{"id":158510,"date":"2026-03-13T19:23:38","date_gmt":"2026-03-13T18:23:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=158510"},"modified":"2026-03-13T19:23:38","modified_gmt":"2026-03-13T18:23:38","slug":"mostre-a-milano-marcel-duchamp-sturtevant","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=158510","title":{"rendered":"Mostre a Milano &#8211; Marcel Duchamp &#038; Sturtevant"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il salto dall&#8217;immagine al &#8220;concetto&#8221; e l&#8217;arte americana &#8211; ovvero: la vittoria della ripetizione all&#8217;infinito &#8211; del &#8220;facile\/banale&#8221; portato a grande pensiero artistico &#8211; oggi pi\u00f9 che mai presente nei lavori con l&#8217;IA.<\/p>\n<p><strong>Marcel Duchamp &amp; Sturtevant<\/strong><br \/>\n<strong>Dialogues are mostly fried snowballs<\/strong><\/p>\n<p>17 marzo \u2013 23 luglio 2026<\/p>\n<p>Thaddaeus Ropac Milano<br \/>\nPalazzo Belgioioso &#8211; Piazza Belgioioso &#8211;\u00a0 2 &#8211; 20121 Milano<\/p>\n<figure id=\"attachment_158514\" aria-describedby=\"caption-attachment-158514\" style=\"width: 231px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1A-named-18.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-158514\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1A-named-18-231x300.jpg\" alt=\"\" width=\"231\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1A-named-18-231x300.jpg 231w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1A-named-18.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 231px) 100vw, 231px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-158514\" class=\"wp-caption-text\">Irving Penn, Marcel Duchamp (1 of 2), New York,1948.Gelatin silver print.\u00a9The Irving Penn Foundation<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Thaddaeus Ropac Milano presenta un dialogo artistico e intellettuale senza precedenti tra due pionieri:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marcel Duchamp (1887 &#8211; 1968), padre dell\u2019Arte Concettuale, e Sturtevant (1924 &#8211; 2014),<\/strong> la cui pratica innovativa <strong>ha interrogato criticamente la struttura concettuale dell\u2019arte in un mondo post-duchampiano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un \u201cmovimento individuale\u201d, come lo descrisse Willem de Kooning<\/strong>, <strong>Duchamp diede inizio a una rivoluzione artistica con i suoi \u201cready-made\u201d:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">oggetti comuni che <strong>elev\u00f2 allo status di capolavori<\/strong> grazie alla sua semplice scelta. Proprio come Duchamp ripudi\u00f2 l\u2019\u201carte retinica\u201d, le ripetizioni radicali di Sturtevant, basate sulla memoria delle opere dei suoi colleghi, diedero vita a un ulteriore \u201csalto dall\u2019immagine al concetto\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso di quattro decenni, <strong>Sturtevant ha ripetutamente utilizzato lo stile di Duchamp come mezzo per indagare la \u201csottostruttura\u201d della sua opera:<\/strong> come \u00e8 stata realizzata, consumata e, soprattutto, canonizzata. Riprendendo il titolo dall ironica osservazione di Sturtevant,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Dialogues are mostly fried snowballs (I dialoghi sono per lo pi\u00f9 palle di neve fritte)<\/strong> riflette la propensione di Duchamp per le battute spiritose.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal primo ready-made di Duchamp, Porte-bouteilles (Scolabottiglie, 1914\/64), agli oggetti erotici di entrambi gli artisti, fino alle ripetizioni di Sturtevant della fondamentale Fountain di Duchamp (1917), questa<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>prima mostra dedicata a due artisti inimitabili e provocator<\/strong>i mette in luce la lungimiranza della loro pratica nell&#8217;era della riproduzione digitale e della replicabilit\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1937 Marcel Duchamp incontr\u00f2 l\u2019eminente filosofo e critico culturale Walter Benjamin<\/strong> e gli mostr\u00f2 una copia in collotipia del suo storico dipinto del 1912, Nu descendant un escalier (N\u00b02) (Nudo che scende le scale (No.2). Come Benjamin annot\u00f2 nel suo diario, rimase profondamente colpito dalla natura \u201cmozzafiato\u201d della stampa, al punto da prendere nota di \u201cmenzionarla forse\u201d nel suo saggio visionario \u201cL\u2019opera d\u2019arte nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica\u201d (1935-39). Le collotipie di Duchamp del 1937 di Nu descendant un escalier \u2013 una delle quali \u00e8 esposta alla Galleria Thaddaeus Ropac di Milano \u2013 destabilizzarono il concetto stesso di Benjamin dell\u2019aura incontrovertibile di un\u2019opera d\u2019arte originale. <strong>Decenni dopo, Sturtevant avrebbe ripetuto l\u2019opera cubista-futurista di Duchamp in Duchamp Nu descendant un escalier (1967\/68), esplorandone le origini nei primi anni del cinema e della cronofotografia per creare il proprio film<\/strong> \u2013 <strong>proiettato in maniera ben visibile all\u2019ingresso della mostra<\/strong> \u2013 <strong>in cui le immagini sovrapposte scompongono il movimento dell\u2019artista nuda mentre scende una scala<\/strong>. Sturtevant non cerca di evocare l\u2019aura benjaminiana dell\u2019opera di Duchamp, ma proprio di sezionarla. Come ha affermato Sturtevant, \u00abLa mia intenzione \u00e8 quella di ampliare e sviluppare la nostra attuale concezione dell\u2019estetica, di indagare l\u2019originalit\u00e0 e di esaminare il rapporto tra originale e origini, aprendo lo spazio a un nuovo modo di pensare\u00bb. Le ripetizioni di Sturtevant incarnano la quintessenza della \u201cmateria grigia\u201d lodata da Duchamp.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutta la mostra viene messo <strong>in scena un confronto intellettuale tra i ready-made di Duchamp e le loro ripetizioni realizzate da Sturtevant.<\/strong> Il Porte-bouteilles (Scolabottiglie) di Duchamp \u00e8 appeso sopra lo spazio principale, a guardare i suoi discendenti, mentre il suo giocosamente irriverente Tr\u00e9buchet (Trappola, 1917\/64), \u00e8 esposto sul pavimento, minacciando di far inciampare lo spettatore, proprio come un tempo fece l\u2019artista stesso.<strong> [Mentre Duchamp cercava di \u201cde-divinizzare\u201d l\u2019artista attraverso l\u2019apparente non-artisticit\u00e0 del ready-made, ironicamente contribu\u00ec a fare la sua apoteosi nella storia dell\u2019arte, un processo che Sturtevant esamina attentamente]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Sturtevant, il ready-made di Duchamp incarnava la sua \u201cforza di resistenza\u201d; nelle sue stesse parole, \u00abCi\u00f2 che Duchamp non ha fatto, non ci\u00f2 che ha fatto \u2013 che \u00e8 ci\u00f2 che ha fatto, individua la dinamica del suo lavoro. [&#8230;]<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi, la grande contraddizione \u00e8 che rinunciare alla creativit\u00e0 lo ha reso un grande creatore<\/strong>\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiega Dialogues are mostly fried snowballs (I dialoghi sono per lo pi\u00f9 palle di neve fritte), i radicali ready-made di Duchamp rispecchiano <strong>il gesto avanguardistico della ripetizione di Sturtevant.<\/strong> Rinunciando al primato del visivo, Sturtevant ha ripetuto manualmente il lavoro dei suoi contemporanei in uno sforzo paradossale di smaterializzarlo, per accedere al \u201csilenzio interiore dell\u2019arte\u201d.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra offre una miriade di ripetizioni di Sturtevant della leggendaria Fontana (1917) di Duchamp<\/strong>, spaziando tra fotografia, collage, disegno e scultura. Sotto lo sguardo incisivo di Sturtevant, l\u2019orinatoio firmato da Duchamp diventa il luogo di una continua indagine sul suo status di oggetto di culto. Il vero soggetto dell\u2019opera di Sturtevant \u00e8 il discorso che circonda i ready-made duchampiani, piuttosto che gli oggetti stessi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra esplora i temi chiave ricorrenti nell\u2019opera di Duchamp, che spaziano dal cinetico all\u2019erotico, e che Sturtevant sublima nel proprio lavoro. <strong>Il Rotorelief (1965) di Duchamp gira su un giradischi montato a parete accanto al Duchamp Rotary Disc (Lanterne Chinoise) (1969) di Sturtevant,<\/strong> il suo studio assiduo dell\u2019opera, scarabocchiato con annotazioni e diagrammi che ne sondano la creazione, provocando una transizione dal regno dell\u2019illusione ottica a quello dell\u2019ideazione. Gli oggetti erotici di Duchamp \u2013 dal suo inquietante Objet-dard (1951\/62) alla sovversiva Feuille de vigne femelle (1951\/61) \u2013 sono ulteriormente giustapposti alle ripetizioni di Sturtevant delle sue opere feticistiche, come Duchamp Coin de chastet\u00e9 (1967). \u00f9<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre le opere trasgressive di Duchamp cristallizzano il suo perenne interesse per l\u2019erotismo come luogo centrale dell\u2019esperienza umana,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00absfruttando gli scivolamenti tra l\u2019opera d\u2019arte e il feticcio\u00bb, come scrive lo storico dell\u2019arte Paul B. Franklin,<\/strong> le ripetizioni di Sturtevant dichiarano apertamente di \u201celiminare la rappresentazione\u201d per approfondire ulteriormente il loro potere metafisico come oggetti d\u2019arte.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per lo scrittore Bruce Hainley, \u00abSturtevant ripete le opere per la necessit\u00e0 di una riconoscibilit\u00e0 catalitica, stimolando un\u2019indagine su ci\u00f2 che permette all\u2019arte di essere tale, in modo che l\u2019intera struttura dell\u2019arte venga riconsiderata in modo orizzontale e non lineare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fulcro della mostra \u00e8 costituito dalla straordinaria opera di Duchamp intitolata De ou par Marcel Duchamp ou Rrose S\u00e9lavy (La Bo\u00eete-en-valise) (1966): il \u201cmuseo portatile\u201d<\/strong> curato dall\u2019artista stesso. L\u2019opera autocelebrativa, che apparteneva alla moglie di Duchamp, \u201cTeeny\u201d, racchiude tre repliche in miniatura \u2013 &#8230; Pliant &#8230; de voyage (1916), Fontaine (1917) e Air de Paris (1919) \u2013 oltre a 77 riproduzioni delle sue opere, tra cui molte di quelle esposte in Dialogues are mostly fried snowballs (I dialoghi sono per lo pi\u00f9 palle di neve fritte) e una fotografia del 1936 di Porte-bouteilles di Man Ray, anch\u2019essa in mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altrettanto affascinante, Duchamp Cin\u00e9 (1992) di Sturtevant attira lo spettatore verso un\u2019enigmatica manovella di un macinacaff\u00e8 sotto la proiezione del suo film, che, quando viene girata, attiva un flusso di vignette delle ripetizioni di Sturtevant dell\u2019opera di Duchamp intravista attraverso una piccola apertura nel muro. Richiamando il tableau con spioncino e l\u2019ultima opera di Duchamp, \u00c9tant donn\u00e9s (1966; Philadelphia Museum of Art), l\u2019ingegnoso dispositivo di Sturtevant funziona come una retrospettiva interattiva delle pratiche intrecciate dei due artisti. Spingendo ulteriormente le ambiguit\u00e0 autoriali, Sturtevant fonde la sua identit\u00e0 artistica con quella dell\u2019alter ego strategico di Duchamp \u2013 e potenziale coautore di La Bo\u00eete-en-valise \u2013 Rrose S\u00e9lavy, in una mini-diapositiva della sua opera Duchamp Wanted (1992). \u00c8 affascinante notare che quando Duchamp e Sturtevant si incontrarono per la prima volta a New York negli anni \u201860, lei gli mostr\u00f2 una ripetizione del suo lavoro e, come lei stessa ricorda, \u00abMarcel [&#8230;] disse: \u201cDove l&#8217;hai presa?\u201d. Quindi non si \u00e8 mai saputo se lui si rese conto che non era una sua foto o se pens\u00f2 davvero che fosse sua\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dialogues are mostly fried snowballs (I dialoghi sono per lo pi\u00f9 palle di neve fritte) mette in luce lo spirito di sovversione incessante che accomuna Sturtevant e Duchamp, <strong>entrambi fondamentalmente impegnati a sfidare e ridefinire il significato dell\u2019arte attraverso la loro pratica.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">La mostra alla Thaddaeus Ropac di Milano coincider\u00e0 con la<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>grande retrospettiva sull\u2019opera di Marcel Duchamp che aprir\u00e0 al Museum of Modern Art di New York il 12 aprile 2026.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BIOGRAFIE<\/strong><br \/>\n<strong>Marcel Duchamp nacque in Normandia nel 1887<\/strong> i<strong>n una famiglia di artisti,<\/strong> tra cui il pittore Jacques Villon, lo scultore cubista Raymond Duchamp-Villon e l\u2019artista dadaista Suzanne Duchamp-Crotti. <strong>Ricevette una formazione accademica all\u2019Acad\u00e9mie Julian nel 1904-05<\/strong> e i suoi primi dipinti rivelano l<strong>\u2019influenza del cubismo<\/strong>, come nel suo Nudo che scende le scale (n. 2) (1912), che suscit\u00f2 scalpore quando fu esposto all\u2019Armory Show di New York nel 1913. Tuttavia,<strong> alla fine degli anni \u201910, rinunci\u00f2 alla pittura a favore di un approccio pi\u00f9 singolare e radicale alla creazione artistica.<\/strong> Come ha elogiato l\u2019artista Jasper Johns, \u00ab<strong>Dichiar\u00f2 di voler uccidere l\u2019arte (\u201cper me stesso\u201d),<\/strong> ma i suoi persistenti tentativi di distruggere i sistemi di riferimento hanno alterato il nostro modo di pensare, stabilendo nuove unit\u00e0 di pensiero. [&#8230;] Ha cambiato la condizione dell\u2019essere qui\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abDopo aver rinunciato alla pittura da cavalletto alla fine degli anni \u201910,<\/strong> nei decenni successivi <strong>si dedic\u00f2 a numerose altre attivit\u00e0, quasi nessuna delle quali avrebbe potuto essere considerata arte alta all&#8217;epoca\u00bb,<\/strong> scrive Paul B. Franklin. \u00abIncluse, tra le altre,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la selezione di oggetti comuni prodotti in serie e la loro presentazione come proprie creazioni;<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019ideazione e la costruzione di una macchina dell\u2019amore astratta e fantasmagorica in vetro<\/strong> intitolata La Mari\u00e9e mise \u00e0 nu par ses c\u00e9libataires, m\u00eame (La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche; 1915-23) e comunemente chiamata Grand Verre (Grande vetro); giocare a scacchi e ideare scacchiere; disegnare manifesti, cataloghi, copertine e rilegature di libri; prendere appunti e pubblicarli successivamente in elaborate edizioni facsimilari; comporre giochi di parole e spoonerismi; curare collezioni e mostre; realizzare riproduzioni in miniatura e repliche delle sue opere; e semplicemente essere un \u201crespiratore\u201d, come si defin\u00ec nel 1954 quando fu costretto a identificare la sua vocazione&#8221;.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gran parte della sua vita, Duchamp divise il suo tempo tra la Francia e gli Stati Uniti, vivendo principalmente a New York dal 1915 al 1923 e poi a Parigi dal 1923 al 1942, prima di tornare a New York. Nel 1955 ottenne la cittadinanza americana. La sua prima mostra personale si tenne all\u2019Arts Club di Chicago nel 1937, seguita dalla sua prima retrospettiva americana al Pasadena Art Museum nel 1963 e dalla sua prima rassegna europea alla Tate Gallery di Londra nel 1966. Dalla sua morte, avvenuta nel 1968, le opere di Duchamp sono state oggetto di innumerevoli mostre e sono presenti nelle collezioni permanenti dei pi\u00f9 importanti musei di tutto il mondo. Il Philadelphia Museum of Art ospita la pi\u00f9 vasta collezione delle sue opere, grazie alla generosa donazione di Louise e Walter Arensberg, suoi amici e mecenati di lunga data.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sturtevant<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019artista americana Sturtevant<\/strong> <strong>\u00e8 nota soprattutto per le sue<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>riproduzioni delle opere di altri artisti, tra cui i suoi contemporanei del Pop americano<\/strong> \u2013 Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, James Rosenquist, Andy Warhol e Tom Wesselmann \u2013 nonch\u00e9 Marcel Duchamp, Joseph Beuys, Frank Stella, F\u00e9lix Gonz\u00e1lez-Torres, Keith Haring e Anselm Kiefer, solo per citarne alcuni. Il suo obiettivo non era quello di ottenere una replica esatta, ma piuttosto, come scrive lo storico dell\u2019arte Peter Eleey,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u00ab<strong>di consumarle completamente e trasformarle in strumenti della loro stessa rappresentazione\u00bb.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La prima mostra di Sturtevant, tenutasi nel 1965 alla Bianchini Gallery di New York, presentava le sue ripetizioni dei fiori serigrafati di Andy Warhol<\/strong>, una bandiera di Jasper Johns, un quadrato concentrico di Frank Stella, un indumento di Claes Oldenburg e altri dipinti appesi a un appendiabiti. Il rapporto tra ripetizione e differenza, articolato nel fondamentale testo filosofico di Gilles Deleuze, era centrale nella sua pratica artistica. Prima che fosse disponibile la traduzione in inglese, Sturtevant lesse Diff\u00e9rence et r\u00e9p\u00e9tition (1968) nell\u2019originale francese con l\u2019aiuto di un dizionario. Le disparit\u00e0 tra le versioni incoraggiano lo spettatore a guardare oltre le somiglianze superficiali e a \u201cinnescare il pensiero\u201d sulla struttura concettuale sottostante dell\u2019arte. Ha ottenuto queste differenze cruciali lavorando \u201cprevalentemente dalla memoria, utilizzando le stesse tecniche, commettendo gli stessi errori e arrivando cos\u00ec allo stesso risultato\u201d. Quando a Warhol fu chiesto come realizzasse le sue opere, egli rispose con la famosa frase: \u00abNon lo so. Chiedilo a Elaine [Sturtevant]\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sturtevant ha lavorato con diversi mezzi espressivi, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla carta da parati e, dal 2000 in poi, con opere video che combinavano immagini pubblicitarie e di internet con il proprio materiale filmato. Questi ultimi lavori video rivolgono uno sguardo critico alla cultura mediatica odierna, saturata di immagini, creando ripetizioni di diverso tipo in un loop continuo. Come ha affermato l\u2019artista nel 2012, \u00abCi\u00f2 che attualmente \u00e8 avvincente \u00e8 la nostra modalit\u00e0 cibernetica pervasiva, che trasforma il copyright in mitologia, rende le origini una nozione romantica e spinge la creativit\u00e0 al di fuori di s\u00e9. Rifare, riutilizzare, riassemblare, ricombinare: questa \u00e8 la strada da seguire\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nata a Lakewood, Ohio, nel 1924,<\/strong> Sturtevant ha conseguito la laurea presso l\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Iowa, seguita da un master in psicologia presso la Columbia University. Nel 1990 si \u00e8 trasferita dagli Stati Uniti a Parigi, dove ha vissuto e lavorato fino alla sua morte, avvenuta nel 2014. Nel 2011 le \u00e8 stato conferito il Leone d\u2019Oro alla carriera alla 54\u00aa Biennale di Venezia e nel 2013 \u00e8 stata nominata Chevalier de la L\u00e9gion d\u2019honneur in Francia. Il suo lavoro \u00e8 stato oggetto di mostre monografiche presso istituzioni quali il Museum of Contemporary Art di Los Angeles (2015), il Museum of Modern Art di New York (2014); MMK Museum f\u00fcr moderne Kunst di Francoforte (2014); Albertina di Vienna (2014); Hamburger Bahnhof di Berlino (2014); Serpentine Galleries di Londra (2013); Kunsthalle di Zurigo (2012); Moderna Museet di Stoccolma (2012); Mus\u00e9e d&#8217;Art Moderne de Paris (2010); Le Consortium, Digione (2008); Museum f\u00fcr Moderne Kunst, Francoforte (2004); \u00c9cole R\u00e9gionale des Beaux-arts de Nantes (2000); MAMCO, Ginevra (1999) e Villa Arson, Nizza (1993). Tra le mostre collettive pi\u00f9 recenti si segnalano La R\u00e9p\u00e9tition al Centre Pompidou-Metz (2024-25); Inheritance al Whitney Museum of American Art, New York (2023-24); Carte blanche \u00e0 Anne Imhof, Natures Mortes al Palais de Tokyo, Parigi (2021); e She-Bam Pow POP Wizz ! Les Amazones du POP al MAMAC, Nizza (2020). Nel 2025, il Centro Andaluz de Arte Contempor\u00e1neo di Siviglia ha organizzato una retrospettiva sull\u2019opera di Sturtevant.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il salto dall&#8217;immagine al &#8220;concetto&#8221; e l&#8217;arte americana &#8211; ovvero: la vittoria della ripetizione all&#8217;infinito &#8211; del &#8220;facile\/banale&#8221; portato a grande pensiero artistico &#8211; oggi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":158518,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[33119],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/158510"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=158510"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/158510\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":158517,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/158510\/revisions\/158517"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/158518"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=158510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=158510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=158510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}