{"id":157831,"date":"2026-02-27T17:45:12","date_gmt":"2026-02-27T16:45:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157831"},"modified":"2026-02-27T17:48:25","modified_gmt":"2026-02-27T16:48:25","slug":"mostre-a-torino-inserzioni-al-castello-di-rivoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157831","title":{"rendered":"Mostre a Torino &#8211; Inserzioni al Castello di Rivoli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Inserzioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A cura di Francesco Manacorda<\/strong><br \/>\n<strong>Gabriel Chaile, Lonnie Holley, Huda Takriti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intervento di Huda Takriti a cura di Linda Fossati<br \/>\n27 marzo \u2013 23 agosto 2026 Edificio Castello, I e II piano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni che introduce<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>nuove opere concepite in dialogo attivo con le sale barocche normalmente dedicate alla Collezione permanente<\/strong>, trasformandole in un dispositivo espositivo in continua evoluzione. Il progetto interviene nella narrazione museale<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>invitando artisti contemporanei a misurarsi con l\u2019architettura incompiuta del Castello<\/strong> e con la stratificazione storica e simbolica delle sue sale, attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cura di Francesco Manacorda, con l\u2019intervento di Huda Takriti curato da Linda Fossati, Inserzioni coinvolge per questa edizione Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Concepite usando le sale auliche come punto di partenza non neutrali,<\/strong> le opere si inseriscono nel percorso della Collezione, contribuendo a rinnovarne periodicamente l\u2019allestimento e ad ampliarne la prospettiva culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Attraverso queste commissioni il Museo prosegue nel ripensamento dei canoni della storia dell\u2019arte,<\/strong> aprendosi a tradizioni e visioni che interrogano criticamente le narrazioni occidentali dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il progetto si radica nella vocazione originaria del Castello di Rivoli come luogo aperto all\u2019intervento diretto degli artisti,<\/strong> in cui l\u2019architettura diventa condizione generativa. Gli artisti sono cos\u00ec chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, contribuendo all\u2019evoluzione del suo patrimonio culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gabriel Chaile (San Miguel de Tucum\u00e1n, Argentina, 1985) presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l\u2019edificio alla collina su cui sorge.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio viene trasformato in<strong> un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico<\/strong>, in cui <strong>una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi<\/strong> di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca dell\u2019artista si fonda sul concetto di \u201cgenealogia della forma\u201d, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. <strong>Realizzate con argilla, terra e adobe, le sue sculture si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologie indigene del nord-ovest argentino<\/strong>, evocando narrazioni ancestrali e processi di trasmissione culturale.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti nella sala, l\u2019intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea,<\/strong> riflettendo su storia, identit\u00e0 e trasformazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lonnie Holley (Birmingham, Alabama, Stati Uniti, 1950) presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti,<\/strong> <strong>decorata nel XVIII secolo con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell\u2019epoca.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Estendendo la tradizione della Black Art del sud degli Stati Uniti, Holley<strong> trasforma materiali trovati e di recupero \u2013 legno bruciato, metallo, plastica e oggetti di uso quotidiano \u2013 in assemblaggi<\/strong> che attivano le narrazioni insite nei materiali stessi. Attraverso un processo intuitivo e improvvisativo, Holley affronta temi quali memoria collettiva, disuguaglianze sociali, violenza storica e possibilit\u00e0 di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture e dipinti su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La pratica artistica di Huda Takriti (Damasco, Siria, 1990; vive e lavora a Vienna) intreccia ricerca d\u2019archivio, video e performance<\/strong>, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per Inserzioni, l\u2019artista presenta <strong>un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell\u2019industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto riunisce il video Clarity is the Closest Wound to the Sun (2023) e due nuove produzioni, tra cui It Is Always Midnight In Their Minds (2026), sviluppate a partire da ricerche condotte in archivi italiani. L\u2019opera indaga il rapporto tra l\u2019Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), le ex colonie europee \u2013 comprese quelle italiane \u2013 e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un\u2019installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende lungo le pareti della Sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalit\u00e0 attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell\u2019immaginario collettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto di Huda Takriti \u00e8 realizzato con il sostegno del Ministero federale austriaco per l\u2019Abitare, le Arti, la Cultura, i Media e lo Sport (BMK\u00d6S), Sezione IV \u2013 Arte e Cultura ed \u00e8 prodotto in collaborazione con Phileas \u2013 The Austrian Office for Contemporary Art<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Castello di Rivoli<\/strong><br \/>\n<strong>Piazza Mafalda di Savoia<\/strong><br \/>\n<strong>10098 Rivoli &#8211; Torino<\/strong><br \/>\nInfo: +39 0119565222<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 COPERTINA: &#8220;Occhio &#8211; aprite gli occhi&#8221; 2010<\/strong> stampa a mano tecnica carborundum e china &#8211; particolare &#8211; Grazia Seregni Copyright\u00a9 All rights reserved \u2013 l&#8217;opera non fa parte della mostra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inserzioni A cura di Francesco Manacorda Gabriel Chaile, Lonnie Holley, Huda Takriti Intervento di Huda Takriti a cura di Linda Fossati 27 marzo \u2013 23<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":61700,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[33022],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157831"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=157831"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157831\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":157837,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157831\/revisions\/157837"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/61700"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=157831"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=157831"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=157831"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}