{"id":158462,"date":"2026-03-13T08:29:59","date_gmt":"2026-03-13T07:29:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=158462"},"modified":"2026-03-13T08:34:25","modified_gmt":"2026-03-13T07:34:25","slug":"salute-diabete-nuove-sfide-liberta-dallinsulina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=158462","title":{"rendered":"Salute diabete &#8211; nuove sfide &#8211; libert\u00e0 dall\u2019insulina"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Le terapie del prossimo futuro<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8221; &#8230; I primi prodotti cellulari derivati da cellule staminali sono oggi in sperimentazione clinica avanzata e potrebbero aprire la strada alle prime terapie disponibili nei prossimi anni&#8230;&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Diabete 1: non basta pi\u00f9 sopravvivere<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>La nuova sfida \u00e8 la libert\u00e0 dall\u2019insulina<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong><em>In un ampio editoriale pubblicato su\u00a0<\/em><\/strong><a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/landia\/article\/PIIS2213-8587(26)00003-3\/fulltext\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/landia\/article\/PIIS2213-8587(26)00003-3\/fulltext&amp;source=gmail&amp;ust=1773419025599000&amp;usg=AOvVaw1CxOxEJxXU9aWaWyUSSbeE\"><strong><em>Lancet<\/em><\/strong><\/a><strong><em>, dal titolo \u2018Nel diabete di tipo 1 non basta pi\u00f9 parlare di sopravvivenza. Dobbiamo iniziare a parlare di libert\u00e0\u2019,<\/em><\/strong><em><strong> il professor Lorenzo Piemonti<\/strong> racconta cosa c\u2019\u00e8 dietro l\u2019angolo per le persone con diabete di tipo 1<\/em><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>L\u2019obiettivo adesso \u00e8 <strong>restituire loro la normalit\u00e0, intesa come l\u2019affrancamento dall\u2019insulina,<\/strong> un Giano bifronte che ha salvato milioni di vite nell\u2019ultimo secolo ma che obbliga i pazienti, che hanno la delega totale del controllo di questa malattia, ad un\u2019allerta costante e al costante terrore di sbagliare. La posta in gioco \u00e8 dunque altissima<\/em><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em><strong>Le terapie del prossimo futuro<\/strong> <strong>potrebbero consentire ai pazienti di liberarsi dalla dittatura dell\u2019insulina e delle oscillazioni della glicemia.<\/strong> Ma prima, \u00e8 necessario fissare il prezzo, il valore di questa libert\u00e0 ritrovata<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Con l\u2019evolvere della malattia diabete, del suo ecosistema e della societ\u00e0 cambiano anche i bisogni dei pazienti. \u201cOggi ci poniamo sfide molto pi\u00f9 ambiziose rispetto a qualche decennio fa \u2013 esordisce il <strong>professor\u00a0Lorenzo Piemonti\u00a0(nella foto), Direttore Istituto Ricerca sul Diabete del San Raffaele di Milano e gi\u00e0 coordinatore scientifico della Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia -, perch\u00e9 abbiamo gi\u00e0 risolto alcuni problemi fondamentali. Il primo, quello della sopravvivenza<\/strong> delle persone con diabete di tipo 1 che, fino alla scoperta dell\u2019insulina, avvenuta negli anni \u201920 dello scorso secolo, morivano anche a tre mesi dalla diagnosi.<strong> La scoperta dell\u2019insulina ha cambiato la storia di queste persone<\/strong> trasformando il diabete di tipo1 da malattia \u2018acuta\u2019 a \u2018cronica degenerativa\u2019. Abbiamo dunque trasformato questa malattia, ma non l\u2019abbiamo \u2018guarita\u2019, un po\u2019 come accade con tante malattie oncologiche\u201d. <strong>Le persone con diabete di tipo 1 oggi vivono a lungo, ma non sono state \u2018liberate\u2019 dalla malattia,<\/strong> la cui cronicizzazione resta vincolata ad un impegno fortemente\u00a0<em>demanding<\/em>, che richiede un\u2019attenzione totalizzante H 24, con delega totale della gestione del diabete al paziente (rispetto alla tempistica e alla dose della terapia). <strong>Il tutto con il rischio costante di sbagliare, che pu\u00f2 portare a conseguenze potenzialmente mortali.<\/strong> \u201cQuesta enorme responsabilit\u00e0 addossata al paziente \u2013 sottolinea l\u2019esperto &#8211; \u00e8 un\u00a0<em>unicum\u00a0<\/em>in tutta la medicina; non esiste un\u2019altra malattia nella quale deleghiamo ogni minuto le decisioni terapeutiche di un farmaco (che pu\u00f2 anche uccidere se si sbaglia) al paziente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Come superare dunque questo carico assistenziale e di responsabilit\u00e0, questa presa in carico diretta della malattia da parte di chi ha la sua gestione, dunque del paziente stesso? \u201cMolto \u00e8 stato fatto negli ultimi anni \u2013 ricorda il professor Piemonti &#8211; sono cambiate le tipologie di insulina (analoghi, insuline settimanali, ecc.) e anche la tecnologia ha dato un gigantesco aiuto nella gestione del quotidiano di questi pazienti\u201d. Ma il problema non \u00e8 ancora risolto. Il paziente \u00e8 aiutato dalla tecnologia, ma deve continuare a gestir in prima persona, seppur con strumenti diversi, la sua malattia. <strong>Nel tempo tutte queste innovazioni hanno portato ad un miglioramento del compenso glicemico e ad una riduzione delle complicanze classiche legate al diabete<\/strong> (nefropatia, retinopatia, neuropatia e in parte le complicanze cardiovascolari). \u201cMa allo stesso tempo \u2013 riflette Piemonti \u2013 hanno trasformato i bisogni correlati alla malattia, di pari passo con l\u2019evoluzione degli ecosistemi, della societ\u00e0 e dei valori che contraddistinguono i concetti di salute e di benessere. L\u2019obiettivo attuale non \u00e8 pi\u00f9 quello di cronicizzare la malattia e di portarla ad una gestione tale da ottimizzare il controllo glicemico. <strong>Ma di poterlo fare in maniera sempre pi\u00f9 compatibile non solo con il \u2018sopravvivere\u2019, ma con il \u2018vivere\u2019, che \u00e8 sinonimo di benessere non solo fisico, ma anche psicologico ed economico.<\/strong> Non potremo dire di aver guarito la malattia, se non avremo risolto tutte queste esigenze\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Ma oggi siamo alla vigilia di un ulteriore salto quantico,<\/strong> che forse ci permetter\u00e0 di centrare questi nuovi obiettivi. Non si tratta solo di sostituire con una terapia esogena l\u2019insulina mancante, ma di cambiare la storia della malattia. E con le attuali conoscenze biologiche e biotecnologiche questo \u00e8 a portata di mano. \u201cMa prima \u2013 ammonisce l\u2019esperto &#8211; dobbiamo cambiare alcuni parametri con i quali interpretiamo la malattia e i risultati della terapia. Se la metrica continua ad essere solo l\u2019emoglobina glicata, <strong>non riusciamo ad inquadrare la multidimensionalit\u00e0 del problema. \u2018Guarire\u2019,<\/strong> in questo contesto, <strong>significa liberare i pazienti dalle somministrazioni di insulina\u201d<\/strong>. Dal punto di vista del paziente quello che fa la differenza nella sua quotidianit\u00e0 \u00e8 \u2018faccio o non faccio l\u2019insulina\u2019 e \u2018quanta ne faccio\u2019.<strong> In futuro avremo sempre pi\u00f9 strategie in grado di rallentare o di bloccare l\u2019evoluzione della malattia prima che diventi insulino-dipendente.<\/strong> \u201cQuesto significa\u00a0agire nella fase \u2018immunologica\u2019 della malattia, <strong>quella che precede la comparsa dell\u2019iperglicemia<\/strong> (il diabete di tipo 1, prima di essere una malattia \u2018metabolica\u2019 \u00e8 una malattia \u2018immunologica\u2019) \u2013 spiega Piemonti -. Per ora abbiamo a disposizione solo il teplizumab, ma<strong> in futuro avremo sempre pi\u00f9 strumenti per intervenire in questa fase della malattia\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u201cPer le persone che non risponderanno a queste terapie \u2018immunologiche\u2019 o che non saranno state intercettate nella fase adeguata per somministrarle \u2013 prosegue Piemonti &#8211;<strong> potremo agire con la\u00a0sostituzione e di rigenerazione delle cellule che producono insulina.\u00a0I primi prodotti cellulari derivati da cellule staminali sono oggi in sperimentazione clinica avanzata e potrebbero aprire la strada alle prime terapie disponibili nei prossimi anni.<\/strong>\u00a0L\u2019impianto di queste cellule in una prima fase preveder\u00e0 ancora uno stato di immunosoppressione, ma gradualmente si passer\u00e0 ad una scarsa o \u2018transiente\u2019 immunosoppressione e in una terza fase all\u2019assenza di immunosoppressione. Non parliamo pi\u00f9 del \u2018se\u2019 quando questo accadr\u00e0, ma di \u2018quando\u2019\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il nodo oggi non \u00e8 pi\u00f9 solo scientifico, ma riguarda\u00a0come integrare l\u2019innovazione nel modo in cui il diabete di tipo 1 viene ancora interpretato e gestito dal punto di vista medico, sociale e soprattutto regolatorio ed economico. \u201cIl valore di queste nuove terapie, che<strong> potrebbero rendere le persone con diabete di tipo 1 indipendenti dall\u2019insulina,<\/strong> \u00e8 immediatamente evidente per pazienti e clinici \u2013 osserva l\u2019esperto \u2013 molto meno per i sistemi di rimborso e per i\u00a0<em>payer<\/em>, che tendono ancora a valutare le terapie principalmente in base al raggiungimento del target di emoglobina glicata, al minor costo possibile\u201d. <strong>Eppure l\u2019indipendenza dall\u2019insulina rappresenta qualcosa di molto pi\u00f9 ampio di un semplice parametro metabolico.<\/strong> \u201cIl suo valore, in termini di qualit\u00e0 della vita, autonomia quotidiana e <strong>benessere complessivo del paziente,<\/strong> non \u00e8 ancora stato pienamente quantificato e non ha ancora trovato una traduzione economica nei modelli di valutazione sanitaria\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La vera trasformazione, quindi, consiste nel\u00a0<strong>riconoscere l\u2019insulino-indipendenza come un outcome terapeutico di per s\u00e9 rilevante.<\/strong> \u201cQuanto vale poter vivere senza dover calcolare continuamente dosi di insulina, senza il timore costante delle ipoglicemie, senza dover prendere decisioni terapeutiche ogni minuto della giornata? Chiunque abbia accanto una persona con diabete di tipo 1 conosce bene il peso di questa condizione. Pensiamo, ad esempio, alla gestione quotidiana di un bambino con diabete: il valore di questa libert\u00e0 \u00e8 enorme\u201d. Per questo diventa\u00a0necessario\u00a0ripensare i criteri con cui misuriamo il valore delle terapie. \u201cOggi la scienza ci offre la concreta possibilit\u00e0 di raggiungere l\u2019indipendenza dall\u2019insulina. Il passo successivo \u00e8 tradurre questo progresso in modelli di valutazione economica e sanitaria adeguati. Non \u00e8 una questione teorica: dobbiamo trasformare questo valore in numeri, integrando nei modelli di\u00a0<em>Health Technology Assessment<\/em>\u00a0(HTA) indicatori che includano non solo i parametri metabolici, ma anche gli esiti riportati dai pazienti (PROMs), la qualit\u00e0 della vita e la riduzione del carico decisionale quotidiano legato alla gestione della malattia\u201d. Solo attraverso questa evoluzione dei modelli di valutazione sar\u00e0 possibile\u00a0rendere concretamente accessibili ai pazienti le innovazioni che la ricerca sta rendendo disponibili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u201c<strong>La medicina \u2013 afferma la professoressa\u00a0Raffaella Buzzetti\u00a0(nella foto), presidente della Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia (SID) &#8211; \u00e8 riuscita a prolungare la vita delle persone con diabete di tipo 1.<\/strong> <strong>Oggi dobbiamo trovare il modo di restituire loro la pienezza della vita.<\/strong> Libert\u00e0 significa <strong>poter dormire senza paura di una crisi ipoglicemica.<\/strong> Significa <strong>lavorare, viaggiare, fare sport senza dover fare calcoli continui.<\/strong> Significa non dover pensare alla malattia ogni minuto e al terrore delle ipoglicemie.\u00a0Un secolo fa l\u2019insulina ha trasformato il diabete di tipo 1 da condanna a morte, a condizione cronica. Il prossimo passo, quello che ci aspetta ora, \u00e8 pi\u00f9 ambizioso: fare in modo che le persone con diabete di tipo 1 tornino ad un\u2019esistenza il pi\u00f9 possibile normale. La SID \u2013 conclude la Presidente &#8211; rinnova il proprio impegno affinch\u00e9 ricerca, innovazione e politiche sanitarie convergano tutte in questa direzione: garantire alle persone con diabete di tipo 1 non solo pi\u00f9 anni di vita, ma riempire di vita tutto il tempo guadagnato\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le terapie del prossimo futuro &#8221; &#8230; I primi prodotti cellulari derivati da cellule staminali sono oggi in sperimentazione clinica avanzata e potrebbero aprire la<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":158467,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[27,41,46,26],"tags":[33111],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/158462"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=158462"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/158462\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":158466,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/158462\/revisions\/158466"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/158467"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=158462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=158462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=158462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}