{"id":160866,"date":"2026-05-06T10:27:50","date_gmt":"2026-05-06T08:27:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160866"},"modified":"2026-05-06T10:35:24","modified_gmt":"2026-05-06T08:35:24","slug":"160866","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=160866","title":{"rendered":"Mostre a Venezia &#8211; Museo Fortuny dal 6 maggio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Una mostra che pu\u00f2 anche essere<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l&#8217;occasione per visitare un palazzo veneziano<\/strong> che merita, anche da solo, tutta la nostra attenzione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Erwin Wurm<\/p>\n<p>Dreamers<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1A-3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-160870\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1A-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1A-3-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1A-3-450x300.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1A-3.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Venezia &#8211; Museo Fortuny<\/p>\n<p>6 maggio &#8211; 22 novembre 2026<\/p>\n<p><strong>A cura di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Museo Fortuny<\/strong> presenta un\u2019ampia<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>mostra monografica dedicata a Erwin Wurm (Bruck an der Mur, Austria,1954),<\/strong> tra i pi\u00f9 influenti artisti contemporanei, che nel corso della sua carriera ha saputo ripensare profondamente il concetto stesso di scultura: ampliando le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione, ponendo il corpo e l\u2019oggetto quotidiano al centro di una riflessione che supera i confini tradizionali tra arte e vita.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019umorismo,<\/strong> strumento fondamentale nella sua pratica, apre a questioni filosofiche e sociali: Wurm mette in scena le tensioni della societ\u00e0 contemporanea, criticando le pressioni del capitalismo e le costruzioni identitarie imposte dall\u2019esterno. Lo spazio liminale tra \u201calto\u201d e \u201cbasso\u201d, tra monumentale e banale, diventa il territorio privilegiato di una realt\u00e0 farsesca e paradossale.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ordinario &#8211; dichiara Erwin Wurm &#8211; \u00e8 cos\u00ec vicino e cos\u00ec familiare<\/strong> a noi che siamo portati a trascurarlo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Guardare l\u2019ordinario<\/strong> dalla prospettiva dell\u2019assurdo e del paradosso ci d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di vedere qualcosa di diverso, forse pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accogliere il suo lavoro tra le sale del Museo Fortuny significa accettare una duplice sfida alla gravit\u00e0: quella fisica, che governa volumi e masse, e quella storica, esercitata dalla stratificazione culturale di uno dei luoghi pi\u00f9 densi di memoria della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scultura come esperienza effimera<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti e alla Scuola di Arti <strong>Applicate di Vienna tra la fine degli anni Settanta<\/strong> e i primi anni Ottanta, Wurm ottiene riconoscimento internazionale con le celebri One Minute Sculptures (1996\u201397) presentate al secondo piano del Museo dove i visitatori possono interagire direttamente con esse. In queste opere l\u2019artista fornisce istruzioni che invitano il pubblico a eseguire azioni o pose con oggetti di uso quotidiano &#8211; mobili, sedie, bottiglie, libri, maglioni &#8211; trasformando il corpo umano in scultura temporanea. L\u2019opera \u00e8 per sua natura effimera: esiste nel gesto, nella durata di un minuto, e sopravvive nella documentazione fotografica, spesso realizzata con il mezzo istantaneo della Polaroid, vera e propria \u201ctassidermia dell\u2019istante\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente, Wurm antropomorfizza oggetti comuni in modi inattesi, come nel caso delle opere Dreamers, in cui cuscini sovradimensionati sostenuti da<strong> arti umani (gambe, braccia, piedi) in posizioni spesso goffe o precarie,<\/strong> si fanno metafora del mondo onirico, esplorando la tensione tra il corpo fisico e la dimensione psicologica dell&#8217;inconscio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presenza e assenza: il corpo come scultura<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dialogo nel museo si concentra, in particolare, sull\u2019abito come estensione scultorea del corpo. Nelle serie Substitutes, Wurm presenta indumenti privi di figura umana, monumenti all\u2019assenza o membrane che trattengono l\u2019ultimo gesto di chi li ha abitati. L\u2019analogia \u00e8 con il Delphos di Fortuny, <strong>un involucro pronto ad accogliere il corpo, ma privo di struttura autonoma senza di esso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un confronto emblematico emerge tra lo scialle Knossos di Fortuny e la scultura Yikes, semplici rettangoli di materia che acquistano significato solo nella relazione con la persona. Il Knossos \u00e8 un dispositivo scenico \u201caperto\u201d, che richiede un gesto creativo per farsi scultura vivente; Yikes congela invece l\u2019istante in cui quel gesto si \u00e8 appena dissolto. In entrambi i casi l\u2019opera esiste nel tempo dell\u2019azione, nel confine tra presenza e assenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi termini prende forma<strong> il dialogo stravagante con Mariano Fortuny: genio poliedrico -scenografo, inventore, pittore, designer &#8211; Fortuny trasform\u00f2 Palazzo Pesaro degli Orfei in un laboratorio totale,<\/strong> dove luce, architettura e tessuto si fusero in un\u2019opera d\u2019arte complessiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Museo Fortuny, oggi, prende forma di una vera e propria \u201csemiosfera\u201d fisica<\/strong>: un ambiente in cui testi, forme e memorie eterogenee collidono generando nuove esplosioni di senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Museo Fortuny: un organismo vivente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrare a Palazzo Fortuny durante questa mostra, in particolare, significa immergersi in<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un organismo architettonico vivo<\/strong>, una membrana sensibile dove oggetti e contenitore dialogano in un flusso continuo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera di Wurm si inserisce in questo palinsesto come elemento di destabilizzazione controllata: le sue sculture si piegano, si gonfiano, si contraggono sotto il peso del pensiero e dell\u2019ironia, trasformando il museo in un laboratorio dell\u2019identit\u00e0 contemporanea. Ieri, come oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo incontro tra la solidit\u00e0 del passato e la precariet\u00e0 del presente, emerge una domanda cruciale: in un mondo in cui siamo costantemente chiamati a \u201cdarci una forma\u201d, cosa rimane di noi quando la posa si scioglie?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra invita il pubblico a confrontarsi con questa tensione, riconoscendo nell\u2019essere umano stesso il materiale plastico per eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Museo Fortuny<br \/>\nVenezia, San Marco 3958<br \/>\nT +39 041 520 0995<br \/>\nfortuny.visitmuve.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una mostra che pu\u00f2 anche essere l&#8217;occasione per visitare un palazzo veneziano che merita, anche da solo, tutta la nostra attenzione. 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