opere spettacolari e potenti. Ayed sviluppa una ricerca ispirata ai viaggi in solitaria per mare: le sculture e le installazioni, prodotte appositamente per il Centro Pecci, guardano al Mediterraneo, alle tradizioni artigianali e al riutilizzo di materiali organici e inorganici riassemblati in forme evocative. Karen Kilimnik. Cadabra ripercorre, attraverso installazioni, dipinti, fotografie e disegni, il lavoro di un\u2019artista che dagli anni Novanta a oggi ha assunto l\u2019arte come filtro magico per rileggere il glamour e il tragico della cultura statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuano le attivit\u00e0 del Centro Pecci Night, Centro Pecci School, Centro Pecci Cinema e i progetti di Arte e Benessere, organizzati dal dipartimento educativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Centro Pecci<br \/>\nIl Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci di Prato apre nel 1988, primo museo di arte contemporanea in Italia a essere costruito appositamente. Progettato dall\u2019architetto Italo Gamberini, dal 2016 grazie alla nuova ala costruita dall\u2019architetto Maurice Nio ha aumentato i propri spazi. Il Centro Pecci dal 2023 ha parte delle sue collezioni esposte in modo permanente grazie al progetto di display firmato da Formafantasma. Il complesso ospita 3000 metri quadri di spazio espositivo; il cinema; l\u2019arena esterna; la biblioteca; l\u2019archivio; l\u2019urban center; il bookshop; Cargo bistrot; il ristorante MYO; tre laboratori educativi e un playground. Negli anni, Centro Pecci ha organizzato mostre monografiche di artisti come Robert Mapplethorpe, Gerhard Richter, Lucio Fontana, Alberto Burri, e Yves Klein. Di recente, ha ospitato la pi\u00f9 grande mostra istituzionale di Diego Marcon pensata appositamente per gli spazi del Centro, la mostra monografica dedicata a Chiara Fumai, la mostra di Massimo Bartolini, artista del Padiglione Italia alla 60. Biennale d\u2019arte di Venezia e la prima mostra italiana di Yu Ji. Un programma di incontri live che spaziano dalle presentazioni di libri, alle Centro Pecci School e alle Centro Pecci Night, consentono insieme alle mostre e ai progetti del dipartimento educativo di creare un ambiente inclusivo e accogliente, per sviluppare nuove idee e presentare pratiche di avanguardia. Centro per l&#8217;arte contemporanea Luigi Pecci<\/p>\n<p>Fondazione per le arti contemporanee in Toscana<br \/>\nIstituzione fondata da Comune di Prato e sostenuta da Regione Toscana<br \/>\nCentropecci.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PASSAGGI: DI MANO IN MANO Il Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci presenta il programma culturale 2026 Passaggi: di mano in mano \u00e8 il tema<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":157570,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896],"tags":[32995],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157566"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=157566"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157566\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":157575,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157566\/revisions\/157575"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/157570"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=157566"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=157566"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=157566"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}