{"id":160688,"date":"2026-05-02T14:12:36","date_gmt":"2026-05-02T12:12:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160688"},"modified":"2026-05-02T14:12:36","modified_gmt":"2026-05-02T12:12:36","slug":"mostre-a-milano-ingresso-gratuito-per-i-bambini-hangar-bicocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160688","title":{"rendered":"Mostre a Milano ingresso gratuito per i bambini Hangar Bicocca"},"content":{"rendered":"<h3 class=\"francois-one editor-title\" style=\"text-align: justify;\">Rirkrit Tiravanija. The House That Jack Built<\/h3>\n<p>Un labirinto dove giocare, bere e rilassarsi<\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<figure id=\"attachment_160693\" aria-describedby=\"caption-attachment-160693\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-160693\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-1-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-1.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-160693\" class=\"wp-caption-text\">Untitled 1995<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Dal 26 Marzo 2026 al 26 Luglio 2026<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>Milano<\/strong>\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.arte.it\/calendario-arte\/milano\">Visualizza tutte le mostre a Milano<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">Pirelli HangarBicocca &#8211; Via Chiese 2<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Orari:<\/span>\u00a0lun-mer chiuse gio-dom 10.30-20.30<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><strong><span class=\"lato\">Curatori:<\/span>\u00a0Lucia Aspesi e Vicente Todol\u00ed<\/strong><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><strong><span class=\"lato\">Costo del biglietto:<\/span>\u00a0ingresso gratuito<\/strong><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Tel.:<\/span>\u00a0+39 02 6611 1573<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><a href=\"mailto:info@hangarbicocca.org?subject=Richiesta%20informazioni.\">info@hangarbicocca.org<\/a><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><a href=\"http:\/\/www.hangarbicocca.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.hangarbicocca.org<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>In Pirelli HangarBicocca la retrospettiva, \u201c<strong>The House That Jack Built<\/strong>\u201d, <strong>a cura di Lucia Aspesi e Vicente Todol\u00ed<\/strong>, porter\u00e0 all\u2019attenzione del pubblico la\u00a0trentennale ricerca dall\u2019artista\u00a0<strong>Rirkrit Tiravanija<\/strong>\u00a0intorno alla pratica spaziale e architettonica.<\/p>\n<p>Il titolo fa riferimento alla<\/p>\n<ul>\n<li><strong>celebre filastrocca inglese ottocentesca,<\/strong> strutturata come una narrazione ripetitiva e cumulativa:<\/li>\n<li><strong>pur chiamandosi <em>La casa che Jack ha costruito<\/em>,<\/strong> non racconta la storia della\u00a0casa\u00a0n\u00e9 di chi l\u2019ha edificata.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Piuttosto, rivela come essa sia i<strong>ndirettamente connessa e interagisca con tutte le altre persone o cose che la circondano<\/strong>.<\/p>\n<p>Evocandola, <strong>Tiravanija vuole mettere in luce il suo rapporto con le\u00a0questioni di autorialit\u00e0, da sempre presenti nella sua poetica<\/strong>, concependo gli edifici come piattaforme il cui valore \u00e8 determinato dall\u2019uso e dalle persone che li abitano, non dalla loro forma n\u00e9 da chi li ha progettati.<\/p>\n<p>Il progetto espositivo riunir\u00e0 per la prima volta<\/p>\n<ul>\n<li><strong>la pi\u00f9 ampia selezione di opere architettoniche realizzate dall\u2019artista,<\/strong> molte delle quali sono ispirate a edifici iconici firmati da grandi maestri, legati al Modernismo, come Sigurd Lewerentz, Le Corbusier, Rudolf Michael Schindler, Frederick Kiesler, Jean Prouv\u00e9 e Philip Johnson.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Attraverso queste strutture,<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Tiravanija rilegge le icone moderniste<\/strong> alterandone la funzione originaria mediante attivazioni collettive e<\/li>\n<li><strong>inserendole in contesti radicalmente diversi<\/strong>, aprendo cos\u00ec nuove possibilit\u00e0 di uso, relazione e significato.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Come delle sequenze cinematografiche che si dispiegano lungo l\u2019intera esposizione,<\/p>\n<ul>\n<li><strong>la mostra proporr\u00e0 un susseguirsi di scenari in cui il visitatore diventa protagonista. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>In molte installazioni, infatti, tra i materiali indicati compare la dicitura \u201ca lot of people\u201d. Affidarsi a \u201ctanta gente\u201d per dare vita all\u2019opera significa accettare la possibilit\u00e0 di interruzioni e imprevisti: ci\u00f2 che accade potrebbe non corrispondere a ci\u00f2 che esisteva fino a quel momento.<\/p>\n<p>La mostra <strong>non<\/strong> si propone dunque come<\/p>\n<ul>\n<li><strong>un mausoleo di opere emblematiche del passato<\/strong>, ma<\/li>\n<li><strong>come un formato partecipativo attivo<\/strong> in cui le forme vengono riattivate ogni volta da presenze e circostanze diverse.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Rirkrit Tiravanija\u00a0(Buenos Aires, 1961; vive e lavora tra New York, Berlino e Chiang Mai, Thailandia)<\/strong> ha cambiato profondamente la prospettiva e il modo con cui oggi ci si approccia all\u2019arte grazie alla sua constante\u00a0messa in discussione dell\u2019opera.<\/p>\n<p><strong>Dagli anni Novanta, Tiravanija ha modellato la sua pratica intorno all\u2019impegno sociale,<\/strong> spesso incoraggiando i visitatori a\u00a0interagire\u00a0e a partecipare attivamente nei suoi lavori. Le sue\u00a0<strong>installazioni, performance, fotografie, film, sculture\u00a0e disegn<\/strong>i si spingono oltre i confini convenzionali, ridefinendo le categorie tradizionali e promuovendo un ambiente dinamico in cui il coinvolgimento e la collaborazione sono parte integrante dell\u2019opera.<\/p>\n<p>I progetti di Tiravanija emergono da una profonda indagine dell\u2019identit\u00e0 culturale\u00a0ed esplorano le\u00a0strutture globali\u00a0sottostanti, mettendo in discussione la realt\u00e0 e l\u2019immaginazione dei luoghi.<\/p>\n<p>Riproducendo\u00a0attivit\u00e0 del quotidiano\u00a0\u2013<\/p>\n<ul>\n<li><strong>come mangiare, dormire o giocare<\/strong> \u2013 l\u2019artista reinventa lo spazio espositivo,<\/li>\n<li><strong>rifiutandone qualsiasi idealizzazione<\/strong> e trasformandolo in realt\u00e0 tangibile, in cui le differenze etiche e culturali sono messe in discussione, analizzate e problematizzate.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>L\u2019opera\u00a0diviene cos\u00ec un\u00a0processo aperto<\/strong>, uno strumento di dialogo e trasformazione che stimola l\u2019incontro e la\u00a0costruzione di una comunit\u00e0 viva.<\/p>\n<p>Al centro della pratica di Tiravanija si colloca un duplice obiettivo: da un lato, una<\/p>\n<ul>\n<li><strong>critica ai meccanismi delle istituzioni occidentali<\/strong> che producono e legittimano la conoscenza mediante pratiche espositive;<\/li>\n<li><strong>dall\u2019altro, la ricerca di forme artistiche<\/strong> in grado di riattivare il contesto e l\u2019uso degli oggetti, restituendo loro la linfa vitale spesso attutita dalle istituzioni.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Emblematica \u00e8 l\u2019introduzione dell\u2019aspetto comunitario,<\/p>\n<ul>\n<li><strong>come quello del cucinare e consumare il cibo in una dimensione pubblica, come strumento artistico.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rirkrit Tiravanija. 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