{"id":161413,"date":"2026-05-14T19:17:39","date_gmt":"2026-05-14T17:17:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=161413"},"modified":"2026-05-14T19:17:39","modified_gmt":"2026-05-14T17:17:39","slug":"mostre-a-nuoro-futurama-al-man","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=161413","title":{"rendered":"Mostre a Nuoro &#8211; Futurama al MAN"},"content":{"rendered":"<h2><strong>Avventura &#8211; scoperta e possibilit\u00e0 illimitate &#8211; fiducia radicale nel progresso\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una mostra sugli anni del boom economico &#8211; dell&#8217;ottimismo e della fantasia pi\u00f9 sfrenata; come si immaginava allora il\u00a0 <strong>futuro &#8211; luminoso e privo di conflitti<\/strong> &#8230; tra grattacieli e strade sopraelevate con un dominio dell&#8217;automobile e dell&#8217;effcienza tecnologica.<\/p>\n<p><strong>Promesse di liberazione dal lavoro &#8211; dalle privazioni e perfino dalla morte&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>Futurama<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nostalgia di futuro<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_161419\" aria-describedby=\"caption-attachment-161419\" style=\"width: 205px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a11_Urania.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-161419\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a11_Urania-205x300.png\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a11_Urania-205x300.png 205w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a11_Urania.png 400w\" sizes=\"(max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-161419\" class=\"wp-caption-text\">Urania<\/figcaption><\/figure>\n<p>MAN_Museo d\u2019arte provincia di Nuoro<\/p>\n<p>dal 4 luglio al 15 novembre 2026<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Futuro-degli-anni-60-astronauti-spazio-conquista-.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-161418\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Futuro-degli-anni-60-astronauti-spazio-conquista--240x300.png\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Futuro-degli-anni-60-astronauti-spazio-conquista--240x300.png 240w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Futuro-degli-anni-60-astronauti-spazio-conquista-.png 672w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>A cura di Chiara Gatti e Elisabetta Masala<\/strong><\/p>\n<p>in collaborazione con Storyville<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FUTURAMA conclude la trilogia espositiva del MAN dedicata alle modalit\u00e0 con cui l\u2019essere umano costruisce il proprio rapporto con il reale, con l\u2019ambiente e con il tempo. Dopo SENSORAMA, che ha indagato la percezione come struttura cognitiva, e DIORAMA, che ha esplorato le nuove ecologie post-naturali e il ripensamento del legame tra umano e non umano, FUTURAMA si concentra<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>sull\u2019immaginazione del futuro come dispositivo culturale, politico ed emotivo.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo si ispira alla <strong>celebre esposizione Futurama organizzata da General Motors alla New York World\u2019s Fair del 1939, evento spettacolare che offr\u00ec a 5 milioni di visitatori<\/strong> una visione idealizzata dell\u2019America del domani. Grazie a giganteschi plastici immersivi, progettati da Norman Bel Geddes, il futuro prendeva la forma di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>metropoli razionali attraversate da grattacieli e superstrade sopraelevate<\/strong>, spazi urbani organizzati attorno al<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> dominio dell\u2019automobile e al mito dell\u2019efficienza tecnologica. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era un futuro ordinato,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>luminoso, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>privo di conflitti,<\/strong> una garanzia di prosperit\u00e0 e controllo del mondo. FUTURAMA prende spunto da questa illusione futuribile per interrogare un\u2019epoca in cui il<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> progresso appariva non solo desiderabile, ma inevitabile<\/strong>. Il secondo dopoguerra segn\u00f2 infatti l\u2019avvio di una stagione di<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ottimismo radicale, alimentata dalla crescita economica,<\/strong> dalle conquiste scientifiche e dall\u2019accelerazione tecnologica.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La corsa verso lo spazio, l\u2019automazione industriale e la nascita dell\u2019informatica<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>generarono la convinzione che l\u2019umanit\u00e0 stesse entrando in <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>una fase di emancipazione definitiva dai limiti materiali e biologici.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa speranza si tradusse in un\u2019estetica diffusa del futuro che attravers\u00f2 ogni ambito della cultura visiva.<strong> L\u2019arte speriment\u00f2 nuovi materiali industriali<\/strong> \u2014 esemplificati dal bestiario in metacrilato di Gino Marotta \u2014 e <strong>nuove concezioni dello spazio<\/strong> \u2014 come accade con le Superfici lunari di Giulio Turcato e i Concetti spaziali di Lucio Fontana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il design e l\u2019architettura concepirono <strong>ambienti modulari e superfici dinamiche<\/strong>, mentre <strong>la moda incorpor\u00f2 linee geometriche, tagli astratti<\/strong>, in dialogo diretto con la ricerca artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo si snoda, cos\u00ec, anche attraverso oggetti iconici del design anni Sessanta, caratterizzato da un approccio estetico che materializzava visioni fantastiche con forme e colori; ma \u00e8 anche arricchito da una sezione di moda a cura di Michela Gattermayer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente, la fantascienza popol\u00f2 l\u2019immaginario collettivo di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>robot, viaggi interplanetari e societ\u00e0 ipertecnologiche.<\/strong> In questo orizzonte, anche la cultura popolare gioc\u00f2 un ruolo decisivo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> I primi robot giocattolo giapponesi degli anni Cinquanta,<\/strong> ispirati alla fantascienza americana e anticipatori dei grandi \u201csuper robot\u201d dell\u2019animazione, traducevano in forma ludica la fascinazione per la macchina come alleata dell\u2019uomo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Le collane di narrativa scientifica<\/strong> contribuirono a diffondere su larga scala visioni del futuro come spazio di<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>avventura, scoperta e possibilit\u00e0 illimitate.<\/strong> Ne \u00e8 esempio la preziosa selezione di Urania proposta in mostra, proveniente dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i nuclei pi\u00f9 intensi, le video installazioni di una filmografia fantascientifica, dedicata alla<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>corsa allo Spazio,<\/strong> dove la guerra fredda tra le due super potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, si trasfer\u00ec all\u2019epoca.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">FUTURAMA ricostruisce, dunque, questa <strong>stagione di fiducia radicale nel progresso<\/strong> come una vera e propria utopia estetica, in cui la tecnologia non era percepita come minaccia, ma<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>come promessa di liberazione dal lavoro, dalle privazioni e perfino dalla morte. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la mostra mette progressivamente in luce le crepe di questo scenario. Le stesse forze che avevano alimentato l\u2019ottimismo modernista produssero anche<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>nuove forme di disuguaglianza,<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> alienazione e<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> fragilit\u00e0 ecologica. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescita industriale intensiva, l\u2019espansione urbana incontrollata e<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019affidamento totale alla tecnologia hanno generato <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>conseguenze ambientali e sociali<\/strong> che<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019utopia del progresso non aveva previsto,<\/strong> ma che artisti come Piero Gilardi avevano colto precocemente. Con la<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>crisi delle grandi narrazioni moderniste<\/strong> e l\u2019emergere del postmodernismo,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> il futuro smise di apparire come speranza<\/strong> condivisa e divenne un territorio instabile,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>spesso rappresentato attraverso scenari distopici o paradossali.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni, eventi traumatici globali hanno ulteriormente incrinato l\u2019orizzonte futuribile:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>conflitti, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>crisi finanziarie, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>catastrofi ambientali, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>pandemie e <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>nuove guerre<\/strong> hanno riportato al centro la vulnerabilit\u00e0 sistemica delle societ\u00e0 contemporanee. In questo contesto, le narrazioni sul futuro oscillano tra un rinnovato \u201ctecno-ottimismo\u201d, che affida al progresso digitale e scientifico la soluzione di ogni problema, e un ripiegamento nostalgico verso identit\u00e0 e modelli del passato.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">FUTURAMA legge questa condizione come espressione del paradosso dell\u2019ipermodernit\u00e0: un\u2019epoca caratterizzata da accelerazione continua, sovraccarico informativo e trasformazioni rapidissime, che producono al contempo entusiasmo e ansia, possibilit\u00e0 illimitate e senso di perdita di controllo. La mostra introduce cos\u00ec il concetto di \u201cnostalgia di futuro\u201d: una tensione emotiva in cui il desiderio di un domani migliore persiste, pur confrontandosi con l\u2019incertezza del presente.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Non si rimpiange il passato, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ma la capacit\u00e0 che il Novecento aveva di proiettarsi in avanti con fiducia nel cambiamento<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso un percorso che intreccia utopie, estetiche del progresso e visioni critiche del contemporaneo, FUTURAMA apre uno spazio di riflessione condivisa che non si limita a diagnosticare una crisi dell\u2019immaginario, ma invita a riattivare la possibilit\u00e0 di pensare futuri plurali, desiderabili e consapevoli, restituendo al futuro il ruolo di orizzonte da costruire collettivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Artisti in mostra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valerio Adami<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Agnetti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Enrico Baj<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agostino Bonalumi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davide Boriani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fabrizio Dusi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario Schifano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lucio Fontana<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piero Gilardi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pietro Gallina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gianni Colombo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sergio Lombardo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gino Marotta<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pino Pascali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giulio Turcato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazia Varisco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra sar\u00e0 accompagnata da un catalogo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">con contribuiti critici di Carlo Antonelli, Paolo Campiglio e Michela Gattermayer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MAN_Museo d\u2019arte provincia di Nuoro<\/p>\n<p>Via Sebastiano Satta 27 &#8211; 08100 Nuoro<\/p>\n<p>Tel. +39.0784.252110<\/p>\n<p>Orario: 10:00 &#8211; 20:00<\/p>\n<p><strong>(Luned\u00ec chiuso)<\/strong><\/p>\n<p>info@museoman.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avventura &#8211; scoperta e possibilit\u00e0 illimitate &#8211; fiducia radicale nel progresso\u00a0 Una mostra sugli anni del boom economico &#8211; dell&#8217;ottimismo e della fantasia pi\u00f9 sfrenata;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":161417,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896,17619],"tags":[33440],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/161413"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=161413"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/161413\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":161425,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/161413\/revisions\/161425"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/161417"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=161413"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=161413"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=161413"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}