{"id":166641,"date":"2026-09-11T20:28:12","date_gmt":"2026-09-11T18:28:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=166641"},"modified":"2026-09-11T20:28:12","modified_gmt":"2026-09-11T18:28:12","slug":"weekend-a-firenze-da-non-perdere-giotto-restaurato-in-santa-croce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=166641","title":{"rendered":"Weekend a Firenze &#8211; da non perdere Giotto restaurato in Santa croce"},"content":{"rendered":"<p>Giotto in Santa Croce<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Restauro delle storie di San Francesco<\/p>\n<figure id=\"attachment_166647\" aria-describedby=\"caption-attachment-166647\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-Lapparizione_al_Capitolo_di_Arles.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-166647\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-Lapparizione_al_Capitolo_di_Arles-300x175.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-Lapparizione_al_Capitolo_di_Arles-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-Lapparizione_al_Capitolo_di_Arles-516x300.jpg 516w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-Lapparizione_al_Capitolo_di_Arles.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-166647\" class=\"wp-caption-text\">-Giotto-L&#8217;apparizione_al_Capitolo_di_Arles.<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Firenze &#8211; Basilica di Santa Croce &#8211; Cappella Bardi<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_166645\" aria-describedby=\"caption-attachment-166645\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-La_morte_di_Francesco.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-166645\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-La_morte_di_Francesco-300x172.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"172\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-La_morte_di_Francesco-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-La_morte_di_Francesco-524x300.jpg 524w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1a-Giotto-La_morte_di_Francesco.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-166645\" class=\"wp-caption-text\">-Giotto-La_morte_di_Francesco<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u200aGiotto per San Francesco, un unico genio e una squadra di artisti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella cappella Bardi restauro al servizio di un racconto potente, torna protagonista l\u2019invenzione spaziale giottesca.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1A-Giotto-1as.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-166644\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1A-Giotto-1as-300x127.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"127\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1A-Giotto-1as-300x127.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1A-Giotto-1as-768x326.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1A-Giotto-1as-650x276.jpg 650w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1A-Giotto-1as.jpg 877w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il restauro delle Storie di San Francesco, nella Cappella Bardi in Santa Croce, prendendosi cura di un capolavoro, restituisce una pi\u00f9 chiara lettura della pittura giottesca, mettendone in luce la ricchezza vitale, la intensit\u00e0 espressiva, la rivoluzionaria concezione dello spazio dipinto e del suo rapporto con quello reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A presentare l\u2019importante intervento sono stati oggi Alessandro Tortorella, direttore del Fondo Edifici di Culto del ministero dell\u2019Interno, insieme a Irene Sanesi, presidente dell\u2019Opera di Santa Croce, Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Emanuela Daffra, soprintendente dell\u2019Opificio delle Pietre Dure, padre Franco Buonamano, rettore della basilica, Carlo Sisi, membro del CdA della Fondazione CR Firenze e Dominique Marzotto, presidente di ARPAI (Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo quattro anni di intenso lavoro le pitture murali di Giotto, testo capitale del primo quarto del Trecento e punto di riferimento degli artisti successivi, vengono quindi restituite alla vista dei visitatori di tutto il mondo: il progetto di studio approfondito e il successivo restauro \u00e8 stato promosso dall\u2019Opera di Santa Croce con l\u2019Opificio delle Pietre Dure che l\u2019ha progettato e realizzato, a sostenerlo, oltre al Ministero della Cultura, la Fondazione CR Firenze, ARPAI, e un gruppo di appassionati e generosi donatori privati, tra cui Veronica e Dominque Marzotto e William von Mueffling. La campagna Giving4 Giotto ha accompagnato il restauro, attivando la generosit\u00e0 di persone da tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno in cui si celebra l\u2019ottavo centenario del Transito di Francesco d\u2019Assisi le sei scene della cappella, che fanno riferimento alla Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio dove Francesco viene presentato come l\u2019alter Christus, riportano a momenti cruciali della vita di Francesco: la rinuncia ai beni paterni, l\u2019approvazione della Regola, l\u2019apparizione al Capitolo di Arles, la prova del fuoco davanti al Sultano, la morte, l\u2019apparizione a frate Agostino e al vescovo Guido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che sul ponteggio con Giotto e sotto il suo coordinamento operassero diversi altri pittori \u00e8 noto, soprattutto in questa fase matura della sua carriera; il restauro rende oggi pi\u00f9 chiare differenze tecniche e di stile, che confermano come la Cappella Bardi sia stata un incubatore per le novit\u00e0 che, sulla base del linguaggio di Giotto, avrebbero poi segnato gli sviluppi dei decenni successivi. Una conferma \u00e8 anche la capacit\u00e0 di Giotto di piegare le tecniche alle proprie necessit\u00e0 espressive ed operative, lavorando su una base a fresco, ma facendo poi diffusamente uso di tecniche a secco, per poter contare su una pi\u00f9 ampia gamma di pigmenti, variando cos\u00ec gli effetti cromatici e spaziali, potendo gestire pi\u00f9 agevolmente i tempi del cantiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immagine restituita permette di comprendere meglio la straordinaria invenzione figurativa e spaziale di Giotto, mantenendo al tempo stesso visibili le vicende alterne che hanno segnato il ciclo nel corso dei secoli: la scialbatura a calce nei primi decenni del \u2018700, la riscoperta nel 1851 con il restauro di Gaetano Bianchi e poi l\u2019intervento di Leonetto Tintori sotto la guida del soprintendente Ugo Procacci tra il 1957 e il 1959.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quattro anni le attivit\u00e0 di indagine scientifica, conservazione, ricerca e documentazione hanno proceduto di pari passo perseguendo essenzialmente due obiettivi. Il primo ha riguardato la soluzione dei problemi poco visibili ma pi\u00f9 insidiosi che avrebbero potuto compromettere la stessa integrit\u00e0 materiale del ciclo: con le metodologie di analisi e intervento pi\u00f9 avanzate sono state consolidate le parti pi\u00f9 fragili (fratture nelle pareti laterali, aree a rischio caduta di intonaco, sollevamenti e cadute della pellicola pittorica), sono stati ridotti pericolosi fenomeni di degrado (come la diffusa presenza di sali solubili), rimossi depositi e materiali alterati e sostituito molte delle vecchie stuccature sintetiche risalenti al precedente restauro con impasti pi\u00f9 compatibili con gli intonaci originali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo \u00e8 stato la complessa definizione dell\u2019immagine finale: la delicata integrazione delle lacune (quelle pi\u00f9 grandi che segnano in maniera cos\u00ec evidente ed indelebile le pitture, le numerosissime piccole mancanze che punteggiano l\u2019intera superficie &#8211; circa cinquemila- e le diffuse abrasioni) \u00e8 stata affrontata con sistemi differenziati, con l\u2019obiettivo di ridare quando possibile continuit\u00e0 al testo figurativo rispettando al tempo stesso le tracce della difficile storia conservativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emerge cosi, in tutta la sua potenza, l\u2019 invenzione spaziale di Giotto. Le singole scene sono unite da una monumentale architettura dipinta che si sovrappone a quella reale della cappella e la trasforma idealmente in una sorta di grande ciborio. Entro questa ossatura illusionistica, che doveva accomunare le altre cappelle del transetto, le scene si svolgono prevalentemente all\u2019interno di ambienti chiusi rappresentati frontalmente, come grandi scatole aperte verso lo spettatore, che governano il disporsi delle figure. Anche negli episodi ambientati all\u2019esterno, come la Rinuncia ai beni paterni, l\u2019architettura, complessa, svolge un ruolo centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il restauro ha inteso valorizzare questo aspetto, ricostruendo con interventi sempre riconoscibili la continuit\u00e0 del dispositivo spaziale sovrapposto a quello reale, restituendo cos\u00ec immediata leggibilit\u00e0 a un elemento cruciale della rivoluzione pittorica dell\u2019artista, la cui centralit\u00e0 \u00e8 sottolineata dalla minuzia con cui questi elementi sono stati costruiti sulla parete, utilizzando sull\u2019intonaco incisioni e linee tracciate con corde imbevute di colore battute. Per la prima volta tutti questi elementi sono stati oggetto di una mappatura digitale e quindi possono essere letti nel loro insieme, permettendo di seguire passo dopo passo la progettazione di uno spazio pittorico che stupisce per la sua complessit\u00e0 e precisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dichiarazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Tortorella, direttore del Fondo Edifici di Culto del ministero dell\u2019Interno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Irene Sanesi, presidente dell\u2019Opera di Santa Croce<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non un anno qualsiasi. \u00c8 assolutamente emblematico che nel 2026, ottavo centenario della morte di Francesco d\u2019Assisi, il ciclo delle Storie del Santo del venga restituito al mondo e ai visitatori che ogni giorno sono accolti nella basilica di Santa Croce. Un\u2019opera fondamentale per la sua intensit\u00e0 espressiva e la comprensione del linguaggio giottesco e un restauro che ne rivela i segreti insieme ad una nuova leggibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le molte parole possibili per questo progetto, gratitudine \u00e8 quella che ne racchiude il senso profondo e lo continua ad alimentare. Siamo infatti di fronte a un restauro esemplare, sia per le competenze scientifiche e la passione che l\u2019hanno caratterizzato, che per la mobilitazione generosa dei soggetti sostenitori: accanto all\u2019Opera di Santa Croce e all\u2019Opificio delle Pietre Dure, fondamentale il contributo di Fondazione CR Firenze e ARPAI (Associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano) con numerosi donatori privati. Adesso si apre un nuovo capitolo altrettanto importante, che riguarda la condivisione della ricerca e il racconto dei valori universali delle storie di San Francesco per il nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emanuela Daffra, soprintendente dell\u2019Opificio delle Pietre Dure<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello concluso sulla cappella Bardi \u00e8 stato un restauro necessario e non semplice. Necessario perch\u00e9 le pareti presentavano criticit\u00e0 molteplici, sia strutturali che legate alla pellicola pittorica. Non semplice perch\u00e9 confrontarsi con un testo capitale, e questo lo \u00e8, \u00e8 cosa che non si fa mai a cuor leggero; perch\u00e9 \u00e8 un insieme entrato negli occhi di tutti dopo un restauro coraggioso che aveva eliminato i veri e propri rifacimenti ottocenteschi; perch\u00e9 \u00e8 gravemente lacunoso e conservato in modo molto diseguale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli obiettivi di comprenderlo meglio, di metterlo in sicurezza nella misura necessaria e sufficiente, di restituirgli per quanto possibile unit\u00e0 sono stati perseguiti grazie ad un autentico lavoro di squadra. Questo ha coinvolto non solo lo staff di OPD e gli operatori guidati da Maria Rosa Lanfranchi con Renata Pintus, ma gli istituti impegnati nella diagnostica e nella documentazione pi\u00f9 avanzate, comitato scientifico, propriet\u00e0 e finanziatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 grazie al contributo di ciascuno che sono stati raggiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Franco Buonamano, rettore della basilica di Santa Croce<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I compagni di Francesco, quando arrivarono a Firenze, scelsero di stabilirsi nel quartiere di Santa Croce per prendersi cura dei pi\u00f9 poveri e di coloro che vivevano ai margini della comunit\u00e0. \u00c8 una scelta che appartiene alla storia della nostra Basilica e che ancora oggi ci indica una strada. In quest\u2019anno, nel quale celebriamo solennemente l\u2019ottavo centenario della morte del Poverello di Assisi, sentiamo forte l\u2019invito a vivere quei valori francescani che hanno animato i primi frati: la prossimit\u00e0, l\u2019accoglienza, la fraternit\u00e0 e la condivisione, riconoscendo nell\u2019altro, soprattutto nel pi\u00f9 fragile, un fratello. Il 14 settembre, festa dell\u2019Esaltazione della Santa Croce, vivremo questo spirito francescano attraverso la celebrazione della Messa delle ore 11 e, al termine, un\u2019agape fraterna nel Chiostro del Brunelleschi con i poveri e le persone pi\u00f9 fragili della nostra citt\u00e0. La Messa ci ricorda che la Croce \u00e8 il segno dell\u2019amore di Cristo, un amore che si dona e si fa vicino alla sofferenza dell\u2019uomo. Il pranzo sar\u00e0 la continuazione concreta di quella celebrazione: un gesto concreto, nel quale sederci alla stessa tavola, condividere il pane, incontrarci e riconoscerci fratelli con chi vive spesso ai margini della citt\u00e0 e pu\u00f2 trovare sempre un posto accogliente a Santa Croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura del Comune di Firenze<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restituire la Cappella Bardi significa restituire a Firenze e al mondo una delle pagine pi\u00f9 alte della nostra storia dell\u2019arte. Giotto \u00e8 parte dell\u2019identit\u00e0 profonda della citt\u00e0: la sua capacit\u00e0 di innovare il linguaggio della pittura, di costruire uno spazio nuovo e di mettere il talento di una squadra al servizio di un progetto unitario rappresenta una delle radici della straordinaria stagione culturale che ha reso Firenze un riferimento universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo restauro dimostra quanto \u00e8 importante investire nella tutela del patrimonio. Il lavoro dell\u2019Opificio delle Pietre Dure e dell\u2019Opera di Santa Croce, sostenuto da istituzioni, fondazioni e privati, \u00e8 un esempio di collaborazione per un obiettivo comune di valorizzazione del patrimonio e della memoria comunitari. Che questa restituzione avvenga nell\u2019anno dell\u2019ottavo centenario del Transito di San Francesco ha poi un significato particolare. Le immagini della vita del Santo ci parlano di fraternit\u00e0, solidariet\u00e0 e attenzione agli ultimi: valori universali che Firenze, anche attraverso la propria cultura, continua ad avere il dovere di custodire e rilanciare&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo Sisi, membro del Consiglio di Amministrazione di Fondazione CR Firenze<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo restauro per Fondazione CR Firenze non \u00e8 stato soltanto l\u2019occasione per studiare, approfondire e<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">conservare uno dei capolavori pi\u00f9 ammirati della nostra citt\u00e0, ma ha significato anche restituire a Firenze un patrimonio culturale che \u00e8 parte integrante della sua identit\u00e0. Con questo spirito abbiamo promosso il progetto \u201cA tu per tu con Giotto\u201d, che ha consentito a oltre 2.500 fiorentini di ammirare gratuitamente dai ponteggi del cantiere il ciclo delle Storie di san Francesco. Un\u2019iniziativa coerente con il nostro impegno per avvicinare la comunit\u00e0 ai gioielli storico-artistici del territorio. Ringrazio l\u2019Opera di Santa Croce e l\u2019Opificio delle Pietre Dure, con il quale collaboriamo insieme a numerose iniziative. Siamo particolarmente felici che questo importante traguardo arrivi proprio nell\u2019anno in cui celebriamo san Francesco e un messaggio che, a otto secoli dalla sua morte, conserva intatta tutta la sua attualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dominique Marzotto, presidente di ARPAI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essere presente oggi \u00e8 per me motivo di profonda emozione: abbiamo davanti agli occhi un capolavoro che Giotto dipinse quasi sette secoli fa, restituito alla sua forza e alla sua bellezza, grazie a un grande progetto di restauro, nel quale tante persone hanno creduto e operato con passione, generosit\u00e0 e, soprattutto, con una profonda fiducia nel valore della cultura. Sono proprio questi principi che hanno ispirato i nostri genitori, Paolo e Florence, insieme ad amici appassionati, e con l\u2019indispensabile concorso del professore Gian Antonio Golin, la creazione dell\u2019associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano (ARPAI). Un\u2019idea semplice e allo stesso tempo ambiziosa: che l\u2019arte e il patrimonio culturale non sono da guardare soltanto con ammirazione, ma da proteggere, conservare e restituire alle generazioni future. Per i miei genitori l\u2019arte non era un lusso. Era una responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mia sorella Veronica ed io, crediamo profondamente che l\u2019arte e la cultura siano il linguaggio pi\u00f9 universale che ci permette di comunicare gli uni con gli altri, attraversando il tempo e le differenze, e ci rende capaci di riconoscere l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019altro, perch\u00e9 la conoscenza genera rispetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, il restauro della Cappella Bardi non \u00e8 soltanto un fatto fiorentino, italiano o europeo, \u00e8 un messaggio di speranza rivolto al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giotto in Santa Croce &nbsp; Restauro delle storie di San Francesco Firenze &#8211; Basilica di Santa Croce &#8211; Cappella Bardi &nbsp; \u200aGiotto per San Francesco,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":166643,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/166641"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=166641"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/166641\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":166648,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/166641\/revisions\/166648"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/166643"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=166641"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=166641"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=166641"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}