{"id":160220,"date":"2026-04-23T18:14:06","date_gmt":"2026-04-23T16:14:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160220"},"modified":"2026-04-23T18:14:06","modified_gmt":"2026-04-23T16:14:06","slug":"mostre-a-roma-inaugura-il-22-aprile-soglia-common-acts","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160220","title":{"rendered":"Mostre a Roma inaugura il 22 aprile Soglia \/ Common Acts"},"content":{"rendered":"<p>La Societ\u00e0 delle Api<br \/>\npresenta<br \/>\nSoglia \/ Common Acts<br \/>\nPresentata da Francis Offman<\/p>\n<figure id=\"attachment_160224\" aria-describedby=\"caption-attachment-160224\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-UGH.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-160224\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-UGH-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-UGH-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-UGH-450x300.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-UGH.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-160224\" class=\"wp-caption-text\">Societ\u00e0 delle Api, Soglia\/Common Acts, ph: Eleonora Cerri Pecorella<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>22 aprile &#8211; 23 settembre 2026<\/strong><br \/>\n<strong>Societ\u00e0 delle Api | Via Gregoriana 40 &#8211; Roma<\/strong><\/p>\n<p><strong>Opening: mercoled\u00ec 22 aprile ore 17.00-21.00<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_160223\" aria-describedby=\"caption-attachment-160223\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-Societa-delle-Api-Via-Gregoriana-40-Roma-ph.-Eleonora-Cerri-Pecorella.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-160223\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-Societa-delle-Api-Via-Gregoriana-40-Roma-ph.-Eleonora-Cerri-Pecorella-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-Societa-delle-Api-Via-Gregoriana-40-Roma-ph.-Eleonora-Cerri-Pecorella-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-Societa-delle-Api-Via-Gregoriana-40-Roma-ph.-Eleonora-Cerri-Pecorella-449x300.jpg 449w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A-Societa-delle-Api-Via-Gregoriana-40-Roma-ph.-Eleonora-Cerri-Pecorella.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-160223\" class=\"wp-caption-text\">-Societa-delle-Api-Via-Gregoriana-40-Roma-ph.-Eleonora-Cerri-Pecorella<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>La Societ\u00e0 delle Api apre le sue porte a <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Soglia \/ Common Acts<\/strong>, <strong>mostra presentata da Francis Offman in dialogo con opere della Collezione Silvia Fiorucci<\/strong>, tra cui lavori e interventi site-specific dello stesso Offman.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto nasce da<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un invito della collezionista all\u2019artista a intervenire sul nuovo spazio romano,<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>attivandolo non solo come luogo espositivo ma come ambiente esperienziale e relazionale.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra riunisce opere di artisti della collezione che provengono da generazioni e geografie differenti e accostano pratiche che condividono un\u2019attenzione radicale alla materia, al gesto e alla dimensione quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo Soglia \/ Common Acts introduce una doppia traiettoria:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>da un lato la \u201csoglia\u201d come spazio di passaggio fisico e percettivo, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dall\u2019altro i \u201ccommon acts\u201d come insieme di gesti ordinari e condivisi<\/strong> \u2013 togliersi le scarpe, camminare, sostare, sedersi \u2013 ma mai neutrali, che definiscono la relazione tra corpo, spazio e opera.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto si configura come<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un ambiente da attraversare pi\u00f9 che da osservare,<\/strong> in una progressiva articolazione di soglie fisiche e percettive. La distinzione tra osservatore e partecipante si dissolve, mentre ogni gesto implica una presa di posizione e rende evidente come ogni esperienza sia condizionata da limiti e differenze individuali.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fondata sull\u2019idea di ospitalit\u00e0 e convivialit\u00e0<\/strong> che <strong>attraversa la visione di Silvia Fiorucci<\/strong> e la dimensione relazionale della Societ\u00e0 delle Api,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la mostra rifiuta ogni separazione tra arte e design<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Opere e oggetti convivono sullo stesso piano<\/strong>, delineando un ambiente in cui vivere e guardare coincidono. Francis Offman accoglie e amplifica questa logica: se non esiste separazione tra arte e design, anche l\u2019esperienza espositiva non distingue tra contemplazione e uso. La mostra diventa cos\u00ec un sistema aperto, in cui materiali, corpi e oggetti coesistono in una dimensione temporanea e condivisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo progetto Offman ha scelto di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>lavorare con lo spazio cos\u00ec com\u2019era,<\/strong> comprese le opere permanenti installate nello spazio in via Gregoriana 40.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli artisti in mostra sono: Carla Accardi, Alvar Aalto, Vincenzo Agnetti, Etel Adnan, Francis Al\u00ffs, Michael Anastassiades, Leonor Antunes, Omer Arbel, Hans Berg &amp; Nathalie Djurberg, Fulvio Bianconi, Sebastian Black, Irma Blank, Anna Boghiguian, Lina Bo Bardi, Sol Calero, Pier Paolo Calzolari, Chiara Camoni, Vlassis Caniaris, Roger Capron, Miho Dohi, John Dilg, Haris Epaminonda, Martin Eisler &amp; Carlo Hauner, Francis F. Offman, Erik Olovsson \/ Studio EO, Bernardo Ortiz, Paulo Monteiro, Mathieu Mat\u00e9got, Joseph-Andr\u00e9 Motte, Michel Mortier, Mauricio Paniagua &amp; Tony Moxham, Valentine Prissette, Paul Heintz, Rodrigo Hern\u00e1ndez, Santiago de Paoli, Sterling Ruby, Carlo Scarpa, Claudio Salocchi, Ettore Spalletti, Sori Yanagi, Takuro Kuwata, Luisa Lambri, Max Ingrand, Chung Eun-Mo, Jochen Lempert, Ad Minoliti, Alvaro Urbano, Formafantasma, FontanaArte, Agnes Studio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il percorso espositivo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dall\u2019ingresso, il percorso espositivo coinvolge il visitatore in una dimensione sensoriale:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un aroma di caff\u00e8 tostato permea lo spazio, attivando memoria e percezione.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elemento centrale nella pratica di Francis Offman, <strong>il caff\u00e8 emerge come materia politica e storica, capace di evocare geografie ed economie,<\/strong> insieme a<strong> esperienze individuali e collettive<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Originario del Ruanda, Offman lavora con materiali<\/strong> che incorporano luoghi e traiettorie: <strong>dai fondi di caff\u00e8 al gesso,<\/strong> ogni elemento porta con s\u00e9 una stratificazione di significati. Il primo common act \u00e8 respirare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al piano terra,<\/strong> il percorso si articola in una sequenza di ambienti in cui opere e arredi instaurano un equilibrio tra funzione e presenza scultorea. <strong>L\u2019ingresso introduce il tema del posizionamento: lavori pittorici, come First Steps di Santiago de Paoli (2019), e oggetti di design, come le poltrone Trip\u00e9 di Lina Bo Bardi (1948 ca.),<\/strong> concorrono a definire uno spazio che pu\u00f2 essere attraversato, abitato o osservato, suggerendo una pluralit\u00e0 di modalit\u00e0 di fruizione. <strong>I vasi di Omer Arbel, alcuni con composizioni floreali<\/strong>, portano il vivente dentro la mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sale successive sviluppano un registro pi\u00f9 raccolto, in cui viene enfatizzata la pertinenza della sfera d\u2019uso quotidiano, come nei Radical Writings di Irma Blank (1983) o in Senza Titolo (Leonesse) di Chiara Camoni (2019), realizzate in terracotta e lana naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto si inseriscono anche <strong>due lavori di Offman: Senza titolo (2026), una rete in fibra di vetro su tessuto jacquard realizzata con inchiostro e fondi di caff\u00e8,<\/strong> capace di trattenere insieme luce e materia, rendendo visibile il processo del fare nelle sue stratificazioni.<strong> L\u2019altra opera site- specific consiste in un arazzo disposto orizzontalmente,<\/strong> che introduce una riflessione sulla tradizione espositiva e sulle gerarchie tra contemplazione e uso. <strong>La superficie tessile diventa pavimento senza poter essere calpestata:<\/strong> sopra vi sono collocate alcune opere sostenute da piedistalli di cataloghi d\u2019arte, campionari di tessuti o libri di design, la cui fragilit\u00e0 impone una distanza. Una relazione con materiali d\u2019uso comune: gesso, plastica, vetro, shella -Vlassis Caniaris, Miho Dohi, Formafantasma, Nathalie Djurberg e Hans Berg, Erik Olovsson lavorano su forme che restano legate alla loro origine quotidiana. Al margine, Walking Man (2025) di Anna Boghiguian veglia sull\u2019insieme. Il visitatore guarda dall\u2019esterno un territorio che lo esclude. Qui il common act \u00e8 avvicinarsi per non toccare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>Salendo al primo piano,<\/strong> il percorso affianca alla dimensione olfattiva un intervento visivo pi\u00f9 sottile ma pervasivo: <strong>le pareti sono interessate da un intervento pittorico di Offman realizzato con una vernice contenente glitter,<\/strong> <strong>che modifica impercettibilmente la percezione della luce<\/strong>. L\u2019effetto non \u00e8 immediato, ma si rivela nel tempo, al variare dello sguardo e della permanenza nello spazio, rendendo l\u2019esperienza mai del tutto fissa n\u00e9 uniforme. La pittura ambientale ha una tradizione storica \u2013 da Olafur Eliasson ad Ann Veronica Janssens \u2013 ma Offman la declina con una sobriet\u00e0 quasi domestica che, come l\u2019aroma di caff\u00e8, non si dichiara apertamente e trasforma l\u2019architettura in una superficie sensibile e instabile. Il common act richiesto \u00e8 accorgersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questa sala \u00e8 presente un secondo arazzo di Offman,<\/strong> anch\u2019esso collocato a terra, che<strong> a differenza del precedente si offre come superficie attraversabile<\/strong>, i<strong>nvitando il pubblico a togliersi le scarpe e a entrare<\/strong> in una dimensione prossima a quella domestica. Questo passaggio segna un punto di svolta nel percorso, rendendo esplicita la natura situata e non neutrale dei \u201ccommon acts\u201d, che possono includere o escludere a seconda delle possibilit\u00e0 e delle condizioni di ciascun individuo. Attorno, le opere Grete (2013) di Leonor Antunes, Para-peinture, The story of Art (2019) di Paul Heintz e Nothing is Solid. Nothing can be held in my hand for long (Monkey and Bird) (2019) di Rodrigo Hern\u00e1ndez dialogano con questa tensione tra struttura, gesto e fragilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sale successive approfondiscono la dimensione relazionale attraverso ambienti che incoraggiano posture differenti:<strong> dal sedersi, come sulla poltrona Costela Jacaranda di Martin Eisler e Carlo Hauner (1950 ca.), al sostare, come davanti alla pittura di Francis Al\u00ffs (Untitled, 1994),<\/strong> al lenzuolo di Valentine Prissette (Landscape IV, 2022) e a Help Me Remember (2024) di John Dilg, fino al distendersi, come sul Lana Daybed di Agnes Studio (2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima sala di questa sezione \u00e8 <strong>dedicata all\u2019artista venezuelana Sol Calero, che con Interior llanero (2019)<\/strong>, <strong>ricostruisce un interno della sua terra attraverso plastica, legno, piante artificiali e luci al neon:<\/strong> una geografia domestica trapiantata in un palazzo romano. L\u2019artista costruisce <strong>spazi di incontro in cui geografie lontane<\/strong> si toccano fisicamente, e qui il dialogo con la faglia aperta dall\u2019aroma di caff\u00e8 trova la sua eco pi\u00f9 diretta. Il common act qui \u00e8 sedersi e fermarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso si chiude nel disimpegno, dove la mostra si congeda senza enfasi: <strong>Vuoto pastello Azzurro di Ettore Spalletti (1989) e tre appendiabiti in vetro e ottone di Fontana Arte (1959)<\/strong> compiono un ultimo rovesciamento tra prezioso e quotidiano, tra opera d\u2019arte e oggetto d\u2019uso. L\u2019ultimo common act richiede di uscire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo insieme, Soglia \/ Common Acts mette in discussione la neutralit\u00e0 dello spazio e l\u2019idea dell\u2019esperienza museale, proponendo invece un modello fondato sulla coesistenza delle differenze e sulla centralit\u00e0 del corpo come strumento di conoscenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francis Offman<\/strong><br \/>\n<strong>Nato a Butare, Ruanda, nel 1987, Francis Offman vive e lavora a Bologna.<\/strong> I suoi lavori sono tele non intelaiate dai contorni irregolari, in cui porzioni di colore piatto e uniforme si incontrano con brandelli di carta recuperata \u2013 incarti per il pane, scatole di scarpe \u2013 che entrano nella composizione come lacerti o ferite. Solo occasionalmente emergono richiami al reale: un albero secco, una montagna, una porzione d&#8217;acqua o di cielo. Sono fragili composizioni che sottendono una memoria lontana \u2013 <strong>l&#8217;Africa, il Ruanda, un&#8217;identit\u00e0 che non si ricompone<\/strong> \u2013 e una pratica materica che negli anni si \u00e8 estesa al tessile e all&#8217;installazione ambientale, attraverso <strong>fondi di caff\u00e8, gesso bolognese, inchiostro, lavanda e reti in fibra di vetro<\/strong>. Tra le mostre recenti: Gihanga Institute of Contemporary Art (GiCA), Kigali (2025); Taxispalais Kunsthalle Tirol, Innsbruck (2025); Secession, Vienna (2025); American Academy, Roma (2024); La Societ\u00e0 delle Api, Monaco (2024); Mead Gallery, Warwick Arts Centre (2024); Tate Liverpool, Liverpool Biennale (2023). Collezioni pubbliche: FRAC Bretagne, Castello di Rivoli, MAMbo Bologna, The Hammer Museum Los Angeles. \u00c8 rappresentato da P420 (Bologna), Herald St (Londra) e Deborah Schamoni (Monaco).<\/p>\n<p>INFORMAZIONI<br \/>\nSociet\u00e0 delle Api | Via Gregoriana 40 | 00187 Roma<br \/>\n<strong>Visita guidata su appuntamento<\/strong> dal luned\u00ec al venerd\u00ec dalle 11.00 alle 18.00 scrivendo a visit@societadelleapi.org o chiamando al numero +39 3429911143<br \/>\nVisite di gruppo sono disponibili il marted\u00ec e il gioved\u00ec dalle 14:00 alle 18:00.<br \/>\nsocietadelleapi.org<br \/>\n@societadelleapi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Societ\u00e0 delle Api presenta Soglia \/ Common Acts Presentata da Francis Offman &nbsp; 22 aprile &#8211; 23 settembre 2026 Societ\u00e0 delle Api | Via<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":160222,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[33314],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/160220"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=160220"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/160220\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":160226,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/160220\/revisions\/160226"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/160222"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=160220"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=160220"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=160220"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}