{"id":163720,"date":"2026-07-03T22:27:50","date_gmt":"2026-07-03T20:27:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=163720"},"modified":"2026-07-06T16:26:44","modified_gmt":"2026-07-06T14:26:44","slug":"mostre-a-milano-arte-contemporanea-performing-pac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=163720","title":{"rendered":"Mostre a Milano &#8211; arte contemporanea PERFORMING PAC"},"content":{"rendered":"<p>PERFORMING PAC.<br \/>\nThese fragments I have shored against my ruins.<br \/>\n03.07.2026 \u2013 13.09.2026<br \/>\nVia Palestro 14 \u2013 Milano<\/p>\n<p><strong>Nel trentesimo anniversario della costruzione e dopo la distruzione della strage mafiosa del 27 luglio 1993 .<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_163725\" aria-describedby=\"caption-attachment-163725\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-j.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-163725\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-j-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-j-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-j-533x300.jpg 533w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-j.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-163725\" class=\"wp-caption-text\">Mika Rottemberg, Cosmic Generator(Loaded #3),2017-2018.Installazione video canale singolo, audio e colore,26\u201936\u201dEd. 6\/6 + 1variante d\u2019artista\u00a9Mika RottenbergCourtesy l\u2019artista e Hauser&amp;Wirth<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 3 luglio<\/strong> al 13 settembre 2026, il PAC di Milano presenta la nuova edizione di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>PERFORMING PAC, dal titolo \u201cThese fragments I have shored against my ruins\u201d. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partendo dal \u201cflashback storico\u201d della mostra del 2001<\/strong> dedicata a Kurt Schwitters, il progetto connette la poetica dell\u2019assemblaggio, del frammento e della stratificazione di Schwitters con la ricerca di sette artisti contemporanei: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg. La mostra assume un valore simbolico profondo<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> nel trentesimo anniversario della ricostruzione del PAC (1996-2026) <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dopo la strage mafiosa del 1993,<\/strong> celebrando l\u2019idea del<strong> \u201ccostruire con le macerie\u201d<\/strong>, esplorato anche attraverso la Project Room dedicata a Ignazio Gardella, e trasformando lo spazio in un organismo vivo, che si muove, ricorda e racconta la sua storia in modo dinamico.<\/li>\n<\/ul>\n<figure id=\"attachment_163722\" aria-describedby=\"caption-attachment-163722\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/unnamed-29-e1783095555738.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-163722\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/unnamed-29-e1783095555738-300x215.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/unnamed-29-e1783095555738-300x215.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/unnamed-29-e1783095555738-418x300.jpg 418w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/unnamed-29-e1783095555738.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-163722\" class=\"wp-caption-text\">Gabriella Ciancimino<br \/>Il Giardino della Chimera -2026<br \/>Dettaglio Prodotto dal PACCourtesy l\u2019artista e Galleria Gilda Lavia\u00a9Gabriella Ciancimino<br \/>PH:Fausto Brigantino<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PAC Padiglione d\u2019Arte Contemporanea di Milano presenta dal 3 luglio la nuova edizione del format PERFORMING PAC, <strong>ideato nel 2018 e curato Silvia Bignami, Iolanda Ratti e Diego Sileo come \u201cperformance\u201d<\/strong> dello spazio che \u201crimette in scena\u201d una mostra storica e ne attualizza i temi coinvolgendo artisti contemporanei.<\/p>\n<figure id=\"attachment_163727\" aria-describedby=\"caption-attachment-163727\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-qw.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-163727\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-qw-300x227.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-qw-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-qw-397x300.jpg 397w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1a-qw.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-163727\" class=\"wp-caption-text\">Fotografia della vista sul<br \/>parco.<br \/>Archivio Storico Gardella<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCon PERFORMING PAC quest\u2019anno<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>celebriamo i trent\u2019anni dalla riapertura del Padiglione d\u2019Arte Contemporanea avvenuta il 16 luglio 1996<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dopo la ricostruzione resa necessaria dall\u2019attentato di via Palestro.<\/strong> Da questo anniversario nasce un progetto che invita artisti e artiste contemporanei a riflettere sul significato della ricostruzione, non solo come recupero di un edificio, ma come processo culturale, sociale e simbolico. La rinascita del PAC ha trasformato una ferita collettiva in uno spazio di produzione culturale, incontro e immaginazione. Oggi questa storia continua con una mostra che mette al centro l\u2019idea di \u2018costruire con le macerie\u2019: un tema che si ritrova anche nella Project Room dedicata a Ignazio Gardella, autore del progetto di ricostruzione dell\u2019edificio\u201d ha dichiarato l&#8217;Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come per le precedenti edizioni<strong> (Performance, 2018; De genere, 2019; Made of Sound, 2020; Take me to the Place I love, 2022; Dance me to the End of Love, 2023) anche quest\u2019anno il punto di partenza \u00e8 l\u2019archivio,<\/strong> scandagliato per ricostruire, attraverso documenti, fotografie dell\u2019allestimento, articoli di giornali e alcune opere, la mostra Kurt Schwitters. Collages, dipinti e sculture 1914-1947, curata nel 2001 da Karin Orchard, direttrice dello Sprengel Museum di Hannover, citt\u00e0 natale dell\u2019artista (1887-1948). L\u2019esposizione ripercorreva i momenti salienti di \u201cMERZ\u201d,termine usato per definire la complessa attivit\u00e0 di artista, scrittore, tipografo, grafico ed editore di Schwitters, le cui ricerche si muovono in diversi campi, tra dada e costruttivismo. <strong>Schwitters utilizza il principio del montaggio e assemblaggio di materiali differenti, sia nei collage realizzati con materiali di \u201cscarto\u201d<\/strong> \u2013 pezzi di legno, cartone e ferro, francobolli, biglietti del tram, chiodi, sassi, fotografie, veline, giornali \u2013 sia nei testi poetici scaturiti da schegge di parole o frasi del linguaggio quotidianoo nel contrappunto di suoni elementari protagonisti della Ursonate (tra 1926 e 1932): <strong>una \u201csonata\u201d fra poesia e composizione musicale.<\/strong><\/p>\n<p>Al PAC sono esposte<strong> quattro opere di Schwitters<\/strong> &#8211; i tre straordinari collage Mz 253 Herz, 1921; F\u00fcr Glaserherz (!Anna Blume?), 1921; King, 1947, e il rilievo Grasmere, 1942-45) &#8211; che nel 2001 erano incluse in una sezione pi\u00f9 ampia, a cura di Luigi Sansone, dedicata alle collezioni milanesi che con lungimiranza avevano compreso l\u2019importanza dell\u2019artista tedesco dalla fine degli anni Cinquanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme alle opere documenti d\u2019archivio, f<strong>otografie dell\u2019allestimento e un singolare libro degli ospiti<\/strong> che riportava le diverse reazioni e i commenti dei visitatori al Merzbau la \u201ccattedrale della miseria erotica\u201d, l\u2019opera della sua vita: una sorta di installazione ambientale ante litteram, un\u2019architettura, un ambiente percorribile, costruito, modificato e cresciuto su s\u00e9 stesso a partire dal sovrapporsi di materiali eterogenei che corrisponde al desiderio di \u201cvoler costruire con le macerie\u201d, e che invadeva lo spazio espositivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno alle suggestioni di Merzbau \u00e8 nato anche il titolo di PERFORMING PAC These fragments I have shored against my ruins (\u201cQuesti frammenti ho edificato contro le mie rovine\u201d). Sono i versi iconici che chiudono il poema The Waste Land di T.S. Eliot, del 1922, e rappresentano il disperato tentativo del poeta di dare un senso e un ordine all\u2019anarchia della storia contemporanea, raccogliendo i frammenti della cultura occidentale e opponendoli al crollo e alla desolazione del mondo moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Jacopo Benassi, Studio manifesta (dettaglio), 2026.<\/strong> Legno, vetro, stampe fine art, gesso, plastilina, rami secchi, bandiere e acrilico, dimensioni ambientali Courtesy Jacopo Benassi e Francesca Minini<br \/>\n<strong>Dai primi collage degli anni Venti<\/strong> le opere di Schwitters prendono forma attraverso un processo additivo e di rielaborazione. Sulla base di alcune parole chiave del suo lavoro \u2013<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>montaggio, utilizzo di materiali diversi, assemblaggio, accumulo,<\/strong> sovrapposizione di significati, stratificazione e sperimentazione di linguaggi diversi \u2013 sono stati invitati sette artisti che nelle loro opere e installazioni presentano elementi coerenti con il tessuto scientifico del progetto espositivo: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra al PAC si apre con 25 collage di Lucia Marcucci (Firenze, 1933)<\/strong> \u2013<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">membro del <strong>Gruppo 70 e pioniera della Poesia Visiva in Italia<\/strong> \u2013<strong> realizzati tra 1964 e 1974 e alcuni lavori pi\u00f9 recenti.<\/strong> Incollando slogan, fotografie, ritagli tratti da rotocalchi e annunci pubblicitari, l\u2019artista realizza collage provocatori e ironici che denunciano la mercificazione dell\u2019immagine femminile e svelano contraddizioni e ambiguit\u00e0 dei mezzi di comunicazione di massa.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin <strong>dagli anni Ottanta la ricerca di Thomas Hirschhorn (Berna, 1970) si sviluppa mescolando materiali quotidiani, tenuti insieme da nastri adesivi,<\/strong> ai quali s\u2019aggiungono collage creati a partire da immagini pubblicitarie e citazioni di testi filosofici, spesso riscritti a mano da Hirschhorn stesso o fotocopiati. In mostra \u00e8 presentata la serie dei 17 manifesti di cartone I-nfluencer-poster del 2021, i cui hashtag identificano problematiche da sempre care all\u2019artista: #Spazio Pubblico, #Precariet\u00e0, #Meno \u00e8 Meno. More is More, #Spreco, #Coinvolgimento, #Bellezza, #Energia=S\u00ec! Qualit\u00e0=No!, #Universalit\u00e0, #Resistenza, #Forma, #Uguaglianza, #Monumento, #Arma, #Collage, #Amore, #Ventilatore, #Fallimento e Successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per la mostra Roberto Cuoghi (Modena, 1973) e<\/strong>spone alcuni dipinti recenti e inediti della serie Pepsis, <strong>occupando tutto lo spazio della galleria al primo piano del PAC.<\/strong> Pur essendo concepita come un unico sistema, l\u2019installazione presenta i lavori in un insieme non coerente, in cui lo spettatore deve orientarsi lasciandosi guidare dai propri automatismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dall\u2019inizio degli anni Novanta l\u2019artista tedesco John Bock (Gribbohm, 1965) realizza installazioni polimateriche<\/strong> &#8211; all\u2019interno delle quali realizza delle ironiche \u201cLectures\u201d &#8211; nelle quali \u00e8 evidente l\u2019eredit\u00e0 della poetica disordinata del Merzbau. In occasione della mostra al PAC l\u2019artista ripropone, attualizzandola, l\u2019opera Mien-Gribbohm-Wien-Milano, di propriet\u00e0 del Museo del Novecento, acquistata in occasione della mostra \u201cLa forma del mondo\/la fine del mondo\u201d proprio al PAC di Milano nel 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mika Rottemberg, Cosmic Generator (Loaded #3), 2017-2018. Installazione video a canale singolo,<\/strong> audio e colore, 26\u201936\u201dEd. 6\/6 + 1 variante d\u2019artista\u00a9 Mika Rottenberg Courtesy l\u2019artista e Hauser &amp; Wirth<br \/>\nIl giardino della Chimera \u00e8 l\u2019intervento site-specific di Arte Bioenergetica quantistica realizzato da Gabriella Ciancinimo (Palermo, 1978) per il PAC. Nell\u2019installazione, che ricopre interamente una delle sale, <strong>si alternano soggetti &#8211; astratti e figurativi &#8211; e tecniche -, pittura, disegno e assemblaggio<\/strong> &#8211; creando una sorta di diorama onirico in cui lo spettatore si muove come uno esploratore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mika Rottenberg (Buenos Aires, 1976)<\/strong> con la sua video installazione Cosmic Generator, 2017, crea elaborate narrazioni visive per esplorare la seduzione e la magia, ma anche la disperazione, della nostra realt\u00e0 ipercapitalista e mercificata, mettendo a nudo e analizzando il lavoro, la globalizzazione, la produzione di valore e il modo in cui le nostre relazioni con il mondo e tra di noi vengono sempre pi\u00f9 monetizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) realizza appositamente per il PAC l\u2019installazione Studio manifesta, 2026,<\/strong> con la quale racconta il suo studio non semplicemente come una stanza, ma come un ecosistema mentale e operativo, artistico e politico. Le sue sono opere con le ruote, autonome nel movimento: non si appendono, non si fissano, rifiutano la contemplazione statica. Lo studio come un organismo vivente ed estensione del corpo dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriori suggestioni per questa edizione sono le immagini del PAC ricostruito,<strong> \u201criassemblato\u201d, \u201cricomposto\u201d nel 1996 <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dopo la distruzione della strage mafiosa del 27 luglio 1993<\/strong>. <strong>Un intero ambiente ristrutturato all\u2019interno del quale in questi trent\u2019anni di attivit\u00e0 (1996-2026)<\/strong> si sono avvicendate storie e memorie degli artisti invitati a partecipare alle mostre e del pubblico che ne ha fruito. PERFORMING PAC \u00e8 realizzato grazie a Tod\u2019s, sponsor della programmazione annuale del PAC e con il supporto di Arsenalia.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">PROGRAMMA PERFORMANCE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u21b3 7 luglio, ore 19<br \/>\nJacopo Benassi, Studio manifesta<\/p>\n<p>\u21b3 14 luglio, ore 19<br \/>\nKurt Schwitters, Ursonate<br \/>\neseguita da Renato Taddeo<\/p>\n<p>\u21b3 10 settembre, ore 19<br \/>\nAnnamaria Ajmone con Laura Agnusdei<br \/>\nBleah!, omaggio a Lucia Marcucci<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">INFORMAZIONI<br \/>\nT +39 02 88446359<br \/>\npacmilano.it<br \/>\nvia Palestro 14 \u2013 Milano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orari d\u2019apertura:<br \/>\nMarted\u00ec, mercoled\u00ec, venerd\u00ec, sabato e domenica 10\u201419:30<br \/>\nGioved\u00ec 10\u201422:30<br \/>\nLuned\u00ec chiuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Festivit\u00e0:<br \/>\n27 luglio ore 10-22:30 e 15 agosto ore 10-19:30<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Biglietti:<br \/>\nintero \u20ac 8 \/ ridotto da \u20ac 6,50 a \u20ac 4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Project Room, in dialogo con la mostra PERFORMING PAC, accoglie ARCHITETTURA ALLA PROVA. Il PAC di Ignazio Gardella, un approfondimento che, in occasione dei trent\u2019anni dalla ricostruzione del Padiglione d\u2019Arte Contemporanea di Milano, ne indaga il processo progettuale come campo di sperimentazione e verifica. A cura di Claudia Cavallo e realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano, l\u2019esposizione raccoglie materiali d\u2019archivio, disegni, modelli e testimonianze, restituendo l\u2019architettura come dispositivo in divenire ed evidenziando la \u201cricerca critica dell\u2019esito formale\u201d che ha guidato Gardella. In questa prospettiva, il PAC viene osservato nella sua dimensione civile e simbolica, come opera capace di rigenerarsi nel tempo e di confrontarsi con le stratificazioni storiche e urbane che ne definiscono la persistenza. La Project Room \u00e8 realizzata grazie a Esselunga, main sponsor, che contribu\u00ec alla ricostruzione del PAC dopo l\u2019attentato del 1993 e che oggi ricorda il legame tra il suo fondatore \u2013 Bernardo Caprotti &#8211; e Ignazio Gardella, al quale si deve la progettazione di numerosi negozi e sedi direzionali del Gruppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In dialogo con la mostra Performing PAC, la Project Room ospita dal 3 luglio al 13 settembre ARCHITETTURA ALLA PROVA. Il PAC di Ignazio Gardella, una mostra realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito (ABC) del Politecnico di Milano, che celebra i trent\u2019anni della ricostruzione del PAC, riaperto nel luglio 1996, a seguito dell\u2019attentato di Via Palestro. La mostra riflette sul ruolo civile e simbolico di un\u2019architettura capace di persistere nel tempo e riattivarsi, oltre la distruzione e le contingenze storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Progettato da Ignazio Gardella (1948-1954) e ricostruito dallo stesso architetto assieme al figlio Jacopo Gardella (1993-1996), il Padiglione d\u2019Arte Contemporanea di Milano \u00e8 ancora oggi riconosciuto come uno dei capolavori dell\u2019architettura museale, nonch\u00e9 opera emblematica di uno dei maestri pi\u00f9 influenti dell\u2019architettura italiana del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PAC viene qui \u201cmesso alla prova\u201d, non solo nella sua forma costruita, ma nel lungo processo di elaborazione che ha condotto alla definizione del progetto. Tentativi, versioni intermedie, cambi di direzione e progressivi affinamenti permettono di osservare l\u2019architettura nel suo farsi, attraverso quel processo che Gardella definiva \u201cricerca critica dell\u2019esito formale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019enigma dell\u2019architettura di Gardella, totalmente diversa dalle preesistenti scuderie e, allo stesso tempo, profondamente radicata nel contesto della Villa Reale, racchiude una lezione quantomai attuale per costruire con ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste, in termini fisici e culturali, dialogando con le molteplici temporalit\u00e0 dei luoghi, attraverso le forme dell\u2019architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fotografia della vista sul parco. Archivio storico Gardella<br \/>\nARCHITETTURA ALLA PROVA conduce il visitatore dentro la \u201cfucina\u201d del progetto grazie a un\u2019ampia selezione di materiali d\u2019archivio \u2013 filmati RAI, fotografie, tavole e schizzi originali, provenienti dall\u2019Archivio Storico Gardella, dall\u2019Archivio CSAC dell\u2019Universit\u00e0 di Parma, dall\u2019Archivio Progetti Iuav e dalle Raccolte Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano \u2013 affiancati da modelli, ridisegni interpretativi e gigantografie realizzati per l\u2019occasione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allestimento evoca una sala prove, in cui le diverse \u201cparti\u201d dell\u2019architettura \u2013 gli spazi espositivi, i dispositivi luminosi e dinamici, la facciata e la scala \u2013 vengono osservate, smontate e ricomposte prima di raggiungere quell\u2019appropriatezza della forma definitiva, che determina la persistenza dell\u2019architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricostruzione del PAC dopo l\u2019attentato del 1993 fu un passaggio fondamentale nella storia dell\u2019istituzione e della citt\u00e0 di Milano. In quell\u2019occasione, il contributo di Esselunga fu determinante per restituire alla collettivit\u00e0 uno dei principali luoghi della citt\u00e0 dedicati all\u2019arte contemporanea, riaffermando la collaborazione tra pubblico e privato nella tutela e nella rinascita del patrimonio culturale. Oggi la presenza di Esselunga come main sponsor di \u201cARCHITETTURA ALLA PROVA. Il PAC di Ignazio Gardella\u201d richiama quell\u2019esperienza ricordando anche il legame tra il suo fondatore &#8211; Bernardo Caprotti &#8211; e Ignazio Gardella, al quale si deve la progettazione di numerosi negozi e sedi direzionali del Gruppo.<br \/>\nScarica il comunicato stampa e le immagini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PERFORMING PAC. These fragments I have shored against my ruins. 03.07.2026 \u2013 13.09.2026 Via Palestro 14 \u2013 Milano Nel trentesimo anniversario della costruzione e dopo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":163726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[33683],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/163720"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=163720"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/163720\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":163729,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/163720\/revisions\/163729"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/163726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=163720"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=163720"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=163720"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}