{"id":158343,"date":"2026-03-10T18:00:45","date_gmt":"2026-03-10T17:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=158343"},"modified":"2026-03-10T18:52:29","modified_gmt":"2026-03-10T17:52:29","slug":"158343","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=158343","title":{"rendered":"Mostre a Venezia &#8211; Palazzo Diedo Berggruen Arts &#038; Culture &#8211; Ceal Floyer"},"content":{"rendered":"<p>OMAGGIO ALL\u2019ARTISTA BRITANNICA CEAL FLOYER A VENEZIA<\/p>\n<figure id=\"attachment_158346\" aria-describedby=\"caption-attachment-158346\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2.-Ceal-Floyer-2025.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-158346\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2.-Ceal-Floyer-2025-300x204.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2.-Ceal-Floyer-2025-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2.-Ceal-Floyer-2025-442x300.jpg 442w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2.-Ceal-Floyer-2025.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-158346\" class=\"wp-caption-text\">Ceal Floyer 644<br \/>(2025)stampa a getto d\u2019inchiostro su cartoncino da museo,Courtesy theartist,<br \/>Lisson Gallery, 303 Gallery and Esther Schipper<br \/>Photo\u00a9Ceal Floyer\u00a9Ceal Floyer VG BildKunst, Bonn 2026<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Berggruen Arts &amp; Culture presenta la<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>mostra Unfinished dell&#8217;artista britannica Ceal Floyer, scomparsa nel dicembre 2025.<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;esposizione a cura di Ann Gallagher e Jonathan Watkins<\/strong> si terr\u00e0 a<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Palazzo Diedo a Venezia dal 4 maggio al 22 novembre 2026.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Composta da video, fotografia, installazioni sonore, ready-made e sculture, la mostra rispecchia la poetica di Floyer<\/strong> che impiega spesso un umorismo derivante da slittamenti del punto di vista, giochi di parole, doppi sensi e un&#8217;interpretazione paradossale del quotidiano. Con accenni di assurdit\u00e0, il suo lavoro trasmette la vitale possibilit\u00e0 di creativit\u00e0 in ogni situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ceal Floyer \u00e8 stata una delle artiste concettuali pi\u00f9 importanti della sua generazione, celebre per il suo umorismo sintetico e per un linguaggio visivo profondamente sobrio. Le sue opere sono brillantemente creative, intrise di un\u2019intelligenza affilata, di uno spirito asciutto e di una grande acutezza visiva. Nata a Karachi nel 1968, Floyer ha trascorso parte dell\u2019infanzia tra Sydney e Rabat prima che la sua famiglia si stabilisse in Inghilterra. Ha studiato al Goldsmiths College di Londra tra il 1991 e il 1994, anni intensi per i Young British Artists (YBA), venendo notata da critici e curatori autorevoli ancora prima di conseguire il diploma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artista ha partecipato all\u2019importante mostra collettiva General Release, organizzata dal British Council per la Biennale di Venezia del 1995. In quell\u2019occasione espose Unfinished (1995), una proiezione video ravvicinata in loop di qualcuno che ruota i pollici l\u2019uno sull\u2019altro. La mostra prende il titolo proprio da Unfinished, riportando l\u2019opera a Venezia dopo oltre trent\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima opera in mostra, \u2018Til I Get It Right (2005), \u00e8 un lavoro sonoro che riproduce un verso della celebre canzone country di Tammy Wynette, \u201cI\u2019ll just keep on \u2026 \u2018til I get it right\u201d, da cui sono state eliminate le parole \u201cfalling in love\u201d, riprodotte in un loop ripetitivo. Tra gli altri lavori iconici figura Bucket (1999), in cui un lettore CD emette il suono di una goccia d\u2019acqua che cade ogni pochi secondi. Again and Again (2012) nasce invece dal gesto di Floyer di scrivere a mano la parola \u201cAgain\u201d pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, l\u2019una sull\u2019altra, fino a renderla illeggibile. In un\u2019opera complementare, Ink on Paper (2010), il processo prevedeva il fissaggio di pennarelli a punta di feltro in posizione verticale su fogli di carta assorbente fino al totale esaurimento dell\u2019inchiostro, creando una serie di macchie la cui gamma cromatica era determinata dal numero di penne contenute nella confezione acquistata. Come osservato da Floyer, \u00abil risultato \u00e8 qualcosa di effettivamente piuttosto bello (il che all\u2019inizio mi ha lasciata un po\u2019 allarmata) e per me va bene cos\u00ec, perch\u00e9 riesce a rimanere fedele alle origini concettuali del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uso del colore \u00e8 piuttosto insolito per Floyer, pi\u00f9 nota infatti per lavori come Monochrome Till Receipt (White) (1999) in cui espone articoli bianchi acquistati al supermercato e in cui fonde l\u2019esperienza quotidiana del mondo reale con l\u2019idea di un\u2019astrazione modernista portata all\u2019estremo. Allo stesso modo, lo schermo video bianco di Blind (1997) sembra essere un omaggio al cinema strutturalista-materialista degli anni Sessanta e Settanta, per poi rivelarsi invece la ripresa di una tenda a rullo che si muove davanti a una finestra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Blind coinvolge quel tipo di gioco di parole ricorrente in tutta l\u2019opera di Floyer. Half Empty e Half Full (1999), due fotografie identiche di un bicchiere riempito d\u2019acqua a met\u00e0, fanno riferimento all\u2019espressione che definisce l\u2019ottimismo e il pessimismo. Invece Light Switch (1992), l\u2019opera pi\u00f9 datata in mostra, proietta l\u2019immagine a grandezza naturale di un interruttore della luce direttamente su una parete. Uno dei suoi lavori pi\u00f9 recenti e toccanti, 644 (2025), una fotografia a colori, ritrae pecore al pascolo in un paesaggio collinare. Su ognuna \u00e8 sovrapposto un numero da 1 a 644 in un font semplice, ricordandoci il conteggio che venivamo incoraggiati a fare da bambini per scivolare nel sonno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 supportata da Esther Schipper e Lisson Gallery.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Palazzo Diedo Berggruen Arts &amp; Culture<\/strong><br \/>\n<strong>info@berggruenarts.org<\/strong><br \/>\nFondamenta Diedo &#8211;\u00a0 Cannaregio 2386 &#8211;\u00a0 Venezia<\/p>\n<p><strong>Nota biografica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ceal Floyer<\/strong><br \/>\n<strong>Ceal Floyer \u00e8 nata nel 1968 e cresciuta in Inghilterra.<\/strong> Ha studiato al Goldsmiths College di Londra. A partire dalla fine degli <strong>anni Novanta del Novecento, ha vissuto a Berlino<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2007 Floyer ha ricevuto il prestigioso Preis der Nationalgalerie f\u00fcr junge Kunst di Berlino e nel 2009 il Nam June Paik Art Center Prize conferito dal Nam June Paik Center di Yongin. L\u2019artista ha partecipato a Manifesta 11 a Zurigo (2016), Documenta (13) a Kassel (2012) e alla 53\u00aa Biennale di Venezia (2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro di Floyer \u00e8 stato ampiamente esposto. Tra le pi\u00f9 importanti mostre personali figurano: Ceal Floyer, Aspen Art Museum, Aspen (2016); On Occasion, Aargauer Kunsthaus, Aarau (2016); Ceal Floyer, Kunstmuseum Bonn (2015); Ceal Floyer, Museion, Bolzano (2014); Ceal Floyer, Kabinett f\u00fcr Aktuelle Kunst, Bremerhaven (2013); Things, Project Arts Centre, Dublino (2011); Works on Paper, CCA, Tel Aviv (2011); Ceal Floyer, DHC\/ART, Montreal (2011); Auto Focus, Museum of Modern Art (MOCA), North Miami (2010); Ceal Floyer, KW Institute For Contemporary Art, Berlino (2009) e Gakona, Palais de Tokyo, Parigi (2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue opere sono presenti nelle collezioni di prestigiosi musei, tra cui: Tate Modern, Londra; Museum of Modern Art, New York; Museum f\u00fcr Moderne Kunst, Francoforte sul Meno; Neue Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin; Sammlung Zeitgen\u00f6ssische Kunst der Bundesrepublik Deutschland, Berlino; Denver Art Museum, Denver e San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco; Arts Council Collection, Londra; British Council, Londra; Centre national d\u2019art et de culture Georges Pompidou, Parigi; Israel Museum, Gerusalemme; Kunsthalle Bern Collection, Berna; Kunstmuseum Basel, Basilea; Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne de Paris, Parigi; Museo Jumex, Messico; National Gallery of Victoria, Melbourne; Toyota Municipal Museum of Art, Tokyo; Towner Art Gallery, Londra e Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berggruen Arts &amp; Culture<br \/>\nBerggruen Arts &amp; Culture \u00e8 un\u2019iniziativa globale dedicata a promuovere progetti interdisciplinari che colmano il divario tra arte, scienza e discipline umanistiche. Situato nel cuore di Venezia, Palazzo Diedo rappresenta il fulcro di questa missione, ospitando mostre e commissioni che sfidano i confini artistici tradizionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>OMAGGIO ALL\u2019ARTISTA BRITANNICA CEAL FLOYER A VENEZIA \u2013 Berggruen Arts &amp; Culture presenta la mostra Unfinished dell&#8217;artista britannica Ceal Floyer, scomparsa nel dicembre 2025. 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