{"id":166509,"date":"2026-09-08T19:29:33","date_gmt":"2026-09-08T17:29:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=166509"},"modified":"2026-09-08T19:29:33","modified_gmt":"2026-09-08T17:29:33","slug":"mostre-in-corea-del-sud-dal-mao-di-torino-gwangju-museum-of-art-adapted-sceneries","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=166509","title":{"rendered":"Mostre in Corea del sud dal MAO di Torino &#8211;  Gwangju Museum of Art &#8211; Adapted Sceneries"},"content":{"rendered":"<h3>Il museo MAO, \u00e8 uno dei pi\u00f9 interessanti punti dell&#8217;arte a Torino &#8211; questa mostra ci regala un motivo in pi\u00f9 per ri-visitarlo .<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto del MAO Museo d\u2019Arte Orientale di Torino e della Fondazione Torino Musei, porta in Corea del Sud un frammento della storia culturale e industriale del Piemonte.<\/p>\n<p>MAO Museo d\u2019Arte Orientale di Torino<\/p>\n<figure id=\"attachment_166514\" aria-describedby=\"caption-attachment-166514\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-dal-MAO-alla-Corea-del-sud-.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-166514\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-dal-MAO-alla-Corea-del-sud--300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-dal-MAO-alla-Corea-del-sud--300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-dal-MAO-alla-Corea-del-sud--450x300.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-dal-MAO-alla-Corea-del-sud-.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-166514\" class=\"wp-caption-text\">Caterina Barbieri live \u2013 Culturgest. Ph Vera Marmelo<\/figcaption><\/figure>\n<h3>Adapted Sceneries<br \/>\nChapter Two: from Turin to Gwangju<\/h3>\n<p><strong>a cura di Davide Quadrio e Anna Musini<\/strong><br \/>\ncon il contributo dello studio di architettura di Torino BRH+<\/p>\n<p>Gwangju Museum of Art (GMA), Galleria 6<br \/>\n5 settembre \u2013 15 novembre 2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nIl MAO Museo d\u2019Arte Orientale di Torino e la Fondazione Torino Musei presentano Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju, un progetto espositivo che inaugura il 5 settembre 2026 presso la Galleria 6 del Gwangju Museum of Art (GMA), uno dei principali musei d\u2019arte contemporanea della Corea del Sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra rappresenta <strong>un nuovo capitolo del dialogo culturale avviato tra Torino e Gwangju<\/strong> nell&#8217;ambito del Patto di collaborazione siglato dalle due citt\u00e0 nel 2024, \u00e8 stata realizzata con il supporto della Citt\u00e0 di Torino e conferma il percorso di apertura internazionale della Fondazione Torino Musei.<br \/>\nNel quadro delle Attivit\u00e0 Internazionali previste dal Piano Strategico 2023-2026, la Fondazione promuove la presenza dei musei torinesi nei principali contesti internazionali e favorisce il dialogo culturale e la cooperazione tra l&#8217;Italia e gli altri Paesi attraverso progetti di ricerca, collaborazione e valorizzazione del patrimonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto espositivo nasce come <strong>naturale prosecuzione di Adapted Sceneries, realizzato al MAO nel 2025 a partire da un importante nucleo di opere provenienti dalle collezioni del GMA.<\/strong> Attraverso linguaggi differenti e prospettive complementari, la mostra propone una riflessione sul modo in cui i paesaggi vengono costruiti, abitati e trasformati, mettendo in relazione due citt\u00e0 lontane geograficamente ma accomunate da profonde esperienze di cambiamento e rigenerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il primo capitolo offriva elementi storico-artistici della citt\u00e0 e della regione di Gwangju allo sguardo torinese, Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju compie il percorso inverso, portando in Corea una riflessione sulla storia artistico-culturale e socio-politica della citt\u00e0 di Torino e della Regione Piemonte dagli anni Sessanta del Novecento a oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Attraverso arte visiva, architettura, design, musica e performance, la mostra indaga il concetto di paesaggio come spazio in continua trasformazione,<\/strong> risultato dell\u2019interazione tra ambiente naturale, sviluppo urbano e presenza umana. Il progetto mette in relazione dimensione pubblica e privata, memoria e contemporaneit\u00e0, raccontando come le trasformazioni economiche, politiche e sociali abbiano modellato luoghi, comunit\u00e0 e modi di abitare il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al centro della mostra si trova il progetto di Roberto Gabetti (Torino, 1925-2000) e Aimaro Oreglia d\u2019Isola (Torino, 1928) per Talponia, il celebre complesso residenziale realizzato a Ivrea per dipendenti e ricercatori Olivetti.<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Considerata uno degli esempi pi\u00f9 significativi dell\u2019utopia industriale italiana del secondo Novecento,<\/strong> Talponia viene raccontata attraverso riedizioni degli arredi originali in prestito dalla galleria di Marco Cappello, Amini e Axolight, e da una selezione di immagini del fotografo Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930 \u2013 Genova, 2025) e materiali d\u2019archivio provenienti dall\u2019Archivio Gabetti e Isola, tra cui disegni e bozzetti degli stessi architetti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un racconto che restituisce la visione di un modello innovativo di relazione tra architettura, lavoro e qualit\u00e0 della vita, sviluppato nel contesto della <strong>straordinaria esperienza culturale e industriale di Ivrea, oggi sito UNESCO<\/strong>. La presentazione di questa sezione \u00e8 realizzata in collaborazione con lo Studio Isolarchitetti, con Lodovico Gabetti e Fabrizio Pellegrino e con l\u2019Archivio Olivetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dare voce e presenza corporea allo spazio espositivo \u00e8 <strong>U., la performance musicale di Alessandro Sciarroni (San Benedetto del Tronto, 1976), Leone d\u2019Oro alla carriera per la danza alla Biennale di Venezia 2019.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presentata al Teatro Carignano del capoluogo piemontese nell\u2019ambito del festival Torino Danza nel 2024, U. \u00e8 una performance musicale in cui sette cantanti performano a cappella 11 canti della tradizione italiana dal novecento ad oggi. Attraverso il canto corale, l\u2019opera mette in scena temi universali quali il rapporto tra essere umano e natura, il trascorrere del tempo, la fragilit\u00e0 dell\u2019esistenza e la dimensione rituale della vita collettiva.<br \/>\nLa proiezione in mostra presenta l\u2019ultimo canto della performance musicale \u201cCantico\u201d, con parole scritte da Alessandro Sciarroni e musica di Aurora Bauz\u00e0 e Pere Jou.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tema della relazione con il paesaggio prosegue anche nei video della serie Ephemeris di Giuseppe Penone (Garessio, 1947), figura centrale dell\u2019Arte Povera<\/strong>. I video, realizzati dall\u2019artista a partire dal 2016, restituiscono la poesia intrinseca nell\u2019atto creativo, scaturito dalla contemplazione degli elementi essenziali della natura, e rivela l\u2019approccio dell\u2019artista e i movimenti del suo corpo, delle sue mani, della sua voce e delle sue parole mentre interagiscono con la materia. Nell\u2019ambito di Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju \u00e8 presentata una serie che<strong> include i primi cinque video del 2016 pubblicati sul canale digitale del Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea<\/strong> (Cosmo Digitale \/ Digital Cosmo). La presentazione di Ephemeris avviene in collaborazione con l\u2019artista, il suo archivio e con il Castello di Rivoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Completa il progetto una nuova composizione commissionata a Caterina Barbieri (Bologna, 1990),<\/strong> tra le pi\u00f9 autorevoli compositrici della scena elettronica internazionale contemporanea e Direttrice Artistica del Settore Musica della Biennale di Venezia per il biennio 2025-2026. Ideata appositamente per la mostra, l\u2019opera sonora offrir\u00e0 ai visitatori un\u2019esperienza immersiva e intima.<br \/>\n<strong>La sua musica, descritta da Pitchfork come \u201cun viaggio che altera la mente\u201d e \u201cuna macchina dei sogni per le orecchie\u201d,<\/strong> indaga il potenziale creativo della computazione e delle complesse tecniche generative per esplorare temi legati alla memoria, al tempo e alla fenomenologia della percezione, interrogando spesso stati di trance, coscienza alterata e intensit\u00e0 emotiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nuova commissione per la mostra Adapted Sceneries \u00e8 resa possibile grazie al sostegno di Repower, operatore elettrico da sempre vicino alla cultura. Questa collaborazione accompagna la mostra nel suo percorso internazionale a Gwangju e nelle successive attivit\u00e0 di restituzione, approfondimento e rielaborazione previste al MAO, tra cui spicca la realizzazione di una Bubble Esperienziale, un nuovo spazio che verr\u00e0 presentato nel 2027. La partnership promuove inoltre momenti di confronto sui temi dell\u2019innovazione culturale e della sostenibilit\u00e0, in una logica di disseminazione e contaminazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa presenza di Adapted Sceneries al Gwangju Museum of Art rappresenta un nuovo e significativo tassello del percorso di internazionalizzazione che Fondazione Torino Musei sta portando avanti con continuit\u00e0, nella convinzione che la dimensione internazionale sia ormai una componente strutturale dell\u2019attivit\u00e0 culturale dei nostri musei. Il progetto, presentato al MAO nel 2025 e nato dal confronto con le collezioni del Gwangju Museum of Art, compie ora il percorso inverso per portare in Corea una parte importante della storia culturale, artistica e industriale di Torino e del Piemonte\u201d, afferma Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, che prosegue: \u201cQuesto progetto incarna un modello di collaborazione che non si limita alla presentazione di una mostra all\u2019estero, ma costruisce un vero scambio tra istituzioni e territori, mettendo in relazione patrimoni, artisti, linguaggi e visioni contemporanee\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cA differenza della prima tappa torinese del 2025, la mostra Adapted Sceneries Chapter Two: from Turin to Gwangju, realizzata per il Gwangju Museum of Art (GMA), si concentra sul paesaggio contemporaneo e, in particolare, sulla straordinaria stagione di innovazione e sviluppo industriale che ha caratterizzato Torino e il Piemonte negli anni \u201960 e \u201970 del Novecento. Un momento storico che qui viene evocato attraverso gli straordinari arredi dell\u2019unit\u00e0 residenziale di Talponia, edificio realizzato all\u2019interno del complesso Olivetti di Ivrea\u201d, racconta Davide Quadrio, direttore del MAO e curatore della mostra, che prosegue \u201cPer l\u2019esposizione, concepita dallo studio BRH+ Studio come un\u2019esperienza poetica e coinvolgente, alcuni artisti contemporanei sono stati invitati a reinterpretare questo progetto storico, trasformandolo in un organismo vivente e animato da numerosi elementi performativi. Il percorso espositivo pone cos\u00ec l\u2019attenzione sul confronto tra i paesaggi industriali che accomunano Gwangju e Torino.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCon Adapted Sceneries il Piemonte porta in Corea una parte importante della propria identit\u00e0 culturale e della propria storia. &#8211; dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte &#8211; Da Torino a Gwangju si consolida un ponte che mette in relazione territori lontani attraverso l\u2019arte e l\u2019architettura, dimostrando quanto la bellezza e la cultura siano linguaggi universali, capaci di avvicinare comunit\u00e0 e creare nuove occasioni di conoscenza e di scambio. Questa mostra racconta un Piemonte dalla straordinaria ricchezza creativa, un territorio che nel tempo ha saputo intrecciare progettualit\u00e0 e innovazione. L\u2019esperienza di Olivetti e di Ivrea ne rappresenta una delle espressioni pi\u00f9 alte: un modello in cui industria, architettura, cultura e attenzione alla qualit\u00e0 della vita hanno saputo dialogare, lasciando un\u2019eredit\u00e0 che ancora oggi parla al mondo. Il MAO si conferma protagonista di questo percorso di apertura verso l\u2019Oriente, grazie al lavoro di ricerca e alla visione del direttore Davide Quadrio. Progetti come questo rafforzano il ruolo del Piemonte nelle reti culturali internazionali e fanno della bellezza un terreno privilegiato di incontro e dialogo tra i popoli\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa Citt\u00e0 di Torino e Gwanju, accomunate per dimensione e vocazioni, intrattengono rapporti di amicizia da oltre un ventennio, consolidati dalla firma nel 2024 del Patto di Collaborazione che ha rafforzato la collaborazione culturale, turistica e accademica. Lo scorso anno nella nostra citt\u00e0 ha aperto una sede del King Sejong Institute, l\u2019organismo internazionale promosso dal governo sudcoreano per la diffusione della lingua e della cultura coreana nel mondo, un punto di riferimento nazionale, che ha aggiunto un ulteriore tassello nella costruzione di un dialogo interculturale sempre pi\u00f9 profondo. In questa cornice si inserisce il progetto espositivo realizzato dal MAO che porter\u00e0 in Corea l\u2019immagine e il racconto delle radici industriali di Torino e della sua area metropolitana, un altro elemento comune tra questi due territori cos\u00ec lontani eppure profondamente vicini\u201d dichiara Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Citt\u00e0 di Torino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il museo MAO, \u00e8 uno dei pi\u00f9 interessanti punti dell&#8217;arte a Torino &#8211; questa mostra ci regala un motivo in pi\u00f9 per ri-visitarlo . 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