{"id":160485,"date":"2026-04-29T17:31:14","date_gmt":"2026-04-29T15:31:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160485"},"modified":"2026-04-30T17:55:51","modified_gmt":"2026-04-30T15:55:51","slug":"mostre-a-prato-centro-pecci-due-mostre-dal-30-31-maggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160485","title":{"rendered":"Mostre a Prato &#8211; Centro Pecci due mostre dal 30 &#8211; 31 maggio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Centro Pecci &#8211; Prato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verita Monselles. Carnale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli<\/p>\n<figure id=\"attachment_160489\" aria-describedby=\"caption-attachment-160489\" style=\"width: 288px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A13.VERITA-MONSELLES.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-160489\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A13.VERITA-MONSELLES-288x300.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A13.VERITA-MONSELLES-288x300.jpg 288w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A13.VERITA-MONSELLES.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 288px) 100vw, 288px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-160489\" class=\"wp-caption-text\">Verita Monselles<\/figcaption><\/figure>\n<p>A cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino, Monica Gallai<br \/>\nAllestimento di Giuseppe Ricupero<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Le opere in mostra provengono dall\u2019Archivio Fotografico Toscano, Fondo Verita Monselles<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>31 maggio \u2013 30 agosto 2026<\/p>\n<p><strong>ROTTE<\/strong><br \/>\nArte di rottura dalla donazione Carlo Palli<br \/>\nA cura di Stefano Pezzato<br \/>\n<strong>Progetto d\u2019allestimento di Ibrahim Kombarji<\/strong><\/p>\n<p><strong>31 maggio \u2013 1 novembre 2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Opening: sabato 30 maggio 2026,<\/strong> dalle 18.00 alle 21.00<br \/>\nCentro per l&#8217;arte contemporanea Luigi Pecci, Prato<\/p>\n<figure id=\"attachment_160488\" aria-describedby=\"caption-attachment-160488\" style=\"width: 241px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A1.VERITA-MONSELLES.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-160488\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A1.VERITA-MONSELLES-241x300.jpg\" alt=\"\" width=\"241\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A1.VERITA-MONSELLES-241x300.jpg 241w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1A1.VERITA-MONSELLES.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 241px) 100vw, 241px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-160488\" class=\"wp-caption-text\">Verita Monselles<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Centro Pecci presenta Verita Monselles. CARNALE, <strong>prima mostra in un centro d\u2019arte contemporanea italiano dedicata all\u2019artista e fotografa Verita Monselles (1929-2004),<\/strong> la cui opera esplora i linguaggi legati al pensiero femminile e femminista attraverso la<strong> moda e i generi del ritratto e del nudo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Verita Monselles nasce a Buenos Aires<\/strong> e si trasferisce con la famiglia <strong>a Firenze, bambina<\/strong>. Ancora ventenne, a seguito del matrimonio con un cardiologo, si trasferisce a<strong> Napoli dove frequenta i circoli dell\u2019alta borghesia<\/strong> da cui, pi\u00f9 tardi, si allontana. Lea Vergine, che la conosce in quegli anni e che le rimarr\u00e0 sempre amica, scrive: \u201cmentre noi si giocava a poker, per esempio, lei dormiva sui divani. Non si quietava come le altre. Voleva capire la musica da camera, quella lirica, i libri e i quadri. Componeva con la chitarra\u201d. Alla fine degli anni Sessanta la svolta quando si avvicina alla fotografia, utilizzata per raccontare la sua storia e \u201c<strong>quella di tante altre donne della mia generazione, educate nel cattolicesimo<\/strong> e con una serie innumerevole di sottili frustrazioni e avvilimenti\u201d (Monselles, 1981). Cos\u00ec, il suo percorso incrocia quello delle principali artiste e critiche coeve \u2013 tra cui Ketty La Rocca, Tomaso Binga e Lara-Vinca Masini \u2013 e si intreccia con l\u2019esperienza delle compagnie teatrali Magazzini Criminali e Krypton.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Dalla seconda met\u00e0 degli anni Settanta, l\u2019artista inizia a lavorare per la moda e la pubblicit\u00e0<\/strong>. Monselles rivendica la soggettivit\u00e0 femminile: \u201cuna donna che pone in discussione il suo ruolo di fronte alla maternit\u00e0, alla famiglia, alla religione, alla sessualit\u00e0 nel contesto di una societ\u00e0 repressiva e inadeguata\u201d \u2013 come sottolinea lei stessa.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra CARNALE presenta una lettura nuova del lavoro di Verita Monselles, capace di far interagire le diverse anime della sua produzione. Fin dalle prime opere, l\u2019artista interviene con ironia sui simboli della tradizioni patriarcale e religiosa e ne decostruisce codici e significati. Questa ricerca si intreccia con l\u2019attenzione per la messa in scena, le finzioni e le illusioni, dove manichini, animali impagliati, gabbie e oggetti devozionali sono utilizzati per rovesciare gli stereotipi e le dinamiche di potere tra i generi. \u201cNon c\u2019\u00e8 quasi mai, nelle fotografie di Verita, aggressitivt\u00e0 \u2013 scrive Lara-Vinca Masini \u2013 ma un senso di doloroso rifiuto contro ogni potere espresso dal \u2018maschile\u2019, quello del sesso, quello della costrizione penitenziale ecclesiastica, quello delle convenzioni e dei pregiudizi\u201d.<br \/>\nNelle opere degli anni Ottanta, le scenografie degli scatti si fanno pi\u00f9 essenziali. Rimane protagonista il corpo della donna, spesso ritratto nella sua dimensione pi\u00f9 erotica e sensuale, soggetto e autore del proprio desiderio. \u201cOggi riesco a esprimere una maggior fiducia \u2013 scrive l\u2019artista nel 1981 \u2013 e ci\u00f2 deriva dall\u2019osservazione di queste donne fortificate dalle battaglie precedenti. La soluzione del conflitto \u00e8 in mano a loro, alla loro determinazione, alla nuova forza che hanno acquisito\u201d. Ne risultano<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>immagini volutamente pop e kitsch che rileggono i generi del nudo<\/strong>, del ritratto e della natura morta e si affiancano ad ambiti meno noti della sua produzione, tra cui l\u2019attivit\u00e0 fotografica per la pubblicit\u00e0 di moda e la collaborazione con Cavallini, azienda toscana produttrice di calze.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra traccia un percorso non cronologico, dove i diversi ambiti dell\u2019opera di Monselles sono posti in relazione per sottolinearne la continuit\u00e0. L\u2019estetica pubblicitaria e l\u2019utilizzo di tessuti contribuiscono a definire la forza e l\u2019incisivit\u00e0 della produzione dell\u2019artista che, a partire da una fase iniziale \u2013 culminante nei lavori di denuncia femminista Ecce Homo (1976) e Paolina Borghese come Venere Contestatrice (1977) \u2013 sviluppa un linguaggio autonomo e originale, spesso poco compreso dai contemporanei. Ketty La Rocca diceva: \u201cVerita sei stata un po\u2019 vista come un\u2019artista femminista perch\u00e9 fai questo lavoro sulla condizione della donna, per\u00f2 qualcuno vorrebbe che tu lo facessi di quel tipo considerato pi\u00f9 politico. Tu invece lo fai nella condizione che \u00e8, secondo me, l\u2019unica che hai vissuto, di denuncia e sofferenza della donna borghese. Tu fai un discorso che \u00e8 politico nei lunghi tempi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CARNALE espone anche sperimentazioni meno note, come il ricorso al video nel caso del lavoro Rosematic (1984):<\/strong> modelle e figure a lei vicine, come l\u2019attrice Marion D\u2019Amburgo, animano le immagini fotografiche in quadri dinamici di metamorfosi e ibridazione con elementi del mondo animale e vegetale e con dimensioni cosmiche. L\u2019esito \u00e8 una successione di scene che oltrepassano i confini dell\u2019immagine, con donne che divengono farfalle e flirtano con i fiori e la macchina da presa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A vent\u2019anni dall\u2019ultima mostra personale dedicata a Verita Monselles e curata da Lara-Vinca Masini, di cui il Centro Pecci conserva l\u2019archivio, CARNALE<\/strong> riporta all\u2019attenzione del pubblico e della critica una voce ancora attuale, che confronta le posizioni politiche radicali con i linguaggi della moda e della pubblicit\u00e0, sempre pi\u00f9 pervasivi nell\u2019immaginario collettivo. Le opere di Monselles invitano il pubblico a interrogare il corpo, l&#8217;identit\u00e0 di genere e il desiderio, mantenendo uno sguardo a tratti sentimentale e sempre ironico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nIl Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta <strong>dal 30 maggio all\u20191 novembre 2026<\/strong> la mostra<strong> ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI,<\/strong> un\u2019ampia selezione di lavori provenienti<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dalla raccolta del noto collezionista pratese che il 29 maggio 2025 ha sottoscritto un importante lascito<\/strong> di opere e materiali d&#8217;archivio, inteso come generoso contributo per arricchire e identificare il patrimonio museale d&#8217;arte contemporanea della sua citt\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli \u00e8 la mostra curata da Stefano Pezzato,<\/strong> responsabile di collezione e archivi del Centro Pecci, allestita su progetto di Ibrahim Kombarji, che propone un percorso tra opere che hanno contribuito a creare nuovi percorsi artistici nel secolo scorso e che Carlo Palli ha deciso di donare al Centro Pecci perch\u00e8 rimanessero presso la citt\u00e0 di Prato. Per l\u2019occasione le sale dello spazio espositivo progettato dall\u2019architetto Italo Gamberini presentano le opere che tracciano alcune delle rotte che hanno trasformato nel profondo l\u2019arte contemporanea del Secondo Novecento e che sono state predilette da Carlo Palli, spesso a fianco di molti degli artisti collezionati. Tra i protagonisti della mostra vi sono<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la rivoluzione poetica del Gruppo 70, l\u2019immaginario femminile e femminista nelle neoavanguardie, varie forme processuali e concettuali, il movimento Fluxus, il Nouveau R\u00e9alisme e l\u2019arte degli oggetti,<\/strong> gli sviluppi di pratiche artistiche come la scrittura e la pittura, forti personalit\u00e0 quali il padre dell\u2019Azionismo Hermann Nitsch, l\u2019inventore della Eat Art Daniel Spoerri, lo \u201cscrittore\u201d di quadri e oggetti Ben Vautier, la poeta e performer Ketty La Rocca, il musicista e compositore d\u2019avanguardia Giuseppe Chiari, il poeta \u201ccancellatore\u201d Emilio Isgr\u00f2, per citarne solo alcuni.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stefano Pezzato ha elaborato una selezione partendo dalle 180 opere provenienti dalla raccolta privata,<\/strong> le 380 opere e documenti della sua personale collezione Fluxus e le 230 opere di \u201cPoesia Visiva e dintorni\u201d, che rappresentano il complesso di tutte le sue donazioni al Centro Pecci negli ultimi vent\u2019anni.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Centocinquanta opere di un\u2019ottantina di artisti, dal concettuale Vincenzo Agnetti al popolare Andy Warhol, danno forma a un articolato e inedito omaggio alla grande passione per l\u2019arte di rottura sviluppata da Carlo Palli<\/strong> e, di riflesso, alla sua generosit\u00e0 nei confronti del Centro Pecci e della citt\u00e0 di Prato a cui egli ha voluto lasciare in dono questa parte considerevole della sua straordinaria raccolta.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo Palli aveva gi\u00e0 effettuato una prima donazione di 200 opere di \u201cPoesia Visiva e dintorni\u201d al Centro Pecci nel 2006, esattamente vent\u2019anni fa, accompagnata da un\u2019esposizione e da un primo catalogo dedicato alla sua collezione. Il nuovo lascito rappresenta una delle pi\u00f9 estese donazioni ricevute da un museo d&#8217;arte contemporanea italiano e contribuisce a integrare e consolidare la collezione museale del Centro Pecci e le raccolte documentali del CID\/Arti visive, gi\u00e0 arricchite negli anni scorsi con l\u2019acquisizione dell\u2019imponente archivio-biblioteca di Lara-Vinca Masini. Al pari del lascito di Lara-Vinca Masini, la nuova donazione di Carlo Palli rafforza l\u2019immagine e il ruolo di capofila del Centro Pecci nel sistema d\u2019arte contemporanea della Toscana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CARLO PALLI<\/strong><br \/>\n<strong>Nato a Prato nel 1938, ha esordito come mercante d\u2019arte nella sua citt\u00e0 negli anni Sessanta<\/strong>. Nel decennio successivo, fino al 1979, ha gestito due gallerie stagionali, in estate al Lido degli Estensi (Ferrara) e in inverno a Roccaraso (L\u2019Aquila), dove <strong>organizzava aste di opere d\u2019arte.<\/strong> <strong>Nel 1979 ha rilevato la Galleria Metastasio a Prato, che ha tenuto fino al 1988<\/strong> partecipando ad alcune delle pi\u00f9 importanti fiere d\u2019arte internazionali, da Palazzo Grassi a Venezia alla Fiac di Parigi, da Valencia Interart e Arco di Madrid fino a Los Angeles Miami. Entrato in quegli anni a stretto contatto con l\u2019arte contemporanea, ha iniziato cos\u00ec a muoversi nel mondo del collezionismo.<br \/>\n<strong>Dal 1989 ha collaborato per un decennio con Farsetti Arte<\/strong> e in seguito ha diretto il <strong>dipartimento d\u2019Arte moderna e contemporanea di Finarte a Venezia fino al 2009.<\/strong> Occupandosi di aste e dell\u2019organizzazione di mostre, ha sviluppato una personale passione per l\u2019arte contemporanea, anche grazie ai tanti artisti, critici e collezionisti che ha potuto conoscere e frequentare di persona. Negli ultimi 15 anni si \u00e8 occupato a tempo pieno del proprio archivio, che rispecchia la sua carriera professione e comprende, fra l\u2019altro, un migliaio fra \u201clibri d\u2019arte, libri oggetto e libri d\u2019artista\u201d, in parte esposti alla Fondazione Banca del Monte di Foggia nel 2016 e alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia che ha aperto ufficialmente l\u2019anno di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ARTISTI IN MOSTRA<\/strong><br \/>\nVincenzo Agnetti, Franco Angeli, Arman, Bernard Aubertin, Ay-O, Gianfranco Baruchello, Massimo Barzagli, Joseph Beuys, Lapo Binazzi (UFO), Alighiero Boetti, George Brecht, Antonio Bueno, Sylvano Bussotti, John Cage, C\u00e9sar, Sandro Chia, Giuseppe Chiari, Joseph Cornell, Claudio Costa, Roberto Crippa, Enzo Cucchi, Alan Davie, Daze, Fortunato Depero, G\u00e9rard Deschamps, Raymond Hains, Al Hansen, Emilio Isgr\u00f2, Ray Johnson, Joe Jones, Allan Kaprow, Wilfredo Lam, Ketty La Rocca, George Maciunas, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Gino Marotta, Roberto Matta, Eugenio Miccini, Larry Miller, Charlotte Moorman, Massimo Nannucci, Maurizio Nannucci, Hermann Nitsch, Yoko Ono, Luciano Ori, Nam June Paik, Mimmo Paladino, Michele Perfetti, Gianni Pettena, Lamberto Pignotti, Michelangelo Pistoletto, Rammelzee, Renato Ranaldi, Man Ray, Dieter Rot, Mimmo Rotella, Takako Saito, Mario Schifano, Carolee Schneemann, Andres Serrano, Gianni Emilio Simonetti, Daniel Spoerri, Stelarc, Antoni T\u00e1pies, Jean Tinguely, Toxic, Franco Vaccari, Ben Vautier, Emilio Villa, Jacques Villegl\u00e9, Wolf Vostell, Andy Warhol.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sponsor Enrico Pecci di Alberto Pecci &amp; C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Centro Pecci<\/strong><br \/>\n<strong>Il Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci di Prato apre nel 1988<\/strong>, primo museo di arte contemporanea in Italia a essere costruito appositamente. Progettato dall\u2019architetto Italo Gamberini, dal 2016 grazie alla nuova ala costruita dall\u2019architetto Maurice Nio ha aumentato i propri spazi. Il Centro Pecci dal 2023 ha parte delle sue collezioni esposte in modo permanente grazie al progetto di display firmato da Formafantasma. Il complesso ospita 3000 metri quadri di spazio espositivo; il cinema; l\u2019arena esterna; la biblioteca; l\u2019archivio; l\u2019urban center; il bookshop; Cargo bistrot; il ristorante MYO; tre laboratori educativi e un playground. Negli anni, Centro Pecci ha organizzato mostre monografiche di artisti come Robert Mapplethorpe, Gerhard Richter, Lucio Fontana, Alberto Burri, e Yves Klein. Di recente, ha ospitato la pi\u00f9 grande mostra istituzionale di Diego Marcon pensata appositamente per gli spazi del Centro, la mostra monografica dedicata a Chiara Fumai, la mostra di Massimo Bartolini, artista del Padiglione Italia alla 60. Biennale d\u2019arte di Venezia e la prima mostra italiana di Yu Ji. Un programma di incontri live che spaziano dalle presentazioni di libri, alle Centro Pecci School e alle Centro Pecci Night, consentono insieme alle mostre e ai progetti del dipartimento educativo di creare un ambiente inclusivo e accogliente, per sviluppare nuove idee e presentare pratiche di avanguardia. Centro per l&#8217;arte contemporanea Luigi Pecci<\/p>\n<p>Fondazione per le arti contemporanee in Toscana<br \/>\nIstituzione fondata da Comune di Prato e sostenuta da Regione Toscana<br \/>\nCentropecci.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Centro Pecci &#8211; Prato Verita Monselles. Carnale Rotte. 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