{"id":157884,"date":"2026-02-27T20:00:33","date_gmt":"2026-02-27T19:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157884"},"modified":"2026-02-27T20:00:33","modified_gmt":"2026-02-27T19:00:33","slug":"arte-a-torino-reverie-galleria-simondi-inaugura-5-marzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=157884","title":{"rendered":"Arte a Torino &#8211; R\u00eaverie &#8211; Galleria Sim\u00f3ndi inaugura 5 marzo"},"content":{"rendered":"<p>R\u00eaverie | Inaugurazione: gioved\u00ec 5 marzo ore 18-21 &#8211; su invito<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R\u00caVERIE<br \/>\nLa Galleria Sim\u00f3ndi \u00e8 lieta di presentare R\u00eaverie, mostra collettiva a cura di Matilde Vitale, con opere di Chiara Baima Poma, Luca De Angelis, Olmo Erba, Giuseppe Mulas e Morigen Yan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>INAUGURAZIONE<\/strong><br \/>\n<strong>gioved\u00ec 5 marzo 2026, 18\u201421<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DURATA<br \/>\n06.03\u201424.04.2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simondi<\/p>\n<figure id=\"attachment_157893\" aria-describedby=\"caption-attachment-157893\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Simondi-Torinnnamed-18.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-157893\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Simondi-Torinnnamed-18-300x256.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Simondi-Torinnnamed-18-300x256.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Simondi-Torinnnamed-18-351x300.jpg 351w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1a-Simondi-Torinnnamed-18.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-157893\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Mulas, Sognare la notte, 2026, acrilico, olio, spray, pigmento puro su tela di lino, 180&#215;200 cm &#8211; ph Mattia Giordano<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la r\u00eaverie si entra in una dimensione altra, in cui<strong> la razionalit\u00e0 cede il passo all\u2019immaginazione e il sogno ad occhi aperti<\/strong> diventa uno spazio per pensare la realt\u00e0 pi\u00f9 liberamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un territorio poroso che affiora, si trasforma e risuona interiormente, dove<strong> i confini tra interno ed esterno, tra reale e surreale, si fanno labili.<\/strong> Questo fantasticare \u00e8 <strong>un fenomeno ampiamente discusso e approfondito dal filosofo Gaston Bachelard nel saggio La poetica della r\u00eaverie (1960), in cui scrive:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u201cLa r\u00eaverie ci mette nello stato di un\u2019anima che immagina\u201d, descrivendo un modo per abitare il mondo attraverso le rappresentazioni piuttosto che attraverso i concetti. La r\u00eaverie non spiega, non dimostra: evoca.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nasce cos\u00ec, su questa ispirazione, <strong>una mostra dedicata ai nuovi orizzonti della pittura, caratterizzata dall\u2019attesa e dall\u2019ascolto, da silenzi che invitano lo sguardo a sostare e a perdersi.<\/strong> Elementi naturali, animali, figure, atmosfere sognanti e fantastiche sono al centro dello spazio espositivo. Le opere in mostra si collocano in una soglia intermedia, dove gesti minimi e pratiche solitarie si manifestano in un tempo dilatato. <strong>Nella r\u00eaverie l\u2019immagine non chiede di essere decifrata, ma vissuta come esperienza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, <strong>anche la simbologia animale assume un ruolo significativo: espressione universale e antica,<\/strong> essa associa tradizionalmente qualit\u00e0 umane, divine o morali a diverse specie, riflettendo le culture, le religioni e le paure dell\u2019uomo. Allo stesso tempo,<strong> la vegetazione trascende la sua sfera rappresentativa e si anima di una presenza autonoma<\/strong>. Animali e natura si manifestano in modo evocativo e poetico, diventando capaci di <strong>incarnare metamorfosi e desiderio, e di condurre lo sguardo in uno spazio sospeso tra reale e sognato.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In R\u00eaverie le opere di Chiara Baima Poma, Luca De Angelis, Olmo Erba, Giuseppe Mulas e Morigen Yan entrano in dialogo, costruendo un campo di risonanze pi\u00f9 che di significati univoci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La pittura di Chiara Baima Poma (Torino, 1990)<\/strong> <strong>esplora le potenzialit\u00e0 del fantastico, a partire dalla narrazione di tradizioni, racconti, proverbi e leggende, mettendo al centro la figura.<\/strong> All\u2019interno dei suoi lavori il tempo risulta rarefatto: passato e presente non sono pi\u00f9 nettamente riconoscibili; tutto si colloca in una nuova potenzialit\u00e0 dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua ricerca pi\u00f9 recente esplora la figura dell\u2019uccello,<\/strong> animale che rappresenta<strong> la connessione tra terra e cielo, assumendo le sembianze di una presenza leggera e al tempo stesso di segnale di passaggio.<\/strong> In Non ricordo (2026) uno stormo eleva una figura trasparente, trasportata in una dimensione germinale e astratta, fatta di idee, in cui gli uccelli assumono il ruolo di vettori simbolici e trasportatori verso un mondo immateriale.<strong> Una seconda figura \u00e8 coricata in uno stato di dormiveglia, la cui corporeit\u00e0 si contrappone all\u2019impalpabilit\u00e0 della prima, generando una tensione di opposti e un pensiero che si sdoppia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in Crying horse (2026) <strong>la natura, configurata come un hortus conclusus, il giardino medievale chiuso, emerge in trasparenza.<\/strong> In questo luogo, le teste agiscono come agenti germinali, seminando idee e richiamando un processo di libera generazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simondi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con le sue nature, Luca De Angelis (San Benedetto del Tronto, 1980) realizza ambientazioni in cui il paesaggio diventa il soggetto principale della narrazione<\/strong>. <strong>Un gusto gotico e una dimensione atemporale<\/strong> generano raffigurazioni sottratte ai meccanismi razionali della rappresentazione, restituendo una potenza primordiale. <strong>La vegetazione sinuosa e penetrante, si presenta quasi bidimensionale:<\/strong> attrae e avvolge, ma allo stesso tempo cela e respinge. L\u2019orizzonte prediletto dall\u2019artista \u00e8 quello notturno, momento intimo e di relazione profonda con s\u00e9 stessi. Gli erratici itinerari della palude (2024) condensa in modo emblematico questa ricerca. Il silenzio della notte viene spezzato dalla comparsa di un cavallo bianco, incorniciato in una natura rigogliosa che appare in fermento.<strong> A questo lavoro si affiancano anche tele di piccole dimensioni che invitano a una riflessione sulla natura stessa,<\/strong> collocando lo sguardo in un punto di osservazione molto basso, rivolto verso il cielo, in una condizione di sospensione e sosta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Olmo Erba (Bergamo, 1997) realizza dei dipinti a partire dalla rivisitazione e aggregazione di componenti eterogenei per evocare e rielaborare scenari e simboli dagli echi medievali.<\/strong> Attraverso un ribaltamento e una <strong>ricontestualizzazione dei reliquiari e delle simbologie, nature morte e figure umane si fondono in un immaginario ibrido che d\u00e0 vita a creature pseudo-antropomorfe.<\/strong> Contraddistinto da uno spirito giocoso, utilizza l\u2019ironia come espediente per riflettere sul tempo presente, riconoscendo nel medioevo una chiave di lettura e di salvezza per evadere la nevrosi e il nichilismo della societ\u00e0 occidentale. Con la serie Il culto delle stelle (2024) <strong>richiama la produzione di fantasia dello scrittore H. Lovecraft che nei suoi libri descrive personaggi provenienti da universi altri.<\/strong> I soggetti della rappresentazione si presentano come punto di connessione tra terra e cielo, come gli uccellini di legno, ma sprigionano allo stesso tempo energia vitalizzante: metamorfosi e ibridazione permettono di entrare in un luogo creativo personale e universale, in fermento ma ancorato alla realt\u00e0. Di Olmo Erba sono presenti anche dei disegni, piccoli bestiari sognanti e delicati raffiguranti animali che affiorano con forza dalle pagine bianche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simondi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La pratica di Giuseppe Mulas (Alghero, 1995) si sviluppa attraverso l\u2019ambientazione notturna, interrogando la condizione universale e collettiva dell\u2019essere e il bisogno umano di ritrovarsi nell\u2019altro<\/strong>. Interni domestici, bicchieri, finestre e piante diventano soglie verso il cielo stellato. Sentimenti come emotivit\u00e0, intimit\u00e0 e tristezza trovano esistenza, ma al tempo stesso subiscono una trasformazione, dissolvendosi nell\u2019immensit\u00e0 della notte. Questa simbologia apre alla possibilit\u00e0 di uno spazio ancestrale, simbolicamente abitabile dall\u2019individuo.<strong> Mulas raffigura ambienti domestici, esplorando le relazioni che intessiamo con gli oggetti quotidiani e le memorie personali<\/strong> che essi trattengono, legate al passaggio e alla presenza delle persone. Sovvertendo i rapporti convenzionali con questi elementi, l\u2019artista mette in discussione la loro apparente passivit\u00e0: una comune finestra pu\u00f2 diventare il luogo generativo da cui emerge una pianta, acquisendo una nuova possibilit\u00e0 di azione.<strong> In Sognare la notte(2026) il pianto si presenta come fenomeno cosmico: sgorga dal fiore di un banano sotto forma di stelle.<\/strong> Le tele non si offrono allo sguardo come soggetti da interpretare, ma in quanto presenze ascoltabili che perdono la propria materialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Morigen Yan (Jilin, Cina, 1996) \u00e8 un giovane pittore, attualmente studente all\u2019Accademia di Belle Arti di Bologna.<\/strong> La sua poetica prende forma <strong>nel dialogo tra sogno e migrazione, radicandosi nelle memorie dei paesaggi invernali del Nord-Est della Cina<\/strong>. Nella sua storia familiare convivono culture differenti<strong>. Tradizione mongola, sciamanesimo e buddhismo tibetano hanno profondamente influenzato la sua sensibilit\u00e0,<\/strong> offrendo prospettive attraverso cui leggere la natura, l\u2019anima e la dimensione invisibile dell\u2019esistenza.<br \/>\n<strong>In Tempo di meditazione (2025), la foresta della sua citt\u00e0 natale emerge nella notte:<\/strong> la figura si dissolve e rimangono soltanto due occhi luminosi, traccia di uno sguardo contemplativo. In Quel dolore dell\u2019inverno mi ha reso lucido (2025) l\u2019artista si muove su un registro pi\u00f9 intimo, rievocando un momento vissuto durante il suo primo inverno in Italia.<strong> Ferito pattinndo sul ghiaccio, affronta da solo le difficolt\u00e0 di un paese sconosciuto.<\/strong> Da quell\u2019esperienza nasce una nuova consapevolezza: il dolore si fa lucidit\u00e0 e diventa rito.<br \/>\nLa pittura diventa un modo per <strong>dare forma a percezioni ancestrali, memorie ed esperienze personali, intrecciando radici culturali ed esperienze personali<\/strong> in un ponte tra eredit\u00e0 e contemporaneit\u00e0, tra Oriente e Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Matilde Vitale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>www.simondi.gallery<\/strong><br \/>\n<strong>Via della Rocca, 29 10123 Torino Italy<\/strong><br \/>\n<strong>Tel. +39 011 8124460<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>R\u00eaverie | Inaugurazione: gioved\u00ec 5 marzo ore 18-21 &#8211; su invito R\u00caVERIE La Galleria Sim\u00f3ndi \u00e8 lieta di presentare R\u00eaverie, mostra collettiva a cura di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896],"tags":[33032],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157884"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=157884"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157884\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":157895,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/157884\/revisions\/157895"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=157884"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=157884"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=157884"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}