{"id":167720,"date":"2026-10-01T17:44:01","date_gmt":"2026-10-01T15:44:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=167720"},"modified":"2026-10-02T07:59:46","modified_gmt":"2026-10-02T05:59:46","slug":"mostre-a-milano-fondazione-prada-global-antiquity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=167720","title":{"rendered":"Mostre a Milano &#8211; Fondazione Prada &#8211; Global Antiquity"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">FONDAZIONE PRADA PRESENTA LA MOSTRA \u201cGLOBAL ANTIQUITY\u201d A MILANO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DAL 5 NOVEMBRE 2026 AL 1 MARZO 2027<\/p>\n<figure id=\"attachment_167725\" aria-describedby=\"caption-attachment-167725\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-1-Fondazione-Prada_Global-Antiquity.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-167725\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-1-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-1-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-1-Fondazione-Prada_Global-Antiquity.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-167725\" class=\"wp-caption-text\">Fondazione-Prada_Global-Antiquity Statuetta indiana Pompei, I sec. d.C. Avorio Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN), Napoli In prestito dal Museo archeologico nazionale di Napoli(MANN).Su concessione del Ministero della Cultura \u2013Museo archeologico nazionale di Napoli. PH:Giorgio Albano<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Fondazione Prada presenta<strong> \u201cGlobal Antiquity\u201d, una mostra di ricerca a cura di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazz<\/strong>i, in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO\/OMA, a Milano dal 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027. \u201cGlobal Antiquity\u201d propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell\u2019Asia in un ampio arco cronologico, dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si inserisce in un\u2019indagine pi\u00f9 articolata che Fondazione Prada ha intrapreso nel 2015 quando ha proposto contemporaneamente nelle sedi di Milano e Venezia \u201cSerial Classic\u201d e \u201cPortable Classic\u201d, due esposizioni curate da Salvatore Settis (con Anna Anguissola a Milano e con Davide Gasparotto a Venezia), ed \u00e8 proseguita nel 2022 a Milano con \u201cRecycling Beauty\u201d (a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Monica), una<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>ricognizione dedicata al riuso di antichit\u00e0 greche e romane in contesti post-antichi, dal Medioevo al Barocco.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<figure id=\"attachment_167727\" aria-describedby=\"caption-attachment-167727\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-2-Fondazione-Prada_Global-Antiquity.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-167727\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-2-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-2-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-2-Fondazione-Prada_Global-Antiquity.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-167727\" class=\"wp-caption-text\">Indian statuette Pompeii, 1st century AD &#8211; avorio<br \/>Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN), Dal Ministero della Cultura\u2013Museo archeologico nazionale di Napoli. Ph:Giorgio Albano<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La premessa di questa ampia ricerca \u00e8 la volont\u00e0 di considerare<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019arte antica<\/strong> non solo come un\u2019eredit\u00e0 del passato, ma anche come un<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>elemento vitale in grado di incidere sul presente e sul futuro. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Temi come la <strong>serialit\u00e0, il riuso, il riciclo e la globalit\u00e0<\/strong> sono strettamente legati alla nostra<strong> concezione di modernit\u00e0<\/strong>, ma testimoniano anche la straordinaria persistenza di alcuni valori, categorie e modelli del passato. Grazie a un innovativo approccio curatoriale e a modalit\u00e0 espositive sperimentali sviluppate da Rem Koolhaas e AMO\/OMA, il patrimonio antico diventa, per usare le parole di Salvatore Settis, \u201cuna chiave di accesso alla molteplicit\u00e0 delle culture del mondo contemporaneo\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_167728\" aria-describedby=\"caption-attachment-167728\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-7-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-167728\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-7-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-1-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-7-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-1-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-7-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-1-434x300.jpg 434w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-7-Fondazione-Prada_Global-Antiquity-1.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-167728\" class=\"wp-caption-text\">Cammeo di Shapur I, vincitore dell\u2019imperatore romano Valeriano Iran, post 260 Sardonica<br \/>Biblioth\u00e8que nationale de France-Parigi<br \/>Courtesy Biblioth\u00e8que nationale de France<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso un\u2019attenta selezione di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>oltre 150 opere e oggetti,<\/strong> \u201cGlobal Antiquity\u201d propone uno sguardo originale sulle <strong>relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche<\/strong> che,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>nel corso di oltre 1.700 anni di storia<\/strong>, hanno collegato popoli e culture<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>dal Mediterraneo all\u2019Asia,<\/strong> attraverso continenti e mari.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ognuno degli oggetti esposti, provenienti da <strong>diverse aree del mondo,<\/strong> diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o pi\u00f9 zone geografiche e societ\u00e0, spesso distanti tra loro. In questa prospettiva, il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione. Connettere questi punti in<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>una<\/strong> <strong>mappa globale consente di individuare una pluralit\u00e0 di rotte commerciali e di legami politici, culturali, economici e religiosi,<\/strong> ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGlobal Antiquity\u201d sottolinea l\u2019intensit\u00e0 e la reciprocit\u00e0 di queste connessioni che si sono sviluppate non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida e in continua evoluzione di direttrici poligonali. Mettendo in scena<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>inattese presenze \u201cmediterranee\u201d in Cina,<\/strong> o esponendo<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>una statuetta femminile del subcontinente indiano giunta a Pompei prima dell\u2019eruzione del 79 d.C.<\/strong>, la mostra innesca un cortocircuito spazio-temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo: l\u2019idea di globalit\u00e0, luogo comune e argomento controverso nel discorso politico ed economico di oggi, e il complesso fenomeno dell\u2019ibridazione culturale. Da una parte, \u201cGlobal Antiquity\u201d ci ricorda che, per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201c\u00e8 impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Queste sono sempre esistite<\/strong> e nessun luogo \u00e8 sfuggito alla loro influenza.\u201d<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalit\u00e0 e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, <strong>la nozione di globalit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale<\/strong>. Dall\u2019altra parte, l\u2019intensit\u00e0 e la molteplicit\u00e0 degli scambi culturali analizzati in \u201cGlobal Antiquity\u201d offrono solide basi<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">per <strong>mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo,<\/strong> fondate sull\u2019idea che ogni realt\u00e0 culturale ed etnica costituisca una fortezza chiusa in s\u00e9 stessa, assediata dagli \u201caltri\u201d e, per questo, da difendere a ogni costo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiega Salvatore Settis: \u201cQuesta mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la rete poligonale di commerci e influenze che <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>attraversava l\u2019Eurasia,<\/strong> spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>reciproca consapevolezza e curiosit\u00e0 su vastissima scala<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal nostro atlante di micro-storie emerge cos\u00ec<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>una macro-storia in cui la globalit\u00e0 pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialit\u00e0.\u201d<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margheri e il team dello studio AMO\/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L\u2019allestimento traduce l\u2019idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi <strong>supporti, realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all\u2019interno di una configurazione spaziale che invita il pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria e intersezione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio di convergenza riguarda, per esempio, la compresenza di oggetti provenienti da contesti diversi in un unico luogo, come nel caso del <strong>sito di <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Begram in Afghanistan,<\/strong> rivelando l\u2019esistenza di intensi rapporti commerciali e culturali che collegavano regioni molto distanti tra loro.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cosiddetto tesoro di Begram, rinvenuto alla fine degli anni Trenta<\/strong> e oggi conservato nel Museo di Kabul e nel Mus\u00e9e Guimet a Parigi,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>comprende oggetti di lusso appartenuti alle raffinate \u00e9lite locali e giunti in quel luogo tra il I e il II secolo d.C. da un\u2019area vastissima, dall\u2019Impero romano all\u2019Asia occidentale, dalla Cina degli Han all\u2019India e alle regioni limitrofe<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di convergenza pu\u00f2 essere esemplificata anche da un singolo oggetto, come<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il cofanetto rinvenuto a Belmonte Piceno, nelle Marche, e realizzato tra il 560 e il 540 a.C., <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un capolavoro in avorio con preziosi inserti di figure in ambra<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">I materiali impiegati testimoniano reti commerciali di ampia portata:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019avorio proveniva infatti dall\u2019Africa o dall\u2019Asia<\/strong> attraverso le rotte commerciali del Mediterraneo orientale, mentre<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>l\u2019ambra era importata dal lontano Mar Baltico,<\/strong> attraversando l\u2019Europa fino all\u2019Adriatico.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scene e i <strong>personaggi di cultura etrusca e greca<\/strong> che decorano il cofanetto mostrano <strong>influenze estranee alla tradizione locale picena<\/strong> e, invece, testimoniano una <strong>conoscenza profonda della cultura ellenica, resa possibile dalla circolazione della ceramica greca a figure nere nel Mediterraneo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di simmetria si pu\u00f2 rintracciare nella ripresa di iconografie quasi identiche in oggetti e manufatti appartenenti a epoche e aree tra loro distanti. \u00c8 il caso di due oggetti molto rari presenti in mostra:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la moneta argentea con Alessandro e il re indiano Poro<\/strong> (325\u2013323 a.C. circa),<strong> probabilmente coniata a Babilonia al tempo di Alessandro Magno,<\/strong> e<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il Cammeo di Shapur I, vincitore dell\u2019imperatore romano Valeriano<\/strong> (260\u2013270 d.C. circa), <strong>proveniente dall\u2019Iran sasanide. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrambe le opere utilizzano un linguaggio figurativo che enfatizza la superiorit\u00e0 di un sovrano rispetto all\u2019avversario sconfitto. Pur appartenendo ad ambienti diversi, <strong>la moneta d\u2019argento e il cammeo in sardonica svolgono la stessa funzione ideologica: tradurre la vittoria militare<\/strong> e la subordinazione del nemico in un\u2019immagine che legittima e celebra il potere di un re, greco in un caso e persiano nell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intersezione fra culture \u00e8 esemplificata in mostra da oggetti e manufatti che evidenziano particolari ibridazioni artistiche: \u00e8 il caso del<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>rivestimento in oro del Gorytos scitico (met\u00e0 del IV secolo a.C.), rinvenuto a Melitopol in Ucraina<\/strong>, una custodia per arco e frecce, parte dell\u2019equipaggiamento militare e cerimoniale delle popolazioni nomadi di stirpe iranica che occupavano le steppe dell\u2019Eurasia, dalla regione del Mar Nero all\u2019Asia centrale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 decorato con scene<strong> tratte dalla mitologia greca,<\/strong> in particolare con episodi della<strong> vita di Achille<\/strong>. La sua<strong> lavorazione a sbalzo e a cesello,<\/strong> la composizione narrativa in registri e i motivi ornamentali vegetali appartengono alla tradizione dell\u2019oreficeria greca. Questo manufatto<strong> in uso fra le \u00e9lite militari scitiche \u00e8 la dimostrazione concreta di come, nel IV secolo a.C., le interazioni tra il mondo greco e quello delle steppe<\/strong> fossero intense e creassero nuove forme artistiche attingendo a una molteplicit\u00e0 di tradizioni culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo al centro del Podium \u00e8 introdotto e concluso da due gruppi di opere che fungono da prologo ed epilogo della mostra. Il primo trittico include il <strong>busto romano in marmo del \u201cSacerdote indio\u201d (fine del II secolo d.C.) del Museo Nacional del Prado,<\/strong> <strong>il Buddha assiso in meditazione nella posizione del loto (II-III secolo d.C.) del Museo delle Civilt\u00e0 di Roma,<\/strong> appartenente alla produzione buddhista del Gandh\u0101ra (corrispondente all\u2019area dell\u2019attuale Pakistan settentrionale e dell\u2019Afghanistan orientale) e il busto romano in prestito da una collezione privata che vuol rappresentare<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il Ritratto di Apollonio di Tiana (II sec. d.C. circa), un filosofo e taumaturgo greco di et\u00e0 romana<\/strong> che, secondo il suo biografo Filostrato,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>avrebbe raggiunto l\u2019India nord-occidentale, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>spinto dal desiderio di conoscere la sapienza oriental<\/strong>e.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso l\u2019accostamento di queste tre opere si vuole mostrare come la cultura e la religione indiane fossero oggetto di profondo interesse e di curiosit\u00e0 nel mondo romano. Il secondo gruppo di opere, che costituisce l&#8217;epilogo, illustra invece la trasformazione della figura storica del Buddha nella leggenda occidentale di un santo cristiano.<strong> Il Buddha stante in scisto (I\u2013III secolo d.C.) di area gandh\u0101rica conservato al Museo delle Civilt\u00e0 di Roma, la lastra in marmo scolpita che rappresenta un Apologo dalla vita dei santi Barlaam e Iosafat (1225-1230 circa)<\/strong>, in prestito dal Museo della Cattedrale di Ferrara, e<strong> l\u2019Icona dei santi Barlaam e Iosafat dall\u2019Asia minore (1799) del Museo Bizantino e Cristiano di Atene<\/strong> rappresentano tre fasi di un lungo processo di trasmissione, assimilazione e reinterpretazione culturale, in cui la figura del Buddha \u00e8 progressivamente modificata da modello di sapienza indiana a immagine di santit\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un focus \u00e8 dedicato <strong>ai lavori tessili di varia provenienza (dalla Cina ai Musei Vaticani, al Qatar)<\/strong> esposti in un container esterno collegato al Podium. Un altro approfondimento indaga la <strong>possibile origine cinese della testa del Leone di San Marco, posto su una colonna nella Piazzetta accanto al Palazzo Ducale,<\/strong> come esempio di collegamento artistico e culturale lungo ampie rotte commerciali e di scambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGlobal Antiquity\u201d include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori, brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali, tra i quali The Metropolitan Museum of Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, British Museum di Londra, Mus\u00e9e du Louvre e Mus\u00e9e Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, Musei Vaticani, Museo delle Civilt\u00e0 e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della mostra, Fondazione Prada pubblicher\u00e0 un ampio volume illustrato progettato graficamente da 2&#215;4. Il libro comprende un\u2019introduzione di Miuccia Prada, Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, un testo critico di Salvatore Settis, 27 saggi di studiosi italiani e internazionali, un\u2019ampia raccolta di schede di approfondimento delle opere esposte, redatte da oltre 40 specialisti, e una serie di mappe tematiche e storiche che ricostruiscono le trasformazioni geopolitiche e le connessioni tra Europa, Asia e Mediterraneo dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa. Il volume sar\u00e0 disponibile anche nella nuova collana \u201cDispense\u201d che propone una selezione di cataloghi della Fondazione, ristampati in formato medio e in bianco e nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondazione Prada<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">fondazioneprada.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FONDAZIONE PRADA PRESENTA LA MOSTRA \u201cGLOBAL ANTIQUITY\u201d A MILANO DAL 5 NOVEMBRE 2026 AL 1 MARZO 2027 \u00a0Fondazione Prada presenta \u201cGlobal Antiquity\u201d, una mostra di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":167732,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896,17619],"tags":[34107],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/167720"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=167720"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/167720\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":167731,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/167720\/revisions\/167731"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/167732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=167720"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=167720"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=167720"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}