{"id":162070,"date":"2026-05-28T19:59:25","date_gmt":"2026-05-28T17:59:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=162070"},"modified":"2026-05-29T18:58:14","modified_gmt":"2026-05-29T16:58:14","slug":"mostre-a-roma-fondazione-memmo-like-flowers-we-fade","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=162070","title":{"rendered":"Mostre a Roma &#8211; Fondazione Memmo &#8211; Like Flowers We Fade"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ingresso libero<\/strong><\/p>\n<p>Like Flowers We Fade<br \/>\nPortia Zvavahera<br \/>\na cura di Alessio Antoniolli<\/p>\n<p><strong>Fondazione Memmo<\/strong><br \/>\n<strong>via della Fontanella di Borghese 56\/B, Roma<\/strong><br \/>\nSino al 1 novembre 2026<\/p>\n<figure id=\"attachment_162073\" aria-describedby=\"caption-attachment-162073\" style=\"width: 225px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_006_lr.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-162073\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_006_lr-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_006_lr-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_006_lr.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-162073\" class=\"wp-caption-text\">Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_006_lr ph: Daniele Molajoli<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondazione Memmo inaugura Like Flowers We Fade, la prima mostra istituzionale in Italia di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Portia Zvavahera, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>a cura di Alessio Antoniolli,<\/strong> in programma sino a domenica 1 novembre 2026.<\/li>\n<\/ul>\n<figure id=\"attachment_162074\" aria-describedby=\"caption-attachment-162074\" style=\"width: 225px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_066_lr.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-162074\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_066_lr-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_066_lr-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1a-Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_066_lr.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-162074\" class=\"wp-caption-text\">Portia-Zvavahera_Like-Flowers-We-Fade_066_lr.ph: Daniele Molajoli<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019occasione Zvavahera presenta<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un\u2019installazione site-specific concepita appositamente per gli spazi della Fondazione e un nuovo nucleo di opere pittoriche<\/strong>, sviluppate a seguito di un periodo di residenza a Roma. Il progetto rappresenta per l\u2019artista una fase significativa della sua ricerca recente, in cui la dimensione autobiografica si intreccia con una riflessione pi\u00f9 ampia sulla memoria, la perdita e la trascendenza.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle sue opere, Zvavahera d\u00e0 forma a emozioni che emergono da regni e dimensioni oltre i domini della vita e del pensiero quotidiani. Le sue immagini, vibranti e visionarie, affondano nei capisaldi dell\u2019esistenza terrena &#8211; vita e morte, amore e perdita &#8211; traducendo esperienze intime in scenari pittorici stratificati. Queste visioni prendono corpo attraverso superfici costruite per accumulo: l\u2019artista combina pennellate espressive, intensi passaggi di colore e complesse tecniche di stampa per generare campi visivi densi e pulsanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la sua prima personale romana l\u2019artista concentra la propria indagine su un nucleo tematico particolarmente intimo e meditativo legato alla scomparsa della nonna: esperienza che continua a riemergere in<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>forme oniriche, insieme all\u2019idea del paradiso e del modo in cui la sua immaginazione orienta la vita terrena,<\/strong> intrecciandosi con le gioie e le inquietudini del quotidiano. In tale prospettiva, il sogno, con le sue stratificazioni simboliche ed emotive, rimane una matrice generativa fondamentale. Sul piano tecnico, questa visione si traduce in una pratica libera e sperimentale che integra disegno, pittura gestuale e stampa xilografica.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso una vibrante stratificazione cromatica, Zvavahera sovrappone pattern complessi e figure in un calibrato gioco di trasparenze e opacit\u00e0, utilizzando stencil intagliati a mano e motivi ripetuti per generare una tensione ritmica che conferisce alle superfici pittoriche profondit\u00e0, densit\u00e0 e movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Profondamente radicata nella cultura e nella lingua Shona (una lingua Bantu parlata principalmente nello Zimbabwe da circa l&#8217;80% della popolazione) &#8211; ambito in cui l\u2019artista pensa, sogna e definisce la propria identit\u00e0 &#8211; la sua ricerca fonde iconografia religiosa e indagine psicologica, trasformando l\u2019opera in uno spazio di rivelazione. Il sogno assume qui il ruolo di canale privilegiato di comunicazione con il divino e di guida quasi profetica: visioni, presagi e memorie vengono interiorizzati e rielaborati fino a diventare materia pittorica. Il processo creativo \u00e8 quindi intrinsecamente processuale e catartico, orientato a trasferire sulla superficie l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019esperienza interiore. Le opere risultanti sono abitate da figure spettrali colte in stati di estasi, metamorfosi o tensione emotiva, in un linguaggio che dissolve i confini tra dimensione tangibile e sfera spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph: Daniele Molajoli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO<br \/>\nMostra: Like Flowers We Fade,Portia Zvavahera<br \/>\nCuratore: Alessio Antoniolli<br \/>\nLuogo: Fondazione Memmo, via Fontanella Borghese 56\/b, 00186 Roma<br \/>\nApertura al pubblico: 29 aprile &#8211; 1 novembre 2026<br \/>\n<strong>Orario: da luned\u00ec a domenica ore 11.00 &#8211; 18.00 (marted\u00ec chiuso)<\/strong><br \/>\n<strong>Ingresso libero<\/strong><\/p>\n<p>info@fondazionememmo.it | www.fondazionememmo.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BIOGRAFIA ARTISTA<\/strong><br \/>\n<strong>Portia Zvavahera \u00e8 nata nel 1985 a Harare, Zimbabwe, dove vive e lavora<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si \u00e8 diplomata presso l\u2019Harare Polytechnic, in Zimbabwe, nel 2006<\/strong>. La sua pratica pittorica \u00e8 caratterizzata da<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>superfici stratificate e motivi ornamentali e esplora le dimensioni emotive e spirituali della condizione umana.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mostre personali recenti includono: Portia Zvavahera: Hidden Battles\/Hondo dzakavanzika, Institute of Contemporary Arts, Boston; Portia Zvavahera: Zvibereko zvemweya wangu, David Zwirner, Los Angeles; e Portia Zvavahera, al Fridericianum, Kassel, tutte nel 2025. Open Space # 15. Portia Zvavahera: Imba yerumbidzo (house of praise), Fondation Louis Vuitton, Paris; Portia Zvavahera: Zvakazarurwa, Kettle\u2019s Yard, University of Cambridge, mostra itinerante poi alla Fruitmarket Gallery, Edimburgo, tutte nel 2024. Portia Zvavahera: Pane rima rakakomba, presso Stevenson, Cape Town, 2021; Portia Zvavahera: Ndakaoneswa murima, David Zwirner, New York, 2020; Portia Zvavahera: Ndakavata pasi ndikamutswa nekuti anonditsigira, David Zwirner, Londra, 2020; Portia Zvavahera: Ndichasvika rinhi ndionekwe, Stevenson, Cape Town, 2020; Portia Zvavahera: Walk of Life, Institute of Contemporary Art Indian Ocean (ICAIO), Port Louis, Mauritius, 2020.<br \/>\nNel 2013 \u00e8 stata invitata a presentare il suo lavoro nel Padiglione dello Zimbabwe alla Biennale di Venezia con il progetto Dudziro: Interrogating the Visions of Religious Beliefs; il suo lavoro \u00e8 stato inoltre incluso nella 59\u00aa Esposizione Internazionale d\u2019Arte della Biennale di Venezia (2022).<br \/>\nLe opere di Zvavahera sono conservate in importanti collezioni internazionali tra cui Johannesburg Art Gallery; Minneapolis Institute of Art; National Gallery of Zimbabwe; P\u00e9rez Art Museum Miami; Tate, Regno Unito; University of Chicago Booth School of Business; Weisman Art Museum, University of Minnesota, Minneapolis; e Zeitz Museum of Contemporary Art Africa, Cape Town.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FONDAZIONE MEMMO<br \/>\nLa Fondazione Memmo nasce nel 1990 dal desiderio di Roberto Memmo di dar vita a un\u2019attivit\u00e0 culturale mirata ad avvicinare il mondo dell\u2019arte a un vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle pi\u00f9 varie civilt\u00e0.<br \/>\nA partire dal 2012 \u00e8 attivo un nuovo programma espositivo interamente dedicato al panorama artistico contemporaneo. Contribuire allo sviluppo del tessuto culturale nel territorio, connettersi a realt\u00e0 internazionali, aprendo un dialogo con le altre istituzioni e promuovere l\u2019interazione fra gli artisti e la citt\u00e0 di Roma sono tra gli obiettivi della Fondazione Memmo.<br \/>\nIl nuovo corso \u00e8 stato avviato con la mostra personale di Sara VanDerBeek (2012), seguita da Sterling Ruby (2013), Shannon Ebner (2014) e Camille Henrot (2016), tutte a cura di Clo\u00e8 Perrone; nel 2017 si \u00e8 tenuta la personale di Giuseppe Gabellone, a cura di Francesco Stocchi, il quale ha successivamente curato anche le mostre dell\u2019artista tedesca Kerstin Br\u00e4tsch e del duo KAYA, di Latifa Echakhch (2019), Oscar Murillo (2021) e Amalia Pica (2022). Nel 2023 si \u00e8 tenuta la mostra personale di Sin Wai Kin, seguita, nel 2024, dalla prima personale in un&#8217;istituzione italiana di Wynnie Mynerva, e nel 2025 dalla personale di Anthea Hamilton, tutte a cura di Alessio Antoniolli. Nel 2015 \u00e8 stata presentata la mostra collettiva Conversation Piece, a cura di Marcello Smarrelli, cui sono seguite altre undici edizioni organizzate a cadenza annuale, con l\u2019intento di fare il punto della situazione sulle presenze artistiche a Roma (in particolare coinvolgendo gli artisti ospiti presso le accademie e gli istituti di cultura straniera attivi nella Capitale). Nel 2019 la Fondazione Memmo avvia un programma di residenze a Londra, in collaborazione con Gasworks, dedicato agli artisti italiani, proseguendo in questo modo l\u2019attivit\u00e0 di confronto, scambio e connessione tra artisti e istituzioni di contesti diversi. Gli artisti finora coinvolti sono Diego Marcon (2020), Adelaide Cioni (2022), Francis Offman (2023), Alice Visentin (2024), Alessandro Di Pietro (2025), Raffaela Naldi Rossano (2026).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ingresso libero Like Flowers We Fade Portia Zvavahera a cura di Alessio Antoniolli Fondazione Memmo via della Fontanella di Borghese 56\/B, Roma Sino al 1<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":162105,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15,9411,15896],"tags":[33511],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162070"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=162070"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162070\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":162106,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162070\/revisions\/162106"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/162105"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=162070"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=162070"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=162070"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}