{"id":161298,"date":"2026-05-13T15:11:10","date_gmt":"2026-05-13T13:11:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=161298"},"modified":"2026-05-13T16:20:51","modified_gmt":"2026-05-13T14:20:51","slug":"due-mostre-a-gallarate-dal-24-maggio-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=161298","title":{"rendered":"Due mostre a Gallarate &#8211; dal 24 maggio 2026"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Due figure di riferimento dell\u2019arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento &#8230;<\/p>\n<p>GALLARATE (VA) | MUSEO MA*GA<\/p>\n<p>24 MAGGIO | 11 OTTOBRE 2026<\/p>\n<figure id=\"attachment_161304\" aria-describedby=\"caption-attachment-161304\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Vincenzo-Agnetti.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-161304\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Vincenzo-Agnetti-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Vincenzo-Agnetti-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Vincenzo-Agnetti-449x300.jpg 449w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Vincenzo-Agnetti.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-161304\" class=\"wp-caption-text\">Vincenzo Agnetti, Dopo le grandi manovre, 1980, collage fotografico e china, Collezione Museo MA*GA, Gallarate<\/figcaption><\/figure>\n<p>DUE MOSTRE CELEBRANO<\/p>\n<p>PAOLO SCHEGGI E VINCENZO AGNETTI:<\/p>\n<p>QUI E ALTROVE. GLI AMBIENTI DI PAOLO SCHEGGI 1964-1971<\/p>\n<p>A cura di Ilaria Bignotti e Emma Zanella<\/p>\n<figure id=\"attachment_161303\" aria-describedby=\"caption-attachment-161303\" style=\"width: 225px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Paolo-Scheggi-Struttura-modulare-1967-Collezione-Museo-MAGA-1440x1920-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-161303\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Paolo-Scheggi-Struttura-modulare-1967-Collezione-Museo-MAGA-1440x1920-1-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Paolo-Scheggi-Struttura-modulare-1967-Collezione-Museo-MAGA-1440x1920-1-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Paolo-Scheggi-Struttura-modulare-1967-Collezione-Museo-MAGA-1440x1920-1.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-161303\" class=\"wp-caption-text\">Paolo-Scheggi-Struttura-modulare-1967-Collezione-Museo-MAGA-<\/figcaption><\/figure>\n<p>LE STRADE TERMINANO PRIMA DI COMINCIARE.<\/p>\n<p>VINCENZO AGNETTI E LE TRACCE FOTOGRAFICHE<\/p>\n<p>A cura di Alessandro Castiglioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le rassegne rendono omaggio a<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>due figure di riferimento dell\u2019arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento,<\/strong> analizzando particolari aspetti della loro ricerca, come la progettazione di ambienti vivibili, per Scheggi, alcuni dei quali sono ricostruiti dopo cinquant\u2019anni dalla loro creazione e l\u2019interesse per la fotografia, per Agnetti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta espositiva del MA*GA si completa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">con <strong>un focus dedicato a Giovanni Ferrario, Stato di quiete.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 24 maggio<\/strong> all\u201911 ottobre 2026, il MA*GA di Gallarate (VA) ricorda due figure di riferimento dell\u2019arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti,<\/strong> con esposizioni che analizzano particolari aspetti della loro ricerca, come<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la creazione di ambienti vivibili e percorribili dal pubblico, per Scheggi e l\u2019interesse per la fotografia, per Agnetti.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mostre &#8211; Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971 e Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche &#8211; sono il frutto di progetti di ricerca sviluppati dal MA*GA in stretto dialogo con l\u2019Associazione Paolo Scheggi e l\u2019Archivio Vincenzo Agnetti e celebrano<strong> l\u2019ingresso di opere degli artisti nella collezione permanente del Museo<\/strong>, ottenute grazie alla vincita di due bandi indetti dalla Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea del Ministero della Cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">QUI E ALTROVE. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ambienti di <strong>Paolo Scheggi (1940-1971),<\/strong> uno dei protagonisti internazionali delle <strong>indagini sperimentali degli anni Sessanta, erede dello Spazialismo<\/strong> e tra i fondatori della pittura monocroma e oggettuale, sono al centro della monografica intitolata Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione, realizzata in collaborazione con l\u2019Associazione Paolo Scheggi, da cui provengono le opere e i documenti letterari e iconografici, \u00e8 curata da Ilaria Bignotti, curatrice scientifica dell\u2019Associazione Paolo Scheggi, ed Emma Zanella, direttrice del MA*GA, con l\u2019assistenza curatoriale di Camilla Remondina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rassegna, che propone un corpus di <strong>60 opere tra fotografie, documenti e maquette,<\/strong> si rivolge a un aspetto preciso e fondamentale della ricerca di Scheggi, ovvero l\u2019integrazione plastica all\u2019architettura, declinatasi in progetti di ambienti vivibili e percorribili realizzati tra il 1964 e il 1971, anno della sua scomparsa, alcuni dei quali ricostruiti dall\u2019Archivio Paolo Scheggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iniziativa celebra l\u2019ingresso dell\u2019opera intitolata <strong>Struttura modulare (1967) di Scheggi: composta da tre fogli di legno dipinto, sovrapposti e fustellati,<\/strong> attraversata da due file ordinate di aperture circolari perfette che creano giochi di ombra e luce, l\u2019opera \u00e8 ora parte delle collezioni permanenti del Museo MA*GA, grazie alla vincita del bando PAC &#8211; Piano per l&#8217;Arte Contemporanea 2025 promosso dalla Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea del Ministero della Cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo apre con la <strong>maquette dell\u2019opera Compositore cromo-spaziale (1964), esposta alla Triennale di Milano del 1964 dedicata al tema del Tempo Libero<\/strong>, nella sezione dedicata a <strong>nata dalla collaborazione con Bruno Munari e Marcello Piccardo:<\/strong> questo progetto gi\u00e0 mette in luce la vocazione di Scheggi i temi della percezione e dell\u2019esperienza del fruitore nello spazio dove l\u2019opera si estende in ambiente percorribile, temi che alla fine degli anni Sessanta assumeranno connotazioni concettuali e performative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Intercamera plastica (1966\u20131967), il primo vero ambiente esposto alla Galleria del Naviglio di Milano nel gennaio del 1967, \u00e8 qui documentato, oltre che dalla preziosa maquette, anche dalle fotografie di Ugo Mulas e di Ada Ardessi, testimonianze essenziali per restituire l\u2019esperienza immersiva e fenomenologica offerta dall\u2019artista al fruitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dialogo tra superficie e volume si fa serrato nella sezione dedicata alla Struttura modulare (1967), nuova acquisizione per le collezioni permanenti del MA*GA, e all\u2019Intersuperficie (1966) in un confronto che esplora la tensione tra il pieno della materia e il vuoto dell\u2019ombra. Attraverso opere come il Compositore spaziale (1967) emerge il progressivo tendere di Scheggi verso l\u2019assolutezza dei solidi euclidei, simboli di una purezza geometrica estrema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il culmine del percorso \u00e8 rappresentato dalla ricostruzione storica e filologica di due ambienti imponenti, andati dispersi dopo la loro esposizione storica in mostre importanti quali Vitalit\u00e0 del Negativo (1970) e la Biennale di Venezia (1972) e oggi nuovamente accessibili al pubblico: la Piramide. DELLA METAFISICA e la Tomba della Geometria. Presentate originariamente tra il 1970 e il 1972, queste opere ambientali segnano il passaggio di Scheggi verso un\u2019indagine metafisica e politico-ideologica.<br \/>\nTra queste due opere si snodano le sei sculture che compongono l\u2019installazione dei 6profetiper6geometrie (1971), l\u2019ultimo lavoro di Scheggi da egli stesso considerato un testamento spirituale, capace di unire il rigore della geometria con il messaggio metafisico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione di ARCHIVIFUTURI. <strong>Festival degli Archivi del Contemporaneo, in programma <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dal 5 al 21 giugno 2026, sar\u00e0 riproposta la performance OPLA-azione-lettura-teatro:<\/strong> una azione urbana ideata e costruita da Paolo Scheggi nel 1969, svoltasi come happening in via Manzoni a Milano e nel centro storico di Firenze.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">LE STRADE TERMINANO PRIMA DI COMINCIARE. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel centenario della nascita, il MA*GA rende omaggio a Vincenzo Agnetti (1926-1981)<\/strong>, uno dei pi\u00f9 importanti <strong>protagonisti dell\u2019Arte Concettuale italiana del XX secolo<\/strong>, con la monografica dal titolo Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le <strong>tracce fotografiche,<\/strong> che approfondisce, attraverso<strong> 30 opere, il suo interesse per la fotografia concettuale<\/strong> e per una pratica che mette al centro la capacit\u00e0 narrativa del frammento fotografico, il <strong>dialogo con la letteratura e con la tecnologia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rassegna, curata da Alessandro Castiglioni, vicedirettore del MA*GA, in collaborazione con l\u2019Archivio Vincenzo Agnetti, nasce dalla vincita del bando Strategia Fotografia 2025 promosso dalla Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea del Ministero della Cultura, grazie al quale il MA*GA acquisisce tre opere di Vincenzo Agnetti appartenenti al ciclo Dopo le Grandi Manovre, che arricchiscono la sua collezione permanente. La serie si forma dopo il ritrovamento da parte di Agnetti a Gibilterra di un fondo ottocentesco di fotografie giapponesi. L\u2019artista milanese, con un approccio concettuale, riprodurr\u00e0 quelle immagini abbinandole a elementi grafici e testuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Punto di raccordo tra questa mostra e quella dedicata a Paolo Scheggi \u00e8 l\u2019opera realizzata a quattro mani dai due artisti: si tratta de Il Trono.<\/strong> Levitazione secondo Agnetti &amp; Scheggi, concepito nel 1970, che richiama gli ambienti dell\u2019ultima fase della ricerca di Scheggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Trono \u00e8 un lavoro concettuale che testimonia la straordinaria vitalit\u00e0 del pensiero dei due artisti,<\/strong> i quali, a partire dalla fine degli anni Sessanta, affrontano alcuni nodi cruciali di natura politica e filosofica ancora oggi al centro del dibattito pubblico, quali<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la virtualit\u00e0 del denaro, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la manipolazione del linguaggio, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la trasmigrazione delle forme culturali e <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il controllo mediatico.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al MA*GA sono, inoltre, presentati alcuni tra i lavori pi\u00f9 celebri di Agnetti: da Elisabetta d\u2019Inghilterra (1976), un polittico fotografico che riflette sul potere e la sua rappresentazione attraverso quello che l\u2019artista definiva \u201cteatro statico\u201d, richiamando lo sfondo del teatro elisabettiano in un \u201cdramma senza movimento\u201d, al Libro dimenticato a memoria (1970), un volume di grandi dimensioni il cui interno \u00e8 composto solo dai margini esterni che racchiudono uno spazio vuoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In contemporanea alle due iniziative espositive, il MA*GA ospita un<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>focus dedicato a Giovanni Ferrario (Milano, 1973) dal titolo Stato di quiete.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto inedito presenta una serie di sedici nature morte, appartenenti al<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ciclo Atlante del verosimile (2025), realizzate <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>utilizzando l\u2019Intelligenza Artificiale<\/strong>; le opere giocano sulla contrapposizione tra l\u2019apparente immobilit\u00e0 dell\u2019immagine e l\u2019instabilit\u00e0 dei processi che la generano, al punto da<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>sembrare sospese nel tempo,<\/strong> pur essendo il risultato di flussi continui di dati, calcoli e probabilit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mostre sono realizzate nell\u2019ambito di Varese 2030, progetto promosso da Provincia di Varese finanziato da Fondazione Cariplo. Media partner Sky Arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">INFORMAZIONI SULLE MOSTRE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">QUI E ALTROVE. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LE STRADE TERMINANO PRIMA DI COMINCIARE. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gallarate (VA), Museo MA*GA (via E. De Magri 1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">24 maggio &#8211; 11 ottobre 2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GIOVANNI FERRARIO. Stato di quiete<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gallarate (VA), Museo MA*GA (via E. De Magri 1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">24 maggio &#8211; 11 ottobre 2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orari:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">marted\u00ec, mercoled\u00ec, gioved\u00ec e venerd\u00ec: ore 10.00 &#8211; 18.00<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">sabato e domenica: 11.00 &#8211; 19.00<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Biglietti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>intero: \u20ac 12,00<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ridotto: \u20ac 10,00<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ridotto speciale: \u20ac 8,00<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Acquisto online sul sito TicketOne.it oppure in loco presso la biglietteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Informazioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Museo MA*GA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">T +39 0331 706011; info@museomaga.it; www.museomaga.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due figure di riferimento dell\u2019arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento &#8230; GALLARATE (VA) | MUSEO MA*GA 24 MAGGIO | 11 OTTOBRE 2026 DUE<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":161302,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896],"tags":[33427],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/161298"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=161298"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/161298\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":161305,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/161298\/revisions\/161305"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/161302"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=161298"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=161298"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=161298"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}