{"id":162975,"date":"2026-06-17T19:27:58","date_gmt":"2026-06-17T17:27:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=162975"},"modified":"2026-06-17T19:27:58","modified_gmt":"2026-06-17T17:27:58","slug":"estate-2026-vacanze-al-fresco-in-montagna-come-cambia-la-montagna-val-daosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=162975","title":{"rendered":"Estate 2026 vacanze al fresco in montagna &#8211; come cambia la montagna &#8211; Val d&#8217;Aosta"},"content":{"rendered":"<p>Valle d&#8217;Aosta &#8211; nuove geografie<\/p>\n<p><strong>Cinque luoghi ci insegnano come cambia la montagna<\/strong><\/p>\n<p>Tra il 2006 e il 2015 in Valle d&#8217;Aosta sono comparsi quasi 170 nuovi laghi glaciali &#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_162979\" aria-describedby=\"caption-attachment-162979\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Val-daosta-6000-anni-marmotta-fronte.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-162979\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Val-daosta-6000-anni-marmotta-fronte-300x227.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Val-daosta-6000-anni-marmotta-fronte-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Val-daosta-6000-anni-marmotta-fronte-397x300.jpg 397w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Val-daosta-6000-anni-marmotta-fronte.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-162979\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Marmotta di 6.000 anni fa emersa dal ghiacciaio<\/strong> -Tutti i diritti delle immagini, ove non diversamente indicato, vanno all&#8217;Archivio Fotografico della Regione Valle d&#8217;Aosta<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ghiacciaio del Lyskamm, massiccio del Monte Rosa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una mattina d&#8217;agosto del 2022. La guida alpina Corrado Gaspard stava risalendo la parete est del Lyskamm, nel gruppo del Monte Rosa, a 4.291 metri di quota. Non sapeva che quel giorno avrebbe trovato qualcuno ad aspettarlo:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>piccola marmotta, rannicchiata su una roccia, mummificata.<\/strong> Un&#8217;attesa, si scoprir\u00e0 qualche settimana dopo, a seguito di accertamenti al radiocarbonio<strong>, durata seimila seicento anni.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mummia del Lyskamm \u2014 straordinariamente integra, pelliccia e tessuti compresi \u2014 \u00e8 il pi\u00f9 antico reperto mummificato d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la domanda pi\u00f9 potente che pone non \u00e8 sulla morte, \u00e8 sulla vita:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>cosa ci faceva una marmotta a quella quota? <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale ambiente era presente, seimila anni fa, dove oggi c&#8217;\u00e8 il ghiacciaio?<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qui che la storia di un piccolo erbivoro preistorico smette di essere una curiosit\u00e0 e diventa una chiave di lettura. Le Alpi non sono mai state immutabili \u2014 e quello che oggi appare dominato dal ghiaccio poteva non esserlo, e probabilmente non lo sar\u00e0 per sempre. La mummia del Lyskamm, visitabile all\u2019interno del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan nel Castello di Saint-Pierre,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>non racconta solo il passato: suggerisce come potrebbe essere il futuro.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<figure id=\"attachment_162978\" aria-describedby=\"caption-attachment-162978\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Marmotta-di-6000-anni-val-dAosta-i.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-162978\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Marmotta-di-6000-anni-val-dAosta-i-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Marmotta-di-6000-anni-val-dAosta-i-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Marmotta-di-6000-anni-val-dAosta-i-533x300.jpg 533w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1a-Marmotta-di-6000-anni-val-dAosta-i.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-162978\" class=\"wp-caption-text\">A sinistra, il recupero della Marmotta del Lyskamm.<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;ulivo&#8230;<\/p>\n<p><strong>Oliveto nei pressi di Pont-Saint-Martin (AO)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u2013 A Donnas, nella bassa Valle d&#8217;Aosta,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la strada romana \u00e8 l\u00ec da duemila anni. <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Basolato c<\/strong>he, seppur consumato da secoli di passi,<strong> \u00e8 ancora intatto, ancora percorribile,<\/strong> l\u2019illusione dell\u2019eternit\u00e0 romana che restituisce un\u2019istantanea idea di continuit\u00e0 tra noi, chi c\u2019\u00e8 passato prima, chi ci passer\u00e0 dopo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, proprio l\u00ec accanto, negli ultimi anni,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ha cominciato a fare capolino qualcosa di inatteso e, in qualche misura, spiazzante: gli olivi.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ospiti a sorpresa in una regione che il mondo associa, oltre che alle vestigia romane, alla neve, ai ghiacciai, a torrenti burrascosi e a formaggi che sanno di montagna; a castelli e fortificazioni di ogni epoca e al vino, quello buono, che per il solo fatto di riuscire a spingersi a certe quote viene definito eroico. Ma, certo, non all&#8217;olio d\u2019oliva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due tempi diversi, a Donnas, camminano fianco a fianco: il tempo della pietra, di una strada che si illude di non cambiare e di durare almeno per millenni, e quello, reattivo e intelligente, della vegetazione. <strong>Quello di un albero d\u2019olivo che non dovrebbe esserci, e invece c&#8217;\u00e8<\/strong>.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 una buona immagine di quanto sta succedendo nelle regioni montane del<\/strong> continente europeo e, tra queste, della stessa Valle d\u2019Aosta, la pi\u00f9 piccola d\u2019Italia e, non a caso,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>anche la pi\u00f9 alta,<\/strong> compresa in un dislivello da oltre 4.400 m tra il punto pi\u00f9 basso e quello pi\u00f9 alto e con 2\/3 del territorio al di sopra di quota 2.000 m s.l.m.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembrano freddi numeri. Invece raccontano cosa significa per una regione essere frontiera: tra tre paesi \u2014 Italia, Francia e Svizzera \u2014 ma anche tra climi diversi, tra ecosistemi che si toccano e si sovrappongono. Proprio per questo<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la Valle d&#8217;Aosta \u00e8 uno dei luoghi in cui le evoluzioni climatiche si leggono prima e pi\u00f9 chiaramente:<\/strong> perch\u00e9 chi vive e lavora su una frontiera \u00e8 sempre il primo ad accorgersi quando qualcosa cambia.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A raccontare questi cambiamenti<\/strong> sono cinque luoghi simbolo della regione \u2014 ciascuno a modo suo, ciascuno con una storia diversa. Cinque aree in cui<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il paesaggio, la fauna, la flora o l&#8217;agricoltura stanno evolvendo in modo visibile, documentato<\/strong>, osservabile da chiunque voglia andarci e sappia tenere gli occhi aperti. Luoghi diversi da come li ricordavano quegli stessi occhi anche solo dieci anni fa, diversi da come appariranno tra dieci anni.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Montjovet \u2014 l&#8217;ulivo sale in Valle d&#8217;Aosta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rudy Perronet <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>al mattino scala ghiacciai.<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Al pomeriggio va per olivi.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Guida alpina di mestiere, olivicoltore per scelta<\/strong>, assaggiatore ministeriale per passione: la sua storia \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un&#8217;immagine di come stia cambiando la Valle d&#8217;Aosta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2019 ha fondato Les Cents Oliviers sulla collina di Montjovet,<\/strong> in una conca esposta a sud-ovest, bagnata dall&#8217;acqua che scende dal ghiacciaio del Verra. Centocinquanta ulivi su un ettaro di terra che apparteneva ai suoi nonni.<strong> Il primo olio \u2014 Huile des Glaciers, olio dei ghiacciai \u2014 \u00e8 andato sold out nel giro di pochi giorni dal lancio<\/strong>. Lo chef stellato Paolo Griffa lo ha anche inserito nel menu del Caff\u00e8 Nazionale di Aosta. <strong>La Valle d&#8217;Aosta era l&#8217;unica regione italiana a non produrre olio. Non lo \u00e8 pi\u00f9<\/strong>. E quello che cresce a Montjovet, dice Perronet, non ha nulla da invidiare a quelli di regioni pi\u00f9 blasonate:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>stessi polifenoli, stessa qualit\u00e0, sapore di erba tagliat<\/strong>a, <strong>carciofo, mandorla e mela verde<\/strong> \u2014 con quel solletico finale in gola che \u00e8 il segno di un buon extravergine.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gran Paradiso \u2014 l\u2019evoluzione del rapporto tra l\u2019uomo e il mondo naturale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alla fine dell&#8217;Ottocento lo stambecco alpino sembrava destinato all&#8217;estinzione.<\/strong> Sopravvivevano, tra le valli del Gran Paradiso, poche centinaia di capi. Un nucleo modesto, da cui \u00e8 iniziata una delle pi\u00f9 straordinarie storie di conservazione della fauna europea: oggi lo stambecco \u00e8 tornato a popolare gran parte dell&#8217;arco alpino. Ma il Gran Paradiso racconta anche un&#8217;altra trasformazione, meno visibile e forse ancora pi\u00f9 profonda. Per secoli queste montagne furono considerate un territorio di caccia e di conquista; oggi sono uno dei luoghi simbolo della tutela della natura in Europa. In pochi luoghi \u00e8 possibile leggere cos\u00ec chiaramente l&#8217;evoluzione del rapporto tra l&#8217;uomo e il mondo naturale: dal dominio alla custodia, dal possesso alla responsabilit\u00e0. Potremmo fermarci qui e sembrerebbe la pi\u00f9 classica delle favole a lieto fine ma, nella realt\u00e0, dopo ogni lieto fine c\u2019\u00e8 sempre il giorno dopo.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stambecco si trova oggi ad affrontare una sfida diversa da quelle del passato<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi del Parco Nazionale del Gran Paradiso osservano da anni gli effetti di una montagna con inverni pi\u00f9 brevi, meno neve e pascoli che cambiano caratteristiche. Lo stambecco, l&#8217;animale che pi\u00f9 di ogni altro incarna la resilienza delle Alpi, diventa cos\u00ec il testimone di una nuova epoca:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>non pi\u00f9 quella della lotta contro la caccia e il bracconaggio, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ma quella dell&#8217;adattamento a un ambiente<\/strong> che sta cambiando troppo rapidamente.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rutor \u2014 una geografia dei nuovi laghi proglaciali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1909 una fotografia ritrae il ghiacciaio del Rutor mentre si immerge con una lingua possente nelle acque del<strong> Lago del Rutor (anche detto dei Seracchi), a 2.373 metri di quota.<\/strong> \u00c8 un&#8217;immagine maestosa, quasi intimidatoria.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggi, dagli stessi punti in cui si trovava il fotografo, il ghiacciaio non si vede quasi pi\u00f9<\/strong>: il fronte<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>si \u00e8 ritirato di centinaia di metri verso l&#8217;alto,<\/strong> lasciando al suo posto roccia, sedimenti e acqua. Il lago esiste ancora, ma \u00e8 diventato qualcosa di diverso.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">E intorno ad esso, nel corso degli ultimi decenni, sono comparsi altri bacini che sulle carte geografiche dell&#8217;epoca non avevano nome \u2014 perch\u00e9 non esistevano. Secondo i monitoraggi regionali, soltanto<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>tra il 2006 e il 2015 in Valle d&#8217;Aosta sono comparsi quasi 170 nuovi laghi glaciali,<\/strong> un segno tangibile di come il ritiro dei ghiacciai stia ridisegnando la geografia alpina. Alcuni piccoli, alcuni sorprendentemente grandi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti nati dallo stesso processo: il ghiaccio che si ritira, l&#8217;acqua che occupa lo spazio lasciato libero. I nostri nonni non conoscevano questi laghi. Non perch\u00e9 non li avessero esplorati: perch\u00e9 non c&#8217;erano. C&#8217;\u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9 antico che riemerge.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Al Rutor, con il ritiro del ghiacciaio, \u00e8 tornata alla luce una torbiera sepolta<\/strong> \u2014 sedimenti e materiale organico formatisi tra i 10.000 e i 5.500 anni fa, durante un periodo in cui il clima alpino era pi\u00f9 mite di oggi. La montagna che cambia restituisce memoria.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Courmayeur \u2014 dove Fondazione Montagna sicura misura l&#8217;invisibile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per secoli i cambiamenti della montagna si misuravano con la memoria. Oggi si misurano con radar, satelliti, sensori e modelli digitali. Ai piedi del Monte Bianco, la Fondazione Montagna sicura osserva alcune delle trasformazioni pi\u00f9 profonde che stanno interessando le Alpi. \u00c8 qui che<strong> vengono monitorati ghiacciai come quello di Planpincieux, in Val Ferret,<\/strong> diventato uno dei simboli della nuova montagna alpina:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un ghiacciaio osservato in tempo reale, giorno e notte,<\/strong> per comprenderne i movimenti e <strong>garantire la sicurezza del territorio. <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 qui che si studia il permafrost,<\/strong> il terreno permanentemente gelato che tiene insieme molte delle grandi montagne alpine e che oggi si sta trasformando.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">A chiunque cerchi dove alloggiare in Valle d\u2019Aosta,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il portale Booking Valle d\u2019Aosta<\/strong> &#8211; lo strumento per la prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall\u2019Ufficio regionale del Turismo &#8211; offre l&#8217;elenco delle strutture ricettive della Valle d&#8217;Aosta (alberghi, RTA, B&amp;B, agriturismi e appartamenti), con la possibilit\u00e0 di<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>prenotare direttamente online senza intermediari e <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>senza alcun costo di prenotazione,<\/strong> selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Valle d&#8217;Aosta &#8211; nuove geografie Cinque luoghi ci insegnano come cambia la montagna Tra il 2006 e il 2015 in Valle d&#8217;Aosta sono comparsi quasi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":162977,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17779,7,9411,18158,4,11,15896,17619],"tags":[33603],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162975"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=162975"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162975\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":162982,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162975\/revisions\/162982"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/162977"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=162975"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=162975"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=162975"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}