{"id":161655,"date":"2026-05-18T18:57:51","date_gmt":"2026-05-18T16:57:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=161655"},"modified":"2026-05-20T19:18:50","modified_gmt":"2026-05-20T17:18:50","slug":"venezia-biennale-darte-2026-barbados-nellarte-e-nella-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=161655","title":{"rendered":"Venezia Biennale d&#8217;Arte 2026 &#8211; Barbados nell&#8217;arte e nella cura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Dallo schiavismo la canna da zucchero e il rum .<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;azione artistica<\/strong> che vuole<strong> rivalutare il paesaggio e la flora originari;<\/strong> danneggiati dalle coltivazioni di canna da zucchero e dal colonialismo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_161660\" aria-describedby=\"caption-attachment-161660\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Barbados-Biennale-VE-26.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-161660\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Barbados-Biennale-VE-26-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Barbados-Biennale-VE-26-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Barbados-Biennale-VE-26-399x300.jpg 399w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Barbados-Biennale-VE-26.jpg 767w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-161660\" class=\"wp-caption-text\">Il mulino da Zucchero Morgan Lewis, St. George, Barbados<\/figcaption><\/figure>\n<h3>\u201cDisimparare\u201d la piantagione.<\/h3>\n<p>Barbados nell&#8217;arte e nella cura<\/p>\n<p>di Annalee Davis<\/p>\n<figure id=\"attachment_161659\" aria-describedby=\"caption-attachment-161659\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Annalee-Davis_Biennale-2026_\u00a9-Matteo-Losurdo-12.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-161659\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Annalee-Davis_Biennale-2026_\u00a9-Matteo-Losurdo-12-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Annalee-Davis_Biennale-2026_\u00a9-Matteo-Losurdo-12-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Annalee-Davis_Biennale-2026_\u00a9-Matteo-Losurdo-12-449x300.jpg 449w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Annalee-Davis_Biennale-2026_\u00a9-Matteo-Losurdo-12.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-161659\" class=\"wp-caption-text\">Annalee Davis_Biennale 2026_\u00a9 Matteo Losurdo-12<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;artista e scrittrice di Barbados porta <strong>all&#8217;Arsenale di Venezia<\/strong> una ricerca sull&#8217;ecologia,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la memoria coloniale e il potere delle piante.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Per comprendere davvero Barbados, isola caraibica grande appena il doppio dell\u2019Elba, bisogna guardare oltre le sue spiagge. Oltre anche Bridgetown, la principale citt\u00e0 e capitale del Paese<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>storicamente legata alla nascita della cultura del rum,<\/strong> ottenuto a Barbados a partire dal Seicento dalla<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>distillazione della canna da zucchero. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo, tuttavia, sulla buona strada: \u00e8 infatti<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la monocoltura dello zucchero<\/strong>, la chiave attraverso cui interpretare un paesaggio insulare che conserva, in parte, le tracce profonde che l\u2019ultimo mezzo millennio di storia ha lasciato in eredit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le piantagioni sono state, fino a un tempo relativamente recente, l\u2019orizzonte entro cui generazioni e generazioni di barbadiani hanno vissuto, sono cresciute, hanno lavorato e costruito la propria identit\u00e0 culturale. \u00c8 dentro questa eredit\u00e0 complessa \u2014 insieme storica, ecologica e personale \u2014 che prende forma la ricerca di Annalee Davis, artista visiva, scrittrice e attivista di Barbados le cui opere saranno esposte fino a novembre alla 61\u00aa Biennale di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che piantagione significa per Annalee Davis va ricercato nella sua infanzia:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>cresciuta tra le piantagioni di canna da zucchero dell\u2019isola<\/strong>, Davis non ha incontrato quella storia sui libri, ma nei paesaggi quotidiani, nel suolo stesso sotto i piedi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vocabolario quotidiano, quindi, prima ancora che linguaggio artistico: una memoria incarnata da cui si origina una delle pratiche artistiche pi\u00f9 originali del panorama contemporaneo internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la storia stessa di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Barbados, tra le prime isole caraibiche<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> al centro della tratta britannica dello zucchero,<\/strong> induce l\u2019artista a indagare la piantagione non solo come<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> modello economico basato sullo sfruttamento intensivo della terra e<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>del lavoro schiavizzato,<\/strong> ma come un sistema di comportamenti interiorizzati, da disimparare.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCome possiamo disimparare la piantagione?\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa la domanda che attraversa tutta la ricerca artistica di Annalee Davis. L\u2019artista la formula dal cuore di Barbados, dal suo studio situato in una fattoria lattiera operativa che sorge su quella che era una piantagione del XVII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Barbados i fantasmi della<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>tratta atlantica, dell&#8217;economia dello zucchero,<\/strong> del turismo e dell&#8217;uso del suolo si intrecciano con le memorie condivise di un popolo alle prese con la storia.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davis individua nel concetto di Plantationocene \u2014 termine che colloca<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>colonialismo e capitalismo estrattivo alla radice della crisi ecologica contemporanea<\/strong> \u2014 la cornice storica entro cui leggere il presente, e<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> in Barbados uno dei laboratori in cui questo sistema venne perfezionato: <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la rapida deforestazione del XVII secolo<\/strong> trasform\u00f2 infatti per sempre il volto dell\u2019isola,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>sacrificandone la straordinaria biodiversit\u00e0 florifaunistica alla monocultura della canna da zucchero.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedere dall\u2019interno: uno sguardo rovesciato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta di Davis a questa eredit\u00e0 \u00e8 uno sguardo rovesciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo chiama innerseeing \u2014 vedere dall&#8217;interno \u2014 contrapposto all&#8217;overseeing, lo sguardo di sorveglianza e dominio del sovrintendente coloniale. Camminando nei campi di quella che fu una piantagione di canna da zucchero, Davis ha imparato a leggere il suolo come un testimone e un archivio: qualcosa che custodisce il passato ma porta in s\u00e9 il potenziale di nuova vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00ec disegna,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>cammina tra le erbe selvatiche, prepara tisane con piante locali e coltiva quello che chiama un living apothecary, un apotecario vivente<\/strong>. Al mattino presto, quando sente il coro degli uccelli e osserva i colibr\u00ec impollinare la verbena blu, riconosce in quel piccolo giardino una cattedrale degna di venerazione laica.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un concetto che ha radici profonde nell&#8217;isola: i terreni marginali delle piantagioni venivano assegnati agli schiavizzati per coltivare il proprio cibo e le proprie piante medicinali, diventando spazi di resistenza e di sapere ancestrale.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Davis eredita e reinterpreta quella tradizione \u2014 il giardino come atto politico<\/strong>, la cura delle piante come contropotere, la conoscenza botanica come memoria viva di Barbados.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Curare, ricamare, costruire comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal giardino Davis raccoglie anche i materiali con cui lavora:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>guaine di cocco, piume di uccelli, ventagli di mare, infiorescenze di palma, semi, rami di bamb\u00f9<\/strong>.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Tutto finisce nelle sue opere tessili \u2014<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ricami, applique, tinture naturali su lino<\/strong> \u2014 trasformato in qualcosa di nuovo senza perdere la propria origine. Il paesaggio di Barbados entra letteralmente nelle opere, portando con s\u00e9 odori, texture e memorie.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro tessile di Davis \u2014 ricami, applique, tinture naturali su lino, apprezzabile alla Biennale in opere come An Unound Book of Prayer \u2013 Series II, ma anche nell\u2019installazione centrale Let This Be My Cathedral \u2014 nasce come risposta all&#8217;urgenza climatica vissuta come condizione insieme esterna e interiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel ricamare, il ritmo lento del ricamo diventa esso stesso pratica di cura: un modo per rallentare il respiro in un&#8217;epoca di urgenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le tradizioni del cucito ereditate dalle donne barbadian<\/strong>e attraverso secoli di colonizzazione vengono restituite e sovvertite: non pi\u00f9 decorazione domestica, ma strumento di elaborazione critica e di costruzione di legami.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere nascono spesso in comunit\u00e0,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>in laboratori collettivi che Davis intende come ecologie di cura<\/strong> \u2014 un contrappunto diretto all&#8217;alienazione prodotta dalla piantagione, strumento utile alla costruzione di reti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto alla pratica artistica, Davis \u00e8 infatti da decenni protagonista della scena culturale indipendente del Caribe:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ha fondato Fresh Milk, prima piattaforma d&#8217;arte contemporanea di Barbados<\/strong>, e co-fondato Caribbean Linked, Tilting Axis e Sour Grass, reti pancaraibiche per una produzione artistica pi\u00f9 equa e inclusiva.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre Venezia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riconoscimento internazionale non allontana Davis da Barbados: la riporta sempre l\u00ec, a St. George, al giardino, al suolo. La sua mostra personale attualmente in corso in Colorado si intitola More Tender Geographies \u2014 geografie pi\u00f9 tenere. Una frase che suona come programma:<strong> non la resa, ma la cura.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;artista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Annalee Davis (St. Michael, Barbados, 1963)<\/strong> \u00e8 artista visiva e scrittrice. Ha conseguito il Master of Fine Art alla Mason Gross School of Visual Arts, Rutgers University (New Jersey, USA, 1989) e il Bachelor of Fine Art al Maryland Institute, College of Art (USA, 1986).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il suo studio si trova al The Milking Parlour, Walkers Dairy, St. George, Barbados, una fattoria lattiera operativa<\/strong> che sorge su quella che era una piantagione del XVII secolo: un luogo che per Davis non \u00e8 mai sfondo neutro, ma interlocutore costante della propria ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua pratica si \u00e8 sviluppata in un dialogo serrato con istituzioni di primo piano a livello mondiale. Tra le mostre personali recenti e in corso: More Tender Geographies, Colorado Springs Fine Art Center at Colorado College (2026); In the Sugar Gardens, AWL Gallery, Girona (2024); Heartseed, TEOR\/\u00e9Tica, Costa Rica (2019\u20132020). Tra le partecipazioni collettive di rilievo: Sharjah Biennial 15; Spirit in the Land (Nasher Museum, P\u00e9rez Art Museum Miami, Cummer Museum); Somerset House, Londra; Kunsthalle Wien; Dhaka Art Summit; Marian Goodman Gallery, New York.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in tutto il mondo e i suoi testi sono stati pubblicati da MIT Press, Columbia University Press, Manchester University Press e Sternberg Press, tra gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per maggiori informazioni su Barbados Tourism Marketing INC. visitare www.visitbarbados.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dallo schiavismo la canna da zucchero e il rum . 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