{"id":157676,"date":"2026-02-23T19:20:46","date_gmt":"2026-02-23T18:20:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157676"},"modified":"2026-02-23T19:46:21","modified_gmt":"2026-02-23T18:46:21","slug":"mostre-a-venezia-the-visitors-hernan-bas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157676","title":{"rendered":"Mostre a Venezia &#8211; The Visitors &#8211; Hernan Bas"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Una mostra che condanna tutti i peggiori <strong>clich\u00e9 del turismo di massa &#8211; che non viaggia per conoscere e rispettare &#8211; ma solo per inviare\u00a0 selfie &#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>Hernan Bas<\/strong><\/p>\n<p><strong>The Visitors<\/strong><\/p>\n<p>Venezia &#8211;\u00a0 Ca\u2019 Pesaro<\/p>\n<p>Galleria Internazionale d\u2019Arte Moderna &#8211; Sale Dom P\u00e9rignon<\/p>\n<p>7 maggio \u2013 30 agosto 2026<\/p>\n<figure id=\"attachment_157681\" aria-describedby=\"caption-attachment-157681\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1asd.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-157681\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1asd-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1asd-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1asd.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-157681\" class=\"wp-caption-text\">Hernan Bas The Romeo of last resort, 2025 Acrylic on linen\u00a9 Hernan Bas Courtesy the artist,Lehmann Maupin,Perrotin and Victoria Miro<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a cura di Elisabetta Barisoni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In collaborazione con Victoria Miro, Lehmann Maupin e Perrotin<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con oltre<strong> trenta nuovi dipinti realizzati all\u2019interno di un\u2019installazione immersiva, concepita appositamente per il museo,<\/strong> Hernan Bas (Miami, 1978) porta <strong>The Visitors a Ca\u2019 Pesaro<\/strong> \u2013 Galleria Internazionale d\u2019Arte Moderna, nelle Sale Dom P\u00e9rignon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Traendo ispirazione da Venezia, citt\u00e0 particolarmente sensibile al turismo,<\/strong> costantemente trasformata dalle sue conseguenze e in cui l\u2019artista ha realizzato una residenza, Bas ha creato un nuovo<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>corpus di<\/strong> <strong>opere incentrato su turisti collocati in scenari sia immaginati sia reali. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Protagonisti \u2013 prevalentemente uomini, bianchi e occidentali<\/strong> \u2013 che abitano un terreno mutevole fatto di attrazioni da<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u201clista dei desideri\u201d, siti storici, spazi sacri, locali equivoci e versioni sterilizzate del mondo naturale;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>mettendo in luce i clich\u00e9 del turismo, come la Gioconda o la Fontana di Trevi, fino alle mete del cosiddetto dark tourism, come Chernobyl, Alcatraz e la foresta di Aokigahara,<\/strong> luoghi attraversati dal dolore che diventano tappe di itinerari; le trappole per turisti da cui si evidenzia, ancora di pi\u00f9, la fondamentale disconnessione tra i \u201cvisitatori\u201d e i mondi che attraversano, luoghi progettati per ingannare, raggirare o deludere.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bas \u00e8 da tempo celebrato per le sue opere narrative permeate da umorismo, decadenza, stranezze, suggestioni occultiste e codici stratificati. Esplora le complessit\u00e0 dell&#8217;identit\u00e0 personale attraverso figure sospese in momenti di trasformazione, in cui l&#8217;ordinario scivola nello straordinario. In The Visitors, questa sensibilit\u00e0 si rivolge verso l&#8217;esterno. Come i dandies e i fl\u00e2neurs delle opere precedenti di Bas, queste nuove figure si librano sulle soglie: tra curiosit\u00e0 e arroganza, incontro e violazione, esperienza e spettacolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte di queste nuove figure sembrano essere colte in atti di recitazione o finzione, mentre posano, scattano fotografie o assumono travestimenti.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno dei turisti di Bas rivendica lo status di residente,<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un altro (statunitense) finge di essere canadese<\/strong> e<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un altro visitatore in Thailandia inscena un incontro con un pitone.<\/strong> In un effetto tipico del senso di ironia di Bas, un sentimento di affetto per i suoi<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>visitatori maldestri e disorientati<\/strong> si scontra con<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>una lucida critica a un\u2019epoca definita dalla globalizzazione<\/strong>, priva di riferimenti culturali o geografici stabili.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parte di questo nuovo corpus di opere \u00e8 stato<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>realizzato durante una residenza dell\u2019artista a Venezia, a stretto contatto con la laguna, la sua luce, la sua tradizione pittorica e i suoi turisti.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi dipinti, il visitatore diventa al tempo stesso pittore e soggetto dipinto. Negli ultimi decenni, la storica citt\u00e0 di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Venezia ha sofferto per l\u2019ascesa del turismo di massa<\/strong>, che<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ha danneggiato i suoi monumenti, la sua laguna, i suoi abitanti e la sua storia. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venezia stessa, a lungo plasmata dagli scambi e ora messa a dura prova dal turismo di massa, diventa sia lo scenario che lo specchio delle questioni affrontate dalle opere. Bas convoglia inoltre la sua comprensione, maturata nel corso di una vita, di cosa significhi vivere a fianco dei turisti a Miami, cos\u00ec come la propria condizione di cubano-americano di prima generazione, spesso percependosi come un visitatore nella propria casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esposte in una sequenza immersiva, le tele comporranno una narrazione visiva continua. <strong>L\u2019inquadratura di matrice fotografica, le superfici sature<\/strong> e le <strong>accumulazioni di dettagli eloquenti \u2013 slogan, tatuaggi, accessori<\/strong> \u2013 funzionano come una vanitas contemporanee, rivelando le ambiguit\u00e0 morali insite nella mobilit\u00e0 globale.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Qui, Bas cattura una generazione alla deriva<\/strong> \u2013 allo stesso tempo alla ricerca di senso e assorta in se stessa \u2013 invitando lo spettatore a riconoscere, all&#8217;interno di questo mondo sospeso, il proprio riflesso.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sottolinea Elisabetta Barisoni, responsabile di Ca\u2019 Pesaro e curatrice della mostra Nelle sale della Galleria Internazionale d&#8217;Arte Moderna di Venezia ci accoglie una teoria di personaggi che, a prima vista, sembrano rappresentazioni di giovent\u00f9 immersa nella scoperta del mondo ma che<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>rivelano invece una situazione assurda, paradossale, comica.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La serie monumentale, osserva ancora Barisoni, rappresenta una visione che \u00e8 sempre sotto i nostri occhi, fatto di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>turismo credulone, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>voyeur, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>oltre il limite del rispetto per l&#8217;altro e, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>in casi estremi, per la dignit\u00e0 umana.<\/strong> In opere che a prima vista sembrano fotografie-ricordo o souvenir esotici, vacillano storia e memoria, mentre il senso stesso di realt\u00e0 si incrina.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hernan Bas (nato a Miami, Florida, nel 1978) vive e lavora a Miami. Tra le sue recenti mostre personali istituzionali figurano: Hernan Bas: The Conceptualists, The Bass Museum of Art, Miami (2023); Hernan Bas: Choose Your Own Adventure, Space K, Seoul; Yuz Museum, West Bund, Shanghai (2021\u201322); Hernan Bas, Rubell Museum, Miami (2020\u201322); Hernan Bas: A Brief Intermission, CAC M\u00e1laga, Spagna (2018) e Florida Living, SCAD Museum of Art, Savannah (2017).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro di Bas \u00e8 stato inoltre presentato in The Collectors, progetto concepito da Elmgreen &amp; Dragset per i Padiglioni Nordico e Danese in occasione della 53\u00aa Esposizione Internazionale d\u2019Arte \u2013 La Biennale di Venezia (2009). Le sue opere fanno parte delle collezioni del Brooklyn Museum of Art (New York), Detroit Institute of Arts, Hammer Museum (Los Angeles), Hirshhorn Museum and Sculpture Garden (Washington, DC), Museum of Contemporary Art (Los Angeles), Museum of Contemporary Art (North Miami), Museum of Fine Arts (Boston), Museum of Modern Art (New York), San Francisco Museum of Modern Art e Whitney Museum of American Art (New York), tra gli altri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una mostra che condanna tutti i peggiori clich\u00e9 del turismo di massa &#8211; che non viaggia per conoscere e rispettare &#8211; ma solo per inviare\u00a0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":157680,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896],"tags":[33004],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157676"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=157676"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157676\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":157682,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157676\/revisions\/157682"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/157680"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=157676"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=157676"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=157676"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}